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lunedì 9 novembre 2015

Sarà un Paese: l'alfabeto dei diritti

 
 





Sulle tracce dell’eroe fenicio Cadmo, cui il mito attribuisce l’introduzione in Grecia dell’alfabeto, Nicola, trentenne incerto sul futuro, e il fratello Elia, dieci anni, intraprendono un viaggio in Italia alla ricerca di un nuovo linguaggio, per ridare alle cose il loro giusto nome. In questo peregrinare, fatto di volti e luoghi, realtà dolorose e memorie storiche, la strada diventa percorso di formazione e insieme di esplorazione immaginaria. Nicola Campiotti, giovane figlio d'arte, riflette sul nostro Paese e vede nelle giovani generazioni la speranza per il futuro.



Il film Sarà un Paese è stato sostenuto dall'UNICEF e presentato lo scorso anno in occasione della 25mo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, avvenuta il 20 novembre 1989. La giornata mondiale dei diritti dell'Infanzia e dell'adolescenza cade il 20 novembre di ogni anno.

 




L'Associazione per i Diritti umani ha rivolto alcune domande a Nicola Campiotti e lo ringrazia.



La narrazione segue un alfabeto dei diritti: quali sono quelli dell'infanzia maggiormente negati nel nostro Paese?


Il film è una sorta di mappa di quelli che, secondo me, sono i temi imprescindibili per un Paese civile e il filo che unisce questo percorso sono gli occhi di un bambino perchè il problema non è solo quello di delineare i diritti dell'infanzia, ma di rendersi conto che tutti i diritti devono essere rispettosi, anche dei bambini. Ad esempio, nel film si parla dell'aria che respiriamo, delle regole che ci diamo come comunità, del paesaggio che attraversiamo...Questo mondo si appresta ad essere delle nuove generazioni, per questo è importante il punto di vista di un bambino. L'episodio del'inquinamento è, infatti, il racconto di un bimbo ad altri coetanei.


Un altro argomento trattato è quello che riguarda la sicurezza sul lavoro...


Per quanto riguarda le morti bianche, l'Italia, purtroppo, ha il primato europeo. Nel film si racconta la storia di un ragazzo delle Marche che lavorava in una fabbrica dove un macchinario era stato manomesso, il dispositivo di sicurezza era stato tolto affinchè producesse più pezzi e, quindi, facesse un maggior profitto con tutte le conseguenze del caso.


E poi: i migranti e i loro figli che fanno fatica ad integrarsi...

 

L'Italia ha una legislazionemolto dura nel legittimare la cittadinanza ai figli di seconda generazione. Ho affrontato anche i temi dell' integrazione, della multiculturalità e della possibilità di immaginare un Paese che sia veramente il frutto di esperienze diverse, dal punto di vista culturale o religioso.

C'è una bella scena, ad esempio, di puro documentario in cui un ragazzino di 15 anni, nato in Egitto ma trasferitosi in Italia, dice a sua madre di sentirsi più romano che egiziano. In un'altra parte del film, invece, si racconta di un persorso di integrazione multireligioso e si dimostra che esponenti di Chiese differenti, in un Paese civile, potrebbero convivere.


Come ha sviluppato il soggetto del film dato che affronta, come abbiamo visto, molti argomenti?


Il film è un'esperienza umana e professionale molto lunga, durata tre anni e mezzo, con un girato di circa 150 ore.

La troupe è composta da sei persone e il motivo che sottende al film è una duplice esperienza: da una parte alcuni miei amici partivano per lavorare all'estero (per la difficoltà di farlo in Italia) e, parallelamente, ho due fratellini che mi costringevano a pormi delle domande.

Il film è dedicato a coloro che sono costretti a lasciare questo Paese e a chi lo sta per vivere.

lunedì 6 luglio 2015

Attuazione della Convenzione sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza: a che punto siamo?




Non sono confortanti, purtroppo, i dati raccolti dal Gruppo CRC (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e diffusi nell'ultimo rapporto di monitoraggio: 1 bambino su 7, in Italia, vive in condizioni di povertà assoluta; 1 su 100 è vittima di maltrattamenti; 1 su 20 assiste a violenza domestica quasi quotidianamente; solo il 13,5% dei bambini sotto i tre anni è iscritto all'asilo nido; molti, troppi, non possono accedere ai servizi sanitari ed educativi. E la situazione peggiora nelle regioni del Sud: Puglia, Sicilia e Calabria sono il fanalino di coda nella tutela dei diritti dei più piccoli.

Il raporto del CRC è giunto, quest'anno, alla sua ottava edizione ed è stato presentato, nei giorni scorsi, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, alla presenza di Giuliano Poletti: “Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne conpromettono lo sviluppo fisico, mentale, scolastico e relazionale” , afferma Arianna Saulini coordinatrice del gruppo CRC e membro di Save the children, “Tra questi eventi, indicati come fattori di rischio, figurano condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell'offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l'infanzia e l'adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.

Il Piano nazionale dovrebbe occuparsi urgentemente della lotta alla povertà e dovrebbe occuparsi, in particolare, delle famiglie con figli minorenni: si registra, infatti, un divario tra i dati forniti dal Ministero riguardo i minori privi di un nucleo familiare e i dati del Dipartimento per la Giustizia minorile: incongruenze sui numeri, ma anche confusione e superficilità per quanto riguarda i motivi e le cause sugli affidi, sull'allontamento dalle famiglie, sulle comunità accoglienti e sui tempi di permanenza. Stessi problemi che si riscontrano a proposito dei minori stranieri non accompagnati (MSNA): nel 2014 sono sbarcati sulle coste italiane 26.122 minori e circa la metà di loro è risultata essere non accompagnata. Sono ragazzini tra i 15 e 17 anni, provenienti da Eritrea, Somalia, Egitto e Siria. Oltre 500, alla data di stesura del rapporto, sono ancora “parcheggaiti” nelle strutture di prima accoglienza, in attesa di una collocazione più stabile in comunità.

venerdì 12 dicembre 2014

Secondo forum mondiale sui diritti umani: a Marrakech







Dal 27 al 30 novembre 2014 si è tenuto in Marocco, a Marrakech, il secondo Forum mondiale dei diritti umani, dopo la prima edizione brasiliana.
Diritti, democrazia e pluralismo al centro dei numerosi tavoli organizzati, ufficiali e ufficiosi che hanno proposto diversi approfondimenti tematici: la giustizia, l'immigrazione, le religioni, lo sviluppo, per citarne solo alcuni.
Hanno partecipato al Forum giornalisti, esponenti delle istituzioni, esponenti dell'associazionismo e molte personalità, tra cui Ban Ki Moon, Kofi Annan, Muhamad Yunus, Romano Prodi.
Il prossimo appuntamento, per la terza edizione, si svolgerà in Argentina e ricordiamo che il 10 dicembre è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani.


L'Associazione per i Diritti Umani ha chiesto un commento sul Forum a Cecilia Dalla Negra, di OsservatorioIraq e la ringrazia per questo suo intervento.



Come è stato organizzato il Forum?

 

Il Forum era veramente imponente. Organizzato come un social-forum sui diritti umani declinati da tantissimi punti di vista; c'erano oltre 30 sottoforum tematici che spaziavano dall'ecologia ai diritti delle donne, ad esempio.

Io ero con la delegazione organizzata da Un ponte per e seguivo la cosa come OsservatorioIraq e ho partecipato alla parte dedicata all'informazione e alla libertà di espressione che era un evento autogestito da una coalizione di associazioni della società civile marocchina.



Cos'è emerso da questo focus sull'informazione?



E' stata l'occasione per mettere a confronto esperienza molto diverse, sia sulla sponda sud sia sulla sponda nord, di giornalismo dal basso, partecipativo e per declinare secondo i diversi aspetti regionali quello che è il diritto alla comunicazione che è stato riconosciuto essere una delle tante facce della lotta per i diritti umani: l'accesso, quindi, ad un'informazione che sia libera, imparziale e orizzontale.

Sulla sponda nord e su quella sud del Mediterraneo, in fondo, si condividono le stesse battaglie e si conferma un grandissimo attivismo da parte della società civile della sponda sud anche su questo tema.



In particolare, ha notizie sul forum dedicato alle donne?


Non molte perchè il Forum presentava grosse criticità anche perchè organizzato in un Paese dove i diritti umani non sono sempre garantiti.Ci sono state, però, delle voci contrastanti e alcune associazioni hanno anche deciso di boicottarlo.

Molte altre associazioni, invece, hanno colto l'occasione per prendere la parola ed esprimere il proprio punto di vista per cui, secondo me, è stato un importante passo avanti perchè le critiche anche al governo marocchino non sono mancate.






giovedì 27 novembre 2014

Un passaporto dei diritti per minori stranieri non accompagnati



In occasione del 25mo anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia (20 novembre 1989), è partita la distribuzione del Welcome Kit, un passaporto dei diritti realizzato dall’Authority per dare informazioni ed indicazioni preziose ai minorenni stranieri che arrivano nel nostro Paese senza adulti di riferimento.



Nelle molte occasioni in cui il Garante Spadafora ha incontrato i minorenni stranieri appena arrivati in Italia, a
Lampedusa, ad Augusta e nelle comunità di accoglienza, in tanti gli hanno raccontato ansie e paure: il Welcome Kit è la risposta concreta al loro bisogno di essere informati e di capire il “nuovo mondo” nel quale si sono ritrovati.



Il Kit stato realizzato attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto, in prima battuta, i minorenni stranieri ospitati presso la comunità di accoglienza “I Girasoli” di Mazzarino (CL) e quelli presenti a Roma, seguiti da esperti del settore, poi associazioni e istituzioni competenti che nel corso di focus group hanno fornito altre indicazioni utili. Infine Ibby Italia, struttura nazionale dell’International Board on Books for Young people che raccoglie i maggiori esperti di letteratura ed editoria per ragazzi, ha realizzato il Welcome Kit assicurandone la qualità editoriale.



L’obiettivo dell’Autorità è che il Welcome Kit venga consegnato ai minorenni subito dopo il loro arrivo in Italia: in questa prima fase, la distribuzione avviene principalmente con il supporto delle associazioni che a livello nazionale e territoriale si occupano di minorenni stranieri non accompagnati, delle comunità di accoglienza e dei Garanti per l’infanzia e l’adolescenza delle Regioni e delle Province Autonome.



Istituzioni e strutture che si occupano di accoglienza di minorenni stranieri non accompagnati possono scrivere, per informazioni, a
areadiritti@garanteinfanzia.org






*****IL WELCOME KIT*****



26 carte colorate, in italiano, inglese, francese e arabo, per rompere il muro della diffidenza e della paura che spesso induce i minorenni alla fuga o ad assumere comportamenti a rischio. Contiene informazioni pratiche, logistiche e di contesto, insieme ad un piccolo dizionario, oltre a contenuti specifici finalizzati a trasmettere messaggi rassicuranti; particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei colori, delle immagini e dell’impaginazione: l’Autorità garante ha voluto uno strumento esteticamente gradevole e agile da consultare in cui i testi fossero accompagnati da immagini esplicative delle situazioni che i giovani migranti si troveranno a vivere sul nostro territorio. Il Kit non si sfoglia come un libro, ma si apre come un ventaglio: le carte sono rigide e plastificate, legate fra di loro da una vite per consentire una consultazione veloce ed immediata. I ragazzi e le ragazze che lo riceveranno potranno tenerlo facilmente con sé (si può mettere in tasca) e utilizzarlo, non solo, per capire meglio che cosa devono aspettarsi qui in Italia e quali sono i loro diritti, ma anche per imparare parole di uso comune, scrivere appunti e cose personali (con il kit viene distribuita anche una penna), personalizzarlo con il proprio nome. Alcune sezioni sono dedicate a situazioni particolari come quella dei minorenni eritrei (per i quali sono previste alcune pagine in tigrino) o delle ragazze che sbarcano sulle nostre coste che, nelle pagine dal contorno rosa trovano indicazioni di natura soprattutto sanitaria.





Per scaricare il PDF: www.garanteinfanzia.org

giovedì 20 novembre 2014

Guida psicosociale per operatori che si occupano di Minori Stranieri non Accompagnati


In occasione della Giornata mondiale dell'infanzia e dell'adolescenza l'Associazione per i Diritti Umani propone una settimana di proiezioni cinematografiche presso il cinema Beltrade di Milano, in collaborazione con il C.O.E. (Centro Orientamento Educativo) che ringrazia.



E, di seguito, un articolo sulla Prima guida psicosociale per Operatori impegnati nell'accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati.

Minori non accompagnati (MSNA): l'importanza dell'ascolto



Dobbiamo iniziare da alcuni dati statistici: il 23,1% dei minori stranieri non accompagnati registrati risulta irreperibile; dei 9.337 minori segnalati, 693 sono ragazze e bambine; di queste, 176 sono scomparse. In generale, circa un quinto dei migranti che arrivano in Italia è costituito proprio da individui al di sotto della maggiore età.
Arrivano spesso da soli - o affidati a persone estranee - e senza un adeguato accompagnamento pratico e psicologico, come afferma Federica Giannotta, Responsabile Advocay e Programmi Italia di Terres des Hommes: “Nelle strutture deputate alla primissima accoglienza di questi ragazzi non sono previsti servizi di adeguata assistenza psicologica e psicosociale in grado di ascoltare i bisogni più profondi di questi minori estremamente vulnerabili...Ansia, paura, depressione, rabbia, confusione, persino paranoia, accompagnano questi giovani che hanno come unico obiettivo iniziare prima possibile il progetto di vita per il quale hanno lasciato tutto. Se non si sentono ascoltati, compresi o supportati o riscontrano una carenza d'informazioni sui propri diritti, sono spinti alla fuga”. Da qui nasce la Prima Guida psicosociale per Operatori impegnati nell'accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati, realizzata proprio da Terres des Hommes grazie al finanziamento della Fondazione Prosolidar e scaricabile sul sito www.terresdeshommes.it

Come ha recentemente ricordato il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora: “ Sappiamo tutti in che situazioni emergenziali lavorimo spesso gli operatori impegnati con i minorenni stranieri non accompagnati. Sappiamo quanto pesino la mancanza di un sistema di accoglienza basato sull'interesse dei minorenni in viaggio e la scarsità di fondi. Questa Guida è uno stimolo per tutti noi a fare meglio”. Curatori della Guida sono Giancarlo Rigon, psichiatra e neuropsichiatra infantile, e Federica Giannotta; hanno collaborato anche Alessandra Ballerini, avvocato esperta in Diritto dell'Immigrazione, Lilian Pizzi, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice del progetto Faro a Siracusa e Zouhaira Ben Abdelkader, mediatrice culturale.

L'obiettivo del progetto Faro è quello di “offrire una protezione afficace ai ragazzi e alle ragazze che fuggono da conflitti, violenza, povertà e sfruttamento”, come afferma Vittoria Ardino, Presidente Società Italiana per lo Studio e lo Stress Traumatico, “ Vogliamo evitare che corrano rischi anche nel nostro Paese, per esempio allontanandosi dai centri di accoglienza sentendosi non compresi o trascurati”. La Dott.ssa Ardino, nella prefazione della Guida, infine, ribadisce: “ L'approccio psicosociale, trattandosi di minori in una situazione di emergenza complessa, permette di mettere il bambino in sicurezza mitigando, attraverso un'accoglienza che cura, la riattivazione di sintomi post-traumatici”.

Bambini e ragazzi a rischio, dunque, che vanno sostenuti e aiutati nel loro percorso di adattamento ad una situazione completamente nuova, ma che devono anche elaborare tutto il male che hanno visto e vissuto, pur essendo così giovani.


giovedì 16 ottobre 2014

L'infanzia più povera




Oltre un milione e 400mila minori in stato di povertà assoluta in Italia: più marcata nelle regioni del Mezzogiorno (Calabria e Sicilia) dove la percentuale raggiunge quasi il 40%, un po' meno nelle regioni del Nord dove la percentuale è vicina al 15%. Questi sono i dati raccolti da una recente indagine effettuata da Save the children che si rivolge alle istituzioni con un appello con il quale si chiedono misure a sostegno del reddito a supporto delle famiglie, a partire dal potenziamento del sostegno di inclusione attiva. Valerio Neri, Direttore generale di Save the children Italia, ha infatti spiegato: “ Se gli ultimi dati sull'incidenza dei minori in povertà assoluta e relativa in Italia sono allarmanti, lo è forse ancor di più dover constatare che il nostro Paese si è caratterizzato negli ultimi anni per una profonda inefficacia degli interventi governativi che sulla carta avrebbero dovuto contrastare questo fenomeno. Non si tratta, quindi, solo di un problema di quantità di risorse messe a disposizione per interventi e politiche per la riduzione della povertà - risorse che sono andate diminuendo drasticamente e che solo nell'ultimo anno hanno registrato un'inversione di tendenza - ma soprattutto di come queste risorse vengono spese e di quanto siano efficaci nel riuscire a far emergere dal rischio di povertà i minori del nostro Paese”.

Il tema della povertà minorile è approfondito anche in un report, sempre a cura dell'organizzazione, dal titolo L'Atlante dell'infanzia – L'Italia sottosopra. I bambini e la crisi: si tratta di uno strumento e di un'agenda programmatica per raccogliere dati specifici sulla condizione dei bambini e degli adolescenti, in particolare nelle aree a rischio. Tutti giù per terra: la crisi dei consumi e dei servizi; Pimpirulin piangeva: la povertà minorile; Regina reginella: emergenza abitativa in Italia; Ambarabà ciccì coccò: la salute dei bambini ai tempi della crisi; Le belle statuine: la crisi dell'educazione in Italia; Oh che bel castello: come ripartire dall'infanzia: questi sono i titoli dei capitoli dello studio i cui temi principali riguardano, appunto, il default del welfare, l'immobilità sociale, le diseguaglianze in tema di sanità e di istruzione e tanto altro ancora, ma sempre in difesa dei diritti dei più indifesi.



Per scaricare il report: www.atlante.savethechildren.it

martedì 10 dicembre 2013

I diritti (negati) ai bambini rom e sinti


Oggi, in occasione della giornata mondiale dei diritti umani, pensiamo che sia importante parlare dei rom e dei sinti, comunità che, troppo spesso e più di altre, sono vittime di discriminazioni e di stereotipi negativi. E ne parliamo facendo riferimento al rapporto intitolato “Mia madre era rom” stilato dall'Associazione 21 luglio in cui si è analizzato il fenomeno delle adozioni dei minori rom nella Regione Lazio e, soprattutto, nella capitale dove i rom e i loro figli vivono in gravi condizioni igieniche e abitative, condizioni che sono la conseguenza delle politiche (e di una mentalità) orientate all'esclusione sociale.
Secondo il rapporto, un bambino rom ha 40 probabilità, rispetto ad un suo coetaneo “gagi”, di essere dichiarato adottabile e, quindi, di essere allontanato dalla propria famiglia d'origine. Perchè? Perchè i giudici, i Pubblici Ministeri, gli assistenti sociali spesso imputano - per mancanza di conoscenze e per pregiudizi radicati - alla stessa cultura rom (o sinti) e alla volontà dei genitori, il degrado ambientale e culturale in cui vivono bambini e adolescenti.
In quest'ottica risulta semplice far adottare un minore rom ad una famiglia non rom per ripristinare, forzatamente, i diritti del minore stesso, ma l'Associazione 21 luglio fotografa, con le seguenti parole, questa modalità di intervento da parte delle istituzioni: “Segregando i rom su base etnica nei cosiddetti 'campi nomadi'...le istituzioni locali prima condannano le comunità rom a vivere in situazioni di totale degrado e all'esclusione sociale, lavorativa e abitativa. E poi sottraggono loro i propri figli per proteggerli dal rischio di vivere in quel contesto inadeguato alla fruizione dei diritti dell'infanzia che gli stessi amministratori hanno creato”.
Ricordiamo, inoltre, che secondo una stima recente, in Italia sono presenti circa 170 mila rom e sinti: solo 35 mila vivono in insediamenti formali e informali; più della metà hanno la cittadinanza italiana e un lavoro; molti ancora, provenendo dalla Romania e dalla Bulgaria, sono cittadini comunitari. Nonostante questi dati, in base anche a molti studi di monitoraggio sull'uso dei termini e degli aggettivi da parte degli organi di informazione (ma anche nell'uso comune) le parole “zingaro” o “rom” sono ancora associate a opinioni dispregiative.

Per approfondire questi e altri temi, vi segnaliamo il seguente evento:

CONTAINER 158

Mercoledì 11 dicembre alle ore 20, presso l’Auditorium San Fedele di Milano – via Hoepli 3/b.

L’evento è organizzato da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Zalab.

L’evento, che sarà introdotto e moderato dal
giornalista Gad Lerner, prevede la proiezione in prima italiana di “Container 158”, il film documentario di Stefano Liberti e Enrico Parenti che racconta la vita nel campo rom più grande d’Europa. A seguire una Tavola rotonda dal titolo “Figli dei campi: habitat marginali e diritti rubati” alla quale parteciperà l’Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale del Comune di Milano Marco Granelli e rappresentanti delle associazioni.
Nel corso della serata l’Associazione 21 luglio presenterà il nuovo rapporto “
Figli dei campi” sulla condizione dell’infanzia rom negli insediamenti formali e informali in Italia.




giovedì 5 dicembre 2013

Il Garante per l'infanzia dà voce ai ragazzi


Sono trascorsi cinquant'anni dal celebre discorso di Martin Luther King in cui si ripeteva spesso la frase: “I have a dream”: in occasione di questo anniversario il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora, ha indetto una campagna dal titolo proprio “I have a dream” per sensibilizzare i cittadini sul tema delle varie forme di razzismo, dirette o subdole, che ancora albergano nelle parole, nei fatti, nella mentalità di alcuni. Spadafora ha suggerito di sostituire, nel discorso di King, la parola “nero” con, ad esempio, povero o immigrato per capire chi siano oggi le persone discriminate. E i motivi di discriminazione, purtroppo sono ancora molti, troppi: per condizione sociale, per etnia, per orientamento sessuale.
Dallo scorso agosto, tutti i giovani - della fascia di età compresa tra i 13 e i 18 anni - possono inviare all'Authority l'idea che hanno riguardo al proprio futuro, le loro aspettative e potranno farlo, dando sfogo alla loro creatività: attraverso video, fotografie, scritti e disegni. In questi mesi la campagna è proseguita con successo e Spadafora ha potuto, così, affermare che il diritto di sognare “ è essenziale perchè racchiude in sé tutti i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione ONU.” E ha aggiunto che: “La campagna si rivolge da una lato agli adolescenti, promuovendo e incoraggiando la loro capacità di sognare; dall'altro, al mondo degli adulti, dalle istituzioni alle famiglie, ovvero a tutti coloro che oggi hanno la responsabilità di creare condizioni adeguate affinché i diritti fondamentali dei ragazzi siano realmente esigibili”.
Interessante lo spot di lancio della campagna: un primo ragazzo esce da un furgoncino che si ferma in un campo ai margini di una grande città. La sua voce, mentre chiede il diritto al suo sogno personale, si intreccia a quella di altre e di altri. I ragazzi si moltiplicano, così come le loro parole e i loro sogni e poi lo slogan, semplice ed efficace:
I nostri sogni sono i nostri diritti, ascoltaci”. Ma quali sono i sogni da ascoltare e da far realizzare? Sono anch'essi semplici, come i ragazzi stessi: studiare, trovare lavoro - quando gli adolescenti saranno diventati grandi - e formare una famiglia oppure, per alcuni di loro, poter rimanere nelle proprie città d'origine. Ma forse il sogno più importante (e la richiesta più urgente) è quello di essere ascoltati.



sabato 16 novembre 2013

Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza


Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
La data si riferisce al giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 
Oltre 190 Paesi hanno ratificato la Convenzione. In Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991.
Nonostante vi sia un generale consenso sull'importanza dei diritti dei minori, ancora oggi molti bambini e adolescenti sono vittime di violenze o abusi, vengono emarginati o discriminati oppure ancora sono costretti a vivere in condizioni di povertà e di disagio; un disagio che spesso è causato dalla violazione dei diritti di base, quali ad esempio: il diritto all'istruzione, alla sanità, all'affettività. La Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia è stato il primo strumento di tutela internazionale a sancire nel proprio testo le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali, nonché quelli concernenti il diritto internazionale umanitario.

Il testo contiene anche articoli rivolti alla protezione contro l'abuso e lo sfruttamento e si impegna a far sì che il bambino faccia valere il proprio pensiero.
Il primo articolo con cui si apre il Documento recita «Ai sensi della presente Convenzione si intende per bambino ogni essere umano avente un'età inferiore ai 18 anni» e prosegue mettendo in luce dibattiti e compromessi riguardo alla protezione del bambino prima della nascita.
Gli articoli della Convenzione possono essere raggruppati in quattro categorie in base ai principi guida che informano tutta la Convenzione.
I quattro principi fondamentali della Convenzione sono:



Principio di non discriminazione: sancito all'art. 2, impegna gli Stati parti ad assicurare i diritti sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori;

Superiore interesse del bambino: sancito dall'art. 3, prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l'interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente;

Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo: sancito dall'art. 6, prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l'impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo;

Ascolto delle opinioni del bambino: sancito dall'art. 12, prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale.
L'attuazione del principio comporta il dovere, per gli adulti, di ascoltare il bambino capace di discernimento e di tenerne in adeguata considerazione le opinioni. Tuttavia, ciò non significa che i bambini possano dire ai propri genitori che cosa devono fare. La Convenzione pone in relazione l'ascolto delle opinioni del bambino al livello di maturità e alla capacità di comprensione raggiunta in base all'età.



In occasione di questa importante giornata, pubblichiamo il programma organizzato dagli Amici dell' Ex Parco Trotter di Milano (tra Via Giacosa e Via Padova). Appuntamento per oggi, 16 novembre 2013

ore 10
MARCIA DEI DIRITTI (accompagnati da clown AVS e Contrabbanda)

ore 11.30
Piantumazione albero di Marco

ore 12.30
Buffet

ore 14.30
Spazio letture sui diritti dei bambini

Giochi “dimenticati”

Laboratorio della “Tombola di Re Fiordilegge”

Bookcrossing per bambini

Attività di radioweb “Le Voci dei Diritti”

Mercatini

ore 18.30 - SIRIA, SPECCHIO DELL’IRAQ
Incontro con inviato di guerra, storico, psicologo, blogger e cooperanti dei campi profughi, buffet siryano all’aperto a sottoscrizione

IN CHIESETTA

Gazebo informativo e raccolta firme per abolizione legge regionale sulla Dote Scuola per le scuole private, raccolta fondi per i campi profughi siriani.


Mostra fotografica “So kerez?”

TUTTE LE ATTIVITÀ AVVENGONO IN ZONA
FATTORIA E GARDEN
in caso di pioggia al padiglione Grazioli



venerdì 18 ottobre 2013

INDIFESA: la campagna di sensibilizzazione per i diritti delle bambine





Aumentano, di giorno in giorno, in Italia e nel mondo i reati rivolti contro i minori e, in particolare, contro le bambine. Secondo i dati elaborati dalle Forze dell'ordine italiane per Terres des Hommes, dal 2011, si è verificato un incremento del 15%: 822 vittime di vilenza sessuale, 1164 vittime di violenza domestica, per citare solo alcuni numeri.
Federica Giannotta, responsabile Diritti dei bambini per Terres des hommes, ha dichiarato: “L'evidenza di un filo 'rosa' tra questi terribili dati conferma l'urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e alle ragazze”.
Per questo, l'associazione ha lanciato la campagna dal titolo Indifesa con la quale intende porre i riflettori sulla condizione di grave vulnerabilità da abusi e discriminazioni delle bambine in Italia e nel mondo. La campagna di sensibilizzazione e di raccolti fondi permetterà di finanziare progetti di assistenza e prevenzione degli abusi e progetti contro le discriminazioni quali, ad esempio: le “bambine domestiche” in perù, le “spose bambine” del Bangladesh, le “mamme bambine” in Costa d'Avorio e le bambine salvate dall'infanticidio in India.
Su questi e altri temi, come aborto selettivo, mutilazioni genitali, tratta e prostituzione, lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, mancato accesso all’istruzione, violenza e abusi sessuali, Terre des Hommes presenterà il 10 ottobre 2012, in occasione della prima Giornata ONU delle Bambine presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il dossier esclusivo “La condizione delle bambine e ragazze nel mondo”.


Con il numero 45501 della Campagna “ Indifesa di Terre des Hommes, attivo dall’1 al 21 ottobre, si può donare 2 Euro via SMS da cellulare TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile Coop Voce e Nòverca. Si può anche donare 2 euro da rete fissa TWT e fino a 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.





Martedì 24 settembre 2013 presso l' Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano, alla presenza dell'Avv. Paolo Giuggioli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, del Dott. Pierfrancesco Majorino, Assessore alla Politiche sociali del Comune di Milano, del Dott. Mario Zevola, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano e della Dott.ssa Monica Frediani, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e dai rappresentanti di Terres des Hommes e di altre associazioni, è stata presentata la Carta di Milano, sulla tutela dei diritti dell'infanzia.



Riportiamo, di seguito, i punti della Carta:



Le bambine e i bambini non sono oggetti, bensì soggetti attivi, con la loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo, sensazionalistico e artificioso della loro immagine.

I bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.


La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.


La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo, nel contempo, ogni promozione o incitamento di comportamenti devianti o violenti. La comunicazione dovrebbe rispettare la fantasia, la creatività e la curiosità dei bambini e delle bambine, così come quel delicato mondo di relazioni e interazioni in cui vivono ogni giorno.


I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia, depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato che essi hanno per i bambini.


I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve rappresentare il genere in categorie fisse, esaltando attributi di virilità e forza, da un lato, di dolcezza e remissività dall’altro. La comunicazione non deve presentare continuamente i bambini e le bambine in attività convenzionalmente destinate a uomini o a donne, rafforzando le discriminazioni di genere.

Le bambine e i bambini hanno bisogno di punti di riferimento forti che trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro più vicine ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere psico-fisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure, togliendo ai bambini, specie i più piccoli, la fiducia nelle persone che sono fondamentali per il loro sviluppo psicologico, fisico e per la loro educazione.

La fragilità dei bambini e delle bambine e il loro bisogno di protezione non devono essere strumentalizzati per indurre negli adulti senso di colpa, inadeguatezza o allarmismo.


La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignità.


Il benessere delle bambine e dei bambini è prezioso e la loro alimentazione è fondamentale perché possano crescere in modo sano ed equilibrato. La comunicazione dovrebbe promuovere un corretto stile di vita fisico e alimentare, cercando di rafforzare comportamenti che salvaguardino il benessere presente e futuro dei bambini.





giovedì 26 settembre 2013

Questa zebra non è un asino: dal libro al teatro. Sui diritti dei minori



Talal è un bambino che vive nella striscia di Gaza ed è amico di Yara, una zebra che si trova in uno zoo al di là del muro che separa la Palestina da Israele.
A causa dei continui bombardamenti, lo zoo ormai si è svuotato degli animali e, all'ennesimo attacco militare, anche Yara perde la vita.
Il guardiano, per risparmiare a Talal il dolore per questa perdita, decide di travestire un asino da zebra, ma il ragazzino se ne accorge e si sente profondamente tradito. Se ne va, ma arrivano i mass-media: l'anziano guardiano decide di chiedere pubblicamente scusa a Talal, il bambino lo perdona e, al suo ritorno, i due decidono di mettere un cartello sulla gabbia dell'asino con la scritta: “Questa zebra non è un asino”.

Nato come racconto scritto, Questa zebra non è un asino. Storia di un'amicizia più forte della guerra diventa uno spettacolo teatrale, di e con Giorgio Scaramuzzino, presentato anche all'ultima edizione del Festival di Todi. Una storia che si rivolge ai bambini, ma anche agli adulti per parlare di diritti, di pace e di solidarietà.

Abbiamo intervistato Giorgio Scaramuzzino che ringraziamo per la sua disponibilità


Di cosa parla il testo e quando ha avuto l'idea di scriverlo?

L'idea l'ho avuta appena ho letto la notizia sul giornale, notizia che riguardava questo piccolo zoo nella striscia di Gaza dove il direttore si era trovato coinvolto nella geniale idea di trasformare un asino in una zebra per soddisfare le esigenze dei bambini che non avevano più animali da accudire perchè massacrati dalla guerra, dalla fame.
Avevo voglia di parlare di infanzia negata, partendo da un fatto reale che pochi conoscono al di fuori dei confini di quei luoghi.

Cosa rappresenta il rapporto di amicizia tra Talal e la zebra?

Si tratta di uno dei pochi momenti in cui il ragazzo è veramente un bambino; uno dei rarissimi momenti in cui l'infanzia, nella striscia di Gaza, può giocare, altrimenti i bambini devono pensare a difendersi, a sopravvivere, a mangiare, a superare i posti di blocco e, così, fanno una vita da grandi. Quello, invece, è il momento sacrosanto e legittimo del divertimento e del sogno.

Oltre al tema della diversità, quali sono gli altri argomenti veicolati dallo spettacolo?

Nello spettacolo - maggiormente rispetto al libro – c'è un rapporto continuo con la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.
I passaggi dello spettacolo sono intercalati dagli articoli della Convenzione, ad esempio: larticolo riguardante l'identità. I bambini palestinesi non hanno né identità né nazionalità perchè il Paese non li riconosce; come detto, non hanno il diritto di giocare perchè è addirittura vietata l'importazione di giocattoli (infatti costruiscono aquiloni); non hanno il diritto allo studio perchè non ci sono scuole in numero proporzionale ai bambini e,comunque, non c'è il materiale per costruirle; non hanno il diritto alla salute perchè spesso gli ospedali non hanno la corrente elettrica. Recentemente un bambino è stato operato con la luce di un telefono cellulare; gli orti si trovano vicino ai confini che vengono continuamente bersaglaiti...Insomma è una continua negazione dei diritti primari.

Cosa si può fare per tutelare i diritti di questi bambini e, in generale, dei minori?

Lo scopo di noi artisti è quello di denunciare affinché più persone possibile sappiano la verità. Dobbiamo dare le notizie al di là di idee politiche o religiose. A me interessa solo far sapere che, nella striscia di Gaza, sono negati i diritti di base, soprattutto quelli dei bambini e degli adolescenti.



venerdì 28 giugno 2013

Geronimo Stilton e i diritti per l'infanzia e l'adolescenza





Dal 30 novembre 2011, giorno del suo insediamento, l'Autorità Garante monitora il rispetto dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Vincenzo Spadafora gira l'Italia e sollecita il governo, indicando e proponendo interventi migliorativi per la tutela dei diritti dei minori e, per questo, ha avuto l'idea di spiegare, ai cittadini di domani, quali siano i loro diritti attraverso un libro che illustri le attività dell'Autority.
Ma non si tratta di un libro qualunque: chi spiega,ai ragazzi, in maniera semplice e chiara, la Convenzione sui Diritti dell'infanzia e dell'Adolescenza? Un loro beniamino: Geronimo Stilton, il famoso amico roditore.
Il libro si intitola “ Che avventura stratopica, Stilton! Alla scoperta dei diritti dei ragazzi” ed è pubblicato da Piemme: un progetto di grande valenza etica ed educativa: “Sentivo l'esigenza di rendere più accessibile una materia per tanti versi ingarbugliata, fredda, mentre i diritti dei bambini e degli adolescenti sono materia calda, perchè ogni giorno ci si misura con il disinteresse se non la violazione. Il libro verrà dato ai più giovani, li aiuterà a credere in certi valori a cominciare dalla dignità individuale e dal rispetto dovuto agli altri e richiesto per se stessi” ha, infatti, dichiarato il Garante e il “topo” ha aggiunto: “ Quando il Garante italiano mi ha chiesto il suo aiuto mi frullavano i baffi dall'emozione! Così sono volato a Roma, per seguirlo nel suo importantissimo lavoro. Alla fine abbiamo scritto insieme questo libro, per spiegare quello che è stato fatto e quello che c'è ancora da fare per permettere ai ragazzi di vivere e crescere in modo sano e consapevole. Perchè un mondo migliore, dove i diritti sono garantiti, è possibile solo se facciamo squadra e ci impegnamo tutti insieme!”.

Chi fosse interessato a ricevere una copia gratuitamente del libro, può rivolgersi all'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Via di Villa Ruffo, 6 – 00196 Roma, scrivere all'indirizzo segreteria@garanteinfanzia.org, oppure contattare il Garante sul suo profilo Facebook www.facebook.com/spadafora.vincenzo.



Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

Costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.


Essa prevede anche un meccanismo di controllo sull’operato degli Stati, che devono presentare a un Comitato indipendente un rapporto periodico sull’attuazione dei diritti dei bambini sul proprio territorio.

La Convenzione è rapidamente divenuta il trattato in materia di diritti umani con il maggior numero di ratifiche da parte degli Stati. Ad oggi sono ben 193 gli Stati parti della Convenzione.

La Convenzione è composta da 54 articoli e da due Protocolli opzionali sui bambini in guerra e sullo sfruttamento sessuale).


Sono quattro i suoi principi fondamentali:
a) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
b) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati decono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

L’Italia ha ratificato la Convenzione con Legge n. 176 del 27 maggio 1991 e ha fino ad oggi presentato al Comitato sui Diritti dell'Infanzia quattro Rapporti.




lunedì 24 giugno 2013

Campagna ALLARME INFANZIA di Save the children Italia



Si è da poco conclusa la campagna “Allarme infanzia”, iniziata il 20 maggio e promossa da Save the children Italia.
Sugli autobus, sui muri dei palazzzi, nei corridoi delle metropolitane di molte città sono stati affissi grandi cartelloni con il disegno di un bambino stilizzato e alcune frasi come, ad esempio: “Mi hanno rubato l'aria pulita”, “Mi hanno rubato una casa tutta mia”; “Mi hanno rubato la mensa a scuola”: la campagna, infatti, è stata organizzata per denunciare il furto di futuro, in atto nel nostro Paese, a danno dei bambini, degli adolescenti, dei giovani.
Il dossier intitolato “L'isola che non ci sarà” e il sondaggio “Le paure per il futuro dei ragazzi e dei genitori italiani”, realizzati da Save the children Italia e da Ipsos, evidenziano che milioni di minori non hanno a disposizione un'abitazione sicura oppure che non possono alimentarsi in maniera sana, né a casa né a scuola perchè, spesso, le mense scolastiche ospitano solo i bambini la cui famiglia si può permettere di pagare la retta.
Il diritto all'educazione e all'istruzione sono continuamente minati perchè esistono pochissimi asili nido e scuole materne, molti istituti sono fatiscenti (in particolare quelli pubblici e a costi accessibili) e gli insegnanti si trovano sempre più spesso a dover gestire situazioni di disagio sociale, di bullismo, di abbandono scolastico. Tutto questo senza aiuto da parte delle istituzioni che non vogliono prendere in considerazione il fatto che il 21% di un campione di quindicenni ha scarse competenze di lettura (livello 1 o addirittura inferiore) oppure che un ragazzo su cinque, tra i 18 e i 24 anni, ha cosenguito solamente la licenza media e con questo dato l'Italia si posiziona al quarto posto in termini di capacità di futuro garantito alle nuove generazioni, dopo Malta, Romania e Spagna.
L'indagine Ipsos rivela anche che il 29% dei bambini al di sotto dei sei anni di età, in Italia, è prossimo a una condizione di miseria e che i giovani, che non seguono alcun tipo di percorso formativo, non hanno neanche la possibilità di entrare nel mondo del lavoro.
La negazione del diritto allo studio, la povertà e la mancanza di punti di riferimento positivi diventano terreno fertile per la criminalità o l'autolesionismo. Quale futuro, dunque, per i ragazzi di oggi e gli adulti di domani?

giovedì 13 giugno 2013

Giornata mondiale contro il lavoro minorile




Su Agipress si racconta una storia. E' quella di Edwin Medina, nato a Nueva Esperanza - uno dei quartieri più disagiati della città di Lima, in Perù - in cui i bambini sono costretti a lavorare con turni massacranti per sostenere la famiglia e, spesso, sono soggetti a vari tipi di violenza. Questi bambini lavorano e certo non hanno la possibilità di studiare.
Anche Medina ha fatto parte di loro e, nel 2004, diventato grande, decide di creare un'associazione per aiutare i bimbi in difficoltà: l'associazione, in un primo momento, organizza attività ludiche per allontare i minori dalla strada, o ricreative (laboratori di cucina e di riciclaggio) e, oggi, ha istituito anche una scuola pubblica materna ed elementare. Nel percorso di studio è previsto affrontare, oltre alle materie di base, anche i temi del microcredito, della responsabilità ma, soprattutto, grazie alle lezioni, i bambini e i ragazzi riconquistano la fiducia in se stessi e negli altri.
Questo è un esempio di riscatto, ma nel mondo sono più di 215 milioni le bambine e i bambini impegnati in tutti i settori produttivi, con una grave violazione del diritto allo studio, alla salute, al gioco.
In Italia, in particolare, secondo i dati ISTAT i bambini sfruttati sarebbero circa 144.000, tra i 7 e i 14 anni, ma la CGIL sostiene che siano molto di più e che si possa arrivare a conteggiarne almeno 400.000, con la più alta percentuale del meridione dove la povertà è, troppo spesso, assoluta e non permette ai più giovani di conseguire condizioni di vita accettabili.
In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che quest'anno è stata celebrata ieri - 12 giugno 2013 - Cesvi, Cooperazione italiana e il Ministero degli Affari Esteri hanno organizzato un convegno per rilanciare l'attenzione sull'argomento e ribadire l'urgenza di affermare il diritto all'educazione, combattendo anche la prostituzione, la schiavitù e il reclutamento dei bambini-soldato. Il Cesvi, inoltre, aderisce alla campagna intitolata “Stop child Labour - School is the best place to work” per sottolineare il fatto che i minori scolarizzati riescono, in futuro, ad ottenere un reddito sufficiente per un'esistenza dignitosa.
Importante, infine, citare il 5° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia 2011-2012, stilato da Acra, Gruppo di lavoro per la Convezione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in cui, tra le varie e importanti tematiche affrontate, si parla anche dell'ascolto del minore in ambito giudiziario; del diritto del fanciullo a non essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli o degradanti; dei minori privi di un ambiente familiare e dei figli di persone detenute.
Abbiamo citato solo alcuni eventi e una parte del materiale a disposizione per denunicare e sollecitare una presa di coscienza riguardo allo sfruttamento del lavoro minorile, alle sue cause e alle sue conseguenze: continueremo a parlarne perchè non basta dedicare una sola giornata alla riflessione per poi spegnere i riflettori e il pensiero. 




 



sabato 4 maggio 2013

Quando i bambini sono in guerra

Notizie di pochi giorni fa. Almeno 11 bambini (e 6 donne) sono rimasti uccisi in un raid aereo - condotto dalla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto il controllo della Nato) - nel distretto di Shegal, della provincia orientale afghana di Kunar.
Il raid aveva come obiettivo alcune postazioni di talebani (tra questi, ne sono rimasti uccisi undici): un portavoce dell'Isaf ha dichiarato che il raid è stato preceduto proprio da un attacco dei talebani e che: “ Nessun elemento dell'Isaf ha partecipato direttamente alla battaglia sul terreno, ma su richiesta della stessa Coalizione internazionale, e non delle forze di sicurezza afghane, è stato fornito un appoggio di fuoco aereo, in aree, secondo i nostri resoconti, lontano da costruzioni, che ha permesso l'uccisione di molti insorti” e ha anche aggiunto: “Siamo a conoscenza di notizie riguardanti il ferimento di numerosi civili nell'incidente e di recenti accuse di vittime civili. L'Isaf esamina seriamente le notizie di vittime civili e su questo incidente è stata aperta un'inchiesta”.
Non si tratta di “incidente”, invece, ma si tratta di realtà la notizia - circolata tramite un video pubblicato dal sito Islam Awazi (Voce dell'Islam) del Movimento islamico del Turkestan - di bambini, tra i 7 e i 14 anni, mentre vengono addestrati da Al Qaeda.
Il video - ambientato probabilmente in un luogo a 40 km da Baghdad, in direzione nord est - mostra una decina di bambini, afghani e uiguri, con passamontagna, armati di pistole, fucili d'assalto e lanciagranate mentre simulano l'irruzione in un edificio, la creazione di un posto di blocco e la cattura di un ostaggio. Le manovre di addestramento farebbero parte delle azioni preparatorie dell'unità operativa denominata “Esercito dell'infanzia”. Si tratta di piccoli martiri, per la maggior parte orfani perchè i loro genitori sono stati uccisi nei combattimenti oppure sono fuggiti, abbandonandoli. E questo è il loro destino.

mercoledì 13 febbraio 2013

UNCHILDREN: una mostra itinerante sull'infanzia negata (rivolta anche alle scuole)





Shelina, 12 anni, Bangladesh. Ha respinto le avances di un ragazzo di 18 anni e lui ha riscattato il proprio onore con il vetriolo. Shelina è rimasta sfigurata.

Tulia, 7 anni, Colombia. Suo padre è stato ucciso da uomini in mimetica e stivali neri: le divise dell'esercito. I loro volti erano coperti e Tulia non può descrivere i loro volti.

Dubaku, 4 anni, Etiopia. Il prezzo del grano è aumentato, Dubaku ha l'AIDS e la sottonutrizione compromette l'efficacia dei farmaci antivirali.



Queste sono alcune storie raccontate dalle 17 tavole illustrate da Stefania Spanò – grafica e autrice per l'infanzia - accompagnate da brevi didascalie a cura di Francesca de Lena, sua figlia.

Una mostra-evento che tocca tutti i temi e tutte le realtà, difficili da accettare, che vedono come protagonisti i bambini, i giovani in molte aree del mondo: minori che soffrono, che vengono abusati e sfruttati , che non hanno garantiti i diritti di base. Un viaggio virtuale, ma efficace, per denunciare e sensibilizzare: dall'Afghanistan e le mine antiuomo alle spose bambine dell'Arabia Saudita; dalla Somalia e l'infibulazione ai meninos de rua brasiliani; dalla guerra a Gaza al lavoro minorile in Pakistan. Questo e molto altro, purtroppo, nei disegni stilizzati – che ricordano proprio quelli dei bambini – dell'illustratrice che, senza retorica, chiede attenzione e interventi mirati per restituire serenità, salute ed equilibrio a tutti quei bambini e ragazzi che non sono protetti e tutelati dagli adulti.

La mostra è a disposizione delle scuole interessate e potrà rimanere in allestimento, negli istituti scolastici, per una settimana. Chi fosse interessato può rivolgersi all'associazione Diritti d'Autore o scrivere alla mail dirittidautore@stefaniaspano.it