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sabato 21 marzo 2015

L' appello per il riconoscimento delle etnie Rom e Sinta




L' 8 aprile, “Giornata internazionale del popolo rom”, inizia la campagna per la legge di iniziativa popolare per il riconoscimento della minoranza rom e sinta contemporaneamente in tutta Italia. Il comitato promotore è costituito da rom e sinti depositari della proposta di legge e da personalità e forze politiche e sociali che sostengono la necessità di riconoscere la minoranza rom e sinta come passo fondamentale per contrastare la discriminazione e favorire l’inclusione sociale e culturale della nostra comunità.




APPELLO



Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea – oltre 12 milioni distribuiti in tutti i Paesi; non hanno una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, non hanno, come altre minoranze, rivendicazioni territoriali, quindi non hanno mai fatto guerre per rivendicare una patria, non hanno sedi di rappresentanza, sono cittadini del luogo nel quale vivono. Rappresentano quindi il perfetto popolo europeo, ma ciononostante sono il popolo più discriminato d’Europa.



In Italia sin dal 1400 Rom e Sinti sono la minoranza storico-linguistica più svantaggiata e più stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari dell’Italia e gli interventi di numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione europea. In Italia Rom e Sinti sono circa 150.000, oltre metà cittadini italiani, ma ciononostante continuiamo ad essere considerati fondamentalmente come “estranei” e “nomadi”. Il “nomadismo” moderno è piuttosto rappresentato dall’essere ancora un popolo che vive ai “confini”, non solo fisici, nel tentativo di costruire dei rapporti di pacifica convivenza e di mantenimento della propria identità, che consiste anche in una concezione di vita, che si può anche definire uno stato dell’anima, un modo di vedere il mondo, lo spazio e il tempo che non si possono omologare.



Anche per questa “irriducibilità” all’omologazione, le amministrazioni pubbliche non hanno mai fatto una politica che non fosse quella del contenimento e della marginalizzazione delegandone la gestione al privato sociale. Eppure la partecipazione di rom e sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è fondamentale per superare l’esclusione, la marginalizzazione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino allo sterminio razziale e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali troppo spesso viene relegato destinandolo all’assistenza e non alla propria responsabilità.


La proposta di legge di iniziativa popolare “NORME PER LA TUTELA E LE PARI OPPORTUNITA’ DELLA MINORANZA STORICO-LINGUISTICA DEI ROM E DEI SINTI “ presentata da 14 cittadini italiani in rappresentanza di 47 associazioni rom e sinte il 15 maggio 2014 presso la Corte di Cassazione vuole realizzare gli articoli 3 e 6 della Costituzione che prevedono la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; la tutela di tutte le minoranze storico-linguistiche con apposite norme; contrastare discriminazione e pregiudizio nei confronti della minoranza rom e sinta che sono causa della scarsa integrazione nella società e soprattutto della marginalizzazione sociale ed economica anche per il loro mancato riconoscimento istituzionale come minoranza.


Il disegno di legge di iniziativa popolare si articola in diversi punti:




la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio e all’insegnamento della lingua, diffusione della cultura e delle tradizioni storico-letterarie e musicali);



l’incentivo e la tutela delle associazioni composte da Rom e Sinti, conforme alla libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese;


il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti;


norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull'appartenenza ad una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di etnia.




Chi condivide questo appello condivide la convinzione che il riconoscimento della minoranza rom e sinta, della sua storia, della sua cultura, insomma della sua identità consente di accogliere rom e sinti nella comunità più generale insieme con tutte le altre identità che costituiscono il nostro patrimonio nazionale.



Promotori della proposta di legge di iniziativa popolare:




Dijana Pavlovic, Davide Casadio, Saska Jovanovic, Ernesto Grandini, Manuel Solani, Cen Rinaldi, Yose Bianchi, Giorgio Bezzecchi, Concetta Sarachella, Donatella Ascari, Massimo Lucchesi, Carlo Berini, Paolo Cagna Ninchi, Alessandro Valentino




Adesioni:

Alma Adzovic (mediatrice), Osmani Bairan (AIZO), Rita Bernardini (segretaria nazionale Radicali Italiani), Antun Blazevic (Associazione TheaterRom), Paolo Bonetti (Università Bicocca di Milano), Luca Bravi (storico), Marco Brazzoduro (Associazione Cittadinanza e Minoranze), Alberto Buttaglieri (SOS razzismo), Giuseppe Casucci (Dipartimento immigrazione UIL), Roland Ciulin (giornalista), Giuseppe Civati (parlamentare), Furio Colombo (giornalista), Giacomo Costa (Fondazione San Fedele), (Kurosh Danesh (Dipartimento immigrazione CGIL), Chiara Daniele (ricercatrice), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Michele Di Rocco (campione europeo pesi leggeri), Roberto Escobar (Università Statale Milano), Paolo Ferrero (segretario Partito della Rifondazione comunista), Eleonora Forenza (europarlamentare), Mercedes Frias (Associazione Prendiamo la parola), Dori Ghezzi (Fondazione Fabrizio De André), Alfonso Gianni (Fondazione Cercare Ancora), Graziano Halilovic (Associazione Roma onlus), Laura Halilovic (regista), Selly Kane (Dipartimento immigrazione CGIL), Curzio Maltese (europarlamentare), Luigi Manconi (presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani), Filippo Miraglia (ARCI), Moni Ovadia (autore-attore), Francesco Palermo (parlamentare), Marco Pannella (Presidente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), David Parenzo (giornalista), Loris Panzeri (GRT), Pino Petruzzelli (autore-attore), Marco Revelli (storico e sociologo), Paolo Rossi (autore-attore), Giuseppe Sangiorgi (Istituto Luigi Sturzo), Angela Scalzo (Dipartimento immigrazione UIL), Pietro Soldini (CGIL nazionale), Giovanna Sorbelli (Associazione EU Donna), Barbara Spinelli (europarlamentare), Santino Spinelli (docente, musicista), Gennaro Spinelli (Associazione FutuRom), Carlo Stassolla (Associazione 21 luglio), Voijslav Stojanovic (Associazione Nonsolorom), Vladimiro Torre (Associazione Them Romanò), Antonio Tosi (Politecnico di Milano), Elena Valdini (Fondazione Fabrizio De André), Tommaso Vitale (Direttore scientifico Master “Governing the Large Metropolis” Sciences Po, Parigi), Alex Zanotelli (missionario comboniano), Alessandra Montesanto (Associazione per i Diritti Umani) Giacomo Costa (Aggiornamenti sociali), Dario Fo (premio Nobel)






venerdì 18 ottobre 2013

INDIFESA: la campagna di sensibilizzazione per i diritti delle bambine





Aumentano, di giorno in giorno, in Italia e nel mondo i reati rivolti contro i minori e, in particolare, contro le bambine. Secondo i dati elaborati dalle Forze dell'ordine italiane per Terres des Hommes, dal 2011, si è verificato un incremento del 15%: 822 vittime di vilenza sessuale, 1164 vittime di violenza domestica, per citare solo alcuni numeri.
Federica Giannotta, responsabile Diritti dei bambini per Terres des hommes, ha dichiarato: “L'evidenza di un filo 'rosa' tra questi terribili dati conferma l'urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e alle ragazze”.
Per questo, l'associazione ha lanciato la campagna dal titolo Indifesa con la quale intende porre i riflettori sulla condizione di grave vulnerabilità da abusi e discriminazioni delle bambine in Italia e nel mondo. La campagna di sensibilizzazione e di raccolti fondi permetterà di finanziare progetti di assistenza e prevenzione degli abusi e progetti contro le discriminazioni quali, ad esempio: le “bambine domestiche” in perù, le “spose bambine” del Bangladesh, le “mamme bambine” in Costa d'Avorio e le bambine salvate dall'infanticidio in India.
Su questi e altri temi, come aborto selettivo, mutilazioni genitali, tratta e prostituzione, lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, mancato accesso all’istruzione, violenza e abusi sessuali, Terre des Hommes presenterà il 10 ottobre 2012, in occasione della prima Giornata ONU delle Bambine presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il dossier esclusivo “La condizione delle bambine e ragazze nel mondo”.


Con il numero 45501 della Campagna “ Indifesa di Terre des Hommes, attivo dall’1 al 21 ottobre, si può donare 2 Euro via SMS da cellulare TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile Coop Voce e Nòverca. Si può anche donare 2 euro da rete fissa TWT e fino a 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.





Martedì 24 settembre 2013 presso l' Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano, alla presenza dell'Avv. Paolo Giuggioli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, del Dott. Pierfrancesco Majorino, Assessore alla Politiche sociali del Comune di Milano, del Dott. Mario Zevola, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano e della Dott.ssa Monica Frediani, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e dai rappresentanti di Terres des Hommes e di altre associazioni, è stata presentata la Carta di Milano, sulla tutela dei diritti dell'infanzia.



Riportiamo, di seguito, i punti della Carta:



Le bambine e i bambini non sono oggetti, bensì soggetti attivi, con la loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo, sensazionalistico e artificioso della loro immagine.

I bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.


La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.


La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo, nel contempo, ogni promozione o incitamento di comportamenti devianti o violenti. La comunicazione dovrebbe rispettare la fantasia, la creatività e la curiosità dei bambini e delle bambine, così come quel delicato mondo di relazioni e interazioni in cui vivono ogni giorno.


I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia, depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato che essi hanno per i bambini.


I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve rappresentare il genere in categorie fisse, esaltando attributi di virilità e forza, da un lato, di dolcezza e remissività dall’altro. La comunicazione non deve presentare continuamente i bambini e le bambine in attività convenzionalmente destinate a uomini o a donne, rafforzando le discriminazioni di genere.

Le bambine e i bambini hanno bisogno di punti di riferimento forti che trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro più vicine ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere psico-fisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure, togliendo ai bambini, specie i più piccoli, la fiducia nelle persone che sono fondamentali per il loro sviluppo psicologico, fisico e per la loro educazione.

La fragilità dei bambini e delle bambine e il loro bisogno di protezione non devono essere strumentalizzati per indurre negli adulti senso di colpa, inadeguatezza o allarmismo.


La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignità.


Il benessere delle bambine e dei bambini è prezioso e la loro alimentazione è fondamentale perché possano crescere in modo sano ed equilibrato. La comunicazione dovrebbe promuovere un corretto stile di vita fisico e alimentare, cercando di rafforzare comportamenti che salvaguardino il benessere presente e futuro dei bambini.





venerdì 2 agosto 2013

PER UN PIANO NAZIONALE D’AZIONE CONTRO IL RAZZISMO, LA XENOFOBIA E L’INTOLLERANZA


Il ministro per l'integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il 30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza per il triennio 2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul sito del governo).
Il piano, come ha spiegato il ministro, "richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza".
In occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista. Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole l'invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e' una questione politica, ma generale, la Lega non fa mai questioni personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e quella dello ' ius soli' non e' una proposta sbagliata, ma e' una proposta sbagliatissima e noi la contrastiamo, perche' siamo convinti delle nostre idee".



Piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza

Perché un Piano

Il Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
alla quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il contesto europeo.
Si tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e
condivisione, non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni, centrali e
territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di
supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del
razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di valorizzare una
società multietnica e multiculturale, aperta e democratica.

Il contesto del Piano

Come previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge 40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed unitaria di cosa si debba intendere per
contrasto al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo, è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le discriminazioni basate
sulla razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.
Naturalmente il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza di forme di razzismo a carattere culturale.

La struttura del Piano: gli Assi

Sulla base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
Per l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non solo dei dati statistici sui
casi di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite il numero verde
800.90.10.10 e il sito web www.unar.it, ma anche dei principali ambiti di intervento
individuati dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto, infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
nella rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a sistema.
Al Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure ed azioni positive da mettere subito in
campo: Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.
Ciascun asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e misure positive
concretamente attuabili a legislazione vigente.
L’elemento innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità, vale a dire
nell’ampliamento del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
Un approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata sul colore della
pelle. Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della pelle sia uno
specifico elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo del lavoro.
Nell’analisi statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
Si terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come dimensione evolutiva,
anche dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli ultimi 3/5 anni.
Il Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle minoranze religiose ed
etnico-linguistiche.

Quale Governance del Piano

La definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di governance
multilivello, che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle politiche in materia di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
Tra gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro delle
associazioni di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e condivisione
del Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.

I dati del Contact center – UNAR

Dall’analisi dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del 2012 sono
stati segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le diverse forme di
discriminazione (disabilità, età, etnia/razza, genere, orientamento sessuale, religione).
Rispetto al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita nel nostro Paese, ma anche che,
grazie alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta sviluppando una
maggiore attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni, che ne
favorisce la emersione.
Nel 2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di discriminazione per motivi
etnico/razziali, pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati nell’anno.
Il 40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che hanno subito la
discriminazione e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.
Nel complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore propensione
all’emersione dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).

mercoledì 31 luglio 2013

Università estiva 21-25 agosto 2013 a Firenze


Razzismo, antirazzismo, multiculturalità, immigrazione: questi sono temi molto dibattituti negli ultimi vent'anni, in Italia e nel mondo. Ma gli immigrati, i richiedenti asilo, i profughi, gli stranieri sono spesso solamente oggetto di studio e di indagine e quasi mai protagonisti delle riflessioni: eppure sono loro ad aver vissuto situazioni complicate in prima persona e sull propria pelle.
La neonata associazione “Prendiamo la parola” - costituita da persone immigrate e di orgine straniera - organizza, con il sostegno di vari enti pubblici e privati e in collaborazione con l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), l'Università estiva sul razzismo e la lotta contro la discriminazione, un laboratorio di formazione antirazzista che si terrà dal 21 al 25 agosto, presso la Facoltà Avventista di Teologia, Villa Aurora, a Firenze.
L'università estiva si propone come un luogo di formazione per supportare azioni sociali, politiche, culturali per contrastare le forme di razzismo - xenofobia - discriminazione, più o meno esplicite, presenti nella nostra società.
Il programma è ricco e gli interventi interessanti. Ne segnaliamo alcuni: “Le categorie dell'esclusione nella storia” a cura di Adel Jabbar, sociologo dei processi migratori, comunicazione e relazioni transculturali; “Stereotipi, pregiudizi, raazzismo, discriminazione. Come interagiscono? Cosa producono?” di Udo Enwereuzor, coordnatore del Punto Focale Nazionale per il FRANET e EIGE, svolge attività di ricerca, formazione e consulenza sui temi della lotta al razzismo e alle discriminazioni; Edda Pando Juarez, attivista antirazzista e del movimento degli e delle immigrati/e terrà una cnferenza su “ Autorganizzazione. Quale capitale politico”. Agli approfondimenti sono collegati laboratori di decostruzione dei processi e dei meccanismi che portano a pratiche e a comportamenti razzisti e discriminatori.
Il titolo dell'iniziativa di quest'anno, infatti, è: “Ma che razza di discorsi! Immigrzione, dal Discorso sulla razza ai meccanismi di discriminazione: strumenti per la decostruzione”. La proposta formativa è rivolta a partecipanti di ogni età, nazionalità, provenienza, livello di istruzione e, in particolar modo, agli insegnati, agli operatori sociali, ai giornalisti, agli educatori, ai referenti dei centri iinterculturali e ai funzionari degli uffici pubblici che si occupano di migrazioni.

Per iscrizioni e informazioni, si può consulatre il sito dell'Associazione Prendiamo la Parola: www.prendiamolaparola.org



sabato 13 aprile 2013

Una poesia (una denuncia, uno sfogo) di Paul Polansky, insignito, nel 2004, del premio Human Rights Award

Paul Polansky, giornalista, poeta, scrittore, fotografo e antropologo, ma anche x pugile e giocatore di football americano. Scappa dalla guerra in Vietnam e arriva in Spagna e girerà l'Europa, seguendo le sue radici vichinghe: agli inizi degli anni '90 inizia un percorso di ricerca sulle origini della propria famiglia che porterà alla luce l'esistenza del campo di concentramento di Lety, in Repubblica Ceca; nel 1999 viene ingaggiato dalle Nazioni Unite e inviato in Kosovo come mediatore tra le istituzioni e i rom perseguitati e continuerà a lottare affinché i rom, cacciati dagli estremisti albanesi, possano uscire dai campi profughi, costruiti su terreni inquinati dal piombo e altri metalli pesanti; nel 2004, Gunther Grass gli consegna il premio Human Rights Award.
Attualmente Paul Polansky vive a Nish, in Serbia dove prosegue la sua attività nella difesa dei diritti umani anche attraverso lo strumento audiovisivo: il suo ultimo documentario, Gipsy Blood, è visibile su you tube ed è stato premiato al Golden Wheel International Film Festival di Skopje. 
Paul Polansky ci ha regalato la poesia (uno sfogo, una denuncia) che pubblichiamo qui di seguito.





WHY
PERCHE’


Why
PERCHE’
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
Invested
Ha investito
½ million euros
½ milione di euro
In a Gypsy camp
In un campo di zingari
Built on toxic wasteland
Costruito su un’area abbandonata tossica
Where everyone is being
Dove tutti muoiono avvelenati?
poisoned?



Why
Perchè
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
Deported from Deutschland
Ha espulso dalla Germania
Kosovo Gypsies
Zingari kosovari
Who end up
Che sono finiti
In this camp
In questo campo
Where every child is born
Dove tutti i bambini sono nati
With irreversible brain damage…
Con danni cerebrali irreversibili
If they live.
E non si sa se sopravviveranno




Why
Perchè
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
And their implementing partner
E il suo socio
The United Nations
Le Nazioni Unite
Ignored pleas---
Hanno ignorato la supplica
Yes, pleas for ten years---
Sì, per dieci anni hanno ignorato la supplica
From the World Health Organization
Dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
To immediately evacuate and medically treat
Di evacuare e curare immediatamente
Children and pregnant women
Bambini e donne in stato interessante
The most vulnerable
I più vulnerabili
Who have the highest lead levels
Quelli che hanno i più alti livelli di acetato di piombo
In medical literature?
Nella letteratura medica?


Why
Perchè
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
Become involved in a camp
Si è trovato coinvolto in un campo


Where almost 90 Gypsies have died
Dove circa 90 zingari sono morti

Where the lead poisoning has caused
Dove il veleno dell’acetato di piombo ha causato
Hundreds of miscarriages?
centinaia di aborti?




Why
PERCHE’
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
Ignored the pleas---
Ha ignorato la supplica
Yes, the pleas----
Sì, la supplica
Of the European Council’s
Della Commissione Europea
Commissioner for Human Rights
per I Diritti Umani
Begging Germany
Che pregava la Germania
Only Germany
Solo la Germania
Not to deport anymore Gypsies
Di non espellere più gli zingari
Back to Kosovo
E deportarli in Kosovo
Where they might
Dove avrebbero potuto
end up
Finire
In this deadly camp?
In questo campo di morte?




Why
PERCHE’
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Has the German govt
Il governo tedesco
Turned a blind eye
Non ha voluto vedere
To the documentary films
I documentari
Made about this lead-poisoned camp
Riguardanti questo campo avvelenato con il piombo
By the BBC,
girati dalla BBC
Norwegian TV, French TV,
dalla TV norvegese, da quella francese
Australian TV
Dalla TV australiana
And even German TV?
E perfino da quella tedesca?




Why
PERCHE’
In the 21st century
Nel 21mo secolo
Is the German govt---
Il governo tedesco
This time an elected
Un governo regolarmente eletto
And supposedly democratic govt---
E presumibilmente un governo democratico
Targeting Gypsies
Prende di mira gli zingari
Threatening Gypsies
Li minaccia
Transporting Gypsies
Li deporta
Once again
Ancora una volta
Against their will
Contro la loro volontà
To a camp
In un campo
That newspapers & magazines
Che quotidiani e riviste
World-wide
Di tutto il mondo
Have called
Hanno definito
A “death” camp?
Un campo di morte?



WHY? WHY? WHY?
PERCHE’? PERCHE’? PERCHE’?




Paul Polansky
Paul Polansky




(Traduzione a cura di EsseBi)



E' da poco uscito nelle libreria italiane anche l'ultimo romanzo di Paul Polansky, dal titolo Il pianto degli zingari, Volo Press edizioni.
Danica studia a Monaco ed è brava: forse diventerà un'insegnante o forse una dottoressa. Ma una mattina d'inverno deve abbandonare tutto: casa, scuola, amici e futuro per salire su un aereo diretto a Pristina, insieme ad altri rom come lei.
Ritorna l'incubo sepolto dieci anni prima quando suo padre aveva gridato “Avna o nemcoja”: “Arrivano i tedeschi!”: era il giugno del 1999, ma quelle parole riportavano alla mente i ricordi del nonno e della seconda guerra mondiale, con le sue atrocità. Nel '99, invece, erano stati i vicini di casa albanesi a cacciare di casa lei (che all'epoca aveva sette anni) e la sua famiglia.
Danica adesso è più adulta e più consapevole e si chiede: ma non sono tedesca? Studio in Germania, ho vinto anche una borsa di studio, ho creato dei legami...Un racconto in versi, il punto di vista di un'adolescente per parlare di dignità umana, di rispetto, di cittadinanza, di inclusione, con una sensibilità e un'attenzione particolare alla tutela dei diritti dei minori.

 
Paul Polansky






venerdì 29 marzo 2013

I matrimoni gay in Francia: proteste e contromanifestazioni



Il governo socialista del Presidente Hollande, a febbraio, ha approvato la norma che rende possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso e apre loro la strada anche all'adozione di bambini. 329 voti a favore contro 229 contrari. “Non si considereranno più le persone in base al loro orientamento sessuale, facendo delle differenze. Un elemento di discriminazione in meno, questo è davvero un grande giorno per l'uguaglianza di tutti”, queste le parole di Bruno Le Roux, presidente del gruppo socialista all'Assemblea Nazionale.
Il 24 marzo scorso, invece, le dichiarazioni sono state altre, da parte dei manifestanti contro la legge. “Per noi un uomo e una donna si completano e se un bambino è allevato da due uomini o da due donne ovviamente sarà amato, ma gli mancherà qualcosa di fondamentale per la sua evoluzione”, ha spiegato una ragazza; oppure “I senatori spiegheranno senza dubbio perchè questa legge che autorizza l'adozione avrà delle conseguenze molto gravi. Parliamo di bambini senza legami di sangue con i genitori, senza un padre e una madre”, ha sostenuto Tugdual Derville, un portavoce del corteo che ha visto la partecipazione del popolo conservatore, molti cattolici ed esponenti del centro-destra.
Il percorso delle marcia di protesta è partito dalla Défense e si è snodato fino all'arco di Trionfo, per otto chilometri: alla marcia hanno partecipato migliaia di persone, tra gli oppositori alla legge e i sostenitori. I primi accusano la Polizia di aver usato gas lacrimogeni contro famiglie e bambini; i secondi di aver strumentalizzato proprio i minori, portandoli a manifestare con cartelloni e magliette per le strade di Parigi.
Intanto si aspetta, a giugno, la decisione, in materia, da parte della Corte Costituzionale degli Stati Uniti. Una decisione che potrebbe essere storica.


venerdì 15 marzo 2013

Una settimana per dire “NO AL RAZZISMO e alle DISCRIMINAZIONI”



E' il 21 marzo del 1960 quando, a Sharpeville, in Sudafrica, 69 manifestanti neri muoiono sotto i colpi di fucile di poliziotti bianchi: è stata la giornata più sanguinosa della lotta all'apartheid. Da allora le Nazioni Unite hanno dichiarato il 21 marzo la “Giornata mondiale per l'eliminazione delle discriminazioni razziali”
In questi giorni, e fino a giovedì prossimo, l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) del Dipartimento per le Pari Opportunità promuove, come tutti gli anni, la Settimana di azione contro il razzismo. Molte le iniziative organizzate in Italia (e non solo), tutte consultabili sul sito www.unar.it
Tra queste, ad esempio, segnaliamo le rassegne cinematografiche proposte dalla Rete Near, Rete giovanile Nazionale contro le discriminazioni e lo spettacolo teatrale “Basta razzismo per una nuova cittadinanza” al teatro Ambra Jovinelli di Roma.
Dal 18 al 23 marzo verrà proposto un progetto dal titolo “Diversità e lavoro” sul tema delle discriminazioni nel mondo del lavoro che prevede dibattiti, seminari e incontri di approfondimento.
Nei quartieri a forte vocazione etnica di tante città (Bologna, Verona, Milano, Cosenza, Bari, Palermo ad esempio), in collaborazione con Amnesty International, verranno allestiti gazebo informativi come punti di incontro tra persone italiane e comunità straniere.


La riflessione, inoltre, entrerà nelle scuole grazie all'evento “Questa è l'Italia”, con l'invito rivolto agli studenti ad approfondire i temi del cambiamento demografico del loro territorio, della nuova cittadinanza, dell'inclusione. Questa iniziativa è supportata da un altro progetto didattico intitolato “Look around. Per non restare indifferenti” promosso in collaborazione con l'associazione Il razzismo è una brutta storia e con le librerie Feltrinelli: si tratta di un kit contenente due cortometraggi sul tema del razzismo, dell'antirazzismo e dell'educazione alla cittadinanza e da una study guide rivolta agli insegnanti con indicazioni di attività da svolgere in classe, spunti e suggerimenti bibliografici. Un ricco materiale per sensibilizzare gli adulti e, soprattutto, educare i bambini e i ragazzi dai 6 ai 16 anni, quei giovani che saranno i cittadini di domani.