Visualizzazione post con etichetta attivista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attivista. Mostra tutti i post

domenica 20 dicembre 2015

Regalo di Natale? Regalate cultura e diritti !

Volete fare o farvi un regalo di Natale ( o da mettere nella calza della befana)? Ecco per voi il nostro libro che raccoglie tutte le interviste realizzate in due anni di attività!


 
 
MOSAIKON – Voci e immagini per i Diritti Umani


L'Associazione per i Diritti Umani è felice di comunicare l'uscita di “MOSAIKON – Voci e immagini per i Diritti Umani”, di Arcipelago edizioni, un libro in cui sono raccolte le interviste realizzate per il sito www.peridirittiumani.com, durante i nostri primi due anni di attività.
L'intento è quello di proporre un testo - cartaceo e fruibile - ricco di notizie e approfondimenti che permette di muoversi nella geopolitica, all'interno dei nuovi assetti sociali e religiosi, tra le vite quotidiane di uomini, donne e bambini per rimanere aggiornati sulla Storia contemporanea e sui temi di attualità. Crediamo, per questo, che il testo possa essere utilizzato anche a scopi didattici, come punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

Per l'acquisto della vostra copia:

potete effettuare il pagamento di euro 12,50 tramite Paypall (in alto a destra sul sito) con carta di credito o bonifico.

Poi inviate una mail all'indirizzo peridirittiumani@gmail.com con i dati e l'indirizzo esatto compreso di CAP e provvederemo a inviarvela subito per posta.
 
 

giovedì 22 ottobre 2015

La stretta di mano ingravida ?!?!




di Monica Macchi







Atena è stata punita per le sue vignette…

. Nessuno dovrebbe essere in carcere

per la propria arte

Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore di Amnesty, MENA




 






Atena Farghadani è una disegnatrice e attivista iraniana condannata per “oltraggio”, per “attentato alla sicurezza nazionale” e “diffusione di propaganda ostile alle istituzioni” per questa vignetta in cui i parlamentari sono rappresentati come animali mentre stanno votando un provvedimento che limita l’accesso delle donne al controllo delle nascite. 

Incarcerata una prima volta nell'agosto 2014, è stata liberata a novembre e poi di nuovo arrestata a gennaio dopo aver denunciato in un video postato su YouTube le percosse, le perquisizioni corporali degradanti e gli interrogatori al limite della tortura. Messa in isolamento nel carcere di Evin (che non ha una sezione per i prigionieri politici), ha iniziato uno sciopero della fame e a fine febbraio ha avuto un infarto ed è stata in coma. Si è lentamente ripresa e finalmente il 13 giugno scorso il suo avvocato Mohammad Moghimi è riuscito ad avere il permesso di farle visita… ma le guardie hanno spifferato che al termine del colloquio si sono stretti la mano! L’avvocato è stato immediatamente arrestato per questo “gesto al limite dell'adulterio” e rilasciato dopo tre giorni e il pagamento di una cauzione di 60.000 dollari. Entrambi sono in attesa di processo per “condotta indecente e relazione sessuale inappropriata”: e per comprovare le accuse Atena ha dovuto subire una visita ginecologica coatta con un doppio test: gravidanza e verginità….test di verginità imposto che è considerato internazionalmente una forma di violenza e discriminazione nei confronti di donne e ragazze e viola l’articolo 7 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici ratificato dall’Iran.

Amnesty considera Atena Farghadani una prigioniera di coscienza che non ha commesso alcun reato e ha lanciato una petizione internazionale per chiederne la scarcerazione
 
 
Il Guardian invece ha invitato i lettori a mandare una vignetta in solidarietà con l’artista iraniana su Twitter con l’hashtag #Draw4Atena e qui potete vederne una selezione
 





giovedì 13 agosto 2015

Memory Banda e il suo impegno per le spose-bambine




Memory Banda ha 18 anni ed è una delle poche ragazze che sono riuscite a scappare da quel ciclo infernale, culturale ed economico, che vuole le bambine date in spose a uomini adulti, in Africa meridionale.
 
 

Memory e le sue sorelle sono del Malawi: una delle più piccole, Mercy, alla sola età di 11 anni è stata mandata in un campo di “iniziazione sessuale” dove le giovani subiscono la cosiddetta “ cerimonia di pulizia”, ovvero vengono preparate ad essere moglie e madri. In realtà subiscono violenza. Mercy rimane incinta ed è costretta a sposare l'uomo che l'ha stuprata, ma l'unione dura poco anche se Mercy, oggi, ha 16 anni e già tre figli.

La sorella, Memory, anche alla luce di questa esperienza, ha incontrato, alcuni anni fa, le ragazze dell'”Empowerment Network”, una ONG che ha sede proprio in Malawi e che si batte per cancellare la pratica delle spose-bambine.

Fin dalla sua adolescenza, Memory aiuta le sue coetanee ad aprirsi, a confidarsi anche attrverso laboratori di scrittura; ha raccolto, così, tantissime testimonianze che le hanno permesso di presentare, ai legislatori, una proposta per innalazare l'età del matrimonio almeno ai 18 anni compiuti. La legge è passata lo scorso febbraio, ma bisogna essere certi che venga applicata. Ecco perchè Memory Banda continua a tenere corsi di formazione di educazione sessuale e sui diritti delle donne, con la speranza che la sorella minore possa tornare a scuola e possa realizzare il proprio sogno: quello di divenare, a sua volta, insegnante.

lunedì 15 giugno 2015

Agorà del Mediterraneo: due giornate di studio attorno al mare Nostrum


AGORÀ DEL MEDITERRANEO

Due giornate di studi attorno al Mare Nostrum

Barzio (LC), sabato 18 e domenica 19 Luglio 2015



Flussi di popoli in fuga dalla violenza, una geopolitica ridisegnata dal fondamentalismo, modelli di convivenza millenaria in frantumi. Ma anche rivoluzioni incompiute e identità vacillanti: l’area mediterranea è investita oggi da fenomeni epocali, che esigono una lettura lucida e tentativi di risposta all’altezza della sfida.

Il patrimonio di relazioni e conoscenze cresciuto nei secoli lungo le rotte del Mare di Mezzo ha faticato, in questi anni, a offrire chiavi di lettura efficaci delle dinamiche generate dalla globalizzazione – con le sue derive di squilibri e diseguaglianze – e non ha saputo proporre un nuovo progetto comune di fronte all’emergere potente, a volte violento, delle identità locali che si liberavano da un ordine mondiale in disgregazione.

Oggi, tuttavia, il Mediterraneo si ritrova, nel bene e nel male, “al centro del mondo”. «Partire proprio dalla comune identità mediterranea rappresenta dunque un’opportunità preziosa per offrire un contributo originale all’analisi del presente. L’obiettivo è identificare linee guida per la costruzione di un nuovo equilibrio regionale, che garantisca stabilità e tuteli la dignità degli uomini», spiega Chiara Zappa, giornalista esperta di politiche e culture del Mediterraneo, coordinatrice scientifica di Agorà del Mediterraneo. Due giornate di studi attorno al Mare Nostrum.

Si pone come uno stimolo a questa riflessione l’evento organizzato dall’Associazione Centro Orientamento Educativo - COE nella splendida cornice di Barzio, tra il lago e i monti lecchesi. Sabato 18 e domenica 19 luglio – con un’inaugurazione aperta al pubblico nella serata di venerdì 17 – studiosi, attivisti, uomini di cultura e di fede si confronteranno a tuttotondo: dal quadro geopolitico all’arte e la letteratura, dal ruolo delle religioni al dramma delle migrazioni forzate.

Numerosi i protagonisti di primo piano che porteranno il proprio contributo. Se a delineare un possibile protagonismo per l’area mediterranea sarà il ricercatore dell’Ispi Paolo Maggiolini, mentre Wael Farouq (Università americana del Cairo) e Paolo Branca (Università Cattolica di Milano) approfondiranno le sfide per l’islam, alla tavola rotonda su “Le acque agitate del Mare di Mezzo: una prospettiva culturale” interverranno lo storico Franco Cardini, il sociologo di origine algerina Khaled Fouad Allam, l’attivista e scrittrice marocchina Jamila Hassoune e lo scrittore iracheno Younis Tawfik.

Domenica mattina spazio invece alla situazione dei cristiani, con un focus speciale sul Medio Oriente. Tra le testimonianze, spicca quella di mons. Maroun Lahham, Arcivescovo vicario del Patriarca di Gerusalemme dei Latini per la Giordania, che porterà la voce di una comunità vivace quanto in emergenza, al crocevia delle tensioni che attraversano la regione. La situazione del cristiani egiziani, invece, sarà al centro dell’intervento del rappresentante della Diocesi copta ortodossa di Milano.

Un’intera sessione della due giorni residenziale sarà dedicata all’urgente questione dell’immigrazione. A confrontarsi saranno Antonio Cuciniello della Fondazione Ismu, l’eurodeputato Antonio Panzeri (presidente DMag), padre Giovanni La Manna, già presidente del Centro Astalli di Roma, il portavoce di Concord Italia Francesco Petrelli.

I panel tematici si concentreranno su attivismo femminile, impresa e lavoro, cibo e identità.

Numerosi i momenti aperti al pubblico. Tra questi anche la cena di sabato 18 luglio, con specialità della gastronomia di vari Paesi del Mediterraneo. A seguire, una performance di musica tradizionale spagnola, greca e balcanica a cura del duo El Rosch.



«Siamo molto contenti di presentare questo importante seminario di studio sul Mediterraneo» sottolinea Rosa Scandella, Presidente COE. «L’idea è maturata dal desiderio di far convergere persone e realtà che da tempo hanno avviato un confronto e studi internazionali su quel “mondo” che, sebbene già esplorato, resta ancora da scoprire nelle sue storie, culture, sfide. L’invito a partecipare è esteso a tutti, dai giovani studenti ai volontari di organizzazioni non governative, dalle associazioni non profit ai professionisti degli enti locali, dagli imprenditori a coloro che hanno semplicemente la voglia di immergersi – magari per la prima volta – nelle pluralità del Mediterraneo. Sono certa che le due giornate di studio rappresenteranno un’occasione di dialogo vivace che ci farà crescere e che darà qualche frutto».



La partecipazione richiede un contributo di 150 euro comprensivo del soggiorno, gli studenti potranno beneficiare di uno sconto versando solo 100 euro.



Info e servizi stampa:

Prashanth Cattaneo - cell. 339 5335242 - p.cattaneo@coeweb.org - www.coeweb.org



L’Associazione Centro Orientamento Educativo - COE, fondata da Don Francesco Pedretti, nasce nel 1959 ed opera per lo sviluppo di una cultura del dialogo e della solidarietà. Nel 1974 è riconosciuta ONG idonea alla cooperazione internazionale. Sostiene progetti in Camerun, R.D. Congo, Bangladesh e Guatemala nei settori dell’educazione, della formazione, della sanità, della cultura, della valorizzazione delle risorse naturali locali, dell’agricoltura e della sicurezza alimentare.

In Italia, il COE promuove progetti ed interventi di Educazione alla Cittadinanza Mondiale; organizza dal 1991 a Milano il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e promuove film, musica, mostre e spettacoli di autori e artisti dei tre continenti.

È impegnato in attività di promozione del volontariato nazionale ed internazionale; il COE è inoltre ente accreditato per la gestione del Servizio Civile in Italia e all’estero (18-29 anni).

In Italia è presente a Barzio LC, Lecco, Esino Lario LC, Milano, Saronno VA, Santa Caterina Valfurva SO, Roma.

Dal 1974 membro della FOCSIV - Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario.

COE | 0341 996453 | 02 6692258 | coebarzio@coeweb.org | www.coeweb.org



PROGRAMMA



  • con il patrocinio: FOCSIV, CONCORD, CoLomba, Missio Italia, Fondazione Migrantes, Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i popoli, Camera di Commercio Lecco, Provincia di Lecco
  • con la partecipazione: Comune di Barzio
  • aderiscono: Genti in viaggio, Almaghribia Onlus
  • con il contributo di: Acel Service, Jordan Tourism Board



Venerdì 17 Luglio ore 21.00

Inaugurazione



Proiezione cinematografica | Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Making of di Nouri Bouzid, Tunisia, 2006

Tentazioni di un giovane mussulmano per uscire dalla frustrazione di una vita senza prospettive. Ovvero come un teppista delle periferie di Tunisi, che sogna di fare il danzatore, possa diventare un kamikaze integralista. Il film propone uno degli approcci più originali e profondi del cinema arabo al tema del terrorismo, cogliendo l’aspetto “trasgressivo” dell’estremismo religioso che esercita un grande fascino presso giovani senza autostima, rifiutati da una società che non li rispetta. Così il giovane Bahta esprime nel martirio, paradossalmente, il suo diritto ad esistere.



Sabato 18 Luglio

Giornata 1



Ore 9.00

Auditorium COE



IL MEDITERRANEO POST PRIMAVERE



Introduzione ai lavori



QUALE PROTAGONISMO PER L’AREA MEDITERRANEA?

Paolo Maggiolini

Ricercatore ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Politiche e trasformazioni sociali nel mondo arabo per il Mediterraneo e il Medio Oriente



L’ISLAM MEDITERRANEO, TRA SFIDE E OPPORTUNITÀ

Wael Faorq

Vice Presidente del Meeting del Cairo, Presidente del Centro Culturale Tawasul, Docente all’Università Americana del Cairo

Paolo Luigi Branca

Professore Associato di Islamistica, Università Cattolica di Milano



Ore 12.30

Pranzo



Ore 14.30

Auditorium COE



Introduzione ai panel tematici



PANEL 1 DONNE IN PRIMA LINEA. Attivismo femminile

Suhair El Qarrah

Euro-Med Women Network at North-South centre of the Council of Europe

Anna Pozzi

Cofondatrice di Slaves no more Onlus

Pia Locatelli

Deputata, Vice Presidente del Comitato permanente Africa e questioni globali, Presidente Onoraria Internazionale Socialista Donne



Modera

Giulia Cerqueti, giornalista di Famiglia Cristiana



PANEL 2 CREATIVITÀ PER LO SVILUPPO. Impresa e lavoro

John Shehata

Avvocato, Corso di Alta Formazione per l'Internazionalizzazione d'Impresa - Focus Mediterraneo e Paesi del Golfo - Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano

Noura Fouzi e Gianfranco Stamerra

Almaghribia Onlus, promotori di progetti e relazioni tra le imprese Italia-Marocco

Riccardo Riva

FER Fischer & Rechsteiner Company Spa - Spedizioni Internazioni



Modera

      1. Maura Di Mauro

      2. Docente di Multicultural Management presso lUniversità Cattolica di Milano e Piacenza e l'ALTIS (Scuola di Alta Formazione Impresa e Società)




PANEL 3 PANE NOSTRO. Cibo e cucina

Joan Rundo

Esperta di cultura araba ed autrice di volumi sulla cucina del Maghreb e Medio Oriente



Ore 16.30

Refreshment



Ore 17.30

Arena COE



Tavola rotonda



LE ACQUE AGITATE DEL MARE DI MEZZO: UNA PROSPETTIVA CULTURALE



Franco Cardini

Storico e saggista italiano, già membro del consiglio d'amministrazione della RAI, membro del comitato scientifico della rivista Eurasia

Khaled Fouad Allam

Sociologo algerino, Docente di Sociologia del mondo musulmano e di Storia e Istituzioni dei paesi islamici presso l’Università degli Studi di Trieste

Jamila Hassoune

Fondatrice della Carovana del libro, Marocco

Younis Tawfik

Giornalista, scrittore e poeta iracheno, Docente di Lingua e letteratura araba all’Università degli Studi di Genova



Modera:

Chiara Zappa, giornalista esperta di politiche e culture del Mediterraneo



Ore 19.30

Inaugurazione mostra SIRIANI IN TRANSITO. Presentazione a cura di Marta Mantegazza, coautrice del progetto.

Siriani in transito è un progetto fotografico narrativo volto a sensibilizzare la cittadinanza portando informazione e denuncia sulle condizioni di viaggio a cui sono costretti i richiedenti asilo per arrivare alla meta ambita. Tre tappe narrano il percorso: la Sicilia porta d’Europa, Milano città solidale d'attesa e snodo verso il nord, e la Svezia luogo in cui finisce il viaggio ma dove tutto inizia da zero.



Ore 20.00

Giardino COE | proposta aperta alla cittadinanza

CENA con specialità della gastronomia di alcuni Paesi del Mediterraneo (contributo di 15 euro)



segue

El Rosch

Pier Daniel Cornacchia - Violino, Piccamiglio Marcello - Chitarra

Repertorio di musica tradizionale ebraica, greca e di Maiorca



Domenica 19 Luglio

Giornata 2 Seminario



Ore 9.00

Auditorium COE



CRISTIANI DEL MEDITERRANEO



Introduzione ai lavori



Carlo Giorgi, Giornalista di Terrasanta

Testimonianza di S. Ecc. Mons. Maroun Lahham, Arcivescovo Vicario del Patriarca di Gerusalemme dei Latini per la Giordania

Intervento di padre Shenuda Gerges, sacerdote della Diocesi cristiana copta ortodossa di Milano

Segue momento a cura del Jordan Tourism Board - La Giordania come Terra Santa del cristianesimo



Ore 11.30

Cappella COE

Celebrazione Eucaristica celebrata da S. Ecc. Mons. Maroun Lahham, con la partecipazione di padre Shenuda Gerges



Ore 12.30

Pranzo



Ore 14.00

Auditorium COE



IMMIGRAZIONE. QUESTIONE APERTA



Introduzione ai lavori



Antonio Panzeri, Eurodeputato, Presidente DMAG Delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo

Francesco Petrelli, portavoce CONCORD Italia

Padre Giovanni La Manna, già presidente Centro Astalli Roma

Antonio Cuciniello, Arabista e islamologo, Fondazione ISMU (Istituto per lo Studio della Multietnicità)



Ore 16.30

Giardino COE

Refreshment



Area libri e dvd

La libreria Volante, Terra Santa Editore, Fondazione COE

martedì 7 gennaio 2014

Bahar Kimyongur, di Monica Macchi




Dopo il Belgio, l'Olanda e la Spagna, è stata l’Italia a imprigionare Bahar Kimyongür, giornalista belga, autore di “Syriana, la conquête continue” e di “Le Livre noir de la “démocratie” militariste en Turquie e attivista per la pace. Bahar sembra essere diventato uno dei capri espiatori preferiti dal regime Erdogan che vuole condannarlo a 22 anni di carcere per aver protestato in Parlamento contro la pratica della tortura nelle carceri turche anche se l’accusa ufficiale è quella di “terrorismo” per aver tradotto dal turco al francese alcuni comunicati del DHKP-C, un gruppo comunista turco inserito tra le organizzazioni terroristiche dalla UE dopo l’11 settembre.

 

Portato in giudizio sulla base della legislazione anti-terrorismo del Belgio, è stato condannato in primo grado nel febbraio 2006 e in appello nel novembre 2006, poi assolto nel 2007 e nel 2009 a seguito delle sentenze di Cassazione che hanno annullato le sentenze precedenti. A suo sostegno è stato fondato il collettivo CLEA (Comitato per la Libertà di Espressione e Associazione) che promuove un dibattito critico sulle nuove legislazioni anti-terrorismo e sulle richieste di estradizione. Infatti la Turchia ha a più riprese richiesto l’estradizione di Bahar fino a questo momento negata dai giudici belgi perchè il Belgio non estrada i propri cittadini ma anche da quelli olandesi che lo hanno definito “un avversario politico” e per questo sulla base dell’articolo 3 della “Convenzione europea per l’estradizione” hanno rifiutato di estradarlo in Turchia. Infatti c’è un mandato internazionale di arresto dell’Interpol che non può essere annullato se non su richiesta di uno Stato (e il Belgio su questo non si è attivato) per cui in tutti gli altri Paesi può essere fermato su richiesta della Turchia: Bahar può essere arrestato ogni volta che passa un confine. E’ stato così arrestato in Olanda e anche in Spagna (mentre visitava con la famiglia la cattedrale di Cordova…) col paradosso che sulla base delle sentenze di Belgio, Olanda e Spagna non può, in linea di principio essere estradato, ma può essere continuamente arrestato.

Ed infatti arrivato in Italia il 21 novembre scorso per partecipare a due iniziative pubbliche per denunciare l’ingerenza della Turchia nello scenario siriano, ha trovato la Digos che dall’aereoporto di Orio al Serio l’ha portato direttamente nel carcere di Bergamo. Il 2 dicembre, la Corte d'Appello di Brescia lo ha messo agli arresti domiciliari a Massa in attesa delle decisioni della Turchia che ha 40 giorni di tempo per presentare una formale richiesta di estradizione. E a sua volta il Procuratore Generale dopo aver ricevuto il dossier turco avrà a disposizione fino a tre mesi per inviare alla Corte d’Appello di Brescia le sue conclusioni o la richiesta di ulteriori informazioni: quindi per almeno quasi quattro mesi Bahar starà ai domiciliari…ma per quale reato? La traduzione di volantini per cui è stato già assolto?

Monica Macchi

PS Al caso di Bahar Kimyongür è stato anche dedicato “Résister n’est pas un crime”, un documentario (inedito in Italia….) di Marie-France Collard, F.Bellali e J.Laffont, che ha vinto il Premio Speciale della Giuria al FIFDH (Festival Internazionale del Film sui Diritti dell'Uomo) di Parigi nel 2009.

 

 

sabato 23 novembre 2013

L'attenzione su Bahar Kimyongur


Una notizia passata in secondo piano, forse solo per gli “addetti ai lavori”; un nome poco conosciuto. Ma bisogna, invece, parlarne: parlare del caso di Bahar Kimyongur, un attivista turco-belga, vittima della prima applicazione, su suolo europeo, del regime di paura affermatosi dopo la tragedia delle Torri Gemelle, a New York, nel 2001. L'accusa era quella di far parte di un gruppo comunista turco legato ad organizzazioni terroristiche.
Arrestato e rilasciato più volte, Kimyongur denuncia a viso aperto la politica repressiva del Presidente turco Erdogan e l'ingerenza della NATO in Siria.
Pochi giorni fa, l'attivista è arrivato in Italia per partecipare a due incontri pubblici, a Monza e a Padova, proprio per parlare dell'ingerenza della Turchia nella complessa situazione siriana, ma – atterrato all'aereoporto di Bergamo – è stato prelevato dalla Digos e portato in carcere. Non sono ancora chiari i motivi.
Kimyongur rischia l'estradizione in Turchia: per evitare questo, il Collettivo Tazebao, che aveva organizzato gli incontri, ha scritto un comunicato e molti si stanno attivando per cercare notizie e organizzare iniziative di solidarietà.

Riportiamo, di seguito, un articolo di Bahar Kimyongur (pubblicato anche su ap0ti@blogspot.it)

Bahar Kimyongür: a Lille, Martine Aubry censura un dibattito sulla Siria‏
 
Le shabbiha (*) di Fabius e Hollande hanno colpito ancora: nuovo attentato alla libertà d'espressione di cui la “patria dei diritti umani” è ormai la campionessa.
Sabato scorso, 6 aprile, la sala comunale Philippe Noiret nel quartiere Wazemmes di Lille, avrebbe dovuto ospitare una conferenza sulla Siria, organizzata dalla Coordinazione Comunista e il Fronte di Sinistra, con lo scienziato franco-siriano Ayssar Midani – e il sottoscritto – come ospiti.
Qualche giorno prima, un oscuro gruppo che si proclamava “antifascisti senza patria o frontiera” ha lanciato un appello al sabotaggio della conferenza.
Nel loro lobbying a favore della censura, i sedicenti “antifa” ci accusano di scendere a patti con il diavolo, ovvero i regimi di Damasco e Tehran: in altre parole, i nemici principali d'Israele.
Visto il numero di dittature detestabili che sterminano popolazioni intere per consolidare il loro dominio – a cominciare dai “nostri” capi di stato – noi riteniamo che la scelta di prendersela esclusivamente con la Siria e con l'Iran non sia frutto del caso.
Per confondere la pista, gli pseudo-antifasciti non esitano a tuffarsi nella demagogia, accusando i partecipanti alla nostra conferenza di essere “dei PR a servizio delle dittature”, dei “rosso-bruni”e dei “nazbol”, contrazione di nazisti e bolscevichi. I martiri di Stalingrado e i più di venti milioni dei loro compatrioti apprezzeranno di essere amalgamati con i loro invasori e boia.
Alla fine, la campagna diffamatoria lanciata da questi provocatori senza né patria, né frontiera, né volto, né coraggio, né cervello ha conseguito il suo traguardo.
La signora Aubry, sindaco di Lille, ha in effetti probito la conferenza “per ragioni di sicurezza”.
Volendo assicurarsi che nessuna voce dissidente sulla Siria si esprimesse nelle sue sale, la “maccarthyana” Aubry ha persino fatto cambiare le serrature delle porte nella sala Philippe Noiret, sapendo che gli organizzatori dell'evento avevano precedentemente ricevuto un'autorizzazione e disponevano quindi delle chiavi.
Ma grazie al senso pratico di alcuni militanti, e alla generosità di un negoziante curdo, la nostra conferenza si è potuta finalmente tenere, in un ristorante di kebab alla periferia di Lille.
Malgrado le eccezionali condizioni d'organizzazione, circa 80 persone hanno potuto comunque riunirsi, informarsi e intervenire sulle alternative riguardo alla risoluzione del conflitto siriano.
Non era la prima volta che un dibattito aperto, critico e contraddittorio sulla Siria veniva censurato in questo modo dall'Inquisizione di matrice sionista.
Venerdì primo marzo 2013, gli amici svizzeri dei nostri indomiti “antifa”avevano manifestato contro la nostra conferezna sulla Siria a Ginevra sulla base di una grottesca diceria di collusione con l'estrema destra (vedere: http://www.silviacattori.net/article4287.html).
Non molto tempo fa eravamo accusati di essere talibani per aver denunciato la guerra in Afghanistan, agenti di Saddam per aver parlato contro la guerra in Iraq e “gheddafisti” per aver militato contro l'invasione della Libia.
Anche la minima simpatia che manifestiamo nei confronti della resistenza palestinese o libanese è tacciata di antisemitismo.
Al debutto di ogni campagna guerrafondaia, siamo sempre accusati di collusione con il nemico da gruppuscoli clandestini che se la giocano da ribelli libertari, ma i cui atti e parole servono indefinitiva solo a rafforzare la legge del piùforte.
Teniamo ancora una volta ad avvertire i nostri detrattori che le minacce non ci impediranno nédi denunciare le guerre che gli altri padroni impongono alla Siria, nédi militare per una risoluzione pacifica e politica del conflitto nel paese.
 

(*) Il termine shabbiha designa gli ausiliari dell'esercito siriano che combattono l'insurrezione anti-baathista. Il termine però sembra convenire sempre più agli ausiliari degli eserciti NATO che combattono contro i militanti anti-imperialisti.

Articolo originale: Lille : Martine Aubry censure un débat sur la Syrie
Bahar Kimyongür

venerdì 8 febbraio 2013

Tunisia nel caos: ucciso il leader dell'opposizione


A due anni dalla rivoluzione dei Gelsomini, la Tunisia è nel caos.
Ieri è stato ucciso, a colpi di pistola, Chokri Belaid. Attivista dei diritti umani, Belaid era uno dei maggiori esponenti di Nidaa Tounes - una nuova formazione politica che, presto, è diventata la più importante nell'opposizione al governo tunisino – e si è battuto per un Paese laico e contro il pericolo di derive islamiste da parte del partito governativo, Ennhada.
Il partito islamico, al potere, respinge le accuse di essere il “mandante” dell'omicidio, attribuendo a forze sovversive la responsabilità di questo crimine. Il Premier, Hamadi al Jebali, ha annunciato che scioglierà il governo per formarne uno di tecnici, un esecutivo di solidarietà nazionale, e che i ministri attuali non si presenteranno alle prossime elezioni, in occasione delle quali saranno inviati osservatori internazionali, come ha riferito l'emittente Al Jazeera.
Intanto nel Paese la tensione è altissima: migliaia di persone si sono riversate lungo l'avenue Habib Bourguiba, a Tunisi, diretti alla sede del Ministero dell'Interno, urlando slogan contro il governo/regime. I manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza e la Polizia ha risposto con granate e lacrimogeni; un ragazzo è stato arrestato dopo essere stato trascinato tra le barricate e il filo spinato; un altro, a Gafza, è rimasto ucciso durante un violento scontro con gli agenti di sicurezza e centinaia di persone sono scese in piazza anche a Monastir.
Oggi si svolgeranno i funerali di Belaid: il sindacato più importante della Tunisia ha indotto uno sciopero generale in tutto il Paese e anche la giustizia tunisina si fermerà per due giorni, in segno di protesta contro questa uccisione.