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lunedì 4 maggio 2015

Il “tira e molla” per i luoghi di culto




A distanza di una settimana dalla ricorrenza del 25 aprile in cui si è manifestato per ogni forma di libertà e a pochi giorni di Expo 2015 a Milano, torna in evidenza, nell'agenda politica, la questione della costruzione di nuovi luoghi di culto, soprattutto in Lombardia e nel capoluogo che accoglierà turisti provenienti da tutto il mondo e di ogni confessione religiosa.

A febbraio (come si legge nella nota in calce) il governo italiano ha impugnato la legge redatta da Roberto Maroni e dal Cosiglio regionale lombardo, legge definita “anti-moschee” in quanto andava ad intervenire con una serie di regole urbanistiche che, secondo Maroni, avrebbero contrastato l'abuso edilizio, mentre secondo gli oppositori, avrebbero violato il diritto di libertà religiosa.

Ovviamente il centrodestra ha fatto sentire la propria voce. “Renzi ormai impugna ogni legge di Regione Lombardia, che si tratti di moschee, sanità o di nutrie. E' solo ritorsione, ma non ci intimidisce”; gli ha fatto eco Matteo Salvini che ha su Facebook ha scritto: “Il governo ha impugnato la legge regionale lombarda che regolamenta i nuovi luoghi di culto, in particolare le moschee. Renzi e Alfano, ecco i nuovi imam”.

Al contrario per il segretario del PD lombardo, Alessandro Alfieri, “l'impugnativa era più che prevedibile perchè legiferare in modo ideologico e populista non può che portare a questi risultati” e Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano ha commentato con un “bravo Renzi” la decisione del governo.

Si prevede ancora battaglia, ma speriamo che le delibere vadano nella direzione della ragionevolezza e del rispetto di tutte le confessioni.




La nota del Governo:
Legge Regione Lombardia n. 2 del 03/02/2015  “
Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi” in quanto alcune disposizioni, al fine di regolamentare la realizzazione di  luoghi di culto e di attrezzature religiose nel territorio regionale, impongono agli enti rappresentanti di organizzazioni religiose una serie di  stringenti obblighi e requisiti che incidono sull’esercizio in concreto del diritto fondamentale e inviolabile della libertà religiosa, in violazione degli artt. 3, 8 e 19 della Costituzione, nonché dell’art. 117,  lett. c),  Cost.,  per invasione  nella competenza esclusiva dello Stato in materia di rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose. Tali disposizioni regionali violano inoltre l’art. 117, primo e secondo comma, lett. a), Cost., per contrasto con i principi  contenuti in trattati europei ed internazionali in materia di libertà di religione e di culto, nonché, prevedendo il coinvolgimento di organi statali preposti alla sicurezza pubblica, l’art. 117, comma 2, lett. h)  Cost., che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordine pubblico e della sicurezza e l’art. 118, comma 3, Cost., che affida alla sola legge statale il potere di disciplinare forme di coordinamento fra Stato e Regioni nella materia della sicurezza pubblica.

domenica 19 ottobre 2014

La Lega, gli immigrati e la contromanifestazione

L'Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo.
(Le foto sono di Monica Macchi)












venerdì 11 ottobre 2013

L'emendamento per l'eliminazione del reato di clandestinità





Nel giorno della visita a Lampedusa del Premier Letta e del Presidente della Commisione europea, Barroso, è stato approvato in Commissione giustizia del Senato l'emendamento per l'eliminazione del reato di clandestinità introdotto con il pacchetto sicurezza del Ministro Maroni, nel 2009. L'emendamento, proposto dai senatori Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi del Movimento Cinque stelle, è stato approvato dall'esecutivo e dovrà essere discusso al Senato: ora la persona migrante, se irregolare, compirà un illecito amministrativo che prevede l'espatrio, ma non l'arresto.
L'abrogazione del reato di immigrazione clandestina è stata approvata con i voti del M5S, del Pd e di Sel. Durissima, invece, la reazione della Lega Nord. Matteo Salvini ha così commentato la decisione presa in Commissione: “ Se ci sono regimi sanguinari in Africa, si vada lì e si attacchi, altro che primavera araba. Se in Somalia e in Eritrea ci sono problemi, andiamo lì e risolviamo. La Bossi-Fini non è applicata, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia hanno da anni il reato di immigrazione clandestina, mentre qui in Italia facciamo favori alla malavita”.
Buccarella e Cioffi hanno, invece, spiegato che: “ La legge Bossi-Fini con l'introduzione di questo reato ha aumentato la clandestinità, distolto le forze dell'ordine dalla sicurezza del territorio, aumentato i costi per la giustizia con cifre spropositate”, ricordando come anche il Sindacato automo della Polizia (Sap) aveva sollecitato, già cinque anni fa, il Parlamento a dire basta con questa legge che aveva aggravato il sovraffollamento carcerario.
Il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, infine ha dichiarato: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e questo non solo per ragioni di ordine pubblico ma anche per motivi umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”.
Un primo passo nella direzione dello smantellamento della Bossi-Fini che arriva in seguito alla polemica suscitata dall'iscrizione, nel registro degli indagati, dei sopravvissuti alla strage dell'isola dei Conigli. Un passo avanti importante che è stato fatto dopo la morte in acqua di centinaia di persone: ragazzi, donne, bambini.

venerdì 2 agosto 2013

PER UN PIANO NAZIONALE D’AZIONE CONTRO IL RAZZISMO, LA XENOFOBIA E L’INTOLLERANZA


Il ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il 30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio 2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul sito del governo).
Il piano, come ha spiegato il ministro, "richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista. Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una questione politica, ma generale, la Lega non fa mai questioni personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e quella dello ' ius soli' non e' una proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".



Piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza

Perché un Piano

Il Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il contesto europeo.
Si tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e
condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e
territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di
supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di valorizzare una
società multietnica e multiculturale, aperta e democratica.

Il contesto del Piano

Come previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge 40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo, è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le discriminazioni basate
sulla razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza di forme di razzismo a carattere culturale.

La struttura del Piano: gli Assi

Sulla base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non solo dei dati statistici sui
casi di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite il numero verde
800.90.10.10 e il sito web www.unar.it, ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto, infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a sistema.
Al Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure ed azioni positive da mettere subito in
campo: Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e misure positive
concretamente attuabili a legislazione vigente.
L’elemento innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità, vale a dire
nell’ampliamento del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata sul colore della
pelle. Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della pelle sia uno
specifico elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo del lavoro.
Nell’analisi statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come dimensione evolutiva,
anche dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli ultimi 3/5 anni.
Il Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.

Quale Governance del Piano

La definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di governance
multilivello, che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle politiche in materia di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro delle
associazioni di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e condivisione
del Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.

I dati del Contact center – UNAR

Dall’analisi dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del 2012 sono
stati segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le diverse forme di
discriminazione (disabilità, età, etnia/razza, genere, orientamento sessuale, religione).
Rispetto al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita nel nostro Paese, ma anche che,
grazie alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta sviluppando una
maggiore attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni, che ne
favorisce la emersione.
Nel 2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di discriminazione per motivi
etnico/razziali, pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati nell’anno.
Il 40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che hanno subito la
discriminazione e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore propensione
all’emersione dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).