"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
Approvato
dalla Camera il testo della nuova legge che riforma il diritto di
cittadinanza, introducendo nel nostro ordinamento lo "ius soli",
ovvero la cittadinanza per chi nasce nel nostro paese da genitori non
italiani.
Peccato
che l'acquisizione della cittadinanza avvenga solo qualora almeno uno
dei genitori disponga del "Permesso di soggiorno UE per
soggiornanti di lungo periodo", precedentemente detto "Carta
di soggiorno"; un vincolo pesantissimo, che subordina un diritto
fondamentale, la cittadinanza, non solo alla lunga permanenza di uno
dei genitori nel nostro paese, ma alla sua disponibilità di un
lavoro, di un'abitazione con requisiti che a nessun cittadino
italiano vengono richiesti e di un reddito minimo fissato con un
semplice provvedimento amministrativo.
Il
diritto di cittadinanza, insomma, è sottoposto alla condizione
amministrativa dei genitori: un luminoso esempio di rispetto dei
concetti giuridici di "responsabilità individuale" e
"proporzionalità".
Interessante
anche l'introduzione della cittadinanza per "ius culturae",
ovvero per quei minori che pur non avendo i requisiti per
l'applicazione dello ius soli abbiano frequentato almeno 5 anni negli
istituti scolastici o di formazione professionali italiani;
incomprensibile tuttavia risulta la richiesta di aver conseguito la
promozione al termine della scuola primaria: chi viene bocciato a
scuola, insomma, è rimandato in cittadinanza.
Timidi
passi in avanti rispetto al nulla di prima, indubbiamente, ma un
testo che deve assolutamente essere modificato in seconda votazione
al Senato eliminando le discriminazioni.
Come
Naga, continueremo a sostenere non solo che cittadino è chiunque
abita e contribuisce alla vita civile del paese, ma anche che i
diritti fondamentali, quali la salute e la libertà di movimento, non
possono essere subordinati alla condizione amministrativa ma neppure
alla cittadinanza stessa: gli esseri umani nascono liberi e uguali.
Depositato,
lo scorso 29 luglio, alla Camera il testo unificato che raccoglie le
24 proposte di legge sulla modifica della legge 91/92. Si introduce
per tutti (e non solo per gli apolidi) il principio dello ius soli
temperato, ma per i minori che arrivano entro i 12 anni è previsto
anche un ciclo di studi di cinque anni.
Ius soli temperato per chi
nasce in Italia, ius culturae per chi arriva nel nostro paese entro
i 12 anni di età. Per diventare cittadini italiani non conterà più
solo la discendenza, e cioè lo ius sanguinis (diritto del sangue)
ma anche la nascita nel nostro paese (ius soli, diritto del suolo) e
l’acquisizione della cultura italiana.
Sono queste le novità principali previste dal testo unificato sulla
riforma della legge 91/92, depositato
oggi alla Camera. Un
testo che mette insieme le oltre 20 proposte di legge presentate in
questi anni da esponenti di tutti gli schieramenti politici. E che
per la prima volta introduce nel nostro paese lo ius soli temperato
per tutti (finora la legge lo prevedeva solo nei casi di apolidia,
cioè quando non si può determinare la nazione di appartenenza),
avvicinando la nostra legislazione, considerata tra le più
restrittive in Europa, a quella degli altri paesi come Francia e
Germania. Al testo unificato si è arrivato dopo mesi di
discussioni, il compito di tradurre le 24 proposte depositate a
Montecitorio in una sintesi organica che le tenesse tutte insieme è
stato affidato a Marilena Fabbri del Pd (insieme ad Annagrazia
Calabria di Forza Italia, che alla fine però ha lasciato l'incarico
per divergenze nella stesura del testo). Il primo articolo del testo di
riforma contiene la novità più importante e di fatto ricalca
quella che da sempre è la proposta del Partito democratico, ma
include anche la proposta di iniziativa popolare voluta dalla
campagna l’Italia sono anch’io (che prevedeva però un anno di
soggiorno legale dei genitori), del Movimento 5 stelle (residenza di
almeno tre anni) e di Sel (residenza legale di almeno un anno).
Nello specifico, si riconosce la cittadinanza italiana a chi è
“nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di
cui almeno uno sia residente legalmente in Italia, senza
interruzioni, da almeno cinque anni, antecedenti alla nascita”. Si
prevede inoltre l’acquisizione anche per chi è nato nel
territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui “almeno
uno sia nato in Italia e ivi risieda legalmente, senza interruzioni,
da almeno un anno, antecedente alla nascita del figlio”.La norma
si basa, quindi, sul progetto di vita stabile dei genitori stranieri
in Italia. La cittadinanza in questi casi non è però automatica ma
si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà espressa da
un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale
all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore,
da annotare a margine dell'atto di nascita. Entro due anni dal
raggiungimento della maggiore età, l’interessato può rinunciare
alla cittadinanza italiana se in possesso di altra cittadinanza. In
mancanza di una dichiarazione di volontà da parte di un genitore
esercente la responsabilità genitoriale, il figlio acquista la
cittadinanza, se lo chiede, entro 2 anni dalla maggiore età.
Ius culturae: cittadinanza
a chi arriva entro i 12 anni e abbia frequentato almeno 5 anni di
scuole in Italia. La
seconda novità è contenuta nell’articolo 4 comma 2, che
introduce il cosiddetto ius culturae per i figli di genitori
stranieri che siano entrati in Italia entro il compimento del
dodicesimo anno di età. In questo caso per l’acquisizione della
cittadinanza si prevede la frequenza regolare “per almeno cinque
anni di istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di
istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale
idonei al conseguimento di una qualifica professionale”. Anche in
questo caso la cittadinanza si acquista a seguito di una
dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore o da
chi esercita la responsabilità genitoriale. L’ipotesi di legare
la richiesta di cittadinanza al percorso scolastico è da sempre
sostenuta dal centrodestra, ma anche da Scelta civica. L’articolo
nel testo fa infatti riferimento alle proposte depositate da Mario
Marazziti di Per l’Italia, da Renata Polverini (Forza Italia) e da
Dorina Bianchi (Area popolare Udc-Ncd). Nel testo si prevede anche
l’acquisizione “per lo straniero che abbia fatto ingresso nel
territorio della Repubblica prima del compimento della maggiore età,
ivi legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato, nel
medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del
titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al
sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e
formazione professionale con il conseguimento di una qualifica
professionale”. Per chi arriva tra i 12 e i 18 anni, quindi, oltre
a un ciclo scolastico è richiesta la residenza di almeno 6 anni. Secondo il testo unificato,la
modifica della legge riguarderà solo i minori, mentre non cambiano
i tempi per la naturalizzazione(cioè per gli
stranieri che arrivano in Italia da adulti e che secondo la legge
attuale devono attendere dieci anni prima di poter richiedere la
cittadinanza italiana). Quest'ultimo aspetto è stato molto
dibattuto, in particolare si proponeva un abbassamento dei tempi di
permanenza legale da dieci a otto anni. Ma alla fine si è scelto di
concentrarsi solo sulle modifiche relative ai minorenni. Aspetto su
cui l'accordo tra centro destra e centro sinistra è sempre stato
maggiore. La discussione del testo sarà avviata a settembre.
L'Associazione
per i Diritti Umani ha partecipato,Venerdì 19 ottobre, al convegno
nazionale - organizzato da All -TV .tv - primo canale televisivo
italiano che promuove la “cittadinanza comune” - dal titolo:
“Media e Immigrazione, dalla Carta di Roma all'etica
professionale: linguaggi per costruire la cittadinanza comune”.
Il
convegno è stato articolato in quattro segmenti: “L'integrazione
crea lavoro: All-tv, oltre la web tv”; “All-tv costruire la
cittadinanza comune: progetto,obiettivi”; “Per un'informazione
senza discriminazione” e la tavola rotonda “Ruolo dei media per
costruire la cittadinanza comune e l'integrazione” a cui hanno
partecipato il Ministro per l'Integrazione, Cècile Kyenge, Kyle
Scott, Console generale USA, Khawatmi Radwan, Presidente “Movimento
Nuovi Italiani”, Claudio Martelli, ex Ministro della Giustizia e
Presidente Opera Onlus, Peter Gomez, Direttore del
ilfattoquotidiano.it, Giancarlo Mazzucca, Direttore de Il Giorno,
Francesco Piccinini, Direttore responsabile Fanpage.it e Stefania
Ragusa, Direttore responsabile Corriere Immigrazione.
Pubblichiamo
alcune dichiarazioni del Ministro Cècile Kyenge
Riportiamo,
inoltre, le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, in
una lettera ufficiale di saluto, indirizzata a All Tv:
“...La
Carta di Roma è nata da una
profonda riflessione sull'uso delle parole e delle immagini e sulla
centralità del lavoro di formazione, fatto a partire dalle
esperienze quotidiane dei giornalisti. La cronaca ci dice ogni giorno
quanto sia importante che la questione epocale delle migrazioni venga
affrontata con la necessaria consapevolezza deontologica.insieme alla
nuova regolamentazione legislativa, che è compito del Parlamento,
l'opera dei media è altrettanto fondamentale per far crescere il
rispetto dei diritti in un Paese più giusto e più inclusivo”.
Il
ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il
30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione
contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio
2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul
sito del governo).
Il
piano, come ha spiegato il ministro, "richiede
nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di
pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche
nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In
occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto
ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di
intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono
ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista.
Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole
l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una
questione politica, ma generale, la Leganon fa mai questioni
personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e
quella dello '
ius soli' non e' una
proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la
contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".
Piano
nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza
Perché
un Piano
Il
Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una
risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società
civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla
quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il
contesto europeo.
Si
tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la
necessaria collaborazione e
condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e
territoriali,
a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che
possa essere di
supporto
alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e
contrasto del
razzismo,
della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di
valorizzare una
società
multietnica e multiculturale, aperta e democratica.
Il
contesto del Piano
Come
previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge
40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed
unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto
al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo,
è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le
discriminazioni basate
sulla
razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o
etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente
il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del
diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere
su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza
di forme di razzismo a carattere culturale.
La
struttura del Piano: gli Assi
Sulla
base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il
Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle
pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR
secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per
l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non
solo dei dati statistici sui
casi
di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite
il numero verde
800.90.10.10
e il sito web www.unar.it,
ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati
dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle
discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto,
infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella
rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose
raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a
sistema.
Al
Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti
Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure
ed azioni positive da mettere subito in
campo:
Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun
asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e
misure positive
concretamente
attuabili a legislazione vigente.
L’elemento
innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità,
vale a dire
nell’ampliamento
del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo
i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini
italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze
generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che
hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un
approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata
sul colore della
pelle.
Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della
pelle sia uno
specifico
elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo
del lavoro.
Nell’analisi
statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema
della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si
terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come
dimensione evolutiva,
anche
dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli
ultimi 3/5 anni.
Il
Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle
minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.
Quale
Governance del Piano
La
definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di
governance
multilivello,
che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle
politiche in materia di prevenzione e contrasto della
discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di
un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica
delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle
parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra
gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro
delle
associazioni
di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e
condivisione
del
Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.
I
dati del Contact center – UNAR
Dall’analisi
dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del
2012 sono
stati
segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le
diverse forme di
Rispetto
al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire
solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita
nel nostro Paese, ma anche che,
grazie
alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta
sviluppando una
maggiore
attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni,
che ne
favorisce
la emersione.
Nel
2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di
discriminazione per motivi
etnico/razziali,
pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati
nell’anno.
Il
40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che
hanno subito la
discriminazione
e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel
complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore
propensione
all’emersione
dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era
il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).
In
occasione di un incontro con gli studenti dei licei di Padova, il
Ministro per l'integrazione, Cècile Kyenge, ha parlato dello Ius
soli. “E' il Paese che deve dare delle risposte alla nuova
fotografia. L'Italia è oggi un Paese meticcio dove convivono persone
che vengono da tanti paesi. La forma di ius soli che si troverà darà
una risposta a questa nuova fotografia dell'Italia”, ha affermato
il Ministro e, a proposito delle scritte ingiuriose nei suoi
confronti, ha dichiarato: “ ...Credo si debba cambiare l'ottica di
come vengono percepite queste offese, questi insulti. Non sono
indirizzati soltanto alla sottoscritta, ma a ogni persona. I giovani
ce lo stanno dimostrando, mostrandoci la faccia dell'Italia
migliore”.
Intanto
il politologo e professore universitario, Giovanni Sartori, sul
Corriere della Sera scrive un editoriale - che, però, viene
pubblicato sulla destra della pagina - dal titolo: “Ius soli,
integrazione e una catena di equivoci” in cui si legge, in
riferimento a Cècile Kyenge e al suo ministero: “ Nata in Congo,
si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in
oculistica. Cosa ne sa di integrazione, ius soli e correlativamente
di ius sanguinis?”. Il professore ha, poi, continuato, dicendo: “
La brava ministra ha scoperto che il nostro Paese è meticcio. Se lo
Stato italiano le dà i soldi, compri pure un dizionarietto e
scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze
(etnie) diverse. Per esempio, il Brasile è un Paese molto meticcio,
ma l'Italia proprio no”.
La
“ministra”, come viene spesso chiamata Cècile Kyenge, risponderà
a breve a queste affermazioni.
L'
associazione nazionale universitaria degli antropolgi culturali
(Anuac) ha, invece, espresso solidarietà e sostegno al progetto di
integrazione dei cittadini migranti e della loro prole, sostenenedo
che, dai processi migratori e dallo scambio planetario delle merci,
scaturiscono forme nuove di moltiplicazione della diversità che
arricchisce tutti, dal punto di vista culturale. Ma gli antropologi
ricordano che possono scaturire anche pratiche di esclusione e di
discriminazione. E' necessario, quindi - oltre a una modifica delle
norme vigenti per l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte
dei figli dei migranti - accompagnare il cambiamento con una lotta
continua al pregiudizio, al razzismo e alla disuguaglianza sociale.
Il
gruppo parlamentare dell'Efd (Europa della libertà e della
democrazia) o anche degli “euroscettici” ha ufficializzato
l'espulsione di Mario Borghezio a seguito della proposta fatta dal
co-presidente Nigle Farage. Farage, anche leader degli
indipendentisti inglesi, ha affermato in una nota: “ L'on.
Borghezio è stato ufficalmente esplulso per le ripugnanti
dichiarazioni da lui rilasciate. I commenti di stampo razzista sono
inaccettabili”.
Alle
dichiarazioni farneticanti del parlamentare leghista siamo,
purtroppo, abituati, ma le ultime, rilasciate in un'intervista
pubblicata sul settimanale Panorama, sono arrivate fino in Gran
Bretagna e hanno suscitato lo sdegno degli euroscettici e del
Parlamento europeo.
Mario
Borghezio era gia stato sospeso dal gruppo dell'Efd il 22 maggio
scorso per le sue frasi ingiuriose nei confronti del Ministro per
l'integrazione, Cecile Kyenge e, a proposito di quelle parole, ha
continuato a dire, nell'intervista: “ Non ho mai chiesto scusa. Ho
detto che se lei si è ritenuta offesa mi dispiace. Ma la parola
scusa non l'ho pronunciata e non la pronuncio nemmeno se mi
sparano...Non mi pento assolutamente delle cose che ho detto a questa
signora”.
E quali
sono state queste cose? “ Questo è un governo del bonga bonga,
vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la
Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo.
Lei è italiana? Il Paese è quello che è, le leggi sono fatte alla
cazzo...E poi gli africani sono africani, appartengono a un'etnia
molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta
consultare l'enciclopedia di Topolino. Diciamo che io ho un
pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli
abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico
italiano”: ecco, queste le frasi – dal tono, come sempre,
“pacato” e dal contenuto “intellettualmente alto” - con cui
Borghezio ha espresso la propria opinione sui temi dell'immigrazione
e della cittadinanza. Ma può bastare ? No, perchè ha aggiunto che
“il meticciato è un obbrobrio perchè inquina le differenze tra le
etnie”.
Matteo
Salvini, eurodeputato e segretario della Lega Lombarda, ha ammesso
che le dichiarazioni del collega fossero quantomeno “fuori luogo”.
Duecento
bambini nati a Milano, ma con genitori stranieri, hanno ricevuto la
cittadinanza, simbolica.
La
cerimonia, voluta e organizzata dall'amministrazione comunale,si è
tenuta presso la Sala Viscontea del Castello sforzesco dalla quale,
il Ministro per l'Integrazione, Cècile Kyenge e madrina per
l'occasione, ha lanciato un appello: “ Non abbiate paura del
meticciato: la nostra ricchezza parte dalle tante culture che ci
troviamo di fronte”. E ha proseguito, dicendo: “Il meticciato è
una realtà: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strade. E la
fotografia del Paese ce lo dice ed è una risorsa e non dobbiamo
averne paura”. “Qualunque tipo di violenza è da condannare, in
qualunque veste si manifesti. La violenza è violenza. La violenza
non ha colore, etnia, appartenenza. Siamo tutti uguali davanti alla
legge”, queste le parole del Ministro sul tema del razzismo.
Secondo
Cécile Kyenge iniziative come quella organizzata dal Comune
meneghino “sono una buona pratica che bisogna sostenere con forza
nel Paese per far capire che siamo tutti cittadini”. Intanto, però,
soprattutto dopo il fatto di cronaca accaduto in zona Niguarda, la
Lega Nord raccoglie firme contro lo ius
soli, una
raccolta in atto a Milano e in altre città italiane accompagnata da
volantini, distribuiti nei gazebo, che riportano una fotografia del
Ministro dell'Integrazione con la scritta: “Se questo è un
ministro...la clandestinità è un reato”. Il segretario della Lega
Lombarda ha spiegato: “ Non ci accusino di razzismo, vogliamo solo
passeggiare a casa nostra tranquillamente” e ha aggiunto: “ E non
si cancelli la Bossi-Fini, anci va resa più severa. Non si può
morire per strada a colpi di piccone. Regalare la cittadinanza
significherebbe portare migliaia e migliaia di stranieri in Italia,
dove già ci sono 3 milioni di disoccupati italiani”.
Il
dibattito è ancora aperto e il dialogo fra le forze politiche non
facile, ma la giornata che ha visto dare la cittadinanza, per ora,
simbolica a tanti bambini (una rappresentanza dei 34.000 residenti a
Milano) è stata importante per segnare un punto a favore della
volontà di garantire i diritti a tutti, senza distinzioni
geografiche o di altra natura.
“Torna
in Congo”, queste le parole scritte su uno striscione, davanti alla
sede del Pd, con cui Forza Nuova ha attaccato il Ministro
dell'integrazione, inviando poi un comunicato sempre contro “il
ministro della (dis)integrazione che si è vantata di essere entrata
clandestinamente in Italia, elogiando la poligamia”.
Cecile
Kyenge ha affermato che sarà la società civile a rispondere a
queste provcazioni e, intanto, ha rilanciato l'ipotesi di uno ius
soli temperato. Ci sono
diversi tipi di cittadinanza, ha precisato: lo ius
soli puro esiste solo negli
Stati Uniti. Secondo il diritto alla cittadinaza temperato, chi nasce
in italia è italiano, ma a certe condizioni - come, ad esempio, la
residenza regolare dei genitori per un certo numero di anni - perchè
ha continuato Cecile Kyenge: “Bisogna cominciare a dare degli
strumenti a giovani che un giorno saranno i dirigenti di questo
Paese”.
A
proposito delle esternazioni razziste da parte di alcuni estremisti
di destra, Cecile Kyenge ha avuto la solidarietà di Josefa Idem,
Ministro delle Pari Opportunità e dello Sport che ha annunciato di
voler contrastare la violenza nei confronti delle donne attraverso
l'istituzione di una task force dei ministri e di un osservatorio sul
fenomeno: “La cosa straordinaria è che già arrivano le prime
proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro
Cancellieri. E' un'idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani
gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni laviolenza: il
40% delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”, ha
detto Josefa Idem e ha concluso, sull'argomento, affermando: “Non
credo che l'inasprimento delle pene serva a diminuire i reati, ci
vuole più controllo su pubblicità e televisione”.
Il
Ministro per le Pari Opportunità ha anche esposto il suo disegno di
legge riguardo alle unioni civili: un provvedimento a favore delle
coppie omosessuali. “Non è importante se uno ha scelto di
condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay,
lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i
cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di
sesso”. E ha affermato, inoltre: “ Non è importante come le
chiami, ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti
i cittadini...Perchè è ingiusto non poter stare accanto a chi ami
se è malato perchè lo Stato ti considera un semplice conoscente.
Non devono esistere cittadini o coppie di serie B”.
Nomi
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero
dell'Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
Ma
l'Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell'Integrazione.
Nata a
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia
dall'83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i
diritti dei migranti e i diritti umani.
Il
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell'immigrazione, ha
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri
immigrati come lei. Come prima donna dell'Africa sub-sahariana ad
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l'hanno
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
La
scorsa edizione della Giornata senza di noi - lo sciopero dei
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo - è stata
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla
cittadinanza e l'abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che
riportiamo di seguito in versione integrale.
Intanto
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per
l'Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro
per l'Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati
pensa solo ai diritti e non ai doveri...Venga in alcune città del
Nord, a vedere come l'immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno
argine, nel nome del 'prima i residenti, prima gli italiani'”.
Ma Laura
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile
Kyenge all'Integrazione fanno ben sperare.