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domenica 11 ottobre 2015

Roosh V e la legalizzazione dello stupro





Mentre tornavo a casa, ho capito quanto lei fosse ubriaca,

ma non posso dire che mi interessasse o che io abbia esitato….

l’unica cosa che mi interessa è fare sesso”

 

 
Roosh V (nome d’arte di Daryush Valizadeh) è uno scrittore che si autodefinisce “antifemminista” e che ha recentemente lanciato una proposta di legge per legalizzare lo stupro “se fatto in una proprietà privata”. Secondo questa brillante idea “le donne smetterebbero di seguire strani sconosciuti nelle loro case e gli uomini non sarebbero ingiustamente incarcerati”.



Ebbene i suoi libri (tra cui spiccano la “Bibbia” che insegna a rimorchiare le ragazze durante il giorno e un manuale che insegna come portarsi a letto le ragazze polacche… ma ci sono anche le varianti per le ukraine, le lituane e le estoni) vengono contestati negli USA ma sono in vendita su Amazon: la scorsa settimana è stata lanciata da Caroline Charles una petizione su change.org per chiedere a Jeff Bezos – CEO di Amazon – il ritiro immediato dei libri per garantire che nessuno tragga profitti dallo stupro.


Ecco il link per firmare:





domenica 5 luglio 2015

Petizione per il Ministro della Giustizia in Marocco: la libertà delle donne non va toccata

Seppur in una remota zona rurale del Marocco, che per sua natura è più tradizionale e conservatrice rispetto alla società urbana, malmenare e mandare a processo due donne perché "sorprese" a fare la spesa vestite in gonna invece che con il lungo Gellaba locale, non è un "attentato al pudore pubblico, ma in verità è un sessismo forse radicato nella misoginia e frustrazione maschili non debitamente riconosciute. Tuttavia, il Marocco, già in passato aveva raggiunto livelli di libertà per le donne, dove jeans e gonne, Gellaba e velo riuscivano a convivere arricchendo il panorama della diversità culturale e sociale.
Se al processo del 6 luglio le mie  due connazionali saranno veramente condannate, lo considero una caduta libera verso l'ingiustizia, il decadentismo, l'oscurantismo e la becera e medievale "caccia alle streghe". Attitudini storicamente lontane e indegne della mia amata Patria, dove il pluralismo e le diversità contraddistinguono da sempre la pacifica civiltà marocchina. Il  radicalismo islamico, che prende sempre più piede nei paesi arabi,  vuole distruggere le conquiste che hanno raggiunto le donne Marocchine, in quanto popoli meno liberi e meno istruiti sono maggiormente condizionabili e permettono il radicarsi di culture oscurantiste e violente.
Considero questo evento non solamente una questione concreta che riguarda due donne marocchine, bensì un attacco simbolico alla libertà e alle conquiste delle donne nel mondo e una minaccia al processo di democratizzazione dei paesi arabi. Da vittime, queste due giovani donne, sono diventate le carnefici della morale maschilista di stampo islamico.
Signor Ministro della giustizia; se al processo del 6 luglio le nostre due connazionali saranno veramente condannate, non lo saranno da sole, ma lo saremo tutti noi.
Signor Ministro;  Non cadiamo nel pericoloso tranello del compromesso per accontentare "il nuovo religioso d'importazione che avanza".
De-islamizziamo la questione. È un fatto di Diritti fondamentali e non di opinioni religiose.
Quando ho letto la notizia, ho pensato fosse una barzelletta, di cattivo gusto, ma una barzelletta.
I cittadini e le cittadine hanno diritto alla propria sicurezza, a prescindere dal loro abbigliamento.
Perché se decade la garanzia dei Diritti umani, decade il sistema paese.
Voilà.

venerdì 9 gennaio 2015

L'Italia, la famiglia e i diritti Lgbt



Il 17 gennaio 2015, patrocinato della prossima esposizione mondiale, si terrà a Milano, presso l'Auditorium Testori, un convegno dal titolo “Difendere la famiglia, per difendere la comunità”, con la benedizione di Regione Lombardia e in collaborazione con Alleanza Cattolica. Ora, è chiaro che vanno rispettate le opinioni di tutti, ma anche le scelte e le inclinazioni affettive e sessuali.

Ma c'è chi ancora pensa che l'omosessualità sia una malattia: l'associazione “Obiettivo Chaire”, ad esempio, si pone gentilmente a disposizione per “guarire” le persone affette da questo terribile morbo con una terapia “riparativa” (informazione, prevenzione e accompagnamento in un percorso di recupero). I professionisti dell'associazione sono, infatti, convinti che non essere eterosessuali derivi da una ferita dell'identità di genere, subìta in passato. Ma questa non è psicanalisi da quattro soldi...

Poi, a rimarcare tutto questo, abbiamo anche le parole di Angelino Alfano, non uno qualunque, ma un'autorità politica importante.

Difficile, quindi, che nel nostro Paese possa passare una legge sull'omofobia, la “Legge Concia”, che è stata, non a caso, votata solo da nove persone e che ha registrato tantissimi astenuti. Sarebbe stata una legge troppo intelligente: avrebbe introdotto un'aggravante relativa all'orientamento sessuale per i reati contro la persona.

Ma continuamo con il risultato del sondaggio svolto, a fine 2014, dall'Agenzia per i reati fondamentali dell'Ue (FRA), presentato in una conferenza a Bruxelles intitolata: “ Affrontatre la discrminazione sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere”: negli ultimi dodici mesi, sempre in Italia, il 54% delle persone gay, lesbiche e transessuali sono state molestate, il 94% dei giovani è stato vittima di commenti negativi a scuola e il 69% ha dichiarato di essere costretto a mascherare la propria vera identità, soprattutto per timore di perdere il lavoro.

Durante il suo intervento alla conferenza, Ivan Scalfarotto, ha dichiarato: “ In Italia sono un cittadino di serie B” e ha riconosciuto che, quando si trovava a lavorare nel Regno Unito, ha ricevuto un trattamento migliore in quanto cittadino appartenente alla comunità Lgbt. E siamo sicuri che c'è ancora qualcuno che starà pensando, dicendo, scrivendo...”Tornatene lì”...




E' partita la petizione internazionale in cui si chiede al governo italiano di approvare una legge che elimini le discriminazioni nei confronti delle unioni omosessuali. Per condividere e firmare la petizione: www.loveoutlove.it

martedì 17 giugno 2014

L'odissea di Jacopo e il diritto allo studio



Jacopo ha 15 anni: fisicamente dimostra più della sua età, ma soffre di una grave forma di autismo.

Terminata la scuola media, il ragazzo non riesce ad inserirsi in un istituto dove poter continuare gli studi: questo non a causa delle sue difficoltà, ma a causa dell'ottusità di alcuni rappresentanti della cosiddetta “società civile”.

Vediamo perchè. I professori della scuola primaria di secondo grado avevano consigliato a Jacopo di iscriversi ad un liceo artistico con indirizzo grafico, il “Valle” di Padova, che lo ha rifiutato adducendo come scusa il fatto di non essere un istituto attrezzato per accogliere ragazzi con la disabilità di Jacopo. I genitori decidono, allora, di tentare con il Centro di formazione professionale “Francesco d'Assisi”, un centro specializzato proprio per l'accompagnamento allo studio di ragazzi con problemi relazionali. L'iscrizione è stata accettata, ma la frequentazione delle lezioni è possibile solo per tre giorni su cinque perchè la scuola non è in grado di trovare un insegnante di sostegno che copra tutta la settimana. Jacopo si trova bene all'istituto “Francesco d'Assisi” perchè ha la possibilità di seguire laboratori manuali, per lui più semplici rispetto ad altre materie curricolari.

Durante lo scorso mese di marzo, un'assemblea istituzionale (a cui non ha partecipato la famiglia) decidie di trasferire Jacopo, per il prossimo anno scolastico, presso un istituto statale per geometri con conseguenti difficoltà sul piano dell'apprendimento e dell'inserimento.

La madre di Jacopo si è, quindi, rivolta all'associazione Autismo Padova Onlus, la cui Presidente, Caterina Di Michele, spiega: “ Jacopo soffre di una forma di autismo grave e le istituzioni non sono ancora riuscite a trovare una soluzione...La madre di Jacopo porta avanti da sola la sua famiglia e ha anche un altro figlio. Avere Jacopo a casa al giovedì e al venerdì significa o non andare a lavorare oppure pagare qualcuno perchè stia con lui” E così è stato.

Speriamo che per il prossimo anno Jacopo e la sua famiglia ricevano l'aiuto necessario per una vita dignitosa. A partire dal diritto allo studio nella scuola più adatta.

La mamma di Jacopo ha lanciato una petizione on-line su change.org (“Permettere a Jacopo, ragazzo autistico, di continuare a frequentare la propria scuola”): vi chiediamo di sottoscriverla e di farla girare.

mercoledì 14 maggio 2014

Una petizione in sostegno del popolo siriano



Ci è arrivata questa comunicazione da una collega che consideriamo utile e importante per cui la pubblichiamo volentieri. Il testo è stato tradotto in italiano per permettere a tutti noi di poterlo leggere e firmare la petizione.

Per maggiori informazioni e per essere sicuri di aver firmato, potete scrivere a: info@novelrights.com

Con preghiera di divulgazione. Grazie.  



lunedì 24 febbraio 2014

Per la cittadinanza a Mohamed Ba



Il 26 febbraio, in collaborazione con l’associazione Asnada e con il patrocinio della Fondazione Cariplo, verrà proiettato il film Va’ Pensiero del regista Dagmawi Yimer presso il Cinema Anteo di Milano (ore 21,00) per voltare pagina e rilanciare la petizione che chiede il conferimento della cittadinanza a Mohamed Ba. Firmala anche tu ora, aiutaci a raggiungere quota mille, manca pochissimo.
http://www.change.org/it/petizioni/al-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-cittadinanza-per-mohamed-ba-vittima-di-attentato-razzista.



L'Associazione per i Diritti Umani sostiene questa richiesta importantissima.

E, nell'occasione, certi di farvi cosa gradita,ripubblichiamo i due incontri che la nostra associazione ha realizzato proprio con Mohamed Ba nei mesi scorsi, ringraziandolo ancora tantissimo per questi momenti di riflessione così ricchi e interessanti.







Vi ricordiamo che il materiale video di tutti i nostri incontri è disponibile anche sul canale YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani.


giovedì 7 febbraio 2013

Amnesty: 10 punti ai candidati premier sui diritti da garantire



La campagna elettorale, in Italia, è in pieno svolgimento per le votazioni che si svolgeranno i prossimi 24 e 25 febbraio e Amnesty International ha pensato di sottoporre ai candidati premier dieci punti, dieci questioni di fondamentale importanza per la tutela e la garanzia dei diritti.
Il progetto si intitola "Ricordati che devi rispondere. L'Italia e i diritti umani" e Amnesty lo ha proposto perchè: "Il benessere di un Paese si misura anche dal rispetto dei diritti umani", come ricorda Christine Weisem Presidente di Amnesty International Italia, la quale ha aggiunto: " Oggi, alla luce dei fatti, in Italia questo rispetto non è assicurato. Essere donne, partecipare a una manifestazione, essere migranti, rom, gay, detenuti significa rischiare di subire violazioni dei diritti umani. In tempi di crisi finanziarie, con l'aumento delle tensioni sociali da una parte e l'accento della politica solo sulle questioni finanziarie dall'altra, questa situazione potrebbe aggravarsi ".
I 10 punti sono stati inviati ufficialmente ai leaders delle coalizioni politiche e la campagna proseguirà anche dopo l'inizio della legislatura.

Di seguito riportiamo il testo dell'appello. Se volete partecipare e firmarlo potete farlo, su: http://www.ricordatichedevirispondere.it/



martedì 22 gennaio 2013

Proibire le colture alimentari sui terreni avvelenati dalla camorra

La criminalità organizzata sta perpetrando un genocidio per aver sversato tonnellate di rifiuti tossici nelle campagne di molte province campane e non solo.

Migliaia sono le persone che si ammalano e muoiono per aver ingerito cibi contaminati dalle acque di falda di queste zone.


Firmando questa petizione chiederai al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell'Interno, delle Politiche Agricole, dell'Ambiente e della Salute di 

• individuare le aree insistenti sulle falde acquifere compromesse
• delimitare le aree siti di discariche legali e di sversamenti abusivi garantendo che all'interno della distanza di sicurezza sia impedita la coltivazione agricola
• destinare i terreni insistenti sulle falde acquifere compromesse e limitrofi a siti di discariche legali e di sversamenti abusivi, alle sole colture non alimentari come canapa, sugherete, faggete per la produzione di carta e qualsiasi altra coltivazione compatibile con il clima del territorio
• rendere disponibili fondi europei per incentivare, in collaborazione con le organizzazioni agricole, i proprietari dei terreni alla coltivazione di prodotti non alimentari, e operando per costituire l'indispensabile filiera produttiva.

L'introduzione di questo limite servirà a salvare in futuro molte vite umane, che inconsapevolmente acquistano e consumano prodotti ortofrutticoli provenienti da coltivazioni attigue a discariche, legali o abusive, irrigate con l'acqua di falde irreversibilmente contaminate.

La norma potrà inoltre agire da deterrente nei confronti di chi, dietro offerta di denaro, accetterà di ospitare sui propri terreni nuove discariche abusive. 

Per firmare la petizione, potete andare sul sito www.change.org