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mercoledì 21 gennaio 2015

Concorso letterario sul tema della gratitudine

Cari lettori e cari amici,

l'Associazione per i Diritti Umani propone un concorso letterario a tutti voi e, in particolare, agli alunni delle scuole medie inferiori e superiori.

 
Il TEMA: la gratitudine


Viene richiesto ai partecipanti di scrivere un testo - un racconto o una poesia - sul tema proposto in cui si racconta un episodio, vissuto o inventato, che abbia al centro un gesto di gratitudine verso qualcuno oppure ricevuto.
Le persone italiane, ma di origine straniera - che speriamo siano tante - dovrebbero scrivere la parola "grazie" nella loro lingua. Le persone italiane dovrebbero scriverla in grassetto.

Il testo deve essere di max 2500 battute

E deve essere inviato alla mail: peridirittiumani@gmail.com, con nome e cognome.

Entro e non oltre:    15  FEBBRAIO  2015



VERRANNO SELEZIONATI  3  TESTI VINCITORI CHE SARANNO PUBBLICATI SUL SITO www.peridirittiumani.com , nella nostra news letter e NE VERRA' DATA COMUNICAZIONE SUI SOCIAL NETWORK !!!

Inoltre è prevista una serata di condivisione pubblica del materiale pervenuto.


Siete tutti invitati a partecipare. Aspettiamo i vostri lavori !!!

La Storia narrata dalla fotografia

Queste foto, che hanno plasmato il nostro immaginario collettrivo, mi hanno spinto ad andare a cercare i loro autori per farmi raccontare il momento in cui hanno incontrato la Storia e hanno saputo riconoscerla”: queste la parole di Mario Calabresi, appasionato di giornalismo e di fotografia, nell'introduzione ad un suo saggio dal titolo Ad occhi aperti, edito da Contrasto.

Gli “occhi aperti” sono quelli dei grandi fotoreporter di cui Calabresi raccoglie le immagini più importanti per analizzarle, spiegarle e attraverso le quali raccontare quelle situazioni che hanno segnato la Storia moderna e contemporanea. Gli “occhi aperti” sono quelli, quindi, dell'autore del libro e delle immagini, ma anche quelli degli spettatori che hanno la possibilità, ancora per qualche giorno, di visitare la mostra tratta dal libro A occhi aperti. Quando la Storia si è fermata in una foto, allestita appositamente per la Venaria Reale, nella Sala dele arti e aperta fino al prossimo 8 febbraio 2015.

Le immagini di una realtà difficile, spesso tragica, di oggi dialogano con l'eleganza dell'antica reggia, legando Passato e Presente, miseria e nobiltà.

Steve McCurry ci racconta la storia di quell'uomo anziano che, in India, trasporta sulla testa la sua vecchia macchina da cucire, mentre cerca di salvarsi dalle acque di un monsone; Josef Koudelka ritrae i suoi concittadini durante la repressione della Primavera di Praga nel '68 così come, nello stesso anno, negli Stati Uniti veniva ucciso Robert Kennedy e Paul Fusco regala ai posteri il “Funeral Train”, la serie di ritratti di tutte quelle persone che accorsero sui binari del treno che portava la salma del Presidente al cimitero di Arlington, in Texas; e ancora Koudelka con le immagini dei suoi zingari dell'Europa dell'Est, ma anche Salgado e Alex Webb sulle favelas in Brasile o le township africane. Pellegrin e Gabriele Basilico, Eliott Erwitt e Abbas...una carrellata di fotografie che formano un affascinante, strabiliante, duro e potente film su quello che è stato il mondo ieri e quello che sta per diventare.



Cosa potremmo sapere, cosa potremmo immaginare, cosa potremmo ricordare dell'invasione sovietica di Praga se non ci fossero, stampate nei nostri occhi, le immagini di un 'anonimo fotografo praghese', che si scoprì poi chiamarsi Josepf Kuodelka? Quanta giustizia hanno fatto quelle foto, capaci di raccontare al mondo la freschezza e l'idealismo, di una primavera di libertà. Ci sono i fatti, pezzi di storia, che esistono solo perchè c'è una fotografia che li racconta”, Mario Calabresi.


martedì 6 maggio 2014

Nissa TV: un canale tutto al femminile



di Monica Macchi





NISSA TV, con quartier generale a Tunisi e sede a Bruxelles, è il primo canale euromediterraneo impegnato nella promozione della parità tra donne e uomini sfidando la percezione dei ruoli di genere e abbattendo gli stereotipi. Ad esempio lo studio “Who Makes the News?” del 2010 ha mostrato che il 46 % di tutte le notizie diffuse dai media europei rafforzano gli stereotipi di genere, cifra che in Medio Oriente arriva all’81%. Il palinsesto di otto ore giornaliere (in inglese, arabo e francese) è visibile via satellite ed anche in streaming via Internet e comprende programmi economici e culturali, ma anche di intrattenimento (bellezza, moda e cucina) sempre da un’ottica femminile attraverso scambi di idee e confronti di esperienze tra i diversi paesi coinvolti nel progetto.

Alla regia di Nissa c’è Lila Lefèvre, una giornalista libanese che ha lavorato in ENTV Algeria, a Hiwar TV e a Euromed Audiovisual Productions, un’organizzazione non profit che si occupa dello sviluppo dei media nei paesi dell’Unione del Mediterraneo. Come ha recentemente dichiarato: “Sarebbe ingenuo pensare che la televisione possa cambiare tutto ma sicuramente possiamo influenzare gli atteggiamenti delle persone… anche se tocca poi ai politici , alle ONG e alla società civile agire”.

E visto che gli atteggiamenti che si vogliono cambiare sono soprattutto quelli maschili, il target primario a cui Nissa Tv si rivolge sono proprio gli uomini, sia per scalfire la mentalità patriarcale sia per non implementare a propria volta pratiche sessiste, come fanno altri canali tra cui l’egiziano Maria Tv. Infatti lo slogan di questa tv satellitare è “Solo donne, solo col Niqab” ed è uno spazio vietato agli uomini dove le giornaliste si rifiutano persino di rispondere a domande poste da voci maschili.

martedì 12 novembre 2013

Una conversazione con Jean Claude Mbede Fouda: direttore di All TV, la televisione di tutti


L'Associazione per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di All TV, primo canale televisivo italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i video sul nostro sito e sul canale dedicato Youtube dell'associazione) e ora vi proponiamo l'intervista che, in seguito, abbiamo fatto al Direttore responsabile, Jean Claude Mbede Fouda, che ringraziamo molto.



Cosa intende quando parla di “cittadinanza comune”?

Quando parlo di cittadinanza, parlo di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, di uguaglianza di diritti e doveri e di una società dove tutti i cittadini si frequentano, si parlano: una società senza discriminazioni.

Quali sono le carenze dei mezzi di informazione italiani?

La stampa italiana ha discriminato cinque milioni di persone. Ci sono cittadini, all'interno della società italiana, anche se non regolarmente, che vengono ignorati del tutto dalla stampa: cinque milioni sono tanti, sono troppi anche dal punto di vista economico perchè, ad esempio, non consumano il marchio italiano.
Durante il nostro convegno anche il Direttore de Il Giorno, Giancarlo Mazzuccato, ha affermato che la stampa italiana non fa alcuno sforzo per andare incontro alle comunità straniere, ma è altrettanto vero che le stesse comunità straniere in Italia - sicuramente perchè impaurite - non fanno molto per farsi conoscere. Gli stranieri vivono come cittadini di “serie B” perchè sembra che tutti i ragazzi stranieri - anche coloro che studiano, che si laureano - siano condannati a fare i “badanti”: sembra che per loro non ci sia un futuro.
Gli italiani non sono razzisti, io dico che non conoscono: non c'è una conoscenza culturale. I media parlano degli stranieri solo in termini negativi: parlano di violenza, di stupri, di rapine etc., ma non parlano degli stranieri ingegneri, medici, avvocati. In televisione ci invitano solamente per parlare della nostra storia di migranti, arrivati a Lampedusa, ma mai quando si parla di economia o di istruzione.

Lei è un giornalista, ma quando è arrivato in Italia - cinque anni fa - ha avuto qualche difficoltà ad entrare nelle redazioni...

Un amico diceva che le redazioni italiane sono come l'Italia: bianche e cattoliche.
Qual'è la percentuale di cittadini di origine straniera nelle redazioni italiane? Se andiamo a vedere, su una redazione che conta mille giornalisti, non ce ne sono due. Come può una redazione essere interessata agli “Esteri” oppure alle comunità straniere se non c'è un giornalista straniero al suo interno?
Se l'Italia vuole crescere, potrebbe fare come il Sudafrica dove praticano la “discriminazione positiva”: cioè mettono, all'interno della redazione, una persona di una comunità straniera che sappia raccontare ciò che conosce da vicino. La parola d'ordine, invece, nelle redazioni italiane è che la conoscenza delle comunità straniere “non interessa” all'italiano medio, ma questo non è vero. Se noi prepariamo un'informazione fatta bene, questa viene consumata da chiunque.
Siamo noi giornalisti che dobbiamo dare l'informazione e far sì che la società possa sentirsi multiculturale; per questo con la nostra televisione vogliamo essere l'immagine dell'Italia che vogliamo raccontare. Nella nostra redazione ci sono persone di tante nazionalità e di tutti gli orizzonti: italiani, stranieri neri, stranieri bianchi.

Questo è il motivo per cui avete chiamato il canale televisivo All TV ?

Non è una Tv per stranieri, ma una Tv che vuole far conoscere gli stranieri agli italiani e che vuole far conoscere la Storia, la cultura italiana agli stranieri. E' la Tv comune, la Tv di tutti.
Per noi l'italiano è la lingua che unisce italiani e stranieri, è il primo strumento di integrazione per gli stranieri che arrivano ed è lo strumento per far comunicare le persone che appartengono alle diverse comunità: ecco perchè tutto quello che facciamo è in lingua italiana. Questo è ancora più importante per un giornalista, per un intellettuale, perchè la lingua è per lui anche il mezzo di lavoro.

Cos'è, per lei, l'Italia?

L'Italia è tutto per me. Un immigrato vero non può far del male all'Italia: nessuno può amare l'Italia più di un rifugiato a cui l'Italia ha salvato la vita.
L'amiamo perchè è l'unico bene che abbiamo.
Sono arrivato qui a 29 anni, il mio Paese mi ha rifiutato e io, come molti altri giovani, voglio mettere tutta la mia energia a disposizione dell'Italia: aiutarla a crescere, perchè vogliamo dimostrare di avere tanto da dare.