"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
l'Associazione per i Diritti Umani propone un concorso letterario a tutti voi e, in particolare, agli alunni delle scuole medie inferiori e superiori.
Il TEMA: la gratitudine
Viene richiesto ai partecipanti di scrivere un testo - un racconto o una poesia - sul tema proposto in cui si racconta un episodio, vissuto o inventato, che abbia al centro un gesto di gratitudine verso qualcuno oppure ricevuto. Le persone italiane, ma di origine straniera - che speriamo siano tante - dovrebbero scrivere la parola "grazie" nella loro lingua. Le persone italiane dovrebbero scriverla in grassetto.
VERRANNO SELEZIONATI 3 TESTI VINCITORI CHE SARANNO PUBBLICATI SUL SITO www.peridirittiumani.com , nella nostra news letter e NE VERRA' DATA COMUNICAZIONE SUI SOCIAL NETWORK !!! Inoltre è prevista una serata di condivisione pubblica del materiale pervenuto.
Siete tutti invitati a partecipare. Aspettiamo i vostri lavori !!!
“Queste
foto, che hanno plasmato il nostro immaginario collettrivo, mi hanno
spinto ad andare a cercare i loro autori per farmi raccontare il
momento in cui hanno incontrato la Storia e hanno saputo
riconoscerla”: queste la
parole di Mario Calabresi, appasionato di giornalismo e di
fotografia, nell'introduzione ad un suo saggio dal titolo Ad
occhi aperti, edito da
Contrasto.
Gli
“occhi aperti” sono quelli dei grandi fotoreporter di cui
Calabresi raccoglie le immagini più importanti per analizzarle,
spiegarle e attraverso le quali raccontare quelle situazioni che
hanno segnato la Storia moderna e contemporanea. Gli “occhi aperti”
sono quelli, quindi, dell'autore del libro e delle immagini, ma anche
quelli degli spettatori che hanno la possibilità, ancora per qualche
giorno, di visitare la mostra tratta dal libro A
occhi aperti. Quando la Storia si è fermata in una foto,
allestita appositamente per la Venaria Reale, nella Sala dele arti e
aperta fino al prossimo 8 febbraio 2015.
Le
immagini di una realtà difficile, spesso tragica, di oggi dialogano
con l'eleganza dell'antica reggia, legando Passato e Presente,
miseria e nobiltà.
Steve
McCurry ci racconta la storia di quell'uomo anziano che, in India,
trasporta sulla testa la sua vecchia macchina da cucire, mentre cerca
di salvarsi dalle acque di un monsone; Josef Koudelka ritrae i suoi
concittadini durante la repressione della Primavera di Praga nel '68
così come, nello stesso anno, negli Stati Uniti veniva ucciso Robert
Kennedy e Paul Fusco regala ai posteri il “Funeral Train”, la
serie di ritratti di tutte quelle persone che accorsero sui binari
del treno che portava la salma del Presidente al cimitero di
Arlington, in Texas; e ancora Koudelka con le immagini dei suoi
zingari dell'Europa dell'Est, ma anche Salgado e Alex Webb sulle
favelas in Brasile o le township africane. Pellegrin e Gabriele
Basilico, Eliott Erwitt e Abbas...una carrellata di fotografie che
formano un affascinante, strabiliante, duro e potente film su quello
che è stato il mondo ieri e quello che sta per diventare.
“Cosa
potremmo sapere, cosa potremmo immaginare, cosa potremmo ricordare
dell'invasione sovietica di Praga se non ci fossero, stampate nei
nostri occhi, le immagini di un 'anonimo fotografo praghese', che si
scoprì poi chiamarsi Josepf Kuodelka? Quanta giustizia hanno fatto
quelle foto, capaci di raccontare al mondo la freschezza e
l'idealismo, di una primavera di libertà. Ci sono i fatti, pezzi di
storia, che esistono solo perchè c'è una fotografia che li
racconta”, Mario
Calabresi.
NISSA
TV, con quartier
generalea
Tunisi e sede a Bruxelles,
è il primo canale euromediterraneo impegnato
nella promozionedella
parità tra donnee uomini
sfidandola
percezionedei ruoli
di genere e abbattendo glistereotipi.
Ad esempio lo studio “Who Makes the News?” del 2010 ha mostrato
che il 46 % di tutte le notizie diffuse dai media europei rafforzano
gli stereotipi di genere, cifra che in Medio Oriente arriva all’81%.
Il
palinsesto
di
otto ore giornaliere (in inglese, arabo e francese) è visibile via
satellite ed anche in streaming via Internet e comprende programmi
economici e culturali, ma anche di intrattenimento (bellezza, moda e
cucina) sempre da un’ottica femminileattraverso scambi
di idee e confronti di esperienze tra
i diversi paesicoinvolti
nel progetto.
Alla
regia di Nissa c’è
Lila Lefèvre, una giornalista libanese che ha lavorato in ENTV
Algeria, a Hiwar TV e a Euromed Audiovisual Productions,
un’organizzazione non profit che si occupa dello sviluppo dei media
nei paesi dell’Unione del Mediterraneo. Come ha recentemente
dichiarato: “Sarebbe
ingenuo pensare che la televisione possa cambiare tutto ma
sicuramente possiamo influenzare gli atteggiamenti delle persone…
anche se tocca poi ai politici , alle ONG e alla società civile
agire”.
E
visto che gli atteggiamenti che si vogliono cambiare sono soprattutto
quelli maschili, il target primario
a cui Nissa
Tv si rivolge sono
proprio gliuomini,
sia per scalfire la mentalità patriarcalesia per
non implementare a propria volta pratiche
sessiste, come fanno altri canali tra cui l’egiziano Maria Tv.
Infatti lo slogan di questa tv satellitare è “Solo donne, solo col
Niqab” ed è uno spazio vietato agli uomini dove le giornaliste si
rifiutano persino di rispondere a domande poste da voci maschili.
L'Associazione
per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di All
TV, primo canale televisivo
italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i
video sul nostro sito e sul canale dedicato Youtube
dell'associazione) e ora vi proponiamo l'intervista che, in seguito,
abbiamo fatto al Direttore responsabile, Jean Claude Mbede Fouda,
che ringraziamo molto.
Cosa
intende quando parla di “cittadinanza comune”?
Quando
parlo di cittadinanza, parlo di uguaglianza di tutti i cittadini di
fronte alla legge, di uguaglianza di diritti e doveri e di una
società dove tutti i cittadini si frequentano, si parlano: una
società senza discriminazioni.
Quali
sono le carenze dei mezzi di informazione italiani?
La
stampa italiana ha discriminato cinque milioni di persone. Ci sono
cittadini, all'interno della società italiana, anche se non
regolarmente, che vengono ignorati del tutto dalla stampa: cinque
milioni sono tanti, sono troppi anche dal punto di vista economico
perchè, ad esempio, non consumano il marchio italiano.
Durante
il nostro convegno anche il Direttore de Il
Giorno, Giancarlo
Mazzuccato, ha affermato che la stampa italiana non fa alcuno sforzo
per andare incontro alle comunità straniere, ma è altrettanto vero
che le stesse comunità straniere in Italia - sicuramente perchè
impaurite - non fanno molto per farsi conoscere. Gli stranieri vivono
come cittadini di “serie B” perchè sembra che tutti i ragazzi
stranieri - anche coloro che studiano, che si laureano - siano
condannati a fare i “badanti”: sembra che per loro non ci sia un
futuro.
Gli
italiani non sono razzisti, io dico che non conoscono: non c'è una
conoscenza culturale. I media parlano degli stranieri solo in termini
negativi: parlano di violenza, di stupri, di rapine etc., ma non
parlano degli stranieri ingegneri, medici, avvocati. In televisione
ci invitano solamente per parlare della nostra storia di migranti,
arrivati a Lampedusa, ma mai quando si parla di economia o di
istruzione.
Lei
è un giornalista, ma quando è arrivato in Italia - cinque anni fa -
ha avuto qualche difficoltà ad entrare nelle redazioni...
Un
amico diceva che le redazioni italiane sono come l'Italia: bianche e
cattoliche.
Qual'è
la percentuale di cittadini di origine straniera nelle redazioni
italiane? Se andiamo a vedere, su una redazione che conta mille
giornalisti, non ce ne sono due. Come può una redazione essere
interessata agli “Esteri” oppure alle comunità straniere se non
c'è un giornalista straniero al suo interno?
Se
l'Italia vuole crescere, potrebbe fare come il Sudafrica dove
praticano la “discriminazione positiva”: cioè mettono,
all'interno della redazione, una persona di una comunità straniera
che sappia raccontare ciò che conosce da vicino. La parola d'ordine,
invece, nelle redazioni italiane è che la conoscenza delle comunità
straniere “non interessa” all'italiano medio, ma questo non è
vero. Se noi prepariamo un'informazione fatta bene, questa viene
consumata da chiunque.
Siamo
noi giornalisti che dobbiamo dare l'informazione e far sì che la
società possa sentirsi multiculturale; per questo con la nostra
televisione vogliamo essere l'immagine dell'Italia che vogliamo
raccontare. Nella nostra redazione ci sono persone di tante
nazionalità e di tutti gli orizzonti: italiani, stranieri neri,
stranieri bianchi.
Questo
è il motivo per cui avete chiamato il canale televisivo All
TV ?
Non
è una Tv per stranieri, ma una Tv che vuole far conoscere gli
stranieri agli italiani e che vuole far conoscere la Storia, la
cultura italiana agli stranieri. E' la Tv comune, la Tv di tutti.
Per
noi l'italiano è la lingua che unisce italiani e stranieri, è il
primo strumento di integrazione per gli stranieri che arrivano ed è
lo strumento per far comunicare le persone che appartengono alle
diverse comunità: ecco perchè tutto quello che facciamo è in
lingua italiana. Questo è ancora più importante per un giornalista,
per un intellettuale, perchè la lingua è per lui anche il mezzo di
lavoro.
Cos'è,
per lei, l'Italia?
L'Italia
è tutto per me. Un immigrato vero non può far del male all'Italia:
nessuno può amare l'Italia più di un rifugiato a cui l'Italia ha
salvato la vita.
L'amiamo
perchè è l'unico bene che abbiamo.
Sono
arrivato qui a 29 anni, il mio Paese mi ha rifiutato e io, come molti
altri giovani, voglio mettere tutta la mia energia a disposizione
dell'Italia: aiutarla a crescere, perchè vogliamo dimostrare di
avere tanto da dare.