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domenica 6 settembre 2015

Due interventi di Barbara Spinelli a Bruxelles: no impronte ai minori migranti per l' identicazione e ritardi dei fondi alla Grecia per i migranti


BARBARA SPINELLI: “ALLARMANTE LA RISPOSTA DEL COMMISSARIO AVRAMOPOULOS SULL’USO DELLA FORZA NEL PRELIEVO DELLE IMPRONTE PER L’IDENTIFICAZIONE DI MINORI”

Bruxelles, 3 settembre 2015

Il commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha risposto a nome della Commissione all’interrogazione depositata il 13 maggio 2015 dall’eurodeputata Barbara Spinelli, congiuntamente ai colleghi Elly Schlein, Laura Ferrara, Ignazio Corrao, Eleonora Forenza e Curzio Maltese. Nell’interrogazione si chiedevano chiarimenti sulle violenze subite da numerosi richiedenti asilo nei centri di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa e Pozzallo. Fonti diverse e concordanti avevano infatti documentato l’uso illegittimo della forza per costringere i migranti, anche minori, all’identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali. Un comportamento in palese violazione delle salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Vari cittadini stranieri, anche minori, dichiararono di aver subito percosse con manganelli elettrici.

«La risposta della Commissione è allarmante», ha dichiarato Barbara Spinelli. «Pur preannunciando l’intenzione di intraprendere le azioni necessarie per indagare su tutti i casi in cui vi siano elementi che indichino l'adozione di misure illegali da parte delle autorità nazionali, la Commissione mantiene la più grande ambiguità sull'uso della violenza, anche sui minori. In effetti, nella risposta, la Commissione evidenzia che "eventuali misure coercitive adottate dagli Stati membri devono essere proporzionate, giustificate e rispettose della dignità e dell'integrità fisica della persona interessata” e che "ai bambini di età inferiore ai 14 anni non devono essere rilevate le impronte digitali”: destando con ciò il sospetto che l'uso di misure coercitive sia da considerarsi legittimo, se applicato a minori dai 14 ai 18 anni».

«La Commissione fa riferimento ai propri orientamenti, pubblicati nel maggio 2015, in materia di rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale. In tali orientamenti, la Commissione propone – al paragrafo 7 – che "gli Stati membri possano considerare che non sia mai opportuno utilizzare la coercizione per costringere la rilevazione delle impronte digitali di alcune persone vulnerabili, come minori o donne in stato di gravidanza. Se un certo grado di coercizione viene utilizzato per persone vulnerabili, occorre garantire che la procedura utilizzata sia specificamente adattata a tali persone».

MATERIALI:

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-007777/2015

alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Laura Ferrara (EFDD) e Ignazio Corrao (EFDD)

Oggetto:Uso illegale della forza nei centri di accoglienza di Pozzallo e Lampedusa, Italia, per l'acquisizione delle impronte digitali dei migranti, comprese quelle dei minori, a fini di identificazione

Dal 28 aprile 2015 70 minori non accompagnati sono stati rinchiusi per oltre due settimane in un Centro di primo soccorso e accoglienza (CPSA ) sull'isola italiana di Lampedusa. Dal 25 aprile 2015 113 siriani e palestinesi sono stati detenuti per una settimana in un CPSA a Pozzallo, Sicilia. Varie fonti e documenti attestano l'uso illegale della forza al CPSA di Pozzallo per il rilevamento delle impronte digitali dei migranti – comprese quelle dei minori – a fini di identificazione, in violazione delle norme di salvaguardia sancite dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Inoltre, i cittadini stranieri detenuti al CPSA di Pozzallo, compresi i minori, hanno dichiarato di essere stati colpiti con dispositivi tipo Taser.

Intende la Commissione far luce su questi recenti avvenimenti e valutare se ciò che accade a Lampedusa e al CPSA di Pozzallo costituisca una violazione dell'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, degli articoli 3 e 5, paragrafo 4, della CEDU, degli articoli 14, lettera b), 17 e 19 della direttiva sull'accoglienza (2003/9/CE) e dell'articolo 8 del regolamento (CE) n. 2725/2000 (regolamento" Eurodac")?

Intende altresì la Commissione chiarire quali misure pensa di adottare per impedire la detenzione di bambini migranti, vietata dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo?

Risposta della Commissione

Risposta di Dimitris Avramopoulos

a nome della Commissione

(1.9.2015)

La Commissione non è a conoscenza dei presunti fatti citati dall'onorevole parlamentare, né di alcun elemento di prova di questo tipo. La Commissione intraprenderà le azioni necessarie per indagare su tutti i casi in cui vi siano elementi che indichino l'adozione di misure illegali da parte delle autorità nazionali.

Nell'ambito del pacchetto di misure introdotte nell'agenda europea sulla migrazione nel maggio 2015, la Commissione ha proposto degli orientamenti per gli Stati membri in materia di rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale[1]. Tali orientamenti prevedono un approccio comune basato sulle migliori prassi in materia di rilevamento delle impronte digitali, conformemente al regolamento Eurodac e al diritto dell'UE. Le eventuali misure coercitive adottate dagli Stati membri devono essere proporzionate, giustificate e rispettose della dignità e dell'integrità fisica della persona interessata. Inoltre, ai bambini di età inferiore ai 14 anni non devono essere rilevate le impronte digitali.

La Commissione sostiene pienamente i diritti dei bambini, come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, compreso il diritto alla libertà. Il diritto dell'UE pone dei limiti precisi alla detenzione amministrativa per i bambini, che dovrebbe essere utilizzata solo in ultima istanza, ove si ritenga impossibile applicare in maniera efficace misure meno coercitive. Ciò è stabilito all'articolo 11 della direttiva 2013/33/UE sulle condizioni di accoglienza, che si applica a decorrere dal 20 luglio 2015.
 
BARBARA SPINELLI: SCANDALOSO RITARDO NEL VERSAMENTO DEI FONDI PER LA MIGRAZIONE ALLA GRECIA
Barbara Spinelli ha indirizzato una lettera – firmata da 55 eurodeputati - a Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, Dimitris Avramopoulos, Commissario per Migrazione, affari interni e cittadinanza e Christos Stylianides, Commissario per Aiuti umanitari e gestione delle crisi.
 
Il testo:
Caro Presidente,
Cari Commissari,

sono numerosi i paesi bisognosi di solidarietà nell’Unione, davanti al forte afflusso di migranti e richiedenti asilo, ma la Grecia – da anni in profonda crisi recessiva –  fatica più di ogni altro e in misura intollerabile nella gestione dell’accoglienza dei profughi: 160.000 tra gennaio e metà agosto 2015. L’incremento rispetto al 2014 è del 750%. Migliaia di migranti sono bloccati sul confine tra Grecia e Macedonia, violentemente respinti dalle autorità di Skopje.
Il direttore europeo dell’Unhcr descrive la situazione dei migranti in Europa come “la peggiore” che abbia visto in trent’anni di esperienza umanitaria. Papa Francesco ha equiparato i respingimenti dei migranti ad atti di guerra.
La Commissione europea ha deciso nell’agosto 2015 uno stanziamento di fondi speciali per assistere i Paesi in maggiore difficoltà, sulla base dell’articolo 79 dei trattati. Per il 2014-2020, la Grecia dovrebbe ricevere 260 milioni di euro dal Fondo per la migrazione, integrazione e asilo, e 195 milioni di euro dal Fondo di sicurezza interna [1].
Sembra tuttavia che i primi versamenti tardino a venire, come ammesso il 17 agosto dal Commissario Avramopoulos [2] in un’intervista a “Repubblica”.
Chiediamo:
  • La Commissione è cosciente della gravità di ogni ritardo nei versamenti, vista la drammatica situazione di abbandono in cui versano i rifugiati nelle isole greche?
  • La Commissione ritiene sufficienti le cifre stanziate, di fronte ad aumenti così ingenti dei flussi migratori?
  • Come sarà organizzata la ricollocazione di 16.000 richiedenti asilo dalla Grecia in altri Paesi dell’Unione, decisa dal Consiglio europeo il 25-26 giugno?


mercoledì 5 febbraio 2014

L'Europa in aiuto ai siriani

 
In Europa siamo stati i più generosi: i nostri popoli hanno fornito, attraverso i bilanci nazionali e la Commissione europea, tre miliardi di dollari e mezzo in aiuti umanitari. Ma il denaro non significa nulla per i bambini, le donne e gli uomini che sono privati dell'assistenza da forze governative o da combattenti dell'opposizione. E l'appello di tutti noi nella comunità internazionale ha avuto lo scopo di fare pressioni sulle parti in lotta per un maggior accesso alle vittime innocenti di questa guerra. Abbiamo visto che l'impegno può portare risultati: per esempio, vaccinazioni anti-polio hanno raggiunto oltre tre milioni di bambini, e abbiamo visto, localmente, anche dei cessate il fuoco che hanno permesso agli aiuti di arrivare. Le questione è come fare questo in modo più profondo, su scala molto più larga...”: queste le parole della commissaria europea Kristalina Georgieva durante il vertice che si è tenuto, pochi giorni fa, sulla crisi umanitaria in Siria, tavolo di lavoro a cui hanno preso parte, oltre a 19 Paesi, anche il vicesegretario dell'ONU, Valerie Amos, e il Ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino.

Mentre negli ultimi tre giorni i raid aerei, condotti dal regime sui quartieri residenziali di Aleppo, hanno fatto oltre 138 vittime, la Commissione europea ha deciso di stanziare altri 85 milioni di euro in favore della popolazione, denaro ripartito in tre macrosettori: aiuti interni, aiuti per la mobilità e aiuti per i rifugiati in Giordania.

In particolare, quaranta milioni saranno destinati per i sevizi di base all'interno del Paese; altri quaranta milioni per favorire l'educazione e l'istruzione per i circa 500mila rifugiati; cinque milioni per dare anche la possibilità, ad alcuni studenti libanesi, di accedere alle università e a studiare in Europa grazie al programma Erasmus-Mundus.

Per quanto riguarda gli aiuti all'interno della Siria, una parte dei fondi saranno destinati a finanziare la campagna dell'Unicef (di cui parleremo a breve) per l'educazione dei più piccoli, le iniziative dell'Unesco per preservare il patrimonio culturale del Paese e le iniziative dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ai profughi palestinesi in Siria.

Stefan Fule, commissario europeo per l'Allargamento e le politiche del vicinato, ha così commentato lo stanziamento dei fondi da parte della Commissione: “ La messa a disposizione di queste nuove risorse è la prova che la Commissione europea è impegnata non solo a parole. Continuiamo a rimanere a fianco della popolazione siriana e oggi dimostriamo una volta di più che non solo facciamo promesse, ma le manteniamo anche. Con questa tranche di aiuti l'esecutivo comunitario si concentra sul sostegno per l'educazione all'infanzia e i servizi quali cure mediche e sanitarie e gestione di rifiuti, attività,, quest'ultima, fondamentale per evitare la diffusione di malattie”.
 

martedì 4 febbraio 2014

Il punto di Antigone sulla situazione carceri



Il 28 gennaio scorso si è svolto a Milano un incontro, presso l'Urban Center, in cui si è discusso ancora del problema del sovraffollamento delle carceri italiane e, in particolare della situazione dei detenuti negli istituti penitenziari della Lombardia.

Siamo una Regione molto particolare dal punto di vista carcerario” ha affermato Valeria Verdolini, presidente lombardo dell'Associazione Antigone “ con ben 19 diversi istituti detentivi. Un fenomeno di grandi dimensioni, quindi, ma al quale è possibile approcciarsi in maniera costruttiva grazie alla rete esistente a livello locale e che unisce le strutture di volontariato, le associazioni, le istituzioni”.

Antigone monitora periodicamente le carceri e racconta ciò che vede. Nel IX e ultimo rapporto dell'associazione sulle condizioni di detenzione, intitolato “Senza dignità”, i dati riferiscono che le regioni italiane più affollate sono la Liguria, la Puglia e il Veneto; al 31 ottobre 2012 i 66.685 detenuti sono in maggioranza uomini e italiani; le donne rappresentano il 4,2% della popolazione carceraria e il 35,6% è rappresentato dagli stranieri. Le nazionalità più presenti sono quella marocchina, romena, tunisina, albanese e nigeriana. Nel report si ricorda che: “Con una sentenza del 28 aprile 2011 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato incompatibile con la Direttiva rimpatri l'articolo 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto Legislativo n. 286/1998, che prevedeva la detenzione in caso di mancata ottemperanza all'ordine del Questore di allontanarsi dal territorio italiano. Dopo una iniziale incertezza, si è di fatto proceduto per decreto legge alla modifica di questo reato, escludendo il ricorso al carcere. Ad oggi, però, la percentuale degli stranieri tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando era del 36,7%”.

La ricerca riporta un dato inquietante: quello relativo agli atti di autolesionismo o ai tentati suicidi; a questo si aggiunge il fatto che il 70% dei detenuti è malato e che le patologie più comuni sono i disturbi psichici, le malattie dell'apparato digerente e le malattie infettive e parassitarie.

Qualche passo avanti è stato fatto, nella tutela dei diritti dei detenuti, con il piano di riorganizzazione avviato a livello ministeriale che ha ridotto il numero di ore che il detenuto deve trascorrere chiuso in cella, a favore di una maggiore possibilità di movimento all'interno della struttura: “Altre iniziative necessarie sono quelle miranti ad ampliare l'offerta di attività formative e ricreative” ha sostenuto Alessandra Naldi, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Milano e ha aggiunto: “In questo Bollate è diventata un vero e proprio modello per la sua capacità di sfruttare le risorse del territorio; Opera, invece, deve ancora completare questo processo di apertura verso l'esterno”. Diversa la situazione a San Vittore perchè, ha sottolineato sempre il Garante, sono evidenti i problemi igienici e “la popolazione presenta emergenze di carattere sociale, con molti stranieri privi di permesso di soggiorno e detenuti affetti da problemi di salute mentale e di tossicodipendenza”.

Da Milano a Roma: a Rebibbia Antigone, in due anni di attività, ha effettuato 1.149 colloqui e, tra i diritti negati, quelli che più pesano sulle condizioni dei detenuti riguardano la lontananza dai propri affetti e il diritto alla salute.

Infine, un grande ostacolo al miglioramento delle condizioni di vita negli istituti carcerari è costituito dalla mancanza di fondi: “ Assistiamo a un estremo impoverimento del sistema penitenziario”, ha affermato Daniela Ronco, coordinatrice dell'Osservatorio Nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone, "mancano i fondi per qualunque tipo di attività all'interno del carcere, per il lavoro, per lo studio e per tutti gli altri progetti che potrebbero rendere meno afflittiva la vita nelle strutture detentive”.