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lunedì 16 novembre 2015

Immigrati, brava gente






La scena si apre sull'interno di un'abitazione di una famiglia napoletana: padre, madre, due figli (un maschio e una femmina) e una suocera.

Il padre fa il meccanico, la moglie è una casalinga, la figlia studia ed è impegnata nel sociale e il figlio, grande e grosso, ha come massima aspirazione quella di partecipare a “Il grande fratello”: una famiglia, comune, di persone semplici. La loro routine viene squarciata nel momento in cui entra, nel salotto di casa, un immigrato: un ragazzo straniero, stanco, malato per il lungo viaggio e la mancanza di assistenza che fa letteralmente irruzione in casa Croccolo . E' il perturbante, è colui che fomenterà le paure e metterà in crisi le certezze.

Si tratta della commedia intitolata Immigrati, brava gente scritta e diretta da Bernardino De Bernardinis: due atti in cui si ride molto e poi si riflette.

Un intreccio classico, ben costruito: un furto a casa di una signora appariscente porta alcuni membri della famiglia a sospettare di quel ragazzo africano, Omar, a cui con il tempo, si sono tutti affezionati, ma la verità non è mai in ciò che appare. Bisogna scavare e andare oltre la superficie per capire come sono andate davvero le cose e, allora, ecco che alcuni affetti si sgretolano e altri vengono riconfermati, la fiducia passa il testimone e un padre accoglie un figlio in più.

Molti gli argomenti trattati da questo testo: quello delle migrazioni – di grande attualità – a cui fa riferimento anche il titolo stesso che allude al periodo in cui eravamo noi a emigrare in cerca di lavoro e di un futuro migliore, un periodo da tanti dimenticato; il valore della solidarietà, messo in scena sempre prima dalle donne, portatrici di vita e poi dagli uomini; la generosità di chi accoglie e la gratitudine di chi è accudito. E anche una critica ai mass-media che lanciano notizie allarmanti o propongono trasmissioni che, abbassando il livello culturale, finiscono per condizionare anche opinioni e comportamenti.

Immigrati, brava gente - in cartellone al Teatro Martinitt di Milano fino al 22 novembre – diverte ed emoziona ed è adatto, in particolare, per i ragazzi che si affacciano su una società complessa e contradittoria e che devono imparare a rovesciare gli stereotipi.

venerdì 25 settembre 2015

Guida sanitaria per espatriati


Con piacere vi informiamo che il progetto Siscos - Guida sanitaria per espatriati - è disponibile online, con un sito web aggiornato e facilmente navigabile. Lo scopo è quello di fornire alcune semplici norme di comportamento per i tanti problemi sanitari che tutti gli operatori delle ONG convenzionate con SISCOS possono dover affrontare nelle missioni all’estero.
“Siamo convinti che partendo dalla prevenzione sanitaria si possa contribuire alla sicurezza degli operatori delle Ong” – ha sottolineato Cinzia Giudici, Presidente della Siscos, in occasione della presentazione della Guida alla conferenza “La sicurezza è una cosa seria”, organizzata dalle tre reti ONG alla Farnesina con la presenza del Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni. E’ per questo che la Guida consente di raggiungere i migliori siti internazionali che approfondiscono il tema della protezione del personale impegnato in missioni in paesi tropicali e non, offrendo aggiornamenti costanti
sulle emergenze sanitarie inatto.

La Guida ospita inoltre il dossier “
Suggerimenti per la gestione dei rischi e la sicurezza degli operatori delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale”, predisposto dalle reti di Ong Aoi, Cini, Link2007 in collaborazione con l’Unità di Crisi del MAECI, con informazioni e suggerimenti utili a fornire una visione d’insieme delle problematiche relative alla sicurezza in contesti potenzialmente pericolosi.


Il sito della guida sanitaria è visitabile al link http://guidasanitaria.siscos.org, oppure raggiungibile dal portale Siscos www.siscos.org

domenica 13 settembre 2015

#Stop war not people

#StopWarNotPeople APRIRE LE FRONTIERE, FERMARE LE GUERRE, RESPINGERE I RAZZISTI#refugeeswelcome #milanolibera13 settembre 2015 dalle h.15 PRESIDIO @PIAZZA DUCA d’AOSTA – STAZIONE CENTRALE dalle 14.00 JAM HIPHOP, cucine solidali, mercatini dell’usato e dello scambio, lezioni di italiano in piazza e tanto altro!dalle 19.00 presentazione del nuovo film di ASCANIO CELESTINI, proiezione di ASMARINA.

Nel pomeriggio, l'Associazione per i Diritti umani c'era! Organizzata da "Cantiere": ecco il comunicato e le foto:

Ondate umane si infrangono sui muri della fortezza europa, su quelli fatti d’acqua e guardie costiere, su quelli di eserciti e filo spinato, di gas urticante e polizie, di prigioni per l’identificazione e l’espulsione e respingimenti forzati.Dopo la propaganda a seguito della nascita dell’U.E., che faceva un vanto dell’abolizione delle frontiere interne e della possibilità di libero movimento, tornano improvvisamente in azione anche i check point tra un paese e l’altro, come risposta alla situazione di migliaia di uomini, donne e bambini costretti ad accamparsi su una scogliera al confine tra Italia e Francia, al bordo di un’autostrada tra Francia e Inghilterra o a morire nel cassone di un tir tra Ungheria e Austria.Di fronte all’emergenza umanitaria causata dalle guerre che circondano ormai completamente l’Europa, dalle speculazioni, da una crisi globale che lascia i poveri a litigarsi le briciole mentre l’1% si spartisce la torta, aprire le frontiere non è un’istanza buonista o un gesto caritatatevole, ma un primo e minimo atto dovuto: migranti, profughi e rifugiati scappano dalle guerre scatenate dagli interessi delle lobby di armi e petrolio, dai regimi e dai gruppi fondamentalisti finanziati e spalleggiati dalle “democrazie occidentali”, dalla miseria seminata da vecchi e nuovi colonialismi.Aprire le frontiere perchè non si tratta di un’invasione, ma di una crisi sistemica, dove emigrare rimane l’unica scelta possibile nella ricerca di un futuro e una vita degni. E soprattutto fermare le guerre, fermare le stragi, fermare i crimini contro vita e dignità.Gli stessi assassini che dalle poltrone votano e soffiano sul fuoco delle guerre sono spesso gli stessi che prima stipulano affari con i peggiori dittatori, poi speculano sulla pelle di chi scappa disperato dai propri paesi (con i business del mercato in nero e della gestione mafiosa dei flussi migratori, intascando fondi e appalti e lasciando i rifugiati a vivere in condizioni indegne come succede a Bresso) e sono gli stessi che per difendere questo sistema e racimolare quattro voti diffondono razzismo e guerra tra poveri, servendosi pure degli utili idioti disposti a dar fuoco a un campo rom, assaltare un c.i.e. o pestare un migrante. La Lega, d’altronde, ce lo ha ben mostrato con i decennali rapporti con Afewrki, dittatore dell’Eritrea, cui ha passato armi, con cui fa affari, salvo poi lamentarsi davanti alle migliaia di persone che scappano dalla guerra civile.Gente del genere, che si definisce “fascista del terzo millennio”, ma ignorante e braccio armato degli interessi forti come nel secondo e come sempre, vorrebbe radunarsi da tutta Italia nella Milano Medaglia d’oro alla resistenza, peraltro proprio nei giorni dell’anniversario dell’omicidio di Abba Abdoul Guibre, un ragazzo diciottene italiano originario del Burkina Faso ammazzato al grido di “sporco negro” da tre fascisti nell’onda di queste vergognose retoriche della paura.L’appello è a tutta la Milano solidale, meticcia, antirazzista; la milano che in stazione centrale mostra il suo volto migliore sostenendo i profughi ben prima che le istituzioni si sveglino; che è disgustata dalle immagini di Ventimiglia, di Calais, di Kos, di Budapest; che non è più disposta a tollerare le stragi in Siria, in Libia, in Eritrea, nel Kurdistan turco e siriano e purtroppo in molti altri paesi.L’appello è alla Milano che apre sportelli legali, organizza raccolte di cibo, vestiti e generi di prima necessità, che organizza scuole di lingua e si batte per i diritti e la dignità di tutte e tutti, che accoglie migranti e rifugiati, che respinge i razzisti di ogni natura.RESTIAMO UMANI.













sabato 29 agosto 2015

Storia di una cooperativa sociale minacciata dalla mafia






27 agosto 2015: l'ennesima intimidazione. questa volta una minaccia di morte rivolta al direttore generare della Cooperativa Giovani in Vita, Domenico Luppino. 


 
 




La Cooperativa Sociale Giovani in Vita conta oggi 26 soci ed è nata nel nell'ambito del PON Sicurezza e Sviluppo nel Mezzogiorno d'Italia 2002-2006 come risultato di un progetto del Consorzio di nove comuni della Piana di Gioia Tauro denominato "Impegno Giovani" di cui faceva parte il comune di Sinopoli, allora amministrato da Domenico Luppino (oggi Direttore Generale della Cooperativa) e da questi fortemente voluta anche per dare una risposta concreta alle diverse intimidazioni subite da parte della criminalità organizzata.



La Cooperativa aveva ed ha come principale finalità il recupero di soggetti svantaggiati attraverso l'offerta di un'opportunità di lavoro sia nel settore agricolo, con la coltivazione e produzione sui terreni confiscati alla 'ndrangheta, sia nel campo dei servizi offerti anche e soprattutto ad altri imprenditori agricoli vittime della mafia che hanno difficoltà a reperire le maestranze disposte a lavorare sui loro terreni.   





La cooperativa opera su un totale di circa 700 ettari di terreni coltivati a uliveto, agrumeto e seminativo divisi tra confiscati, sequestrati o di proprietà di altre aziende agricole private. Risale al 2008 l’assegnazione dei primi terreni (circa trenta ettari) confiscati ad alcune famiglie malavitose dei comuni di Oppido Mamertina e Varapodio, entrambi in prov. di Reggio Calabria, e Limbadi (provincia di Vibo Valentia) e di Sinopoli stesso. La nostra scelta di offrire un'opportunità LEGALE di lavoro a uomini e donne del posto, ha da sempre riscontrato l'opposizione da parte di molte persone e talvolta anche da parte di taluni che, in maniera nemmeno tanto velata e seppur lontani dalla 'ndrangheta, ci hanno "suggerito" di "lasciar perdere" perché "contro certe realtà è una battaglia persa" (cit. testuale). Per non parlare poi dei vari attentati, furti, incendi e quant'altro, che la Cooperativa, e ancor più il direttore Luppino, hanno subito sistematicamente in oltre dieci anni di attività. 



L'idea che ci spinge, però, ad andare avanti sulla nostra strada, e anzi a cercare sempre nuove opportunità di crescita e miglioramento per il nostro territorio, è la convinzione che solo attraverso la creazione di occasioni di lavoro, alternative al profitto "facile" proposto dalle organizzazioni criminali, riusciremo ad essere uomini e donne veramente liberi, anzi, come ci piace dire...



uomini e donne ‘NDRANGHETA FREE



Ecco perché da alcuni anni, ormai, abbiamo intrapreso un nuovo impegno confezionando la marmellata prodotta con le arance, i limoni, le clementine e gli altri frutti dei terreni confiscati e l'imbottigliamento dell'olio, fino a poco tempo fa venduto sfuso all'ingrosso, realizzato con le olive raccolte nei terreni di Sinopoli, Oppido Mamertina e Limbadi.



Nonostante gli svariati tentativi di impedirci o quantomeno ostacolarci nel nostro lavoro, stiamo proseguendo con fermezza sulla nostra strada e stiamo portando avanti il nostro progetto. Anzi, il nostro impegno nella ricerca di nuove opportunità di lavoro per la crescita della Cooperativa stessa e quindi degli uomini e delle donne che la compongono, è sempre maggiore. Ecco perché da meno di un anno abbiamo aperto un nostro punto vendita a Firenze ed un altro è in fase di apertura a Messina; abbiamo anche avviato un laboratorio di pasticceria e prodotti da forno sempre a Firenze e stiamo collaborando con Associazioni, Cooperative e altre realtà pubbliche e private di rilevanza anche nazionale e internazionale.



Giovani in Vita, solo per parlare degli ultimi anni, si è resa promotrice di alcune importanti iniziative sociali quali la costituzione di una Rete di Imprese denominata Calabria Solidale (un progetto di Chico Mendes Coop. Scarl di Milano) – rete di produttori calabresi che promuovono i principi di legalità, trasparenza, solidarietà, rispetto del lavoro, tutela dell’ambiente e del territorio e che mette in relazione piccoli agricoltori di una delle regioni italiane con maggiori difficoltà di sviluppo con i consumatori solidali – e di una Cooperativa di Comunità (TENORCA Terre Normanne di Calabria) finalizzata al recupero dal rischio di estinzione di un intero Comune, quello di Arena in provincia di VV, e al recupero di una specie di legume, il fagiolo Zicca Janca, coltura che sta scomparendo; la sottoscrizione di un Patto di Collaborazione con la "Misericordia di Firenze" per la fornitura a titolo gratuito delle eccedenze alimentari e dei prodotti in scadenza per la redistribuzione alle persone in difficoltà; un accordo di collaborazione con Emergency, finalizzata alla fornitura di prodotti alimentari e al riconoscimento di una parte del ricavato delle vendite alla stessa Associazione; una collaborazione con l’Associazione "SOS Rosarno" finalizzata all'impiego di migranti africani ospiti della tendopoli di San Ferdinando.


La Cooperativa ha anche avviato rilevanti rapporti commerciali con realtà quali SIAF, importante azienda pubblico-privata specializzata nelle forniture per le mense scolastiche e ospedaliere, e CTM Altromercato, la principale organizzazione di fair trade presente in Italia (con circa 300 Botteghe del Mondo) e tra le principali a livello internazionale.




https://www.facebook.com/pages/Cooperativa-Giovani-In-Vita-RC/344764342204778?ref=aymt_homepage_panel

domenica 16 novembre 2014




Associazione per i Diritti Umani

PRESENTA



D(i)RITTI AL CENTRO
AMORE E SOLIDARIETA' IN PERIFERIA

Incontro con Pierfrancesco Majorino

sul suo ultimo romanzo “MALEDETTO AMORE MIO”



MARTEDI' 18 NOVEMBRE

ore 19.00

presso

SPAZIO TADINI

Via Jommelli, 24 (MM Piola, Loreto - Milano)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il nono appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, disabilità.

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri

In questo incontro Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali presso il Comune di Milano, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo intitolato “MALEDETTO AMORE MIO”: si parlerà di città e di cittadini, italiani e stranieri, di relazioni sociali, di diritti e di molto altro.

L'appuntamento è per martedì 18 novembre, alle ore 19.00, presso Spazio Tadini in Via Jommelli, 24 (MM Piola, Loreto – Milano).










IL LIBRO: Chi è davvero Markus, un omone di due metri che un giorno decide di volare giù dal balcone? Che relazione aveva con lui Lisa, anziana donna che vive nello stesso stabile? Perché è così importante ogni oggetto che si trova nell’appartamento dell’uomo?Siamo a Milano. Lo scenario è quello di un palazzo popolare in cui si intrecciano le vicende di una miriade di personaggi. Su tutti il vecchio Ivo e il giovane Little Boy. Una miriade di personaggi che ruotano attorno a un segreto che deve essere svelato, che riguarda i vivi come i morti, e di cui qualcuno ha la chiave.Mentre da tutt’altra parte sta Erika, la figlia di Lisa, che non vuole più avere niente a che fare con la madre. E di cui non si sa chi sia davvero il padre .Con una scrittura chirurgica Majorino tesse una grande storia sociale del nostro tempo.



PIERFRANCESCO MAJORINO, è nato a Milano dove vive e lavora. Fin da ragazzo si occupa di politica all’interno dei Ds, di cui è stato segretario cittadino e responsabile del coordinamento milanese. Dal 1994 al 1998 è presidente nazionale dell’Unione degli Studenti e della Rete Studentesca. Nel 1998 viene nominato consigliere delegato dall’allora Ministro alla solidarietà sociale, Livia Turco, con l’incarico di occuparsi di politiche giovanili.

Nel 2006 entra a far parte del Consiglio comunale nella lista dell'Ulivo. Nel 2008 è stato eletto capogruppo del Partito Democratico. Durante l’amministrazione Moratti è tra coloro che ha proposto l’istituzione della Commissione Antimafia, il registro delle Unioni civili per le coppie di fatto, l’aumento delle abitazioni sociali all’interno del Piano di Governo del Territorio, l’istituzione del fondo anticrisi come misura contro il precariato e la povertà. Si è occupato di tematiche legate all'immigrazione. Ha collaborato con istituti di ricerca sociale. Nel maggio 2011 è stato eletto per la seconda volta nelle liste del Pd come consigliere comunale. Scrive romanzi, testi teatrali, reportage.

domenica 7 settembre 2014

Un progetto teatrale per L'Aquila


Riceviamo anche questa comunicazione e decidiamo di pubblicarla, per far rinascere una città, per far ritornare alla vita una bella regione del nostro Paese, per dare speranza e futuro ai cittadini e ai giovani de L'Aquila.


 








Artisti Aquilani onlus nasce nel 2009 per unire artisti capaci di indagare la realtà attraverso le arti performative e di unire la passione alla professione. In questi anni la ricerca dei contenuti e quella formale sono andate di pari passo, realizzando progetti sociali e artistici che hanno coinvolto sia il nostro territorio sia territori oltreconfine.



Siamo fieri costruttori autofinanziati del primo spazio teatrale, rinato a L’Aquila dopo il terremoto - La casa del Teatro - che teniamo in vita attraverso rassegne, festival, corsi, conferenze, seminari.
Il nostro lavoro è interamente autoprodotto. Non siamo sostenuti da alcun Ente o Ministero e riusciamo a sopravvivere grazie al sostegno del pubblico oltre che alla nostra tenacia.
Le nostre peculiarità sono la versatilità - un mix di tecniche e tradizioni artistiche (dal clown alla danza classica Indiana) - e il bisogno di far dialogare la formazione permanente e il lavoro con la vita e la storia.







http://www.artistiaquilani.it/


Zugzwang



In tedesco significa "obbligato a muovere". Negli scacchi si riferisce alla situazione in cui un giocatore si trova in difficoltà perché qualsiasi mossa faccia, è costretto a subire lo scacco matto oppure una grossa perdita di materiale.



Zugzwang è uno spettacolo in cui quattro personaggi alla deriva, esibendosi in una serie di attrazioni, si raccontano attraverso diversi linguaggi - la danza, la musica, il comico, il teatro di figura - nel contesto decadente e ironico di un dark cabaret. E’ l’allegoria di una realtà che racchiude in sé la scandalosa necessità di stupire per esistere, in un’accozzaglia di performance che servono solo a sopravvivere con fatica.



C’è una dimensione unica, una sorta di posto segreto che vive intorno al teatro ed è inafferrabile come la risposta a una domanda senza senso. È proprio lì che ci porta Zugzwang: siamo spettatori di eventi che solitamente sono negati ai nostri occhi. Per una volta ci è concesso il privilegio di guardare oltre e incontrare frammenti di un esistere che c’è, è concreto ma visibile solo nelle conseguenze del suo essere.



L’Attesa, il Potere, la Vita e la Morte danzano sullo sfondo decadente e impolverato di un Teatro deserto. Ed in questo luogo incontriamo quel che resta. Quel che resta dopo le luci della ribalta, dopo gli applausi, dopo il sipario.



Obbligati a muoversi sulla scacchiera dell’esistenza pur sapendo che ogni passo conduce ad una inevitabile sconfitta. Quel che conta è esserci e restare legati anche ad un solo filo, invisibile forse, ma ancora capace di sostenere il volo.


Perché il crowdfunding



Abbiamo scelto il crowdfunding perché è una pratica di micro-finanziamento che parte dal basso (come il nostro teatro) e che mobilita le persone oltrepassando le barriere tradizionali dell'investimento finanziario.


5 buoni motivi per sostenere Zugzwang



1. Per rispondere creativamente al cambiamento che sta avvenendo nel mondo culturale italiano.



2. Perchè avete sempre pensato che il teatro e la musica siano una cosa meravigliosa ma non avete mai potuto dedicarvi a questa passione e per poter dire agli altri e a voi stessi : questo l’ho fatto anche io!



3. Perchè pensate sia una modalità intelligente, efficace e innovativa per promuovere la cultura



4. Perchè vi piace dare fiducia ai giovani e credete che con la cultura si può mangiare ma anche vivere meglio per sè e per gli altri.



5. Per avere su questa terra sei persone che vi saranno grate per sempre e parleranno sempre bene di voi!


A cosa serve il vostro contributo



L'intera produzione verrà sostenuta da voi.



Ci aiuterete a sostenere le spese di: promozione dello spettacolo, costi di gestione della sala prove, scenotecnica, confezione dei costumi, organizzazione e distribuzione.



Se vi piace il progetto potete sostenerci in qualunque forma e in qualunque modo, contattateci su artistiaquilani@gmail.com.




domenica 30 marzo 2014

Genocidio Rwanda: per parlare alle nostre coscienze



Sono trascorsi vent'anni dal genocidio e da una guerra civile che fece circa un milione di vittime in Rwanda: una corte di Parigi ha emesso la prima sentenza nei confronti dell'ex capo dell'intelligence del governo ruandese dell'epoca e capitano della guardia presidenziale, Pascal Simbikangwa, condannandolo a 25 anni di carcere per complicità in genocidio e crimini contro l'umanità.

Noi vogliamo riportare alla memoria quel genocidio con la recensione di un libro: Nostra Signora del Nilo di Scholastique Mukasonga (uscito in Italia il 20 febbraio per i tipi di 66thand2nd), libro che ha ottenuto il premio Ahmadou Kourouma al Salone del libro di Ginevra e, nel novembre 2012, il premio Renaudot. 

Nostra signora del Nilo è il nome di un istituto scolastico, di un liceo femminile situato non lontano dal Grande fiume dove si erge la statua della Madonna nera. Siamo in Rwanda, negli anni'70, e in quell'istituto studiano allieve, spesso figlie di uomini potenti: avvocati, ministri, uomini d'affari. Intorno a quell'istituto si muovono, le suore, la madre superiora e il cappellano, ma anche il sindaco della città di Nyaminombe e le guardie comunali che insegnano e predicano alle ragazze i valori dell'onestà, della purezza e della castità. Gloriosa, Frida, Goretti, Godelive, Immaculée: questi i nomi di alcune di loro, ma nel gruppo, ci sono anche Virginia e Veronica, due giovani di etnia tutsi, ammesse alla scuola grazie alla quota “concessa” dagli hutu, l'etnia dominante. 


Un anno scolastico è un'occasione di confronto (o di scontro): un'impudenza, infatti, sfocerà nell'odio razziale è sarà uno dei primi segnali che porteranno al genocidio del 1994, nel periodo tra aprile e luglio, quando gli estremisti hutu, per preservare il loro potere, organizzarono l'immenso massacro.

Le ore di religione erano ovviamente affidate a padre Herménégilde. A suon di proverbi, dimostrava che i ruandesi avevano sempre adorato un unico Dio, un Dio che si chiamava Imana e che somigliava come un fratello gemello allo Jahvè degli ebrei della Bibbia. Gli antichi ruandesi erano, senza sapere di esserlo, dei cristiani che aspettavano con impazienza l'arrivo dei missionari per farsi battezzare, ma il diavolo era giunto a corrompere la loro coscienza”: questo è un brano del romanzo, scritto con un linguaggio semplice, ma efficace, che ripercorre la Storia passata e recente di un Paese sempre dilaniato da conflitti interetnici e religiosi e lacerato dal colonialismo.

Un testo che racconta di una terra bellissima su cui gli Uomini hanno seminato razzismo e sopraffazione, rabbia e fanatismo: ma una speranza, nel racconto, c'è e si chiama solidarietà.


mercoledì 6 novembre 2013

Il Consiglio europeo e il tema dell'immigrazione




Alla fine del mese di ottobre si è tenuto un vertice europeo che ha visto la seconda giornata dei lavori impegnata sul tema dell'immigrazione: otto Paesi del Sud Europa - in testa l'Italia, affiancata da Spagna e Francia - hanno approvato un testo comune in cui si parla di solidarietà e di distribuzione delle responsabilità.
Il Premier italiano, Enrico Letta, ha così commentato il summit: “ L'Unione Europea affronta, finalmente, dopo tanti anni e tanta disattenzione, il dramma del Mediterraneo...Le conclusioni del vertice Ue sono sufficienti rispetto alle aspettative che avevamo”.
Tra i provvedimenti discussi, vi è la proposta di migliorare Frontex, l'agenzia europea per il pattugliamento delle frontiere, anche se, dal punto di vista operativo, le conclusioni verranno confermate con il Consiglio europeo che si terrà il 28 dicembre: ma, sempre a proposito di Frontex, ci sono delle anticipazioni: l'Olanda si è già impegnata a destinare nuovi mezzi aerei, la Francia fornirà maggiori risorse e la Germania parla di “misure necessarie a corto termine”.
Sul tema dell'asilo politico, la discussione prevede tempi più lunghi: l'argomento verrà approfondito nel prossimo mese di giugno quando verranno affrontati i temi giuridici e, per quanto riguarda la posizione del nostro Paese, sempre Letta ha affermato che si sta lavorando ad un testo unico e, ritornando al tema principale del vertice, quello dell'immigrazione, ha aggiunto: “E' importante che sia stato incorporato il concetto di solidarietà, che non era scontato. Per noi è fondamentale il fatto che si sia raggiunto il risultato di considerare il tema come europeo, non solo maltese, italiano o dei Paesi del Mediterraneo. La tragedia di Lampedusa chiama in causa l'intera Unione Europea e le conseguenze dovranno essere assunte a livello europeo”.

lunedì 23 settembre 2013

Lo sgombero forzato dei rom



Carabinieri, polizia di Stato, Polizia municipale: circa 70 agenti di Roma Capitale hanno preso parte, nei giorni scorsi, allo sgombero forzato del campo abusivo di Via Salviati.
L'azione ha fatto seguito all'ordinanza del sindaco Marino n. 184 del 5 agosto con la quale si disponeva “il trasferimento immediato di persone e cose dall'insediamento abusivo di nomadi sito in Via Salviati al ricollocamento presso il villaggio della solidarietà di Castel Romano”; secondo il Campidoglio, lo sgombero si è reso necessario a causa delle condizioni igienico-sanitarie del campo sulla Collatina che risultano estremamente precarie per la mancanza di acqua, luce e servizi.
Cinque famiglie rom avevano accettato il trasferimento e l'assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà, Rita Cutini, aveva dichiarato che “ogni persona poi deciderà se aderire o meno alle alternative proposte”, aggiungendo: “ La volontà dell'assessorato di individuare e promuovere percorsi di inclusione e integrazione c'è tutta. Il rispetto delle regole è tuttavia la premessa indispensabile per costruire insieme alle famiglie rom dei percorsi veri di inserimento, basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco”.
Di diverso avviso sono i rappresentanti di Amnesty Internazional, Associazione 21 luglio e Centro europeo per i Diritti dei rom (Errc) che hanno sostenuto che lo sgombero ” Non rispetta standard e garanzie procedurali, ponendosi in continuità con le ripetute violazioni dei diritti umani perpretarti già dalla precedente amministrazione capitolina”. Dopo l'ordinanza del sindaco Marino, la comunità rom aveva scritto, in una lettera aperta, di non voler continuare a vivere in un ghetto e aveva lanciato un appello per richiedere un dialogo diretto con i membri delle istituzioni, ma - secondo i dati raccolti dalle tre organizzazioni - gli incontri non possono essere considerati come “genuine consultazioni”, se si prendono in considerazione le modalità, le tempistiche e il numero dei partecipanti.
Amnesty, Associazione 21 luglio e Errc hanno concluso che: “ ...I villaggi della solidarietà del Comune di Roma non possono essere ritenuti un'alternativa alloggiativa adeguata, essendo stato comprovato come condurre la propria vita all'interno di detti insediamenti compromette la fruizione di diritti imprescindibili sociali ed economici e condiziona fortemente la vita dei suoi abitanti, spesso anche in dispregio dei diritti umani”.






Riportiamo il comunicato stampa, diffuso dall'Associazone 21 luglio

Roma, 12 settembre 2013 ,

Anche l'attore Moni Ovadia, il giornalista Gad Lerner e il presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato Luigi Manconi hanno reagito alla notizia del primo sgombero forzato di un insediamento rom nella Capitale condotto dalla nuova giunta guidata da Ignazio Marino. Lo sgombero era già stato condannato e definito "una grave violazione dei diritti umani” da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC).

«Le ragioni e le modalità dello sgombero del campo rom di Via Salviati a Roma avvenuto questa mattina ci preoccupano - scrivono Ovadia, Lerner e Manconi -. Secondo Amnesty International, l'Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, l'operazione è stata effettuata senza rispettare
"gli standard e le garanzie procedurali previsti dalla normativa internazionale". Noi pensiamo che la valutazione di tre associazioni così autorevoli non possa essere ignorata. Tanto meno da parte di una amministrazione come quella guidata dal sindaco Ignazio Marino che ha la nostra simpatia e il nostro sostegno. Anche per questa ragione chiediamo che si trovi una soluzione, la più urgente possibile e quella che maggiormente tuteli la salute e rispetti i diritti fondamentali delle persone sgomberate. E chiediamo che immediatamente si riprenda il confronto con una rappresentanza dei nuclei familiari interessati. Ciò al fine di predisporre dei seri percorsi di integrazione che rispondano alla Strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea che sottolinea la necessità di superamento del modello "campo".

martedì 30 luglio 2013

Il Brasile del Papa e delle proteste


Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo...Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è la cultura dell'egoismo, dell'individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta a un mondo più abitabile, ma la cultura della solidarietà; vedere nell'altro non un concorrente o un numero, ma un fratello...Desidero incoraggiare gli sforzi che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di 'pacificazione' sarà duraturo, se non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa”.
Queste alcune frasi pronunciate da Papa Francesco durante la sua visita alla favela di Varginha, a Rio de Janiero.  


Il pontefice è tornato in Italia. La Confederation cup è terminata e, per un po', si spegneranno i riflettori sul Brasile in attesa dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi.
I brasiliani - pochi mediamente ricchi e tanti poveri - torneranno alla loro quotidianità, quella gente che è scesa in piazza per protestare contro un'economia capitalistica escludente e contro quei governanti che risolvono i problemi sociali solo in maniera superficiale, come era scritto su uno dei tanti striscioni che sfilavano durante le manifestazioni e che recitava: “Un Paese muto è un Paese che non cambia”, quelle persone che sulla spiaggia di Copacabana ascoltava e applaudiva le parole di Bergoglio quando faceva appello alla solidarietà.
Il presidente operaio Lula prima e Dilma Roussef poi si sono trovati a dover gestire una situazione economica disastrosa, eredità del precedente governo neoliberale di Fernando Enrique Cardoso. Lula si vide costretto a riadattare la sua politica in base alle richieste delle multinazionali e dei latifondisti e la Roussef ha continuato il suo operato avvicinandosi alla bancada ruralista - proprietaria della terra per la quale sono stati assassinati molti contadini e leaders sociali - e alla chiesa evangelica (e ricordiamo che la Commissione dei diritti umani è stata affidata ad un pastore evangelico, omofobo e razzista di cui abbiamo parlato in un precedente articolo). Per non parlare della persecuzione nei confronti del Movemento Sem Terra. 
Il popolo brasiliano si è stancato: è sceso nelle piazze di tutte le città per dire “basta” all'aumento del costo del biglietto de mezzi pubblici; alle tremende condizoni di lavoro degli operai impegnati nella costruzione di impanti sportivi faraonici; al progetto del treno ad alta velocità, che dovrebbe collegare ventidue quartieri di Fortaleza, ma che comporta la sparizione dei barrios, costringendo le persone ad abbandonare le propie case; alla privatizzazione merchandising sportivo da parte della Fifa che spazzerà via i piccoli veditori ambulanti.

La rabbia è esplosa, l'esasperazione è al limite. Le parole di Papa Francesco sono arrivate al cuore degli abitanti delle periferie brasiliane e di tutto il mondo, ma devono arrivare alle orecchie di chi ha il potere di avviare il cambiamento e promuovere l'uguaglianza.

lunedì 29 luglio 2013

Destinazione Thailandia: missione del PIME di Mae Suay


Un gruppo di adolescenti – e persone un po' più grandi – in questi giorni si trova in thailandia e ci ha mandato il reportage dell'inizio della loro bella esperienza che continueremo a seguire con interesse.
Pubblichiamo anche una parte della mail che ha accompagnato le fotografie in attesa di altre immagini e dei commenti, delle riflessioni, delle emozioni dei ragazzi.
Ringraziando tutti di cuore.





Ci troviamo nel Nord della Thailandia, precisamente nella missione del Pime di Mae Suay.
Siamo un gruppo di 13 persone, tre adulti (Grazia e Nello, due missionari laici che appena sposati hanno vissuto in questa realtà per 5 anni, avendo qui due dei loro tre figli , e io, Chiara) e 10 adolescenti ( una di 11 anni, gli altri di età 15-17 anni) che hanno deciso di trascorrere qui tre settimane delle proprie vacanze estive per vivere un'esperienza di condivisione, di servizio e di incontro con la cultura thai. Ecco perchè ci dedichiamo ad attività di manutenzione e pulizia del Centro, visitiamo i villaggi delle cosiddette tribù dei monti e conosciamo alcuni luoghi di questa incantevole nazione.
Ma siamo qui in Asia soprattutto per "metterci in gioco", per essere testimoni della nostra fede e fratelli delle persone che incontriamo.
E' una sfida per noi stessi e per gli altri poichè l'impegno richiestoci è grande: siamo, infatti, chiamati a condividere le speranze, i diritti e il mondo della gente incontrata, con stima e rispetto verso le diversità, partecipando della loro quotidianità con discrezione, entusiasmo e solidarietà.
Ti alleghiamo qualche foto , vorremmo inviarti in seguito anche qualche impressione dei ragazzi.
Nella stessa tensione a vivere per i diritti di tutti,            
Chiara, Grazia e Nello



sabato 1 giugno 2013

“The Desire for Freedom. Arte in Europa dal 1945”: una mostra su diritti e libertà



Si snoda tra le sale di Palazzo Reale, a Milano, ed è ancora possibile visitarla, fino al 2 giugno: si tratta di una mostra, ricca e ben organizzata, dal titolo “The Desire for Fredoom. Arte in Europa dal 1945”.
A cura di Monika Flacke, Henry Meyric Hughes e Ulrike Schmiegelt, realizzata su iniziativa del Consiglio d'Europa e finanziata dalla Commissione europea, l'esposizione presenta più di 200 opere di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 diversi Paesi: Albania, Azerbaijan, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina e Ungheria.
Il progetto nasce con l'obiettivo di superare la concezione di un'Europa del dopoguerra divisa tra due blocchi di potere contrapposti, come durante la Guerra Fredda, assumendo, invece, l'idea che le parti affondino le loro radici comuni nell'illuminismo e che, quindi, possano condividerne gli stessi valori, quali: la libertà, la giustizia e l'uguaglianza.
In particolare, le domande che la mostra sollecita allo spettatore sono: Come viene concepita e difesa, oggi, l'idea di libertà? Cosa significa “libertà” in Europa dopo il 1945?
Il percorso è suddiviso in 12 capitoli tematici. Apre il “Tribunale della ragione” in nome della quale sono stati commessi, nel corso della Storia, le peggiori violazioni dei diritti umani; ispirandosi all'omonima opera di Joseph Beuys, la seconda sezione si intitola “La rivoluzione siamo noi” e si interroga sulle utopie moderne e contemporanee; “Viaggio nel Paese delle meraviglie” racconta la capacità dell'Arte di rovesciare paradigmi e costringe lo spettatore a riflettere sulla propria coscienza storica; in “Terrore e tenebre” si affronta il tema della tortura che, ancora oggi, nega i valori della solidarietà e della fratellanza; si prosegue, poi, con il “Realismo della politica” in cui gli artisti dimostrano quanto spesso la politica non sia capace di risolvere problemi e conflitti all'interno della società civile;
la sezione “Libertà sotto assedio” riprende l'analisi delle violazioni dei diritti umani in nome della sicurezza; in “99 Cent” le opere mettono duramente in discussione il capitalismo e il consumismo; in “Cent'anni” gli artisti sperano in un rinnovato rispetto per l'ambiente e per le risorse che esso ci regala; a questa sezione è collegata la successiva, dal titolo “Mondi di vita” in cui l'abitazione non è solo riparo, ma può diventare anche canale di comunicazione con l'esterno; “L'altro luogo” può essere una scelta nuova di vita, un orizzonte diverso da quello imposto; “Esperienza di sé e del limite” pone lo spettatore di fronte ai quesiti: “Che tipo di persona voglio essere?” e “Quale relazione vorrei impostare con gli altri?”; e, infine, “Il mondo nella testa” conferma il fatto che le nostre scelte e i nostri comportamenti siano determinati, innanzitutto, dal Pensiero.
La struttura del progetto espositivo è circolare, senza linearità cronologica, perchè – in fondo – si tratta di argomenti universali e le riflessioni dovrebbero riguardare tutti, al di là dei confini e delle epoche. Una proposta culturale molto ampia con dipinti, fotografie, video, installazioni che vedono protagonisti artisti di fama internazionale, quali, per citarne alcuni: Christo, Damien Hirst, Lucio Fontana, Yinka Shonibare, Boris Mikhailov, Alberto Giacometti, Jannis Kounellis, Yves Klein. Un mappa geopolitica attraverso l' Arte, uno stimolo per la mente, un buon inizio, per chi fosse interessato a questi argomenti, per continuare ad approfondire anche grazie alle numerose citazioni, notizie e racconti che si possono ascoltare con le audioguide.





lunedì 25 febbraio 2013

Fame di diritti - di Christian Elia, giornalista, esperto di Mediterraneo, Balcani e Medio Oriente


 
L’autopsia non è giunta ad alcuna conclusione. L’inchiesta israeliana non ha rilevato segni di tortura. Saber Aloul, medico palestinese nominato dall’Autorità Nazionale Palestinese come perito di parte, si dice certo che la morte sia avvenuta a causa delle sevizie subite. Un sudario di impunità pare avvolgere il corpo di Arafat Jaradat, 35 anni, detenuto palestinese morto in cella – nel carcere di Megiddo – sabato 23 febbraio.
Era stato arrestato lunedì scorso, a Hebron, in Cisgiordania, mentre protestava contro l’edificazione di case per i coloni che, in violazione del diritto internazionale, continuano a prendere la terra dei palestinesi. Oggi, lunedì 25 febbraio, sono attesi i funerali di Arafat e si temono scontri. Alcuni parlano di Terza Intifada, ma in realtà la forma d protesta che ormai dilaga tra i detenuti palestinesi è lo sciopero della fame. Ieri non meno di 4mila prigionieri palestinesi hanno rifiutato il cibo, mentre in tutta la Cisgiordania si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà a Samer Issawi e ad altri quattro detenuti che da giorni praticano lo sciopero della fame.
Torna alla mente uno dei film più toccanti degli ultimi anni, che forse avrebbe meritato una riflessione più accurata: Hunger, di Steve McQueen, interpretato magistralmente da Michael Fassbender. La storia è quella di Bobby Sands, dell’Ira e dell’Irlanda. Ma non è importante il dove quanto il tema, che spiega più di mille dibattiti sugli attentati suicidi. Quando il corpo è l’arma, quando la vita non ha più valore, si è arrivati a un punto del conflitto che ha superato il più rischioso dei confini: quello dove le parti in causa, reciprocamente, si disconoscono l’umanità. Quello dove le parti, dentro di loro, non sentono più la vita come degna di essere vissuta. La crisi economica e le rivolte arabe hanno totalmente spento i riflettori sulla questione palestinese. La fame e la morte, in quella terra, parlano a tutti noi, senza concedere il lusso di guardare altrove.












Christian Elia 

sabato 19 gennaio 2013

Miracolo a Le Havre: un film-gioiello di Aki Kaurismaki



I film belli, purtroppo, restano nelle sale cinematografiche per poche settimane. Ma molti, per fortuna, si possono recuperare nelle rassegne oppure in versione DVD. Questo è il caso di Miracolo a Le Havre, di Aki Kaurismaki.
Marcel Marx è un lustrascarpe, ex clochard: vive a Le Havre con la moglie, Arletty, e la cagnolina Laika. Trascorre le sue giornate tra i bar del quartiere, la stazione ferroviaria e il porto. E, proprio qui, per un errore burocratico, giacciono dei containers che trasportano non solo merci, ma anche persone. Si tratta di migranti irregolari che, dal Gabon, volevano dirigersi a Londra. Ma, una volta in Francia, alcuni saranno rimpatriati, altri rinchiusi nei centri di "accoglienza" come quello di Calais. Alla polizia francese, però, sfugge un ragazzino, Idrissa che, per caso, incontrerà Marcel.
Marcel, intanto, ha scoperto che sua moglie è gravemente malata: nonostante questo, decide di tenere con sè il ragazzo finchè non riuscirà a raccogliere la somma necessaria per mandarlo in Inghilterra e farlo ricongiungere alla madre. Tutta la comunità del piccolo quartiere - il fruttivendolo, la panettiera, i pescatori, la barista - si darà da fare per creare una rete di solidarietà e aiutare Idrissa a passare la Manica. Persino il rockettaro Little Bob e il commissario di polizia, Monet.
Il regista finlandese conferma il proprio cinema lucido, diretto, spiazzante, ma anche poetico e surreale nella sua riflessione sui temi di attualità e nel suo interesse partecipato alla vita delle persone semplici.
Con una strizzatina d'occhio a Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, ricorda che i miracoli esistono solo nei sogni, nelle favole e al cinema, almenochè, nella vita reale, non si recuperino il senso di responsabilità e il rispetto per l ' "Altro".