"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
A
distanza di una settimana dalla ricorrenza del 25 aprile in cui si è
manifestato per ogni forma di libertà e a pochi giorni di Expo 2015
a Milano, torna in evidenza, nell'agenda politica, la questione della
costruzione di nuovi luoghi di culto, soprattutto in Lombardia e nel
capoluogo che accoglierà turisti provenienti da tutto il mondo e di
ogni confessione religiosa.
A
febbraio (come si legge nella nota in calce) il governo italiano ha
impugnato la legge redatta da Roberto Maroni e dal Cosiglio regionale
lombardo, legge definita “anti-moschee” in quanto andava ad
intervenire con una serie di regole urbanistiche che, secondo Maroni,
avrebbero contrastato l'abuso edilizio, mentre secondo gli
oppositori, avrebbero violato il diritto di libertà religiosa.
Ovviamente
il centrodestra ha fatto sentire la propria voce. “Renzi ormai
impugna ogni legge di Regione Lombardia, che si tratti di moschee,
sanità o di nutrie. E' solo ritorsione, ma non ci intimidisce”;
gli ha fatto eco Matteo Salvini che ha su Facebook ha scritto: “Il
governo ha impugnato la legge regionale lombarda che regolamenta i
nuovi luoghi di culto, in particolare le moschee. Renzi e Alfano,
ecco i nuovi imam”.
Al
contrario per il segretario del PD lombardo, Alessandro Alfieri,
“l'impugnativa era più che prevedibile perchè legiferare in modo
ideologico e populista non può che portare a questi risultati” e
Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune
di Milano ha commentato con un “bravo Renzi” la decisione del
governo.
Si
prevede ancora battaglia, ma speriamo che le delibere vadano nella
direzione della ragionevolezza e del rispetto di tutte le
confessioni.
La nota del Governo: Legge
Regione Lombardia n. 2 del 03/02/2015 “Modifiche
alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del
territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per
servizi religiosi” in
quanto alcune disposizioni, al fine di regolamentare la realizzazione
di luoghi di culto e di attrezzature religiose nel territorio
regionale, impongono agli enti rappresentanti di organizzazioni
religiose una serie di stringenti obblighi e requisiti che
incidono sull’esercizio in concreto del diritto fondamentale e
inviolabile della libertà religiosa, in violazione degli artt. 3, 8
e 19 della Costituzione, nonché dell’art. 117, lett. c),
Cost., per
invasione nella competenza esclusiva dello Stato in materia di
rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose.
Tali disposizioni regionali violano inoltre l’art. 117, primo e
secondo comma, lett. a), Cost., per contrasto con i principi
contenuti in trattati europei ed internazionali in materia di
libertà di religione e di culto, nonché, prevedendo il
coinvolgimento di organi statali preposti alla sicurezza pubblica,
l’art. 117, comma 2, lett. h) Cost., che riserva alla
competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordine pubblico e
della sicurezza e l’art. 118, comma 3, Cost., che affida alla sola
legge statale il potere di disciplinare forme di coordinamento fra
Stato e Regioni nella materia della sicurezza pubblica.
L'Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo. (Le foto sono di Monica Macchi)
Nel
giorno della visita a Lampedusa del Premier Letta e del Presidente
della Commisione europea, Barroso, è stato approvato in Commissione
giustizia del Senato l'emendamento per l'eliminazione del reato di
clandestinità introdotto con il pacchetto sicurezza del Ministro
Maroni, nel 2009. L'emendamento, proposto dai senatori Andrea
Buccarella e Maurizio Cioffi del Movimento Cinque stelle, è stato
approvato dall'esecutivo e dovrà essere discusso al Senato: ora la
persona migrante, se irregolare, compirà un illecito amministrativo
che prevede l'espatrio, ma non l'arresto.
L'abrogazione
del reato di immigrazione clandestina è stata approvata con i voti
del M5S, del Pd e di Sel. Durissima, invece, la reazione della Lega
Nord. Matteo Salvini ha così commentato la decisione presa in
Commissione: “ Se ci sono regimi sanguinari in Africa, si vada lì
e si attacchi, altro che primavera araba. Se in Somalia e in Eritrea
ci sono problemi, andiamo lì e risolviamo. La Bossi-Fini non è
applicata, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia hanno da anni
il reato di immigrazione clandestina, mentre qui in Italia facciamo
favori alla malavita”.
Buccarella
e Cioffi hanno, invece, spiegato che: “ La legge Bossi-Fini con
l'introduzione di questo reato ha aumentato la clandestinità,
distolto le forze dell'ordine dalla sicurezza del territorio,
aumentato i costi per la giustizia con cifre spropositate”,
ricordando come anche il Sindacato automo della Polizia (Sap) aveva
sollecitato, già cinque anni fa, il Parlamento a dire basta con
questa legge che aveva aggravato il sovraffollamento carcerario.
Il
sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, infine ha
dichiarato: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo
compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e
questo non solo per ragioni di ordine pubblico ma anche per motivi
umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema
indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità
dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi
sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che
possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”.
Un primo
passo nella direzione dello smantellamento della Bossi-Fini che
arriva in seguito alla polemica suscitata dall'iscrizione, nel
registro degli indagati, dei sopravvissuti alla strage dell'isola dei
Conigli. Un passo avanti importante che è stato fatto dopo la morte
in acqua di centinaia di persone: ragazzi, donne, bambini.
Il
ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il
30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione
contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio
2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul
sito del governo).
Il
piano, come ha spiegato il ministro, "richiede
nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di
pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche
nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In
occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto
ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di
intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono
ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista.
Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole
l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una
questione politica, ma generale, la Leganon fa mai questioni
personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e
quella dello '
ius soli' non e' una
proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la
contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".
Piano
nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza
Perché
un Piano
Il
Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una
risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società
civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla
quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il
contesto europeo.
Si
tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la
necessaria collaborazione e
condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e
territoriali,
a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che
possa essere di
supporto
alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e
contrasto del
razzismo,
della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di
valorizzare una
società
multietnica e multiculturale, aperta e democratica.
Il
contesto del Piano
Come
previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge
40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed
unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto
al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo,
è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le
discriminazioni basate
sulla
razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o
etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente
il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del
diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere
su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza
di forme di razzismo a carattere culturale.
La
struttura del Piano: gli Assi
Sulla
base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il
Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle
pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR
secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per
l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non
solo dei dati statistici sui
casi
di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite
il numero verde
800.90.10.10
e il sito web www.unar.it,
ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati
dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle
discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto,
infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella
rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose
raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a
sistema.
Al
Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti
Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure
ed azioni positive da mettere subito in
campo:
Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun
asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e
misure positive
concretamente
attuabili a legislazione vigente.
L’elemento
innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità,
vale a dire
nell’ampliamento
del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo
i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini
italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze
generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che
hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un
approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata
sul colore della
pelle.
Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della
pelle sia uno
specifico
elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo
del lavoro.
Nell’analisi
statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema
della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si
terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come
dimensione evolutiva,
anche
dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli
ultimi 3/5 anni.
Il
Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle
minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.
Quale
Governance del Piano
La
definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di
governance
multilivello,
che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle
politiche in materia di prevenzione e contrasto della
discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di
un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica
delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle
parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra
gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro
delle
associazioni
di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e
condivisione
del
Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.
I
dati del Contact center – UNAR
Dall’analisi
dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del
2012 sono
stati
segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le
diverse forme di
Rispetto
al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire
solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita
nel nostro Paese, ma anche che,
grazie
alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta
sviluppando una
maggiore
attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni,
che ne
favorisce
la emersione.
Nel
2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di
discriminazione per motivi
etnico/razziali,
pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati
nell’anno.
Il
40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che
hanno subito la
discriminazione
e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel
complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore
propensione
all’emersione
dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era
il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).