Visualizzazione post con etichetta decreto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decreto. Mostra tutti i post

lunedì 13 luglio 2015

Il Servizio civile aperto anche agli stranieri



La Corte Costituzionale italiana nella giornata del 25 giugno si è espressa dichiarando illegittimo l’art. 3 comma 1 del decreto legislativo del 2002 in materia di servizio civile con cui si limitava l'accesso al servizio ai soli cittadini italiani.

La vicenda a favore dell’inclusione dei giovani stranieri residenti in Italia aveva preso avvio oltre tre anni fa quando un giovane pakistano si era visto rifiutare la partecipazione al servizio civile per mancanza del requisito della cittadinanza italiana. Sollevata la questione di fronte al Tribunale di Milano e alla Corte d’Appello di Milano, il giudizio è poi proseguito e la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha posto la questione di costituzionalità della norma per contrasto con il principio di uguaglianza.

Dopo la recente sentenza 119/15, con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del decreto legislativo 77/02 (articolo 3, comma 1), tutti i giovani stranieri regolarmente soggiornanti hanno diritto di accedere alle selezioni per il servizio civile. Nel testo si legge: "L’esclusione dei cittadini stranieri dalla possibilità di prestare il servizio civile nazionale, impedendo loro di concorrere a realizzare progetti di utilità sociale e, di conseguenza, di sviluppare il valore del servizio a favore del bene comune, comporta dunque un’ingiustificata limitazione al pieno sviluppo della persona e all’integrazione nella comunità di accoglienza".



venerdì 29 agosto 2014

Risarcimento ai detenuti reclusi in condizioni inumane







È stato approvato, nei giorni scorsi, in prima lettura alla Camera il disegno di legge che prevede il risarcimento in favore dei detenuti reclusi in “condizioni inumane” e ulteriori interventi in materia penitenziaria tesi a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.

Il decreto risponde a un obbligo assunto dall’Italia al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa del 5 giugno 2014 e scaturito dalla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nel quale è stabilito che «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti» (va ricordato che la violazione dell’articolo 3 è alla base di numerose decisioni di condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo relative alle condizioni di detenzione).

Con la sentenza-pilota «Torreggiani contro Italia» dell’8 gennaio 2013 la Corte europea ha certificato il malfunzionamento cronico del sistema penitenziario italiano accertando, nei casi esaminati, la violazione dell’articolo 3 della Convenzione a causa della situazione di sovraffollamento carcerario in cui i ricorrenti si sono trovati. La Corte ha ordinato alle autorità nazionali di approntare, nel termine di un anno dalla data in cui la sentenza in questione sarebbe divenuta definitiva, le misure necessarie che avessero effetti preventivi e compensativi e che garantissero una riparazione effettiva delle violazioni della Convenzione risultanti dal sovraffollamento carcerario in Italia.

Come abbiamo già evidenziato in altri nostri post, Il problema dell’eccessivo numero di detenuti rispetto alla dimensione delle carceri nazionali si trascina nel nostro Paese ormai da molti anni e questa emergenza torna ciclicamente a impegnare l’attività parlamentare.
Soltanto negli ultimi anni, mentre la capienza degli istituti è sostanzialmente migliorata (49.461 posti al 30 giugno 2014) a seguito, soprattutto, di interventi di ristrutturazione di padiglioni esistenti, si registra – anche grazie a numerosi interventi legislativi – una netta tendenza alla diminuzione delle presenze, fino ad arrivare ai 58.092 detenuti di oggi. Ci sono però ancora 8.631 detenuti in eccedenza rispetto ai posti previsti (sovraffollamento del 17%).


Il decreto votato dalla Camera interviene su diversi aspetti della questione carcere. Ad esempio, il decreto inserisce nell’ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) il nuovo art. 35-ter, con il quale si introducono rimedi risarcitori per i detenuti reclusi in “condizioni inumane”. In particolare:

1) Sconti di pena: è previsto un abbuono di 1 giorno ogni 10 passati in celle sovraffollate, se la pena è ancora da espiare.

2) Rimborso in denaro: spetta un rimborso di 8 euro per ogni giornata in cui si è subito il pregiudizio per i casi in cui:

la pena sia stata già scontata (la richiesta, in questo caso, va fatta entro 6 mesi dalla fine della detenzione);

il residuo di pena da espiare non permette l’attuazione integrale della citata detrazione percentuale (perché, ad esempio, sono più numerosi i giorni da “abbuonare” a titolo di risarcimento che quelli effettivi residui da scontare);

il periodo detentivo trascorso in violazione dell’art. 3 CEDU sia stato inferiore a 15 giorni;

il pregiudizio di cui all’art. 3 CEDU sia stato subito in custodia cautelare non computabile nella determinazione della pena.

La competenza per l’adozione di tali provvedimenti è in capo al magistrato di sorveglianza, che procede su istanza del detenuto (o del difensore munito di procura speciale). Da qui al 2016 per i risarcimenti saranno disponibili 20,3 milioni di euro.

Inoltre, viene modificato l’articolo 275 del codice di procedura penale, sui criteri di scelta delle misure cautelari, in modo da limitare il ricorso alla custodia cautelare in carcere. In presenza di una prospettata sospensione condizionale della pena, il nuovo testo del comma 2-bis conferma la norma, ma specifica che a non poter essere applicata è la misura della custodia cautelare “in carcere o quella degli arresti domiciliari”, volendo con tale specificazione far sì che risultino escluse dall’ambito applicativo della nuova disposizione la custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri e la custodia cautelare in luogo di cura.

Viene poi stabilito il divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3 anni. In altri termini, se il giudice ritiene che all`esito del giudizio la pena irrogata non sarà superiore ai 3 anni, per esigenze cautelari potrà applicare solo gli arresti domiciliari. La norma non vale però per i delitti ad elevata pericolosità sociale (tra cui associazione mafiosa e terrorismo, omicidio, incendio doloso boschivo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e maltrattamenti in famiglia) e in mancanza di un luogo idoneo per i domiciliari (un’abitazione o altro luogo di privata dimora ovvero un luogo pubblico di cura e assistenza o una casa famiglia protetta).

Vengono introdotte norme di favore per i minori estese anche agli under 25 (art. 5): le norme di favore previste dal diritto minorile sui provvedimenti restrittivi si estendono a chi non ha ancora 25 anni (anziché 21 come oggi). In sostanza, se un ragazzo deve espiare la pena dopo aver compiuto i 18 anni ma per un reato commesso da minorenne, l’esecuzione di pene detentive e alternative o misure cautelari sarà disciplinata dal procedimento minorile e affidata al personale dei servizi minorili fino ai 25 anni. Sempre che il giudice, pur tenendo conto delle finalità rieducative, non lo ritenga socialmente pericoloso.

Più magistrati di sorveglianza, maggiore efficienza del personale dell'amministrazione penitenziaria e controlli sull'edilizia penitenziaria: questi sono altri articoli previsti nel nuovo testo. Tutto ciò, in ragione delle particolari esigenze che caratterizzano l’attuale situazione carceraria.




lunedì 17 marzo 2014

La legge svuotacarceri e la giustizia riparativa



Il 19 febbraio scorso è diventato legge il decreto “svuotacarceri” con 147 voti a favore e 95 contrari in Senato senza modifiche rispetto al decreto votato dalla Camera dei deputati.

La legge si pone due obiettivi: quello, appunto, di evitare il sovraffollamento e, di conseguenza, anche quello di garantire maggiori diritti ai detenuti.

La nuova norma prevede: lo sconto di pena con un affidamento in prova ai servizi sociali per i più meritevoli e la liberazione anticipata – che passa da 45 a 75 giorni – sempre per chi tiene una buona condotta. Questa misura vede esclusi i boss e i delinquenti che si sono macchiati di reati gravi. Inoltre, è stato stabilito che il giudice possa decidere di assegnare i domiciliari per gli ultimi 18 mesi di reclusione e tale misura diventa stabile;per la detenzione domiciliare viene ampliato l'uso dei braccialetti elettronici e, in caso in cui il magistrato non lo facesse adottare, deve spiegare le motivazioni della sua decisione, in forma scritta.

Per quanto riguarda i tossicodipendenti: viene ipotizzato l'affido terapeutico nelle comunità di recupero anche in caso di recidiva di reati minori.

Novità importanti, inoltre, per quanto riguarda gli immigrati: è stato abolito il reato di clandestinità ed è stata potenziata l'espulsione immediata in alternativa agli ultimi due anni di pena, in caso di reati minori. Infine, le procedure di identificazione devono essere avviate subito dopo la carcerazione.

Ma, forse, non tanti sanno che, in Italia, si è avviata, da qualche tempo, anche una forma di giustizia che vede a confronto vittima e reo: si chiama “giustizia riparativa”.

La giustizia riparativa o “rigenerativa” considera il reato in termini di danno alle persone per cui l'autore del reato deve porre rimedio alle proprie azioni: il metodo prevede un coinvolgimento e una forma di collaborazione tra l'agente del reato, la vittima e la comunità civile che devono, insieme, trovare una soluzione concordata al danno.

Sempre nel mese di febbraio, l'Associazione per i Diritti Umani ha seguito l'incontro, organizzato dal Centro Asteria, con Agnese Moro (il video dell'incontro è disponibile sul canale Youtube dell'Associazione) e, in quell'occasione, è intervenuta Biancamaria Spricigo, dottore in ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano, che ha spiegato l'utilità della giustizia riparativa anche per un eventuale recupero delle persone che hanno commesso azioni sbagliate e per un loro possibile reinserimento nella società.


Vi proponiamo il video dell'intervento dell'Avv. Biancamaria Spricigo.


venerdì 21 febbraio 2014

Carcere e creatività





Tra le fine di novembre 2013 3 l'inizio del nuovo anno, si è tenuto il XIV Convegno Internazionale di Urbania, nell'ambito del quale la Rivista dei Teatri della diversità ha ospitato un seminario che, con il sostegno del Servizio delle Politiche Sociali della Regione Marche, ha illustrato un progetto svolto negli istituti penitenziari regionali. Il progetto, che si è sviluppato tra il 2012 e il 2013, ha visto la collaborazione tra sette gruppi teatrali e alcuni detenuti che hanno avuto l'opportunità di partecipare a corsi di teatro per poi mettere in scena gli spettacoli in alcuni teatri.

Art'O Teatro di Ancona-Barcaglione; Sassi nello stagno di Camerino; La Pioletta per il carcere di Fossonbrone; Teatro Aenima di Pesaro: queste alcune realtà artistiche che hanno lavorato con le persone recluse per ridare loro fiducia in se stesse e autostima; per far fare esperienze positive e condivise; per fornire gli strumenti di un mestiere che arricchisce l'interiorità e le relazioni con gli altri.

Il progetto nasce tre anni fa, anche con la collaborazione di alcuni esponenti del Coordinamento Teatro in Carcere, e ha visto la stipula di un Protocollo d'Intesa che si impegna ad inserire - tra le materie di insegnamento dell'Istituto Superiore di Studi Penitenziari – quella della Drammaturgia Teatrale, alla luce della valenza pedagogica testimoniata dalle varie attività di questo tipo, attive in molte carceri italiane.

A questo proposito, durante il mese di febbraio in corso, è andato in sena, presso il Teatro Elfo-Puccini di Milano, lo spettacolo dal titolo Terra e acqua, per la regia di Mimmo Sorrentino e con la partecipazione dei giovani detenuti della Casa Circondariale di Vigevano.

Scrivete una preghiera. Ma non il Padre nostro. Voglio una preghiera personale”: da queste parole prende vita lo spettacolo: a partire dalle preghiere dei detenuti, preghiere che raccontano come il carcere è non solo un luogo fisico, ma anche un luogo dell'anima, perchè “tutti abbiamo un carcere dentro di noi”.   


A tema in un certo senso “religioso” anche il testo di un altro spettacolo, portato in scena sempre all'Elfo – Puccini a dicembre scorso: Se Betlemme avesse lu mare, a cura di Gianfelice Facchetti con Fabrice, Filippo, Fteh, Gianfranco, Hassan, Luis, Marco, Mauro, Michel, Pierre, Stalin e Youssef: tutte persone detenute nella Casa Circondariale di Monza.

Si tratta della storia di una compagnia sgangherata di commedianti, condannata a rappresentare tutti gli anni un presepe vivente. La particolarità, però, sta nel fatto che anche i ruoli “bestiali” (il bue e l'asinello, ad esempio) sono interpretati da persone, così come il ruolo della Maria è interpretato da un uomo...un gioco di ruoli, di scambi per persone che si mettono in gioco fino in fondo, che imparano a mettersi nei panni degli altri....di tutti gli altri. Per arrivare alla riflessione su Gesù come un “povero Cristo”, un povero cristo come noi.

Questi spettacoli fanno parte del progetto “Teatro e Carcere” che continuerà il suo cammino e noi lo seguiremo.

mercoledì 29 gennaio 2014

Il Presidente e le madri-coraggio



Le mamme della Terra dei fuochi sono state ricevute, nei giorni, scorsi dal Presidente Giorgio Napolitano che porta nel suo cognome le proprie radici e l'appartenenza a quella stessa terra.

Accompagnate dal parroco di Caivano, Don Maurizio Petricello, che si è unito a loro per combattere l'ecomafia e lo scempio di una regione bellissima, quelle madri-coraggio hanno chiesto al capo dello Stato e alle istituzioni di non essere abbandonate.

Abbiamo altri bambini che vogliamo far crescere”, ha detto Anna Magri, una delle donne che ha perso il figlio per un tumore insorto a causa degli sversamenti tossici sul territorio.

Chiare le parole di Don Petricello: “ Il decreto è una buona cosa, ma è nato piccino piccino. E anche noi, come comitato, abbiamo messo insieme una quindicina di emendamenti...La Sanità è la parte che manca nel decreto”. “ Per esempio dopo due anni l'esercito se ne va e i 50 milioni per la sanità sono un tantum: dopo lo screening che le cura le persone? Non si può chiedere ad una famiglia se curare la madre o la figlia”. E ancora: “ Dobbiamo smetterla con questa barzelletta degli stili di vita. I roghi non sono finiti e non potranno mai finire; e se sono finiti, si stanno spostando. Ma il vero problema è che cosa brucia e chi brucia...Bruciano i rifiuti industriali di imprese in regime di evasione fiscale. E' tutto il sistema che non funziona più: noi non vogliamo liberare la Terra dei fuochi a danno di altri, che sia la Puglia o la Basilicata o l'Europa dell'Est”.

Intanto l'Aula della Camera ha ripreso l'esame del decreto sull'emergenza ambientale: un emendamento approvato prevede che, oltre all'esercito, vengano utilizzate tutte le vetture presenti nei depositi della Protezione Civile e del Corpo dei Vigili del Fuoco della Campania e anche piante bonificanti quali, ad esempio, il vetiver. Ma, notizia ancora più importante, con il decreto viene introdotto nell'ordinamento italiano il reato di combustione rifiuti che ha portato a due arresti. Su twitter il Ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha scritto: “ Approvato il decreto Terra dei fuochi che afferma un principio fondamentale: la tutela dell'ambiente è tutt'uno con la lotta alla criminalità organizzata”.

Durante i racconti delle mamme, il Presidente Napolitano si è commosso e ha promesso l'avvio di una vera e propria operazione di risanamento ambientale, ma anche giustizia per quello che è successo. Vero è che, purtroppo, l'impegno arriva troppo tardi e molti bambini hanno pagato, con le loro giovani vite, il prezzo dell'indifferenza.


lunedì 27 gennaio 2014

Verso l'abolizione del reato di clandestinità




Con 182 sì, 16 no e 7 astenuti è passata in Senato, nei giorni scorsi, la norma che abroga il reato di immigrazione clandestina, ma si mantiene il “rilievo penale delle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia”. Il reato, quindi, da una lato viene abolito e, dall'altro, viene trasformato in illecito amministrativo.

Il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, ha spiegato: “Chi per la prima volta entra clandestinamente nel nostro Paese non verrà sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso. Ma, se rientrasse, a quel punto commetterebbe reato” e ha precisato che: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e questo non solo per ragioni di ordine pubblico, ma anche per motivi umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”; infine, dal punto di vista tecnico, Ferri ha aggiunto: “ La sanzione penale appare sproporzionata e ingiustificata e quella pecuniaria è di fatto ineseguibile considerato che i migranti sono privi di qualsiasi bene. Oltretutto il numero delle persone che potrebbero essere potenzialmente incriminate sarebbe tale da intasare completamente la macchina della giustizia penale, soprattutto nei luoghi di sbarco”.

L'Onorevole Khalid Chaouki, esponente dei Nuovi Italiani del Partito Democratico, ha così commentato il voto della Commissione Giustizia: “Con il voto al Senato inizia un percorso che, in tempi brevi, dovrà cancellare questo odioso reato che criminalizza i sopravvissuti alla drammatica tragedia di Lampedusa e porre le basi per una nuova legge sull'immigrazione”.

L'emendamento è stato presentato dal Movimento 5 Stelle che ha precisato: “Rimangono in piedi tutti i procedimenti per l'espulsione e tutte le altre fattispecie di reato collegati, compresi dalla Bossi-Fini. Alla prova dei fatti il 'reato di clandestinità' non ha risolto nulla aggravando solo i costi per la Giustizia con meno sicurezza per le strade, senza combattere il fenomeno e lo sfruttamento legato a quest'ultimo, addirittura aggravandolo...Con questo procedimento il clandestino rimane clandestino, ma sarà più facile procedere con le espulsioni. Con questo emendamento le espulsioni dei cittadini irregolari potranno procedere per via civile, senza inghippi, senza inutili spese burocratiche (che gravano sulle tasche dei cittadini italiani), chi troverà persone in mezzo al mare potrà salvarle senza incorrere in nessun tipo di reato. Non lasceremo più morire nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità, più umanità”.

La Lega Nord ha risposto a queste parole e a questo voto promettendo battaglia:

L'abolizione del reato di clandestinità è una vergogna”, ha affermato Massimo Bitonci, chiedendo che il Ministro Alfano e tutto il Pdl “siano coerenti con quanto fatto e detto fino ad oggi” e che sia posto rimedio a “questo grave errore”.

martedì 21 gennaio 2014

L'iter burrascoso del decreto svuotacarceri



Alla fine del 2013 è stato approvato, con il decreto legge n. 146, l'abbassamento della pena massima da 6 a 5 anni per i reati di lieve entità come, ad esempio, lo spaccio di sostanze stupefacenti che è la principale causa del sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani. Ma l'iter della riforma carceraria prosegue: dal 14 gennaio, infatti, la Commissione Giustizia, in Senato, ha esaminato quattro ddl sui temi dell'amnistia e dell'indulto.

Secondo l'articolo 1 del ddl 20, unificato al 21, "è concessa amnistia per tutti i reati commessi entro il 14 marzo 2013 per i quali – si legge - è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria". All'articolo 3 del ddl si legge che "è concesso indulto, per tutti i reati commessi fino a tutto il 14 marzo 2013, nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per le pene pecuniarie". Previste anche misure di revoca o esclusione dell'indulto e di rinuncia all'amnistia. Vengono affidate al ddl 21 altre norme che entrano più nello specifico sia dei reati previsti sia da quelli esclusi ma che ancora devono concludere l'iter di discussione in commissione Giustizia, presieduta da Francesco Nitto Palma (Forza Italia). L'esame congiunto riprenderà l'8 gennaio 2014. Il ddl 21 prevede, per esempio, che l'indulto non si applica a pene per associazione mafiosa anche straniera, riciclaggio denaro sporco, strage, usura, sequestro di persona a scopo d'estorsione, saccheggio, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e anche produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Queste sono solo alcune delle novità introdotte dai due ddl, l'esame adesso entrerà nel vivo con il seguito della discussione e l'esame congiunto degli altri due dei quattro disegni di legge.

Non serve a risolvere il problema del sovraffollamento, è molto peggio di un indulto. E, soprattutto, premia i mafiosi”. Questo il commento del procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, esaminando il decreto svuotacarceri. Ardita è una delle persone più competenti in materia essendo stato per nove anni direttore generale dei detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e spiega che le critiche più pesanti riguardano la “liberazione anticipata speciale”, ovvero la norma che porta da 45 a 75 i giorni di sconto concessi ogni sei mesi di detenzione. Misura che prevede una retroattività al 2010. “Avendo deciso di affrontare il sovraffollamento rinunciando alla sanzione penale – scrive Ardita nella sua relazione –, il legislatore d’urgenza sembrerebbe da un lato aver effettuato una opzione minimale, e dunque certamente non in grado di risolvere il problema dell’affollamento, e dall’altro avere scelto i soggetti da scarcerare tra i mafiosi e i più pericolosi ( condannati a pene lunghe) e solo in parte minima tra coloro che sono stati raggiunti dall’intervento penale a pioggia (in primo luogo extracomunitari e tossicodipendenti)”.
La misura prevista dal decreto si applica a tutti i detenuti, 416-bis compresi, perché si basa come unico presupposto sull’“opera di rieducazione. Che, attenzione, non vuol dire altro che colloqui con la famiglia, attività teatrali, attività sportive. Nessuno escluso, dunque. Ma quanto la liberazione anticipata inciderà realmente sul problema per cui Strasburgo rischia di condannarci, e cioè il sovraffollamento? Non potrà che incidere in modo molto marginale – scrive Ardita – "potendo riguardare al più qualche migliaio di soggetti.
Non usciranno certo di galera i poveri cristi, o saranno pochissimi, mentre verranno premiati – non si sa a fronte di cosa – coloro che sono stati condannati a pene lunghe. TRADOTTO: chi deve scontare, da sentenza, sei anni di carcere potrebbe uscire dopo tre anni e mezzo. “Anche un penitenziarista poco esperto – prosegue il procuratore aggiunto – può ben comprendere come uno strumento così concepito venga a minare alle fondamenta i principi stessi del trattamento penitenziario, che presuppone sempre percorsi nei quali i benefici siano il frutto di sacrificio, attraverso la revisione critica del proprio passato criminale e la provata volontà di reinserirsi nel tessuto sociale”.
Un regalo, bello e buono, a chi ha commesso gravi delitti e non ha mostrato neanche il minimo segno di pentimento. C’è poi un altro elemento che vale la pena evidenziare. Il ministro Cancellieri ha messo in piedi il decreto per svuotare le carceri sovraffollate, ma coloro che hanno condanne pesanti, i criminali veri, sono in celle doppie o al massimo triple, non sono certo stipati come bestie sulle brandine a quattro piani.
Più che rispondere alle accuse di Strasburgo, il provvedimento potrebbe tornare utile a delinquenti dentro i nostri confini". Ardita conclude la sua relazione con una domanda importante: perché destinare il costo sociale di quest’operazione ai cittadini, che ne pagherebbero la pericolosità, visto che – statisticamente – il numero dei reati aumenterebbe?



Intanto vi segnaliamo la seguente iniziativa che ci sembra utile e interessante
 
 

carcerAzioni. Prigionie dei nostri tempi

Sono la libertà e la sua privazione i temi centrali dell'iniziativa carcerAzioni. Prigionie dei nostri tempi, che dal 7 dicembre 2013 all'11 aprile 2014 coinvolgerà alcuni spazi dedicati alla cultura di Roma Capitale - Casa della Memoria e della Storia, Casa dei Teatri, Sala Santa Rita, Nuovo Cinema Aquila, Teatro di Villa Torlonia - oltre al Museo storico della Liberazione di Via Tasso e al Museo Laboratorio della Mente.
Attraverso mostre, incontri, letture, proiezioni, laboratori e performance, carcerAzioni ricerca e approfondisce il significato di libertà, un valore oggi sempre più negletto, incerto ed esposto al rischio di perdita delle garanzie conquistate nella storia dell'umanità. La prigionia nelle carceri, l'isolamento dal mondo per scelta o impedimento fisico, il disagio esistenziale diventano temi di una serie di appuntamenti, momenti di approfondimento che aprono lo sguardo sull'altro per riconoscervi la nostra stessa condizione, soltanto apparentemente differente.
La scelta del tema nasce dall'osservazione delle enormi trasformazioni a cui tutti assistiamo e che stanno modificando anche il nostro quotidiano, come le trasmigrazioni da un bacino all'altro del Mediterraneo, dal Sud al Nord del mondo, causa di tragiche sofferenze umane. Il mondo occidentale e democratico è uno snodo fondamentale per tornare a discutere di libertà dell'individuo contemporaneo, di prigioni come metafora dell'esistenza umana, di segregazione come vera e propria chiusura al mondo, impedimento come reclusione. Un approfondimento sul "carcere" nel senso etimologico della parola, dal latino "càrcer" - recinto, chiuso e quindi prigione - che ha radice dal verbo co-èrcio da cui il significato di luogo ove si restringe, si rinchiude ed anche si castiga e si punisce.

Per il programma completo della manifestazione: www.comune.roma.it/cultura




lunedì 23 dicembre 2013

Le novità del decreto carceri



Martedì 17 dicembre, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia, Mariagrazia Cancellieri, ha approvato il decreto legge riguardante le carceri e il disegno di legge sul processo civile.
Il Presidente, Giorgio Napolitano, la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell'Uomo avevano più volte sollecitato il governo italiano a rafforzare misure, anche alternative al carcere, per risolvere il problema del sovraffollamento negli istituti penitenziari, nel rispetto della sicurezza sociale.  
Mauro Scrobogna La Presse
Il decreto sulle carceri, innanzitutto, prevede la nascita del “Garante nazionale dei diritti dei detenuti”, senza alcun onere per la finanza pubblica.
Viene, poi, incentivata la scarcerazione anticipata. In questo caso, ha affermato il Ministro Cancellieri, resta ferma e fondamentale la decisione del giudice: non si tratta di una scarcerazione “di massa” e automatica, ma viene spalmata nel tempo e comunque è sottoposta alla valutazione del giudice che deve verificare il corretto comportamento dei detenuti. La Cancellieri ha, inoltre, voluto sottolineare che non si parla di “indulti o indultini perchè non c'è nulla di automatico e tutto viene affidato al giudice il quale prevede, se lo ritiene, l'uscita agevolata”. La riforma della custodia cautelare è, invece, al vaglio del Parlamento.
Nasce il reato di spaccio lieve e viene inserita un'altra nuova misura: l'uso del braccialetto elettronico per i piccoli spacciatori di sostanze stupefacenti. I soggetti tossicodipendenti potranno essere affidati a comunità di recupero e agli organismi di assistenza sociale per ottenere le cure di cui necessitano. L'uso del braccialetto elettronico riguarda i casi di detenzione domiciliare e garantisce, secondo le parole dei ministri, “ il mantenimento di adeguati standard di controllo istituzionale sui detenuti”. 


In tema di detenzione ed espulsione degli stranieri il Guardiasigilli ha dichiarato: “Sarà più facile l'espulsione dei detenuti stranieri”: il ddl prevede , infatti, l'anticipazione delle procedure di identificazione al momento dell'arresto. Tale anticipazione dovrebbe avvenire grazie ad un'amministrazioone congiunta tra Ministero dell'Interno, Ministero di Giustizia e consolati e questo eviterebbe il transito degli stranieri verso i CIE. Una volta espiata la pena, i detenuti stranieri dovrebbero essere espulsi anche se le espulsioni saranno disposte in base alle risorse disponibili e secondo la decisione di un magistrato di sorveglianza.
Per quanto riguarda, infine, la giustizia civile, le procedure saranno più veloci. In caso di cause semplici, il giudice potrà passare a una riduzione del processo da tre a un anno, avvalendosi anche delle consulenze tecniche: questo può risultare utile, ad esempio, nei contenziosi per gli incidenti stradali.
Il Premier Letta, al termine della lettura del testo, ha voluto ribadire che dalle misure sulle carceri “non ci sono in nessun modo elementi di pericolosità per i cittadini”.



lunedì 11 novembre 2013

Dove accogliere i migranti




All'inizio del mese di ottobre erano 52 i migranti di origine somala, eritrea e nigeriana arrivati in Sicilia, in Italia per chiedere asilo politico e in cerca di salvezza a causa delle guerre civili e della violenza che regnano nei loro Paesi di provenienza.
Oggi sono più di 180. E sono stati “parcheggiati” all'interno del Pala Nebiolo dell'Annunziata, a Messina. Non si esclude che, nei prossimi giorni o nelle prossime ore, arrivino altri immigrati per cui le autorità stanno valutando l'ipotesi di preparare una tendopoli nel campo da baseball accanto alla palestra.

Questa decisione ha fatto scattare la protesta di molte associazioni, oltre che di una buona parte della società civile. Durante lo scorso week end è stato, quindi, organizzato un sit-in davanti alla Prefettura ed è stata scritta una lettera aperta indirizzata al sindaco, Renato Accorinti, nella quale si legge: “ Una prima valutazione sul Pala Nebiolo attiene alla sua natura giuridica. E' stato creato un centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale, senza decreto ministeriale e senza i requisiti minimi di legge. Il prefetto Stefano Trotta, ha inoltre, emanato il 30 ottobre un avviso pubblico per nominare l'ente gestore del Pala Nebiolo o di altra struttura, che scadrà il 12 novembre, e il 1 novembre ha diramato un comunicato per evidenziare la ricerca di aree pubbliche, dove allocare una tendopoli. Le caratteristiche di non-luogo permangono anche nella scelta di non definire la natura giuridica del centro nell'avviso pubblico: non è chiaro se verrà istituito un CRA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) o un Centro ai sensi della legge Puglia che dovrebbe, invece, avere carattere di temporaneità e provvisorietà”.
Il 15 ottobre scorso il governo, con il decreto legge n.120, ha garantito 210 milioni di euro da destinare alle esigenze straordinarie connesse ai flussi migratori: le associazioni e l'amministrazione comunale di Messina hanno proposto che queste risorse vengano impegnate nell'inclusione sociale dei migranti e nel welfare; i richiedenti asilo potrebbero, così, anche accedere allo SPRAR, il sistema di accoglienza e protezione gestito dai Comuni italiani.
Intanto l'Arci afferma che, attraverso il suo sportello SOS, gli operatori hanno riscontrato: “ la mancanza di consapevolezza tra le persone incontrate sul proprio status giuridico e la presenza di minorenni per i quali abbiamo chiesto l'accertamento dell'età alla questura”. L'Arci ha denunciato, inoltre, la presenza “di malattie infettive come la scabbia, persone con abbigliamento inadeguato al clima autunnale, brandine senza materassi, insufficienti impianti igienici e livelli di pulizia”.


Per concludere, le associazioni hanno chiesto di “fermare l'istituzionalizzazione di un centro dove sono stati trasferiti, negli ultimi giorni, migranti che, intercettati in mare da “Mare Nostrum”, sembrerebbero essere arrivati direttamente dallo sbarco. Un luogo, quindi, dove attendere anche un probabile rimpatrio coatto”: bisogna, invece, continuare a cercare un luogo di accoglienza idoneo, dal punto di vista della sicurezza e in cui si seguano tutti i princìpi legati all'ospitalità e al rispetto della dignità umana.

lunedì 1 luglio 2013

Video della serata in occasione della campagna sulle tre leggi popolari: tortura, droga e carceri

Pubblichiamo il video della serata che l'Associazione per i Diritti Umani, in collaborazione con Spazio Tadini, ha organizzato in occasione della campagna per la raccolta firme sulle tre leggi popolari riguardanti l'inserimento del reato di tortura nel nostro sistema legislativo, l'uso di droghe e sostanze stupefacenti e le condizioni dei detenuti nelle carceri; una campagna nata dopo la sanzione che il nostro Paese ha ricevuto, a gennaio, dalla Corte europea per i diritti umani a causa del sovraffollamento degli istituti di pena. Una serata molto importante che si è potuta realizzare, nonostante il nubifragio a Milano, grazie alla presenza dei relatori, all'interesse del pubblico e all'impegno di tutti. Ringraziamo anche Mattia e Alessandro Levratti che, non potendo partecipare di persona, hanno realizzato una presentazione video del loro documentario intitolato “La prigione degli altri” che è stato molto apprezzato.





 

venerdì 29 marzo 2013

I matrimoni gay in Francia: proteste e contromanifestazioni



Il governo socialista del Presidente Hollande, a febbraio, ha approvato la norma che rende possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso e apre loro la strada anche all'adozione di bambini. 329 voti a favore contro 229 contrari. “Non si considereranno più le persone in base al loro orientamento sessuale, facendo delle differenze. Un elemento di discriminazione in meno, questo è davvero un grande giorno per l'uguaglianza di tutti”, queste le parole di Bruno Le Roux, presidente del gruppo socialista all'Assemblea Nazionale.
Il 24 marzo scorso, invece, le dichiarazioni sono state altre, da parte dei manifestanti contro la legge. “Per noi un uomo e una donna si completano e se un bambino è allevato da due uomini o da due donne ovviamente sarà amato, ma gli mancherà qualcosa di fondamentale per la sua evoluzione”, ha spiegato una ragazza; oppure “I senatori spiegheranno senza dubbio perchè questa legge che autorizza l'adozione avrà delle conseguenze molto gravi. Parliamo di bambini senza legami di sangue con i genitori, senza un padre e una madre”, ha sostenuto Tugdual Derville, un portavoce del corteo che ha visto la partecipazione del popolo conservatore, molti cattolici ed esponenti del centro-destra.
Il percorso delle marcia di protesta è partito dalla Défense e si è snodato fino all'arco di Trionfo, per otto chilometri: alla marcia hanno partecipato migliaia di persone, tra gli oppositori alla legge e i sostenitori. I primi accusano la Polizia di aver usato gas lacrimogeni contro famiglie e bambini; i secondi di aver strumentalizzato proprio i minori, portandoli a manifestare con cartelloni e magliette per le strade di Parigi.
Intanto si aspetta, a giugno, la decisione, in materia, da parte della Corte Costituzionale degli Stati Uniti. Una decisione che potrebbe essere storica.