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giovedì 16 ottobre 2014

L'infanzia più povera




Oltre un milione e 400mila minori in stato di povertà assoluta in Italia: più marcata nelle regioni del Mezzogiorno (Calabria e Sicilia) dove la percentuale raggiunge quasi il 40%, un po' meno nelle regioni del Nord dove la percentuale è vicina al 15%. Questi sono i dati raccolti da una recente indagine effettuata da Save the children che si rivolge alle istituzioni con un appello con il quale si chiedono misure a sostegno del reddito a supporto delle famiglie, a partire dal potenziamento del sostegno di inclusione attiva. Valerio Neri, Direttore generale di Save the children Italia, ha infatti spiegato: “ Se gli ultimi dati sull'incidenza dei minori in povertà assoluta e relativa in Italia sono allarmanti, lo è forse ancor di più dover constatare che il nostro Paese si è caratterizzato negli ultimi anni per una profonda inefficacia degli interventi governativi che sulla carta avrebbero dovuto contrastare questo fenomeno. Non si tratta, quindi, solo di un problema di quantità di risorse messe a disposizione per interventi e politiche per la riduzione della povertà - risorse che sono andate diminuendo drasticamente e che solo nell'ultimo anno hanno registrato un'inversione di tendenza - ma soprattutto di come queste risorse vengono spese e di quanto siano efficaci nel riuscire a far emergere dal rischio di povertà i minori del nostro Paese”.

Il tema della povertà minorile è approfondito anche in un report, sempre a cura dell'organizzazione, dal titolo L'Atlante dell'infanzia – L'Italia sottosopra. I bambini e la crisi: si tratta di uno strumento e di un'agenda programmatica per raccogliere dati specifici sulla condizione dei bambini e degli adolescenti, in particolare nelle aree a rischio. Tutti giù per terra: la crisi dei consumi e dei servizi; Pimpirulin piangeva: la povertà minorile; Regina reginella: emergenza abitativa in Italia; Ambarabà ciccì coccò: la salute dei bambini ai tempi della crisi; Le belle statuine: la crisi dell'educazione in Italia; Oh che bel castello: come ripartire dall'infanzia: questi sono i titoli dei capitoli dello studio i cui temi principali riguardano, appunto, il default del welfare, l'immobilità sociale, le diseguaglianze in tema di sanità e di istruzione e tanto altro ancora, ma sempre in difesa dei diritti dei più indifesi.



Per scaricare il report: www.atlante.savethechildren.it

lunedì 19 maggio 2014

Cyberbullismo e diritti umani



Hannah, Carolina, Aurora, Andrea, Nadia, Amanda: questi sono solo alcuni dei nomi di ragazze e ragazzi che si sono tolti la vita, nel corso dell'anno, perchè vittime di bullismo e di cyberbullismo.

La rete, infatti, può essere uno strumento utilissimo per ampliare le conoscenze e per approfondirle, ma può anche diventare una trappola psicologica oppure un'arma puntata contro i più deboli.

La Commissione Diritti Umani a Palazzo Madama ha, così, deciso di prestare la massima attenzione al fenomeno del cyberbullismo e di avviare un'indagine conoscitiva del problema, in collaborazione con il Ministero dell'Università e della ricerca scientifica, la Polizia Postale, il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza e con Save the children.

Elena Ferrara, membro delle Commissioni istruzione e Diritti Umani, ha presentato anche un disegno di legge per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. “Dopo aver vissuto il dramma del suicidio di una mia ex alunna di 14 anni, a gennaio 2013, e a fronte dell'ultimo drammatico gesto analogo di una ragazzina di Venaria, faccio appello al Parlamento affinché già all'inizio del prossimo anno scolastico possano partire le campagne di formazione e di contrasto al fenomeno e per dotare l'Italia di una legge che metta a sistema l'educazione per la sicurezza in rete”: con queste parole la senatrice si è rivolta ai suoi colleghi.

Il disegno di legge prevede che i post offensivi vengano rimossi dal web nel giro di 24 ore su richiesta dei genitori o di chi ha la responsabilità dei minori; in caso di mancata richiesta, provvederà lo stesso Garante nell'arco delle 48 ore. Per i ragazzi che commettono il fatto è previsto un ammonimento perchè, prima della punizione, è importante educarli non solo all'utilizzo corretto di Internet, ma soprattutto al “recupero del senso del limite, del rispetto verso la persona, verso i coetanei, soprattutto i più fragili”, ha continuato Elena Ferrara. “Oggi, già a dieci anni, i più giovani prendono contatto con la complessità e la vastità del mondo attraverso uno smartphone. Siamo sicuri che questo non implichi degli obblighi? O comunque delle responsabilità?”.

Quando il senso di responsabilità, di giovani e adulti, viene a mancare, devono subentrare altre misure. E' prevista, quindi, la costituzione di una cabina di regia che coordini le strategie tra Ministeri, Polizia Postale e il Safer Internet Center, e una rete in linea anche con le direttive suggerite dall'ONU e dalla Commissione Europea.

Sono, infine, previsti corsi di aggiornamento e di formazione rivolti agli insegnanti affinchè, in ogni scuola, ci sia un referente perchè: “l'educazione all'uso consapevole della rete deve assumere continuità curricolare, responsabilizzando gli stessi alunni ad assumere condotte di legalità e di solidarietà”, ha concluso la Ferrara.


lunedì 16 dicembre 2013

Quando i bambini sono tanto poveri


 Un minore su dieci, in Italia, vive in uno stato di povertà assoluta, un milione e 344 bambini che subiscono le conseguenze devastanti della crisi economica e dei tagli agli enti locali: questo emerge dall'ultimo rapporto redatto dall'organizzazione Save the children dal titolo “L'Italia SottoSopra”, 4° Atlante dell'Italia (a rischio).
Spesso sono figli di disoccupati o monoreddito oppure i loro genitori hanno un livello di istruzione assente o molto basso: dal rapporto emerge se i capofamiglia sono privi di un titolo di studio, il tasso di povertà è del 3,1%. 


La logica obbligata del risparmio costringe i piccoli e gli adolescenti a vedersi privati dei servizi di base o di cure mediche: molti non si possono permettere una visita dall'oculista o dal dentista, i libri per la scuola, anche alcuni capi di abbigliamento; tanti vivono in condizioni abitative disagiate per non parlare della possibilità di partecipare ad attività ricreative o sportive.
Interessante anche il dato che i bambini più poveri soffronto spesso di obesità: non è una contraddizione, ma un'altra conseguenza del loro stato. Non si alimentano con cibi sani e nutrienti, perchè costano troppo, per cui consumano prodotti che “riempiono”, ma fanno ingrassare e minano la salute.
La povertà, colpice maggiormente e come sempre, il Centro e Sud dell'Italia, ma anche nel Nord si registra un incremento del 43% rispetto a due anni fa.
Questi dati sono sottolineati dalle parole di Valerio Neri, Direttore generale di Save the children Italia: “In questa fase di crisi i bambini e gli adolescenti si trovano stretti in una morsa: da una parte c'è la difficoltà di famiglie impoverite, spesso costrette a tagliare i consumi per arrivare alla fine del mese, dall'altra c'è il grave momento che attraversa il Paese, con i conti in disordine, la crisi del welfare, i tagli dei fondi all'infanzia, progetti che chiudono. In mezzo, oltre un milione di minori in povertà assoluta, in contesti segnati da disagio abitativo, alti livelli di dispersione scolastica, disoccupazione giovanile alle stelle”. 


Grave, infine, il risultato sull'analisi del cosiddetto “early school leavers”: 758mila ragazzi sono fermi alla licenza media e tantissimi abbandonano il circuito formativo. Nel dossier si legge, infatti, che la scuola “fa più fatica ad attrarre e trattenere gli studenti più disagiati, impedendone la dispersione e il rafforzamento delle competenze”.
Un numero così grande e crescente di minori in situazione di estremo disagio, ci dice una cosa semplice”, aggiunge Neri, “la febbre è troppo alta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura forte e strutturata”. La cura consiste nell'investire proprio nella formazione e nella scuola di qualità perchè “la recessione non è iniziata soltanto cinque anni fa in conseguenza della crisi dei mutui subprime o degli attacchi speculativi all'euro, ma affonda le sue radici nella crisi del capitale umano, determinato dal mancato investimento, a tutti i livelli, sui beni più preziosi di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscenza”.

lunedì 24 giugno 2013

Campagna ALLARME INFANZIA di Save the children Italia



Si è da poco conclusa la campagna “Allarme infanzia”, iniziata il 20 maggio e promossa da Save the children Italia.
Sugli autobus, sui muri dei palazzzi, nei corridoi delle metropolitane di molte città sono stati affissi grandi cartelloni con il disegno di un bambino stilizzato e alcune frasi come, ad esempio: “Mi hanno rubato l'aria pulita”, “Mi hanno rubato una casa tutta mia”; “Mi hanno rubato la mensa a scuola”: la campagna, infatti, è stata organizzata per denunciare il furto di futuro, in atto nel nostro Paese, a danno dei bambini, degli adolescenti, dei giovani.
Il dossier intitolato “L'isola che non ci sarà” e il sondaggio “Le paure per il futuro dei ragazzi e dei genitori italiani”, realizzati da Save the children Italia e da Ipsos, evidenziano che milioni di minori non hanno a disposizione un'abitazione sicura oppure che non possono alimentarsi in maniera sana, né a casa né a scuola perchè, spesso, le mense scolastiche ospitano solo i bambini la cui famiglia si può permettere di pagare la retta.
Il diritto all'educazione e all'istruzione sono continuamente minati perchè esistono pochissimi asili nido e scuole materne, molti istituti sono fatiscenti (in particolare quelli pubblici e a costi accessibili) e gli insegnanti si trovano sempre più spesso a dover gestire situazioni di disagio sociale, di bullismo, di abbandono scolastico. Tutto questo senza aiuto da parte delle istituzioni che non vogliono prendere in considerazione il fatto che il 21% di un campione di quindicenni ha scarse competenze di lettura (livello 1 o addirittura inferiore) oppure che un ragazzo su cinque, tra i 18 e i 24 anni, ha cosenguito solamente la licenza media e con questo dato l'Italia si posiziona al quarto posto in termini di capacità di futuro garantito alle nuove generazioni, dopo Malta, Romania e Spagna.
L'indagine Ipsos rivela anche che il 29% dei bambini al di sotto dei sei anni di età, in Italia, è prossimo a una condizione di miseria e che i giovani, che non seguono alcun tipo di percorso formativo, non hanno neanche la possibilità di entrare nel mondo del lavoro.
La negazione del diritto allo studio, la povertà e la mancanza di punti di riferimento positivi diventano terreno fertile per la criminalità o l'autolesionismo. Quale futuro, dunque, per i ragazzi di oggi e gli adulti di domani?

lunedì 25 marzo 2013

Il caro prezzo pagato dai bambini siriani



Come sempre, purtroppo, accade durante i conflitti sono i bambini a pagarne il prezzo più alto. A due anni dall'inizio della guerra civile in Siria, sono circa due milioni i minori che ne subiscono le conseguenze peggiori. Le due parti in guerra li usano come scudi umani; malnutrizione e violenze di ogni tipo sono all'ordine del giorno.
Tutto questo è stato rilevato in un rapporto stilato dalla Ong Save the children nel quale, i bambini intervistati, hanno raccontato di essere stati separati dai loro genitori e di aver sperimentato la morte di un parente o di un amico. Ma c'è di peggio.
Justin Forsytth, responsabile di Save the Children in Libano, riporta la testimonianza di un minore, tenuto in una cella con altre 150 persone, portato all'aperto e attaccato ad una ruota per subire la bruciatura di sigarette sul corpo.
In Libano sono oltre 340 mila i rifugiati siriani e, anche qui, mancano i campi di accoglienza: si accontentano, quindi, di alloggi di fortuna (anche se alcune famiglie libanesi li accolgono nelle loro case) e chiedono l'elemosina per le strade del Paese.
Sul sito di Euronews si può leggere la vicenda di Ahmed, padre di cinque figli, che ha trovato rifugio in una stalla in disuso; oppure quella di Nadia che, con quattro bambini e un altro in arrivo, si è sistemata in un palazzo fatiscente; e ancora, la storia di Ines, otto anni, che, insieme ai suoi fratellini, si è accampata in una tenda a pochi chilometri fuori dal territorio siriano, ma non ha modo di proteggersi dalla bassa temperatura o di cibarsi.
L'agenzia ONU per i rifugiati stima che ci sarebbe bisogno di almeno 150 milioni di euro solamente per passare l'inverno. Ma, ad oggi, non solo mancano i fondi, ma sono insufficienti gli aiuti umanitari, l'assistenza sanitaria e anche psicologica.
Le prime vittime di una guerra, come detto, sono le donne e i bambini: vittime di stupri (lo stupro è usato sistematicamente per punire gli oppositori del governo), di pugni e di calci; vittime della brutalità, della fame e della paura. E questi sono traumi che difficilmente si potranno curare.
Per tenerci aggiornati sulla situazione, vi segnaliamo l'incontro, organizzato dal Naga, che si terrà a Milano, in Via Zamenhof 7/a, il 26 marzo, alle ore 20.30. L'incontro si intitola “Cosa succede in Siria? Situazione e scenari di un Paese abbandonato alla sua guerra”: Elena Parasiliti - direttore Terre di mezzo - Street magazine - intervista Gabriele Del Grande, giornalista di ritorno dalla Siria. Ingresso libero