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mercoledì 2 dicembre 2015

Sgombero del centro Baobab: anche il Naga esprime la sua solidarietà

Il Naga esprime la sua solidarietà e la sua vicinanza al Centro di accoglienza Baobab di Roma e alla Caritas.

Il blitz delle forze dell'ordine in tenuta anti sommossa che sono entrati nel Centro a Roma con il pretesto che l'intervento rientrava nell'ambito delle operazioni per la sicurezza del Giubileo, si è concluso con il fermo di 24 cittadini stranieri per motivi che, allo stato, nulla paiono avere a che fare con il terrorismo.

Inoltre, varie sedi della Caritas hanno subito attacchi, nella notte, da parte di organizzazioni di estrema destra con l'accusa di aiutare "le orde di immigrati".

Stigmatizziamo energicamente questo tipo di comportamenti che, pur nella loro evidente diversità, ci preoccupano profondamente. Ci auguriamo che non si tratti dei primi atti di un giro di vite generalizzato e indiscriminato nei confronti dei cittadini stranieri presenti nel nostro paese e delle associazioni che si occupano dell'assistenza ai profughi e ai richiedenti asilo.
 
Non permetteremo che i migranti diventino le prime vittime collaterali della "guerra al terrorismo" e continueremo a svolgere le nostre attività a favore di tutti i cittadini stranieri senza farci intimidire e rivendicando le nostre pratiche di accoglienza.

martedì 24 novembre 2015

Déjà vu: un commento sui dati degli sgomberi dei ROM diffusi dal Comune di Milano



"I numeri sono eclatanti" spesso si dice di un atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di tempo. La Repubblical'ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre, per informare della performance del Comune di Milano, che ha eseguito "1284 allontanamenti
di nomadi" dal 2013 a oggi, circa 1,3 al giorno.

La cosa strana è che a Milano nel 2013 c'erano circa tremila cittadini rom e sinti e tremila ce ne sono anche oggi, tra cittadini italiani e non, regolari e non. Per la stragrande maggior parte in condizioni precarie. Dunque, non un grande risultato? Dipende.
La cosiddetta integrazione, che fa da paravento all'intera operazione, non c'è stata.
La muscolarità (ad altre latitudini politiche si parla di celodurismo) e la difesa della cosiddetta legalità, sì.
La polverizzazione dei gruppi e delle famiglie, anche.

Effettivamente (oltre all'effetto reale degli sgomberi: le case e i ripari sfasciati, la roba perduta, i bambini piangenti, le scarpe sparse), quello che infastidisce di più è la retorica buonista dell'inclusione sociale o del superamento della discriminazione. Tanto per cominciare sgomberiamone parecchi al giorno e molte più volte.
Se poi alcuni sono in campi autorizzati, come quello di Via Idro, chiudiamoli e offriamogli un' "alternativa abitativa provvisoria".
Peccato che il campo di Via Idro dal 1989 in avanti è stato concesso in uso a tempo indeterminato a un tot di nuclei familiari, che infatti ci risiedono.

Come se agli abitanti di una casa popolare degradata si dicesse di lasciarla, perché verrà abbattuta, e di andare a stare in un dormitorio, più o meno dignitoso, per tre o sei mesi.
Il Naga non è a favore del mantenimento dei campi, a prescindere, ma è fermamente contrario agli sgomberi forzati. I progetti interculturali si fanno insieme ai soggetti interessati oppure non esistono.

Afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga: "Il quinquennio della giunta attuale era per noi cominciato con una causa nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una Zingaropoli in caso di vittoria del centro-sinistra, si conclude con 1284 sgomberi (più quelli che verranno) e una causa contro la chiusura coatta del campo autorizzato di Via Idro. Un déjà vu inaspettato."


giovedì 15 ottobre 2015

Ius sòla: il commento del Naga sulla riforma della cittadinanza




Approvato dalla Camera il testo della nuova legge che riforma il diritto di cittadinanza, introducendo nel nostro ordinamento lo "ius soli", ovvero la cittadinanza per chi nasce nel nostro paese da genitori non italiani.

Peccato che l'acquisizione della cittadinanza avvenga solo qualora almeno uno dei genitori disponga del "Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo", precedentemente detto "Carta di soggiorno"; un vincolo pesantissimo, che subordina un diritto fondamentale, la cittadinanza, non solo alla lunga permanenza di uno dei genitori nel nostro paese, ma alla sua disponibilità di un lavoro, di un'abitazione con requisiti che a nessun cittadino italiano vengono richiesti e di un reddito minimo fissato con un semplice provvedimento amministrativo.

Il diritto di cittadinanza, insomma, è sottoposto alla condizione amministrativa dei genitori: un luminoso esempio di rispetto dei concetti giuridici di "responsabilità individuale" e "proporzionalità".

Interessante anche l'introduzione della cittadinanza per "ius culturae", ovvero per quei minori che pur non avendo i requisiti per l'applicazione dello ius soli abbiano frequentato almeno 5 anni negli istituti scolastici o di formazione professionali italiani; incomprensibile tuttavia risulta la richiesta di aver conseguito la promozione al termine della scuola primaria: chi viene bocciato a scuola, insomma, è rimandato in cittadinanza.

Timidi passi in avanti rispetto al nulla di prima, indubbiamente, ma un testo che deve assolutamente essere modificato in seconda votazione al Senato eliminando le discriminazioni.

Come Naga, continueremo a sostenere non solo che cittadino è chiunque abita e contribuisce alla vita civile del paese, ma anche che i diritti fondamentali, quali la salute e la libertà di movimento, non possono essere subordinati alla condizione amministrativa ma neppure alla cittadinanza stessa: gli esseri umani nascono liberi e uguali.



mercoledì 16 settembre 2015

Due commenti del Naga sul tema dell'accoglienza

Beati gli ultimi perché saranno...gli ultimi Il Naga contro ogni distinzione tra migranti



Per anni abbiamo sentito parlare solo di emergenza, rimpatri necessari, invasioni da arginare, assalti dai cui difendersi, identità da conservare, sicurezza da garantire, scafisti come male assoluto. Nel giro di poche settimane sembra tutto cambiato. Sicuramente nella forma, forse anche nella sostanza ma di sicuro con una costante: “Le foto, le dichiarazioni, i toni sono cambiati: mandiamoli tutti a casa, forse, non si può più dire. La Germania ha preso, di nuovo, questa volta in senso opposto rispetto alla vicenda greca, la leadership di un’Europa allo sbando e ha superato Dublino III permettendo finalmente a centinaia di migliaia di persone di scegliere la destinazione del proprio progetto migratorio.
Gli altri paesi per ora stanno a vedere, osservano, chiudono appena possono come stanno già facendo, o tentando di fare; rifiuteranno delle quote, le sanzioni non saranno mai né definite né applicate… Ma rimane ed emerge sempre più chiaramente una costante, un’odiosa distinzione tra persone in fuga alla ricerca di un futuro: la distinzione tra rifugiati e migranti economici, secondo una valutazione discrezionale da parte dei paesi di ricezione dei motivi della fuga,” dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Insieme all’accoglienza per tutti i siriani, la Germania ha infatti ribadito che i migranti economici da Asia e Africa e quelli da paesi dell’area europea ritenuti sicuri, essenzialmente tutti i paesi dell’area balcanica più la Turchia, saranno prontamente rimpatriati. La Germania ha dunque deciso di selezionare le persone che hanno diritto ad un futuro migliore, condannando tutti gli altri all’oblio. Oblio che spesso coincide con una morte oscura e anonima nella stiva di un barcone, perché non si hanno abbastanza soldi per stare all’aria aperta. E per coloro che sopravvivono fino all’agognata meta non ci saranno le scene di applausi riservate agli altri, ma i rimpatri nei loro paesi ‘securizzati’.
A conti fatti, gli ultimi saranno sempre più ultimi,” prosegue il presidente del Naga che così conclude: “Oltre alla lista dei 'paesi sicuri' la distinzione, la selezione a priori, avrà presto anche dei luoghi dove renderla possibile: gli hotspot, di prossima apertura anche in Italia. Saranno dei luoghi dove si farà una prima identificazione dei cittadini stranieri che arrivano in Europa e dove la distinzione tra chi è meritevole di restare e chi no prenderà forma. La lista dei ‘paesi sicuri’ e gli hotspot sembrano così materializzare e formalizzare con strumenti di controllo una distinzione discriminatoria e il principio fondamentale della necessaria valutazione delle motivazioni personali alla base di ogni singola domanda d’asilo sembra, così, svanire per sempre. Il Naga condanna ogni distinzione: non ci sono migranti economici, rifugiati, profughi, ma solo persone in cerca di un futuro. Il Naga difende il diritto di TUTTI alla libertà di movimento.”


Il coraggio di chi parte e l’ignavia di chi governa. Il commento del Naga dopo il vertice europeo


Nessun accordo, nessun documento condiviso, grotteschi conteggi sulle quote, rinnovati tentativi di chiusure, rimpatri e controlli: le cronache del vertice europeo di ieri raccontano di un'Europa fuori tempo. “Migliaia di persone decidono di lasciare il proprio Paese, rischiano tutto per migliorare o salvare la propria vita. Uomini, donne e bambini forti di una volontà e di un progetto che nessun muro o barriera può fermare,” dichiara Luca Cusani, Presidente del Naga. “La reazione dell’Europa è prevedibile, deprimente e fortemente inadeguata. Si continua a credere di poter fermare il desiderio o il bisogno di spostarsi con misure di controllo, nonostante la storia dimostri, in questi mesi in modo ancora più evidente, che le migrazioni sono un fenomeno inarrestabile e che gli unici effetti di una politica securitaria sono quelli di rendere il viaggio più pericoloso e le morti inevitabili. Invece di proseguire con patetici tentativi di controllo, chi siede ai tavoli dei vertici europei dovrebbe avere il coraggio di farsi contaminare dalla forza progettuale di chi arriva. E’ evidente che chi arriva in Europa un progetto ce l’ha, come è evidente che chi la governa un progetto politico non sa che cosa sia. Benvenuti!”.

lunedì 15 giugno 2015

Meglio tardi che mai ! Il commento del Naga sulla situazione alla Stazione Centrale di Milano



Da un anno e mezzo ogni giorno arrivano cittadini stranieri alla Stazione Centrale di Milano.
Da un anno e mezzo vengono forniti loro un’assistenza di base e beni di prima necessità al mezzanino della Stazione Centrale.
Da un anno e mezzo le persone che arrivano ricevono assistenza sanitaria dalle associazioni di volontariato perché, da un anno e mezzo, la Regione si rifiuta di aprire un presidio sanitario, nonostante gli appelli delle associazioni e del Comune.

In un giorno è cambiato tutto: la situazione in Stazione Centrale diventa la prima notizia su tutti i media, la Regione apre un presidio sanitario, oggi anche l’appello del Papa”, dichiara Luca Cusani, presidente del Naga.

Un’emergenza può essere definita come una circostanza imprevista che richiede un intervento immediato. Questa certo non lo è dato che dura da quasi due anni. Però rimane l’esigenza di un intervento immediato, ma anche duraturo e organizzato nel tempo. Il fenomeno non è destinato a fermarsi, dato che non sono destinate a fermarsi le motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese: guerre, fame, instabilità, paura e la legittima forte volontà di un futuro migliore”, prosegue il presidente del Naga.

Pensavamo che il riconoscimento di diritti fondamentali come quello alle cure o sentimenti di umanità e accoglienza verso persone che, per fortuna, riescono ad arrivare nel nostro Paese senza morire in mare, fossero sufficienti per un’attivazione politica, sociale e umanitaria. Invece ci son voluti dei casi di scabbia - malattia, per fortuna, curabilissima - la visita dell'Assessore Regionale alla salute, che non si era mai visto prima alla Stazione e, poi, anche la visita del cardinale Angelo Bagnasco, per smuovere qualcosa. Meglio tardi che mai”, conclude il presidente del Naga.
Il Naga continuerà a portare assistenza attraverso la sua unità mobile e ad informare i cittadini stranieri che avrà, ancora, il privilegio d’incontrare.

mercoledì 6 maggio 2015

Curarsi (non) è permesso: I risultati dell'indagine sull'accesso alle cure per i cittadini stranieri irregolari negli ospedali milanesi.


“Prevedendo il pieno accesso alle cure anche per i cittadini stranieri irregolari, la normativa italiana è avanzata ed includente”: inizia così la dichiarazione degli operatori del Naga a seguito della loro ultima indagine che riguarda la salute di tutti i cittadini, italiani e stranieri.
Il diritto alla salute viene protetto, come ricorda la Corte Costituzionale, “come ambito inviolabile della dignità umana”.
Tra gennaio 2014 e febbraio 2015 i volontari del Naga ne hanno verificato l'effettiva applicazione negli ospedali milanesi, con un'indagine qualitativa, raccogliendo documentazione  le testimonianze.
Gessi non tolti, controlli diagnostici e ricoveri non effettuati, farmaci salvavita non forniti, esenzioni non applicate, pazienti cronici respinti, mancata erogazione del codice Straniero Temporaneamente Presente (STP) che permette l'accesso alle cure, ai farmaci e agli esami diagnostici. Sono questi alcuni dei 155 casi dei quali abbiamo raccolto la documentazione clinica e che dimostrano che a Milano e nei paesi limitrofi, ogni anno, cittadini stranieri irregolari affetti da patologie anche gravi non ricevono assistenza sanitaria adeguata” afferma il Dott. Fabrizio Signorelli, direttore sanitario del Naga.
Dalla nostra indagine emerge che in 80 dei 155 casi di pazienti non adeguatamente assistiti si tratta di patologie gravi come il diabete mellito, fratture ossee, casi di tumore o gravi patologie cardiache. Si tratta di persone giovani (età media 43 anni), prevalentemente di sesso maschile (76%), provenienti principalmente dai paesi del nord Africa, centro America, sud est Asiatico, Romania. Il 20% dei pazienti che non ha ricevuto assistenza è cittadino comunitario. I casi si distribuiscono equamente in tutti gli ospedali di Milano e dei paesi limitrofi e si rilevano prassi estremamente variabili, a discrezione dei singoli ospedali o anche dei singoli operatori” prosegue il direttore sanitario.
Riteniamo che tutto ciò sia, in parte , frutto di una mancanza di conoscenza della normativa da parte degli operatori sanitari e amministrativi, di difficoltà burocratiche e linguistiche e di un'abitudine diffusa a demandare alle associazione di volontariato. Ma crediamo che ciò derivi anche da una chiara volontà politica regionale di non rendere pienamente godibile il diritto alle cure per tutti nella nostra città” conclude Signorelli.
Affinché le cure siano garantite a tutti, senza discriminazione alcuna, è necessario un chiaro cambio di rotta politico. Al di là di ogni interpretazione del fenomeno migratorio, crediamo che debba essere garantito a tutti il pieno godimento del diritto alla salute. Non solo per rispettare la legge, ma soprattutto per una questione di civiltà, equità e giustizia; crediamo, infatti, che sia inammissibile che una fetta di popolazione che vive sul nostro territorio venga esclusa dal godimento di un diritto fondamentale” afferma Luca Cusani presidente del Naga.
In attesa di un cambio di approccio strutturale e di vedere la legge pienamente applicata, sottoponiamo alcune raccomandazioni che potrebbero migliorare notevolmente la situazione attuale: rendere concretamente possibile per i pazienti stranieri irregolari l’iscrizione agli ambulatori dei medici di medicina generale; utilizzare il codice ENI, riconosciuto a livello nazionale, per i cittadini dell’Unione Europea indigenti privi di assistenza sanitaria; permettere anche agli ospedali privati convenzionati di prescrivere farmaci ed esami su ricettario regionale per i pazienti stranieri irregolari e attuare una campagna di informazione e formazione rivolta a chi opera nella sanità” prosegue Cusani. "Come Naga continueremo a denunciare ogni forma di discriminazione e a colmare temporaneamente le lacune del sistema sanitario: curiamo, senza chiedere il permesso”.




Scarica tutto il report, i casi esemplari, l'abstract, l'abstract in inglese.

giovedì 23 aprile 2015

Nomadi per forza: l'ultimo rapporto del Naga




Mentre Salvini dichiara di voler spianare i campi rom, l'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato Norina Vitali del Naga, in occasione dell'uscita dell'ultimo rapporto dell'associazione, intitolato “Nomadi per forza: indagine sull'applicazione delle linee guida Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Milano”.



 



Come avete raccolto i dati per questa indagine?



Abbiamo iniziato questa indagine nel marzo 2013 e l'abbiamo terminata alla fine di settembre 2014. “Medicine di strada” è uno dei gruppi del Naga ed è un camper che esce sul territorio per dare assistenza sanitaria e, negli ultimi dieci anni, si è concentrato sui cmpi irregolari rom.

Per l'indagine abbiamo realizzato delle interviste alle famiglie che sono passate attraverso i Centri di Emergenza sociale (CES) di prima accoglienza, istituiti dopo che sono state approvate le linee guida dal Comune, nel novembre del 2012. in questi centri vengono accolte le famiglie rom sgomberate: però non tutte, perchè i centri possono accogliere 270 persone in totale, ma le persone sgomberate sono molte di più. C'è stato, comunque, un cambiamento: mentre con la precedente amministrazione, dopo gli sgomberi, le persone non venivano accolte in alcun modo, ora ci sono questi centri che accolgono uomini, donne e bambini.

Le interviste sono state fatte anche agli enti gestori e all'assessore Granelli e al suo staff, l'assessorato alla sicurezza.



Quali sono gli stereotipi e i pregiudizi che ancora sussistono nei confroti di queste etnie?



Ci accorgiamo che ce ne sono tantissimi, anche guardando dentro noi stessi. La situazione dei Rom è la cartina di tornasole della democrazia di un Paese. Sono stata insegnante per quarant'anni e, quando sono andata in pensione, ho deciso di lavorare con i Rom e, nonostante la mia famiglia fosse di sinistra, ho litigato con mio padre ed è stato proprio a causa di questa scelta.

Granelli e Majorino (assessore alle Politiche sociali) hanno detto di dover trattare questa questione come se i Rom fossero dei senzatetto, come qualsiasi altra persona, ma è anche vero che i Rom sono davvero un popolo con abitudini diverse dalle nostre, con le proprie tradizioni ed è un'etnia che va riconosciuta. Alcuni aspetti della loro cultura non li condivido, ma va data loro la possibilità di esistere.



Quali sono le risorse messe in campo a livello locale?  
 
 



Poco dopo l'approvazione delle linee guida, nel 2013, c'è stata una riunione tra il Comune e la Prefettura per decidere come finanziarle ed è stato deciso di utilizzare i fondi rimasti dei famosi 13 milioni del piano Maroni “Emergenza nomadi”. Di quel denaro, stanziato per Milano, erano rimasti circa 5 milioni e la differenza è stata spesa dall'amministrazione precedente per attuare gli sgomberi.

Al di là delle condizioni in cui si buttano le persone che vengono sgomberate, fare gli sgomberi costa e non è efficace: le persone non si possono eliminare (come è successo durante il nazismo), quindi si spostano, si disperdono e formano altri insediamenti. E il problema non si risolve mai.

L'attuale amministrazione ha continuato con gli sgomberi e ha creato i cenri di emergenza sociale che sono una soluzione temporanea. I Rom che possono o accettano di entrarci, possono rimanere per un periodo limitato.



Quali sono le restrizioni e, una volta scaduto questo periodo, cosa succede?



Una volta scaduto il periodo ritornano sul territorio.

Per entrare nei CES i Rom devono firmare un contratto che, in realtà, è un elenco di regole da rispettare, scritto in italiano. Consideriamo che spesso i Rom di una certa età o sono analfabeti o non conoscono la lingua italiana. Questo regolamneto è rinnovabile di 40 giorni in 40 giorni per un periodo massimo di 200 giorni. All'interno dei CES (di Garibaldi e Lombroso) non c'è privacy, dormoni in stanzoni comuni di 20-30 persone proprio perchè questa non deve essere considerata una soluzione abitativa fissa.

Ci sarebbe, poi, la possibilità di intraprendere percorsi di inclusione lavorativa e scolastica: ottima intenzione sulla carta, ma per tutte le persone che sono passate dai CES (dall'aprile 2013 alla fine del nostro reporto, nel 2014) in realtà solo 9 progetti sono andati a buon fine e i lavori erano sempre stagionali, sul breve periodo e la maggioranza veniva pagata in nero. Infine, delle 43 persone che si sono trovate a lavorare molte hanno dichiarato di essere romeni e non Rom proprio a causa dei pregiudizi ancora in corso nei loro confronti.

giovedì 5 marzo 2015

La risposta del Naga alle parole di Buonanno contro Djiana Pavlovic e un corso per attivisti Rom a Roma


Rom: un pregiudizio ontologico

A seguito delle parole ingiuriose che Buonanno ha rivolto nei confronti di Djiana Pavlovic, giornalista e attivista Rom, durante la scorsa puntata di “Piazza Pulita”, pubblichiamo la dichiarazione del Naga e del suo presidente:

Le dichiarazioni, o meglio, gli insulti dell'onorevole Buonanno durante la trasmissione Piazza Pulita-La7 ci amareggiano, ma non ci stupiscono.
Tanto meno ci stupisce l'applauso spontaneo del pubblico.
Ci assorda però il silenzio della politica che non prende posizione di fronte ad atti così gravi, se non per sostenerli.
"Da più di 25 anni forniamo assistenza sanitaria, sociale e legale anche ai cittadini rom e sinti e ci impegniamo nella difesa dei loro diritti e, quindi, di quelli di tutti.  Sempre di più ci rendiamo conto che le affermazioni discriminatorie nei confronti dei rom vengono lasciate scorrere senza che suscitino alcuna reazione né personale né collettiva. Anzi, spesso con reazioni di sostengo, come in questo caso." afferma Luca Cusani, presidente del Naga. "
Evidentemente il pregiudizio verso i rom è talmente radicato nella cultura nella quale viviamo da non essere neanche più riconosciuto e da aver raggiunto il livello ontologico: è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo, non serve compiere nessuna azione. Questa è la realtà in cui viviamo, nell'indifferenza generalizzata. Come Naga continueremo a batterci perché si aprano orizzonti diversi oltre pregiudizi e stereotipi e, nell'immediato, esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Dijana Pavlovic" conclude Cusani. L'Associazione per i Diritti Umani sottoscrive queste parole.

Il Naga è un'associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri, rom e sinti senza discriminazione alcuna.
 

CORSO PER ATTIVISTI ROM e SINTI

Associazione 21 luglio, Amnesty International Sezione Italiana e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura per la terza edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti.

Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.

Il Corso avrà una durata complessiva di 56h, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica.
Il programma comprenderà i seguenti argomenti:


1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La percezione dei rom in Italia: pregiudizi e stereotipi;
3) Il diritto a un alloggio adeguato;
4) La discriminazione;
5) Il genere;
6) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
7) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
8) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
9) L’advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
10) La creazione di una organizzazione/associazione rom.


Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.

Le selezione dei 12 corsisti che seguiranno l’intero percorso formativo avverrà a inizio aprile. I 12 candidati selezionati parteciperanno a una settimana di incontri formativi, in modalità residenziale
dal 25 aprile al 03 maggio 2015 a Roma.


I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.

Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.

Obiettivi del Corso:
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio, di Amnesty International Sezione Italiana e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.


Requisiti:
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.


Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.

Associazione 21 luglio, Amnesty International Sezione Italiana e ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.

Procedura per la presentazione delle domande:
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato – Clicca
QUI
2. Curriculum Vitae (
MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.


Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 marzo 2015. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.

Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome

Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 86 97 929, entro le ore 12 del 31 marzo 2015.

Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.

A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.

Scarica il bando in pdf

martedì 9 dicembre 2014

Il commento del Naga all'inchiesta Mafia Capitale





Si fanno più soldi con gli immigrati che con il traffico di droga”


Nell’inchiesta di Roma sono coinvolte anche realtà legate al mondo dell’assistenza sociale, cooperative, associazioni, terzo settore che si occupano di cittadini stranieri. Non è un caso, ma una conseguenza inevitabile della gestione emergenziale dell’immigrazione in Italia, che crea occasioni di profitto e sfruttamento economico preziose per mafie e faccendieri.

Sono anni che il Naga, insieme a tante altre realtà, denuncia che in Italia non c’è un’emergenza in corso, ma una gestione emergenziale di fenomeni previsti, prevedibili e di lunga data. Spesso questa gestione ha accreditato strutture e cooperative assolutamente non idonee a gestire le persone che necessitano di reale assistenza e adesso emerge che su questa gestione emergenziale lucrava un grumo denso e vischioso fatto di politica, cooperative, clientele e mafie varie.” afferma Luca Cusani, presidente del Naga.


“Non c’è da stupirsi, il giro di soldi è immenso, un sistema che non funziona, che non è efficace rispetto all'obiettivo di soddisfare i bisogni dei suoi beneficiari, ma molto efficace nel creare grandi margini di guadagno per i suoi gestori”, prosegue il presidente del Naga. "Ci sembra che le parole di Salvatore Buzzi, presidente del consorzio di cooperative Eriches, intercettato nell'inchiesta Mafia Capitale e gestore di molti luoghi di accoglienza a Roma, sintetizzino perfettamente lo stato delle cose '
si fanno più soldi con gli immigrati che con il traffico di droga'. Alimentare l’emergenza è quindi utile e non è un caso che strutture di accoglienza non adeguate come i Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) e i Centri di accoglienza straordinaria (CAS), centri di grande capienza e sottoposti a scarsi controlli e generatori di alti profitti, continuino ad essere utilizzati. Sarebbero invece da privilegiare sistemi molto più piccoli, dislocati e che prevedono precorsi di inserimento come il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), ma che evidentemente non danno gli stessi frutti economici. Gli immigrati sono merce preziosa dal punto di vista economico oltre che politico, e mantenerli il più possibile in condizioni di scacco e ricattabilità fa comodo a molti.”Conclude il presidente del Naga.



domenica 22 giugno 2014

Migranti abbandonati a Rogoredo (Milano)



Ci è pervenuta questa comunicazione da parte del Naga che riteniamo importante. La pubblichiamo chiedendovi, gentilemnte, di condividerla. Grazie.

La testimonianza dei volontari del Naga

Milano, 11/6/2014 Martedì 10 giungo mattina, arrivano chiamate al Naga che segnalano la presenza di “Africani” davanti alla stazione di Rogoredo.

Andiamo alla stazione quindi per cercare di capire cosa sta succedendo: due autobus provenienti da Taranto hanno scaricato davanti alla Stazione di Rogoredo persone provenienti da Gambia, Mali, paesi dell’Africa sub-sahariana e dalla Siria. Il viaggio da Taranto è stato "organizzato" dalla Prefettura di Taranto. Sono visibilmente affaticati, disorientati, scossi, molti non hanno neppure le scarpe e alcuni di loro hanno un numero attaccato ai vestiti. Così come sono scesi dalla barca, così sono adesso sul piazzale antistante la stazione.

Siamo in viaggio da 7 giorni”, ci racconta Prince della Nigeria “dopo un viaggio in mare, durato 5 giorni, siamo arrivati a Taranto, abbiamo compilato un foglio con i nostri dati anagrafici e poi ci hanno chiesto di metterci in fila”, continua “una fila era per le persone che volevano andare a Milano e una per chi voleva andare a Roma. Noi ci siamo messi nella fila per Milano perché ci avevano detto che c'erano delle strutture di accoglienza e siamo arrivati qui stamattina”.Ci hanno fatto salire su un autobus, abbiamo viaggiato tutta la notte poi ci hanno lasciato qui. Io non conoscono nessuno, sono solo, non so dove andare, vorrei solo lavarmi e dormire. Ci porteranno in un centro? Ci lasceranno qui? Non ci hanno detto nulla.” Ci chiede Dagmawy.

La sensazione di totale sospensione nel tempo senza la prospettiva neanche di mezz’ora è evidente: nessuno dei presenti sa dove si trova né cosa sta succedendo. Kwame ci chiede di poter usare il telefono per trovare, sul suo profilo Facebook, il numero di un amico che gli aveva detto di chiamarlo appena fosse arrivato. Kwame scorre messaggi gioisi che raccontano dei preparativi di una partenza, messaggi pieni di forza della volontà di avere un futuro diverso, di prendere in mano la propria vita e partire. Improvvisamente Kwame scoppia a piangere e ci mostra la foto sorridente che appare sul social network “Era un mio carissimo amico, l’abbiamo perso in mare nelle acque internazionali”.

La Questura di Milano arriva verso le 16.00 per avviare le procedure di identificazione e per chiedere se qualcuno vuole presentare domanda di protezione internazionale. Denunciamo con sconcerto quanto accaduto e l’evidente mancanza di un sistema minimo di accoglienza, denunciamo l’ipocrisia di un sistema che non volendo gestire il fenomeno migratorio cerca di lavarsene le mani e sposta le persone che arrivano nel nostro Paese con l’evidente obiettivo di non doversene occupare, sperando che, come per magia, che diventino invisibili.” Dichiara Luca Cusani, presidente del Naga presente a Rogoredo. “Facciamo appello alle Istituzioni affinché garantiscano a chiunque arriva un’accoglienza dignitosa non solo per rispetto della legge, ma per doveri minimi di umanità e solidarietà.” conclude il presidente del Naga.



sabato 19 aprile 2014

Riapre Corelli: riapre la stagione del controllo!



L'Associazione per i Diritti Umani si aggiunge al seguente appello lanciato dal Naga e chiede, per cortesia, di far girare la comunicazione.

Vi aspettiamo anche al presidio che si terrà martedì 6 maggio, alle ore 18.30, in Corso Monforte, 31 a Milano, davanti alla Prefettura.



Milano 15/4/2014 Nonostante sia dannoso, inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco nero dove vengono ogni giorno violati i diritti dei cittadini stranieri reclusi, riapre il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Milano in Via Corelli.
O meglio, il fatto che sia dannoso, inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco nero dove vengono ogni giorno violati i diritti dei cittadini stranieri reclusi, non ha nessuna rilevanza perché l’obiettivo del centro non è né l’identificazione, né l’espulsione, né tantomeno l’accoglienza, ma il controllo.
Nella stessa logica è prevista anche l’apertura del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) entro la fine dell’anno.

Con la riapertura del CIE e del CARA di Milano riapre, in grande stile, la stagione del controllo, l’unica risposta che, da sempre, la politica riesce a dare al fenomeno migratorio.” Dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Dato che la ristrutturazione è avvenuta a seguito di una distruzione da parte dei detenuti e visto che le ribellioni interne sono state l’unica vera forma di contrasto ai CIE, immaginiamo che la nuova versione del CIE conterrà strumenti e dispositivi che tenteranno di neutralizzare ogni forma di rivolta attraverso meccanismi di sottomissione e costrizione” prosegue il presidente del Naga. “Nel vuoto abissale della politica è evidente, una volta di più, che l'ordine pubblico e le carceri rimangono i soli strumenti per non- affrontare l’immigrazione: un fenomeno della realtà e non un’emergenza da dover controllare!” conclude Luca Cusani.
Il Naga si augura che con la riapertura del CIE di via Corelli si riaprirà non solo la stagione del controllo, ma anche quella delle risposte forti da parte della città che, ci auguriamo anche con la voce del suo sindaco, ripudia ogni forma di discriminazione, reclusione e razzismo.


Info: Naga Cell 3491603305 -
www.naga.it - naga@naga.it




mercoledì 5 marzo 2014

Iscrizione dei bambini stranieri al Servizio Sanitario Regionale

Dal 23 gennaio di quest'anno, i minori di 14 anni anche "irregolari", ovvero figli di genitori non iscritti all'anagrafe, possono ricevere le cure necessarie. La disposizione arriva dopo l'apertura del Servizio civile nazionale agli stranieri.
Per quanto riguarda la possibilità di accedere al Servizio Sanitario Regionale, la decisione affermativa fa seguito all' appello di molte associazioni e da Asgi (Avvocati Per Niente), Naga e Anolf-Cisl che, a dicembre 2013, avevano intentato una causa per discriminazione contro la Regione Lombardia.
I genitori del minore possono recarsi in una Asl che accerta l'età, le condizioni e le circostanze per poi rilasciare un documento cartaceo con cui il paziente potrà essere essere ricevuto da un pediatra, eventualmente sempre lo stesso e anche per un numero di volte illimitato, anche se resta aperta la questione della scelta del professionista. I genitori dei bambini e dei ragazzi stranieri non possono ancora avere libertà di scelta del medico, a differenza di quanto accade per gli italiani. In ogni caso, la visita sarà pagata direttamente dalla Regione.
 


Di seguito le indicazioni in lingua francese e inglese

Per ulteriori informazioni consultare anche il sito del Naga: www.naga.it

Contatti: naga@naga.it , tel- 02.58102599 – 349 1603305












Pediatra per “minori irregolari” YOUTUBE

lunedì 1 luglio 2013

Video della serata in occasione della campagna sulle tre leggi popolari: tortura, droga e carceri

Pubblichiamo il video della serata che l'Associazione per i Diritti Umani, in collaborazione con Spazio Tadini, ha organizzato in occasione della campagna per la raccolta firme sulle tre leggi popolari riguardanti l'inserimento del reato di tortura nel nostro sistema legislativo, l'uso di droghe e sostanze stupefacenti e le condizioni dei detenuti nelle carceri; una campagna nata dopo la sanzione che il nostro Paese ha ricevuto, a gennaio, dalla Corte europea per i diritti umani a causa del sovraffollamento degli istituti di pena. Una serata molto importante che si è potuta realizzare, nonostante il nubifragio a Milano, grazie alla presenza dei relatori, all'interesse del pubblico e all'impegno di tutti. Ringraziamo anche Mattia e Alessandro Levratti che, non potendo partecipare di persona, hanno realizzato una presentazione video del loro documentario intitolato “La prigione degli altri” che è stato molto apprezzato.





 

mercoledì 22 maggio 2013

Se dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana

Dal giugno 2012 al marzo 2013, i volontari dell'associazione Naga (Associazione volontaria di Assisetnza Socio-Sanitaria e per i Diritti di cittadini stranieri, rom e sinti) hanno analizzato gli articoli realtivi ai cittadini rom e sinti pubblicati su nove testate giornalistiche italiane: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, il Sole 24 ore, Il Giornale, Libero Quotidiano, La Padania, La Prealpina, Leggo, edizione di Milano.
Uno dei risultati emersi è che sia molto diffusa la pratica di inserire i rom in articoli che parlano di fatti negativi. Vengono, infatti, associati a criminalità e degrado anche i cittadini rom che compiono atti che non costituiscono reato (ad esempio, lavarsi ad una fontana) oppure che sono del tutto neutri (passare per un luogo o camminare). Ormai è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo: lo stereotipo è talmente radicato che ha raggiunto un livello ontologico. Natascia Curto, una delle volontarie che ha curato la ricerca ha scritto, nel rapporto intitolato Se dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana (che vede l'introduzione di federico Faloppa): “Abbiamo analizzato gli articoli per descrivere alcuni dei meccanismi attraverso i quali questo processo avviene e per capire quale sia il nesso tra rappresentazione negativa e discriminazione...Spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette. Inoltre, un'altra modalità riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa è quella di creare una separazione, un noi e un loro, i “cittadini” e i rom: due gruppi diversi...che non si intersecano e il cui benessere è alternativo”. O stiamo bene noi, quindi, oppure stanno bene loro.
Dall'analisi quantitativa, effettuata da Cristina Ferloni e Fanny Gerli, emerge che nel 30% degli articoli sono presenti dichiarazioni che si possono considerare discriminatorie. Hanno detto affermato le volontarie: “ La maggior frequenza di articoli che parlano di rom è riconducibile alle testate nazionali, con una significativa prevalenza per il Corriere della Sera e La Repubblica, seguiti da Libero nella sua edizione milanese. Le dichiarazioni discriminatorie analizzate rimandano in prevalenza a racconti di intolleranza sociale e discriminazione (37,2%), seguti da quelli che fanno emergere una differenziazione tra un “noi” e un “loro” (32,3%)”.
Il trattamento che la stampa fa dei rom ha l'effetto di creare, nell'opinione pubblica, un'idea negativa di queste persone, rinforzando le barriere che impediscono la piena fruizione dei diritti civili e sociali da parte dei rom. Ma la stampa, di contro, può essere anche veicolo di conoscenza e di avvicinamento. Cinzia Colombo, Presidente del Naga, ha chiesto ai singoli giornalisti, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di rispettare e applicare le linee-guida per l'applicazione della Carta di Roma; di dar voce ai cittadini rom e sinti e ascoltarli come fonti; e, infine, di firmare l'appello dal titolo “I media rispettino il popolo rom”, lanciato dai giornalisti contro il razzismo.
Ogni singolo cittadino, infine, nella quotidianità, quando parla con gli amici, nei discorsi in famiglia, ha l'occasione di confermare o contrastare gli stereotipi e i pregiudizi che circolano sui rom e sinti: è importante avviare un lavoro culturale, capillare e costante.


lunedì 25 marzo 2013

Il caro prezzo pagato dai bambini siriani



Come sempre, purtroppo, accade durante i conflitti sono i bambini a pagarne il prezzo più alto. A due anni dall'inizio della guerra civile in Siria, sono circa due milioni i minori che ne subiscono le conseguenze peggiori. Le due parti in guerra li usano come scudi umani; malnutrizione e violenze di ogni tipo sono all'ordine del giorno.
Tutto questo è stato rilevato in un rapporto stilato dalla Ong Save the children nel quale, i bambini intervistati, hanno raccontato di essere stati separati dai loro genitori e di aver sperimentato la morte di un parente o di un amico. Ma c'è di peggio.
Justin Forsytth, responsabile di Save the Children in Libano, riporta la testimonianza di un minore, tenuto in una cella con altre 150 persone, portato all'aperto e attaccato ad una ruota per subire la bruciatura di sigarette sul corpo.
In Libano sono oltre 340 mila i rifugiati siriani e, anche qui, mancano i campi di accoglienza: si accontentano, quindi, di alloggi di fortuna (anche se alcune famiglie libanesi li accolgono nelle loro case) e chiedono l'elemosina per le strade del Paese.
Sul sito di Euronews si può leggere la vicenda di Ahmed, padre di cinque figli, che ha trovato rifugio in una stalla in disuso; oppure quella di Nadia che, con quattro bambini e un altro in arrivo, si è sistemata in un palazzo fatiscente; e ancora, la storia di Ines, otto anni, che, insieme ai suoi fratellini, si è accampata in una tenda a pochi chilometri fuori dal territorio siriano, ma non ha modo di proteggersi dalla bassa temperatura o di cibarsi.
L'agenzia ONU per i rifugiati stima che ci sarebbe bisogno di almeno 150 milioni di euro solamente per passare l'inverno. Ma, ad oggi, non solo mancano i fondi, ma sono insufficienti gli aiuti umanitari, l'assistenza sanitaria e anche psicologica.
Le prime vittime di una guerra, come detto, sono le donne e i bambini: vittime di stupri (lo stupro è usato sistematicamente per punire gli oppositori del governo), di pugni e di calci; vittime della brutalità, della fame e della paura. E questi sono traumi che difficilmente si potranno curare.
Per tenerci aggiornati sulla situazione, vi segnaliamo l'incontro, organizzato dal Naga, che si terrà a Milano, in Via Zamenhof 7/a, il 26 marzo, alle ore 20.30. L'incontro si intitola “Cosa succede in Siria? Situazione e scenari di un Paese abbandonato alla sua guerra”: Elena Parasiliti - direttore Terre di mezzo - Street magazine - intervista Gabriele Del Grande, giornalista di ritorno dalla Siria. Ingresso libero

venerdì 1 febbraio 2013

L'illogicità degli approcci assistenzialisti ed emergenziali per le minoranze.

A cura del NAGA , associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri, rom e sinti senza discriminazione alcuna


Al di là di tutti i pregiudizi che circondano tale minoranza, la connotazione di “nomade”, è un termine non solo inappropriato dal punto di vista linguistico e culturale, ma è del tutto inadeguato a fotografare la situazione attuale di questa minoranza. Le stime indicano che i Rom e i Sinti presenti nel territorio europeo siano 10-12 milioni di persone, mentre in Italia sono stanziati circa 170-180 mila Rom. Tuttavia, il dato numerico reale delle comunità effettivamente presenti in Europa e in Italia non è univoco né tanto meno definitivo.
Queste premesse sono necessarie per comprendere a pieno l'assoluta illogicità del approccio assistenzialista e/o emergenziale, tenuto non solo dalle autorità italiane ma anche europee. La più grande minoranza europea rimane costantemente ai margini della società e viene utilizzata come capro espiatorio quando le cose vanno male e la popolazione locale non è disposta ad assumersene la responsabilità (il caso italiano e quello francese sono lo specchio di tutti i pregiudizi e abusi che si perpetuano su questa minoranza).

Tutto questo avviene in totale sfregio del diritto internazionale, in particolare del principio di non discriminazione, che costituisce il pilastro fondamentale del sistema di tutela internazionale dei diritti umani, e dunque, anche la base dei principi di protezione delle minoranze.

In tempi di crisi economica, la tendenza a indirizzare le frustrazioni contro capri espiatori aumenta e i rom sono apparentemente tra i bersagli più facili di tali sentimenti. I leader politici dovrebbero comprendere per primi che la ripresa economica passa anche attraverso la difesa e la diffusione dei principi di non discriminazione e del rispetto delle persone provenienti da gruppi con origini etniche e culturali diverse, nella speranza che nell'attuale campagna elettorale non si riproponga più la retorica incresciosa delle precedenti consultazioni che hanno avuto come risultato altrettanti ignobili episodi di violenza.

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Fotografia di: Sara Guglielmi



giovedì 31 gennaio 2013

Breve cronaca della situazione dei ROM: nomadi per necessità

Nel luglio dello scorso anno, a Roma, la giunta Alemanno aveva chiesto prima lo sgombero dei rom dall'ex cartiera di via Salaria, poi la loro espulsione. E Sveva Belviso, vicesindaco, il 4 gennaio di quest'anno ha dichiarato: " Chiederò al Prefetto il decreto di espulsione per 319 di loro con l'allontanamento coatto. Non è una forma di cattiveria, ma bisogna capire che così non si può andare avanti, non possiamo permettercelo".
Di contro, l'Associazione 21 luglio - che svolge attività di ricerca sulle condizioni degli insediamenti rom in Italia, con particolare attenzione ai diritti dell'infanzia - ha verificato che, tra le persone soggette al decreto di espulsione vi siano: una donna in stato di gravidanza, una coppia giovanissima e una persona invalida al 50% e ha dichiarato: " Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città".
Ma la questione non riguarda solo un'amministrazione di destra: anche a Desio, il sindaco di centrosinistra, Roberto Corti, ha firmato un'ordinanza per vietare l'uso di camper, roulottes e tende nei parcheggi e nelle aree periferiche. Un'ordinanza che è diventata esecutiva perchè alcuni cittadini avevano lamentato la presenza di rifiuti.
Ma, per fortuna, una voce fuori dal coro c'è. Tommaso Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche e anche medico, il 29 dicembre 2012 ha messo a disposizione la sua seconda casa a una famiglia rom.
Dopo aver percorso tutte le strade istituzionali - Protezione civile, Prefettura, Provincia - ha valutato che ci fosse un'emergenza umanitaria per le cinque persone, tra cui una donna incinta e un'altra tumorale, costrette a vivere per strada, al gelo. Il sindaco ha spiegato di aver preso la decisione da privato cittadino e da medico.
Dal 5 gennaio la famiglia rom è stata presa in carico dall'attivista Laura Mazzola in attesa che sia pronta una roulotte messa a disposizione da un benefattore. Per gli altri rom - una ventina - presenti sul territorio, Corvatta e la sua amministrazione stanno cercando una soluzione definitiva, dicendo: "Basta con ipocrisie e stupido razzismo".
 Intanto gli esponenti dell'associazione Rom e Sinti di Milano hanno espresso rabbia e disappunto perchè, per il secondo anno consecutivo nella Giornata della Memoria, la giunta si è dimenticata lo sterminio perpetrato contro di loro dai nazisti che li hanno accomunati agli ebrei e che hanno attuato lo sterminio su base razziale, dando il via all'orrore dell'Olocausto.

Quest'articolo è solo un anticipo sul tema: nel prossimo week end verrà pubblicato un approfondimento a cura del NAGA, associazione di volontariato che si occupa, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario, dei rom e dei sinti (e non solo).