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giovedì 20 marzo 2014

Senzatetto non più per strada



Via Aldini 74, Milano: un indirizzo utile e un progetto di recupero. Nel rione Vialba, a Quarto Oggiaro, in una scuola comunale dimessa da oltre sei anni, oggi vengono ospitate persone senza fissa dimora, grazie alla Fondazione Progetto Arca e a Medici Senza Frontiere.

Si tratta della prima esperienza a livello nazionale: l'istituto scolastico è sttao trasformato in una struttura che accoglie circa 90 persone in stato di emarginazione e gravi difficoltà, (italiane e straniere), in un edificio che si va ad aggiungere agli altri già attivi sul territorio milanese, quali: il Centro di Aiuto Stazione Centrale o la Casa dell'Accoglienza di Viale Ortles, 69. Ma il valore aggiunto della “casa” di Via Aldini consiste nel fatto che qui è presente un laboratorio che fornisce l'assistenza sanitaria di base 24 ore su 24: Medici Senza Frontiere, infatti, monitora costantemente la salute degli ospiti e se qualcuno, alla prima visita, ha bisogno di cure approfondite o specialistiche, viene indirizzato presso gli ospedali della città. Al progetto lavorano anche l'associazione Mia Milano in Azione che si impegna ad accogliere i senzatetto e Fondazione Patrizio Paoletti che finanzia il rifornimento dei pasti caldi.

Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, ha dichiarato: “ Nel 1999, MSF ha inaugurato il progetto Missione Italia per fornire assistenza sanitaria agli stranieri regolari e irregolari che si trovano nel nostro Paese con l'obiettivo di garantire l'accesso alle cure a queste persone e assistere chi sbarcava sulle nostre coste. Oggi, dopo oltre 13 anni di attività, le problematiche sociali, acuite a causa della attuale congiuntura economica, hanno spinto MSF a fare una riflessione sula necessità di intervenire non solo a favore dei migranti, ma delle persone più vulnerabili sul suolo italiano, senza distinzioni. L'invito da parte del Comune di Milano per un intervento medico sanitario all'interno del progetto di assistenza dei senzatetto nel periodo invernale ci è, dunque, sembrata l'occasione migliore per concretizzare un primo intervento di questa natura”. A queste parole si sono aggiunte quelle dell'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino: “ Questa struttura e questo ambulatorio sono un piccolo miracolo, nato da un progetto sinergico che ha coinvolto il Comune e tre associazioni e che da solo rappresenta il modello di politiche sociali che vorremmo. Oltre ad arricchire l'offerta di posti letto nelle settimane di maggiore freddo, questo edificio - per anni inspiegabilmente inutilizzato e recuperato a tempo di record grazie al grande lavoro di numerosi volontari tra cui molti senzatetto - diventerà un punto di riferimento per l'accoglienza di chi si trova in difficoltà tutto l'anno. Abbiamo l'obiettivo di far diventare questo posto un pensionato sociale per famiglie bisognose. Aver recuperato questo grande e spazioso edificio è già un grande passo avanti...Un contributo significativo contro la povertà al di là delle stagioni”.


I numeri utili a cui segnalare casi di persone che dormono per strada o per informazioni sui servizi offerti sono: 02-884.47.645 / 02. 884.47.646 / 02. 884. 47.647 attivi tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 23.00



 




giovedì 27 giugno 2013

Le vittime sono ancora i bambini



Mercoledì 26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia.
E' quella dei tarahumara, una popolazione indigena che risiede in Messico, chiamati così dagli Spagnoli: loro si definiscono “raràmuri” che significa “pianta adatta per la corsa”, perchè la corsa è da loro molto seguita. Si contano tra i 50.000 e i 70.000 tarahumara, alcuni di loro sono transumanti, altri stanziali: vivono nelle grotte tra le montagne o in piccole capanne di legno o pietra, coltivano mais e fagioli e si dedicano all'allevamento.
Dal punto di vista religioso, i “dottori” o le “guide spirituali” praticano la magia bianca e la magia nera e lo sciamano è il guardiano che deve sovraintendere alla comunità, facendo da tramite tra gli uomini e gli astri. Il “Male” è spesso identificato con l'uomo bianco che approfitta della persone, che non rispetta la Natura, che vuole impossessarsi delle ricchezze senza condividerle. Tutto questo è frutto della colonizzazione, irrispettosa e violenta.
Secondo la tradizione tarahumara, Dio creò i raràmuri, mentre il diavolo gli chacabochi e la leggenda vuole che i raràmuri furono sconfitti, in una sfida, dai chacabochi per cui Dio si arrabbiò e condannò i raràmuri alla povertà. I raràmuri, ancora oggi, vivono nelle foreste, tra i monti, nella miseria e, spesso, i bambini fanno uso di sostanze stupefacenti ma, cosa ancor più grave, vengono sfruttati dai narcotrafficanti.
La droga arricchisce le grandi organizzazioni criminali e alimenta un commercio illegale basato sul sangue, sulla violenza e sugli abusi proprio dei più deboli. In Messico (come in molti altri Paesi del centro e sud America) il problema del narcotraffico è aumentato in maniera esponenziale: dopo l'egemonia della Colombia negli anni '90, i “cartelli” messicani hanno preso il sopravvento, favoriti dalla coltivazione in loco e dal traffico della droga sintetizzata e destinata agli Stati Uniti e all' Europa.
Tra le numerose zone impervie, all'interno del Messico, vi è la Sierra Tarahumara, una catena montuosa situata nel nord-ovest del Paese, un'area molto isolata e difficile da raggiungere e, proprio qui, vivono i raràmuri. A peggiorare la situazione, nell'ultimo anno, una terribile siccità ha colpito la sierra, esponendo gli indigeni al rischio di malnutrizione se non addirittura, alla fame: problema ulteriore che si è andato ad aggiungere, come dicevamo, all'indigenza e all'analfebetismo. Proprio a causa di questa debolezza economica e sociale, i raràmuri (e, in particolare, i bambini e gli adolescenti) sono preda dei narcotrafficanti che - con le minacce o con la promessa di denaro - li arruolano negli eserciti del crimine.
La Fondazione Fratelli dimenticati ha, quindi, deciso di aprire, nei villaggi, numerosi centri in cui i bambini e i ragazzi possano frequentare la scuola e, quindi, essere inseriti in percorsi di prevenzione e di reinserimento, attraverso l'educazione all'amore, al rispetto dell'Altro e della vita, alla cooperazione: ai valori positivi. Per offrire questa opportunità ai giovani, la Fondazione ristruttura vecchi edifici, acquista lavabi, materassi e anche librerie; ha dovuto, nel corso del tempo, sistemare anche le cisterne per la raccolta dell'acqua, costruire le tettoie per i sebatoi del gas e garantire assistenza sanitaria: i progetti, infatti, si articolano in attività che si pongono l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione da tutti i punti di vista: quello pratico e quello cuturale. Perchè si deve partire proprio dalla cultura, per cambiare mentalità e stile di vita. E ricominciare a credere, onestamente, nel futuro.

La Fondazione Fratelli Dimenticati Onlus, per poter continuare a realizzare tutto questo, vi chiede un contributo per il sostegno a distanza; un sostegno che serve ad abbattere i costi di gestione dei vari progetti: http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/

Per effettuare le offerte:

Paypal, con versamento in conto corrente postale n. 11482353, con bonifico bancario (fiscalmente deducibili), oppure direttamente presso le filiali de “I fratelli dimenticati”


mercoledì 27 febbraio 2013

Anche gli immigrati lasciano l'Italia

Sono oltre 32 mila gli stranieri cancellati dall'anagrafe, nel 2011: secondo i dati dell'Istat, infatti, sono aumentate le cancellazioni e diminuite sensibilmente le iscrizioni nei mesi dell'anno successivo. Ma chi sono gli immigrati che lasciano l'Italia?
A questa domanda ha risposto una ricerca promossa dalla Fondazione Leone Moressa, di Mestre (VE), secondo la quale sono soprattutto europei che lasciano il “Belpaese” a causa della crisi economica.
I ricercatori della Fondazione spiegano: “ Si tratta di una popolazione che presenta una maggiore fragilità, rispetto a quella italiana, di fronte alla crisi. Questa fragilità e la presenza di alternative migliori altrove possono essere indubbiamente i due fattori di spinta all'abbandono dell'Italia. Un'altra uscita plausibile dalla disoccupazione o dalla precarietà occupazionale può essere quella dell'imprenditoria che, nel caso di quella straniera, ha infatti dimostrato una buona resistenza davanti alla sfavorevole congiuntura economica. Tuttavia tale scelta non può risultare preferibile all'abbandono del Paese a causa degli alti tassi di sforzo e di rischio che comporta”.
Secondo l'analisi le cancellazioni all'anagrafe riguardano – tra i cittadini europei- soprattutto i rumeni; tra gli asiatici, i cinesi e gli indiani; tra gli americani, sono soprattutto i brasiliani a tentare altre strade fuori dal territorio italiano. Restano, invece, numerose le iscrizioni all'anagrafe da parte di persone provenienti dal Bangladesh.
La Fondazione Moressa ha, inoltre, pubblicato, nel 2011, il primo Rapporto sull'Economia dell'Immigrazione, edito da Il Mulino e patrocinato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri. Il rapporto raccoglie anni di ricerca e di studio sulle dinamiche economiche, occupazionali e sociali, legate ai flussi migratori in Italia, con l'obiettivo di mettere il luce la relazione che intercorre tra immigrazione e sistema economico, sottolineando il ruolo e il contributo che gli immigrati esercitano sullo sviluppo economico dei Paesi di destinazione.
Il Rapporto fornisce, così, uno strumento utile, aggiornato e oggettivo per tracciare un profilo corretto dei fenomeni migratori, affinché questi non facciano parte soltanto delle agende politiche sulla sicurezza,ma vengano riconosciuti per il loro apporto di competitività e di prosperità al tessuto sociale.

Riportiamo, di seguito, un paragrafo del Rapporto sull'Economia dell'Immigrazione.


 

Dentro e oltre la crisi

Una possibile lettura delle ricerche proposte in questo volume concerne l’impatto della crisi nel breve e nel medio periodo sul processo di integrazione degli stranieri. La recessione economica che ha interessato il nostro
Paese è diventata ben presto una crisi sociale, con gravi ripercussioni sull’inclusione e il benessere dei cittadini italiani e stranieri. In generale la crisi ha colpito in misura maggiore le fasce più vulnerabili della popolazione, di cui sono parte anche molti immigrati.
Il mercato del lavoro ha subito un contraccolpo significativo. La diminuzione dell’occupazione straniera corrisponde anche a una significativa contrazione della domanda di manodopera straniera proveniente dalle imprese e dai servizi: tra il 2008 e il 2010 i posti previsti dalle aziende per i lavoratori stranieri non stagionali sono diminuiti del 37,2%. La concentrazione della richiesta di manodopera immigrata nelle professioni meno qualificate non ha certamente contribuito a tutelare i lavoratori stranieri. La crisi ha quindi accentuato e aggravato problemi e diseguaglianze preesistenti: già a livello precrisi una famiglia straniera su quattro arrivava con grande difficoltà alla fine del mese.
In generale, l’effetto immediato del peggioramento delle condizioni occupazionali sembra essere stato quello di un rallentamento dei flussi di ingresso; un fenomeno che ha coinvolto l’Italia, ma anche altri paesi dell’Unione europea, come Irlanda, Spagna e Gran Bretagna. Parallelamente alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno adottato misure volte a contenere ulteriormente gli ingressi regolari e irregolari. In questo senso occorre riflettere sulle dinamiche economiche di medio e lungo periodo, dal momento che la domanda di lavoratori stranieri nell’Unione europea è destinata ad aumentare. In particolare il tentativo di diminuire i flussi legali dell’immigrazione potrebbe
portare all’aumento dell’immigrazione irregolare e al contempo al prolungare della crisi, riducendo la disponibilità di manodopera in alcuni settori e contemporaneamente esporre i lavoratori stranieri ad un maggior rischio di sfruttamento. Ciò significa anche adottare norme e misure sociali volte a tutelare i lavoratori immigrati, anche in caso di perdita del posto di lavoro.
La crisi può quindi diventare un’occasione per interrogarsi sulle attuali politiche migratorie in Italia e per valutare la loro effettiva capacità di includere gli stranieri nel tessuto sociale da un lato, e di valorizzarne le potenzialità e le risorse dall’altro. Ciò presuppone una riflessione approfondita sul ruolo dell’immigrazione per lo sviluppo economico e sociale del Paese.