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martedì 15 settembre 2015

Corso di narrazione sociale...anche a MONZA !


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI



L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con ARCI SCUOTIVENTO

Via Monte Grappa, 4B - MONZA


  


presenta

corso di narrazione civile

con STEFANO VALENTI, autore del romanzo “La fabbrica del panico”, vincitore del Premio Campiello – Opera prima



LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA: DAL RACCONTO ORALE AL RACCONTO SCRITTO

In particolare: narrazione sociale e civile



La narrazione è un affidabile metodo di condivisione in quanto permette al soggetto narrante di esporre fatti reali inerenti la propria vita. Nel raccontarla, il narratore tende a intensificare la conoscenza pratica che ha di sé stesso e del mondo perché, attraverso la trasposizione in forma orale e scritta degli eventi che ha vissuto, scopre un significato più profondo della sua esistenza. Fin da epoche remote, e indistintamente ai quattro angoli del mondo, le storie tramandate sono state veicolo di trasmissione culturale e di costruzione civile.

La narrazione è una metodologia che permette di raccontare sé stessi e il proprio vissuto, ma trasformando l’esperienza personale e il proprio punto di vista in un racconto interessante e fruibile da un pubblico vasto e variegato. In particolare nel caso di vicende drammatiche e dolorose, o quando ci si trova in momenti di grande cambiamento personale e sociale, l’esigenza di raccontare si fa impellente, sia che si tratti di costruire memoria per quelli che verranno sia che si tratti di verbalizzarla per riuscire a chiarire quello che accade.

Per narrazione s’intende quindi sia l’arte di usare il linguaggio, la vocalità e la gestualità, sia quella di verbalizzarlo, per rivelare a un pubblico specifico gli elementi o le immagini di una storia la cui fruizione primaria è in tempo reale e da persona a persona.

La narrazione trova il proprio raggio d’azione non solo in ambito performativo ma anche nel settore dell’istruzione, della mediazione culturale, e del racconto civile.

RACCONTARE SE STESSI E RACCONTARE GLI ALTRI

Obiettivi: aprirsi e condividere con altri un racconto personale significa sapere esprimere il proprio punto di vista e la propria sensibilità attraverso simboli archetipi universali e tradurre il proprio vissuto in un linguaggio artistico filtrato dalla realtà.

Regalando e condividendo una storia personale si può raggiungere la giusta distanza dall’esperienza o dall’emozione vissuta, che consente di oggettivarla e relativizzarla, facilitando così il superamento dei conflitti.

Condividere e scambiarsi storie, consentendo ad altri di collaborare alla creazione del racconto, crea un forte sentimento di gruppo, di fiducia reciproca e di intimità. Chi impara a raccontare impara anche ad ascoltare meglio, a cogliere nella voce, nelle parole e nei gesti di chi si incontra lo spirito, il senso profondo della narrazione. Essere capaci di ascoltare attivamente, di raccogliere le storie che incontriamo o che ci vengono regalate, ci apre agli altri, ci avvicina a loro in uno scambio piacevole e gratificante per entrambi.

SCRIVERE IL RACCONTO



Obiettivi: il Laboratorio mira a risvegliare la capacità narrativa e ad esercitarla e arricchirla attraverso il confronto con altre narrazioni. Raccontare è ricordare e trasmettere, affidare all’immaginario dell’altro e condividere con l’altro la propria vita. Narrare è anche una necessità civile, e attraverso la narrazione l’adulto rielabora e conserva il proprio vissuto, così come il ragazzo impara a rappresentarsi il mondo.



La lettura di brani di narrativa italiana moderna e contemporanea, con particolare riferimento al romanzo civile, alla narrativa d'inchiesta, al reportage narrativo – le forme che ha assunto la più interessante narrativa italiana – stimolerà la fantasia e permetterò il confronto su diversi generi di narrazione arricchendo l'immaginario civile dei partecipanti e determinando l’affabulazione, l'Intreccio dei fatti e degli eventi che costituiscono la trama di un'opera narrativa facilitandone la produzione.

Partendo dagli stimoli ricevuti i partecipanti svilupperanno racconti e il laboratorio diventerà una officina di narrativa in costruzione. I racconti saranno analizzati e rielaborati insieme, per sperimentare come nella verbalizzazione tutto si trasforma e si tradisce.

Temi: tecnica base della narrazione, metodo delle immagini, memorizzazione e narrazione, raccolta del materiale, costruzione dello stile personale.

Destinatari: studenti, insegnanti, professionisti, operatori culturali, sociali e sociosanitari.

Durata minima sei ore. 4 incontri di due ore ciascuno.

Costi: ( totale per 6 ore : 120 euro)



DATE e ORARI:



venerdì 15 gennaio, 22 gennaio, 29 gennaio e 5 febbraio



alle ore 20.45





La quota partecipativa sarà corrisposta durante il primo incontro.





Il laboratorio parte con una partecipazione minima di 10 persone



Per adesioni scrivere a: peridirittiumani@gmail.com



Vi aspettiamo numerosi! E fate passaparola...grazie!



Un ALTRO corso di narrazione sociale presso il BISTROT del TEMPO RITROVATO


L'Associazione per i Diritti Umani presenta



in collaborazione con il Bistro' del tempo ritrovato

(Via Foppa 4, MM Sant'Agostino - Milano)



PRESENTA



un corso di narrazione civile

con STEFANO VALENTI, autore del romanzo “La fabbrica del panico”, vincitore del Premio Campiello – Opera prima



LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA: DAL RACCONTO ORALE AL RACCONTO SCRITTO





La narrazione è un affidabile metodo di condivisione in quanto permette al soggetto narrante di esporre fatti reali inerenti la propria vita. Nel raccontarla, il narratore tende a intensificare la conoscenza pratica che ha di sé stesso e del mondo perché, attraverso la trasposizione in forma orale e scritta degli eventi che ha vissuto, scopre un significato più profondo della sua esistenza. Fin da epoche remote, e indistintamente ai quattro angoli del mondo, le storie tramandate sono state veicolo di trasmissione culturale e di costruzione civile.

La narrazione è una metodologia che permette di raccontare sé stessi e il proprio vissuto, ma trasformando l’esperienza personale e il proprio punto di vista in un racconto interessante e fruibile da un pubblico vasto e variegato. In particolare nel caso di vicende drammatiche e dolorose, o quando ci si trova in momenti di grande cambiamento personale e sociale, l’esigenza di raccontare si fa impellente, sia che si tratti di costruire memoria per quelli che verranno sia che si tratti di verbalizzarla per riuscire a chiarire quello che accade.

Per narrazione s’intende quindi sia l’arte di usare il linguaggio, la vocalità e la gestualità, sia quella di verbalizzarlo, per rivelare a un pubblico specifico gli elementi o le immagini di una storia la cui fruizione primaria è in tempo reale e da persona a persona.

La narrazione trova il proprio raggio d’azione non solo in ambito performativo ma anche nel settore dell’istruzione, della mediazione culturale, e del racconto civile.

RACCONTARE SE STESSI E RACCONTARE GLI ALTRI

Obiettivi: aprirsi e condividere con altri un racconto personale significa sapere esprimere il proprio punto di vista e la propria sensibilità attraverso simboli archetipi universali e tradurre il proprio vissuto in un linguaggio artistico filtrato dalla realtà.

Regalando e condividendo una storia personale si può raggiungere la giusta distanza dall’esperienza o dall’emozione vissuta, che consente di oggettivarla e relativizzarla, facilitando così il superamento dei conflitti.

Condividere e scambiarsi storie, consentendo ad altri di collaborare alla creazione del racconto, crea un forte sentimento di gruppo, di fiducia reciproca e di intimità. Chi impara a raccontare impara anche ad ascoltare meglio, a cogliere nella voce, nelle parole e nei gesti di chi si incontra lo spirito, il senso profondo della narrazione. Essere capaci di ascoltare attivamente, di raccogliere le storie che incontriamo o che ci vengono regalate, ci apre agli altri, ci avvicina a loro in uno scambio piacevole e gratificante per entrambi.

SCRIVERE IL RACCONTO



Obiettivi: il Laboratorio mira a risvegliare la capacità narrativa e ad esercitarla e arricchirla attraverso il confronto con altre narrazioni. Raccontare è ricordare e trasmettere, affidare all’immaginario dell’altro e condividere con l’altro la propria vita. Narrare è anche una necessità civile, e attraverso la narrazione l’adulto rielabora e conserva il proprio vissuto, così come il ragazzo impara a rappresentarsi il mondo.



La lettura di brani di narrativa italiana moderna e contemporanea, con particolare riferimento al romanzo civile, alla narrativa d'inchiesta, al reportage narrativo – le forme che ha assunto la più interessante narrativa italiana – stimolerà la fantasia e permetterò il confronto su diversi generi di narrazione arricchendo l'immaginario civile dei partecipanti e determinando l’affabulazione, l'Intreccio dei fatti e degli eventi che costituiscono la trama di un'opera narrativa facilitandone la produzione.

Partendo dagli stimoli ricevuti i partecipanti svilupperanno racconti e il laboratorio diventerà una officina di narrativa in costruzione. I racconti saranno analizzati e rielaborati insieme, per sperimentare come nella verbalizzazione tutto si trasforma e si tradisce.

Temi: tecnica base della narrazione, metodo delle immagini, memorizzazione e narrazione, raccolta del materiale, costruzione dello stile personale.

Destinatari: studenti, insegnanti, professionisti, operatori culturali, sociali e sociosanitari.

Durata minima sei ore. 3 incontri di due ore ciascuno.

Costi: ( totale per 6 ore : 120 euro)



DATE e ORARI:



martedì 13 ottobre, ore 18.30

martedì 20 ottobre, ore 18.30

martedì 27 ottobre, ore 18.30



Il laboratorio parte con una partecipazione minima di 10 persone

Per adesioni scrivere a: peridirittiumani@gmail.com
 
Vi aspettiamo numerosi! E fate passaparola...Grazie!


Corso di narrazione sociale - Libreria LES MOTS Milano




L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con Libreria LES MOTS



via Carmagnola angolo via Pepe - Milano (MM2 e MM5 Garibaldi)






presenta

corso di narrazione civile

con STEFANO VALENTI, autore del romanzo “La fabbrica del panico”, vincitore del Premio Campiello – Opera prima



LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA: DAL RACCONTO ORALE AL RACCONTO SCRITTO

In particolare: narrazione sociale e civile



La narrazione è un affidabile metodo di condivisione in quanto permette al soggetto narrante di esporre fatti reali inerenti la propria vita. Nel raccontarla, il narratore tende a intensificare la conoscenza pratica che ha di sé stesso e del mondo perché, attraverso la trasposizione in forma orale e scritta degli eventi che ha vissuto, scopre un significato più profondo della sua esistenza. Fin da epoche remote, e indistintamente ai quattro angoli del mondo, le storie tramandate sono state veicolo di trasmissione culturale e di costruzione civile.

La narrazione è una metodologia che permette di raccontare sé stessi e il proprio vissuto, ma trasformando l’esperienza personale e il proprio punto di vista in un racconto interessante e fruibile da un pubblico vasto e variegato. In particolare nel caso di vicende drammatiche e dolorose, o quando ci si trova in momenti di grande cambiamento personale e sociale, l’esigenza di raccontare si fa impellente, sia che si tratti di costruire memoria per quelli che verranno sia che si tratti di verbalizzarla per riuscire a chiarire quello che accade.

Per narrazione s’intende quindi sia l’arte di usare il linguaggio, la vocalità e la gestualità, sia quella di verbalizzarlo, per rivelare a un pubblico specifico gli elementi o le immagini di una storia la cui fruizione primaria è in tempo reale e da persona a persona.

La narrazione trova il proprio raggio d’azione non solo in ambito performativo ma anche nel settore dell’istruzione, della mediazione culturale, e del racconto civile.

RACCONTARE SE STESSI E RACCONTARE GLI ALTRI

Obiettivi: aprirsi e condividere con altri un racconto personale significa sapere esprimere il proprio punto di vista e la propria sensibilità attraverso simboli archetipi universali e tradurre il proprio vissuto in un linguaggio artistico filtrato dalla realtà.

Regalando e condividendo una storia personale si può raggiungere la giusta distanza dall’esperienza o dall’emozione vissuta, che consente di oggettivarla e relativizzarla, facilitando così il superamento dei conflitti.

Condividere e scambiarsi storie, consentendo ad altri di collaborare alla creazione del racconto, crea un forte sentimento di gruppo, di fiducia reciproca e di intimità. Chi impara a raccontare impara anche ad ascoltare meglio, a cogliere nella voce, nelle parole e nei gesti di chi si incontra lo spirito, il senso profondo della narrazione. Essere capaci di ascoltare attivamente, di raccogliere le storie che incontriamo o che ci vengono regalate, ci apre agli altri, ci avvicina a loro in uno scambio piacevole e gratificante per entrambi.

SCRIVERE IL RACCONTO



Obiettivi: il Laboratorio mira a risvegliare la capacità narrativa e ad esercitarla e arricchirla attraverso il confronto con altre narrazioni. Raccontare è ricordare e trasmettere, affidare all’immaginario dell’altro e condividere con l’altro la propria vita. Narrare è anche una necessità civile, e attraverso la narrazione l’adulto rielabora e conserva il proprio vissuto, così come il ragazzo impara a rappresentarsi il mondo.



La lettura di brani di narrativa italiana moderna e contemporanea, con particolare riferimento al romanzo civile, alla narrativa d'inchiesta, al reportage narrativo – le forme che ha assunto la più interessante narrativa italiana – stimolerà la fantasia e permetterò il confronto su diversi generi di narrazione arricchendo l'immaginario civile dei partecipanti e determinando l’affabulazione, l'Intreccio dei fatti e degli eventi che costituiscono la trama di un'opera narrativa facilitandone la produzione.

Partendo dagli stimoli ricevuti i partecipanti svilupperanno racconti e il laboratorio diventerà una officina di narrativa in costruzione. I racconti saranno analizzati e rielaborati insieme, per sperimentare come nella verbalizzazione tutto si trasforma e si tradisce.

Temi: tecnica base della narrazione, metodo delle immagini, memorizzazione e narrazione, raccolta del materiale, costruzione dello stile personale.

Destinatari: studenti, insegnanti, professionisti, operatori culturali, sociali e sociosanitari.

Durata minima sei ore. 4 incontri di due ore ciascuno.

Costi: ( totale per 6 ore : 120 euro



DATE e ORARI:

mercoledì 7 ottobre, ore 19

mercoledì 21 ottobre, ore 19

mercoledì 4 novembre, ore 19





Il laboratorio parte con una partecipazione minima di 10 persone

Per adesioni scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

Vi aspettiamo numerosi! fate passaparola, grazie!!




mercoledì 21 gennaio 2015

Concorso letterario sul tema della gratitudine

Cari lettori e cari amici,

l'Associazione per i Diritti Umani propone un concorso letterario a tutti voi e, in particolare, agli alunni delle scuole medie inferiori e superiori.

 
Il TEMA: la gratitudine


Viene richiesto ai partecipanti di scrivere un testo - un racconto o una poesia - sul tema proposto in cui si racconta un episodio, vissuto o inventato, che abbia al centro un gesto di gratitudine verso qualcuno oppure ricevuto.
Le persone italiane, ma di origine straniera - che speriamo siano tante - dovrebbero scrivere la parola "grazie" nella loro lingua. Le persone italiane dovrebbero scriverla in grassetto.

Il testo deve essere di max 2500 battute

E deve essere inviato alla mail: peridirittiumani@gmail.com, con nome e cognome.

Entro e non oltre:    15  FEBBRAIO  2015



VERRANNO SELEZIONATI  3  TESTI VINCITORI CHE SARANNO PUBBLICATI SUL SITO www.peridirittiumani.com , nella nostra news letter e NE VERRA' DATA COMUNICAZIONE SUI SOCIAL NETWORK !!!

Inoltre è prevista una serata di condivisione pubblica del materiale pervenuto.


Siete tutti invitati a partecipare. Aspettiamo i vostri lavori !!!

venerdì 2 gennaio 2015

Violenza contro le donne: Chiamarlo amore non si può




Un incontro importante e serio: una raccolta di racconti sulla violenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici: Fulvia Degl'Innocenti, Elena Peduzzi e Chiara Segre, edito dalla casa editrice MammeOnline. Il titolo del libro: Chiamarlo amore non si può.

Un'occasione per riflettere sulla violenza fisica e psicologica, sui motivi che inducono troppe donne a subirla; per riflettere anche su come si è arrivati al femminicidio e sul perchè gli uomini si comportano così nei confronti di chi li ama e li aveva scelti come compagni di vita.

Ringraziamo le autrici e il Bistrò del tempo ritrovato per aver accolto l'iniziativa organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani nell'ambito della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!”.


 
 
Se apprezzate il nostro lavoro e volete aiutarci, potete fare una piccola donazione, anche di due euro: in alto a destra sulla homepage trovate la scritta “Sostienici”. Cliccate e potrete fare la vostra donazione con Paypall o bonifico. Facile e sicurissimo. GRAZIE!




sabato 8 marzo 2014

Un libro contro la violenza sulle donne e sull'amore vero




In occasione della “ Giornata internazionale della donna” pubblichiamo la recensione del libro Chiamarlo amore non si può. Recensione a cura di Monica Macchi che ringraziamo sempre per la sua collaborazione.


  Lo scorso 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, è stato presentato il libro “Chiamarlo amore non si può” (Mammeonline Edizioni), titolo che riprende un verso della canzone “La Fata” di Edoardo Bennato che canta appunto “c’è chi ti esalta, chi ti adula, c’è chi ti espone anche in vetrina: si dice amore, però no, chiamarlo amore non si può”.
Questo libro è stato pensato e dedicato agli adolescenti e pre-adolescenti da 23 donne che raccontano 23 storie completamente diverse ma con un unico messaggio semplice e inequivocabile: esistono tante forme d’amore e sono tutte accomunate dal rispetto per l’altro e per le sue scelte; in nessun caso è sopraffazione, violenza o dominio come nel racconto “A piedi nudi” in cui Silvia riceve in dono un bracciale che termina con un lucchetto “simbolo di una catena invisibile che mi sta trasformando in una marionetta” o in “Taddeo e la pasticcera” in cui Maddalena si lascia divorare a pezzi e solo alla fine “rimpiange di aver confuso l’amore col possesso”. Le protagoniste sono bambine, ragazze, donne in qualche caso raccontate da occhi maschili su cui è fondamentale intervenire per spezzare la cristallizzazione della dialettica vittima/carnefice. Infatti Donatella Caione, l'editore, ha sottolineato l'importanza di offrire nell’età in cui si costruisce l'identità di genere, modelli altri, lontani dallo stereotipo di una donna intrappolata tra seduzione/docilità e di un uomo “forte e quindi violento” definendo invece la violenza come espressione di debolezza. Questo libro si inserisce nella cultura della prevenzione e dell’educazione; nelle varie storie sono spesso presenti figure di insegnanti che svolgono un ruolo cruciale: nel racconto “Ferita” in cui Elena “osa” lasciare Marco e lui le mette contro tutta la scuola dicendole “Sei la prima che fa tanto la preziosa con me… quello che ti succede te lo meriti” e lo sguardo e le parole della prof le fanno capire che “la prof. aveva visto quello che agli altri restava nascosto, la sua ferita… se solo non fosse stato così difficile fidarsi, pensare che qualcuno le avrebbe creduto” o nel racconto “Luna Park” in cui usando la metafora la bimba racconta quello che succede a casa di notte e sente che “il maestro capisce, capisce che l’orsacchiotto sono io e io capisco che se qualcuno doveva vergognarsi non ero io”. Per questo è presente anche un percorso formativo ad hoc per le scuole che utilizza la narrativa come strumento di educazione emotiva, relazionale e sentimentale partendo proprio dai racconti del libro con strumenti e materiali di guida all’uso del testo in classe.





Copertina di Paola Sorrentino



Libro collettivo con racconti di: Anna Baccelliere, Alessandra Berello, Rosa Tiziana Bruno, Fulvia Degl’Innocenti, Ornella Della Libera, Giuliana Facchini, Ilaria Guidantoni, Laura Novello, Isabella Paglia, Daniela Palumbo, Elena Peduzzi, Cristiana Pezzetta, Annamaria Piccione, Manuela Piovesan, Livia Rocchi, Maria Giuliana Saletta, Chiara Segrè, Luisa Staffieri, Annalisa Strada, Pina Tromellini, Pina Varriale, Laura Walter, Giamila Yehya.


 Postfazione di Daniela Finocchi, giornalista e scrittrice, ideatrice del concorso letterario Lingua Madre, dedicato ai racconti di donne straniere che vivono in Italia; qui vengono forniti dati Onu secondo cui la violenza maschile è la prima causa di morte e invalidità per le donne in tutto il mondo e si sottolinea come il numero delle donne vittime di violenza superi ogni quattro anni quello delle vittime dell’Olocausto.




PS: I proventi ricavati dalla vendita del libro saranno devoluti al progetto “Salute e prevenzione delle mutilazioni genitali femminili in Burkina Faso” dell’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) perché “ Non si lucra sulla violenza contro le donne”. 





giovedì 28 novembre 2013

Un concorso letterario e una pubblicazione per le "seconde generazioni"

L'Associazione per i Diritti Umani è felicissima di collaborare ancora con La Ligera di Milano per proporre un concorso letterario che vede protagoniste le persone nate in Italia, ma di origini straniere. Spesso sono chiamate "seconde generazioni", ma si tratta delle  ragazze e dei ragazzi che sono e saranno i nuovi cittadini italiani.

Di seguito, riportiamo il bando del concorso e tutte le informazioni.

I racconti scelti verranno a comporre una pubblicazione e l'Associazione per i Diritti Umani e La Ligera si impegneranno anche ad organizzare le presentazioni del libro a Milano e non solo...!
Associazione per i Diritti Umani, inoltre, terrà a disposizione il sito per eventuali pubblicazioni di alcuni racconti.

Ringraziamo fin da adesso Ligera Edizioni per averci dato l'opportunità di condividere questo bellissimo progetto e tutti coloro che parteciperanno con i propri scritti o aiutandoci a fare "passaparola"...!!!




 SECONDO CONCORSO LETTERARIO • LIGERA EDIZIONI
Le seconde generazioni”
_________________________



Sono chiamati seconde generazioni, sono figli di immigrati, sono nati in Italia, spesso parlano solo l’italiano, ma italiani non sono. Vorremmo che fossero loro a parlare per una volta, o meglio a scrivere, di come vedono via Padova, di come vedono Milano, di come vedono l’Italia.
Le loro sono storie di contaminazione culturale, storie di speranze e di delusioni, storie di razzismo e di integrazione, di vittorie e sconfitte. I loro sono racconti della Milano che verrà, della città che si sta facendo giorno dopo giorno sempre più multietnica.

Milano è già una metropoli multietnica, ma è anche una città multiculturale?
Dopo il successo della prima antologia di racconti nata in via Padova, le edizioni Ligera lanciano un nuovo e ambizioso progetto. Fateci sentire la vostra voce e raccontateci, scrivendola, la vostra storia. I racconti dovranno avere una lunghezza massima di dieci cartelle (18.000 battute totali inclusi gli spazi bianchi) e pervenire entro il termine ultimo del 31 gennaio 2014. E’ preferibile la lingua italiana ma l’uso della stessa non costituisce elemento discriminante per la valutazione.

***************
Tutti i racconti saranno valutati dalla redazione e dall’Associazione per i Diritti Umani, i migliori saranno pubblicati, gratuitamente, nella prossima antologia a cura di Ligera Edizioni. Per partecipare alla selezione non è richiesta alcuna quota di iscrizione. I partecipanti devono allegare agli elaborati la dichiarazione che l’opera è frutto del proprio ingegno. E’ sufficiente scrivere in calce al foglio: “Dichiaro che l’opera presentata è opera del mio ingegno” firmando in maniera chiaramente leggibile. Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione all’interno dell’antologia edita da Ligera Edizioni senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori. E’ necessario allegare al racconto i dati personali dell’autore e anche l’eventuale pseudonimo in caso si preferisca essere pubblicati con quello. I dati dei partecipanti non verranno in alcun modo comunicati o diffusi a terzi.

***************
I racconti, originali e inediti, dovranno pervenire:
online all’indirizzo email: info@ligera.it oppure a peridirittiumani@gmail.com con oggetto “Secondo concorso Letterario Ligera”
oppure in forma cartacea presso LIGERA, via Padova 133 - 20127, Milano



In collaborazione con Associazione per i Diritti Umani
www.peridirittiumani.com

martedì 9 luglio 2013

Sulle onde della libertà: un libro per ragazzi e non solo


Sulle onde della libertà
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese... Un' opera ispirata alla storia di Dorian Paskowitz, un maestro di surf californiano che si è sempre battuto per eliminare, almeno nello sport, le barriere tra questi due popoli presenti in Israele, un Paese diviso in cui molti parlano il linguaggio dell'odio o della paura, Nicoletta Bortolotti è riuscita a far germogliare la speranza.

Abbiamo rivolto alcune domande all'autrice
Quando e perchè nasce l'idea di questa storia?
L'idea si è fatta strada nella mia mente circa tre anni fa, quando correggendo un altro libro per lavoro (sono redattrice di libri per ragazzi nella redazione Mondadori) e dovendo fare delle ricerche su Internet, mi sono imbattuta per caso nella storia di Doc Paskowitz, un maestro di surf che negli anni '70 fece arrivare sulla Striscia di Gaza delle tavole nuove affinché i giovani palestinesi e israeliani potessero divertirsi e sfidarsi sulle onde.
Poi ho scoperto che in questa lingua di terra i ragazzini adorano fare surf e la cosa mi ha molto colpita, vista la drammatica condizione che si trovano a vivere tutti i giorni. Ho pensato al concetto di resilienza, cioè a come i giovani possano subire traumi inimmaginabili conservando, nonostante tutto, la voglia di lottare, di vivere, di divertirsi e raccontarsi barzellette, di fare sport.
Però, all'inizio, temevo di non essere in grado di raccontare una storia tanto lontana dalla mia realtà... Ci ho provato.

Quanto è importante far conoscere la situazione di alcune popolazioni ai bambini e ai ragazzi italiani?
 
Moltissimo. Mi sono resa conto, per esempio, documentandomi, che si sa veramente poco su come vivono davvero i bambini nella Striscia di Gaza, e ancor meno ne sanno i nostri bambini. Non solo i più giovani sono continuamente esposti al rischio delle mine, delle bombe e delle mitragliatrici, ma anche a quello delle malattie, causate per esempio dalla mancanza di acqua potabile e dal blocco al confine degli aiuti umanitari. Il mare poi è uno dei più inquinati al mondo, una sorta di fogna a cielo aperto... Eppure i ragazzi cavalcano le onde sulle tavole da surf proprio in queste acque, perché dicono, cito una frase di "Sulle onde della libertà", "il mare è l'unica terra in cui siamo liberi." Ma il discorso potrebbe essere esteso a migliaia di altre situazioni e zone del mondo dove i diritti dei bambini vengono continuamente calpestati.
Recentemente guardavo con i miei figli una trasmissione alla tv dove un bambino indiano raccontava che il padrone della fabbrica tessile in cui lavorava (e i cui abiti vengono rivenduti in Europa a prezzi esorbitanti), se lui si assentava, lo "appendeva" dopo avergli cosparso il corpo di acqua e zucchero in modo che mosche e formiche gli si attaccassero... Forse sarebbe il caso di guardare meglio le etichette degli indumenti che compriamo?

Le è capitato di leggere il suo libro nelle scuole e - in caso affermativo - quali sono state le domande che le hanno posto gli studenti?
 
Gli studenti mi tempestano sempre di domande. E' straordinario ascoltare bambini di quarta, quinta elementare o ragazzini di prima e seconda media e scoprire la profondità delle loro osservazioni: si chiedono se loro sarebbero in grado di rischiare la vita per un amico, come Mahmud e Samir, i protagonisti del libro, si chiedono cosa significa accarezzare un'onda o cosa significano per loro la paura e la libertà. Si chiedono qual è la differenza fra la guerra in un videogioco (Mahmud e Samir sono appassionati di gameboy) e la guerra vera. Ma mi pongono anche molte domande sulla scrittura, sulle tecniche per inventare una buona storia che coinvolga e mi raccontano che anche loro scrivono e hanno una storia nel cassetto. E poi sono sorprendentemente interessati alle questioni pratiche ed economiche legate all'oggetto-libro: il copyright, i diritti nel caso in cui un ghost writer scriva per un calciatore, i soldi delle vendite dopo la morte di un autore...

Quali sono i valori che possono essere veicolati dallo sport?
 
Il gioco di squadra, il rispetto per l'avversario, la lealtà, la competizione pacifica. Nei miei incontri con i ragazzi li faccio parlare molto dei vari sport che praticano: chi fa basket, calcio, nuoto, danza... E dico loro che se alcuni capi di Stato potessero governare secondo le regole che i bambini imparano e mettono in pratica tutti i giorni nello sport, forse ci sarebbero meno conflitti nel mondo e meno ingiustizie...

Da chi sono realizzate le illustrazioni, nel testo, e che come le avete preparate?
 
Dal bravissimo Fabiano Fiorin, che ha avuto l'idea di mettere in copertina i due surfisti che reggono una sorta di aquilone coi colori della pace. Ha creato dei disegni freschi, pieni di movimento, dei personaggi simpatici e trendy, ma non troppo "californiani"...
Prima si preparano le matite, cioè i disegni al nero, poi ci si rivolge a un coloritore per colorarli al computer. Il coloritore che ha colorato i disegni di "Sulle onde della libertà" è Michele Frigo, che in casa editrice cura insieme a me, fra gli altri, i libri di Ben 10.

Nicoletta Bortolotti

mercoledì 26 giugno 2013

Il tempo dalla mia parte: il primo libro di Mohamed Ba



L'attore, autore teatrale e musicista, Mohamed Ba ha deciso di narrare anche con la parola scritta e lo fa con il suo primo libro intitolato “Il tempo dalla mia parte”, pubblicato dalla casa editrice San Paolo, in cui racconta l'odissea di un popolo alla disperata ricerca di un tamburo. La siccità non lascia tregua: nessuna goccia di pioggia ammorbidisce il terreno secco della mitica Jolof, terra africana densa di racconti e incrocio di popoli e il giovane Amed si vede affidare una missione importante: dovrà partire per l'Occidente alla ricerca del tamburo magico, capace di invocare la pioggia e interrompere l'arsura. Ma Amed non è il primo a partire: un gruppo di giovani ha tentato l'impresa e non ha mai fatto ritorno. Tra Francia e Italia, tra momenti spassosi e altri di intensa drammaticità, questa vicenda si legherà a doppio filo ai problemi della convivenza tra popoli diversi, fino a costituire una vera e propria fiaba di riconciliazione. 


In occasione dell'uscita del libro, abbiamo rivolto alcune domande a Mohamed Ba:

Spesso, nelle favole o nei racconti mitologici, ci sono elementi simbolici: cosa rappresenta, in questa storia, la ricerca del tamburo perduto?


L'Africa, ancora prima dell'islamizzazione e dell'evangelizzazione, ha sempre avuto un rapporto morganatico con la natura. L'uomo considera se stesso come una perla la cui importanza avrà senso solo considerando l'intera collana, cioè la comunità sospesa tra il mondo visibile che siamo noi ed il mondo invisibile, quello degli Antenati che non sono sotto la terra ma circumnavigano attorno e ci curano. L'unico modo che abbiamo per entrare in contatto con loro è il tamburo. Nel mio romanzo, il tamburo rappresenta più di uno strumento musicale, ma diventa quel battito che farà ballare l'umano che c'è in ciascuno di noi, dovunque provenga. Ricercare il tamburo è più o meno l'analisi del terreno sul quale si vuole costruire un ponte per superare le divisioni secolari tra Nord e Sud del mondo.

Possiamo considerare questo testo come un testo anche sul tema dell'importanza della Memoria?


Tanti sono i figli d'Africa che sanno poco o nulla della loro storia. Quel poco che ne masticano passa attraverso i libri di testo scritti da altri e la conseguenza e la cancellazione progressiva dei valori morali tradizionali. Le frontiere e le lingue postcoloniali ci hanno divisi. Fratelli di ieri si massacrano oggi, la narrazione sotto l'albero - illuminati dal fallo e cullati dalla kora - si fa sempre di meno e gli anziani, una volta sacri, oggi si sentono quasi inutili. Credo che un popolo senza memoria è come una zebra senza strisce.

Lei vive da anni a Milano: è vero che, nonostante il passare del tempo, è sempre presente il sentimento della nostalgia per chi ha lasciato il proprio Paese d'origine?


Io vivo e lavoro in Italia da quattordici anni quindi posso affermare di essermi gradevolmente "italianizzato". Tuttavia, mi muovo con la consapevolezza che il tronco d'albero in acqua ci può stare per secoli ma non diventa mai un coccodrillo. Sono tra coloro che hanno lasciato tutto sulla strada della speranza senza dimenticare nulla.

Si tratta di una favola dedicata ai giovani e anche agli adulti? Ci può, infine, anticipare il significato del titolo scelto per il libro: "Il tempo dalla mia parte"?

Il romanzo parla ai giovani ma anche ai meno giovani. Parla della necessità di aprire nuovi orizzonti, perlustrare nuovi mondi per evolversi. La drammatica situazione economica del sud del mondo si scontra con l'intrappolamento sociale di cui soffre il nord. Il migrante di oggi si allontana dai suoi affetti e dai suoi effetti, convinto di potersi realizzare dall'altra parte della barriera. Crede possibile una decolonizzazione dell'immaginario ma si ritrova tra due fuochi incrociati: la sua comunità che è spesso remissiva e il pensiero dominante che lo vuole invisibile nelle città. Il migrante di oggi rifiuta di essere solo braccia ma cerca di far capire una valenza culturale e sociale che alberga in lui e che l'uomo di strada ignora. Il migrante cerca di dare un senso al suo stare in questo Paese, investe ed accetta di dare al tempo, il tempo di produrre il suo effetto. Non si nasconde, va verso l'altro con la convinzione che chi non conosca sia semplicemente un libro che aspetta di essere letto e non vuole privarsi di quella lettura. Il problema è che l'albero non più alto di te, non ti potrà mai dare l'ombra di cui hai bisogno. Quindi, con il tempo, il migrante si ritroverà nelle mani un patrimonio storico-culturale di un valore inestimabile di cui il popolo italiano avrà avuto poca cura. Speriamo che ci pensi lui, a valorizzarlo.