"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
Visualizzazione post con etichetta lega. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lega. Mostra tutti i post
martedì 24 novembre 2015
Déjà vu: un commento sui dati degli sgomberi dei ROM diffusi dal Comune di Milano
"I numeri sono eclatanti" spesso si dice di un atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di tempo. La Repubblical'ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre, per informare della performance del Comune di Milano, che ha eseguito "1284 allontanamenti
di nomadi" dal 2013 a oggi, circa 1,3 al giorno.
La cosa strana è che a Milano nel 2013 c'erano circa tremila cittadini rom e sinti e tremila ce ne sono anche oggi, tra cittadini italiani e non, regolari e non. Per la stragrande maggior parte in condizioni precarie. Dunque, non un grande risultato? Dipende.
La cosiddetta integrazione, che fa da paravento all'intera operazione, non c'è stata.
La muscolarità (ad altre latitudini politiche si parla di celodurismo) e la difesa della cosiddetta legalità, sì.
La polverizzazione dei gruppi e delle famiglie, anche.
Effettivamente (oltre all'effetto reale degli sgomberi: le case e i ripari sfasciati, la roba perduta, i bambini piangenti, le scarpe sparse), quello che infastidisce di più è la retorica buonista dell'inclusione sociale o del superamento della discriminazione. Tanto per cominciare sgomberiamone parecchi al giorno e molte più volte.
Se poi alcuni sono in campi autorizzati, come quello di Via Idro, chiudiamoli e offriamogli un' "alternativa abitativa provvisoria".
Peccato che il campo di Via Idro dal 1989 in avanti è stato concesso in uso a tempo indeterminato a un tot di nuclei familiari, che infatti ci risiedono.
Come se agli abitanti di una casa popolare degradata si dicesse di lasciarla, perché verrà abbattuta, e di andare a stare in un dormitorio, più o meno dignitoso, per tre o sei mesi.
Il Naga non è a favore del mantenimento dei campi, a prescindere, ma è fermamente contrario agli sgomberi forzati. I progetti interculturali si fanno insieme ai soggetti interessati oppure non esistono.
Afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga: "Il quinquennio della giunta attuale era per noi cominciato con una causa nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una Zingaropoli in caso di vittoria del centro-sinistra, si conclude con 1284 sgomberi (più quelli che verranno) e una causa contro la chiusura coatta del campo autorizzato di Via Idro. Un déjà vu inaspettato."
lunedì 10 agosto 2015
Contro la retorica dell'odio
«Ma voi
lo sapevate che esiste un "Osservatorio nazionale sui discorsi
d'odio nei confronti di ROM e Sinti" dell'Associazione 21
luglio? E che hanno contato ben 183 casi di "discorsi di odio"
contro tali comunità in Italia, nei primi sei mesi del 2015? E che
affermano che "l'antiziganismo in Italia resta una piaga
pericolosa, una minaccia reale per una società democratica"?
RUSPA...».
Così,
questa mattina, dalla sua pagina Facebook
e dal suo profilo Twitter,
il segretario della Lega ed europarlamentare Matteo Salvini
ha rincarato la dose dell’ostilità contro i rom e i sinti
in Italia, ha rievocato la ruspa e ha scatenato
commenti e tweet negativi da parte dei suoi fans e followers.
L’Associazione
21 luglio non è preoccupata dall’essere chiamata in causa in modo
diretto dal leader leghista, né tantomeno dal suo tentativo di
sminuire le attività di ricerca e di monitoraggio
condotte dall’Osservatorio. Quello che, ancora una volta, mette in
allarme l’Associazione è infatti la reiterazione,
da parte di Matteo Salvini, di un atteggiamento che
predilige la disinformazione ai dati e alle statistiche,
che parla alla pancia del suo pubblico piuttosto che
alla loro testa, che offre slogan basati su stereotipi e pregiudizi
piuttosto che una chiave di lettura efficace della realtà.
Questo atteggiamento, inoltre, reca in sé il concreto rischio di
contribuire ad alimentare e sedimentare, nell’opinione pubblica,
l’antiziganismo, il sentimento di odio nei confronti di rom e
sinti.
Alla retorica e alle ruspe di Salvini, pertanto, l’Associazione 21
luglio continuerà ad opporre le sue ricerche scientifiche, i suoi
report, le sue statistiche e la voce e le testimonianze dei rom e
sinti che vivono nel nostro Paese, circa 170 mila persone che
rappresentano lo 0,25% della popolazione che vive in Italia, una
delle percentuali più basse tra i Paesi europei.
Come menzionato da Salvini nei
suoi post odierni, il rapporto
semestrale 2015 dell’Osservatorio nazionale
sui discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti dell’Associazione
21 luglio (periodo di riferimento 1 gennaio – 15 luglio 2015) ha
rilevato, in Italia, una media di quasi un episodio al giorno
di discorsi d’odio contro rom e sinti, nella maggior parte
dei casi ad opera di esponenti politici.
Oltre la metà degli episodi
rilevati (105 su 183) sono classificati come “gravi”,
vale a dire casi di incitamento all’odio e discriminazione,
che evidenziano le forme più significative di razzismo antirom.
L’ultimo
rapporto annuale sul monitoraggio
dell’Osservatorio 21 luglio (16 maggio 2013 – 15 maggio 2014),
effettuato su 129 fonti (tra cui quotidiani nazionali e locali,
cartacei e on line, agenzie stampa e social media) aveva invece
portato alla luce 428 casi complessivi di discorsi d’odio verso rom
e sinti, 1,17 casi in media al giorno.
Secondo i dati del rapporto, il
79% delle segnalazioni di discorsi d’odio
complessivi si riconduce a dichiarazioni, diffuse attraverso gli
organi di informazione, di esponenti politici. Di
questi, il 70% risulta appartenente a partiti di destra e
centro-destra, con un 28% riferito esclusivamente alla Lega
Nord.
Se Matteo Salvini, anche
attraverso i suoi post odierni, sembra voler sminuire l’importanza
e la pericolosità sociale dell’antiziganismo, il
fenomeno desta invece notevole preoccupazione agli occhi di diversi
organismi internazionali.
A settembre 2013 il Comitato
delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione
Razziale (CERD) ha diffuso una Raccomandazione Generale sui
discorsi d’odio, definendoli «una forma di discorso diretto verso
l’altro che rigetta i principi fondamentali dei diritti umani quali
la dignità umana e l’uguaglianza e mira a degradare la condizione
di gruppi e individui agli occhi della società». Il CERD ha quindi
invitato gli Stati parte «a dedicare la dovuta attenzione a
tutte le manifestazioni di discorsi d’odio di stampo razzista e
adottare misure efficaci per combatterli». L’antiziganismo,
secondo lo Special Rapporteur per le minoranze dell’Onu,
comprende anche i forti pregiudizi e stereotipi verso i rom, che
conducono a etichettare queste comunità come criminali, aggressive o
come parassiti nella società.
Raccomandazioni e richiami,
questi, basati su analisi e rapporti, dati, statistiche e
informazioni, alle quali l’europarlamentare continua a rispondere
con la rievocazione della «Ruspa».
L’Associazione 21 luglio
rinnova la propria preoccupazione per l’assenza, in Italia, di
strumenti dissuasivi efficaci per arginare tali derive del
discorso politico, rendendosi così terreno fertile per la
diffusione dei discorsi d’odio e ritardando il momento in cui
l’utilizzo della retorica dell’odio nelle sue diverse
declinazioni smetterà di essere proficua e comporterà anzi un caro
prezzo da pagare, ad esempio in termini di isolamento
politico.
Etichette:
21 luglio,
alloggio,
associazione,
campi,
casa,
democrazia,
diritti,
discriminazione,
Europa,
giornalismo,
informazione,
lavoro,
lega,
politica,
razzismo,
Rom,
Salvini,
UE,
zigani
venerdì 27 febbraio 2015
Mai con Salvini, per contrastare il progetto funesto dei fascio-leghisti
di Annamaria Rivera (da Cronache di ordinario razzismo)
Il 28
febbraio le strade di
Roma
saranno percorse da un corteo della Lega
Nord, con CasaPound
e altri gruppi neofascisti, capeggiato da Matteo
Salvini,
prevedibilmente accompagnato dalla consueta appendice di
provocazioni.
Non saranno i soli a manifestare.
Da piazza Vittorio
fino a Sant’Andrea della Valle, sfilerà il corteo promosso da
#MaiconSalvini,
ampio cartello di movimenti, centri sociali, associazioni
antirazziste e Lgbt, circoli Anpi e altre realtà associative.
L’appuntamento è stato lanciato sui social network con una
campagna antirazzista
cui ha partecipato un buon numero di artisti.
Il corteo, che auspichiamo sia pacifico e di massa, nasce dalla consapevolezza dell’importanza della posta in gioco. Infatti, #MaiconSalvini intende essere una tappa per contrastare l’ambizioso disegno della Lega Nord: porsi alla guida dell’opposizione al governo Renzi, grazie al consolidamento di un polo antieuropeista e razzista che ingloba l’estrema destra, da CasaPound a Fratelli d’Italia. E che aspira a essere parte importante dell’internazionale nera che dilaga in Europa.
Abbandonato il mito della Padania oppressa e sfruttata dal colonialismo terrone e da “Roma ladrona”, in favore del discorso nazionalista, la Lega cerca di guadagnare consensi e voti anche nelle regioni dei disprezzati colonizzatori-sfruttatori. Artefice di questa (apparente) metamorfosi è quello stesso Matteo Salvini che in tempi non remoti, pur parlamentare della Repubblica, intonava nelle feste di Pontida canzoncine graziose quali: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani”. http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida.html
Nonostante l’innovazione (più che metamorfosi) che la ha risollevata dal baratro degli scandali e delle lotte intestine, la Lega salvinizzata rimane fedele alle proprie origini quanto a razzismo, omofobia, islamofobia. In realtà, essa ha recuperato i suoi più vecchi temi d’impianto razzista-biologista (si pensi alla campagna martellante contro l’allora ministra Cécile Kyenge) e perfino d’ispirazione nazionalsocialista. E’ proprio l’ideologia völkish (il völk inteso come comunità di sangue e suolo) che le ha permesso di passare con disinvoltura dall’etno-nazionalismo padano al nazionalismo völkish, per l’appunto.
Ugualmente in continuità col passato sono la tendenza a tradurre le questioni sociali in questioni identitarie e sicuritarie, e la propensione a sfruttare, organizzare, dirigere verso capri espiatori (anzitutto migranti, rifugiati e rom) la rabbia e il rancore di strati popolari duramente colpiti dalla crisi e dalle politiche di austerità. In tal modo essa si propone come artefice di un’uscita reazionaria dalla crisi, che, ribadiamo, non è solo economica, sociale e culturale, ma riguarda anche la democrazia parlamentare.
Troppe volte, a sinistra, si è minimizzato il ruolo della Lega Nord, riducendola talvolta a null’altro che fenomeno folclorico o considerandola addirittura “costola della sinistra” stessa. Non è cosa archiviata nel registro del passato. Assai recentemente, è per i voti decisivi di membri del Pd che la Giunta per le immunità del Senato ha negato ai Pm di Bergamo l’autorizzazione a procedere contro Roberto Calderoli per istigazione all’odio ‘razziale’: per aver egli, a luglio del 2013, assimilato a un orango la ministra Kyenge. Un senatore del Pd, Claudio Moscardelli, membro della Giunta, è arrivato a negare il carattere razzista della Lega. E con un’argomentazione (si fa per dire) grezza e risibile: la Lega non è razzista, ha affermato, perché “nel suo ambito operano anche diverse persone di colore”. http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/02/09/annamaria-rivera-il-pd-si-schiera-con-calderoli-contro-kyenge-a/
Oggi che essa si propone come punto di coagulo dell’estrema destra, il suo ruolo diviene ancor più pericoloso, in un paese devastato -socialmente, culturalmente, politicamente- dagli effetti della crisi e delle politiche di austerità, dalle “riforme” del governo Renzi, dalla stessa crisi della democrazia rappresentativa.
Non sarà un solo corteo a ostacolare un tale progetto e a spegnere le risonanze funeste che esso evoca. Nondimeno, quello del 28 febbraio, se pacifico e di massa –ribadiamo– può essere tappa importante per il rilancio di un movimento che lo contrasti sistematicamente, quel progetto, soprattutto incrementando le vertenze sociali e moltiplicando i presidi democratici nei quartieri popolari.
Il corteo, che auspichiamo sia pacifico e di massa, nasce dalla consapevolezza dell’importanza della posta in gioco. Infatti, #MaiconSalvini intende essere una tappa per contrastare l’ambizioso disegno della Lega Nord: porsi alla guida dell’opposizione al governo Renzi, grazie al consolidamento di un polo antieuropeista e razzista che ingloba l’estrema destra, da CasaPound a Fratelli d’Italia. E che aspira a essere parte importante dell’internazionale nera che dilaga in Europa.
Abbandonato il mito della Padania oppressa e sfruttata dal colonialismo terrone e da “Roma ladrona”, in favore del discorso nazionalista, la Lega cerca di guadagnare consensi e voti anche nelle regioni dei disprezzati colonizzatori-sfruttatori. Artefice di questa (apparente) metamorfosi è quello stesso Matteo Salvini che in tempi non remoti, pur parlamentare della Repubblica, intonava nelle feste di Pontida canzoncine graziose quali: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani”. http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida.html
Nonostante l’innovazione (più che metamorfosi) che la ha risollevata dal baratro degli scandali e delle lotte intestine, la Lega salvinizzata rimane fedele alle proprie origini quanto a razzismo, omofobia, islamofobia. In realtà, essa ha recuperato i suoi più vecchi temi d’impianto razzista-biologista (si pensi alla campagna martellante contro l’allora ministra Cécile Kyenge) e perfino d’ispirazione nazionalsocialista. E’ proprio l’ideologia völkish (il völk inteso come comunità di sangue e suolo) che le ha permesso di passare con disinvoltura dall’etno-nazionalismo padano al nazionalismo völkish, per l’appunto.
Ugualmente in continuità col passato sono la tendenza a tradurre le questioni sociali in questioni identitarie e sicuritarie, e la propensione a sfruttare, organizzare, dirigere verso capri espiatori (anzitutto migranti, rifugiati e rom) la rabbia e il rancore di strati popolari duramente colpiti dalla crisi e dalle politiche di austerità. In tal modo essa si propone come artefice di un’uscita reazionaria dalla crisi, che, ribadiamo, non è solo economica, sociale e culturale, ma riguarda anche la democrazia parlamentare.
Troppe volte, a sinistra, si è minimizzato il ruolo della Lega Nord, riducendola talvolta a null’altro che fenomeno folclorico o considerandola addirittura “costola della sinistra” stessa. Non è cosa archiviata nel registro del passato. Assai recentemente, è per i voti decisivi di membri del Pd che la Giunta per le immunità del Senato ha negato ai Pm di Bergamo l’autorizzazione a procedere contro Roberto Calderoli per istigazione all’odio ‘razziale’: per aver egli, a luglio del 2013, assimilato a un orango la ministra Kyenge. Un senatore del Pd, Claudio Moscardelli, membro della Giunta, è arrivato a negare il carattere razzista della Lega. E con un’argomentazione (si fa per dire) grezza e risibile: la Lega non è razzista, ha affermato, perché “nel suo ambito operano anche diverse persone di colore”. http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/02/09/annamaria-rivera-il-pd-si-schiera-con-calderoli-contro-kyenge-a/
Oggi che essa si propone come punto di coagulo dell’estrema destra, il suo ruolo diviene ancor più pericoloso, in un paese devastato -socialmente, culturalmente, politicamente- dagli effetti della crisi e delle politiche di austerità, dalle “riforme” del governo Renzi, dalla stessa crisi della democrazia rappresentativa.
Non sarà un solo corteo a ostacolare un tale progetto e a spegnere le risonanze funeste che esso evoca. Nondimeno, quello del 28 febbraio, se pacifico e di massa –ribadiamo– può essere tappa importante per il rilancio di un movimento che lo contrasti sistematicamente, quel progetto, soprattutto incrementando le vertenze sociali e moltiplicando i presidi democratici nei quartieri popolari.
Etichette:
associazione,
democrazia,
Diritti umani,
giornalismo,
giornalisti,
governo,
immigrazione,
lega,
migranti,
notizie,
partito,
politica,
razzismo,
Renzi,
Repubblica,
Rom,
Salvini,
stampa
mercoledì 22 ottobre 2014
Antiziganismo 2.0
Antiziganismo
2.0 è il
titolo del rapporto stilato dall' Osservatorio
21 luglio,
tra il 16 maggio 2013 e il 15 maggio 2014, sull'incitamento alla
discriminazione e all'odio nei confronti dei rom e dei sinti da
parte, in particolare, dei politici. Il rapporto è giunto alla
seconda edizione ed è stato finanziato da Open Society Foundations.
Le
fonti utilizzate per redigere il testo sono state: i quotidiani
nazionali e locali, cartacei e on-line, agenzie di stampa e social
media che hanno rilevato 428 casi complessivi (più di uno al
giorno): il 56,3% sono stati classificati come casi gravi di
incitamento all'odio e il restante 43,7% come discorsi stereotipati,
ovvero dichiarazioni che confermano un'immagine negativa e
penalizzante per le due minoranze.
Purtroppo
emerge, dal rapporto, che nella maggior parte dei casi i discorsi
penalizzanti sono pronunciati da esponenti politici: il 70%
appartenenti all'area di destra o di centro – destra, con un buon
28% attribuibile alla Lega Nord.
Il
monitoraggio ha riguardato tutta Italia ed è emerso anche che le
città in cui si registrano i casi più numerosi di uso di un
linguaggio poco obiettivo e corretto sono: Roma, con il 21%, Milano
con il 15%, a seguire Genova, Torino, Vicenza, Lucca.
I
responsabili dell'Associazione
21 luglio,
che ha curato il rapporto, commentano così: “ I dati del rapporto
confermano come l'antiziganismo sia una piaga altamente diffusa nel
nostro Paese, che è urgente contrastare attraverso un'azione di
denuncia e intervento nei confronti di chi si rende
irresponsabilmente promotore di discorsi d'odio, in particolar modo
se investito di una carica pubblica e/o elettiva, nei confronti di
una minoranza vulnerabile cui viene costantemente privata la
possibilità di replicare...La pericolosità di tali discorsi è
insita soprattutto nel fatto che essa rende maggiormente accettabili
se non addirittura condivisibili,da parte dell'opinione pubblica,
posizioni etreme e apertamente razziste e risulta, quindi, un terreno
fertile per un'eventuale ulteriore escalation di odio nei confronti
di rom e sinti”.
In
seguito ai dati emersi, il settore legale dell'associazione ha
intrapreso 88 azioni correttive, con 53 segnalazioni all'UNAR
(Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), 6 segnalazioni
all'Ordine dei Giornalisti e 2 all'Osservatorio per la sicurezza
contro gli atti discriminatori delle forze dell'Ordine.
domenica 19 ottobre 2014
La Lega, gli immigrati e la contromanifestazione
L'Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo.
(Le foto sono di Monica Macchi)
(Le foto sono di Monica Macchi)
Etichette:
asilo,
associazione,
cittadini,
diritti,
fotografia,
immigrati,
immigrazione,
lega,
legge,
manifestazione,
Maroni,
Milano,
notizie,
politica,
sindaco,
stampa,
stranieri,
vita
venerdì 17 ottobre 2014
Il corteo e la manifestazione leghista
La
parata contraria ai razzismi e agli slogan
L'Associazione
per i Diritti Umani aderisce alla seguente iniziativa:
Il 18
ottobre la Lega nord farà a Milano un corteo razzista e xenofobo,
che avrà come slogan "stop invasione".
Hanno
scelto come loro fortino Milano e la Lombardia, comodamente seduti
sulla poltrona della presidenza della regione, finanziando scuole e
sanità private invece di quelle pubbliche, spartendosi, assieme a
tutti gli altri, la torta di Expo, svendendo case ed edifici pubblici
a palazzinari e speculatori mentre le liste per l'assegnazione di
case popolari si allungano sempre di più, e intanto il suo
segretario sceglie di andare a braccetto con partiti e organizzazioni
neofascite e neonaziste sia in Italia che in Europa.
Dicono
di essere contro la crisi, ma continuano ad alimentare le
speculazioni e la guerra tra poveri: ci dicono che dobbiamo odiare e
dare la colpa di tutto al diverso, al migrante, all'omosessuale...per
nascondere i loro sporchi affari.
Negli
ultimi tempi, più volte, abbiamo visto scandali che hanno coinvolto
personaggi legati istituzionalmente a enti guidati dalla Lega: basti
pensare ad expo, arrestati e indagini per corruzione e turbativa
d'asta; o a come vengono gestiti enti pubblici come Aler, che oltre a
non risolvere i bisogni abitativi è riuscita a fare un buco di
bilancio di 400 milioni di euro.
Odiano
il migrante ma vanno a fare investimenti finanziari in Tanzania.
Il loro
obiettivo ci deve essere chiaro: alimentare la guerra tra poveri per
spartirsi il bottino tra appalti e finanziamenti pubblici.
Milano
ama i diritti, Milano è meticcia, ibrida, soggetta a contaminazioni
continue: studenti e precari, lavoratori occasionali/stagionali,
migranti campani, pugliesi, siciliani, eritrei, marocchini,
peruviani...siamo noi a produrre ed a garantire la sua economia, a
costruire la sua cultura con il nostro ingegno, la nostra creatività,
condividendo i nostri saperi, a rendere i suoi quartieri vivi,
attraversati, ad animarli di relazioni.
Facciamo
appello a tutte le comunità e i migranti, quelli che ormai da anni
sono protagoniste attive, dalle rivolte nei CIE, alla lotta per la
casa e nei quartieri, alla battaglia contro le cooperative
sfruttatrici e della logistica; le scuole di italiano e di lingue, il
mondo del sindacalismo di base e dell’associazionismo, i centri
sociali e i collettivi studenteschi, i comitati per il diritto
all’abitare e quelli in difesa dei beni comuni, i precari e tutta
la Milano che ama la libertà. Abbiamo imparato insieme a costruire
reti solidali, a parlare le mille lingue della città meticcia, a
riconoscerne i volti, a riprenderci insieme, dal basso, ciò che in
nome della paura e della (loro) sicurezza ci tolgono ogni giorno.
All'invasione
delle camicie verdi e dei loro vecchi e nuovi amici dell'estrema
destra di mezza Europa, diciamo chiaramente che gli unici ad essere
stranieri qui, sono loro.
CORTEO
PARADE Sabato 18 Ottobre alle ore 15 in Largo Cairoli.
Milano
Meticcia, Antirazzista e Antifascista
lunedì 14 aprile 2014
La clandestinità non è più reato
“Clandestino”, un aggettivo usato spesso in modo improprio sugli organi di stampa: un aggettivo che ricorda una situazione losca e pericolosa. Affibbiato, poi, a una persona è ancora peggio. Meglio dire “irregolare” quando si parla di persone migranti o immigrate che non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno, anche perchè la trafila burocratica per riuscire ad ottenerlo è contorta.
All'inizio del mese di aprile, come già ricordato nei nostri articoli precedenti, la Camera dei Deputati ha dato il sì definitivo al ddl sulle pene alternative al carcere. Il decreto diventato legge prevede anche la depenalizzazione del reato di clandestinità.
Durante la discussione in Aula non era presente il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e questo ha scatenato la reazione di alcuni esponenti della Lega, tra cui Massimiliano Fedriga che si è diretto verso i banchi del governo, si è seduto al posto del Ministro, mostrando un cartello con la scritta: “ Ministro Alfano, clandestino è reato”.
Il reato è, invece, stato cancellato ma resta penalmente sanzionabile il reingresso in violazione di un provvedimento di espulsione.
L'Associazione per i Diritti Umani ha chiesto un commento alla notizia della cancellazione del reato di clandestinità all'On. Khalid Chaouki, deputato PD, coordinatore intergruppo immigrazione e cittadinanza, che così ci ha risposto: “Finalmente è stata eliminata una delle più odiose bandierine leghiste, il 2 aprile è stato abrogato il reato di immigrazione clandestina, un reato inutile e lesivo dei diritti che non puniva un’azione ma uno status.
Questa
legislatura, con tutte le sue difficoltà si sta dimostrando, passo
dopo passo, concreta nel chiudere un capitolo vergognoso della nostra
storia in materia di immigrazione, recuperando così credibilità
rispetto alle istituzioni europee che più di una volta hanno
accusato l’Italia di non rispettare i diritti della persona. Ora
dobbiamo con fermezza procedere ad una seria riforma della legge
sulla cittadinanza per non tradire le aspettative dei ragazzi, nuovi
italiani di fatto, ma ancora stranieri a causa di leggi miopi e
discriminatorie”.
Etichette:
Alfano,
associazione,
carcere,
Chaouki,
clandestini,
clandestinità,
diritti,
immigrazione,
lega,
legge,
migranti,
pena,
permesso di soggiorno,
politica,
reato,
società
lunedì 27 gennaio 2014
Verso l'abolizione del reato di clandestinità
Con 182
sì, 16 no e 7 astenuti è passata in Senato, nei giorni scorsi, la
norma che abroga il reato di immigrazione clandestina, ma si mantiene
il “rilievo penale delle condotte di violazione dei provvedimenti
amministrativi adottati in materia”. Il reato, quindi, da una lato
viene abolito e, dall'altro, viene trasformato in illecito
amministrativo.
Il
sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, ha spiegato: “Chi
per la prima volta entra clandestinamente nel nostro Paese non verrà
sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso. Ma, se
rientrasse, a quel punto commetterebbe reato” e ha precisato che:
“Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con
le concrete possibilità di accogliere i migranti e questo non solo
per ragioni di ordine pubblico, ma anche per motivi umanitari. A
persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema indigenza e
spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità dignitosa. Occorre,
invece, continuare a punire con severità chi sfrutta e favorisce
questi fenomeni migratori incontrollati che possono causare tragedie
come quelle di Lampedusa”; infine, dal punto di vista tecnico,
Ferri ha aggiunto: “ La sanzione penale appare sproporzionata e
ingiustificata e quella pecuniaria è di fatto ineseguibile
considerato che i migranti sono privi di qualsiasi bene. Oltretutto
il numero delle persone che potrebbero essere potenzialmente
incriminate sarebbe tale da intasare completamente la macchina della
giustizia penale, soprattutto nei luoghi di sbarco”.
L'Onorevole
Khalid Chaouki, esponente dei Nuovi Italiani del Partito Democratico,
ha così commentato il voto della Commissione Giustizia: “Con il
voto al Senato inizia un percorso che, in tempi brevi, dovrà
cancellare questo odioso reato che criminalizza i sopravvissuti alla
drammatica tragedia di Lampedusa e porre le basi per una nuova legge
sull'immigrazione”.
L'emendamento
è stato presentato dal Movimento 5 Stelle che ha precisato:
“Rimangono in piedi tutti i procedimenti per l'espulsione e tutte
le altre fattispecie di reato collegati, compresi dalla Bossi-Fini.
Alla prova dei fatti il 'reato di clandestinità' non ha risolto
nulla aggravando solo i costi per la Giustizia con meno sicurezza per
le strade, senza combattere il fenomeno e lo sfruttamento legato a
quest'ultimo, addirittura aggravandolo...Con questo procedimento il
clandestino rimane clandestino, ma sarà più facile procedere con le
espulsioni. Con questo emendamento le espulsioni dei cittadini
irregolari potranno procedere per via civile, senza inghippi, senza
inutili spese burocratiche (che gravano sulle tasche dei cittadini
italiani), chi troverà persone in mezzo al mare potrà salvarle
senza incorrere in nessun tipo di reato. Non lasceremo più morire
nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità,
più umanità”.
La Lega
Nord ha risposto a queste parole e a questo voto promettendo
battaglia:
“L'abolizione
del reato di clandestinità è una vergogna”, ha affermato Massimo
Bitonci, chiedendo che il Ministro Alfano e tutto il Pdl “siano
coerenti con quanto fatto e detto fino ad oggi” e che sia posto
rimedio a “questo grave errore”.
Etichette:
amministrazione,
camera,
clandestini,
clandestinità,
decreto,
giustizia,
immigrazione,
irregolari,
Khalid Chaouki,
lega,
legge,
migranti,
Movimento 5 stelle,
pd,
Pdl,
politica,
reato,
sbarchi,
senato
lunedì 14 ottobre 2013
Ancora migranti morti: ancora appelli, parole e polemiche
250
migranti, decine di morti: ancora bambini, donne e ragazzi.
Un
barcone si è capovolto nel canale di Sicilia, tra la Libia e Malta:
un aereo militare dell'isola, in ricognizione,avrebbe avvistato
l'imbarcazione, i migranti avrebbero iniziato a muoversi, ad
agitarsi, a gridare per attirare l'attenzione del pilota e la ressa
avrebbe, così, causato il capovolgimento della carretta e il
naufragio.
L'area
in cui è avvenuto il fatto è di competenza maltese e il premier,
Joseph Muscat, ha affermato: “Questa tragedia non può essere solo
un altro (ennesimo) allarme per l'Europa. Ora è tempo di agire.
Questo è un problema europeo, non è solo un problema dell'Italia e
di Malta”.
“Dall'inizio
di gennaio abbiamo ricevuto 33mila persone, di cui solo 13mila a
Lampedusa, la maggior parte nel periodo estivo. Considerate le cifre
e la forte concentrazione temporale stiamo cercando di gestire il
fenomeno in maniera strutturale e non solo emergenziale”, ha
dichiarato il viceministro italiano dell'Interno, Filippo Bubbico,
sottolineando: “I passi avanti fatti dall'Italia sia sotto il
profilo del diritto d'asilo con una legge europea (entrata in vigore
il 4 settembre scorso) che ha potenziato del 60% gli organismi per il
riconoscimento dello status di rifugiato (ora sono 16 in tutto), sia
sotto il profilo dell'accoglienza, raddoppiando - anche con
finanziamenti aggiuntivi - la capacità di accoglienza del sistema
Sprar, passando da 8.000 a 16.000 posti”.
Il
sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, al TG La7 ha ripetuto, ancora
una volta che l'Europa non può essere una diga nel Mediterraneo e
che Lampedusa non può essere la frontiera dell'Europa stessa perchè
è un'isola troppo piccola e, soprattutto, ha ricordato che “queste
persone non vanno lasciate morire. Tutto questo è una gran farsa per
cui si pagano prezzi altissimi, vite umane e sacrifici di luoghi di
confine come Lampedusa”.
Il
Ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, sul reato di
clandestinità - di cui si è ricominciato a dicutere dopo il naufragio dell'isola dei Conigli - ha affermato: “ E' un percorso lungo e abbiamo fatto
i primi passi. Un primo approccio c'è stato, ora però serve un
progetto condiviso più che dal punto di vista giuridico dal punto di
vista culturale: sono cambiamenti da fare insieme, nella
condivisione, nel confronto, nella partecipazione”: Risponde a
queste parole, Gasparri, della Lega e vicepresidente del Senato: “
Non è la legge Bossi-Fini che causa morti. Sono anche frutto della
demagogia di chi fa facili annunci, frutto delle guerre sbagliate in
Libia, di chi vuole smantellare norme per favorire i mercanti di
morte. Giù le mani dal reato di clandestinità”.
Parole,
annunci, promesse e polemiche...sulla pelle di chi è costretto a
fuggire dal proprio Paese d'origine per cercare un luogo in cui
vivere pacificamente e in cui potrebbe veder tutelati i propri
diritti di base. Ma molti non fanno nemmeno in tempo a verificare
l'opportunità di questa speranza.
Etichette:
bossi-fini,
carrette,
clandestinità,
Europa,
immigrazione,
isola,
Kyenge,
Lampedusa,
lega,
legge,
Malta,
Mediterraneo,
migranti,
naufragio,
reato,
sicilia
venerdì 11 ottobre 2013
L'emendamento per l'eliminazione del reato di clandestinità
![]() |
Nel
giorno della visita a Lampedusa del Premier Letta e del Presidente
della Commisione europea, Barroso, è stato approvato in Commissione
giustizia del Senato l'emendamento per l'eliminazione del reato di
clandestinità introdotto con il pacchetto sicurezza del Ministro
Maroni, nel 2009. L'emendamento, proposto dai senatori Andrea
Buccarella e Maurizio Cioffi del Movimento Cinque stelle, è stato
approvato dall'esecutivo e dovrà essere discusso al Senato: ora la
persona migrante, se irregolare, compirà un illecito amministrativo
che prevede l'espatrio, ma non l'arresto.
L'abrogazione
del reato di immigrazione clandestina è stata approvata con i voti
del M5S, del Pd e di Sel. Durissima, invece, la reazione della Lega
Nord. Matteo Salvini ha così commentato la decisione presa in
Commissione: “ Se ci sono regimi sanguinari in Africa, si vada lì
e si attacchi, altro che primavera araba. Se in Somalia e in Eritrea
ci sono problemi, andiamo lì e risolviamo. La Bossi-Fini non è
applicata, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia hanno da anni
il reato di immigrazione clandestina, mentre qui in Italia facciamo
favori alla malavita”.
Buccarella
e Cioffi hanno, invece, spiegato che: “ La legge Bossi-Fini con
l'introduzione di questo reato ha aumentato la clandestinità,
distolto le forze dell'ordine dalla sicurezza del territorio,
aumentato i costi per la giustizia con cifre spropositate”,
ricordando come anche il Sindacato automo della Polizia (Sap) aveva
sollecitato, già cinque anni fa, il Parlamento a dire basta con
questa legge che aveva aggravato il sovraffollamento carcerario.
Il
sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, infine ha
dichiarato: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo
compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e
questo non solo per ragioni di ordine pubblico ma anche per motivi
umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema
indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità
dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi
sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che
possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”.
Un primo
passo nella direzione dello smantellamento della Bossi-Fini che
arriva in seguito alla polemica suscitata dall'iscrizione, nel
registro degli indagati, dei sopravvissuti alla strage dell'isola dei
Conigli. Un passo avanti importante che è stato fatto dopo la morte
in acqua di centinaia di persone: ragazzi, donne, bambini.
Etichette:
bossi-fini,
clandesitinità,
clandestini,
immigrazione,
Italia,
Lampedusa,
lega,
legge,
Maroni,
migranti,
parlamento,
reato,
senato,
Stato,
strage;M5S
martedì 23 luglio 2013
Calderoli - Kyenge: tra scuse e dimissioni
Fa
ancora discutere il fattaccio accaduto qualche giorno fa quando, il
vicepresidente del Senato - mentre era impegnato in un comizio - dal
palco ha dichiarato che quando vede il Ministro per l'Integrazione
non può non pensare ad un orango. E sappiamo che il vicepresidente
del Senato è Roberto Calderoli e il Ministro per l'Integrazione è
Cècile Kyenge.
Ancora
una volta una vicenda di razzismo e di vergogna, almeno per la parte
civile dell'Italia, un'Italia che continua a collezionare brutte
figure. “Faccio appello a Maroni, leader della Lega, perchè chiuda
questa pagina rapidissimamente altrimenti si entra in una logica di
scontro totale che non serve a lui, non serve a nessuno, non serve al
Paese. E' una pagina veramente insostenibile”, queste le
dichiarazioni del premier Enrico Letta che ha messo in discussione
anche l'appoggio alla Regione Lombardia per Expo 2015, mentre Maroni
ribatte che la Lega non è razzista, ma “combatte le idee sbagliate
sull'immigrazione come lo ius soli”.
In
Italia, una petizione online ha raccolto migliaia di firme per
chiedere le dimissioni di Calderoli, così come sui social network, e
lo ha fatto formalmente anche il Partito Democratico con una nota.
All'estero molte testate giornalistiche e capi di Stato hanno
criticato duramente il comportamento di Calderoli e anche un
portavoce dell'ONU ha sottolineato che l'affermazione di Calderoli “è
assolutamente scioccante per chiunque la faccia, ma ancor di più se
a formularla è una persona che è stata ministro del governo in
passato e che ha un ruolo importante. Non è la prima volta che
politici italiani fanno questo tipo di dichiarazioni. Il fatto che
ora vi sia un grande dibattito e forti condanne pubblliche è
positivo, ma non nasconde il fatto che sia assolutamente
inaccettabile”.
Intanto
il lavoro del ministro Kyenge è ancora intralciato anche dal punto
di vista politico: nei giorni scorsi, infatti, si è recato a Pescara
per un dibattito sul tema della cittadinanza e, nella notte, alcuni
esponenti di Forza Nuova hanno affisso dei cappi simbolici con, alle
estremità, manifesti e scritte contro l'immigrazione.
Cècile
Kyenge, ancora una volta, ha dovuto ribadire la propria posizione: “
Dobbiamo far passare dei messaggi che non istigano a odio e violenza.
Sicuramente non sarà il mio compito di rispondere alla violenza con
la violenza. Il mio compito è quello di dare una guida ai nostri
giovani, all'Italia perchè l'Italia non è razzista e chi vuole
soffocare questa parte dell'Italia non razzista farà fatica a
farlo”.
Per
fortuna l'Italia non è del tutto un Paese razzista, ma resta
l'amarezza di dover constatare quanto nel nostro Paese sia difficile
operare nella direzione del bene comune non solo a causa di problemi
oggettivi - quali, ad esempio, la corruzione o la sete di potere - ma
anche per una mentalità troppo spesso ancora gretta ed ottusa e che
appartiene a coloro che dovrebbero dare il buon esempio e non false
scuse in ritardo.
giovedì 6 giugno 2013
L'espulsione del parlamentare
Il
gruppo parlamentare dell'Efd (Europa della libertà e della
democrazia) o anche degli “euroscettici” ha ufficializzato
l'espulsione di Mario Borghezio a seguito della proposta fatta dal
co-presidente Nigle Farage. Farage, anche leader degli
indipendentisti inglesi, ha affermato in una nota: “ L'on.
Borghezio è stato ufficalmente esplulso per le ripugnanti
dichiarazioni da lui rilasciate. I commenti di stampo razzista sono
inaccettabili”.
Alle
dichiarazioni farneticanti del parlamentare leghista siamo,
purtroppo, abituati, ma le ultime, rilasciate in un'intervista
pubblicata sul settimanale Panorama, sono arrivate fino in Gran
Bretagna e hanno suscitato lo sdegno degli euroscettici e del
Parlamento europeo.
Mario
Borghezio era gia stato sospeso dal gruppo dell'Efd il 22 maggio
scorso per le sue frasi ingiuriose nei confronti del Ministro per
l'integrazione, Cecile Kyenge e, a proposito di quelle parole, ha
continuato a dire, nell'intervista: “ Non ho mai chiesto scusa. Ho
detto che se lei si è ritenuta offesa mi dispiace. Ma la parola
scusa non l'ho pronunciata e non la pronuncio nemmeno se mi
sparano...Non mi pento assolutamente delle cose che ho detto a questa
signora”.
E quali
sono state queste cose? “ Questo è un governo del bonga bonga,
vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la
Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo.
Lei è italiana? Il Paese è quello che è, le leggi sono fatte alla
cazzo...E poi gli africani sono africani, appartengono a un'etnia
molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta
consultare l'enciclopedia di Topolino. Diciamo che io ho un
pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli
abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico
italiano”: ecco, queste le frasi – dal tono, come sempre,
“pacato” e dal contenuto “intellettualmente alto” - con cui
Borghezio ha espresso la propria opinione sui temi dell'immigrazione
e della cittadinanza. Ma può bastare ? No, perchè ha aggiunto che
“il meticciato è un obbrobrio perchè inquina le differenze tra le
etnie”.
Matteo
Salvini, eurodeputato e segretario della Lega Lombarda, ha ammesso
che le dichiarazioni del collega fossero quantomeno “fuori luogo”.
Etichette:
Borghezio,
cittadinanza,
deputato,
Europa,
euroscettici,
immigrazione,
integrazione,
ius soli,
Kyenge,
lega,
meticciato,
ministro,
parlamento,
razzismo,
UE
martedì 14 maggio 2013
I colpi di piccone a Milano
Cinque
persone: due morti e tre feriti. Questo il bilancio dell'aggressione
avvenuta pochi giorni fa nella zona di Niguarda, a Milano.
Un uomo,
armato di piccone, all'alba si è scagliato su cinque persone, un
giovane di 21 anni e altri quattro più adulti: l'aggressore è un
extracomunitario, Mada Kabobo, proveniente dal Ghana.
Kabobo,
trentun anni, era giunto in Italia, da irregolare, nel 2011; sbarcato
probabilmente sulle coste pugliesi, ha fatto richiesta di asilo
politico, riuscendo ad ottenerla per un breve perdiodo durante il
quale, però, è stato segnalato per reati contro il patrimonio,
violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Allo scadere del permesso
di soggiorno, la commissione ha respinto la nuova domanda di asilo
politico. Non è stato espulso dall'Italia a causa delle sue pendenze
penali.
La
follia omicida di Kabobo ha fatto esplodere la polemica politica.
Matteo
Salvini, segretario della Lega, ha commentato l'accaduto dicendo: “
I clandestini che il ministro di colore vuole regolarizzare,
ammazzano a picconate: Cecile Kyenge rischia di sitigare alla
violenza nel momento in cui dice che la clandestinità non è reato,
istiga a delinquere. Questo è un caso drammatico, il gesto di un
folle. Ma non va trascurato il fatto che sia stato commesso da un
clandestino che non avrebbe dovuto essere qua, avrebbe dovuto essere
espulso. Altro che abolizione del reato di clandestinità, ci sono
già migliaia di gazebo pronti: seppelliremo il Ministro Kuenge con
migliaia di firme”.
Le
repliche alle parole di Salvini sono state quelle di Nichi Vendola e
del deputato del Partito Democratico e Presidente del forum Sicurezza
e Difesa, Emanuele Fiano. Vendola ha affermato: “ C'è chi ha
accusato cecile Kyenge di essere oggettivamente responsabile della
violenza stamani a Milano. Siamo agli archetipi di stupidaggine e
cattiveria, gli ingredienti di quella miscela chiamata razzismo”. E
Fiano ha aggiunto: “ La politica di queste ore ha il dovere di non
fomentare ulteriore violenza anche verbale. L'accusa di istigazione a
delinquere, scagliata da Matteo Salvini contro il Ministro Cecile
Kyenge per il terribile omicidio, è un'accusa vergognosa che
respingiamo al mittente, proferita da chi ha gevernato questo Paese,
la Regione Lombardia e la città di Milano per anni e anni senza
risolvere mai nessuno dei grandi problemi connessi al tema
dell'immigrazione”.
Kabobo
ha ripetuto ai carabinieri, in un primo momento, di non avere fissa
dimora, di non dormire mai e di avere fame e poi di sentire “delle
voci”.
lunedì 29 aprile 2013
Molte donne per il nuovo governo italiano
![]() |
| Cecile Kyenge Kashetu |
Nomi
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero
dell'Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
Ma
l'Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell'Integrazione.
Nata a
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia
dall'83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i
diritti dei migranti e i diritti umani.
Il
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell'immigrazione, ha
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri
immigrati come lei. Come prima donna dell'Africa sub-sahariana ad
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l'hanno
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
La
scorsa edizione della Giornata senza di noi - lo sciopero dei
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo - è stata
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla
cittadinanza e l'abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che
riportiamo di seguito in versione integrale.
Intanto
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per
l'Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro
per l'Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati
pensa solo ai diritti e non ai doveri...Venga in alcune città del
Nord, a vedere come l'immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno
argine, nel nome del 'prima i residenti, prima gli italiani'”.
Ma Laura
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile
Kyenge all'Integrazione fanno ben sperare.
Etichette:
carta,
Cecile Kyenge,
cittadinanza,
diritti,
doveri,
Emma Bonino,
Enrico Letta,
esecutivo,
governo,
immigrati,
immigrazione,
Italia,
ius soli,
Laura boldrini,
lega,
migranti,
ministri,
Ministro dell'Integrazione
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)





