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sabato 17 ottobre 2015

Accesso ai servizi sanitari in Africa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



di Veronica Tedeschi




La cartina qui in alto rappresenta l’accesso ai servizi sanitari in tutta l’Africa.


Inutile precisare che la situazione è critica per la maggior parte dei territori africani, soprattutto considerando il confronto con i Paesi europei in cui la percentuale del grafico è del 100% e questo indica che l'accesso è ottimale, o quasi.


Come si può notare, gli Stati che si trovano in condizioni più gravi interessano l’Africa subsahariana: le motivazioni sono molteplici, ma sicuramente le guerre civili che dilaniano questi Paesi non permettono la crescita istituzionale e sanitaria.



I pochi ospedali esistenti sono situati solo nelle grandi città, dove c’è sovraffollamento ed inoltre si presentano come agglomerati molto estesi e privi di qualsiasi struttura.

I medici sono circa 0,8 per mille abitanti e tutte le spese sono a carico dei malati, spesso bambini, donne in gravidanza e anziani.

Anche i farmaci hanno un costo alto e, nella maggior parte dei casi, sono di qualità scadente; altro problema è che molti farmaci provengono dall’Occidente e quindi non sono adatti per le malattie tropicali (uno studio del 1999, infatti, evidenzia che solo 13 dei 1233 farmaci in commercio in Africa sono creati per curare malattie tropicali).

 
 
A tutto questo si aggiunge che il 52% del continente africano non dispone di acqua potabile e il 90% delle malattie viene trasmesso proprio attraverso l'acqua.

Chi ci rimette, naturalmente, è la popolazione civile che, nella maggior parte dei casi, è costretta a scappare e a migrare illegalmente nei territori limitrofi.

 







venerdì 18 settembre 2015

Un primo passo verso l'abbattimento del muro dell'acqua


di Barbara Spinelli



Barbara Spinelli (Gue/Ngl) esprime la più viva soddisfazione per il voto del Parlamento europeo in favore del rapporto di iniziativa presentato l’8 settembre dalla collega irlandese Lynn Boylan (Sinn Fein) in seguito all’Iniziativa di cittadinanza europea L’acqua è un diritto (Right2Water).

“Gli eurodeputati si sono pronunciati a grande maggioranza perché l’accesso all’acqua venga considerato un diritto umano. In nome della società civile, è stato chiesto alla Commissione europea di guardare all’acqua come a una risorsa vitale e necessaria per la dignità, un bene esente da accordi commerciali e regole di mercato. Questo implica che l’acqua dovrà essere esclusa dal Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) e dal Trade In Service Agreement (TISA).

«Affermare che l’acqua non è una merce, “non è un prodotto di scambio, ma un bene pubblico essenziale per la vita e la dignità umana”, come si legge nella risoluzione, significa fermare la spinta alla privatizzazione impressa agli Stati membri dalle politiche della troika. L’enorme mobilitazione promossa dal movimento europeo mostra che i cittadini possono prendere la parola e spingere le istituzioni a decidere sull’inappropriabilità dei beni comuni.

«Secondo la risoluzione, inoltre, la Commissione “non dovrebbe in nessun caso promuovere la privatizzazione delle aziende idriche nel quadro di un programma di aggiustamento economico o nell’ambito di qualsiasi altra procedura in materia di coordinamento della strategia economica dell’UE”. Si tratta di una vittoria della democrazia in tutta l’Unione, dove nel 2013 vennero raccolte 1 milione 884.790 firme, e in Italia, dove nel 2011 oltre 27 milioni di persone votarono al referendum per l’acqua pubblica.

«Esprimo soddisfazione anche per l’invito rivolto a Stati membri e Commissione a “ripensare e rifondare la gestione della politica idrica sulla base di una partecipazione attiva, intesa come trasparenza e apertura al processo decisionale dei cittadini”. Quella sull’acqua è stata la prima ICE discussa e approvata dal Parlamento europeo, promossa in seguito alla partecipazione attiva dei cittadini europei.

«Certamente non si tratta di una battaglia conclusa, e non solo perché la parola sta ora alla Commissione. La risoluzione si rifà all’affermazione dell’Onu circa l’accessibilità economica dell’acqua, ma studiosi come Riccardo Petrella sostengono giustamente che i costi dell’acqua - bene comune - dovrebbero esser coperti dalla fiscalità generale, non da prezzi chiesti ai consumatori. Ma è stato segnato un passo di grande importanza su una strada che dovrà continuare, e giungere sino a quello che il prof. Petrella chiama l’abbattimento del Muro dell’acqua».

mercoledì 12 agosto 2015

Respingimenti collettivi dalla Grecia


Respingimenti collettivi effettuati dalla Grecia mentre la Turchia si riprende i migranti "illegali". Ma costringe i siriani alla fuga verso l'Europa. E si muore anche sulle strade verso la costa del Mediterraneo.


da Fulvio Vassallo (da diritti e frontiere)







Questa mattina è stato diffuso in rete un grave allarme su un caso di respingimento collettivo effettuato da un mezzo non bene identificato, privo di bandiera, nelle acque dell'Egeo tra la costa turca e le isole greche. E' bene spiegare per chi non sia pratico di quella zona e dei respingimenti che i greci eseguono da anni, come sia facile respingere da un' isola sita a pochi chilometri dalla costa fino alle acque territoriali turche, talvolta basta togliere il motore del mezzo carico di "migranti illegali", rimorchiarlo dino alle acque turche, ed attendere poi che sia la Guardia Costiera turca ad eseguire il salvataggio. Una operazione che si risolve in meno di un'ora.


Abbiamo ricevuto da Nawal e diffondiamo









Dopo quasi un mese di semisilenzio adesso devo raccontare tutto altrimenti non riusciro' a continuare il mio lavoro.
Tra la Turchia e la Greci ci sono degli as...sassini in mare che vestono il ruolo di autorita' Europee e a volte Turche.
In questo momento e in questa posizione( 37°47'57.0"N 27°10'05.0"E) stanno per UCCIDERE 27 persone.
Parliamo di una grande nave militare che arriva nel posto dopo che i migranti lanciano l'sos e invece di salvare fa la seguente:
1 toglie il motore dell'imbarcazione
2 prende la benzina
3 prende le persone a bordo e le persone pensano che questo e' un salvataggio
4 prendono i coltelli e aprono strappano tutti i vestiti fino all'intimo colpendo le persone anche parti sensibili del corpo
5 rubano tutti i soldi e la media di ogni gommone e' 30 mila o 50 mila dollari
6 penserete che dopo tutto questo porteranno i migranti verso la Turchia o la Grecia....
No vi sbagliate!
7 Prendono i telefoni e tolgono le batterie restituendo a volte i passaporti.
8 bucano il gommone con i coltelli
E COME COLPO DI SCENA FINALE RIMETTONO I MIGRANTI IN ACQUA.
9 Come per magia arriva la guardia costiera Turca e prende a bordo i migranti cge a volte sono aggrappati al gommone e a volte nuotano aggrappati al salvagente ( per chi lo ha comprato prima di partire)
10 queste persone fantasma scompaiono con le loro armi in pugno e tutto questo succede con un passamontagna sulla faccia.
A chi puo' interessare la nave adesso e' qui 37°47'57.0"N 27°10'05.0"E
A volte si limitano a togliere solo il motore e spero che oggi si limitino a questo.... perche' dopo che questo e' successo i migranti non mi hanno piu' risposto.
Ah dimenticavo .. due ore prima erano qui 38.548811, 26.344768 e hanno fatto la stessa cosa con un altro gommone.
La foto ritrae una delle navi in questione.
Questo e' una foto scattata dai migranti a bordo del gommone.


Adesso possiamo dire con certezza che il mezzo che ha bloccato il barcone carico di migranti siriani, con uomini dal volto coperto che li hanno poi depredati, appartiene alla Guardia Costiera greca, non ha bandiera, ma i segni della bandiera greca sulle fiancate verso prua sono chiarissimi e dunque si tratta della stessa nave militare o di una nave gemella, comunque sempre appartenente alla Guardia Costiera greca. I segni di bandiera sulle fiancate sono inconfutabili. Il Governo greco deve dunque rispondere di quanto accaduto.


sabato 6 giugno 2015

Un protocollo internazionale per il diritto umano all'acqua


 



Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua lancia un sito e un trattato per il diritto umano all’acqua.

Al via la campagna per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano: è online il nuovo sito WaterHumanRightTreaty.org.

Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua si fa portavoce di un nuovo importante obiettivo:

garantire, entro il 2020, il diritto umano all'acqua e ai servizi igienici per tutti e l'attuazione del riconoscimento del diritto umano all'acqua della risoluzione delle Nazioni Unite del luglio 2010. Lo strumento necessario per garantire questo diritto essenziale è un trattato di diritto internazionale, firmato dagli Stati, che definisca a livello sostanziale e procedurale, come raggiungere questo diritto.

L'obiettivo della campagna, sostenuta anche da Mani Tese, Ce.Vi. e Cospe è quello di individuare,attraverso la mobilitazione dei cittadini, delle reti internazionali, dei movimenti sociali, ONG e associazioni, un gruppo di Stati e istituzioni disposti ad avviare negoziati per un secondo protocollo al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e culturali che definisca le modalità di realizzazione di un "diritto umano all'acqua e ai servizi igienico‐sanitari".

E' necessario chiedere ‐afferma Rosario Lembo Presidente di Cicma‐ alla comunità internazionale distabilire norme giuridicamente vincolanti per il diritto all'acqua per realizzare la risoluzione (64/292 luglio 2010), che ha sancito che ‘il diritto all'acqua potabile e ai servizi igienici è un diritto umano essenziale per la qualità della la vita e l'esercizio di tutti i diritti umani’. Si è susseguita poi la risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani (15/09 settembre 2010), che afferma che ‘il diritto fondamentale all'acqua e ai servizi igienicosanitari è associata al diritto ad un adeguato standard di vita ed è indissolubilmente legata al miglioramento della salute fisica e mentale e dei servizi igienico‐sanitari come un diritto alla vita e alla dignità’ e sancisce (art. 8, comma a) che spetta agli Stati in prima istanza, la responsabilità di garantire il pieno esercizio di tutti i diritti dell’uomo. Dopo cinque anni non vi è ancora stata alcuna attuazione concreta, mentre l'urgenza di sancire i diritti umani attraverso strumenti giuridici internazionali, nell'attuale processo di globalizzazione, è una priorità”.

In questo momento la campagna è anche uno strumento importante per difendere un diritto fondamentalecome quello all’acqua e contrastare le minacce ai diritti umani provenienti da trattati internazionali, come TTIP, CETA, l'EPA, che mirano ad influenzare la sovranità degli Stati e limitare le restrizioni imposte dalle leggi nazionali, anche costituzionali, in difesa dei diritti umani sanciti la Dichiarazione delle Nazioni Unite.

La campagna WaterHumanRightTreaty è quindi una proposta di azioni aperte al contributo e alla condivisione di movimenti, reti, comitati impegnati nella difesa dell'acqua e dei diritti umani che vogliono contrastare il processo di accaparramento e la finanziarizzazione dei beni comuni e vogliono sottrarre alle multinazionali e al libero mercato, la “governance” dei beni comuni del nostro pianeta.



Maggiori informazioni su: www.waterhumanrighttreaty.org


mercoledì 17 dicembre 2014

Zoom on: MALI

 
 

ZOOM ON

Fotografi dal Mali







Dal 13 al 21 dicembre ore 10:00 - 19:00 in Via dei Transiti 12 - Milano (MM Pasteur)






T12-lab (
http://www.t12-lab.it/web/) insieme alle Associazioni Abarekà e Verdi Acque di Milano – Associazione Terzo Tropico di Bologna, e con la collaborazione del Consolato Generale del Mali, l’Associazione dei Maliani in Italia e il Centre Culturel Medina Bamako presenta la mostra: ZOOM ON.



Tre importanti fotografi Fatoumata Diabate, Harandane Dicko, Amadou Keita, presentati a Milano in anteprima, che si focalizzano su tre diverse tematiche: il ruolo della moda; l’importanza e le difficoltà connesse al reperimento dell’acqua e l’uso delle zanzariere nella prevenzione della malaria.



E’ possibile acquistare le foto e sostenere così il progetto dell’Associazione Terzo Tropico di Bologna per l’acquisto di macchine fotografiche digitali e stampanti inkjet da distribuire ai giovani maliani e rafforzare lo sguardo africano su sé stessi: è da sottolineare come da anni i “Rencontres de Bamako” sono un punto di riferimento geografico e culturale per l’arte visiva e cinematografica dell’area subshariana anche se ancora poco conosciuti in Europa.