"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
L'Associazione per i Diritti Umani pubblica anche gli interventi di
alcuni relatori che hanno preso parte al convegno "MEDIA e IMMIGRAZIONE.
Dalla Carta di Roma all'etica professionmale. Linguaggi per costruire
la cittadinanza comune", organizzato da All Tv il 18 ottobre 2013.
Oltre a quello del Ministro Kyenge, riportiamo gli interventi di (in ordine di apparizione): - Dijana Pavlovic, Attrice Italo - Serba - Alina Harja, Direttore responsabile Actualitatea Magazine - Khawvatmi Radwan, Presidiente "Movimento Nuovi Italiani" - Kyle Scott, Console Generale U.S.A. - Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it - Stefania Ragusa, Direttore Responsabile Corriere Immigrazione
E' possibile vedere questo video anche sul canale dedicato YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani dove trovate anche altro materiale.
L'Associazione
per i Diritti Umani ha partecipato,Venerdì 19 ottobre, al convegno
nazionale - organizzato da All -TV .tv - primo canale televisivo
italiano che promuove la “cittadinanza comune” - dal titolo:
“Media e Immigrazione, dalla Carta di Roma all'etica
professionale: linguaggi per costruire la cittadinanza comune”.
Il
convegno è stato articolato in quattro segmenti: “L'integrazione
crea lavoro: All-tv, oltre la web tv”; “All-tv costruire la
cittadinanza comune: progetto,obiettivi”; “Per un'informazione
senza discriminazione” e la tavola rotonda “Ruolo dei media per
costruire la cittadinanza comune e l'integrazione” a cui hanno
partecipato il Ministro per l'Integrazione, Cècile Kyenge, Kyle
Scott, Console generale USA, Khawatmi Radwan, Presidente “Movimento
Nuovi Italiani”, Claudio Martelli, ex Ministro della Giustizia e
Presidente Opera Onlus, Peter Gomez, Direttore del
ilfattoquotidiano.it, Giancarlo Mazzucca, Direttore de Il Giorno,
Francesco Piccinini, Direttore responsabile Fanpage.it e Stefania
Ragusa, Direttore responsabile Corriere Immigrazione.
Pubblichiamo
alcune dichiarazioni del Ministro Cècile Kyenge
Riportiamo,
inoltre, le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, in
una lettera ufficiale di saluto, indirizzata a All Tv:
“...La
Carta di Roma è nata da una
profonda riflessione sull'uso delle parole e delle immagini e sulla
centralità del lavoro di formazione, fatto a partire dalle
esperienze quotidiane dei giornalisti. La cronaca ci dice ogni giorno
quanto sia importante che la questione epocale delle migrazioni venga
affrontata con la necessaria consapevolezza deontologica.insieme alla
nuova regolamentazione legislativa, che è compito del Parlamento,
l'opera dei media è altrettanto fondamentale per far crescere il
rispetto dei diritti in un Paese più giusto e più inclusivo”.
250
migranti, decine di morti: ancora bambini, donne e ragazzi.
Un
barcone si è capovolto nel canale di Sicilia, tra la Libia e Malta:
un aereo militare dell'isola, in ricognizione,avrebbe avvistato
l'imbarcazione, i migranti avrebbero iniziato a muoversi, ad
agitarsi, a gridare per attirare l'attenzione del pilota e la ressa
avrebbe, così, causato il capovolgimento della carretta e il
naufragio.
L'area
in cui è avvenuto il fatto è di competenza maltese e il premier,
Joseph Muscat, ha affermato: “Questa tragedia non può essere solo
un altro (ennesimo) allarme per l'Europa. Ora è tempo di agire.
Questo è un problema europeo, non è solo un problema dell'Italia e
di Malta”.
“Dall'inizio
di gennaio abbiamo ricevuto 33mila persone, di cui solo 13mila a
Lampedusa, la maggior parte nel periodo estivo. Considerate le cifre
e la forte concentrazione temporale stiamo cercando di gestire il
fenomeno in maniera strutturale e non solo emergenziale”, ha
dichiarato il viceministro italiano dell'Interno, Filippo Bubbico,
sottolineando: “I passi avanti fatti dall'Italia sia sotto il
profilo del diritto d'asilo con una legge europea (entrata in vigore
il 4 settembre scorso) che ha potenziato del 60% gli organismi per il
riconoscimento dello status di rifugiato (ora sono 16 in tutto), sia
sotto il profilo dell'accoglienza, raddoppiando - anche con
finanziamenti aggiuntivi - la capacità di accoglienza del sistema
Sprar, passando da 8.000 a 16.000 posti”.
Il
sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, al TG La7 ha ripetuto, ancora
una volta che l'Europa non può essere una diga nel Mediterraneo e
che Lampedusa non può essere la frontiera dell'Europa stessa perchè
è un'isola troppo piccola e, soprattutto, ha ricordato che “queste
persone non vanno lasciate morire. Tutto questo è una gran farsa per
cui si pagano prezzi altissimi, vite umane e sacrifici di luoghi di
confine come Lampedusa”.
Il
Ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, sul reato di
clandestinità - di cui si è ricominciato a dicutere dopo il naufragio dell'isola dei Conigli - ha affermato: “ E' un percorso lungo e abbiamo fatto
i primi passi. Un primo approccio c'è stato, ora però serve un
progetto condiviso più che dal punto di vista giuridico dal punto di
vista culturale: sono cambiamenti da fare insieme, nella
condivisione, nel confronto, nella partecipazione”: Risponde a
queste parole, Gasparri, della Lega e vicepresidente del Senato: “
Non è la legge Bossi-Fini che causa morti. Sono anche frutto della
demagogia di chi fa facili annunci, frutto delle guerre sbagliate in
Libia, di chi vuole smantellare norme per favorire i mercanti di
morte. Giù le mani dal reato di clandestinità”.
Parole,
annunci, promesse e polemiche...sulla pelle di chi è costretto a
fuggire dal proprio Paese d'origine per cercare un luogo in cui
vivere pacificamente e in cui potrebbe veder tutelati i propri
diritti di base. Ma molti non fanno nemmeno in tempo a verificare
l'opportunità di questa speranza.
Il
ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il
30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione
contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio
2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul
sito del governo).
Il
piano, come ha spiegato il ministro, "richiede
nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di
pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche
nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In
occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto
ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di
intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono
ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista.
Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole
l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una
questione politica, ma generale, la Leganon fa mai questioni
personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e
quella dello '
ius soli' non e' una
proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la
contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".
Piano
nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza
Perché
un Piano
Il
Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una
risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società
civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla
quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il
contesto europeo.
Si
tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la
necessaria collaborazione e
condivisione,
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,
centrali e
territoriali,
a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che
possa essere di
supporto
alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e
contrasto del
razzismo,
della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di
valorizzare una
società
multietnica e multiculturale, aperta e democratica.
Il
contesto del Piano
Come
previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge
40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed
unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto
al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo,
è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le
discriminazioni basate
sulla
razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o
etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente
il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del
diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere
su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza
di forme di razzismo a carattere culturale.
La
struttura del Piano: gli Assi
Sulla
base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il
Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle
pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR
secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per
l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non
solo dei dati statistici sui
casi
di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite
il numero verde
800.90.10.10
e il sito web www.unar.it,
ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati
dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle
discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto,
infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella
rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose
raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a
sistema.
Al
Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti
Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure
ed azioni positive da mettere subito in
campo:
Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun
asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e
misure positive
concretamente
attuabili a legislazione vigente.
L’elemento
innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità,
vale a dire
nell’ampliamento
del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo
i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini
italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze
generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che
hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un
approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata
sul colore della
pelle.
Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della
pelle sia uno
specifico
elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo
del lavoro.
Nell’analisi
statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema
della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si
terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come
dimensione evolutiva,
anche
dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli
ultimi 3/5 anni.
Il
Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle
minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.
Quale
Governance del Piano
La
definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di
governance
multilivello,
che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle
politiche in materia di prevenzione e contrasto della
discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di
un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica
delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle
parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra
gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro
delle
associazioni
di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e
condivisione
del
Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.
I
dati del Contact center – UNAR
Dall’analisi
dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del
2012 sono
stati
segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le
diverse forme di
Rispetto
al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire
solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita
nel nostro Paese, ma anche che,
grazie
alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta
sviluppando una
maggiore
attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni,
che ne
favorisce
la emersione.
Nel
2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di
discriminazione per motivi
etnico/razziali,
pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati
nell’anno.
Il
40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che
hanno subito la
discriminazione
e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel
complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore
propensione
all’emersione
dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era
il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).
Fa
ancora discutere il fattaccio accaduto qualche giorno fa quando, il
vicepresidente del Senato - mentre era impegnato in un comizio - dal
palco ha dichiarato che quando vede il Ministro per l'Integrazione
non può non pensare ad un orango. E sappiamo che il vicepresidente
del Senato è Roberto Calderoli e il Ministro per l'Integrazione è
Cècile Kyenge.
Ancora
una volta una vicenda di razzismo e di vergogna, almeno per la parte
civile dell'Italia, un'Italia che continua a collezionare brutte
figure. “Faccio appello a Maroni, leader della Lega, perchè chiuda
questa pagina rapidissimamente altrimenti si entra in una logica di
scontro totale che non serve a lui, non serve a nessuno, non serve al
Paese. E' una pagina veramente insostenibile”, queste le
dichiarazioni del premier Enrico Letta che ha messo in discussione
anche l'appoggio alla Regione Lombardia per Expo 2015, mentre Maroni
ribatte che la Lega non è razzista, ma “combatte le idee sbagliate
sull'immigrazione come lo ius soli”.
In
Italia, una petizione online ha raccolto migliaia di firme per
chiedere le dimissioni di Calderoli, così come sui social network, e
lo ha fatto formalmente anche il Partito Democratico con una nota.
All'estero molte testate giornalistiche e capi di Stato hanno
criticato duramente il comportamento di Calderoli e anche un
portavoce dell'ONU ha sottolineato che l'affermazione di Calderoli “è
assolutamente scioccante per chiunque la faccia, ma ancor di più se
a formularla è una persona che è stata ministro del governo in
passato e che ha un ruolo importante. Non è la prima volta che
politici italiani fanno questo tipo di dichiarazioni. Il fatto che
ora vi sia un grande dibattito e forti condanne pubblliche è
positivo, ma non nasconde il fatto che sia assolutamente
inaccettabile”.
Intanto
il lavoro del ministro Kyenge è ancora intralciato anche dal punto
di vista politico: nei giorni scorsi, infatti, si è recato a Pescara
per un dibattito sul tema della cittadinanza e, nella notte, alcuni
esponenti di Forza Nuova hanno affisso dei cappi simbolici con, alle
estremità, manifesti e scritte contro l'immigrazione.
Cècile
Kyenge, ancora una volta, ha dovuto ribadire la propria posizione: “
Dobbiamo far passare dei messaggi che non istigano a odio e violenza.
Sicuramente non sarà il mio compito di rispondere alla violenza con
la violenza. Il mio compito è quello di dare una guida ai nostri
giovani, all'Italia perchè l'Italia non è razzista e chi vuole
soffocare questa parte dell'Italia non razzista farà fatica a
farlo”.
Per
fortuna l'Italia non è del tutto un Paese razzista, ma resta
l'amarezza di dover constatare quanto nel nostro Paese sia difficile
operare nella direzione del bene comune non solo a causa di problemi
oggettivi - quali, ad esempio, la corruzione o la sete di potere - ma
anche per una mentalità troppo spesso ancora gretta ed ottusa e che
appartiene a coloro che dovrebbero dare il buon esempio e non false
scuse in ritardo.
A
novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto
sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione
ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella
agonistica perchè figlia di genitori tunisini.
Il
padre, Ishem, è un falegname e risiede a Campodarsego, in provincia
di Padova, da 11 anni e possiede il permesso di soggiorno illimitato;
a gennaio ha chiesto la cittadinanza italiana che potrà estendere
anche a sua figlia, ma l'iter burocratico prevede un periodo di due
anni di attesa. “Ci siamo comportati come dice la legge”, ha
spiegato il padre della bambina, “ e abbiamo presentato la domanda
dopo dieci anni di residenza. Abbiamo ottenuto dalla Prefettura un
codice e ogni tanto controllo su un sito Internet la posizione della
mia pratica. C'è scritto sempre che è in corso di verifica. Mi
hanno detto che devo aspettare due anni prima di poter chiamare e
chiedere, eventualmente, perchè non è stata concessa”.
La madre
della nuotatrice, dopo il ricongiungimento familiare grazie al quale
è arrivata dal Nord Africa a Campodarsego, lavora come addetta alle
pulizie presso la piscina della società sportiva “Il Gabbiano”
dove si allena la figlia: la bimba, infatti, aveva cominciato ad
accompagnare la mamma durante i turni e si era appassionata al nuoto
sincronizzato. L'allenatore aveva visto in lei ottime capacità
sportive e aveva chiesto alla società di concederle il tesseramento:
in un primo momento, però, le era stato negato, in quanto non ancora
maggiorenne e cittadina italiana.
Riguardo
alla questione è intervenuto il Ministro per l'Integrazione, Cècile
Kyenge, che ha dichiarato: “ Sarà mia preoccupazione
sensibilizzare il più possibile il parlamento perchè giunga al più
presto a una riforma in tema di cittadinanza. Il caso della bambina
in Veneto non è isolato ed è, tra l'altro, uno spreco di talento.
Il tema della cittadinanza va risolto perchè, come in questo caso,
lo sport può rappresentare un modo per agevolare l'integrazione dei
nostri figli...Bisogna far capire che la diversità è una ricchezza
per tutti”.
Anche il
governatore del Veneto, Luca Zaia, contrario allo ius soli, ha però
detto, riferendosi alla situazione della bambina di origini tunisine,
che: “ Serve un segnale di civiltà e di attenzione nei confronti
delle aspirazioni di questa giovane e dei tanti bambini che vivono da
anni in Veneto, terra dove l'integrazione è concreta, funziona e
rappresenta un modello a livello nazionale”. Zaia ha poi
continuato: “ ...L'unica colpa della bambina di Campodarsego è
quella di non essere maggiorenne e non quella di non rispettare le
regole, perchè è in Italia da oltre dieci anni, non ha nessun
legame con la terra di origine dei genitori, essendo nata e vissuta
qui. C'è un evidente cortocircuito burocratico che va risolto e su
cui serve una meditazione seria e approfondita”.
Bisogna
capire cosa accadrebbe qualora la bambina avesse qualche legame con
la terra dei propri genitori, ad ogni modo un primo segnale positivo
c'è. La Federnuoto, infatti, ha provveduto alla modifica dello
statuto federale e il Coni dovrà varare il testo in autunno: sulla
scorta delle leggi comunitarie per la tutela dei vivai giovanili,
nella proposta, si legge: “ In tutti i settori è prevista e
garantita la libera adesione di tutti gli atleti residenti in Italia
alle attività giovanili, nonché la modalità di partecipazione alla
successiva attività assoluta”. Intanto il caso della figlia di
Ishem ha infiammato di nuovo il dibattito politico sul tema della
cittadinanza.
Il
gruppo parlamentare dell'Efd (Europa della libertà e della
democrazia) o anche degli “euroscettici” ha ufficializzato
l'espulsione di Mario Borghezio a seguito della proposta fatta dal
co-presidente Nigle Farage. Farage, anche leader degli
indipendentisti inglesi, ha affermato in una nota: “ L'on.
Borghezio è stato ufficalmente esplulso per le ripugnanti
dichiarazioni da lui rilasciate. I commenti di stampo razzista sono
inaccettabili”.
Alle
dichiarazioni farneticanti del parlamentare leghista siamo,
purtroppo, abituati, ma le ultime, rilasciate in un'intervista
pubblicata sul settimanale Panorama, sono arrivate fino in Gran
Bretagna e hanno suscitato lo sdegno degli euroscettici e del
Parlamento europeo.
Mario
Borghezio era gia stato sospeso dal gruppo dell'Efd il 22 maggio
scorso per le sue frasi ingiuriose nei confronti del Ministro per
l'integrazione, Cecile Kyenge e, a proposito di quelle parole, ha
continuato a dire, nell'intervista: “ Non ho mai chiesto scusa. Ho
detto che se lei si è ritenuta offesa mi dispiace. Ma la parola
scusa non l'ho pronunciata e non la pronuncio nemmeno se mi
sparano...Non mi pento assolutamente delle cose che ho detto a questa
signora”.
E quali
sono state queste cose? “ Questo è un governo del bonga bonga,
vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la
Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo.
Lei è italiana? Il Paese è quello che è, le leggi sono fatte alla
cazzo...E poi gli africani sono africani, appartengono a un'etnia
molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta
consultare l'enciclopedia di Topolino. Diciamo che io ho un
pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli
abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico
italiano”: ecco, queste le frasi – dal tono, come sempre,
“pacato” e dal contenuto “intellettualmente alto” - con cui
Borghezio ha espresso la propria opinione sui temi dell'immigrazione
e della cittadinanza. Ma può bastare ? No, perchè ha aggiunto che
“il meticciato è un obbrobrio perchè inquina le differenze tra le
etnie”.
Matteo
Salvini, eurodeputato e segretario della Lega Lombarda, ha ammesso
che le dichiarazioni del collega fossero quantomeno “fuori luogo”.