Visualizzazione post con etichetta città. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta città. Mostra tutti i post

mercoledì 2 dicembre 2015

Il posto giusto: NO al razzismo






Cari amici, vi invitiamo a partecipare numerosi a questa bellissima iniziativa:

Il 1 dicembre 1955 su un autobus dell'Alabama una donna ha cambiato la storia dei diritti civili. A 60 anni dal no al razzismo di Rosa Parks, il Comune di Milano la ricorda con un tram storico che partirà il 3 dicembre
dalle 17,15 alle 21,00 - ogni 30 minuti -  dalle fermate di via Cantù e Porta Genova. 

L'iniziativa è organizzata in collaborazione con ATM e con l’Associazione Città Mondo e grazie all'Associazione Il razzismo é una brutta storia e l'Associazione Mondadori: un percorso artistico su un tram storico in giro per la città. 


Un attore condurrà il pubblico in un percorso di riscoperta del tema della lotta per i diritti civili, e durante questo viaggio, gli spettatori avranno la possibilità di rivivere la forza del rifiuto di Rosa Parks, che verrà rimesso in scena dagli attori presenti sul tram. 
L’episodio sarà trasposto teatralmente ai giorni nostri: sono passati sessant’anni dalla denuncia di Rosa, ma certe violenze fanno ancora parte della vita di tutti i giorni. Un percussionista scandirà il ritmo della performance evocando con i tamburi atmosfere tribali africane e una cantante soul farà da cornice con le sue note alla lettura di alcuni passi del nuovo romanzo di Harper Lee.

Gli interpreti in scena sono Michel Koffi Fadonougbo, Betty Gilmore, Stephane Ngono e Andrea Panigatti; Riccardo Mallus firma la regia.

Radio Popolare, media partner dell’evento, condurrà una diretta dal tram offrendo momenti di approfondimento con il pubblico e garantendo la diffusione radiofonica della manifestazione.

La partecipazione è gratuita previa prenotazione obbligatoria – indicando nome, orario prescelto e numero di partecipanti (max 4) – alla mail:  rosaparks.milano@gmail.com

sabato 24 ottobre 2015

I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità: la città oscura che non ha voce


Esistono da sempre due città, una legale e l'altra illegale, i cui confini si spostano a seconda delle epoche storiche e delle necessità economiche contingenti. Spesso gli abitanti di queste due città si sfiorano, interagiscono, confliggono. Sulle loro contaminazioni si costruisce il tessuto sociale. Quasi sempre gli abitanti della città oscura non hanno voce sui media ufficiali: sono un numero, una statistica o un titolo di giornale. I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità, edito da Le Milieu, nasce dalla necessità di far parlare i protagonisti del disagio e della devianza che vivono e attraversano le nostre metropoli. Andrea Staid si è messo in ascolto delle voci della città oscura, senza pregiudizi.



L'associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ad Andrea Staid e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.


 
 
 
 

Il suo testo parte dall'assunto che esistano due città: una legale e un'altra illegale. Da chi è popolata quella illegale e quali sono i problemi delle persone che la abitano ?



Negli ultimi anni mi sono interessato sempre di più agli abitanti che vivono ai margini delle nostre metropoli e quindi mi sono soffermato sul mondo dell’illegalità. E' importante indagare in quella giustapposizione di due mondi, o città, che coesistono ma si ignorano o meglio si guardano, nonostante la prossimità, da una distanza insuperabile - la città che si autoproclama legittima e quella più o meno invisibile dell'illegittimità, dell'immigrazione, della micro-criminalità, della prostituzione, della tossicodipendenza. Due città ovviamente, in una posizione profondamente diversa e asimmetrica ma che se ci pensiamo bene sono due facce della stessa medaglia, perché la città illegale non fa altro che rispondere a una domanda creata da quella città autoproclamatasi legittima e legale. Piccoli esempi per capirci meglio chi vende droga appartiene alla città illegale, ma chi la compra? Chi lavora in nero sfruttato fa parte della città illegale, ma chi gli ordina di lavorare? Ma soprattutto chi compra e consuma i prodotti da lui lavorati? Chi si prostituisce vive nella città illegale, ma chi va con le prostitute? La città illegittima è titolare di un offerta di servizi la cui clientela è costituita in gran parte da membri della società legittima.

I problemi invece all’interno della città illegale sono tanti, ovviamente sto parlando della microcriminalità, le regole nella criminalità organizzata sono molto differenti, io non le ho studite e quindi preferisco non parlarne. Nel mondo microcriminale, o anche solamente dell’illegalità creata dalle norme dello stato, come i migranti che non riescono ad avere il permesso di soggiorno, i problemi sono quotidiani, ma possiamo riassumerli tutti nella loro grande impossibilità di accedere ai diritti che sono garantiti agli abitanti della città legale, per esempio il diritto all’abitare, ai servizi sociali, insomma viene negata la possibilità di vivere una vita dignitosa.

 

Ci può anticipare il tema centrale del libro, ovvero il caso di Viale Bligny, a Milano?


Nel mio libro il palazzo di Viale Bligny 42 viene trattato come un caso specifico, precisamente nel quinto capitolo ho cercato di creare una ricostruzione etnografica di un palazzo sicuramente particolare di Milano quello che dalla stampa viene chiamato ingiustamente il fortino della droga, un palazzo della vecchia Milano, situato a pochi isolati dal centro cittadino, nella via che porta alla famosa Porta Romana e a pochi passi dall'università della giovane elites italiana, la Bocconi. In questo capitolo ho analizzato la quotidianità di una realtà meticcia nel cuore di Milano, ho cercato di farlo senza pregiudizi e attraverso il contatto diretto con chi vive e attraversa quel luogo. In questo palazzo ho trascorso un anno per conoscere e intervistare gli abitanti provenienti da tutto il mondo, stiamo parlando di uno stabile formato da 220 appartamenti per più di 700 abitanti. Un micro paese, una comunità che oggi è formata da migranti, anziani inquilini arrivati dal sud Italia, altri italiani che vogliono vivere spendendo poco in una zona centrale di Milano e ancora da studenti e artisti. Un palazzo dove sicuramente ci sono dei problemi ma dove un’associazione di condomini ha deciso di costruire dal basso percorsi di interazione tra culture diverse e soprattutto gli abitanti dell’edificio mondo hanno cominciato a risolvere i problemi della quotidianità occupandosene in prima persona.


Il suo è uno sguardo antropologico: quali sono le sue conclusioni sulle città contemporanee? Quali le esigenze dei cittadini? E gli errori da parte delle istituzioni (soprattutto in termini di accoglienza e immigrazione)?


E’ difficile con uno sguardo antropologico trovare delle conclusioni sullo stato delle città contemporanee perché sono sempre più un coacervo di culture in movimento. Quello che vedo forse peccando di estremo ottimismo è che la realtà, anche quella marginale trova soluzioni molto interessanti per migliorarsi e andare avanti, soluzioni che ovviamente non fanno notizia sui mass media che continuano imperterriti a narrarci un presente di crisi, scontri culturali e impossibilità. Basti pensare a questa narrazione sull’invasione dei migranti, è un falso, sono tante le donne, gli uomini e i bambini in arrivo, ma sono numeri che un paese come l’Europa potrebbe accogliere senza problemi, quello che servirebbe sarebbe una gestione del “comune” assai differente. Le risorse ci sono, il problema è che vengono gestite in modo sbagliato e che il primo pensiero di molti è lucrare sui i migranti, credo che Mafia capitale sia un’indagine che ci può insegnare molto.


Non ho chiaro fino a che punto l’antropologia possa estendere il suo linguaggio specifico per rappresentare adeguatamente i concetti che gli osservati hanno sviluppato e che hanno espresso. Probabilmente l’antropologia può riflettere la visione del mondo delle persone che studia ma non riesco ad averne l'assoluta certezza. Come scrive Clifford Geertz già al momento dell'esposizione dei fatti veri e propri noi stiamo dando spiegazioni; e, quel che è peggio, spiegazioni di spiegazioni. Per questo ha un senso affermare che la ricerca antropologica deve procedere secondo un progetto teorico e conoscitivo, il quale deve a sua volta essere identificabile attraverso un’impalcatura epistemologica fatta di teorie, concetti, nozioni, ipotesi e dati, e di un vocabolario sulla base dei quali sia possibile confrontare e porre in relazione esperienze e intenzionalità etnografiche ed esistenziali differenti. L’antropologia deve essere considerata un sapere attraverso cui sia possibile percepire una visione del mondo che consenta di comprendere tutti i possibili mondi culturali, di conoscere appunto, senza per forza riconoscersi.


Come si è svolta la ricerca che ha portato alla stesura di questo libro?


 
La mia ricerca è iniziata nel 2007 e ancora oggi non si è conclusa. Il metodo è quello della ricerca sul campo, un’osservazione partecipante, un metodo etnografico che negli anni sto cercando di affinare per trovare un equilibrio sempre più forte tra intervistato e intervistatore. Quello che cerco di fare quando faccio ricerca è immedesimarmi il più possibile cono la vita delle persone che voglio comprendere, analizzare, studiare, lo faccio passando periodi lunghi sul campo approfondendo i rapporti con le persone che voglio intervistare e conoscere. Sto molto attento all’uso di registratori e macchine fotografiche, capisco che mettono in soggezione e non faccio solo domande, mi racconto e vivo la quotidianità con i protagonisti delle miei ricerche. E’ importante però sottolineare che l'antropologo pur impregnandosi con i modi di fare dell'ambiente in cui si trova non si trasforma mai in un membro della comunità che studia, pensarsi un agente neutro o considerarsi sullo stesso piano dell'intervistato sarebbe un errore grave per il ricercatore, deve sempre comprendere che è impossibile astrarsi da quella che è la sua posizione diametralmente differente da chi vive quello che viene raccontato.

Nella mia ricerca nel mondo dell’illegalità ho scelto di rivelare subito la mia identità di osservatore, non mi sono finto cliente o giornalista, da subito era noto agli osservati quello che stavo facendo, per questo credo che la mia osservazione partecipante sia diventata nei mesi trascorsi una specie di action research che ha indotto riflessioni, dibattiti, discussioni e ha quasi costretto i soggetti osservati a prendere coscienza delle proprie dinamiche relazionali.


sabato 22 agosto 2015

La ricostruzione dei mausolei in Mali




di Veronica Tedeschi




Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù (in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato coordinato dall’Unesco (l’Agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) e nella sua totalità costerà 11 milioni di dollari, donati in parte dall’Unione Europea e in parte dalla Svizzera; seguirà a questi primi otto, la ristrutturazione di altri 6 mausolei che sarà completata entro fine anno.   
 
 

Soprannominata «La città dei 33 santi», Timbuctu fiorì tra il XV e il XVI secolo come centro carovaniero e di propagazione dell’Islam in Africa. Tipici sono i suoi monumenti come le tre moschee storiche Djingareiber, Sidi Yahiya e Sankoré, gli antichi portali, le case dei primi esploratori, il pozzo costruito nel punto in cui, mille anni fa, una donna tuareg – narra la leggenda – trovò l’acqua che ha dato ricchezza e potenza alla città del deserto. Ma è anche l’atmosfera che si respira. «Sembra deserta – osserva una guida turistica in un’intervista all’agenzia Ansa -, poi ogni tanto qualcuno fa “capolino” e, piano piano, cominci ad avvertire uno sguardo da dietro le tipiche finestrelle antiche a grata che impediscono di vedere l’interno, ma dalle quali si può osservare perfettamente l’esterno.” Durante il periodo di occupazione della città i combattenti jihadisti hanno vandalizzato e distrutto moschee e mausolei considerati non rispondenti all’ortodossia islamica e hanno bruciato alcuni manoscritti.

Grazie all’ intervento francese che ha respinto a Nord gli Jihadisti, oggi in città si respira un’aria diversa e, molto lentamente, anche il turismo sta riprendendo. La ricostruzione dei mausolei rappresenta chiaramente la volontà della popolazione di non voler perdere la propria cultura e di non arrendersi alla volontà dell’Islam estremista.

Il vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace. Si tratta di una risposta agli estremisti e la sua eco può essere udita ben oltre i confini del Mali”, ha affermato Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, annunciando che l’Unesco ha fatto ricorso alla Corte Penale Internazionale contro i distruttori dei mausolei.
 
 
 


sabato 9 maggio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)









DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO


Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.


CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitàrio, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






mercoledì 4 febbraio 2015

La dignità degli homeless



 
Un concorso e una mostra fotografica: "Ri-Scatti", è l' esposizione aperta al pubblico fino al 15 febbraio al PAC di Milano. 95 fotografie, selezionate tra numerosi scatti realizzati in due mesi da 11 uomini e due donne senza fissa dimora.  
Il progetto nasce da un'idea di
Federica Balestrieri giornalista Tg1 Rai e volontaria dell'Associazione Terza Settimana: iniziato lo scorso marzo 2014, ha offerto ai tredici homeless, selezionati dagli assistenti sociali del Centro Aiuto Stazione Centrale, la possibilità di partecipare ad un corso di formazione professionale della durata di due mesi, per apprendere l'utilizzo del linguaggio fotografico.
Il vincitore della competizione è
Dino Luciano Bertoli, senzatetto italo-argentino ospitato nel centro di accoglienza di via Saponaro gestito da Fratelli di San Francesco ed è stato premiato con una borsa lavoro della durata di sei mesi rinnovabili sino ad un anno per lavorare presso l'agenzia fotografica SGP di Stefano Guindani. Le foto esposte documentano la quotidianità di queste persone che hanno perso tutto: il lavoro, la famiglia, la casa, ma mai la dignità. Come trascorrono la giornata? dove dormono? dove si prendeono cura del proprio corpo? Ma le immagini portano lo spettatore a interrograsi sul loro Passato e sul loro Futuro, su quali siano le aspettative o i loro sogni...


Tra i promotori dell'iniziativa ci sono il
Centro Aiuto del Comune di Milano, l'Assessorato alle Politiche Sociali e quello Cultura, oltre alla SGP Stefano Guindani Photo ed Echo Photo Agency, e con il contributo di Tod's.


Le foto esposte saranno poi in vendita e il ricavato andrà all'
Associazione Terza Settimana e al Centro Aiuto Stazione Centrale che si occupano di senza fissa dimora e povertà. - See more at: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2015/02/ri-scatti-una-mostra-sugli-homeless-al-pac#ad-image

venerdì 12 settembre 2014

Jewish in the City – Festival Internazionale di cultura ebraica





Molti hanno chiesto di boicottare questo festival a causa della guerra tra Israele e Palestina, ma noi pensiamo che la Cultura possa essere veicolo di pace. Attraverso la conoscenza, soprattutto reciproca, i popoli hanno l'opportunità di avvicinarsi e di comprendersi. E, infine, un conto sono le scelte politiche di alcuni e un altro sono i comportamenti di tanti.

Quindi, vi diamo comunicazione del Jewish in the City, Festival Internazionale di cultura ebraica, che si terrà a Milano dal 13 al 16 settembre 2014. Il titolo di questa edizione è “Pesach. Il lungo cammino verso la libertà” e il tema della 15ma Giornata Europea della Cultura ebraica (14 settembre) è “Donne nell'ebraismo”. La manifestazione si terrà contemporaneamente in tutta Europa.

Per il programma completo del festival milanese, si può consultare il sito www.jewishandthecity.it

 

Giacobbe amava Rachele e disse: “ Ti servirò sette anni per Rachele, la tua figlia minore”. Labano replicò: “ E' meglio ch'io la dia a te che a un altr'uomo; rimani con me”. Giacobbe servì per Rachele sette anni che gli sembrarono pochi gorni, tanto l'amava. (Genesi 29: 16-20).


Discutere la tematica di genere, anche nella cultura ebraica, è quantomai attuale. Mogli, madri, professioniste si confronteranno sul palco del teatro Franco Parenti proprio il giorno 14. L'argomento di discussione, anche con il pubblico, sarà “Condotte e condottiere, libere di essere donne”: non solo donne di religione ebraica, ma anche cattoliche, musulmane, laiche potranno dare vita ad un incontro vivace che arricchirà tutti. Il filo conduttore, come recita il titolo del festival, è quello della libertà: Pesach, il lungo cammino verso la libertà. Una libertà che, oggi sempre di più, deve essere affermata a livello culturale e psicologico e poi politico e sociale.


mercoledì 30 luglio 2014

Milano come Lampedusa?



Cari lettori abbiamo intervistato per voi Pierfrancesco Majorino - Assessore alle Politiche sociali presso il Comune di Milano - e Caterina Sarfatti - funzionario del settore Affari Internazionali - autori del dossier Milano, come Lampedusa?. Dossier sull'emergenza siriana (Novecento Editore).


Ringraziamo molto il Dott. Majorino e la Dott.ssa Sarfatti per il tempo che ci hanno dedicato.


 

Quante sono ad oggi, in percentuale, le persone che hanno richiesto asilo a Milano e quante sono riuscite a trovare una sistemazione? Qual è la percentuale tra uomini, donne e bambini?

 

Majorino: Stiamo parlando di dati complessi, comunque l'impressione che abbiamo è che stiamo parlando dello 0,1%, cioè 13-14 persone su 14500 che si fermano qui. Tutti se ne vogliono andare. In prospettiva la percentuale potrebbe modificarsi leggermente se si intensificasse la presenza degli eritrei. A differenza dei siriani - che se ne vogliono andare via tutti - gli eritrei potrebbero richiedere l'asilo qui, ma queste sono nostre supposizioni.

Per quello che riguarda la composizione di genere e generazionale, le cose cambiano molto tra siriani ed eritrei: i siriani hanno circa il 36% composto da bambini e ragazzini, gli eritrei invece sono in grande maggioranza maschi e non ci sono minori.


Dott.ssa Sarfatti, nel libro si è occupata della parte normativa: ci può spiegare, da questo punto di vista, come Milano può dare accoglienza?

 

Sarfatti: Milano può fare quello che sta facendo perchè, essendo una realtà locale, dal punto di vista normativo, purtroppo, può fare poco: in questo momento stiamo registrando in modo totalmente informale le persone, ma questa registrazione non ha alcun tipo di valore legale perchè la gestione dei flussi è del Paese ospitante o di transito, fin quando l'immigrazione è di competenza nazionale.

Una delle proposte che noi avanziamo nel gestire Milano come Lampedusa è quella di riconoscere alle città europee un ruolo che loro già esercitano de facto nell'accoglienza, ma anche nella gestione dei flussi perchè ormai le grandi metropoli sono punti nodali per il passaggio dei migranti e per l'integrazione.

Come città abbiamo richiesto di procedere a delle ipotesi normative che possano dare protezione a queste persone: l'idea più forte è la direttiva n. 55 del 2001 dell'UE che, se fosse applicata (cosa mai successa), potrebbe dare protezione immediata e temporanea ai profughi provenienti dalla Siria in tutti i 28 Paesi Membri. Oppure, come ultima spiaggia, potrebbe esserci l'applicazione dell'articolo 20 del Testo Unico: è un dispositivo nazionale che potrebbe dare protezione legale e rendere regolari queste persone per 6 mesi rinnovabili tramite un permesso temporaneo. Il governo italiano lo aveva applicato nel 2011 nel caso dei cittadini provenienti dalla Tunisia e aveva avuto una serie di complicanze a livello politico europeo, ma almeno era servito a proteggerli.



Che cosa si potrebbe fare di più e cosa possiamo fare noi cittadini milanesi?

 

Majorino: Per quello che riguarda l'azione dei cittadini, quello che si può fare concretamente è sostenere il percorso di accoglienza, partecipando da volontari, portando vestiti o materiale igienico-sanitario oppure, banalmente, parlarne.

Questo flusso di migranti in transito definisce una nuova categoria nelle politiche riguardanti la migrazione, una categoria che è stata rimossa perchè l'Europa e l'Italia si sono concentrate sulla problematica dell'arrivo e dell'accoglienza stabile e strutturale o del respingimento. Noi oggi, invece, stiamo intercettando una tipologia inedita che deriva dal fatto che la migrazione non è influenzata - come si dice spesso - da quel che succede “al di là” del Mediterraneo, ma da quello che succede “al di qua”: cioè, i Paesi in crisi della vecchia Europa non sono più attrattivi per i migranti, ma dai Paesi in crisi i migranti devono passare. Questo svela l'inappropriatezza delle norme e delle regole che accompagnano i processi di regolarizzazione e integrazione in Europa e,quindi, chiama anche la necessità di azioni differenti oppure chiama il fatto che le poche norme esistenti e utili vengano effettivamente utilizzate.

I cittadini possono parlare di tutto questo e togliere dal cono d'ombra i profughi in transito dai nostri Paesi che rischiano - proprio perchè l'invisibilità si accompagna con l'assenza di scelte politiche - di non essere accompagnati nel loro itinerario di speranza.

 

Sarfatti: C'è un principio normativo che verrebbe incontro alla situazione che descriveva Pierfrancesco e che è stato proposto dall'Italia all'ultimo Consiglio europeo del giugno scorso, ma che non è stato accettato: si tratta del principio del “mutuo riconoscimento”, quello per cui se io vengo riconosciuto come rifugiato in uno dei Paesi Membri, ho lo stesso identico trattamento in tutti gli altri Paesi Membri. Invece oggi succede che, se vengo riconosciuto come rifugiato, posso transitare regolarmente e fare il turista, ma non sono riconosciuto come cittadino comunitario: non posso lavorare, accedere al sistema sanitario, etc.



Nel dossier sono raccolte molte voci: potete anticiparci, ad esempio, quella di Titty Cherasien o di Christopher Hein?

 

Sarfatti: Titty Cherasien racconta del suo legame emotivo, oltre che biografico, con la Siria e con i luoghi da cui proviene parte della sua famiglia. Christopher Hein, come Direttore del Consiglio italiano per i Rifugiati, fa un ragionamento più complessivo su quali siano i problemi e le sfide dell'asilo e dell'accoglienza in Italia.

 

Come verranno utilizzati i proventi del libro?


Majorino: Per l'acquisto di materiale igienico-sanitario da destinare soprattutto ai bambini.

E' stata una decisione dell'editore e noi, come autori, l'abbiamo accettata.






martedì 27 maggio 2014

No al campo Rom di Via Cesarina a Roma


 L’Associazione 21 luglio lancia una mobilitazione on line per chiedere al sindaco Marino di bloccare il progetto di un nuovo “campo rom” in via della Cesarina


Bloccare immediatamente la progettazione del nuovo «villaggio della solidarietà» in via della Cesarina e riconvertire le ingenti risorse economiche previste - 2 milioni di euro - in progetti di inclusione per rom e cittadini romani in emergenza abitativa e sociale.

L’Associazione 21 luglio ha lanciato una
mobilitazione on line invitando i cittadini a scrivere al sindaco di Roma Ignazio Marino per chiedere un suo intervento diretto nella questione.

Oggetto della mobilitazione, identificata dall'ironico avvertimento “Roma, nun fa’ la stupida” e dall’hashtag Twitter #DiscriminareCosta, è il progetto del nuovo insediamento per soli rom in via della Cesarina che l’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale intende realizzare nei prossimi mesi. Il nuovo “villaggio della solidarietà” sarà costruito sullo stesso terreno laddove, fino a 5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 “villaggi” della Capitale. Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell'insediamento era stato imposto il trasferimento nel
centro di raccolta di via Vissoe lo spazio era stato smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di costruzione del nuovo “campo”, così come disposto dall’assessore Rita Cutini.Lo scorso 8 aprile, Associazione 21 luglio, Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni avevano scritto al sindaco Marino per esprimere la loro contrarietà alla decisione dell’assessore Cutini, evidenziando da un lato la reiterazione di una politica segregativa nei confronti dei rom e, dall'altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia della spesa pubblica.Una settimana più tardi, il Consiglio municipale del III Municipio, dove insiste l’insediamento, aveva chiesto al primo cittadino la sospensione dei lavori e la riconversione del denaro previsto nella realizzazione di progetti utili sia ai rom che ai cittadini del Municipio. Ai due appelli era seguito il silenzio dell’Assessorato.

Secondo l’Associazione 21 luglio il progetto dell’assessore Cutini di costruire l’ennesimo luogo di segregazione su base etnica per i rom della Capitale, oltre a configurarsi come lesivo dei diritti umani di tali comunità, rappresenta l’espressione di una scelta economicamente insostenibile.Ad oggi, infatti, quando i lavori del rifacimento del nuovo insediamento non sono ancora iniziati, l’Assessorato ha già sostenuto una spesa di circa 500 mila euro per l’affitto del terreno, i lavori di rimozione di amianto e il mantenimento dei rom “parcheggiati” nel centro di raccolta di via Visso. Per portare a compimento i lavori, è la spesa stimata dall'Associazione 21 luglio, il Comune investirà ancora 1,5 milioni di euro.Sulla
pagina web dell’iniziativa #DiscriminareCosta lanciata quest’oggi dall'Associazione 21 luglio, è attivo un contatore che indicherà in tempo reale la spesa sostenuta giornalmente dall'Assessorato a guida Cutini per gli interventi preventivi alla realizzazione del nuovo insediamento.Dalla stessa pagina, fino alle ore 24 del 29 maggio, i cittadini, utilizzando l’apposito form, potranno inviare direttamente un’email al sindaco Marino per chiedergli di sospendere il progetto dell’Assessorato e riconvertire le risorse previste in progetti di inclusione che vadano a beneficio anche di cittadini non rom in disagio abitativo e sociale.

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email:
stampa@21luglio.orgwww.21luglio.org


lunedì 5 maggio 2014

Quando i poveri rovinano il decoro



Verona non è razzista, Verona non è escludente: è vero che non si deve mai generalizzare. Infatti a Verona c'è chi aiuta un senzatetto con cibo caldo e coperte e chi, invece, dice che non si fa. E questo lo afferma proprio chi dovrebbe dare l'esempio, ovvero il sindaco, il primo cittadino, nel caso specifico Flavio Tosi. E' anche vero che l'elemosina non ha mai risolto i problemi alla radice, ma qui si discute il messaggio che è stato mandato, nei giorni scorsi, dall'Amministrazione comunale.

Con un'ordinanza che rimarrà in vigore fino al prossimo 31 ottobre, infatti, è stato proibita: “ogni attività di distribuzione di alimenti e bevande nelle aree di piazza Viviani, piazza Indipendenza (compresa l'area dei giardini), cortile del Mercato Vecchio, cortile del Tribunale e piazza dei Signori” pena una multa che va da un minimo di 25 euro a un massimo di 500.

La motivazione sarebbe la seguente: “ Come rilevato dalle relazioni della Polizia municipale e da numerose segnalazioni anche fotografiche dei residenti di queste aree erano diventate negli ultimi mesi ritrovo e zona di bivacco permanente di numerose persone senza fissa dimora, alcune note alle forze dell'ordine e già colpite da da provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale. Nella zona è, quindi, aumentato in modo preoccupante il degrado urbano, con veri e propri accampamenti formati da materassi, resti di cibo, sporcizia ed un crescente pericolo igienico-sanitario dovuto ai bisogni fisiologici di coloro che bivaccano nelle ore serali e notturne”.

La questione fondamentale, quindi, non è che, anche in una delle città più ricche d'Italia, vi sia un certo numero di persone senza lavoro, senza casa e in gravi difficoltà, ma che queste persone siano visibili e, per di più, nella zona centrale, magari quella abitata dai benestanti e visitata dai turisti. Certo, un povero è sempre brutto, sporco e cattivo: meglio non guardare e non sapere. Anzi, la soluzione giusta è sanzionare ed escludere.

martedì 25 marzo 2014

Hai dato soldi agli zingari !




Il lavoro delle associazioni, degli organi di stampa, degli insegnanti e di tanti altri è importante soprattutto per abbattere i pregiudizi; è un lavoro necessario se, nel 2014 e in una città grande e cosmopolita come Milano, un ragazzo si rivolge al Sindaco e lo apostrofa con queste parole: “Hai dato i soldi agli zingari e ai rom, sei una merda”.

Certo, si può dissentire dalle scelte politiche e istituzionali che riguardano i cittadini, ma bisogna vedere i modi e le motivazioni.

Nel corso della prima Giornata della legalità, che si è tenuta il 21 marzo presso il Teatro Dal Verme, il sindaco, Giuliano Pisapia, è stato contestato da Alessandro, uno degli studenti in platea. Più volte il ragazzo ha urlato la suddetta frase al primo cittadino che lo ha invitato ad un confronto diretto e più pacato e, una volta impugnato il microfono, Alessandro ha criticato la scelta di aumentare i costi dell'Imu, dell'Irpef e dei biglietti dei trasporti pubblici, aggiungendo che invece siano stati regalati dei soldi agli zingari “mentre vedo nel mio quartiere gente che non arriva a fine mese. Io mi informo”.

Ecco, è un bene che i giovani si informino, ma la responsabilità è degli adulti che si occupano di informazione, che costruiscono le notizie, che formano - con le loro parole - l'opinione pubblica. Mescolare, in maniera superficiale, il tema della crisi economica, con i tagli ai servizi e con gli “zingari” è frutto di malainformazione, di stereotipi e di diffidenza generati dalla mancanza di approfondimento.

Non vogliamo prendere posizione sull'operato di Pisapia, né questa è una difesa d'ufficio, ma siamo d'accordo con lui quando dice, come ha ricordato anche allo studente: “ ...Non bisogna mettere tutti sullo stesso piano, ma bisogna giudicare persone per persona, per l'impegno che ci mette, se fa le cose per se stesso o per gli altri”. Se i soldi non ci sono, non ci sono né per gli italiani, né per gli stranieri. Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e, magari, smettere di alimentare le barriere mentali verso altre persone di diversa nazionalità e di fomentare una guerra tra poveri. Anche di spirito.

martedì 11 marzo 2014

"Ti disturbo?" : il libro di Sanja Lucic. Presentazione in video

Primo incontro della "Carovana dei diritti - parte seconda": a partire dalla presentazione del libro intitolato "TI DISTURBO?" di Sanja Lucic abbiamo parlato di migrazione, dell'essere stranieri a Milano, di giornalismo, informazione e di razzismo, ma ci siamo anche divertiti nel riflettere sulle relazioni umane. Un ringraziamento a Sanja Lucic, giornalista di Radiopopolare e per la carta stampata, a Luciano Sartirana delle Edizioni del Gattaccio e a Chiara Verzoli, attrice, che ha letto per noi alcuni racconti. E ai ragazzi della Ligera.
Un ringraziamento anche al pubblico che ha partecipato e riso insieme a noi.



domenica 16 febbraio 2014

Milano verso Expo: Milano, donna e madre



Una sera come tante andiamo al ristornate: nuvole di drago, riso cantonese e pollo con anacardi. Angelo - un nome evocativo e molto italiano - con i suoi piccoli occhi a mandorla si avvicina e ci chiede: “Vi servono dei bicchieri?”. Proprio in quel periodo stavamo facendo un trasloco e, sì, bicchieri nuovi ci potevano essere utili. “Sono quelli dei gelati che ci avanzano”: robusti, di vetro, belli.

Chissà se Angelo, dopo innumerevoli ore chiuso dentro al ristornate di fronte alla chiesa di Via Casoretto, ha mai incrociato lo sguardo di Shady, il ragazzo di origine siriana che da tanto tempo non può entrare nel Paese di suo padre perchè lì, in passato, c'è stata la dittatura e, ora, infuria la guerra civile. Occhi di brace, quelli di Shady, ciglia lunghe che tradiscono dolcezza, ma espressione seria e concentrata quando racconta la durezza del regime e la repressione delle libertà. Forse Shady, qualche volta, attraversa Milano in metropolitana e forse, una volta, si è seduto accanto a Sanja che di solito corre per salire su un vagone che la porta in radio, dove lavora, in zona Garibaldi. Sanja è serba, di Belgrado e, nel 1999, durante i bombardamenti Nato nel quartiere della sua città, per poco viene mancata dalle bombe: il suo nome significa “colei che sogna” e questa giovane donna, forte e tenace, ha deciso di continuare a sognare a Milano, dove le persone hanno modi di dire buffi e abitudini strane, ma ti accolgono spesso con schiettezza e simpatia. Purtroppo non è sempre così: Ahmed è stato aggredito, tempo fa, mentre aspettava l'arrivo di un tram. In una fredda serata lui, abituato al calore anche umano dell'Africa, si è preso addirittura alcune coltellate in pancia, ma ad Ahmed torna il sorriso quando ripensa al Duomo, quel tempio così silenzioso, austero e pieno di pace, che custodisce la spiritualità di tutti.

Vorrei invitare questi amici - e molti altri - alla pasticceria di Via Padova dove spesso incontro Nordin: qui parliamo della sua famiglia e della sua Algeria. Chiacchiere profonde davanti a un buon croissant, per addolcire polemiche e ricordi.

Milano: signora capricciosa che accoglie e respinge. Milano: madre severa che educa e nutre. Milano: una donna imperfetta probabilmente, ma capace di dare vita.

sabato 4 gennaio 2014

Uno sguardo pulito


Piazza Navona, fontana di Trevi, San Pietro, il Colosseo: questa è Roma e molto di più. E’ la capitale del turismo e della cultura, della Storia e della bellezza, ma camminando con il viso all’insù si può scoprire anche altro, ad esempio una targa come questa:

 


 

Per commentarla – anche se non servono molte parole – scegliamo un brano tratto da un libro bellissimo e che ci permettiamo di consigliarvi se amate la città: si intitola ISOLE: guida vagabonda di Roma ed è di Marco Lodoli (edito da Einaudi).

 

“Ogni tanto cerco di riconoscere un’isola nel grande mare della città: e possono essere quadri o alberi, libri o angoli in penombra, statue o fontanelle, luoghi che quasi si nascondono per non essere cancellati, come quei gatti bellissimi che scopriamo accoccolati sotto il parafango di un’auto in sosta e che ci studiano con i muscoli tesi e gli occhi pieni di apprensione, perché hanno visto tanti compagni travolti dalla furia delle macchine.

Se per accarezzarli ci avviciniamo in modo brusco, loro si ritraggono e non si fanno più vedere. Ma in fondo il valore delle cose può risiedere soprattutto nel nostro modo di osservarle: ogni gatto può essere raro e prezioso come una tigre del Bengala, e anche il luogo apparentemente più banale può meritare una fotografia e una cornice, proprio come un tempio azteco o una spiaggia lontana.

Pensavo a tutto questo mentre stavo seduto in macchina sulla collinetta di via Olina, a Torre Maura. Avevo un’ora di pausa e niente da fare, se non cercare di capire ciò che avevo davanti agli occhi: uno spiazzo desolato e case venute su senza pretese, mattoni a vista e parabole in bilico sui tetti. Al primo piano una donna cinese puliva con cura i vetri delle sue finestre, mentre sul terrazzino la lavatrice ruotava panni colorati.

In un cortiletto di cemento giocavano bambini piccolissimi, bianchi, neri, gialli, anche loro si rincorrevano e giravano allegri come i panni nella lavatrice. Poi sono passate tre giovani nigeriane con i volti bassi: nelle buste di plastica tenevano i vestiti striminziti che avrebbero indossato più tardi, negli stradoni dove andavano a prostituirsi. Su un muro laterale c’era scritto: ‘ Insieme a te è stato un hanno d’amore indimenticabile’, scritto proprio così, con l’acca. E poi mi è scivolata davanti una Ritmo celeste, mezza scassata, guidata a passo d’uomo da uno zingaro che rideva a crepapelle: in equilibrio sul cofano c’era un gattone spelacchiato, sembrava il marchio di quella macchina, di quella vita. E intanto la cinesina seguitava a lavare i vetri, a renderli sempre più limpidi, e pareva volesse dirmi: fai anche tu lo stesso, pulisci il tuo sguardo.”

 

 

mercoledì 18 dicembre 2013

Apre a Milano la Casa dei diritti


Venerdì scorso è stata inaugurata a Milano la Casa dei diritti, in Via De Amicis 10, uno spazio annunciato dal palco del Pride lo scorso giugno e che secondo le parole di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, “rappresenta il racconto di quello che stiamo facendo e che vogliamo continuare a fare per la promozione della persona”.
Questo luogo di proprietà del Comune segna il patto tra l’amministrazione, l’associazionismo ed il terzo settore con lo scopo esplicito di declinare la parola diritto in varie accezioni e sarà la sede permanente di alcuni servizi: dai centri anti-violenza al testamento biologico, dalla task force contro la discriminazione sull’orientamento sessuale alle attivita’ di 2G, dalle esperienze legate al forum città-mondo (in attesa dell’apertura del museo delle culture) ai percorsi laboratoriali per le scuole milanesi sui diritti umani nel mondo con Survival.
In particolar modo poi, l’intervento del sindaco Pisapia ha sottolineato il fatto che sia l’istituzione ad aprire una casa dei diritti ma che poi la gestirà insieme ai cittadini con due effetti: parlare al Paese, in particolare a Roma per combattere tutte le discriminazioni e parlare al mondo intero, tramite la vetrina di Expo2015 come dimostra l’esempio della Cascina Triulza, struttura che si occupa del tema della fame nel mondo e che nel post-Expo diventerà la Casa delle ong. Il sindaco ha, infatti, illustrato il progetto della Casa dei diritti con queste parole: “Un luogo che riafferma Milano come capitale dei diritti e dell’innovazione sociale. Un luogo da cui far partire anche un’azione di stimolo al Governo e al Parlamento su temi ormai centrali per riallineare il diritto e la politica alla realtà sociale. Mi riferisco alla lotta contro la discriminazione sessuale, al contrasto all’omofobia, alla tutela della donna, tutti temi che non devono più aspettare di diventare emergenze sociali, ma devono far parte dell’agenda ordinaria della politica”.
Nella seconda metà di gennaio si terrà un Forum in cui verrà spiegato alle associazioni come partecipare a questo progetto. E noi attendiamo fiduciosi che venga spiegato a tutte le associazioni che operano a Milano come si può farne parte e qual'è l'iter per proporre le iniziative. 
 
A cura della nostra redazione



venerdì 27 settembre 2013

Un'iniziativa importante a Milano: I FRUTTI DEL CARCERE Mercato delle produzioni carcerarie: cibo, artigianato e servizi per la città




Il 28 settembre
Dalle 10.00 alle 18.00, Via San Vittore 49, Milano
presso il giardino della sede della cooperativa La Cordata

Una giornata a Milano per conoscere il mondo del lavoro dalle carceri, dentro e fuori, prima e dopo: vendita di prodotti, incontri, assaggi, presentazioni, informazione.
L'iniziativa è organizzata dalla cooperativa sociale La Cordata, dal ComitatoXMilano Zona 1 e dai Cittadini SolariXMilano.
I FRUTTI DEL CARCERE è il primo evento in città per conoscere il mondo del lavoro dei detenuti, per scoprire dove, come e perché acquistare prodotti e servizi provenienti dal mondo carcerario. Perché il lavoro è lo strumento più efficace di reinserimento nella società, per la formazione e per la professionalizzazione che offre, e anche una grande opportunità di scambio con la città e le persone.
Mobili, gioielli, accessori, abiti, pane, focacce, fiori e piante, ma anche giardinieri,
falegnami, sarti che lavorano per aziende e a domicilio. Prodotti alimentari e artigianali e servizi di alta qualità; si presentano oltre trenta fra laboratori di produzione e cooperative di servizi che ambiscono a confrontarsi - sul mercato - alla pari con i concorrenti “di fuori”.
Incontri per conoscere da vicino cosa vuol dire lavorare nelle carceri, e uscire dal carcere per lavorare. Saranno presenti Lucia Castellano, consigliere e vicepresidente Commissione Regionale delle carceri, Lamberto Bertolè, consigliere e presidente della Sotto-Commissione Carceri comunale, Mirko Mazzali, consigliere e vicepresidente della Sotto-Commissione Carceri comunale, Massimo Parisi, direttore del carcere di Bollate, Alessandra Naldi, garante dei diritti dei detenuti di Milano, Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, Marco Forlani, responsabile area lavoro di CS&L Consorzio Sociale.
La Libreria Tadino di Milano e l’Associazione Cuminetti proporranno una selezione di libri di scrittori detenuti invitandone alcuni a presentarli, presentarsi e leggerne qualche passo.
Il Gruppo della Trasgressione terrà una delle abituali riunioni che svolge con i detenuti nelle carceri milanesi, aperta alla partecipazione di un gruppo di scout e ai visitatori del mercato.

Durante la giornata, servizio di caffetteria e buffet a cura di Food Couture.
Interventi musicali con gli strumenti della liuteria del Carcere di Opera.

Programma:
ore 10.00 – apertura mostra-mercato
ore 11.00-12.15 incontro “Lavoro in carcere” con Massimo Parisi, Alessandra Naldi, Mirko Mazzali, Pietro Raitano e testimonianze dirette di detenuti
ore 13-15.30 Gruppo della Trasgressione
ore 16.00-17.15 – incontro “Lavoro dopo il carcere” con Lucia Castellano, Lamberto Bertolè, Marco Forlani e testimonianze dirette di detenuti.


lunedì 16 settembre 2013

Milano contro la violenza sulle donne




Presentazioni di libri, dibattiti, performance teatrali, incontri con rappresentanti di associazioni e centri specializzati: Milano, dal 14 settembre al 27 ottobre, dice NO alla violenza sulle donne.
L'iniziativa si intitola proprio “No al silenzio! Basta violenza sulle donne” e si terrà nelle 25 biblioteche comunali diffuse su tutto il territorio cittadino dove saranno esposte le vignette di Furio Sandrini, alias Corvo Rosso, che affrontano con ironia il drammatico tema della violenza di genere. “Questa è una delle iniziative che mi rende orgoglioso di far parte di questa Amministrazione perchè ha avuto il coraggio di affrontare questo tema scottante e drammatico usando il più antieroico degli strumenti: la satira. E' la prima volta che un'intera città affronta questo tema, coinvolgendo tante realtà, associazioni ed energie sociali, invadendo lo spazio urbano con un programma multidisciplinare e molto ricco per cercare di eliminare i fatti, le conseguenze e i presupposti, soprattutto culturali, della violenza di genere”: queste le parole dell'Assessore alla Cultura, Filippo Del Corno. E Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche sociali, ha aggiunto: “ Questa rassegna rafforza il lavoro che già facciamo rispetto alla violenza di genere: dal protocollo di intesa con la rete dei centri che accolgono donne vittime di abusi, alle azioni di prevenzione nelle scuole fino agli incontri nelle zone. Un lavoro che proseguiremo nonostante il Governo abbia annunciato il taglio dei finanziamenti ai centri anti violenza presenti in città. Un provvedimento gravissimo su cui ancora attendiamo una risposta definitiva. Ed è vergognoso che non sia ancora arrivata”.
Tra i tanti appuntamenti si segnalano :la presentazione del progetto artistico di Alina Rizzi “ La coperta delle donne”, un progetto che nasce come stimolo alla fantasia delle donne, alla loro abilità più antica – il cucito e la manipolazione di lana, fili, tessuto - e alla solidarietà. Solidarietà tra donne, che lavorano ad un progetto comune, e solidarietà verso chi usufruirà di eventuali ricavati economici ottenuti dall’esposizione dell’oggetto artistico; l'intervento della giornalista ed ex parlamentare Souad Sbai sulla negazione dei diritti umani nei confronti delle donne che hanno preso parte alle primavere arabe; la presentazione del libro “I serial killer dell'anima” di Cinzia Mammoliti; l'incontro con la Casa di accoglienza di donne maltrattate.



Per il programma completo e il calendario: www.corvorosso.it e www.comune.milano.it



Per chi volesse denunciare maltrattamenti o violenze:
02-55032489 (per violenza sessuale)
02-55038585 (per violenza domestica)  e il call center 1522 

Associazione telefono donna (per sostegno psicologico)
Associazione donna aiuta donna (per assistenza legale)
Casa di accoglienza per le donne maltrattate