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mercoledì 23 dicembre 2015

Burundi e Nigeria: tra Passato e Presente




Burundi
Mancato impegno dei governi africani nella gestione della crisi in Burundi


L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) esorta i governi africani a impegnarsi maggiormente per una soluzione politica della crisi in Burundi e per la tutela della popolazione civile dalle violazioni dei diritti umani. Non mancano certo gli appelli alla pace e al dialogo delle organizzazioni non governative e dei singoli politici, ma sia l'Unione Africana (UA), sia la Comunità dell'Africa orientale (EAC) sia la Conferenza Internazionale sulla regione dei grandi laghi sembrano muoversi con troppa esitazione, senza molte idee e con poca coerenza. Gli interessi nazionali , la concorrenza tra di loro e la mancante neutralità così come la mancanza di volontà politica e la divergenza di opinioni in questioni basilari intralciano ogni tentativo di trovare una soluzione politica per la crisi in Burundi. I governi africani hanno perso un'occasione per mostrare responsabilità in una situazione di crisi.

Il fallimento dell'EAC è probabilmente l'esempio più eclatante della mancata assunzione di responsabilità dei governi africani. Nel vertice dell'EAC previsto per lo scorso 30 novembre 2015 la presidenza dell'organizzazione sarebbe dovuta toccare al Burundi. Per evitare discussioni interne e non urtare il discusso governo del Burundi scegliendo un altro paese per la presidenza, l'EAC ha semplicemente rimandato il vertice a data da definire. L'atteggiamento con cui si è scelto di mettere la testa nella sabbia piuttosto che affrontare i problemi, certamente non può contribuire in modo costruttivo alla risoluzione della grave crisi che scuote il Burundi.

Anche l'Unione Africana (UA) ha per mesi mantenuto una posizione di attesa. Il presidente ugandese Yoweri Museveni incaricato dall'UA di mediare per un dialogo in Burundi sembra invece essere occupato più con la propria campagna elettorale che con la crisi in Burundi e la sua non sembra essere una posizione neutra. Il dialogo in questo modo non fa progressi. Inoltre nei colloqui finora tenuti sulla crisi in Burundi non si è mai tenuto conto della situazione della popolazione civile. Nonostante l'UA abbia deciso delle sanzioni contro il Burundi e il Consiglio di Sicurezza dell'Unione Africana abbia in ottobre 2015 proposto di prepararsi a un intervento delle truppe di pace africane, tale intervento rischia di creare maggiori tensioni per la mancata neutralità dei paesi vicini del Burundi. Inoltre non è chiaro se la missione di pace africana voglia far impiegare le truppe dell'"African Capacity for Immediate Response to Crises (ACIRC)" o dell'"African Standby Force (ASF)". Non manca certo il sostegno finanziario a entrambe le truppe, ma loro efficienza in situazioni di crisi è più che dubbia.


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IL DOCUMENTARIO “DEVIL COMES TO KOKO” al MUDEC di Milano






DEVIL COMES TO KOKO”, che si terrà all'Auditorium del Mudec mercoledì 23 dicembre 2015 alle ore 19.00.


Il Mudec - Museo delle Culture - presenta “Devil comes to Koko”, il documentario prodotto da Fabrica - centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group - nell’ambito del programma di eventi a cura del Forum della Città Mondo.
Il documentario si concentra su due brutali episodi avvenuti in Nigeria, visti attraverso lo sguardo di Alfie Nze, regista teatrale nigeriano trasferitosi in Italia negli anni novanta.
Il film narra della sanguinosa invasione inglese di Benin City del 1897 e dello scandalo dei rifiuti tossici scaricati nel 1987 nel porto della città di Koko.
A partire dai due eventi drammatici, il regista percorre un viaggio alla ricerca di radici, di complessità intime, visioni oniriche e corto circuiti tra comunità locali e politiche internazionali.
La direzione creativa del progetto è di Alfie Nze, regista alla sua prima opera e già vincitore nel 2013 del Premio Mutti Amm, premio dedicato ai registi migranti attivi in Italia, e Cineteca di Bologna.
Prodotto da Fabrica, da sempre luogo di sperimentazione, di confronto, di crescita culturale e attento all'espressione libera di ogni arte.

La proiezione, della durata di circa 50 minuti, sarà ad
ingresso libero fino ad esaurimento posti, con prenotazione attraverso la piattaforma eventbrite al seguente link:


http://www.eventbrite.com/e/devil-comes-to-koko-proiettato-al-mudec-tickets-20033760517


venerdì 20 novembre 2015

martedì 24 novembre ore 17.30
 
presso il MUDEC (Museo delle culture di Milano - VIA TORTONA 56)


Dare un calcio alla povertà… in Brasile



Proiezione del documentario “Avenida Maracanà” con l’intervento degli autori.







a cura di Associazione per i Diritti Umani 


Rio de Janeiro. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Mondiale di calcio e le proteste ad esso legate, le gioie e i dolori di un paese per la propria Nazionale fanno da sfondo alle sofferenze e agli affetti di una famiglia che vive in una favela. L’occhio della macchina da presa documenta quello che accade, lo riprende, lo registra e ce lo mostra, senza filtri, senza parteggiare.
A presentare e commentare il documentario intervengono Stefano Bertolino, Anna Cordioli, Francesco Moroni Spidalieri, filmaker, registi e produttori. Coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’Associazione per i diritti umani e critico cinematografico.

giovedì 29 ottobre 2015

Le nostre proposte al MUDEC, Museo delle Culture di Milano


martedì 3 novembre ore 17.30
"Pallidi segni di quiete": la quotidianità in terra di Palestina
con Monica Macchi, Cristina Dozio, Elena Santomauro, Alessandra Montesanto
a cura dell’Associazione per i Diritti Umani
www.peridirittiumani.com

“Pallidi segni di quiete” raccoglie i più bei racconti di Adania Shibli, la giovane scrittrice palestinese il cui primo romanzo (“Sensi”, Argo 2007) è già noto al pubblico italiano. Calando l’asciutta enunciazione di piccoli fatti quotidiani in un’atmosfera oscillante fra stupore e sgomento, Adania Shibli consegna al lettore un mondo drammaticamente incomprensibile. Da “Senza rami” a “Necrologio di un bravo professore del quartiere armeno” a “Pallidi segni di quiete” che dà il titolo alla raccolta, è un incessante succedersi di finestre che si spalancano su un universo bello e terribile, fissato da occhi inermi e spietati. I racconti sono stati tradotti dall’arabo sotto la cura di Monica Ruocco; il libro è stato pubblicato nel 2014 da Argo editrice.
Ne parlano Monica Macchi e Cristina Dozio, esperte del mondo arabo. Coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’associazione per i Diritti Umani.
L’attrice Elena Santomauro leggerà alcuni brani del testo in lingua araba e in italiano.
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martedì 24 novembre ore 17.30
Dare un calcio alla povertà… in Brasile
Proiezione del documentario “Avenida Maracanà” con l’intervento degli autori.
a cura di Associazione per i Diritti Umani 
www.peridirittiumani.com

Rio de Janeiro. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Mondiale di calcio e le proteste ad esso legate, le gioie e i dolori di un paese per la propria Nazionale fanno da sfondo alle sofferenze e agli affetti di una famiglia che vive in una favela. L’occhio della macchina da presa documenta quello che accade, lo riprende, lo registra e ce lo mostra, senza filtri, senza parteggiare.
A presentare e commentare il documentario intervengono Stefano Bertolino, Anna Cordioli, Francesco Moroni Spidalieri, filmaker, registi e produttori. Coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’Associazione per i diritti umani e critico cinematografico.
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martedì 1 dicembre ore 17,30
Migrazioni: dall’attualità alla graphic novel
con Chiarastella Campanelli, Edda Pando, Alessandra Montesanto
a cura di Associazione per i Diritti Umani
www.peridirittiumani.com

Presentazione del libro di Jérôme Riullier “Se ti chiami Mohamed”, edizioni Il Sirente. Ispirandosi al giornalismo investigativo, Jérôme Riullier racconta di vite precarie, di frequenti umiliazioni, di una complessa tessitura di rapporti che i tanti Mohamed hanno mantenuto con il paese d’origine e con quello d’accoglienza. Racconti autentici, lontani dai cliché, di grande forza emotiva, che abbracciano vari temi, dalla ricerca identitaria all’integrazione, dall’esclusione sociale al razzismo, proponendo dubbi e interrogativi che coinvolgono oggi più che mai ogni cittadino europeo. “Se ti chiami Mohamed” ha ottenuto nel 2012 il dBD Award per il miglior fumetto reportage.
Chiarastella Campanelli, responsabile della casa editrice Il Sirente, spiegherà la scelta di tradurre e pubblicare questo testo che affronta i temi descritti attraverso la forma letteraria della graphic novel. Edda Pando, responsabile dell’associazione Arci Todo Cambia e attivista, si occuperà degli  aspetti più politici e giuridici legati ai temi delle migrazioni. Introduce e coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’Associazione per i Diritti Umani.

martedì 27 ottobre 2015

Carlos Pronzato: un regista militante in Sudamerica



L'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato per voi il regista Carlos Pronzato: figlio di piemontesi, si è trasferito con la sua famiglia in Argentina. Viaggiatore e documentarista indipendente racconta, con i suoi lavori, l'America latina di oggi, i cambiamenti, le crisi, le conseguenze sulle popolazioni delle scelte economico-politiche del Nord del mondo. 
 
 



Ecco le sue parole. Ringraziamo moltissimo Carlos Pronzato per la sua disponibilità.



Il suo è stato definito un cinema "militante": è corretta questa definizione?

 

Questa definizione è in un certo senso corretta se riferita alla parte più rappresentativa della mia opera cioè la descrizione dei movimenti sociali attuali in costante lotta contro l’oppressione del capitale e degli Stati. Un cinema documentale fatto di interventi sociali e politici a lato dei movimenti insurrezionali in America Latina i cui protagonisti sono in maggioranza i militanti; da questo deriva l’espressione “cinema militante”, un cinema che beve alle fonti ispiratrici degli anni ‘60 ed è un riflesso di questa lotta che si estende fino ai giorni nostri, soprattutto nelle strade. Si può dire che è anche militante da un punto di vista economico giacchè è realizzato con un risorse minime attraverso l’appoggio di enti, organizzazioni e contributi di singole persone; e direi anche che forse è ancora più militante per l'abbandono consapevole di altre possibilità estetiche, diciamo così, di lavorare in un ambiente economicamente più vantaggioso, ma in questo modo il regista si prende un impegno politico con il suo tempo.



La sua è una famiglia di artisti: l'arte dei suoi genitori ha influito sulle scelte per il uo lavoro? L'estetica, gli argomenti, etc...



Certamente! L'influenza è stata totale, innanzitutto nel campo artistico, nella conoscenza e nel mondo dell’estetica alleata sempre alla sua funzione etica e sociale e come possibilità estetica e funzionale. Soprattutto nel campo del teatro, della letteratura e del cinema. In particolare nella questione cinematografica che sviluppo io, sono stati cruciali gli anni delle mie esperienze in molti Paesi dell'America Latina prima di stabilirmi in Brasile e anche l'influenza di uno dei film interpretato da mio padre, Victor Proncet, che è stato anche sceneggiatore e autore del racconto che ha dato origine al film: “I traditori” del regista desapararecido Raymundo Gleizer, regista e film icona del cinema politico di tutto il mondo.



E' vero che il Brasile sta vivendo una fase di crescita economica? E allora perché molti criticano il governo attuale?



Il Brasile ha attraversato un periodo di crescita economica spettacolare negli ultimi anni, ed è riuscito a superare i tempi duri dopo il 2008, ma adesso è entrato in una fase di recessione e nella crisi globale. Questo è un dato fondamentale anche per capire il rifiuto nella popolazione contro le indicazioni del governo del PT e la sua alleanza di mera governabilità con altri partiti (tra cui anche figure storiche della politica brasiliana) e non solo di centro-sinistra. Un governo socialdemocratico che ha saputo distribuire le prestazioni sociali durante i periodi positivi (ma in parallelo a questo è necessario registrare i profitti record delle banche e delle multinazionali presenti nel Paese), ma che si è allontanato dalle sue basi sociali e dai movimenti che gli hanno dato la possibilità di accedere al potere politico, mentre il potere economico resta intoccabile. Le critiche e le grandi mobilitazioni che ci sono ora in Brasile contro il governo sono espressioni di una disputa elettorale che punta al 2018, di contenuto politico molto basso, interpretato dai settori di una élite che ha perso i settori chiave dello Stato per il loro business e che ora sono manipolati da un altro gruppo politico. Nel mese di giugno 2013 ci sono state mobilitazioni molto più potenti ed esplosive nel contenuto socio-politico che puntavano molto oltre al governo di turno, puntavano a un sistema, a un ordine capitalistico che sembra immutabile e continua a distruggere il pianeta, come già successo in varie parti del mondo. Ma quelle manifestazioni di ribellione legittime e autentiche alla ricerca di qualcosa di nuovo continuano ad essere offuscate dalle marce costanti e padronali dal profilo elettorale. Qui si fa riferimento a una “elezione Fla-Flu” (squadre di calcio brasiliane molto popolari), come fosse una disputa calcistica.



In generale, quali sono i rapporti tra l'America latina e il Nordamerica (soprattutto per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti) ?



Le relazioni tra l'America Latina e il Nord America, in termini di migrazione, sia obbligatoria che volontaria, sono molte. Entrambe le aree geografiche hanno ricevuto milioni di schiavi dall’ Africa, uomini e donne, che hanno costruito questi Paesi, e al di là dei loro contributi culturali e delle relazioni sociali, il razzismo ha avuto risposte diverse ma tutte terribili fino ad oggi, per la loro dignità. A proposito di gruppi provenienti da altri luoghi, me compreso, come discendente di italiani (padre italiano) e galiziani (madre nipote di galiziani), la loro presenza è stata determinante nella costruzione di un'identità (ancora in formazione) realizzata sulla distruzione dei popoli indigeni di entrambe le regioni. Questo è stato un incendio, letteralmente, ma bisogna prendere in considerazione anche gli aspetti culturali positivi. Qui, nel sud, ci sono tanti che difendono un’unificazione latino-indo-afro, unificando tutte le radici, le origini e le terre in cui vivono, ma ci sono anche altri che si palesano proprio nel campo economico e nel raggio d’azione americano. A seconda della vicinanza geografica agli Stati Uniti, questa influenza sarà maggiore o minore. Per alcuni, questa vicinanza, come ha detto una volta lo scrittore messicano Carlos Fuentes, non è così benefica: “Tanto lontani da Dio e tanto vicini agli Stati Uniti".



Perché ha deciso di raccontare, nei suoi film, le trasformazioni sociali del sudamerica?


Credo di aver risposto a questa domanda sopra quando ho fatto riferimento agli anni in cui sono vissuto in altri Paesi dell'America Latina. A quel tempo non mi dedicavo alle mie occupazioni attuali, ma certamente è stato un periodo di formazione, di osservazione sul campo, fondamentale per il mio processo di sviluppo estetico e penso soprattutto per la ricerca di un’etica che si trasformi in proposta di lavoro e di vita. Queste trasformazioni stanno procedendo con una dinamica esaustiva e col riconoscimento di determinati obiettivi specifici, la scelta di temi specifici da essere affrontati dal genere documentario è una decisione praticamente quotidiana. E soprattutto oggi, quando ogni azione politica è immediatamente postata sul web, il nostro mestiere e professione di documentaristi è affinare gli strumenti di originalità creativa per continuare a costruire narrazioni, esempi di lotta per tutti e soprattutto per coloro che dedicano la loro vita per salvaguardare i diritti inalienabili dell’Umanità, costantemente vilipesi dal capitale e dai suoi portavoce della politica istituzionale.

domenica 11 ottobre 2015

Corso: CINEMA e DIRITTI


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con Arci Scuotivento di MONZA

presenta il corso di cinematografia:

CINEMA e DIRITTI



TEMI

Un corso di cinema – declinato in vari modi: tecniche, generi, approfondimenti tematici, etc. - riguarda la capacità di leggere un film come se fosse un testo scritto. La domanda principale è : “Da quali elementi è costituito un film?”. Il Cinema può essere usato come momento di approfondimento per alcune materie di studio e di argomenti di grande attualità (Storia, Intercultura, Geografia/Geopolitica, Filosofia, Sociologia) .

Il linguaggio cinematografico è, infatti, caratterizzato da un codice , come un testo letterario, che va decifrato per coglierne i significati profondi, i messaggi diretti e indiretti in modo che, chi guarda e ascolta un'opera filmica (come un'altra opera d'ARTE) sia consapevole del contenuto della stessa.

Ecco, quindi, che proponiamo un corso che coniuga l'aspetto tecnico con il contenuto. Verranno analizzati cortometraggi, documentari sui temi dei diritti umani, verranno analizzati spezzondi di film che hanno segnato la Cinematografia per una riflessione partecipata sugli argomenti trattati e sulle tecniche di comunicazione degli stessi.

Siamo – soprattutto i giovani- costantemente bombardati da immagini e dal linguaggio dei mass-media che è composto da immagini, appunto, suoni, parole. Pensiamo alla tv, al computer con Internet, al Cinema, ai videogames...In questa giungla di sollecitazioni è necessario saper scegliere il prodotto utile alla crescita, alla giusta e corretta informazione, alla buona conoscenza di sé e di ciò che accade intorno a noi.



FINALITA’ e OBIETTIVI

La finalità principale è quella di dare agli utenti tutti gli strumenti per decodificare il linguaggio delle immagini, da cui siamo costantemente stimolati. Ogni prodotto audiovisivo, infatti, è veicolo di comunicazione di un messaggio: ma di quali messaggi ? E come tali messaggi vengono comunicati ?

Come già detto, i percorsi si pongono gli obiettivi di insegnare a scegliere, tra i vari messaggi,quelli positivi; di stabilire quale sia un buon prodotto filmico; di “difendersi” dalle informazioni, opinioni e altro che pilotano le nostre scelte all’interno della società contemporanea, società dell’immagine e non del contenuto.

METODOLOGIA

Il progetto prevede 4 incontri in cui l’esperto parlerà, con lezioni frontali, delle tecniche cinematografiche di base ( a cui potranno seguire approfondimenti). Ogni lezione sarà accompagnata dalla visione guidata di spezzoni tratti dai film più importanti della cinematografia mondiale, passata e recente. Analisi critica degli spezzoni insieme ai partecipanti.

Alla fine del percorso, si lavorerà insieme sulla decodifica di un cortometraggio. Verranno consegnate dispense sui termini tecnici più usati.



DURATA e COSTI

4 incontri di 90 minuti ciascuno

Quota per partecipante: 60 euro



DATE e ORARI

 

venerdì 30 ottobre, ore 21.00

venerdì 6 novembre, ore 21.00

venerdì 13 novembre, ore 21.00

venerdì 20 novembre, ore 21.00


giovedì 8 ottobre 2015

Incontri con autori ed esperti di materia per scuole medie


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





INCONTRI CON GLI AUTORI:

proposte per le classi seconde e terze medie




IL ROMANZO: “In piedi nella neve” di Nicoletta Bortolotti, edito da Einaudi



IL LIBRO:

Sasha ha quasi tredici anni e una passione bruciante: il calcio. Come potrebbe essere altrimenti? Suo padre è Nikolai Trusevyc, portiere della squadra più forte del Paese: la Dynamo Kiev. Ma in Ucraina, nel 1942, il pallone non è cosa per ragazze. E dopo l'invasione da parte del Reich non è cosa nemmeno per i campioni della Dynamo: accusati dai nazisti di collaborare con i sovietici e ridotti per questo alla fame e all'inattività, i giocatori hanno perso la voglia di vivere. Quando, a sorpresa, i tedeschi organizzano un campionato cittadino, non lo fanno certo per perdere; Sasha, d'altra parte, sa che suo padre e i compagni giocano sempre per vincere... Stavolta, però, vincere significherebbe morire. E qual è la vera vittoria? Lottare fino all'ultima azione, come chiede il pallone, o sabotare la partita, come le ha intimato un misterioso spettro, nel buio di un sottopasso? Mentre il fiume Dnepr, gelido, si porta via l'infanzia di Sasha, la Storia segue il proprio corso: il match avrà un esito cosi incredibile che nessuno, per lungo tempo, potrà raccontarlo.



IL ROMANZO: “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti , edito da Mondadori

Il LIBRO:

"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.



RACCOLTA DI RACCONTI: “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'. La violenza di genere”, di 23 autrici, edito da MAMMEONLINE



IL LIBRO:

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi. Insomma l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore.
23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perchè sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.
Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne, e noi adulti non vi stiamo offrendo dei grandi modelli. I messaggi proposti dai nostri media spesso denigrano il corpo e il ruolo di voi ragazze e così facendo offendono e confondono anche voi ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.
Per tutti questi motivi contiamo sull'enorme importanza dell'educazione affettiva e sentimentale. E nell'educazione al genere, di cui tutti ci dobbiamo fare carico, come famiglia, come scuola, come società.
Ed è per questo motivo che il nostro libro è per tutti.


Romanzo/Diario: Il diario di Edo. Un adolescente in tempesta, di Fabiana Sarcuno, La spina Edizioni

Il LIBRO:

La storia parla di un ragazzo di nome Edo, il quale sta attraversando un periodo difficile ma molto importante per il resto della sua vita.
Reduce dalla separazione dei suoi genitori, il protagonista deve affrontare un altro faticoso anno scolastico nel quale ci saranno molti cambiamenti: l’arrivo del Prof Verano e il cambio di scuola di un suo compagno.
Il nuovo anno è difficile anche per Aurora, una grande amica e anche “l’amore” del protagonista, la quale ha scoperto di avere una malattia grave.
Tra mille avventure i ragazzi (il protagonista ed i suoi amici), tra le quali il viaggio a Praga, alla fine dell’anno si vedono molto diversi da i ragazzi che erano il settembre dell’anno precedente; queste esperienze infatti hanno aiutato loro a crescere.


Fabiana Sarcuno, Contestualmente al lavoro scolastico, svolgo l'attività di autrice, rivolgendomi soprattutto al pubblico degli adolescenti e dei preadolescenti. Inoltre, sempre nell'ambito della narrativa per ragazzi, eseguo curatele di classici, curandone la redazione e l'apparato didattico.

DOCUMENTARIO: “LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI”, di Carlo Concina e Cristina Maurelli

IL FILM/DOC: dalla presentazione di Vito Mancuso

La realtà del progetto "leggere libera-mente" la sto seguendo da qualche mese ma dopo essere stato all'interno delle mura di Opera mi sono reso conto che quest'idea meravigliosa sarebbe potuta diventare patrimonio di molte persone attraverso l'invito del film.
"Levatevi la cispa dagli occhi" viene rivolto in primo luogo a chi è fuori dalle mura: liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perchè ad Opera sta succedendo qualcosa che può diventare modello per altri sistemi carcerari.
I detenuti che si vedono in questo film sono persone libere nello spirito, hanno ritrovato un nuova libertà, un motivo di vita all'interno del carcere attraverso i percorsi di lettura e scrittura creativa. In secondo luogo l'invito è rivolto a chi è dentro e non vuole vedere l'opportunità che gli è davanti agli occhi.
L'immagine che più mi ha colpito della giornata all'interno del carcere è quella dopo la proiezione: i protagonisti del film sono saliti su palco e si sono rivolti a tutti gli altri detenuti che probabilmente non credono all'importanza del progetto. E allora l'invito più forte è rivolto a loro con le parole di Dino: "Leggere e scrivere all'interno del carcere è importantissimo per non essere fagocitati da questa realtà".
Mi auguro che questo film possa far conoscere questo progetto a più persone possibili, a partire dai giovani, che sono la nuova generazione, all'interno della quale deve formarsi l'idea che il carcere non deve solo essere "punitivo" ma anche "costruttivo".





INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori



COSTI:



Contributo di 4 euro per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

giovedì 17 settembre 2015

Anche a Milano parte la rassegna "Le vie del cinema"

 
 
 






Nell’ambito della manifestazione Le vie del cinema, Agis Lombarda e Associazione per i Diritti Umani sono liete di segnalare le proiezioni dei film:




BEHEMOT di Zhao Liang



Documentario che, nel panorama delle distese erbose della Mongolia, racconta la dialettica tra paesaggio, miniere di carbone, condizioni di vita dei lavoratori e abnorme sviluppo urbano. Una meditazione critica sulla civiltà moderna, in cui si accumula ricchezza mentre l’uomo perisce.



Le proiezioni in lingua originale con i sottotitoli in italiano si terranno:



Lunedì 21 settembre, alle ore 19.50, presso Apollo spazioCinema di Galleria De Cristoforis, 3;



Martedì 22 settembre, alle ore 13.00, presso Apollo spazioCinema di Galleria De Cristoforis, 3;



Mercoledì 23 settembre, alle ore 15.30, presso Anteo spazioCinema di Via Milazzo, 9.






A COPY OF MY MIND di Joko Anwar



Film che racconta gli ultimi due difficili anni in Indonesia, tra corruzione politica e traffici illegali.



Le proiezioni in lingua originale con i sottotitoli in italiano si terranno:



Lunedì 21 settembre, alle ore 20.45, presso il Cinema Plinius di Viale Abruzzi, 28, Milano;



Mercoledì 23 settembre, alle ore 15.30, presso Apollo spazioCinema di Galleria De Cristoforis, 3, Milano.




THE RETURN di Green Zeng


Film in cui un detenuto politico di Singapore, accusato di presunto “comunismo”, torna a casa, ormai anziano, ma fatica a ritrovare un rapporto con i figli.



Le proiezioni in lingua originale con i sottotitoli in italiano si terranno:



Lunedì 21 settembre, alle ore 19.00, presso il Cinema Plinius di Viale Abruzzi, 28, Milano;



Mercoledì 23 settembre, alle ore 22.10, presso Apollo spazioCinema di Galleria De Cristoforis, 3, Milano.





Biglietti € 7.50



Info e prevendite sul sito lombardiaspettacolo.com

venerdì 11 settembre 2015

Il coraggio di Jafar Panahi nel raccontare l'Iran di oggi







Taxi Teheran è il titolo della nuova pellicola del regista persiano Jafar Panahi. Il regista de Il palloncino bianco, Il cerchio, Offside, Pardè e This is not a film – film vincitori dei maggiori premi in campo cinematografico – ha sempre raccontato le contraddizioni dell'Iran, denunciando la mancanza di libertà civili e universali attraverso poetiche metafore concettuali e visive. 

Panahi non ha mai taciuto le proprie posizioni politiche ed è sceso in piazza per protestare contro la rielezione di Mahmud Ahmadinejad: a causa di quelle manifestazioni di protesta gli è stato intimato di non girare più film, di non concedere interviste alla stampa straniera e di non abbandonare il Paese. Se avesse violato queste direttive sarebbe stato condannato a vent'anni di carcere. Grazie ad una rete di amici e colleghi, Panahi ha continuato a lavorare e torna nelle sale con Taxi Teheran, che si è aggiudicato l'Orso d'oro all'ultima edizione del festival di Berlino. Girato clandestinamente come le sue ultime due opere, il film è una docu-fiction in cui si compone un affresco della società iraniana. Salgono su un taxi, guidato dallo stesso regista, persone di tutti i tipi, età e professioni: donne, uomini, giovani, bambini, professionisti, persone semplici, persone note e comuni. In una scena significativa, il regista scende per pochi minuti dalla vettura per andare a prendere la sua nipotina all'uscita di scuola: anche lei, “armata” di videocamera, racconta di dover preparare una ricerca sulle attività scolastiche, ma che la ricerca deve conformarsi strettamente ai precetti dell'Islam ed evitare il “realismo nero”. Di cosa si tratta? Eccolo spiegato dal mezzo cinematografico e dalla creatività di Panahi: mentre lui e la bambina chiacchierano all'interno del taxi, sullo sfondo viene inquadrato un ragazzino che scava nella spazzatura e ruba del denaro a una coppia di giovani sposi. Sul suo taxi sale, inoltre, Nasrin Sotudeh, l'avvocatessa e attivista per i diritti umani, anche lei impossibilitata ad esercitare la professione dal 2011. Tra i tanti temi trattati, infatti, vi si trova anche quello che riguarda la condizione femminile, un argomento caro all'autore; e poi artisti e persone comuni che anelano alla libertà e, quando riconoscono il regista alla guida del mezzo, si stupiscono e poi si mettono a ridere. Sì, perchè la cifra che contraddistingue questo lavoro è l'ironia, un'ironia graffiante che dimostra quanto la censura non possa nulla contro la volontà. Una piccola cinepresa nascosta dell'abitacolo, riprende e registra (quasi sempre ad inquadratura fissa e in primo piano o mezzo busto) i volti e le espressioni delle persone: proprio come uno specchio che riflette e rimanda parole, immagini, situazioni che parlano dell'Iran contemporaneo. Il finale del racconto è terribile ed è accompagnato da un testo che sostituisce i titoli di coda: “Il ministero dell'orientamento islamico dà l'autorizzazione per i titoli di coda dei film che vengono distribuiti. Con mio grande rammarico quindi non ha titoli di coda. Esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno sostenuto. Senza la loro preziosa collaborazione, questo film non avrebbe visto la luce”. Auguriamo a Panahi di poter tornare alla luce della libertà dato che, coraggiosamente, continua a vivere con la famiglia a Teheran e sotto minaccia costante da parte del regime.

venerdì 4 settembre 2015

Incontri con gli autori: scuole SUPERIORI e UNIVERSITA'


Associazione per i Diritti Umani



Proposte di incontri con gli autori



per scuole SUPERIORI e UNIVERSITA'





Verranno consegnate anche schede didattiche di approfondimento con spunti di riflessione.






Percorso 1: Focus PALESTINA




Presentazione dell'ultimo libro di Adania Shibli, scrittrice palestinese che vive tra Londra e Ramallah. e che collabora con importanti istituzioni culturali palestinesi come al-Hakawati Theater di Gerusalemme e il Sakakini Cultural Centre di Ramallah.




E visione e analisi del film Five broken cameras.



IL LIBRO:



Pallidi segni di quiete" raccoglie i più bei racconti di Adania Shibli, la giovane scrittrice palestinese il cui primo romanzo, "Sensi" (Argo 2007), è già noto al pubblico italiano. Calando l'asciutta enunciazione di minuti fatti quotidiani in un'atmosfera oscillante tra stupore e sgomento, Adania Shibli consegna al lettore un mondo drammaticamente incomprensibile. Da "Senza rami" a "Necrologio di un bravo professore del quartiere armeno" a "Pallidi segni di quiete", che dà il titolo alla raccolta, è un incessante succedersi di finestre che si spalancano su un universo bello e terribile, fissato da occhi inermi e spietati.



IL FILM:



La particolarità di questo documentario risiede nell’equilibrio tra i momenti familiari e intimi (come quando il vecchio padre di Emad tenta di arrampicarsi e bloccare la jeep israeliana che stava portando il figlio in prigione o quando il piccolo Gibreel bacia i manifesti funebri chiedendo al padre il significato della morte), tra gli abitanti del villaggio ognuno con le proprie speranze e convinzioni (su tutti Phil e Ameed) e la cronistoria dei cambiamenti nel villaggio (dalla costruzione del muro di separazione e di nuovi insediamenti illegali, alla raccolta delle olive a cui spesso partecipano anche gli internazionali per proteggere i contadini palestinesi, alla politica internazionale) e fare un film intimo ed personale è stato il modo per farlo sentire nuovo ed autentico.





Temi di riflessione: L'assedio/il muro dell’apartheid/La resistenza creativa e non violenta









Percorso 2: EGITTO “I ragazzi di Piazza Tahrir”



Proponiamo il libro di Azzurra Meringolo “i ragazzi di Piazza Tahrir”, ricercatrice di Relazioni Internazionali all’università Roma3; un libro che ci fa respirare il clima e le dinamiche interne alla società egiziana pre-25 gennaio e che spiega come dice Ala al Aswani che “la rivoluzione è uno stato mentale, una scelta di vita: è uno stato d’animo che si decide di abbracciare o meno e quando lo abbracci è per sempre”.





IL LIBRO:



Questo libro racconta il clima pre-rivoluzione a cui come ha scritto l’autrice “mancava solo la scintilla finale: il conto alla rovescia era iniziato da anni” e un Occidente che non ha saputo coglierne i segni credendo (o fingendo di credere) alle menzogne del raìs secondo cui l’unica rivoluzione possibile sarebbe stata quella islamica.

Viene esaminata in particolare la sfera virtuale intesa come luogo di libertà che riesce a influenzare le dinamiche interne alla società egiziana grazie ai blogger che, protetti dall’anonimato, affrontano argomenti tabù e riformulano la posizione dell’Islam nella sfera pubblica realizzando una rivoluzione culturale in cui uomini e donne iniziano a incrociarsi negli “interstizi virtuali”. Ma la sfera virtuale diventa anche paradigma di uno scollamento tra regime e popolo, considerato suddito e non cittadino, come dimostra la descrizione che Gamal Mubarak fa degli internauti come di “amebe bloccate davanti al loro schermo che non sarebbero usciti dalle stanze in cui erano rintanati”; quando il regime ne prende coscienza l’unica mossa è quella di oscurare Internet. Mossa tardiva e inutile perché come ha sottolineato Maher, uno dei leader del “Movimento 6 aprile” “la rivoluzione dei gelsomini aveva ormai creato una reazione a catena tra i cibernauti egiziani” arrivando a prospettare “un nuovo panarabismo virtuale”.





LE CANZONI:



Le canzoni nel mondo arabo contemporaneo sono una forma d’arte e di contestazione al punto da essere state definite da Omar Barghouti “Intifada delle parole”: ci faremo così guidare dai testi di 3 famose canzoni per esplorare la colonna sonora della rivoluzione egiziana.




Temi di riflessione: I temi di attualità (la rivoluzione), l'Arte come forme di protesta, l'analisi dei testi delle canzoni, le aspettative dei giovani.






Percorso 3: IMMIGRAZIONE : Storia recente del Maghreb e come risponde l'Occidente ai fenomeni migratori



Presentazione della graphic novel “Se ti chiami Mohammed” di Jerome Ruillier e visione e analisi del cortometraggio “C'est dimanche!” di Samir Guesmi.




LA GRAPHIC NOVEL:


Quando entri alla Renault, guardano come ti chiami. Se ti chiami Mohamed, ti mandano in catena di montaggio. Mohamed o Khémais, eh, è la stessa cosa!”Per l’illustratore Jérôme Ruillier l’immigrato della nostra epoca è come un disabile. La sua vita è condizionata dall’impossibilità di essere come gli altri, la maggioranza, e dalle barriere create dalle differenze di cui è portatore. La diversità diventa così un handicap e rende difficile la convivenza con la comunità di appartenenza.



IL CORTOMETRAGGIO:



Ibrahim vive con il padre in Francia. I suoi voti a scuola sono un disastro e quando un giorno i professori gli consegnano una nota da far firmare al genitore, Ibrahim, incapace di comunicare con il padre severo, gli fa credere che la nota sia un diploma. La notizia scatena la gioia del genitore.



Temi di riflessione: Storia recente dei Paesi maghrebini/i cambiamenti sociali/ l'impatto sull'Occidente.



Definizioni giuridiche: immigrato/rifugiato/clandestino





Percorso 4: focus SIRIA



Presentazione del saggio: “La felicità araba” di Shady Hamadi il caso siriano incarna tutte le paure di un cambiamento perché un mutamento in Siria cambierebbe tutto il Medio Oriente, è la base per costruire un modello di cittadinanza universale ed eliminare la crisi dello stato nel mondo arabo.



Presentazione del romanzo “Il silenzio e il tumulto” di Nihad Serees



Visione e analisi del documentario: Young Syrian lenses



IL ROMANZO:


Nel caldo torrido di un polveroso paese mediorientale dominato dalla dittatura, Fathi Shin, un famoso scrittore accusato di antipatriottismo ed al quale è stato imposto il divieto di pubblicare nuovi libri, vive una giornata di assurdità kafkiana. Mentre una folla esaltata, scomposta e incontrollabile si riversa in città per volere del leader, nel giorno dei festeggiamenti dei vent'anni dalla salita al potere, Fathi cerca di sfuggire al tumulto per trovare il silenzio - quiete e calma - e far visita alla madre e alla sua amante, ma appena varca la soglia del suo appartamento iniziano i guai... "Il silenzio e il tumulto" è un romanzo sulla vita sotto e durante la dittatura: è l'affresco vivido di un popolo dominato dalla paura. Una storia urgente da raccontare, sensuale, capace di far sorridere anche in un periodo dominato dalla violenza, un atto di coraggio di uno scrittore siriano.



Il DOCUMENTARIO:


Young Syrian Lenses" è un progetto totalmente indipendente e volontario – patrocinato da Amnesty Italia – dei filmmaker marchigiani Ruben Lagattolla e Filippo Biagianti. Ruben e Filppo riescono nel maggio 2014 ad entrare in Siria e a documentare la rischiosissima attività dei ragazzi che lavorano come fotografi e media activist ad Aleppo, sotto assedio da anni, e a testimoniare i tragici episodi che occorrono sotto il regime di Bashar al Assad.



Temi di riflessione: la guerra in Siria/ l'immigrazione anche in Italia/il ruolo della musica come protesta/l'ironia anche in condizioni difficili







Percorso 5: ALGERIA “Marsiglia Algeri viaggio al chiaro di luna”



Presentazione del libro “Marsiglia Algeri viaggio al chiaro di luna” di e del documentario “Oueine Algerie?” di Lemnaouer Ahmine. Alla presenza del regista.



IL LIBRO:



Algeri, la “Bianca”, una città avvolta in una luce di struggente bellezza, ancora chiusa nella paura del terrorismo e nell’orgoglio della guerra d’Indipendenza, perennemente in bilico tra l’anima autoctona – con le donne quasi tutte velate e truccatissime – e la tentazione francese, con l’intellighentia algerina espatriata in Francia, i giovani che vanno a Parigi per vestirsi e il Paese che coltiva un buon francese, parlandolo quasi più dell’arabo.
Questo terzo libro della collana REvolution di Albeggi Edizioni, Marsiglia-Algeri, viaggio al chiaro di luna(364 pagg., 16 euro, ISBN 9788898795062),racconta un Paese affascinante e criptico: l’Algeria. La firma è quella della giornalista Ilaria Guidantoni, che ha già pubblicato per Albeggi Edizioni sulla transizione tunisina e si cimenta nuovamente col Mediterraneo, verso cui nutre una grande passione. Il viaggio si sviluppa ascoltando le voci di femministe, intellettuali, artisti e imprenditori; osservando il dialogo interculturale e interreligioso; esaminando le opportunità di sviluppo sotto il profilo politico, economico, di cooperazione, del turismo.
Attraverso questo viaggio l’autrice prova a immaginare il futuro dell’Algeria se essa saprà riconquistare l’anima mediterranea, diventando un punto di riferimento a livello internazionale in materia di politica energetica, lotta al terrorismo nel Nord Africa e valorizzazione delle minoranze linguistiche.




IL DOCUMENTARIO:



L’autore, che vive in Italia da quasi vent’anni, fa un bilancio della sua vita e traccia con grande libertà d’espressione la storia della sua famiglia, che è uno spaccato di ciò che è stato e di ciò che è diventato il suo Paese d’origine, l’Algeria. “Perché, dice, io ho due case, ma la radice è una sola”.
Un racconto molto personale che intreccia ricordi e ritratti familiari con la storia dell’ Algeria nell’anno della celebrazione dei 50 anni dell’Indipendenza.



Temi di riflessione: terrorismo: le radici/i pregiudizi/cosa accade nel mondo






INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani, alla presenza di autori ed esperti di materia.



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori





COSTI:



Contributo di  4 euro  per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

venerdì 7 agosto 2015

Per non dimenticare le terre dei fuochi

 
L'Associazione per i Diritti Umani ha organizzato, nell'ambito della manifestazione “D(i)ritti al centro!” un incontro con il Thomas Turolo, regista del documentario Ogni singolo giorno in cui ha dato voce agli abitanti delle terre dei fuochi infestate dai rifiuti e dagli sversamenti tossici. Il diritto alla salute e alla vita, i racconti dei malati, l'agricoltura in crisi: questi sono solo alcuni degli argomenti di cui si è parlato. Ringraziamo l'autore, il Centro Asteria che ha ospitato la manifestazione e tutte quelle persone (donne, uomini, bambini, giovani e meno giovani) che hanno prestato anche il loro volto per dire NO alla mafia e alle collusioni disoneste.

Eccovi il video
 
 
 

lunedì 29 giugno 2015

Diamante nero: il cinema, l'identità, la protesta







Dopo il grande successo di Tomboy, il film che raccontava di una ragazzina che vuole essere un maschio, esce sul grande schermo l'ultimo lavoro della regista Céline Sciamma, presentato al Festival di Cannes nella sezione “Quinzaine des Realisateurs” e intitolato Bande des filles. Il titolo italiano è Diamante nero e prende spunto dalla colonna sonora, un brano di Rihanna, “Diamonds” che scandisce ritmicamente le pulsazioni del cuore e della vita delle protagoniste.

Si tratta, infatti, di un film ancora al femminile che molti hanno subito definito “di genere”: nella prima sequenza vediamo un gruppo di ragazze nere che, in uno spogliatoio, ridono, scherzano, schiamazzano, unite nella gioia della giovinezza e della spavalderia. Poi ognuna di loro fa ritorno alla realtà, entra nelle case di periferia, alle prese con i problemi di una quotidianità difficile, soprattutto se si è femmine.

Marieme, la protagonista sedicenne, deve fare i conti con un fratello dispotico, con le decisioni prese dagli altri “per il suo bene”, con un lavoro che non le piace e con una società dove prevalgono machismo e prepotenze. Ma Marieme non ci sta e impara a dire NO: Cambia nome e diventa Vic, si stira i capelli, cambia anche look, si arma di coltello e inizia a fare a botte. Non è sola: a lei si uniscono altre tre - Lady, Adiatou e Fily - ed ecco formata la banda che dà il titolo alla pellicola, una banda di ragazze che si comportano come i modelli maschili che hanno intorno: minacciano, rubano, non temono nessuno.

Ma la natura femminile c'è e non si inganna: Marieme è innamorata dell'amico del fratello. Una sera va da lui, si spoglia e gli dice semplicemente “Facciamo l'amore”. Una dichiarazione così diretta, un'offerta di sé così istintiva marchieranno Marieme come sgualdrina. Ma in questo suo atto d'amore c'è tutta la forza della libertà.

Diviso in capitoli, proprio come un romanzo di formazione, Diamante nero è ambientato nelle banlieu parigine, abitate, come sappiamo, da immigrati e dai loro figli, dove le persone vivono in quell'architettura squadrata e squallida che caratterizza tutte le periferie e dove vince la legge del più forte e del più furbo: ma la regista non ha voluto realizzare un film su questo tipo di ambiente. Il suo intento è più politico: attraverso le vicende - particolari e univerali allo stesso tempo - di Marieme e delle sue amiche che si affacciano alla vita e alla maturità con tutte le emozioni, le paure e la confusione tipiche della loro età, viene raccontata una forma di resilienza ai modelli imposti dall'esterno. Le protagoniste dicono NO alla violenza e, in fondo in fondo, rispondono con l'amore; dicono NO alle donne sottomesse al patriarcato; dicono NO a modelli familiari apatici e senza orizzonti, immaginando e lottando per un futuro migliore; dicono NO a regole di lavoro ingiuste.

E' un film ben scritto, studiato nella sceneggiatura e nella regia che non scade nelle scelte comuni proprio per far riflettere sulla grande forza e il grande coraggio di queste piccole donne (donne nei corpi, ma bambine negli occhi), confuse ed eroiche nel loro guardare dentro e fuori da sé per strutturare un'identità e una vita possibilmente consapevole e felice.

giovedì 4 giugno 2015

Democrazia, libertà e violenza




L'Associazione per i Diritti Umani parteciperà al dibattito sul film Il fondamentalista riluttante, della regista Mira Nair nell'ambito del cineforum intitolato “Democrazia, libertà e violenza: Le contraddizioni della società plurale” organizzato dall' Università Milano Bicocca. L'iniziativa è promossa e organizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale. Ore 14.30 presso Auditorium “Guido Marinotti”, Via Vizzola, 5 Milano.
 






I prossimi appuntamenti delle proiezioni e dei dibattiti saranno: 9 luglio con il film A come Srebrenica di Roberta Biagiarelli; 8 ottobre L'Onda di Dennis Gansel; 17 novembre Reducted di Brian De Palma; La corte di babele di Julie Bertuccelli. Ore 15.30, sempre presso Auditorium Marinotti.



L'iniziativa prevede anche incontri di approfondimento, anche perchè nasce subito dopo l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi. I seminari proposti muovono da una riflessione che vuole andare oltre la “questione islamica” per focalizzarsi, invece, sul “vivere insieme” e su come sia possibile costruire davvero una società plurale e rispettosa di tutti. Alcuni seminari di approfondimento saranno:



9 luglio ore 10.30 in occasione del 20mo anniversario del genocidio di Srebrenica e del 100mo anniversario del genocio degli armeni: Il genocidio del secolo breve. Comprendere l'incomprensibile. Edificio U6, aula Martini



16 settembre ore 14.30: La società plurale oltre la tolleranza

Edificio U6, aula Martini



Libertà di espressione e rispetto delle religioni: le forme di auto-limitazione nelle democrazie liberali, ore 14.30

Edifizio U6, aula Martini





L'Associazione per i Diritti Umani vi terrà informati (anche sulla sua partecipazione ad altri incontri di questo bel programma), ma per ulteriori informazioni scrivere a:



seminari@interdipartimentali2015@unimib.it