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domenica 5 maggio 2013

PER I DIRITTI UMANI: LE CONDIZIONI DEGLI IMMIGRATI e DEI RICHIEDENTI ASILO IN ITALIA, OGGI



GIOVEDI’ 16 MAGGIO 2013
ore 18.30
presso

SPAZIO TADINI
Via Jommelli, 24 (MM Loreto/Piola)
Milano

- Ingresso gratuito a tutti gli associati Associazione per i Diritti Umani e
Associazione Spazio Tadini -
E’ possibile sottoscrivere le tessere delle associazioni in loco al costo agevolato di € 3,00

Milano 20/04/2013 - La neo costituita Associazione per i Diritti Umani si presenta attraverso il suo primo evento pubblico dal titolo Per i Diritti Umani: Le condizioni degli immigrati e dei richiedenti asilo in italia, oggi. Presso Spazio Tadini, Via Jommelli, 24 (MM Loreto/Piola) a Milano alle ore 18.30.
L’Associazione per i Diritti Umani nasce a seguito dell’esperienza con il sito www.peridirittiumani.com che si propone di tutelare e sorreggere quel “noi” a cui vogliamo dare voce.
Diritti Umani perché l’associazione parla dei diritti di tutti: uomini, donne, bambini, anziani, giovani, senza alcuna distinzione. I diritti non sono e non devono mai essere disgiunti dai doveri, nel rispetto degli altri, nel rispetto della vita.
Un progetto che ci auguriamo possa interessare sempre più persone: perché è proprio delle persone che vorremmo prenderci cura” - dice Matteo Grop, Presidente dell’Associazione per i Diritti Umani, proseguendo - “Con la serata del 16 maggio vorremmo dare inizio ad una lunga serie di iniziative culturali con lo scopo di affrontare, con diversi punti di vista, il tema dei Diritti Umani che troppo spesso è trascurato dal mondo dell’informazione”.
L’associazione Spazio Tadini è lieta di ospitare un nuovo evento di approfondimento sulla tutela dei diritti umani che oggi, sebbene in proporzioni diverse, sta emergendo anche nel nostro Paese in relazione al diritto al lavoro, alla tutela dei rapporti parentali, alla giustizia; motivo per cui, si apprezza la nascita di questo nuovo progetto associativo e lo si sostiene”, dice Melina Scalise dell’Associazione Spazio Tadini, che ospita l’evento.
La serata si aprirà con l’intervento di Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani che farà una breve presentazione del sito e delle attività dell'associazione stessa; seguiranno Marta Sghirinzetti della Rete Scuole Senza Permesso e Monica Macchi, esperta di mondo arabo e redattrice di Formacinema.it. Chiuderanno l'incontro i registi del documentario "IL RIFUGIO", Francesco Cannito e Luca Cusani.
A seguito degli interventi verrà proiettato il documentario "IL RIFUGIO":
Nel giugno 2011, 116 profughi provenienti dalla Libia sono stati trasferiti in un hotel disabitato sulle Alpi a 1800 metri di altezza. Per mesi hanno vissuto in completo isolamento nell’attesa che venisse riconosciuto il loro status di rifugiati. Questo documentario racconta la loro vita sospesa tra sogni e aspettative deluse.

giovedì 28 febbraio 2013

Il rifugio, documentario di Francesco Cannito e Luca Cusani : profughi abbandonati in alta montagna


Nel giungo 2011, 116 profughi, provenienti dalla Libia, sono stati trasferiti in un albergo disabitato sulle Alpi, a 1800 metri. Per mesi hanno vissuto in completo isolamento nell'attesa che venisse riconosciuto il loro status di rifugiati. Il documentario, intitolato Il rifugio di Francesco Cannito e Luca Cusani, racconta la loro vita sospesa tra sogni e aspettative deluse ed è stato proiettato presso la sede del Naga, a pochi giorni dallo scadere del piano “Emergenza nord-africa” che abbandonerà per strada i profughi.
 

Abbiamo rivolto alcune domande a Luca Cusani

Quando avete girato il documentario? E come vi siete relazionati alle persone che hanno partecipato a questo lavoro?

Abbiamo girato dall'agosto 2011 per circa un anno perchè la vicenda è durata a lungo e non si sapeva se, con l'arrivo dell'inverno, gli immigrati sarebbero scesi a valle e, quando hanno cominciato a smistarli nei paesini, a quel punto abbiamo continuato a seguirli per vedere come andava a finire.
Erano tutti uomini, alcuni giovani, altri con qualche anno in più; tutti dell'Africa sub-sahariana. Alcuni erano diffidenti e chiusi, qualcuno da subito si è messo in gioco per raccontare la propria storia e noi abbiamo seguito chi si è dimostrato disponibile.
C'è stato un momento di tensione perchè loro volevano andare via da lì, ma le autorità non glielo permettevano: la nostra presenza, a quel punto, è stata ben accetta perchè potevamo avere un effetto sulle autorità stesse per il fatto di essere lì con le cineprese...

Perchè il loro arrivo è stato gestito come un'emergenza?

L'interpretazione data dalla cooperativa che si è occupata di loro è che i politici non volevano prendersi carico di questa cosa, anzi questa ondata di rifugiati dava fastidio e,quindi, la situazione è stata gestita in modo tale da metterli il più lontano possibile.
Inoltre, è stata gestita dalla Protezione Civile, secondo lo schema che abbiamo visto anche negli anni scorsi: la cosa è stata derubricata come “emergenza” e, quindi, gestita in maniera molto libera, anche affidandosi ai privati. Queste persone, infatti, sono state messe in una struttura privata che ha percepito 46 euro al giorno per ogni profugo, per quattro mesi, con un guadagno di circa 500 mila euro.

Per queste persone, invece, cosa vuol dire essere “rifugiati”?

Lo status di rifugiato permette di stare tranquilli, di avere i documenti in regola, la protezione sussidiaria etc. Però in Italia è difficile ottenere tutto questo: mancano le strutture e non si effettuano inserimenti lavorativi, ad esempio.
Queste persone sono state tenute in stand-by per più di un anno: alcuni non hanno ottenuto i documenti, ma anche quelli che li hanno ottenuti non hanno risolto i problemi pratici. Alcuni profughi sono rimasti in Italia, magari grazie all'aiuto di qualche connazionale; altri sono rimasti nella struttura di Monte Campione e dal 28 febbraio non si sa che fine faranno; altri ancora hanno tentato di andarsene.


Perchè molti di loro non hanno ottenuto i documenti?

Perchè la valutazione da parte delle Commissioni considera una serie di fattori: per esempio, se il Paese di provenienza sia effettivamente rischioso, le storie personali, le condizioni da cui si vuole scappare. Il tutto deve essere supportato da evidenze, da prove. E' una strada molto stretta che tanti non riescono a percorrere.

Il documentario fa emergere tre storie. Puoi anticiparcele?

Abbiamo seguito, in particolare, un nigeriano che si autoproclama un “profeta” e che, per motivi religiosi, è scappato dal Paese percorso da grandi tensioni tra il movimento islamico e i cristiani; un profugo del Gambia fuggito, invece, per motivi politici (in quanto oppositore del regime), con il padre ucciso dalle autorità e lui stesso torturato; e un altro ragazzo, sempre nigeriano, che era approdato in Libia dove era diventato un calciatore professionista, ma - a causa dell'esodo dopo la guerra - è arrivato in Italia, sperando di poter ricostruirsi una vita anche grazie allo sport, e, invece, questo non è accaduto.