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domenica 19 luglio 2015

Milano ricorda Paolo Borsellino

19 luglio 1992 - 19 luglio 2015
Milano ricorda Paolo Borsellino



Domenica 19 luglio 2015 Milano ricorda Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina.
Al mattino alle 10.30 convegno in Sala Alessi a Palazzo Marino dalle ore 10.30 con un convegno e al pomeriggio dalle 16.15 all'albero Falcone-Borsellino, in via Benedetto Marcello per osservare - alle 16.58 - un minuto di silenzio.


Di seguito le iniziative


Mattino: convegno dalle 10.30 alle 12.30 in Sala Alessi, Palazzo Marino

Basilio Rizzo, pres. Consiglio Comunale di Milano Saluti istituzionali

Laura Incantalupo, Scuola Caponnetto“Vivere l’antimafia nel quotidiano è possibile per tutti”

David Gentili, pres. Comm. Consiliare Antimafia Comune di Milano"L'impegno del Comune di Milano nella lotta alle mafie: dal negazionismo alla costituzione di parte civile"

Lucilla Andreucci, referente Libera Milano“Libera Milano, esperienza di antimafia sociale. Un popolo in movimento”

Giuseppe Teri,  Scuola Caponnetto, Coordinamento Scuole Milanesi"Rocco Chinnici, precursore del pool antimafia. Il magistrato che per primo intuì l'importanza di organizzare e coordinare la lotta alla mafia"

Sabrina D'Elpidio, Agende Rosse di Milano gruppo Peppino Impastato "Via D'Amelio: la difficile ricerca della verità tra depistaggi e menzogne"

Donata Costa, pubblico ministero presso la Procura di Monza "Corruzione: anticamera della mafia al nord"

Nando dalla Chiesa,  pres. Scuola Caponnetto, pre. onorario Libera "La stagione delle stragi. Significati storici e convergenze strategiche"



Pomeriggio: cittadini e Istituzioni si incontrano dalle 16.15 all'albero Falcone-Borsellino in via Benedetto Marcello, davanti al Liceo Volta

Alle h. 16.58 un minuto di silenzio e la sirena dei Vigili del Fuoco. Installazioni d’arte a cura di Jerry Bogani e di Studio Pace10 “Gli eroi non muoiono mai” e “L’agenda rossa di Paolo Borsellino

mercoledì 17 giugno 2015

La denuncia dell'Associazione 21 luglio: Rom, campi e ipocrisie


Era il 1 ottobre 2014. In una conferenza stampa mattutina presso la sede del Cesv, a Roma, e in un convegno pomeridiano tenuto nella sala Rosi dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, l’Associazione 21 luglio presentava il rapporto “Terminal Barbuta”.

Il rapporto, oltre a denunciare le violazioni dei diritti umani nei confronti dei circa 600 rom residenti nel “villaggio attrezzato” La Barbuta – giudicato discriminatorio e segregante da una storica ordinanza del Tribunale Civile di Roma che ha condannato il Comune di Roma solo pochi giorni fa – portava allo scoperto un progetto per la costruzione di un nuovo “campo rom” in zona La Barbuta presentato il 27 gennaio 2014 (in una convocazione congiunta di alcune Commissioni di Roma Capitale presieduta dalla presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale Erica Battaglia), da un'ATI composta dalla multinazionale Leroy Merlin Italia, dalla Comunità Capodarco di Roma e dalla ditta Stradaioli.

Il progetto prevedeva l’abbattimento dell’attuale “campo” La Barbuta, costruito nel 2012 al costo di 10 milioni di euro, per lasciare così spazio alle attività commerciali della multinazionale del bricolage.

In cambio dell’investimento, Leroy Merlin Italia avrebbe ricevuto la concessione gratuita del terreno per 99 anni. La ditta Stradaioli e la Comunità Capodarco di Roma – di quest’ultima è presidente Augusto Battaglia, ex deputato e padre di Erica Battaglia - avrebbero invece ricevuto rispettivamente 11,5 milioni di euro per la costruzione del nuovo “villaggio” e 597.285 euro annui per 15 anni per la gestione dello stesso.

Un progetto che, secondo quanto sta emergendo dalle intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, avrebbe subito ingolosito il numero uno della cooperativa 29 giugno, ora in carcere, Salvatore Buzzi.

«Ho visto una cosa enorme, sono stato a un incontro con Leroy Merlin», racconta Buzzi al collaboratore Carlo Guarany in data 17 settembre.

«10 milioni sul sociale, sui nomadi o sugli immigrati o sugli asili nido o su quel cazzo che vuoi tu. Sono disposti a fare un’associazione temporanea di imprese. Leroy Merlin, costruttori e noi, che gestiremmo la quota dei 10 milioni», spiega Buzzi al collaboratore Sandro Coltellacci.

Il pomeriggio del 1 ottobre 2014, al convegno dell’Associazione 21 luglio, avrebbe dovuto partecipare anche l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Rita Cutini, ufficialmente invitata dall’Associazione 21 luglio. Pur svolgendosi il convegno in Assessorato, l’Assessore purtroppo non si presentò.

Dalle intercettazioni, come riporta il quotidiano Il Giornale, emerge che Buzzi avrebbe ricevuto la richiesta da parte dei dirigenti di Leroy Merlin di «stoppare” la partecipazione dell’assessore Cutini a una conferenza stampa di un’associazione contraria al progetto. Secondo quanto riportato dalla stampa, Buzzi avrebbe quindi contattato Mattia Stella, collaboratore del sindaco Ignazio Marino, chiedendogli di fermarla.

«Vedo un attimo di intercettà, tanto quella chi ce parla…Ok, ciao, ciao», dice Stella intercettato.

Poco più di un mese dopo, il 4 novembre 2014, di fronte all’avanzamento del progetto, l’Associazione 21 luglio lanciava una campagna sul web invitando utenti e cittadini a mobilitarsi per convincere Leroy Merlin Italia a fare un passo indietro e a ritirare il progetto.

Leroy Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!” è il titolo dell’appello che migliaia di cittadini hanno inviato via email ai dirigenti di Leroy Merlin, con in copia il sindaco Ignazio Marino.

A seguito del “mail bombing” e della mobilitazione della società civile, i dirigenti di Leroy Merlin Italia intraprendevano un dialogo sereno e costruttivo con l’Associazione 21 luglio che si concludeva con una nota congiunta nella quale la multinazionale si rendeva disponibile a valutare eventuali modifiche e «realizzare opere di pubblica utilità, nell’ambito di tale progetto, finalizzate, tra l’altro, a cercare soluzioni costruttive ed alternative alla situazione attuale in cui versano i beneficiari finali di tali opere, nel rispetto di tutte le norme di Legge e degli standard internazionali sui Diritti Umani».

Con questa nota l’Associazione 21 luglio concludeva con soddisfazione la propria campagna.

Nella nota congiunta, peraltro, si faceva riferimento a una dichiarazione rilasciata in diretta tv ad Announo da Marino il quale, rispondendo a una domanda precisa della conduttrice Giulia Innocenzi, aveva escluso categoricamente l’ipotesi del nuovo campo.

Dalle intercettazioni pubblicate stamane dalla stampa emerge invece che al sindaco il progetto piaceva «molto, moltissimo…Proprio tanto, tanto».

Di seguito l’intercettazione tra Salvatore Buzzi e Silvia Decina, capo segreteria del sindaco, la quale avrebbe ricevuto da Lionello Cosentino, allora segretario del Pd romano, la documentazione del “Progetto Leroy Merlin” (Secondo quanto emerge dalle intercettazioni Cosentino avrebbe assicurato a Buzzi l’interessamento diretto del sindaco sulla questione).

Buzzi: ProntoDecina: Salvatore?
B: Sì
D: Salvatore ciao, sono Silvia Decina, il capo segreteria di Ignazio Marino
B: Buongiorno Silvia
D: Ciao
B: Eccomi, buongiorno a te
D: Senti, ti volevo dire questo, che Lionello, mh…
B: Si
D: Mi ha dato tutta la documentazione per Ignazio
B: Sì
D: Sulla questione…Leroy Merlin. Adesso Ignazio l’ha vista e sta facendo convocare una riunione di staff per…te lo volevo dire intanto
B: Ok
D: Ok?
B: Ti ringrazio molto
D: E appena…
B: Gli è piaciuta al sindaco?
D: Molto, moltissimo, appunto…Proprio tanto, tanto…
B: E infatti ho pensato, invece di darlo all’assessore, ho fatto: guarda, ne parlo a lui, infatti
D: Però ha chiesto che la seguissimo noi qui direttamente dal gabinetto, perché se inizia a passare per tutti gli assessorati non ne usciamo vivi con questo

B: Ah, guarda, te ne prego, te ne prego Silvia
D: Eh, no, no, no, per questo ti volevo dire, cioè, ha preferito che la prendessimo noi qui, così almeno velocizziamo il tutto, insomma. Quindi appena adesso io ho novità, ti dico.

Alla luce di tutto ciò, trovano oggi una spiegazione le minacce ricevute dal presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla il 16 luglio 2014 nel corso di una conferenza stampa di presentazione del rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”. «Se parli ancora del campo La Barbuta ti mando in coma», le parole rivolte a Stasolla da un “capo” del campo La Barbuta…

venerdì 1 maggio 2015

L'eredità di Expo: la Carta di Milano





Oggi si apre l'Esposizione Universale, a Milano, tra le polemiche per i padiglioni non ancora terminati, per gli sponsor che poco hanno a che fare con la qualità del cibo e altro ancora di cui si sta parlando già da mesi.

Ma con Expo si è anche promessa la redazione della Carta di Milano, un documento, presentato nei giorni scorsi presso l'Università Statale del capoluogo lombardo, alla presenza del ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, e di Salvatore Veca, che ha coordinato con la Fondazione Feltrinelli il lavoro sulla Carta, il quale ha spiegato "che un mondo senza fame sia possibile" e che le questioni alla base della Carta siano "questioni di giustizia globale: è un'utopia, ma realistica e misurata".
La Carta presenta un programma che dovrebbe garantire diritto al cibo e all'energia con i temi relativi al: rispetto della terra e del mare, della biodiversità, della ricerca e dell' innovazione, del riconoscimento del lavoro regolare e del ruolo delle donne, della lotta al lavoro minorile nei campi. Azioni demandate ai governi e azioni quotidiane anti spreco: comprare la quantità di cibo necessaria per evitare di gettare l'eccesso, insegnare anche ai bambini la raccolta differenziata.

Durante la presentazione ufficiale della testo non sono mancate le contestazioni, ma vogliamo credere nelle parole del ministro e che queste diventino realtà. Eccole: “«I popoli, al pari degli individui, possono quello che sanno». Con questa ispirazione, a pochi giorni dall’apertura ufficiale di Expo, presentiamo oggi la «Carta di Milano» l’atto d’impegno che farà da guida ai sei mesi straordinari che abbiamo di fronte. Sentiamo forte la responsabilità di animare un dibattito profondo sui contenuti dirompenti che questa Esposizione ci propone. Perché «Nutrire il pianeta, energia per la vita» è un titolo importante e la sfida alimentare globale, con le sue contraddizioni e i suoi paradossi, è la madre di tutte le questioni geopolitiche cruciali del nostro tempo. E’ una sfida di equità e giustizia. Di sovranità.


Ce lo dicono drammaticamente, ancora una volta, i fatti di queste ore nel Mediterraneo e in Africa. La catastrofe umanitaria cui assistiamo quotidianamente ci impone l’obbligo della verità; nessuno Stato, per grande e potente che sia, sarà mai in grado di affrontare da solo un fenomeno di portata epocale come quello delle odierne migrazioni.

E le cause di questi flussi migratori affondano le proprie radici in Paesi sconvolti dal micidiale connubio di povertà, violenze e guerre, dittature, carestie e malattie. Una demografia esplosiva caratterizza l’Africa sub sahariana le cui sofferenze spingono centinaia di migliaia di giovani a lanciarsi in viaggi della speranza che presto si trasformano in disperazione.

È allora sulla costruzione di alternative possibili che bisogna investire tutte le nostre risorse e il nostro impegno. Il 2015 è l’anno europeo per lo Sviluppo, ma anche quello in cui le Nazioni Unite aggiornano gli Obiettivi del Millennio con l’elaborazione dei Sustainable Development Goals. E’ nostro dovere mobilitarci perché questi atti si traducano in decisioni praticabili e strumenti operativi da parte delle istituzioni internazionali.

È questo il contesto nel quale, ospitando Expo, promuoviamo la «Carta di Milano», non come documento intergovernativo fra addetti ai lavori, ma come vero e proprio strumento di cittadinanza globale. Per la prima volta nella sua storia una Esposizione universale promuove un atto d’impegno verso i governi, che tutti i cittadini potranno sottoscrivere contribuendo alla definizione di precise responsabilità dei singoli, delle imprese e delle associazioni.

Il fondamento della Carta è tanto ambizioso quanto urgente: il diritto al cibo deve essere considerato diritto umano fondamentale e occorre, oggi più che mai, una mobilitazione diffusa per garantire l’equo accesso al cibo per tutti. Gli impegni proposti altrettanto cruciali: lotta allo spreco e alle perdite alimentari, difesa del suolo agricolo e della biodiversità, tutela del reddito di contadini, allevatori e pescatori, investimento in educazione alimentare e ambientale a partire dall’infanzia, riconoscimento e valorizzazione, più di quanto non sia stato fatto sino a qui, del contributo essenziale delle donne nella produzione agricola e nella nutrizione.

E ancora: investire nella ricerca e in tecnologie con un rapporto nuovo tra pubblico e privato, favorire l’accesso all’energia pulita e lavorare per una sempre più corretta gestione delle cruciali risorse idriche, promuovere il riciclo e il riutilizzo, adottare azioni per la salvaguardia dell’ecosistema marino, proteggere con legislazioni adeguate il cibo da contraffazioni e frodi e contrastare il lavoro minorile e irregolare ancora drammaticamente diffuso.

La Carta potrà essere sottoscritta dal 1° Maggio e rimarrà un atto aperto che si arricchirà ancora nei sei mesi espositivi per arrivare alla consegna ufficiale del testo nell’ottobre prossimo, quando il segretario generale dell’Onu farà tappa a Milano. Ci siamo mossi nel solco di quanto detto da Papa Francesco quando, proprio in occasione della prima tappa dell’Expo delle Idee, ha richiamato la comunità internazionale a passare ora «dalle emergenze alle priorità».

La sfida da vincere sull’alimentazione così intesa può unire anche chi si è trovato spesso su fronti opposti nello scacchiere internazionale: la «diplomazia» di Expo offre opportunità inedite per lanciare nuove alleanze in favore di progetti di sviluppo improntati alla sostenibilità.

Continuando a guardare il futuro dalle nostre coste, se ci poniamo la domanda su come riuscire a sfamare miliardi di persone in modo sostenibile per la sopravvivenza stessa della Terra, nella Carta troveremo indicazioni centrali, articolate e certamente non esaustive, ma sicuramente coraggiose. In questo lavoro ci hanno aiutato molto anche le riflessioni mai scontate di una personalità straordinaria come Ermanno Olmi, instancabile difensore della sacralità del cibo.

Interpretando anche così Expo l’Italia può diventare protagonista nella sfida per la tutela del pianeta, non solo per il destino che la geografia ci ha assegnato, ma per una precisa scelta strategica, morale, culturale e politica.



* Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali con delega all’Expo”.



Qui il link di Repubblica per leggere il testo completo della Carta di Milano: http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/04/28/news/expo_la_carta_di_milano-113054303/

giovedì 26 marzo 2015

NO a manifestazioni nazifasciste in città




Appello al Prefetto di Milano Dott. Francesco Paolo Tronca, al Questore di

Milano Dott. Luigi Savina e al Sindaco di Milano Avv. Giuliano Pisapia:





Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 Aprile alla parata

nazifascista che da anni deturpa la nostra città strumentalizzando il ricordo dei tragici episodi da noi duramente condannati, avvenuti quaranta anni fa, con l’uccisione del giovane Sergio Ramelli. Il 29 aprile prossimo ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli.

L’esperienza degli anni passati lascia certamente presagire che tale pur

legittima manifestazione di ricordo sarà il pretesto, come avvenuto in occasione delle manifestazioni precedenti, per frange di neofascisti di tutta Italia, per inscenare l’ennesima parata militare con l’utilizzo e la magnificazione di simboli neonazisti e neofascisti. Naturalmente, non si vuole mettere in discussione il fondamentale principio di libertà di manifestazione del proprio pensiero sancito dall’art. 21 della nostra Carta Costituzionale.

È altresì vero, tuttavia, che tale principio incontra limiti ben precisi e

anch’essi sanciti per Legge laddove si risolva nella apologia del fascismo.
Tutti noi rivolgiamo un forte appello al Sindaco di Milano e invitiamo il Prefetto e il Questore perchè quest’anno, a soli quattro giorni dal settantesimo della Liberazione, a due giorni dalla Festa del Primo Maggio e dall’inaugurazione di EXPO 2015, con la presenza di un nutrito numero di rappresentanze internazionali, non si ripeta questa grave offesa a Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza e venga impedita l’ennesima manifestazione di aperta apologia del fascismo che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino.

Chiediamo pertanto, alla luce di quanto esposto, che la manifestazione e il corteo vengano vietati dalle Autorità competenti.

Milano, 23 marzo 2015





Sottoscrivono l’appello:

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI Provinciale di Milano;
Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti – ANPPIA Milano;
Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna – AICVAS;
Associazione Nazionale Ex Deportati – ANED di Milano;
Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – ANPC;


Associazione per i Diritti Umani;
Federazioni Italiane Associazioni Partigiane – FIAP Lombardia ;
Camera del lavoro Metropolitana di Milano – CGIL;
CISL Milano Metropoli;
UIL Milano e Provincia;
Partito Democratico Area Metropolitana di Milano;
Partito Comunista d’Italia – Milano;
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Milano;
Sinistra Ecologia Libertà Milano – SEL;
ACLI Milano; ARCI;
Centro Puecher.

mercoledì 25 febbraio 2015

Domenica 1 marzo...tutti in piazza !

L'Associazione per i Diritti Umani aderisce alla seguente iniziativa e la documenterà con foto e interviste. Vi aspettiamo numerosi!



AFFERMARE I DIRITTI DELLE E DEGLI IMMIGRATI

COSTRUIRE UNA SOCIETA’ PER TUTTE E TUTTI




DOMENICA PRIMO MARZO ORE 15 PIAZZA DUOMO






In occasione della Giornata del Primo Marzo, data diventata simbolo in Italia del movimento antirazzista, le associazioni milanesi organizzano un iniziativa in Piazza Duomo alle ore 15.



L’evento vuole presentare le storie di Souad e Jorge, migranti che quotidianamente fanno mille sacrifici per vivere una vita degna di essere vissuta, storie che però raccontano anche la vita di Giovanni e Anna. Storie senza una specifica nazionalità, che in questi anni potrebbero appartenere a chiunque. Storie di chi si trova a fronteggiare la crisi, vivendo spesso tragedie che attentano ai principi fondamentali alla base delle democrazie moderne.




Il 1° marzo 2015 a Milano sarà dedicato a questi racconti di vita, alle contraddizioni che fanno emergere e alla possibilità che rappresentino un momento di incontro e riflessione, che alimentino l'impegno per costruire una società che non discrimina, una società senza razzismo, una società che possa garantire meglio i diritti di tutte e di tutti.




Le associazioni promotrici dell’evento rivolgono un appello al Sindaco di Milano e lo invitano a partecipare all’evento per ribadire il suo impegno affinché questa città sia sempre di più una città libera del razzismo e la discriminazione (di seguito la lettera aperta al Sindaco Pisapia).



Per informazioni: stessabarcamilano@gmail.com

Pruomovono: Arcobaleni in marcia, Convergenza delle culture, Arci lesbica, Todo Cambia, Ass.Dimensioni Diverse, Macao, Spazio Mondo Migranti, Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, Sisa, Associazione d'amicizia Italia Cuba, Altra Europa Milano e Provincia, PRC-Federazione di Milano, Sel Zona 4, Studio 3R, Consulta Rom e Sinti-MI, Naga, Partito Umanista, Rete Scuole Senza Permesso.





Milano 23 febbraio 2015



Caro Sindaco,



da quasi un mese sono ritornata dal mio paese. Erano diversi anni che non camminavo per le strade della città della mia gioventù. Tuttavia ventidue anni vissuti là e ventidue qua mi hanno fatto diventare “bigama”! Milano occupa ormai nel mio cuore lo stesso posto della città che mi ha visto nascere. Ho due amori, lo confesso! E non posso, né voglio lasciare l’uno o l’altro!



Il mio rientro a Milano è avvenuto qualche giorno dopo la strage di Parigi. E purtroppo l’accoglienza non è stata delle migliori. Ho percepito la stessa aggressività che molti di noi, immigrati ed immigrate, avevamo già vissuto nel 2009, quando a seguito di episodi criminali commessi da singoli stranieri, tutti noi che appartenevamo a quella “categoria” diventammo indiscriminatamente oggetto di una violenta campagna di criminalizzazione.



Il razzismo di strada che si respirava in quegli anni (e che fu fomentato da mass media e politici) trovò la sua legittimazione a livello istituzionale con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che istituì una serie di provvedimenti apertamente discriminatori, molti dei quali furono successivamente annullati dalla Corte di cassazione italiana. Furono anni in cui Milano venne tappezzata da manifesti apertamente razzisti, anni in cui i controllori degli autobus giravano insieme ai poliziotti a “caccia di clandestini”, anni di paura per il rischio di essere aggrediti perché stranieri, a maggior ragione se rom o arabi.



Una delle cose che ricordo con più gioia della tua elezione a sindaco di Milano, evento che molti di noi festeggiarono in Piazza Duomo, è che nei mesi successivi alla tua vittoria, per noi immigrati e immigrate, il vento cambiò veramente a Milano e l’aggressività in città diminuì.



Oggi invece, non solo a Milano, ma in tutta Italia si respira nuovamente quel clima di ostilità nei nostri confronti e in particolare verso chi proviene dal mondo arabo. Il mio viso non è di una milanese “Doc” e in questi giorni quella che considero la mia città me lo rinfaccia in ogni momento: quando l’impiegata del Comune, forse per ignoranza, al momento di rifare la mia Carta di Identità mi chiede il permesso di soggiorno nonostante le faccia vedere il passaporto italiano, quando i poliziotti fermano la macchina in cui mi trovo perché in compagnia di due “soggetti sospetti”: due amici arabi.



Il pomeriggio del Primo Marzo in piazza Duomo dalle ore 15 daremo vita, con tante associazioni e persone che abitano a Milano, a un’iniziativa con la quale far arrivare un messaggio alla nostra città: affermare i diritti degli e delle immigrate, vuol dire costruire una società per tutti e per tutte.



Vogliamo far capire che non siamo noi il nemico. Vogliamo far comprendere alla società italiana che chi sta usando la violenza altrove, e chi diversamente la usa qui, non ci rappresenta anche se può avere la nazionalità del paese in cui siamo nati, o in cui sono nati i nostri genitori, o quella del paese in cui vogliamo vivere pacificamente.



Siamo stanchi dei luoghi comuni: non tutti gli arabi sono terroristi, non tutti i latinoamericani sono ladri, non tutti gli italiani sono mafiosi!



Vorremo tanto che il Primo Marzo, tu, che rappresentanti i cittadini di questa città, anche quei tanti fra noi che non hanno potuto votarti perché privi dei diritti elettorali, venissi in Piazza Duomo a farci sentire che Milano è anche la nostra città e che insieme, vecchi e nuovi milanesi, immigrati e italiani, possiamo ancora una volta spazzare via questo clima di razzismo ed affermare che la convivenza è possibile!



Ti aspettiamo Sindaco



Jorge, Aisha, Xiao, Virginia, Tsegehans, Urpi, Amr e tanti tanti altri ….

mercoledì 26 novembre 2014

Una manifestazione per una città antifascista



L'Associazione per i Diritti Umani sostiene la seguente manifestazione:




Sabato 29 Novembre 2014: mobilitazione antifascista dell'ANPI di Milano

nella giornata del tesseramento

Sulla base delle notizie apparse sulla stampa dovrebbe svolgersi a Milano un raduno neonazista degli Hammerskin, con band musicali provenienti da diversi Paesi europei.

Il raduno nenoazista, per i suoi contenuti antisemiti e razzisti si pone in aperto contrasto con i principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, con le leggi Scelba e Mancino e costituisce una inaccettabile offesa a Milano Città Medaglia d'Oro della Resistenza.

L'ANPI Provinciale di Milano fa appello alle forze politiche democratiche, alle istituzioni, e alle autorità perchè intervengano per impedire che il raduno si svolga ancora una volta a Milano,come avvenuto lo scorso anno nel quartiere di Rogoredo.

L'ANPI di Milano si rivolge in particolare al Sindaco Giuliano Pisapia, al quale chiede una sua autorevole pubblica presa di posizione in cui si ribadisca che, soprattutto in vista del 70° anniversario della Liberazione, Milano, capitale della Resistenza, non venga invasa e oltraggiata da simboli e manifestazioni neonaziste e neofasciste che offendono la memoria dei Caduti per la Libertà.

L'ANPI Provinciale di Milano si ritroverà, sabato 29 Novembre a partire dalle ore 14, in via Mercanti, davanti alla Loggia, luogo emblematico della Resistenza milanese, per la giornata nazionale del tesseramento che assumerà quindi il carattere di una ferma e unitaria risposta a questa ennesima provocazione neofascista e per riaffermare il carattere antifascista della nostra Carta Costituzionale.

Chiamiamo sin d'ora le Associazioni della Resistenza, le forze politiche democratiche, i cittadini, a partecipare alla mobilitazione da noi promossa per ribadire la nostra ferma opposizione al preoccupante ripetersi di iniziative e manifestazioni antisemite, razziste e xenofobe che si ripetono a Milano, città antifascista, democratica e multietnica.

sabato 15 novembre 2014

Per i 43 studenti uccisi in Messico



L'Associazione per i Diritti Umani vi invita a leggere e poi a firmare il seguente appello, per la memoria di quei 43 studenti ammazzati in Messico e per i loro familiari. Ricordiamo cosa è accaduto: la notte del 26 settembre un gruppo di studenti si sono impossessati di tre autobus per protestare, la polizia locale ha aperto il fuoco contro i manifestanti e ha ucciso uno studente. Nelle ore successive, mentre gli studenti denunciavano l’accaduto, un gruppo armato li ha attaccati. Allo stesso tempo un altro gruppo ha aperto il fuoco contro un autobus che trasportava una squadra di calcio, uccidendo un giocatore. È stato dimostrato che le armi usate dal commando erano della polizia.



L'iniziativa è stata lanciata da Amnesty: www.amnesty.it



Dopo la conferma che i 43 studenti dell'istituto per maestri di Ayotzinapa scomparsi il 26 settembre a Iguala sono stati uccisi e bruciati e i loro resti gettati in un fiume, Amnesty International ha accusato il procuratore generale del Messico, Jesus Murillo Karam, di non aver evidenziato le complicità del governo in questa tragedia.
Le indagini sono state limitate e incomplete e non hanno messo in luce la radicata collusione tra lo stato e la criminalità organizzata, che spiega le gravi violazioni dei diritti umani che hanno luogo in Messico.

Il sindaco di Iguala, il principale imputato per la sparizione dei 43 studenti, è stato a lungo sospettato di corruzione e gravi crimini. Nel giugno 2013 un sopravvissuto a un attacco contro otto attivisti aveva accusato il sindaco di aver preso direttamente parte all'azione, nel corso della quale tre degli attivisti furono uccisi. Il sopravvissuto fornì un resoconto dettagliato, che fu consegnato a un notaio per paura della corruzione della polizia. Il procuratore dello stato di Guerrero non indagò sulla sua denuncia e, nonostante le schiaccianti prove contro il sindaco, l'indagine è stata chiusa nel maggio 2014.

Nel corso delle ricerche sui 43 studenti scomparsi il 26 settembre a Iguala, nella zona sono state rinvenute 19 fosse comuni. Finora sono state arrestate 74 persone. Durante l'attacco agli studenti, sono state uccise sei persone.

Quarantatré studenti scomparsi risultano ancora dispersi dopo che la polizia ha aperto il fuoco contro di loro e dopo essere stati attaccati da sconosciuti a Iguala, stato di Guerrero. Ventotto corpi, non identificati, sono stati ritrovati in una fossa comune vicino a Iguala; la ricerca delle persone scomparse continua.

I 43 studenti non sono stati ritrovati dalla loro sparizione, il 26 settembre nella città di Iguala, nello stato di Guerrero, nel Messico meridionale. Circa 25 di loro erano stati arrestati dalla polizia municipale, mentre gli altri sono stati rapiti da uomini armati non identificati che hanno operato con l'acquiescenza delle autorità locali, poche ore dopo. Tutti gli studenti scomparsi sono vittime di sparizione forzata.

Il 5 ottobre funzionari dello stato di Guerrero hanno ritrovano sei fosse comuni nei pressi di Iguala, a quanto pare a seguito di informazioni fornite da alcuni dei 22 agenti della polizia municipale attualmente in stato di arresto. Almeno 28 corpi sono stati esumati, ma devono  essere effettuati esami medico-legali per identificare i cadaveri. Non è ancora chiaro se si tratta  degli studenti rapiti. Sulla base di una petizione dei rappresentanti di parenti delle vittime, esperti forensi internazionali indipendenti stanno aiutando nel processo di identificazione.

L'Ufficio del procuratore generale federale (Procuraduria General de la República, Pgr) si è assunto l'incarico di gestire l'indagine sulle fosse comuni e l'identificazione dei cadaveri. Tuttavia, l'indagine sulle sparizioni e sugli omicidi di altre sei persone, il 26 settembre - tra l'altro funzionale a determinare dove siano i 43 studenti - rimane all'Ufficio del procuratore generale dello stato di Guerrero, nonostante le accuse di possibili legami con gruppi criminali e la sua ripetuta incapacità di svolgere indagini efficaci su gravi violazioni dei diritti umani.

La gravità di queste sparizioni forzate e omicidi, associata al coinvolgimento del crimine organizzato, è sufficiente perché la Pgr rivendichi la competenza su questi casi, ma finora non è riuscita a farlo.



domenica 19 ottobre 2014

La Lega, gli immigrati e la contromanifestazione

L'Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo.
(Le foto sono di Monica Macchi)












lunedì 13 ottobre 2014

L'Italia, Alfano e i diritti degli omosessuali




Che qualcuno remi contro i diritti civili in Italia...è cosa nota. Ma, per fortuna, c'è chi dice NO.

Nei giorni scorsi il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha dato l'annuncio di una circolare indirizzata ai prefetti con cui si chiede di annullare le nozze omosessuali celebrate all'estero attraverso la cancellazione delle trascrizioni all'anagrafe.

Ovviamente durissima la reazione di Flavio Romani, presidente di Arcigay, che ha così commentato la circolare: “ Siamo in mano a degli irresponsabili. Senza nemmeno porsi il problema delle scene di drastico conflitto sociale che nell'ultimo fine settimana hanno caratterizzato il confronto in piazza tra ultracattolici e movimenti, il Governo continua sulla via delle provocazioni. Il Premier è ormai ostaggio del Nuovo Centrodestra, è solo un braccio decerebrato che esegue gli ordini dei padroni clericali. Mentre promette leggi sulle unioni tra persone dello stesso sesso, rimandandole di continuo a un futuro indefinito, nel presente agisce per opprimere persone gay e lesbiche che hanno scelto di formare una famiglia”.

Ed ecco le risposte anche di alcuni sindaci. Il primo cittadino della città di Milano, Giuliano Pisapia, ha ribadito la decisione di trascrivere le nozze tra omosessuali celebrate all'estero aggiungendo, durante un suo intervento al TG1, che: “...è la stessa legge che prevede espressamente che l'ufficiale di stato civile deve trascrivere il matrimonio celebrato all'estero, salvo che non sia contrario all'ordine pubblico. Ma la Corte costituzionale ha detto recentemente che non c'è contrarietà all'ordine pubblico”. “Questi temi”, ha precisato Pisapia, “ sono di competenza del Parlamento su proposta del Governo o anche su proposta del Parlamento stesso, ma stiamo parlando del matrimonio fra omosessuali, non certo della trascrizione di un matrimonio che nel Paese in cui è stato celebrato è del tutto legittimo e regolare”. Intanto si sono espressi sulla questione altri esponenti delle istituzioni: anche secondo Furio Honsell, sindaco di Udine, si deve parlare dell'argomento in ambito parlamentare o davanti alla Corte Costituzionale; il Comune di Napoli “ricorrerà nelle sedi giudiziarie competenti perchè la circolare per annullare le trascrizioni è contraria al principio costituzionale di uguaglianza dei diritti”; Merola, a Bologna, ha risposto con un secco “Non obbedisco”. Insomma, si parla e si discute ancora su un tema che in molti Paesi europei è già stato affrontato e risolto con grande equilibrio e apertura culturale. In Italia resta ancora strada da fare...

martedì 27 maggio 2014

No al campo Rom di Via Cesarina a Roma


 L’Associazione 21 luglio lancia una mobilitazione on line per chiedere al sindaco Marino di bloccare il progetto di un nuovo “campo rom” in via della Cesarina


Bloccare immediatamente la progettazione del nuovo «villaggio della solidarietà» in via della Cesarina e riconvertire le ingenti risorse economiche previste - 2 milioni di euro - in progetti di inclusione per rom e cittadini romani in emergenza abitativa e sociale.

L’Associazione 21 luglio ha lanciato una
mobilitazione on line invitando i cittadini a scrivere al sindaco di Roma Ignazio Marino per chiedere un suo intervento diretto nella questione.

Oggetto della mobilitazione, identificata dall'ironico avvertimento “Roma, nun fa’ la stupida” e dall’hashtag Twitter #DiscriminareCosta, è il progetto del nuovo insediamento per soli rom in via della Cesarina che l’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale intende realizzare nei prossimi mesi. Il nuovo “villaggio della solidarietà” sarà costruito sullo stesso terreno laddove, fino a 5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 “villaggi” della Capitale. Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell'insediamento era stato imposto il trasferimento nel
centro di raccolta di via Vissoe lo spazio era stato smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di costruzione del nuovo “campo”, così come disposto dall’assessore Rita Cutini.Lo scorso 8 aprile, Associazione 21 luglio, Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni avevano scritto al sindaco Marino per esprimere la loro contrarietà alla decisione dell’assessore Cutini, evidenziando da un lato la reiterazione di una politica segregativa nei confronti dei rom e, dall'altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia della spesa pubblica.Una settimana più tardi, il Consiglio municipale del III Municipio, dove insiste l’insediamento, aveva chiesto al primo cittadino la sospensione dei lavori e la riconversione del denaro previsto nella realizzazione di progetti utili sia ai rom che ai cittadini del Municipio. Ai due appelli era seguito il silenzio dell’Assessorato.

Secondo l’Associazione 21 luglio il progetto dell’assessore Cutini di costruire l’ennesimo luogo di segregazione su base etnica per i rom della Capitale, oltre a configurarsi come lesivo dei diritti umani di tali comunità, rappresenta l’espressione di una scelta economicamente insostenibile.Ad oggi, infatti, quando i lavori del rifacimento del nuovo insediamento non sono ancora iniziati, l’Assessorato ha già sostenuto una spesa di circa 500 mila euro per l’affitto del terreno, i lavori di rimozione di amianto e il mantenimento dei rom “parcheggiati” nel centro di raccolta di via Visso. Per portare a compimento i lavori, è la spesa stimata dall'Associazione 21 luglio, il Comune investirà ancora 1,5 milioni di euro.Sulla
pagina web dell’iniziativa #DiscriminareCosta lanciata quest’oggi dall'Associazione 21 luglio, è attivo un contatore che indicherà in tempo reale la spesa sostenuta giornalmente dall'Assessorato a guida Cutini per gli interventi preventivi alla realizzazione del nuovo insediamento.Dalla stessa pagina, fino alle ore 24 del 29 maggio, i cittadini, utilizzando l’apposito form, potranno inviare direttamente un’email al sindaco Marino per chiedergli di sospendere il progetto dell’Assessorato e riconvertire le risorse previste in progetti di inclusione che vadano a beneficio anche di cittadini non rom in disagio abitativo e sociale.

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email:
stampa@21luglio.orgwww.21luglio.org


mercoledì 21 maggio 2014

Le paure di alcuni, le difficoltà di altri



Modica, provincia di Ragusa. Alcuni giorni fa. Sessanta genitori di bambini che frequentano un istituto scolastico statale dichiarano di non voler mandare i propri figli in gita per paura che possano contrarre malattie perchè gli autobus utilizzati sarebbero gli stessi usati per trasferire gli immigrati da Pozzallo alla masseria San Pietro sistemata per dar loro i primi soccorsi. I genitori dei ragazzi sono convinti che i mezzi di trasporto non vengano disinfettati e che ci sia il rischio di contrarre scabbia, tubercolosi o anche l'Aids.
Il Consigliere comunale, Michele Colombo ha presentato un'interrogazione ufficiale al sindaco Ignazio Abbate.
Si tratta di un problema serio che va sicuramente affrontato e risolto, ma non deve diventare, questo, il pretesto per divulgare altri stereotipi su chi scappa dai propri Paesi d'origine per fame o per guerre e cerca in Europa e in Italia accoglienza e rifugio.
Come dimenticare le immagini dei migranti stipati in un cortile, nudi o semispogliati, sottoposti a getti d'acqua come se si trattasse di animali e non di persone: neanche questo può essere il modo di risolvere eventuali casi di malattie infettive e non. 
Diversa preoccupazione, invece, quella di altri genitori che a Dronero, in provincia di Cuneo, a metà aprile, boicottano la scuola dei figli perchè nelle classi elementari sono iscritti troppi bimbi stranieri.
Il preside, Graziano Isaia, uno dei più giovani dirigenti scolastici italiani con i suoi 37 anni, ha definito, quella dei genitori, come “una guerra affrontata per strada e mai nelle sedi ufficiali, condotta con poca informazione e disponibilità a risolvere i problemi”. Sempre secondo il dirigente, che si è dovuto dimettere, i motivi alla base di questa situazione sono da individuare in “sentimenti inconfessabili: lo sporco, il fastidio, il peso morto, la puzza, l'ignoranza scimmiesca. Chi si sente superiore non si vuole mescolare, è terrorizzato di essere contagiato”. Parole dure, quelle del preside, che si scontrano con quelle dei genitori che, invece di sostenere l' esempio di solidarietà, inclusione e disponibilità verso il prossimo, dicono: “...Cerchiamo il meglio per i nostri figli e la percentuale di stranieri in classe era troppo alta per permettere agli ottimi insegnanti di svolgere il loro lavoro senza rallentamenti”.
Per queste persone, quindi, sarebbe meglio costituire classi di soli alunni stranieri con insegnati mediocri e classi di soli alunni italiani con insegnanti ottimi, così sì che si garantirebbe la crescita cognitiva e affettiva dei futuri adolescenti e dei futuri cittadini.

giovedì 15 maggio 2014

Tornare a parlare di Lampedusa, continuare a parlare dei migranti




Lampedusa. Conversazioni su isole, politica, migranti”, edito dal Gruppo Abele, è una lunga intervista che Marta Bellingreri, scrittrice e mediatrice culturale palermitana ha fatto al sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini che ha presentato, ai gruppi di Camera e Senato, una proposta di legge per far nascere la Giornata della memoria e dell’Accoglienza” dopo il terribile naufragio che ha visto morire nel “Mare nostrum”, ancora una volta, centinaia di migranti.


Abbiamo chiesto anche a un noto giornalista e scrittore di scrivere per noi un pezzo per commentare l'accaduto. Lo pubblicheremo nei prossimi giorni per mantenere alta l'attenzione.



Abbiamo posto alcune domande all'autrice, Marta Bellingreri, che ringraziamo molto per la sua disponibilità.


Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Marta Bellingreri, scrittrice e viaggiatrice: com'è stato il confronto sul tema dell'accoglienza dei migranti? Quali le differenze e le similitudini tra i vostri punti di vista?

L'isola di Lampedusa è un'isola siciliana, più vicina alle coste africane che a quelle siciliane. Entrambe, io e Giusi, siamo delle isolane, siciliane, lei lampedusana, io palermitana. Quando ho conosciuto Giusi si occupava di Legambiente Lampedusa, era la direttrice della Riserva Naturale. Lei è sempre stata attiva sull'isola e quando ho messo per la prima volta piede sull'isola nella primavera del 2011, anche io ero un'attivista, non lavoravo allora per una Ong, ero attivista del Forum Antirazzista di Palermo. Il nostro confronto sul tema dell'accoglienza dei migranti è stato diretto e spontaneo fin dall'inizio. Sapevamo l'una dell'altra di essere in prima fila, lei sull'isola, io nel capoluogo siciliano. C'è stata da parte mia immensa curiosità, quella del resto c'era e continua ad esserci nell'ascoltare il punto di vista privilegiato dei lampedusani tutti e dei lampedusani attivi nell'accoglienza. Forse anche lei era curiosa delle mie esperienze in paesi arabi, e ancora di più lo era nell'ascoltare la continuazione delle storie, ossia le storie delle persone transitate da Lampedusa e poi trasferite ancora, che io avevo continuato a sentire. Lo dice pure nell'intervista: non mi interessa sapere solo che lascino l'isola, mi interessa anche sapere cosa succede dopo. Non credo ci siano differenze, forse io a cause dei miei studi ho più interesse a seguire i dettagli di politica interna a paesi arabi e/o africani ed interesse dunque a suscitare attenzione di chi si occupa di accoglienza in Italia.

Lampedusa: simbolo di un'umanità da sempre in transito. Cosa racconta questa umanità di oggi?

Lampedusa è innanzitutto un'isola che ci parla di una parte d'Italia, come altre, dimenticate e che solo all'occorrenza diventa oggetto di uno show televisivo: che si tratti, tristemente, drammaticamente e consapevolmente, di tragedie; che si tratti di altro. Lampedusa chiede dei servizi e delle agevolazioni economiche per alleviare la sua posizione di confine e marginalità: la sua popolazione è la prima a migrare per motivi di studio,salute, lavoro, burocrazia. L'umanità in transito, quella delle popolazioni migranti, ci parla della povertà, della guerra di altri paesi, della forza straordinaria e del coraggio; ci porta la ricchezza e la gioia delle culture che resistono sotto le bombe o in anni di dittatura. Un'umanità che andrebbe ascoltata e lasciata sì transitare ma liberamente.

L'Italia è un Paese culturalmente aperto, pronto ad una società multietnica?

Non riesco a rispondere a questa domanda. In Italia ci sono esempi eccezionali, storie magnifiche di differenze che si integrano, di danze e musiche che si mescolano, di amori che nascono e crescono, di associazioni, librerie, musei, comuni, palestre, uffici, università, bar... insomma luoghi e case che sono sì per me l'Italia aperta, o se si vuole chiamare "multietnica". Forse siamo lontani e queste sono esperienze minori, ma sono esperienze belle, le uniche che cambieranno, per ragioni più demografiche che politiche o culturali, le leggi e l'Italia.

Cosa si dovrebbe cambiare, nella legislazione attuale, per migliorare le condizioni dei migranti e dei richiedenti asilo?

Innanzitutto le condizioni dell'attuale cosiddetta accoglienza. Anzi, prima di pensare che cosa si deve cambiare nella legislazione attuale, bisognerebbe rispettare la legislazione vigente, nazionale e internazionale, in materia di accoglienza, migrazione e asilo. Ogni giorno, in tutta Italia, e in particolare sulle coste siciliane, vengono violate le norme, privando della libertà personale adulti e minori, operando respingimenti sommari e rimpatri collettivi, non segnalando alle autorità competenti minori stranieri non accompagnati, umiliando e torturando persone che hanno come unica colpa quella di viaggiare, pur fuggendo da guerre. I luoghi di cosiddetta accoglienza sono brutti, inospitali, inadeguati, e quando sono belli e nuovi sono isolati da centri abitati, sono sperzonalizzati e spersonalizzanti, spesso gli operatori e mediatori non sono sufficientemente preparati: non parlano nessuna lingua, non hanno studiato o non si sono formati specificatamente. Anche in questo caso ci sono eccezioni straordinarie, persone di cuore e preparate, che grazie a questi ultimi due anni di "emergenza" hanno messo in discussione le proprie previe conoscenze, hanno imparato il bambarà (lingua del Mali) o il tunisino. Credo che nel sistema legislativo attuale andrebbero alleggerite tutte le norme che regolano l'ingresso e la regolarizzazione per favorire l'ingresso regolare senza rischiare la vita; per inserirsi più facilmente nel precario mondo del lavoro e senza discriminazioni; per avere la cittadinanza, per i congiungimenti familiari ecc... Tutto il sistema andrebbe rivisto in un'ottica di vera accoglienza e arricchimento del nostro paese, che non è solo nostro perché ci siamo nati.

E cosa si dovrebbe fare per "non lasciare sola Lampedusa"?


Credo che negli ultimi anni Lampedusa senta una forte vicinanza di una parte della società civile italiana che per attivismo o turismo solidale si sia recata sull'isola. Quello che è ancora insufficiente è l'intervento dello Stato, che si parli di servizi o che si parli di migrazioni. Lampedusa non è o non è più sola, secondo me, semplicemente ci sono dei momenti in cui si ritrova ad esserlo perché i problemi strutturali che non sono stati risolti, scoppiano nei momenti delle tragedie. Lampedusa non è sola se non vuole sentirsi sola e viceversa. Perché tantissime persone stanno scrivendo, animando, proponendo progetti per avvicinarsi all'isola. Dipende poi come l'isola voglia o possa rispondere.


lunedì 5 maggio 2014

Quando i poveri rovinano il decoro



Verona non è razzista, Verona non è escludente: è vero che non si deve mai generalizzare. Infatti a Verona c'è chi aiuta un senzatetto con cibo caldo e coperte e chi, invece, dice che non si fa. E questo lo afferma proprio chi dovrebbe dare l'esempio, ovvero il sindaco, il primo cittadino, nel caso specifico Flavio Tosi. E' anche vero che l'elemosina non ha mai risolto i problemi alla radice, ma qui si discute il messaggio che è stato mandato, nei giorni scorsi, dall'Amministrazione comunale.

Con un'ordinanza che rimarrà in vigore fino al prossimo 31 ottobre, infatti, è stato proibita: “ogni attività di distribuzione di alimenti e bevande nelle aree di piazza Viviani, piazza Indipendenza (compresa l'area dei giardini), cortile del Mercato Vecchio, cortile del Tribunale e piazza dei Signori” pena una multa che va da un minimo di 25 euro a un massimo di 500.

La motivazione sarebbe la seguente: “ Come rilevato dalle relazioni della Polizia municipale e da numerose segnalazioni anche fotografiche dei residenti di queste aree erano diventate negli ultimi mesi ritrovo e zona di bivacco permanente di numerose persone senza fissa dimora, alcune note alle forze dell'ordine e già colpite da da provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale. Nella zona è, quindi, aumentato in modo preoccupante il degrado urbano, con veri e propri accampamenti formati da materassi, resti di cibo, sporcizia ed un crescente pericolo igienico-sanitario dovuto ai bisogni fisiologici di coloro che bivaccano nelle ore serali e notturne”.

La questione fondamentale, quindi, non è che, anche in una delle città più ricche d'Italia, vi sia un certo numero di persone senza lavoro, senza casa e in gravi difficoltà, ma che queste persone siano visibili e, per di più, nella zona centrale, magari quella abitata dai benestanti e visitata dai turisti. Certo, un povero è sempre brutto, sporco e cattivo: meglio non guardare e non sapere. Anzi, la soluzione giusta è sanzionare ed escludere.

martedì 25 marzo 2014

Hai dato soldi agli zingari !




Il lavoro delle associazioni, degli organi di stampa, degli insegnanti e di tanti altri è importante soprattutto per abbattere i pregiudizi; è un lavoro necessario se, nel 2014 e in una città grande e cosmopolita come Milano, un ragazzo si rivolge al Sindaco e lo apostrofa con queste parole: “Hai dato i soldi agli zingari e ai rom, sei una merda”.

Certo, si può dissentire dalle scelte politiche e istituzionali che riguardano i cittadini, ma bisogna vedere i modi e le motivazioni.

Nel corso della prima Giornata della legalità, che si è tenuta il 21 marzo presso il Teatro Dal Verme, il sindaco, Giuliano Pisapia, è stato contestato da Alessandro, uno degli studenti in platea. Più volte il ragazzo ha urlato la suddetta frase al primo cittadino che lo ha invitato ad un confronto diretto e più pacato e, una volta impugnato il microfono, Alessandro ha criticato la scelta di aumentare i costi dell'Imu, dell'Irpef e dei biglietti dei trasporti pubblici, aggiungendo che invece siano stati regalati dei soldi agli zingari “mentre vedo nel mio quartiere gente che non arriva a fine mese. Io mi informo”.

Ecco, è un bene che i giovani si informino, ma la responsabilità è degli adulti che si occupano di informazione, che costruiscono le notizie, che formano - con le loro parole - l'opinione pubblica. Mescolare, in maniera superficiale, il tema della crisi economica, con i tagli ai servizi e con gli “zingari” è frutto di malainformazione, di stereotipi e di diffidenza generati dalla mancanza di approfondimento.

Non vogliamo prendere posizione sull'operato di Pisapia, né questa è una difesa d'ufficio, ma siamo d'accordo con lui quando dice, come ha ricordato anche allo studente: “ ...Non bisogna mettere tutti sullo stesso piano, ma bisogna giudicare persone per persona, per l'impegno che ci mette, se fa le cose per se stesso o per gli altri”. Se i soldi non ci sono, non ci sono né per gli italiani, né per gli stranieri. Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e, magari, smettere di alimentare le barriere mentali verso altre persone di diversa nazionalità e di fomentare una guerra tra poveri. Anche di spirito.

martedì 4 marzo 2014

Tornare a parlare di Lampedusa, tornare a parlare dei migranti




Lampedusa. Conversazioni su isole, politica, migranti”, edito dal Gruppo Abele è una lunga intervista che Qui Marta Bellingreri, scrittrice e mediatrice culturale palermitana ha fatto al sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini che ha presentato, ai gruppi di Camera e Senato, una proposta di legge per far nascere la “Giornata della memoria e dell’Accoglienza” dopo il terribile naufragio che ha visto morire nel “Mare nostrum” centinaia di migranti.



Abbiamo posto alcune domande all'autrice, Marta Bellingreri, che ringraziamo molto per la sua disponibilità.


Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Marta Bellingreri, scrittrice e viaggiatrice: com'è stato il confronto sul tema dell'accoglienza dei migranti? Quali le differenze e le similitudini tra i vostri punti di vista?


L'isola di Lampedusa è un'isola siciliana, più vicina alle coste africane che a quelle siciliane. Entrambe, io e Giusi, siamo delle isolane, siciliane, lei lampedusana, io palermitana. Quando ho conosciuto Giusi si occupava di Legambiente Lampedusa, era la direttrice della Riserva Naturale. Lei è sempre stata attiva sull'isola e quando ho messo per la prima volta piede sull'isola nella primavera del 2011, anche io ero un'attivista, non lavoravo allora per una ong, ero attivista del Forum Antirazzista di Palermo. Il nostro confronto sul tema dell'accoglienza dei migranti è stato diretto e spontaneo fin dall'inizio. Sapevamo l'una dell'altra di essere in prima fila, lei sull'isola, io nel capoluogo siciliano. C'è stata da parte mia immensa curiosità, quella del resto c'era e continua ad esserci nell'ascoltare il punto di vista privilegiato dei lampedusani tutti e dei lampedusani attivi nell'accoglienza. Forse anche lei era curiosa delle mie esperienze in paesi arabi, e ancora di più lo era nell'ascoltare la continuazione delle storie, ossia le storie delle persone transitate da Lampedusa e poi trasferite ancora, che io avevo continuato a sentire. Lo dice pure nell'intervista: non mi interessa sapere solo che lascino l'isola, mi interessa anche sapere cosa succede dopo. Non credo ci siano differenze, forse io a cause dei miei studi ho più interesse a seguire i dettagli di politica interna a paesi arabi e/o africani ed interesse dunque a suscitare attenzione di chi si occupa di accoglienza in Italia.

Lampedusa: simbolo di un'umanità da sempre in transito. Cosa racconta questa umanità di oggi?

Lampedusa è innanzitutto un'isola che ci parla di una parte d'Italia, come altre, dimenticate e che solo all'occorrenza diventa oggetto di uno show televisivo: che si tratti, tristemente, drammaticamente e consapevolmente, di tragedie; che si tratti di altro. Lampedusa chiede dei servizi e delle agevolazioni economiche per alleviare la sua posizione di confine e marginalità: la sua popolazione è la prima a migrare per motivi di studio,salute, lavoro, burocrazia. L'umanità in transito, quella delle popolazioni migranti, ci parla della povertà, della guerra di altri paesi, della forza straordinaria e del coraggio; ci porta la ricchezza e la gioia delle culture che resistono sotto le bombe o in anni di dittatura. Un'umanità che andrebbe ascoltata e lasciata sì transitare ma liberamente.

L'Italia è un Paese culturalmente aperto, pronto ad una società multietnica?


Non riesco a rispondere a questa domanda. In Italia ci sono esempi eccezionali, storie magnifiche di differenze che si integrano, di danze e musiche che si mescolano, di amori che nascono e crescono, di associazioni, librerie, musei, comuni, palestre, uffici, università, bar... insomma luoghi e case che sono sì per me l'Italia aperta, o se si vuole chiamare "multietnica". Forse siamo lontani e queste sono esperienze minori, ma sono esperienze belle, le uniche che cambieranno, per ragioni più demografiche che politiche o culturali, le leggi e l'Italia.

Cosa si dovrebbe cambiare, nella legislazione attuale, per migliorare le condizioni dei migranti e dei richiedenti asilo?

Innanzitutto le condizioni dell'attuale cosiddetta accoglienza. Anzi, prima di pensare che cosa si deve cambiare nella legislazione attuale, bisognerebbe rispettare la legislazione vigente, nazionale e internazionale, in materia di accoglienza, migrazione e asilo. Ogni giorno, in tutta Italia, e in particolare sulle coste siciliane, vengono violate le norme, privando della libertà personale adulti e minori, operando respingimenti sommari e rimpatri collettivi, non segnalando alle autorità competenti minori stranieri non accompagnati, umiliando e torturando persone che hanno come unica colpa quella di viaggiare, pur fuggendo da guerre. I luoghi di cosiddetta accoglienza sono brutti, inospitali, inadeguati, e quando sono belli e nuovi sono isolati da centri abitati, sono sperzonalizzati e spersonalizzanti, spesso gli operatori e mediatori non sono sufficientemente preparati: non parlano nessuna lingua, non hanno studiato o non si sono formati specificatamente. Anche in questo caso ci sono eccezioni straordinarie, persone di cuore e preparate, che grazie a questi ultimi due anni di "emergenza" hanno messo in discussione le proprie previe conoscenze, hanno imparato il bambarà (lingua del Mali) o il tunisino. Credo che nel sistema legislativo attuale andrebbero alleggerite tutte le norme che regolano l'ingresso e la regolarizzazione per favorire l'ingresso regolare senza rischiare la vita; per inserirsi più facilmente nel precario mondo del lavoro e senza discriminazioni; per avere la cittadinanza, per i congiungimenti familiari ecc... Tutto il sistema andrebbe rivisto in un'ottica di vera accoglienza e arricchimento del nostro paese, che non è solo nostro perché ci siamo nati.


E cosa si dovrebbe fare per "non lasciare sola Lampedusa"?


Credo che negli ultimi anni Lampedusa senta una forte vicinanza di una parte della società civile italiana che per attivismo o turismo solidale si sia recata sull'isola. Quello che è ancora insufficiente è l'intervento dello Stato, che si parli di servizi o che si parli di migrazioni. Lampedusa non è o non è più sola, secondo me, semplicemente ci sono dei momenti in cui si ritrova ad esserlo perché i problemi strutturali che non sono stati risolti, scoppiano nei momenti delle tragedie. Lampedusa non è sola se non vuole sentirsi sola e viceversa. Perché tantissime persone stanno scrivendo, animando, proponendo progetti per avvicinarsi all'isola. Dipende poi come l'isola voglia o possa rispondere.