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lunedì 21 ottobre 2013

Convegno Media e Immigrazione: altri interventi interessanti

L'Associazione per i Diritti Umani pubblica anche gli interventi di alcuni relatori che hanno preso parte al convegno "MEDIA e IMMIGRAZIONE. Dalla Carta di Roma all'etica professionmale. Linguaggi per costruire la cittadinanza comune", organizzato da All Tv il 18 ottobre 2013.

Oltre a quello del Ministro Kyenge, riportiamo gli interventi di (in ordine di apparizione):
- Dijana Pavlovic, Attrice Italo - Serba
- Alina Harja, Direttore responsabile Actualitatea Magazine
- Khawvatmi Radwan, Presidiente "Movimento Nuovi Italiani"
- Kyle Scott, Console Generale U.S.A.
- Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it
- Stefania Ragusa, Direttore Responsabile Corriere Immigrazione





E' possibile vedere questo video anche sul canale dedicato YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani dove trovate anche altro materiale. 

venerdì 18 ottobre 2013

Convegno: MEDIA e IMMIGRAZIONE. Dalla Carta di Roma all'etica professionale.Linguaggi per costruire la Cittadinanza comune


L'Associazione per i Diritti Umani ha partecipato,Venerdì 19 ottobre, al convegno nazionale - organizzato da All -TV .tv - primo canale televisivo italiano che promuove la “cittadinanza comune” - dal titolo: “Media e Immigrazione, dalla Carta di Roma all'etica professionale: linguaggi per costruire la cittadinanza comune”.
Il convegno è stato articolato in quattro segmenti: “L'integrazione crea lavoro: All-tv, oltre la web tv”; “All-tv costruire la cittadinanza comune: progetto,obiettivi”; “Per un'informazione senza discriminazione” e la tavola rotonda “Ruolo dei media per costruire la cittadinanza comune e l'integrazione” a cui hanno partecipato il Ministro per l'Integrazione, Cècile Kyenge, Kyle Scott, Console generale USA, Khawatmi Radwan, Presidente “Movimento Nuovi Italiani”, Claudio Martelli, ex Ministro della Giustizia e Presidente Opera Onlus, Peter Gomez, Direttore del ilfattoquotidiano.it, Giancarlo Mazzucca, Direttore de Il Giorno, Francesco Piccinini, Direttore responsabile Fanpage.it e Stefania Ragusa, Direttore responsabile Corriere Immigrazione.

Pubblichiamo alcune dichiarazioni del Ministro Cècile Kyenge





Riportiamo, inoltre, le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, in una lettera ufficiale di saluto, indirizzata a All Tv:

...La Carta di Roma è nata da una profonda riflessione sull'uso delle parole e delle immagini e sulla centralità del lavoro di formazione, fatto a partire dalle esperienze quotidiane dei giornalisti. La cronaca ci dice ogni giorno quanto sia importante che la questione epocale delle migrazioni venga affrontata con la necessaria consapevolezza deontologica.insieme alla nuova regolamentazione legislativa, che è compito del Parlamento, l'opera dei media è altrettanto fondamentale per far crescere il rispetto dei diritti in un Paese più giusto e più inclusivo”.

lunedì 14 ottobre 2013

Ancora migranti morti: ancora appelli, parole e polemiche




250 migranti, decine di morti: ancora bambini, donne e ragazzi.
Un barcone si è capovolto nel canale di Sicilia, tra la Libia e Malta: un aereo militare dell'isola, in ricognizione,avrebbe avvistato l'imbarcazione, i migranti avrebbero iniziato a muoversi, ad agitarsi, a gridare per attirare l'attenzione del pilota e la ressa avrebbe, così, causato il capovolgimento della carretta e il naufragio.
L'area in cui è avvenuto il fatto è di competenza maltese e il premier, Joseph Muscat, ha affermato: “Questa tragedia non può essere solo un altro (ennesimo) allarme per l'Europa. Ora è tempo di agire. Questo è un problema europeo, non è solo un problema dell'Italia e di Malta”.
Dall'inizio di gennaio abbiamo ricevuto 33mila persone, di cui solo 13mila a Lampedusa, la maggior parte nel periodo estivo. Considerate le cifre e la forte concentrazione temporale stiamo cercando di gestire il fenomeno in maniera strutturale e non solo emergenziale”, ha dichiarato il viceministro italiano dell'Interno, Filippo Bubbico, sottolineando: “I passi avanti fatti dall'Italia sia sotto il profilo del diritto d'asilo con una legge europea (entrata in vigore il 4 settembre scorso) che ha potenziato del 60% gli organismi per il riconoscimento dello status di rifugiato (ora sono 16 in tutto), sia sotto il profilo dell'accoglienza, raddoppiando - anche con finanziamenti aggiuntivi - la capacità di accoglienza del sistema Sprar, passando da 8.000 a 16.000 posti”.
Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, al TG La7 ha ripetuto, ancora una volta che l'Europa non può essere una diga nel Mediterraneo e che Lampedusa non può essere la frontiera dell'Europa stessa perchè è un'isola troppo piccola e, soprattutto, ha ricordato che “queste persone non vanno lasciate morire. Tutto questo è una gran farsa per cui si pagano prezzi altissimi, vite umane e sacrifici di luoghi di confine come Lampedusa”.
Il Ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, sul reato di clandestinità - di cui si è ricominciato a dicutere dopo il naufragio dell'isola dei Conigli - ha affermato: “ E' un percorso lungo e abbiamo fatto i primi passi. Un primo approccio c'è stato, ora però serve un progetto condiviso più che dal punto di vista giuridico dal punto di vista culturale: sono cambiamenti da fare insieme, nella condivisione, nel confronto, nella partecipazione”: Risponde a queste parole, Gasparri, della Lega e vicepresidente del Senato: “ Non è la legge Bossi-Fini che causa morti. Sono anche frutto della demagogia di chi fa facili annunci, frutto delle guerre sbagliate in Libia, di chi vuole smantellare norme per favorire i mercanti di morte. Giù le mani dal reato di clandestinità”.
Parole, annunci, promesse e polemiche...sulla pelle di chi è costretto a fuggire dal proprio Paese d'origine per cercare un luogo in cui vivere pacificamente e in cui potrebbe veder tutelati i propri diritti di base. Ma molti non fanno nemmeno in tempo a verificare l'opportunità di questa speranza.

venerdì 2 agosto 2013

PER UN PIANO NAZIONALE D’AZIONE CONTRO IL RAZZISMO, LA XENOFOBIA E L’INTOLLERANZA


Il ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il 30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio 2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul sito del governo).
Il piano, come ha spiegato il ministro, "richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista. Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una questione politica, ma generale, la Lega non fa mai questioni personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e quella dello ' ius soli' non e' una proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".



Piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza

Perché un Piano

Il Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il contesto europeo.
Si tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e
condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e
territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di
supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di valorizzare una
società multietnica e multiculturale, aperta e democratica.

Il contesto del Piano

Come previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge 40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo, è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le discriminazioni basate
sulla razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza di forme di razzismo a carattere culturale.

La struttura del Piano: gli Assi

Sulla base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non solo dei dati statistici sui
casi di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite il numero verde
800.90.10.10 e il sito web www.unar.it, ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto, infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a sistema.
Al Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure ed azioni positive da mettere subito in
campo: Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e misure positive
concretamente attuabili a legislazione vigente.
L’elemento innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità, vale a dire
nell’ampliamento del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata sul colore della
pelle. Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della pelle sia uno
specifico elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo del lavoro.
Nell’analisi statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come dimensione evolutiva,
anche dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli ultimi 3/5 anni.
Il Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.

Quale Governance del Piano

La definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di governance
multilivello, che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle politiche in materia di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro delle
associazioni di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e condivisione
del Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.

I dati del Contact center – UNAR

Dall’analisi dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del 2012 sono
stati segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le diverse forme di
discriminazione (disabilità, età, etnia/razza, genere, orientamento sessuale, religione).
Rispetto al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita nel nostro Paese, ma anche che,
grazie alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta sviluppando una
maggiore attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni, che ne
favorisce la emersione.
Nel 2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di discriminazione per motivi
etnico/razziali, pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati nell’anno.
Il 40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che hanno subito la
discriminazione e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore propensione
all’emersione dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).

martedì 23 luglio 2013

Calderoli - Kyenge: tra scuse e dimissioni



Fa ancora discutere il fattaccio accaduto qualche giorno fa quando, il vicepresidente del Senato - mentre era impegnato in un comizio - dal palco ha dichiarato che quando vede il Ministro per l'Integrazione non può non pensare ad un orango. E sappiamo che il vicepresidente del Senato è Roberto Calderoli e il Ministro per l'Integrazione è Cècile Kyenge.
Ancora una volta una vicenda di razzismo e di vergogna, almeno per la parte civile dell'Italia, un'Italia che continua a collezionare brutte figure. “Faccio appello a Maroni, leader della Lega, perchè chiuda questa pagina rapidissimamente altrimenti si entra in una logica di scontro totale che non serve a lui, non serve a nessuno, non serve al Paese. E' una pagina veramente insostenibile”, queste le dichiarazioni del premier Enrico Letta che ha messo in discussione anche l'appoggio alla Regione Lombardia per Expo 2015, mentre Maroni ribatte che la Lega non è razzista, ma “combatte le idee sbagliate sull'immigrazione come lo ius soli”.
In Italia, una petizione online ha raccolto migliaia di firme per chiedere le dimissioni di Calderoli, così come sui social network, e lo ha fatto formalmente anche il Partito Democratico con una nota. All'estero molte testate giornalistiche e capi di Stato hanno criticato duramente il comportamento di Calderoli e anche un portavoce dell'ONU ha sottolineato che l'affermazione di Calderoli “è assolutamente scioccante per chiunque la faccia, ma ancor di più se a formularla è una persona che è stata ministro del governo in passato e che ha un ruolo importante. Non è la prima volta che politici italiani fanno questo tipo di dichiarazioni. Il fatto che ora vi sia un grande dibattito e forti condanne pubblliche è positivo, ma non nasconde il fatto che sia assolutamente inaccettabile”.
Intanto il lavoro del ministro Kyenge è ancora intralciato anche dal punto di vista politico: nei giorni scorsi, infatti, si è recato a Pescara per un dibattito sul tema della cittadinanza e, nella notte, alcuni esponenti di Forza Nuova hanno affisso dei cappi simbolici con, alle estremità, manifesti e scritte contro l'immigrazione.
Cècile Kyenge, ancora una volta, ha dovuto ribadire la propria posizione: “ Dobbiamo far passare dei messaggi che non istigano a odio e violenza. Sicuramente non sarà il mio compito di rispondere alla violenza con la violenza. Il mio compito è quello di dare una guida ai nostri giovani, all'Italia perchè l'Italia non è razzista e chi vuole soffocare questa parte dell'Italia non razzista farà fatica a farlo”.
Per fortuna l'Italia non è del tutto un Paese razzista, ma resta l'amarezza di dover constatare quanto nel nostro Paese sia difficile operare nella direzione del bene comune non solo a causa di problemi oggettivi - quali, ad esempio, la corruzione o la sete di potere - ma anche per una mentalità troppo spesso ancora gretta ed ottusa e che appartiene a coloro che dovrebbero dare il buon esempio e non false scuse in ritardo.

giovedì 11 luglio 2013

Sei di origini tunisine ? Niente gara di nuoto



A novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella agonistica perchè figlia di genitori tunisini.
Il padre, Ishem, è un falegname e risiede a Campodarsego, in provincia di Padova, da 11 anni e possiede il permesso di soggiorno illimitato; a gennaio ha chiesto la cittadinanza italiana che potrà estendere anche a sua figlia, ma l'iter burocratico prevede un periodo di due anni di attesa. “Ci siamo comportati come dice la legge”, ha spiegato il padre della bambina, “ e abbiamo presentato la domanda dopo dieci anni di residenza. Abbiamo ottenuto dalla Prefettura un codice e ogni tanto controllo su un sito Internet la posizione della mia pratica. C'è scritto sempre che è in corso di verifica. Mi hanno detto che devo aspettare due anni prima di poter chiamare e chiedere, eventualmente, perchè non è stata concessa”.
La madre della nuotatrice, dopo il ricongiungimento familiare grazie al quale è arrivata dal Nord Africa a Campodarsego, lavora come addetta alle pulizie presso la piscina della società sportiva “Il Gabbiano” dove si allena la figlia: la bimba, infatti, aveva cominciato ad accompagnare la mamma durante i turni e si era appassionata al nuoto sincronizzato. L'allenatore aveva visto in lei ottime capacità sportive e aveva chiesto alla società di concederle il tesseramento: in un primo momento, però, le era stato negato, in quanto non ancora maggiorenne e cittadina italiana.
Riguardo alla questione è intervenuto il Ministro per l'Integrazione, Cècile Kyenge, che ha dichiarato: “ Sarà mia preoccupazione sensibilizzare il più possibile il parlamento perchè giunga al più presto a una riforma in tema di cittadinanza. Il caso della bambina in Veneto non è isolato ed è, tra l'altro, uno spreco di talento. Il tema della cittadinanza va risolto perchè, come in questo caso, lo sport può rappresentare un modo per agevolare l'integrazione dei nostri figli...Bisogna far capire che la diversità è una ricchezza per tutti”.
Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, contrario allo ius soli, ha però detto, riferendosi alla situazione della bambina di origini tunisine, che: “ Serve un segnale di civiltà e di attenzione nei confronti delle aspirazioni di questa giovane e dei tanti bambini che vivono da anni in Veneto, terra dove l'integrazione è concreta, funziona e rappresenta un modello a livello nazionale”. Zaia ha poi continuato: “ ...L'unica colpa della bambina di Campodarsego è quella di non essere maggiorenne e non quella di non rispettare le regole, perchè è in Italia da oltre dieci anni, non ha nessun legame con la terra di origine dei genitori, essendo nata e vissuta qui. C'è un evidente cortocircuito burocratico che va risolto e su cui serve una meditazione seria e approfondita”.
Bisogna capire cosa accadrebbe qualora la bambina avesse qualche legame con la terra dei propri genitori, ad ogni modo un primo segnale positivo c'è. La Federnuoto, infatti, ha provveduto alla modifica dello statuto federale e il Coni dovrà varare il testo in autunno: sulla scorta delle leggi comunitarie per la tutela dei vivai giovanili, nella proposta, si legge: “ In tutti i settori è prevista e garantita la libera adesione di tutti gli atleti residenti in Italia alle attività giovanili, nonché la modalità di partecipazione alla successiva attività assoluta”. Intanto il caso della figlia di Ishem ha infiammato di nuovo il dibattito politico sul tema della cittadinanza.

giovedì 6 giugno 2013

L'espulsione del parlamentare

Il gruppo parlamentare dell'Efd (Europa della libertà e della democrazia) o anche degli “euroscettici” ha ufficializzato l'espulsione di Mario Borghezio a seguito della proposta fatta dal co-presidente Nigle Farage. Farage, anche leader degli indipendentisti inglesi, ha affermato in una nota: “ L'on. Borghezio è stato ufficalmente esplulso per le ripugnanti dichiarazioni da lui rilasciate. I commenti di stampo razzista sono inaccettabili”.
Alle dichiarazioni farneticanti del parlamentare leghista siamo, purtroppo, abituati, ma le ultime, rilasciate in un'intervista pubblicata sul settimanale Panorama, sono arrivate fino in Gran Bretagna e hanno suscitato lo sdegno degli euroscettici e del Parlamento europeo.
Mario Borghezio era gia stato sospeso dal gruppo dell'Efd il 22 maggio scorso per le sue frasi ingiuriose nei confronti del Ministro per l'integrazione, Cecile Kyenge e, a proposito di quelle parole, ha continuato a dire, nell'intervista: “ Non ho mai chiesto scusa. Ho detto che se lei si è ritenuta offesa mi dispiace. Ma la parola scusa non l'ho pronunciata e non la pronuncio nemmeno se mi sparano...Non mi pento assolutamente delle cose che ho detto a questa signora”.
E quali sono state queste cose? “ Questo è un governo del bonga bonga, vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo. Lei è italiana? Il Paese è quello che è, le leggi sono fatte alla cazzo...E poi gli africani sono africani, appartengono a un'etnia molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta consultare l'enciclopedia di Topolino. Diciamo che io ho un pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”: ecco, queste le frasi – dal tono, come sempre, “pacato” e dal contenuto “intellettualmente alto” - con cui Borghezio ha espresso la propria opinione sui temi dell'immigrazione e della cittadinanza. Ma può bastare ? No, perchè ha aggiunto che “il meticciato è un obbrobrio perchè inquina le differenze tra le etnie”.
Matteo Salvini, eurodeputato e segretario della Lega Lombarda, ha ammesso che le dichiarazioni del collega fossero quantomeno “fuori luogo”.