Il Naga esprime la sua solidarietà e la sua vicinanza al Centro di accoglienza Baobab di Roma e alla Caritas.
Il blitz delle forze dell'ordine in tenuta anti sommossa che sono entrati nel Centro a Roma con il pretesto che l'intervento rientrava nell'ambito delle operazioni per la sicurezza del Giubileo, si è concluso con il fermo di 24 cittadini stranieri per motivi che, allo stato, nulla paiono avere a che fare con il terrorismo.
Inoltre, varie sedi della Caritas hanno subito attacchi, nella notte, da parte di organizzazioni di estrema destra con l'accusa di aiutare "le orde di immigrati".
Stigmatizziamo energicamente questo tipo di comportamenti che, pur nella loro evidente diversità, ci preoccupano profondamente. Ci auguriamo che non si tratti dei primi atti di un giro di vite generalizzato e indiscriminato nei confronti dei cittadini stranieri presenti nel nostro paese e delle associazioni che si occupano dell'assistenza ai profughi e ai richiedenti asilo.
Non permetteremo che i migranti diventino le prime vittime collaterali della "guerra al terrorismo" e continueremo a svolgere le nostre attività a favore di tutti i cittadini stranieri senza farci intimidire e rivendicando le nostre pratiche di accoglienza.

"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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mercoledì 2 dicembre 2015
Sgombero del centro Baobab: anche il Naga esprime la sua solidarietà
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martedì 24 novembre 2015
Déjà vu: un commento sui dati degli sgomberi dei ROM diffusi dal Comune di Milano
"I numeri sono eclatanti" spesso si dice di un atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di tempo. La Repubblical'ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre, per informare della performance del Comune di Milano, che ha eseguito "1284 allontanamenti
di nomadi" dal 2013 a oggi, circa 1,3 al giorno.
La cosa strana è che a Milano nel 2013 c'erano circa tremila cittadini rom e sinti e tremila ce ne sono anche oggi, tra cittadini italiani e non, regolari e non. Per la stragrande maggior parte in condizioni precarie. Dunque, non un grande risultato? Dipende.
La cosiddetta integrazione, che fa da paravento all'intera operazione, non c'è stata.
La muscolarità (ad altre latitudini politiche si parla di celodurismo) e la difesa della cosiddetta legalità, sì.
La polverizzazione dei gruppi e delle famiglie, anche.
Effettivamente (oltre all'effetto reale degli sgomberi: le case e i ripari sfasciati, la roba perduta, i bambini piangenti, le scarpe sparse), quello che infastidisce di più è la retorica buonista dell'inclusione sociale o del superamento della discriminazione. Tanto per cominciare sgomberiamone parecchi al giorno e molte più volte.
Se poi alcuni sono in campi autorizzati, come quello di Via Idro, chiudiamoli e offriamogli un' "alternativa abitativa provvisoria".
Peccato che il campo di Via Idro dal 1989 in avanti è stato concesso in uso a tempo indeterminato a un tot di nuclei familiari, che infatti ci risiedono.
Come se agli abitanti di una casa popolare degradata si dicesse di lasciarla, perché verrà abbattuta, e di andare a stare in un dormitorio, più o meno dignitoso, per tre o sei mesi.
Il Naga non è a favore del mantenimento dei campi, a prescindere, ma è fermamente contrario agli sgomberi forzati. I progetti interculturali si fanno insieme ai soggetti interessati oppure non esistono.
Afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga: "Il quinquennio della giunta attuale era per noi cominciato con una causa nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una Zingaropoli in caso di vittoria del centro-sinistra, si conclude con 1284 sgomberi (più quelli che verranno) e una causa contro la chiusura coatta del campo autorizzato di Via Idro. Un déjà vu inaspettato."
giovedì 15 ottobre 2015
Ius sòla: il commento del Naga sulla riforma della cittadinanza
Approvato dalla Camera il testo della nuova legge che riforma il diritto di cittadinanza, introducendo nel nostro ordinamento lo "ius soli", ovvero la cittadinanza per chi nasce nel nostro paese da genitori non italiani.
Peccato che l'acquisizione della cittadinanza avvenga solo qualora almeno uno dei genitori disponga del "Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo", precedentemente detto "Carta di soggiorno"; un vincolo pesantissimo, che subordina un diritto fondamentale, la cittadinanza, non solo alla lunga permanenza di uno dei genitori nel nostro paese, ma alla sua disponibilità di un lavoro, di un'abitazione con requisiti che a nessun cittadino italiano vengono richiesti e di un reddito minimo fissato con un semplice provvedimento amministrativo.
Il diritto di cittadinanza, insomma, è sottoposto alla condizione amministrativa dei genitori: un luminoso esempio di rispetto dei concetti giuridici di "responsabilità individuale" e "proporzionalità".
Interessante anche l'introduzione della cittadinanza per "ius culturae", ovvero per quei minori che pur non avendo i requisiti per l'applicazione dello ius soli abbiano frequentato almeno 5 anni negli istituti scolastici o di formazione professionali italiani; incomprensibile tuttavia risulta la richiesta di aver conseguito la promozione al termine della scuola primaria: chi viene bocciato a scuola, insomma, è rimandato in cittadinanza.
Timidi passi in avanti rispetto al nulla di prima, indubbiamente, ma un testo che deve assolutamente essere modificato in seconda votazione al Senato eliminando le discriminazioni.
Come Naga, continueremo a sostenere non solo che cittadino è chiunque abita e contribuisce alla vita civile del paese, ma anche che i diritti fondamentali, quali la salute e la libertà di movimento, non possono essere subordinati alla condizione amministrativa ma neppure alla cittadinanza stessa: gli esseri umani nascono liberi e uguali.
mercoledì 16 settembre 2015
Due commenti del Naga sul tema dell'accoglienza
Beati gli ultimi perché saranno...gli ultimi
Il Naga contro ogni distinzione tra migranti
Per anni abbiamo sentito parlare solo di emergenza, rimpatri necessari, invasioni da arginare, assalti dai cui difendersi, identità da conservare, sicurezza da garantire, scafisti come male assoluto. Nel giro di poche settimane sembra tutto cambiato. Sicuramente nella forma, forse anche nella sostanza ma di sicuro con una costante: “Le foto, le dichiarazioni, i toni sono cambiati: mandiamoli tutti a casa, forse, non si può più dire. La Germania ha preso, di nuovo, questa volta in senso opposto rispetto alla vicenda greca, la leadership di un’Europa allo sbando e ha superato Dublino III permettendo finalmente a centinaia di migliaia di persone di scegliere la destinazione del proprio progetto migratorio.
Gli altri paesi per ora stanno a vedere, osservano, chiudono appena possono come stanno già facendo, o tentando di fare; rifiuteranno delle quote, le sanzioni non saranno mai né definite né applicate… Ma rimane ed emerge sempre più chiaramente una costante, un’odiosa distinzione tra persone in fuga alla ricerca di un futuro: la distinzione tra rifugiati e migranti economici, secondo una valutazione discrezionale da parte dei paesi di ricezione dei motivi della fuga,” dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Insieme all’accoglienza per tutti i siriani, la Germania ha infatti ribadito che i migranti economici da Asia e Africa e quelli da paesi dell’area europea ritenuti sicuri, essenzialmente tutti i paesi dell’area balcanica più la Turchia, saranno prontamente rimpatriati. La Germania ha dunque deciso di selezionare le persone che hanno diritto ad un futuro migliore, condannando tutti gli altri all’oblio. Oblio che spesso coincide con una morte oscura e anonima nella stiva di un barcone, perché non si hanno abbastanza soldi per stare all’aria aperta. E per coloro che sopravvivono fino all’agognata meta non ci saranno le scene di applausi riservate agli altri, ma i rimpatri nei loro paesi ‘securizzati’.
A conti fatti, gli ultimi saranno sempre più ultimi,” prosegue il presidente del Naga che così conclude: “Oltre alla lista dei 'paesi sicuri' la distinzione, la selezione a priori, avrà presto anche dei luoghi dove renderla possibile: gli hotspot, di prossima apertura anche in Italia. Saranno dei luoghi dove si farà una prima identificazione dei cittadini stranieri che arrivano in Europa e dove la distinzione tra chi è meritevole di restare e chi no prenderà forma. La lista dei ‘paesi sicuri’ e gli hotspot sembrano così materializzare e formalizzare con strumenti di controllo una distinzione discriminatoria e il principio fondamentale della necessaria valutazione delle motivazioni personali alla base di ogni singola domanda d’asilo sembra, così, svanire per sempre. Il Naga condanna ogni distinzione: non ci sono migranti economici, rifugiati, profughi, ma solo persone in cerca di un futuro. Il Naga difende il diritto di TUTTI alla libertà di movimento.”
Il coraggio di chi parte e l’ignavia di chi governa. Il commento del Naga dopo il vertice europeo
Nessun accordo, nessun documento condiviso, grotteschi conteggi sulle quote, rinnovati tentativi di chiusure, rimpatri e controlli: le cronache del vertice europeo di ieri raccontano di un'Europa fuori tempo. “Migliaia di persone decidono di lasciare il proprio Paese, rischiano tutto per migliorare o salvare la propria vita. Uomini, donne e bambini forti di una volontà e di un progetto che nessun muro o barriera può fermare,” dichiara Luca Cusani, Presidente del Naga. “La reazione dell’Europa è prevedibile, deprimente e fortemente inadeguata. Si continua a credere di poter fermare il desiderio o il bisogno di spostarsi con misure di controllo, nonostante la storia dimostri, in questi mesi in modo ancora più evidente, che le migrazioni sono un fenomeno inarrestabile e che gli unici effetti di una politica securitaria sono quelli di rendere il viaggio più pericoloso e le morti inevitabili. Invece di proseguire con patetici tentativi di controllo, chi siede ai tavoli dei vertici europei dovrebbe avere il coraggio di farsi contaminare dalla forza progettuale di chi arriva. E’ evidente che chi arriva in Europa un progetto ce l’ha, come è evidente che chi la governa un progetto politico non sa che cosa sia. Benvenuti!”.
Per anni abbiamo sentito parlare solo di emergenza, rimpatri necessari, invasioni da arginare, assalti dai cui difendersi, identità da conservare, sicurezza da garantire, scafisti come male assoluto. Nel giro di poche settimane sembra tutto cambiato. Sicuramente nella forma, forse anche nella sostanza ma di sicuro con una costante: “Le foto, le dichiarazioni, i toni sono cambiati: mandiamoli tutti a casa, forse, non si può più dire. La Germania ha preso, di nuovo, questa volta in senso opposto rispetto alla vicenda greca, la leadership di un’Europa allo sbando e ha superato Dublino III permettendo finalmente a centinaia di migliaia di persone di scegliere la destinazione del proprio progetto migratorio.
Gli altri paesi per ora stanno a vedere, osservano, chiudono appena possono come stanno già facendo, o tentando di fare; rifiuteranno delle quote, le sanzioni non saranno mai né definite né applicate… Ma rimane ed emerge sempre più chiaramente una costante, un’odiosa distinzione tra persone in fuga alla ricerca di un futuro: la distinzione tra rifugiati e migranti economici, secondo una valutazione discrezionale da parte dei paesi di ricezione dei motivi della fuga,” dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Insieme all’accoglienza per tutti i siriani, la Germania ha infatti ribadito che i migranti economici da Asia e Africa e quelli da paesi dell’area europea ritenuti sicuri, essenzialmente tutti i paesi dell’area balcanica più la Turchia, saranno prontamente rimpatriati. La Germania ha dunque deciso di selezionare le persone che hanno diritto ad un futuro migliore, condannando tutti gli altri all’oblio. Oblio che spesso coincide con una morte oscura e anonima nella stiva di un barcone, perché non si hanno abbastanza soldi per stare all’aria aperta. E per coloro che sopravvivono fino all’agognata meta non ci saranno le scene di applausi riservate agli altri, ma i rimpatri nei loro paesi ‘securizzati’.
A conti fatti, gli ultimi saranno sempre più ultimi,” prosegue il presidente del Naga che così conclude: “Oltre alla lista dei 'paesi sicuri' la distinzione, la selezione a priori, avrà presto anche dei luoghi dove renderla possibile: gli hotspot, di prossima apertura anche in Italia. Saranno dei luoghi dove si farà una prima identificazione dei cittadini stranieri che arrivano in Europa e dove la distinzione tra chi è meritevole di restare e chi no prenderà forma. La lista dei ‘paesi sicuri’ e gli hotspot sembrano così materializzare e formalizzare con strumenti di controllo una distinzione discriminatoria e il principio fondamentale della necessaria valutazione delle motivazioni personali alla base di ogni singola domanda d’asilo sembra, così, svanire per sempre. Il Naga condanna ogni distinzione: non ci sono migranti economici, rifugiati, profughi, ma solo persone in cerca di un futuro. Il Naga difende il diritto di TUTTI alla libertà di movimento.”
Il coraggio di chi parte e l’ignavia di chi governa. Il commento del Naga dopo il vertice europeo
Nessun accordo, nessun documento condiviso, grotteschi conteggi sulle quote, rinnovati tentativi di chiusure, rimpatri e controlli: le cronache del vertice europeo di ieri raccontano di un'Europa fuori tempo. “Migliaia di persone decidono di lasciare il proprio Paese, rischiano tutto per migliorare o salvare la propria vita. Uomini, donne e bambini forti di una volontà e di un progetto che nessun muro o barriera può fermare,” dichiara Luca Cusani, Presidente del Naga. “La reazione dell’Europa è prevedibile, deprimente e fortemente inadeguata. Si continua a credere di poter fermare il desiderio o il bisogno di spostarsi con misure di controllo, nonostante la storia dimostri, in questi mesi in modo ancora più evidente, che le migrazioni sono un fenomeno inarrestabile e che gli unici effetti di una politica securitaria sono quelli di rendere il viaggio più pericoloso e le morti inevitabili. Invece di proseguire con patetici tentativi di controllo, chi siede ai tavoli dei vertici europei dovrebbe avere il coraggio di farsi contaminare dalla forza progettuale di chi arriva. E’ evidente che chi arriva in Europa un progetto ce l’ha, come è evidente che chi la governa un progetto politico non sa che cosa sia. Benvenuti!”.
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lunedì 15 giugno 2015
Meglio tardi che mai ! Il commento del Naga sulla situazione alla Stazione Centrale di Milano
Da un anno e mezzo ogni giorno arrivano cittadini stranieri alla Stazione Centrale di Milano.
Da un anno e mezzo vengono forniti loro un’assistenza di base e beni di prima necessità al mezzanino della Stazione Centrale.
Da un anno e mezzo le persone che arrivano ricevono assistenza sanitaria dalle associazioni di volontariato perché, da un anno e mezzo, la Regione si rifiuta di aprire un presidio sanitario, nonostante gli appelli delle associazioni e del Comune.
“In un giorno è cambiato tutto: la situazione in Stazione Centrale diventa la prima notizia su tutti i media, la Regione apre un presidio sanitario, oggi anche l’appello del Papa”, dichiara Luca Cusani, presidente del Naga.
“Un’emergenza può essere definita come una circostanza imprevista che richiede un intervento immediato. Questa certo non lo è dato che dura da quasi due anni. Però rimane l’esigenza di un intervento immediato, ma anche duraturo e organizzato nel tempo. Il fenomeno non è destinato a fermarsi, dato che non sono destinate a fermarsi le motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese: guerre, fame, instabilità, paura e la legittima forte volontà di un futuro migliore”, prosegue il presidente del Naga.
“Pensavamo che il riconoscimento di diritti fondamentali come quello alle cure o sentimenti di umanità e accoglienza verso persone che, per fortuna, riescono ad arrivare nel nostro Paese senza morire in mare, fossero sufficienti per un’attivazione politica, sociale e umanitaria. Invece ci son voluti dei casi di scabbia - malattia, per fortuna, curabilissima - la visita dell'Assessore Regionale alla salute, che non si era mai visto prima alla Stazione e, poi, anche la visita del cardinale Angelo Bagnasco, per smuovere qualcosa. Meglio tardi che mai”, conclude il presidente del Naga.
Il Naga continuerà a portare assistenza attraverso la sua unità mobile e ad informare i cittadini stranieri che avrà, ancora, il privilegio d’incontrare.
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mercoledì 6 maggio 2015
Curarsi (non) è permesso: I risultati dell'indagine sull'accesso alle cure per i cittadini stranieri irregolari negli ospedali milanesi.
“Prevedendo
il pieno accesso alle cure anche per i cittadini stranieri
irregolari, la normativa italiana è avanzata ed includente”:
inizia così la dichiarazione degli operatori del Naga a seguito
della loro ultima indagine che riguarda la salute di tutti i
cittadini, italiani e stranieri.
Il
diritto alla salute viene protetto, come ricorda la Corte
Costituzionale, “come ambito inviolabile della dignità umana”.
Tra
gennaio 2014 e febbraio 2015 i volontari del Naga ne hanno verificato
l'effettiva applicazione negli ospedali milanesi, con un'indagine
qualitativa, raccogliendo documentazione le testimonianze.
“Gessi
non tolti, controlli diagnostici e ricoveri non effettuati, farmaci
salvavita non forniti, esenzioni non applicate, pazienti cronici
respinti, mancata erogazione del codice Straniero Temporaneamente
Presente (STP) che permette l'accesso alle cure, ai farmaci e agli
esami diagnostici.
Sono questi alcuni dei 155 casi dei quali abbiamo raccolto la
documentazione clinica e che dimostrano che a
Milano e nei paesi limitrofi, ogni anno, cittadini stranieri
irregolari affetti da patologie anche gravi non ricevono assistenza
sanitaria adeguata”
afferma il Dott. Fabrizio Signorelli, direttore sanitario del Naga.“Dalla nostra indagine emerge che in 80 dei 155 casi di pazienti non adeguatamente assistiti si tratta di patologie gravi come il diabete mellito, fratture ossee, casi di tumore o gravi patologie cardiache. Si tratta di persone giovani (età media 43 anni), prevalentemente di sesso maschile (76%), provenienti principalmente dai paesi del nord Africa, centro America, sud est Asiatico, Romania. Il 20% dei pazienti che non ha ricevuto assistenza è cittadino comunitario. I casi si distribuiscono equamente in tutti gli ospedali di Milano e dei paesi limitrofi e si rilevano prassi estremamente variabili, a discrezione dei singoli ospedali o anche dei singoli operatori” prosegue il direttore sanitario.
“Riteniamo che tutto ciò sia, in parte , frutto di una mancanza di conoscenza della normativa da parte degli operatori sanitari e amministrativi, di difficoltà burocratiche e linguistiche e di un'abitudine diffusa a demandare alle associazione di volontariato. Ma crediamo che ciò derivi anche da una chiara volontà politica regionale di non rendere pienamente godibile il diritto alle cure per tutti nella nostra città” conclude Signorelli.
“Affinché le cure siano garantite a tutti, senza discriminazione alcuna, è necessario un chiaro cambio di rotta politico. Al di là di ogni interpretazione del fenomeno migratorio, crediamo che debba essere garantito a tutti il pieno godimento del diritto alla salute. Non solo per rispettare la legge, ma soprattutto per una questione di civiltà, equità e giustizia; crediamo, infatti, che sia inammissibile che una fetta di popolazione che vive sul nostro territorio venga esclusa dal godimento di un diritto fondamentale” afferma Luca Cusani presidente del Naga.
“In attesa di un cambio di approccio strutturale e di vedere la legge pienamente applicata, sottoponiamo alcune raccomandazioni che potrebbero migliorare notevolmente la situazione attuale: rendere concretamente possibile per i pazienti stranieri irregolari l’iscrizione agli ambulatori dei medici di medicina generale; utilizzare il codice ENI, riconosciuto a livello nazionale, per i cittadini dell’Unione Europea indigenti privi di assistenza sanitaria; permettere anche agli ospedali privati convenzionati di prescrivere farmaci ed esami su ricettario regionale per i pazienti stranieri irregolari e attuare una campagna di informazione e formazione rivolta a chi opera nella sanità” prosegue Cusani. "Come Naga continueremo a denunciare ogni forma di discriminazione e a colmare temporaneamente le lacune del sistema sanitario: curiamo, senza chiedere il permesso”.
Scarica tutto il report, i casi esemplari, l'abstract, l'abstract in inglese.
giovedì 23 aprile 2015
Nomadi per forza: l'ultimo rapporto del Naga
Mentre Salvini dichiara di voler spianare i campi rom, l'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato Norina Vitali del Naga, in occasione dell'uscita dell'ultimo rapporto dell'associazione, intitolato “Nomadi per forza: indagine sull'applicazione delle linee guida Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Milano”.
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Come
avete raccolto i dati per questa indagine?
Abbiamo
iniziato questa indagine nel marzo 2013 e l'abbiamo terminata alla
fine di settembre 2014. “Medicine di strada” è uno dei gruppi
del Naga ed è un camper che esce sul territorio per dare assistenza
sanitaria e, negli ultimi dieci anni, si è concentrato sui cmpi
irregolari rom.
Per
l'indagine abbiamo realizzato delle interviste alle famiglie che sono
passate attraverso i Centri di Emergenza sociale (CES) di prima
accoglienza, istituiti dopo che sono state approvate le linee guida
dal Comune, nel novembre del 2012. in questi centri vengono accolte
le famiglie rom sgomberate: però non tutte, perchè i centri possono
accogliere 270 persone in totale, ma le persone sgomberate sono molte
di più. C'è stato, comunque, un cambiamento: mentre con la
precedente amministrazione, dopo gli sgomberi, le persone non
venivano accolte in alcun modo, ora ci sono questi centri che
accolgono uomini, donne e bambini.
Le
interviste sono state fatte anche agli enti gestori e all'assessore
Granelli e al suo staff, l'assessorato alla sicurezza.
Quali
sono gli stereotipi e i pregiudizi che ancora sussistono nei confroti
di queste etnie?
Ci
accorgiamo che ce ne sono tantissimi, anche guardando dentro noi
stessi. La situazione dei Rom è la cartina di tornasole della
democrazia di un Paese. Sono stata insegnante per quarant'anni e,
quando sono andata in pensione, ho deciso di lavorare con i Rom e,
nonostante la mia famiglia fosse di sinistra, ho litigato con mio
padre ed è stato proprio a causa di questa scelta.
Granelli
e Majorino (assessore alle Politiche sociali) hanno detto di dover
trattare questa questione come se i Rom fossero dei senzatetto, come
qualsiasi altra persona, ma è anche vero che i Rom sono davvero un
popolo con abitudini diverse dalle nostre, con le proprie tradizioni
ed è un'etnia che va riconosciuta. Alcuni aspetti della loro cultura
non li condivido, ma va data loro la possibilità di esistere.
Quali
sono le risorse messe in campo a livello locale?
Poco
dopo l'approvazione delle linee guida, nel 2013, c'è stata una
riunione tra il Comune e la Prefettura per decidere come finanziarle
ed è stato deciso di utilizzare i fondi rimasti dei famosi 13
milioni del piano Maroni “Emergenza nomadi”. Di quel denaro,
stanziato per Milano, erano rimasti circa 5 milioni e la differenza è
stata spesa dall'amministrazione precedente per attuare gli sgomberi.
Al di là
delle condizioni in cui si buttano le persone che vengono sgomberate,
fare gli sgomberi costa e non è efficace: le persone non si possono
eliminare (come è successo durante il nazismo), quindi si spostano,
si disperdono e formano altri insediamenti. E il problema non si
risolve mai.
L'attuale
amministrazione ha continuato con gli sgomberi e ha creato i cenri di
emergenza sociale che sono una soluzione temporanea. I Rom che
possono o accettano di entrarci, possono rimanere per un periodo
limitato.
Quali
sono le restrizioni e, una volta scaduto questo periodo, cosa
succede?
Una
volta scaduto il periodo ritornano sul territorio.
Per
entrare nei CES i Rom devono firmare un contratto che, in realtà, è
un elenco di regole da rispettare, scritto in italiano. Consideriamo
che spesso i Rom di una certa età o sono analfabeti o non conoscono
la lingua italiana. Questo regolamneto è rinnovabile di 40 giorni in
40 giorni per un periodo massimo di 200 giorni. All'interno dei CES
(di Garibaldi e Lombroso) non c'è privacy, dormoni in stanzoni
comuni di 20-30 persone proprio perchè questa non deve essere
considerata una soluzione abitativa fissa.
Ci
sarebbe, poi, la possibilità di intraprendere percorsi di inclusione
lavorativa e scolastica: ottima intenzione sulla carta, ma per tutte
le persone che sono passate dai CES (dall'aprile 2013 alla fine del
nostro reporto, nel 2014) in realtà solo 9 progetti sono andati a
buon fine e i lavori erano sempre stagionali, sul breve periodo e la
maggioranza veniva pagata in nero. Infine, delle 43 persone che si
sono trovate a lavorare molte hanno dichiarato di essere romeni e non
Rom proprio a causa dei pregiudizi ancora in corso nei loro
confronti.
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giovedì 5 marzo 2015
La risposta del Naga alle parole di Buonanno contro Djiana Pavlovic e un corso per attivisti Rom a Roma
Rom:
un pregiudizio ontologico
A
seguito delle parole ingiuriose che Buonanno ha rivolto nei confronti
di Djiana Pavlovic, giornalista e attivista Rom, durante la scorsa
puntata di “Piazza Pulita”, pubblichiamo la dichiarazione del
Naga e del suo presidente:
Le dichiarazioni, o meglio, gli insulti dell'onorevole Buonanno durante la trasmissione Piazza Pulita-La7 ci amareggiano, ma non ci stupiscono.
Tanto meno ci stupisce l'applauso spontaneo del pubblico.
Ci assorda però il silenzio della politica che non prende posizione di fronte ad atti così gravi, se non per sostenerli.
"Da più di 25 anni forniamo assistenza sanitaria, sociale e legale anche ai cittadini rom e sinti e ci impegniamo nella difesa dei loro diritti e, quindi, di quelli di tutti. Sempre di più ci rendiamo conto che le affermazioni discriminatorie nei confronti dei rom vengono lasciate scorrere senza che suscitino alcuna reazione né personale né collettiva. Anzi, spesso con reazioni di sostengo, come in questo caso." afferma Luca Cusani, presidente del Naga. "Evidentemente il pregiudizio verso i rom è talmente radicato nella cultura nella quale viviamo da non essere neanche più riconosciuto e da aver raggiunto il livello ontologico: è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo, non serve compiere nessuna azione. Questa è la realtà in cui viviamo, nell'indifferenza generalizzata. Come Naga continueremo a batterci perché si aprano orizzonti diversi oltre pregiudizi e stereotipi e, nell'immediato, esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Dijana Pavlovic" conclude Cusani. L'Associazione per i Diritti Umani sottoscrive queste parole.
Il Naga è un'associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri, rom e sinti senza discriminazione alcuna.
Le dichiarazioni, o meglio, gli insulti dell'onorevole Buonanno durante la trasmissione Piazza Pulita-La7 ci amareggiano, ma non ci stupiscono.
Tanto meno ci stupisce l'applauso spontaneo del pubblico.
Ci assorda però il silenzio della politica che non prende posizione di fronte ad atti così gravi, se non per sostenerli.
"Da più di 25 anni forniamo assistenza sanitaria, sociale e legale anche ai cittadini rom e sinti e ci impegniamo nella difesa dei loro diritti e, quindi, di quelli di tutti. Sempre di più ci rendiamo conto che le affermazioni discriminatorie nei confronti dei rom vengono lasciate scorrere senza che suscitino alcuna reazione né personale né collettiva. Anzi, spesso con reazioni di sostengo, come in questo caso." afferma Luca Cusani, presidente del Naga. "Evidentemente il pregiudizio verso i rom è talmente radicato nella cultura nella quale viviamo da non essere neanche più riconosciuto e da aver raggiunto il livello ontologico: è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo, non serve compiere nessuna azione. Questa è la realtà in cui viviamo, nell'indifferenza generalizzata. Come Naga continueremo a batterci perché si aprano orizzonti diversi oltre pregiudizi e stereotipi e, nell'immediato, esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Dijana Pavlovic" conclude Cusani. L'Associazione per i Diritti Umani sottoscrive queste parole.
Il Naga è un'associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri, rom e sinti senza discriminazione alcuna.
CORSO
PER ATTIVISTI ROM e SINTI
Associazione 21 luglio, Amnesty International Sezione Italiana e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura per la terza edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56h, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica.
Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La percezione dei rom in Italia: pregiudizi e stereotipi;
3) Il diritto a un alloggio adeguato;
4) La discriminazione;
5) Il genere;
6) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
7) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
8) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
9) L’advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
10) La creazione di una organizzazione/associazione rom.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Le selezione dei 12 corsisti che seguiranno l’intero percorso formativo avverrà a inizio aprile. I 12 candidati selezionati parteciperanno a una settimana di incontri formativi, in modalità residenziale
dal 25 aprile al 03 maggio 2015 a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso:
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio, di Amnesty International Sezione Italiana e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti:
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.
Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
Associazione 21 luglio, Amnesty International Sezione Italiana e ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande:
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato – Clicca QUI
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 marzo 2015. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome
Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 86 97 929, entro le ore 12 del 31 marzo 2015.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.
Scarica il bando in pdf
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martedì 9 dicembre 2014
Il commento del Naga all'inchiesta Mafia Capitale
“Si
fanno più soldi con gli immigrati che con il traffico di droga”
Nell’inchiesta
di Roma sono coinvolte anche realtà legate al mondo dell’assistenza
sociale, cooperative, associazioni, terzo settore che si occupano di
cittadini stranieri. Non è un caso, ma una conseguenza inevitabile
della gestione emergenziale dell’immigrazione in Italia, che crea
occasioni di profitto e sfruttamento economico preziose per mafie e
faccendieri.
“Sono
anni che il Naga, insieme a tante altre realtà, denuncia che in
Italia non c’è un’emergenza in corso, ma una gestione
emergenziale di fenomeni previsti, prevedibili e di lunga data.
Spesso questa gestione ha accreditato strutture e cooperative
assolutamente non idonee a gestire le persone che necessitano di
reale assistenza e adesso emerge che su questa gestione emergenziale
lucrava un grumo denso e vischioso fatto di politica, cooperative,
clientele e mafie varie.” afferma Luca Cusani, presidente del Naga.
“Non c’è da stupirsi, il giro di soldi è immenso, un sistema che non funziona, che non è efficace rispetto all'obiettivo di soddisfare i bisogni dei suoi beneficiari, ma molto efficace nel creare grandi margini di guadagno per i suoi gestori”, prosegue il presidente del Naga. "Ci sembra che le parole di Salvatore Buzzi, presidente del consorzio di cooperative Eriches, intercettato nell'inchiesta Mafia Capitale e gestore di molti luoghi di accoglienza a Roma, sintetizzino perfettamente lo stato delle cose 'si fanno più soldi con gli immigrati che con il traffico di droga'. Alimentare l’emergenza è quindi utile e non è un caso che strutture di accoglienza non adeguate come i Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) e i Centri di accoglienza straordinaria (CAS), centri di grande capienza e sottoposti a scarsi controlli e generatori di alti profitti, continuino ad essere utilizzati. Sarebbero invece da privilegiare sistemi molto più piccoli, dislocati e che prevedono precorsi di inserimento come il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), ma che evidentemente non danno gli stessi frutti economici. Gli immigrati sono merce preziosa dal punto di vista economico oltre che politico, e mantenerli il più possibile in condizioni di scacco e ricattabilità fa comodo a molti.”Conclude il presidente del Naga.
domenica 22 giugno 2014
Migranti abbandonati a Rogoredo (Milano)
Ci è
pervenuta questa comunicazione da parte del Naga che riteniamo
importante. La pubblichiamo chiedendovi, gentilemnte, di
condividerla. Grazie.
La
testimonianza dei volontari del Naga
Milano,
11/6/2014 Martedì 10
giungo mattina, arrivano chiamate al Naga che segnalano la presenza
di “Africani” davanti alla stazione di Rogoredo.
Andiamo
alla stazione quindi per cercare di capire cosa sta succedendo: due
autobus provenienti da Taranto hanno scaricato davanti alla Stazione
di Rogoredo persone provenienti da Gambia, Mali, paesi dell’Africa
sub-sahariana e dalla Siria. Il viaggio da Taranto è stato
"organizzato" dalla Prefettura di Taranto. Sono
visibilmente affaticati, disorientati, scossi, molti non hanno
neppure le scarpe e alcuni di loro hanno un numero attaccato ai
vestiti. Così come sono scesi dalla barca, così sono adesso sul
piazzale antistante la stazione.
“Siamo
in viaggio da 7 giorni”,
ci racconta Prince della Nigeria “dopo
un viaggio in mare, durato 5 giorni, siamo arrivati a Taranto,
abbiamo compilato un foglio con i nostri dati anagrafici e poi ci
hanno chiesto di metterci in fila”,
continua “una fila era per
le persone che volevano andare a Milano e una per chi voleva andare a
Roma. Noi ci siamo messi nella fila per Milano perché ci avevano
detto che c'erano delle strutture di accoglienza e siamo arrivati qui
stamattina”.Ci
hanno fatto salire su un autobus, abbiamo viaggiato tutta la notte
poi ci hanno lasciato qui. Io non conoscono nessuno, sono solo, non
so dove andare, vorrei solo lavarmi e dormire. Ci porteranno in un
centro? Ci lasceranno qui? Non ci hanno detto nulla.”
Ci chiede Dagmawy.
La
sensazione di totale sospensione nel tempo senza la prospettiva
neanche di mezz’ora è evidente: nessuno dei presenti sa dove si
trova né cosa sta succedendo. Kwame ci chiede di poter usare il
telefono per trovare, sul suo profilo Facebook, il numero di un amico
che gli aveva detto di chiamarlo appena fosse arrivato. Kwame scorre
messaggi gioisi che raccontano dei preparativi di una partenza,
messaggi pieni di forza della volontà di avere un futuro diverso, di
prendere in mano la propria vita e partire. Improvvisamente Kwame
scoppia a piangere e ci mostra la foto sorridente che appare sul
social network “Era un mio
carissimo amico, l’abbiamo perso in mare nelle acque
internazionali”.
La
Questura di Milano arriva verso le 16.00 per avviare le procedure di
identificazione e per chiedere se qualcuno vuole presentare domanda
di protezione internazionale. “Denunciamo
con sconcerto quanto accaduto e l’evidente mancanza di un sistema
minimo di accoglienza, denunciamo l’ipocrisia di un sistema che non
volendo gestire il fenomeno migratorio cerca di lavarsene le mani e
sposta le persone che arrivano nel nostro Paese con l’evidente
obiettivo di non doversene occupare, sperando che, come per magia,
che diventino invisibili.”
Dichiara Luca Cusani, presidente del Naga presente a Rogoredo.
“Facciamo appello alle
Istituzioni affinché garantiscano a chiunque arriva un’accoglienza
dignitosa non solo per rispetto della legge, ma per doveri minimi di
umanità e solidarietà.”
conclude il presidente del Naga.
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sabato 19 aprile 2014
Riapre Corelli: riapre la stagione del controllo!
L'Associazione per i Diritti Umani si aggiunge al seguente appello lanciato dal Naga e chiede, per cortesia, di far girare la comunicazione.
Vi
aspettiamo anche al presidio che si terrà martedì 6 maggio, alle
ore 18.30, in Corso Monforte, 31 a Milano, davanti alla Prefettura.
Milano 15/4/2014 Nonostante sia dannoso, inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco nero dove vengono ogni giorno violati i diritti dei cittadini stranieri reclusi, riapre il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Milano in Via Corelli.
O meglio, il fatto che sia dannoso, inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco nero dove vengono ogni giorno violati i diritti dei cittadini stranieri reclusi, non ha nessuna rilevanza perché l’obiettivo del centro non è né l’identificazione, né l’espulsione, né tantomeno l’accoglienza, ma il controllo.
Nella stessa logica è prevista anche l’apertura del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) entro la fine dell’anno.
“Con la riapertura del CIE e del CARA di Milano riapre, in grande stile, la stagione del controllo, l’unica risposta che, da sempre, la politica riesce a dare al fenomeno migratorio.” Dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Dato che la ristrutturazione è avvenuta a seguito di una distruzione da parte dei detenuti e visto che le ribellioni interne sono state l’unica vera forma di contrasto ai CIE, immaginiamo che la nuova versione del CIE conterrà strumenti e dispositivi che tenteranno di neutralizzare ogni forma di rivolta attraverso meccanismi di sottomissione e costrizione” prosegue il presidente del Naga. “Nel vuoto abissale della politica è evidente, una volta di più, che l'ordine pubblico e le carceri rimangono i soli strumenti per non- affrontare l’immigrazione: un fenomeno della realtà e non un’emergenza da dover controllare!” conclude Luca Cusani.
Il Naga si augura che con la riapertura del CIE di via Corelli si riaprirà non solo la stagione del controllo, ma anche quella delle risposte forti da parte della città che, ci auguriamo anche con la voce del suo sindaco, ripudia ogni forma di discriminazione, reclusione e razzismo.
Info: Naga Cell 3491603305 - www.naga.it - naga@naga.it
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mercoledì 5 marzo 2014
Iscrizione dei bambini stranieri al Servizio Sanitario Regionale
Dal 23 gennaio di quest'anno, i minori di 14 anni anche "irregolari", ovvero figli di genitori non iscritti all'anagrafe, possono ricevere le cure necessarie. La disposizione arriva dopo l'apertura del Servizio civile nazionale agli stranieri.
Per quanto riguarda la possibilità di accedere al Servizio Sanitario Regionale, la decisione affermativa fa seguito all' appello di molte associazioni e da Asgi (Avvocati Per Niente), Naga e Anolf-Cisl che, a dicembre 2013, avevano intentato una causa per discriminazione contro la Regione Lombardia.
I genitori del minore possono recarsi in una Asl che accerta l'età, le condizioni e le circostanze per poi rilasciare un documento cartaceo con cui il paziente potrà essere essere ricevuto da un pediatra, eventualmente sempre lo stesso e anche per un numero di volte illimitato, anche se resta aperta la questione della scelta del professionista. I genitori dei bambini e dei ragazzi stranieri non possono ancora avere libertà di scelta del medico, a differenza di quanto accade per gli italiani. In ogni caso, la visita sarà pagata direttamente dalla Regione.
Per quanto riguarda la possibilità di accedere al Servizio Sanitario Regionale, la decisione affermativa fa seguito all' appello di molte associazioni e da Asgi (Avvocati Per Niente), Naga e Anolf-Cisl che, a dicembre 2013, avevano intentato una causa per discriminazione contro la Regione Lombardia.
I genitori del minore possono recarsi in una Asl che accerta l'età, le condizioni e le circostanze per poi rilasciare un documento cartaceo con cui il paziente potrà essere essere ricevuto da un pediatra, eventualmente sempre lo stesso e anche per un numero di volte illimitato, anche se resta aperta la questione della scelta del professionista. I genitori dei bambini e dei ragazzi stranieri non possono ancora avere libertà di scelta del medico, a differenza di quanto accade per gli italiani. In ogni caso, la visita sarà pagata direttamente dalla Regione.
Di
seguito le indicazioni in lingua francese e inglese
Per
ulteriori informazioni consultare anche il sito del Naga:
www.naga.it
Pediatra
per “minori irregolari” YOUTUBE
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lunedì 1 luglio 2013
Video della serata in occasione della campagna sulle tre leggi popolari: tortura, droga e carceri
Pubblichiamo il video della serata che l'Associazione per i Diritti Umani, in collaborazione con Spazio Tadini, ha organizzato in occasione della campagna per la raccolta firme sulle tre leggi popolari riguardanti l'inserimento del reato di tortura nel nostro sistema legislativo, l'uso di droghe e sostanze stupefacenti e le condizioni dei detenuti nelle carceri; una campagna nata dopo la sanzione che il nostro Paese ha ricevuto, a gennaio, dalla Corte europea per i diritti umani a causa del sovraffollamento degli istituti di pena.
Una serata molto importante che si è potuta realizzare, nonostante il nubifragio a Milano, grazie alla presenza dei relatori, all'interesse del pubblico e all'impegno di tutti.
Ringraziamo anche Mattia e Alessandro Levratti che, non potendo partecipare di persona, hanno realizzato una presentazione video del loro documentario intitolato “La prigione degli altri” che è stato molto apprezzato.
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mercoledì 22 maggio 2013
Se dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana
Dal
giugno 2012 al marzo 2013, i volontari dell'associazione Naga
(Associazione volontaria di Assisetnza Socio-Sanitaria e per i
Diritti di cittadini stranieri, rom e sinti) hanno analizzato gli
articoli realtivi ai cittadini rom e sinti pubblicati su nove testate
giornalistiche italiane: Corriere della Sera, La Repubblica, La
Stampa, il Sole 24 ore, Il Giornale, Libero Quotidiano, La Padania,
La Prealpina, Leggo, edizione di Milano.
Uno dei
risultati emersi è che sia molto diffusa la pratica di inserire i
rom in articoli che parlano di fatti negativi. Vengono, infatti,
associati a criminalità e degrado anche i cittadini rom che compiono
atti che non costituiscono reato (ad esempio, lavarsi ad una fontana)
oppure che sono del tutto neutri (passare per un luogo o camminare).
Ormai è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo: lo
stereotipo è talmente radicato che ha raggiunto un livello
ontologico. Natascia Curto, una delle volontarie che ha curato la
ricerca ha scritto, nel rapporto intitolato Se
dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti
nella stampa italiana (che
vede l'introduzione di federico Faloppa): “Abbiamo analizzato gli
articoli per descrivere alcuni dei meccanismi attraverso i quali
questo processo avviene e per capire quale sia il nesso tra
rappresentazione negativa e discriminazione...Spesso queste
associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte
ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette. Inoltre,
un'altra modalità riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa è
quella di creare una separazione, un noi e un loro, i “cittadini”
e i rom: due gruppi diversi...che non si intersecano e il cui
benessere è alternativo”. O stiamo bene noi, quindi, oppure stanno
bene loro.
Dall'analisi
quantitativa, effettuata da Cristina Ferloni e Fanny Gerli, emerge
che nel 30% degli articoli sono presenti dichiarazioni che si possono
considerare discriminatorie. Hanno detto affermato le volontarie: “
La maggior frequenza di articoli che parlano di rom è riconducibile
alle testate nazionali, con una significativa prevalenza per il
Corriere della Sera e La Repubblica, seguiti da Libero nella sua
edizione milanese. Le dichiarazioni discriminatorie analizzate
rimandano in prevalenza a racconti di intolleranza sociale e
discriminazione (37,2%), seguti da quelli che fanno emergere una
differenziazione tra un “noi” e un “loro” (32,3%)”.
Il
trattamento che la stampa fa dei rom ha l'effetto di creare,
nell'opinione pubblica, un'idea negativa di queste persone,
rinforzando le barriere che impediscono la piena fruizione dei
diritti civili e sociali da parte dei rom. Ma la stampa, di contro,
può essere anche veicolo di conoscenza e di avvicinamento. Cinzia
Colombo, Presidente del Naga, ha chiesto ai singoli giornalisti, ai
titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di
rispettare e applicare le linee-guida per l'applicazione della Carta
di Roma; di dar voce ai cittadini rom e sinti e ascoltarli come
fonti; e, infine, di firmare l'appello dal titolo “I media
rispettino il popolo rom”, lanciato dai giornalisti contro il
razzismo.
Ogni
singolo cittadino, infine, nella quotidianità, quando parla con gli
amici, nei discorsi in famiglia, ha l'occasione di confermare o
contrastare gli stereotipi e i pregiudizi che circolano sui rom e
sinti: è importante avviare un lavoro culturale, capillare e
costante.
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lunedì 25 marzo 2013
Il caro prezzo pagato dai bambini siriani
Tutto
questo è stato rilevato in un rapporto stilato dalla Ong Save
the children nel
quale, i bambini intervistati, hanno raccontato di essere stati
separati dai loro genitori e di aver sperimentato la morte di un
parente o di un amico. Ma c'è di peggio.
Justin
Forsytth, responsabile di Save the Children in Libano, riporta la
testimonianza di un minore, tenuto in una cella con altre 150
persone, portato all'aperto e attaccato ad una ruota per subire la
bruciatura di sigarette sul corpo.
In
Libano sono oltre 340 mila i rifugiati siriani e, anche qui, mancano
i campi di accoglienza: si accontentano, quindi, di alloggi di
fortuna (anche se alcune famiglie libanesi li accolgono nelle loro
case) e chiedono l'elemosina per le strade del Paese.
Sul
sito di Euronews si può leggere la vicenda di Ahmed, padre di cinque
figli, che ha trovato rifugio in una stalla in disuso; oppure quella
di Nadia che, con quattro bambini e un altro in arrivo, si è
sistemata in un palazzo fatiscente; e ancora, la storia di Ines, otto
anni, che, insieme ai suoi fratellini, si è accampata in una tenda a
pochi chilometri fuori dal territorio siriano, ma non ha modo di
proteggersi dalla bassa temperatura o di cibarsi.
L'agenzia
ONU per i rifugiati stima che ci sarebbe bisogno di almeno 150
milioni di euro solamente per passare l'inverno. Ma, ad oggi, non
solo mancano i fondi, ma sono insufficienti gli aiuti umanitari,
l'assistenza sanitaria e anche psicologica.
Le
prime vittime di una guerra, come detto, sono le donne e i bambini:
vittime di stupri (lo stupro è usato sistematicamente per punire gli
oppositori del governo), di pugni e di calci; vittime della
brutalità, della fame e della paura. E questi sono traumi che
difficilmente si potranno curare.
Per
tenerci aggiornati sulla situazione, vi segnaliamo l'incontro,
organizzato dal Naga, che si terrà a Milano, in Via Zamenhof 7/a,
il 26 marzo, alle ore 20.30. L'incontro si intitola “Cosa succede
in Siria? Situazione e scenari di un Paese abbandonato alla sua
guerra”: Elena Parasiliti - direttore Terre di mezzo - Street
magazine - intervista Gabriele Del Grande, giornalista di ritorno
dalla Siria. Ingresso libero
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venerdì 1 febbraio 2013
L'illogicità degli approcci assistenzialisti ed emergenziali per le minoranze.
A cura del NAGA , associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri, rom e sinti senza discriminazione alcuna
Al di là di tutti i pregiudizi che circondano tale minoranza, la connotazione di “nomade”, è un termine non solo inappropriato dal punto di vista linguistico e culturale, ma è del tutto inadeguato a fotografare la situazione attuale di questa minoranza. Le stime indicano che i Rom e i Sinti presenti nel territorio europeo siano 10-12 milioni di persone, mentre in Italia sono stanziati circa 170-180 mila Rom. Tuttavia, il dato numerico reale delle comunità effettivamente presenti in Europa e in Italia non è univoco né tanto meno definitivo.
Al di là di tutti i pregiudizi che circondano tale minoranza, la connotazione di “nomade”, è un termine non solo inappropriato dal punto di vista linguistico e culturale, ma è del tutto inadeguato a fotografare la situazione attuale di questa minoranza. Le stime indicano che i Rom e i Sinti presenti nel territorio europeo siano 10-12 milioni di persone, mentre in Italia sono stanziati circa 170-180 mila Rom. Tuttavia, il dato numerico reale delle comunità effettivamente presenti in Europa e in Italia non è univoco né tanto meno definitivo.
Queste
premesse sono necessarie per comprendere a pieno l'assoluta
illogicità del approccio assistenzialista e/o emergenziale, tenuto
non solo dalle autorità italiane ma anche europee. La più grande
minoranza europea rimane costantemente ai margini della società e
viene utilizzata come capro espiatorio quando le cose vanno male e la
popolazione locale non è disposta ad assumersene la responsabilità
(il caso italiano e quello francese sono lo specchio di tutti i
pregiudizi e abusi che si perpetuano su questa minoranza).
Tutto
questo avviene in totale sfregio del diritto internazionale, in
particolare del principio di non discriminazione, che costituisce il
pilastro fondamentale del sistema di tutela internazionale dei
diritti umani, e dunque, anche la base dei principi di protezione
delle minoranze.
In
tempi di crisi economica, la tendenza a indirizzare le frustrazioni
contro capri espiatori aumenta e i rom sono apparentemente tra i
bersagli più facili di tali sentimenti. I leader politici dovrebbero
comprendere per primi che la ripresa economica passa anche attraverso
la difesa e la diffusione dei principi di non discriminazione e del
rispetto delle persone provenienti da gruppi con origini etniche e
culturali diverse, nella speranza che nell'attuale campagna
elettorale non si riproponga più la retorica incresciosa delle
precedenti consultazioni che hanno avuto come risultato altrettanti
ignobili episodi di violenza.
Fotografia di: Sara Guglielmi
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giovedì 31 gennaio 2013
Breve cronaca della situazione dei ROM: nomadi per necessità
Nel luglio dello scorso anno, a Roma, la giunta Alemanno aveva chiesto prima lo sgombero dei rom dall'ex cartiera di via Salaria, poi la loro espulsione. E Sveva Belviso, vicesindaco, il 4 gennaio di quest'anno ha dichiarato: " Chiederò al Prefetto il decreto di espulsione per 319 di loro con l'allontanamento coatto. Non è una forma di cattiveria, ma bisogna capire che così non si può andare avanti, non possiamo permettercelo".
Di contro, l'Associazione 21 luglio - che svolge attività di ricerca sulle condizioni degli insediamenti rom in Italia, con particolare attenzione ai diritti dell'infanzia - ha verificato che, tra le persone soggette al decreto di espulsione vi siano: una donna in stato di gravidanza, una coppia giovanissima e una persona invalida al 50% e ha dichiarato: " Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città".
Ma la questione non riguarda solo un'amministrazione di destra: anche a Desio, il sindaco di centrosinistra, Roberto Corti, ha firmato un'ordinanza per vietare l'uso di camper, roulottes e tende nei parcheggi e nelle aree periferiche. Un'ordinanza che è diventata esecutiva perchè alcuni cittadini avevano lamentato la presenza di rifiuti.
Ma, per fortuna, una voce fuori dal coro c'è. Tommaso Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche e anche medico, il 29 dicembre 2012 ha messo a disposizione la sua seconda casa a una famiglia rom.
Dopo aver percorso tutte le strade istituzionali - Protezione civile, Prefettura, Provincia - ha valutato che ci fosse un'emergenza umanitaria per le cinque persone, tra cui una donna incinta e un'altra tumorale, costrette a vivere per strada, al gelo. Il sindaco ha spiegato di aver preso la decisione da privato cittadino e da medico.
Dal 5 gennaio la famiglia rom è stata presa in carico dall'attivista Laura Mazzola in attesa che sia pronta una roulotte messa a disposizione da un benefattore. Per gli altri rom - una ventina - presenti sul territorio, Corvatta e la sua amministrazione stanno cercando una soluzione definitiva, dicendo: "Basta con ipocrisie e stupido razzismo".
Intanto gli esponenti dell'associazione Rom e Sinti di Milano hanno espresso rabbia e disappunto perchè, per il secondo anno consecutivo nella Giornata della Memoria, la giunta si è dimenticata lo sterminio perpetrato contro di loro dai nazisti che li hanno accomunati agli ebrei e che hanno attuato lo sterminio su base razziale, dando il via all'orrore dell'Olocausto.
Quest'articolo è solo un anticipo sul tema: nel prossimo week end verrà pubblicato un approfondimento a cura del NAGA, associazione di volontariato che si occupa, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario, dei rom e dei sinti (e non solo).
Di contro, l'Associazione 21 luglio - che svolge attività di ricerca sulle condizioni degli insediamenti rom in Italia, con particolare attenzione ai diritti dell'infanzia - ha verificato che, tra le persone soggette al decreto di espulsione vi siano: una donna in stato di gravidanza, una coppia giovanissima e una persona invalida al 50% e ha dichiarato: " Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città".
Ma la questione non riguarda solo un'amministrazione di destra: anche a Desio, il sindaco di centrosinistra, Roberto Corti, ha firmato un'ordinanza per vietare l'uso di camper, roulottes e tende nei parcheggi e nelle aree periferiche. Un'ordinanza che è diventata esecutiva perchè alcuni cittadini avevano lamentato la presenza di rifiuti.
Ma, per fortuna, una voce fuori dal coro c'è. Tommaso Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche e anche medico, il 29 dicembre 2012 ha messo a disposizione la sua seconda casa a una famiglia rom.
Dopo aver percorso tutte le strade istituzionali - Protezione civile, Prefettura, Provincia - ha valutato che ci fosse un'emergenza umanitaria per le cinque persone, tra cui una donna incinta e un'altra tumorale, costrette a vivere per strada, al gelo. Il sindaco ha spiegato di aver preso la decisione da privato cittadino e da medico.
Dal 5 gennaio la famiglia rom è stata presa in carico dall'attivista Laura Mazzola in attesa che sia pronta una roulotte messa a disposizione da un benefattore. Per gli altri rom - una ventina - presenti sul territorio, Corvatta e la sua amministrazione stanno cercando una soluzione definitiva, dicendo: "Basta con ipocrisie e stupido razzismo".
Intanto gli esponenti dell'associazione Rom e Sinti di Milano hanno espresso rabbia e disappunto perchè, per il secondo anno consecutivo nella Giornata della Memoria, la giunta si è dimenticata lo sterminio perpetrato contro di loro dai nazisti che li hanno accomunati agli ebrei e che hanno attuato lo sterminio su base razziale, dando il via all'orrore dell'Olocausto.
Quest'articolo è solo un anticipo sul tema: nel prossimo week end verrà pubblicato un approfondimento a cura del NAGA, associazione di volontariato che si occupa, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario, dei rom e dei sinti (e non solo).
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