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giovedì 24 gennaio 2013

Terremoto de L'Aquila: calamità e giustizia

946 pagine compongono le motivazioni della sentenza di primo grado con cui sono stati condannati a sei anni di carcere -  per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi - gli scienziati e i tecnici che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi, il 31 marzo 2009, pochi giorni prima del sisma nel capoluogo abruzzese.
La sentenza è dovuta al fatto che i tecnici e gli scienziati "si prestarono a un'operazione mediatica che 'disinnescò', in una parte della popolazione, la paura del terremoto e la indusse ad abbandonare le misure di precauzione individuale seguite per tradizione familiare in occasione di scosse significative". I partecipanti alla riunione della Commissione sono stati condannati per aver ceduto alle pressioni della Protezione Civile e del potere politico. 
Il Pm  Fabio Picuti, infatti, nella requisitoria finale ha inserito, come categoria giuridica, il concetto di "analisi del rischio", rischio prodotto da tre fattori: pericolosità, vulnerabilità e esposizione, sostenendo che, in questo caso, si fosse verificato un difetto di tale analisi. 
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha ribattuto, sostendendo che: " Si è focalizzata  l'attenzione sulla previsione a brevissimo termine, nonostante l'acclarata impossibilità di prevedere l'accadimento di una forte scossa sismica in temi di ora, luogo e intensità".
Ricordiamo, infine, le responsabilità legate ai materiali edilizi scadenti e il cinismo di chi ha visto, in quella tragedia, qualche possibilità di lucro. 
Intanto il terremoto del 6 aprile 2009 ha fatto 309 vittime e i loro parenti chiedono giustizia, così come ne hanno diritto tutti gli sfollati della città fantasma.

venerdì 18 gennaio 2013

Emergenza Haiti: tutto come o peggio di prima

Sono trascorsi tre anni da quel 2010 in cui un sisma ha devastato Haiti. Ma non se ne parla quasi più. Eppure l'organo di informazione haitiano Alterpresse fa sapere alla comunità internazionale che “ la realtà non è cambiata per migliaia di giovani,donne, uomini, madri, neonati, anziani”. Ricordiamo che il sisma, all'epoca, aveva causato tantissimi morti e anche un milione e mezzo di sfollati.
Anche il coordinatore degli affari umanitari dell'ONU, Nigel Fisher, ha sostenuto che: “ Non è cambiato davvero nulla nelle condizioni di vita della gente nei campi...Il problema degli alloggi, a cui si aggiungono un sistema sanitario devastato e un'agricoltura in crisi dopo alluvioni alternatesi a periodi di siccità a causa delle tempeste tropicali, Isaac e Sandy”.
L'isola caraibica è anche colpita da una grave epidemia di colera, peggiorata dopo le alluvioni dello scorso autunno che hanno causato lo straripamento delle fogne a cielo aperto, provocando una diffusione maggiore dei batteri.
Le istituzioni del luogo sono deboli, i donatori non hanno mantenuto le loro promesse e i governi della comunità internazionale non sono stati in grado di stabilire le giuste priorità per far fronte a questa situazione complessa e drammatica.
Una delle pochissime organizzazioni attive sul posto è quella di Medici Senza Frontiere (MSF) che continua a gestire un ospedale a Port-au-Prince e due centri di trattamento del colera a Delmas e a Carrefour; mentre gli altri centri presenti sul territorio sono stati chiusi a causa della mancanza di fondi. Le strutture di MSF offrono assistenza sanitaria gratuita, assistenza chirurgica, assistenza materno-infantile 24 ore su 24, ma il lavoro da svolgere è immenso e le forze di aiuto impiegate sono insufficienti.