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sabato 5 dicembre 2015

Una mostra dei detenuti di San Vittore presso il Tribunale di Milano

Si intitola "Sogni di segni, segni di sogni" l'esposizione che si è aperta oggi al Palazzo di Giustizia di Milano per mettere in mostra le opere realizzate da circa una cinquantina di persone che stanno scontando una condanna nel carcere milanese di San Vittore e all'Icam, l'istituto di custodia attenuata per le madri detenute. Obiettivo del progetto, promosso dalla sezione milanese dell'Associazione Nazionale Magistrati, è quello di consentire ai detenuti di vivere la propria quotidianità carceraria realizzando la propria personalità attraverso la pittura e esprimere così il proprio stato d'animo nella difficile fase di espiazione della pena.
La mostra di pittura resterà aperta fino al prossimo 17 dicembre nell'androne del terzo piano della cittadella giudiziaria milanese per poi essere trasferita alla Casa dei Diritti del Comune di Milano. "E' interesse dello Stato - ha osservato il presidente della Corte d'Appello del capoluogo lombardo, Giovanni Canzio, durante la cerimonia di inaugurazione - realizzare questo percorso di legalità. Iniziative come queste sono la strada migliore per ridurre il rischio di recidiva".




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lunedì 21 settembre 2015

I frutti del carcere

Milano. La Loggia dei Mercanti,  a un passo dal Duomo, ospita - sabato 26 settembre – l’iniziativa “I frutti del carcere”. In programma l’esposizione delle produzioni carcerarie e incontri di approfondimento sui temi della detenzione e delle alternative al carcere. Un’occasione per conoscere il lavoro dei detenuti, le attività svolte nei laboratori degli Istituti di pena con la mostra mercato di mobili, gioielli, accessori, abiti, prodotti alimentari (pane, focacce, dolci) oltre a fiori e piante. Saranno organizzati anche incontri e dibattiti di approfondimento incentrati sui temi della detenzione, del lavoro carcerario e delle misure alternative. A cura associazione di  promozione sociale “Per i Diritti”. L’evento è inserito nel calendario di Expo in Città. Ore 10-18.30. Sito: www.comune.milano.it.





martedì 21 luglio 2015

La casa del nulla: una riflessione sugli istituti penitenziari e un esempio di letterartura carceraria

 
 
 
 
 
 
 



Naria Giuliano e Rosella Simone sono le autrici del libro intitolato La casa del nulla (Milieu edizioni) opera sospesa tra storia orale, letteratura carceraria, racconto corale e antropologico. Pubblicato per la prima volta a metà degli anni ottanta da Tullio Pironti, e riproposto in una versione ridotta nel 1997 con il titolo "I duri", il testo ha avuto, come i suoi autori, diverse vicissitudini, ma rimane un testo fondamentale per capire gli anni settanta-ottanta e conserva ancora oggi una freschezza narrativa inossidabile.



Abbiamo rivolto alcune domande a Rosella Simone che ringraziamo.
 
 
Il libro racconta storie ambientate nelle carceri degli anni '70, anni difficili per il nostro Paese: qual era la popolazione carceraria dell'epoca ? E quali relazioni si instauravano tra le mura degli istituti?
Era una popolazione carceraria particolare e rispecchiava, come sempre fa il carcere, la società di allora. Nelle carceri speciali appena istituite erano stati concentrati due soggetti diciamo “nuovi”: ”terroristi” e rapinatori. Le istituzioni ritenevano che le regole durissime di quel carcere (colloqui con i vetri, arie d’aria ridotte all’osso, perquisizioni corporali….) e mettere insieme soggetti così apparentemente diversi avrebbe creato conflitti e piegato gli irriducibili. Non fu così. Proprio le condizioni brutali in cui erano costretti a vivere i detenuti creò una saldatura, una solidarietà, una amicizia, tra politici e banditi che fece detonare il circuito carcerario italiano.
Facciamo un paragone tra le condizioni di vita all'interno dei luoghi di detenzione di ieri e in quelli di oggi...
Il carcere è cambiato ma non è detto che sia sempre e solo in meglio. La carcerazione è differenziata e c’è chi può avere accesso alle pene alternative, andare a scuola, fare teatro e chi è chiuso nell’orrore del 41 bis. Di recente mi sono occupata del caso di un carcerato rinchiuso a Sulmona, Domenico Belfiore ergastolano in carcere da 32 anni, con un tumore all’intestino che, andato in coma, era stato ricoverato con urgenza, operato e rimandato immediatamente in carcere deve nel giro di pochi giorni è ritornato, ovviamente, in coma. Fortunatamente siamo venuti a saperlo e c’è stata una mobilitazione che ha portato alla concessione degli arresti domiciliari. Ma quanti i casi di cui non si sa niente?
Non sono contraria al carcere attenuato ma non posso giustificare, neanche per un capomafia alla Reina, una detenzione che equivale, per me, alla tortura.
Tra l’altro è proprio questa differenziazione che crea nei soggetti detenuti un processo di desolidarizzazione. Se io aspiro al premio (e non dico che non sia legittimo) dovrò guardarmi da stringere amicizie o essere solidale con chi gode fama di “cattivo”. E un carcere dove non c’è solidarietà tra i reclusi è un carcere dove si vive molto male.
Com'è nata l'idea di scrivere questo libro?
E’ una storia vecchia di 30 anni. Nell’agosto del 1985 Giuliano Naria, allora mio marito (abbiamo divorziato nel 1993), (condannato per banda armata denominata Brigate rosse e accusato, poi assolto, del delitto del Procuratore della Repubblica di Genova Francesco Coco) dopo un durissimo sciopero della fame che lo aveva portato a pesare 40 chili e dopo aver scontato 9 anni e sei mesi aveva ottenuto gli arresti domiciliari a Garlenda, un paesino dell’entroterra ligure nella casa che era dei mia nonna e che avevo dato in uso a i suoi genitori. Io lo avevo raggiunto lasciando Milano e il lavoro di giornalista. Era una bella cosa ma cosa ci facevamo lì? Non ci amavamo più così tanto da fare un figlio ma un libro forse potevamo provare a farlo. Avevamo a disposizioni personaggi straordinari da far impazzire di gioia qualsiasi aspirante scrittore! Giuliano era il narratore che sa guardare il carcere con ironia e gusto del paradosso, io l’intervistatrice. L’idea era raccontare la brutalità del carcere ma senza piagnistei, volevamo racconti scanzonati anche nella tragedia. Volevamo raccontare persone, non criminali o terroristi. Persone curiose, sbruffone, prepotenti, generose, crudeli anche e, soprattutto, non volevamo dare giudizi. Quelli li aveva già dati la legge.
Il testo fa fare una riflessione anche sull'utilità del carcere: qual è la sua opinione in merito?
L’obbiettivo di fondo per cui è stato scritto il libro è far si che chi lo legge si chieda: a cosa serve il carcere? Credo, credevamo, che il carcere non sia riformabili e, come da tempo insiste il mio amico Vincenzo Guagliardo, e fortunatamente non solo lui, che dovremmo liberarci dalla necessità del carcere.
Si tratta di storie che, da una parte, attingono alla realtà e, da un'altra, sono romanzate: perchè questa scelta?
Il libro è firmato da due persone ma in realtà è un canto corale e tutti i personaggi citati ne sono in qualche modo gli autori. E’ un documento di storia orale, storia raccontate come intorno a un bivacco (molti racconti sono nati all’Asinara a celle distrutte), dove ciascuno racconta la sua di storia e magari la abbellisce, omette, confonde. Non sono la verità ma sono più che vere.

 
 

giovedì 16 aprile 2015

Corso di LINGUA ITALIANA per ALUNNI STRANIERI



La scuola è il luogo che, più di altri, può e deve favorire l'inclusione dei ragazzi stranieri nelle città e nelle società in cui vivono. Spesso vengono introdotti in classe dopo aver lasciato il proprio Paese d'origine e senza aver avuto il tempo e la possibilità di adattarsi alle nuove abitudini, alla nuova lingua, alla nuova situazione.

I ragazzi di “seconda generazione” (ovvero i figli di persone immigrate) in casa parlano la lingua dei genitori e questo comporta una difficoltà ulteriore ad imparare la lingua italiana. Molti, invece, sono da poco arrivati in Italia e ancora non comprendono e non parlano bene l'italiano.

Per questi motivi l'Associazione per i Diritti Umani - www.peridirittiumani.com - propone alcune lezioni rivolte agli alunni stranieri che debbano migliorare l'uso della lingua italiana (parlata e scritta).

Le lezioni prevedono:

esercizi di grammatica, elaborazione di testi scritti e conversazioni con l'insegnante e in gruppo.



MODALITA'

Il corso si svolge dal 15 giugno al 20 luglio

Presso la sede scolastica (mattino o pomeriggio)

Gruppi composti da 10 alunni



ORARI e COSTI

Ogni lezione è della durata di 90 minuti



5 lezioni = 60 euro ad alunno

10 lezioni = 100 euro ad alunno

15 lezioni = 130 euro ad alunno



Per ulteriori informazioni: peridirittiumani@gmail.com



martedì 21 ottobre 2014

Il diritto all'affettività, in carcere




Nel nostro Paese dicono che la persona umana conserva pienamente, anche nella condizione di detenzione, il suo diritto inalienabile alla manifestaizone della propria personalità nell'affettività. Eppure io - condannato alla cosiddetta “Pena di Morte Viva” (l'ergastolo ostativo) - e la mia compagna sono ventitrè anni che sognamo l'amore senza poterlo fare. Lei, anche dopo tanti anni, è ancora l'amore che avevo sempre atteso. Mi ricordo ancora le sue prime parole, i suoi primi sorrisi e i suoi primi baci. Da molti anni viviamo giorni smarriti, perduti e disperati”: queste le parole inziali di una lunga lettera che Carmelo Musumeci, detenuto presso l'istitituto di pena di Padova, ha inviato al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per chiedere una maggiore attenzione, da parte della politica, nei confronti anche dell'aspetto affettivo-sessuale di chi è recluso.

Sappiamo quanto nelle carceri italiane siano carenti le risorse sanitarie e manchi un adeguato controllo dell'igiene. Siamo stati sanzionati anche per il sovraffollamento, ma è necessario prendere in considerazione anche le condizioni psicologiche dei detenuti: stanno scontando, giustamente, la loro pena, ma le istituzioni non possono evitare di garantire alcuni diritti fondamentali, tra cui quello alla sessualità. Scrive ancora Musumeci: “ In carcere gli affetti e le relazioni, il rapporto stesso di un individuo con le persone amate, con la propria vitalità e con i desideri, viene sepolto. Di fronte all'impossibilità di coltivare i sentimenti, se non in forme frammentarie ed episodiche (i colloqui, le lettere, le telefonate dalla sezione) spesso i detenuti e le detenute cancellano l'idea di potersi sentire ancora vivi e vive nel cuore...”: questa lettera/appello è stata accolta anche dall'associazione Antigone e inserita sulla piattaforma Change.org/amoretralesbarre.

Al di là delle ipocrisie o di una mentalità vendicativa, chi ha sbagliato resta fuori dalla società civile, ma la sua dignità di persona va comunque rispettata.


venerdì 10 ottobre 2014

Il progetto B.LIVE per i giovani oncologici




Fino al 10 ottobre, presso il negozio SHARE in Via Padova 36 a Milano, tra cappotti, maglioni, jeans e altri capi di abbigliamento sono esposte anche magliette, biciclette, spille e CD musicali che hanno un valore aggiunto: sono, infatti, oggetti disegnati dai ragazzi del progetto B.LIVE, giovani in cura all'Istituto Nazionale dei Tumori, nell'ambito del progetto più ampio chiamato, appunto, Progetto giovani.

B.LIVE coinvolge i pazienti in percorsi creativi guidati da professionisti di diversi settori e nasce con il contributo della Fondazione Magica Cleme onlus, dell'Associazione Bianca Garavaglia e di Fondazione Near onlus. Il primo progetto B.LIVE, del 2012, è stato proprio quello di moda con il coordinamento della stilista Gentuccia Bini: i ragazzi hanno partecipato a tutto il percorso di realizzazione dei capi, dal cartamodello, alla sfilata, creando una vera e propria collezione. Attraverso Facebook (per una volta usato con criterio) i giovani hanno potuto lavorare e partecipare al progetto anche dalle loro abitazioni oppure dall'ospedale nel caso fossero in terapia o dovessero effettuare i controlli medici. Interessante notare che i prodotti sono esposti, in questo periodo, nel negozio SHARE, un locale speciale perchè raccoglie capi di abbigliamento, usati e garantiti, che provengono dall'Italia e dall'estero per uno scambio commerciale etico, solidale e responsabile; il negozio, inoltre, fa parte di un progetto di housing sociale che prevede la ristrutturazione di 19 appartamenti a canone calmierato.

Il secondo progetto di B.LIVE riguarda la musica: nel 2013 è stato realizzato il CD “Nuovole di ossigeno” con la partecipazione di Faso, il bassista del gruppo di Elio e le storie tese e i ragazzi dell'Istituto che hanno scritto e cantato i pezzi.

Nel contesto del Progetto Giovani sono attive varie attività, percorsi sportivi e formativi per restituire, ai pazienti, la qualità del tempo e un ambiente, anche all'interno dell'ospedale, in cui trovare serenità e svago e in cui dar via libera alla creatività. “ Questo progetto mi ha aiutato a pensare a me stesso non come a un malato, ma come a un ragazzo che può andare in palestra, disegnare, progettare. Non sono un medico, ma credo che questo atteggiamento aiuti anche a superare la malattia”, ha affermato Matteo Davide: bastano queste parole, come quelle di altri, per capire il valore di questa idea. Un'idea dove il commercio consapevole, l'Arte e il senso sociale, finalmente, si uniscono per affermare il diritto alla vita.

venerdì 29 agosto 2014

Risarcimento ai detenuti reclusi in condizioni inumane







È stato approvato, nei giorni scorsi, in prima lettura alla Camera il disegno di legge che prevede il risarcimento in favore dei detenuti reclusi in “condizioni inumane” e ulteriori interventi in materia penitenziaria tesi a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.

Il decreto risponde a un obbligo assunto dall’Italia al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa del 5 giugno 2014 e scaturito dalla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nel quale è stabilito che «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti» (va ricordato che la violazione dell’articolo 3 è alla base di numerose decisioni di condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo relative alle condizioni di detenzione).

Con la sentenza-pilota «Torreggiani contro Italia» dell’8 gennaio 2013 la Corte europea ha certificato il malfunzionamento cronico del sistema penitenziario italiano accertando, nei casi esaminati, la violazione dell’articolo 3 della Convenzione a causa della situazione di sovraffollamento carcerario in cui i ricorrenti si sono trovati. La Corte ha ordinato alle autorità nazionali di approntare, nel termine di un anno dalla data in cui la sentenza in questione sarebbe divenuta definitiva, le misure necessarie che avessero effetti preventivi e compensativi e che garantissero una riparazione effettiva delle violazioni della Convenzione risultanti dal sovraffollamento carcerario in Italia.

Come abbiamo già evidenziato in altri nostri post, Il problema dell’eccessivo numero di detenuti rispetto alla dimensione delle carceri nazionali si trascina nel nostro Paese ormai da molti anni e questa emergenza torna ciclicamente a impegnare l’attività parlamentare.
Soltanto negli ultimi anni, mentre la capienza degli istituti è sostanzialmente migliorata (49.461 posti al 30 giugno 2014) a seguito, soprattutto, di interventi di ristrutturazione di padiglioni esistenti, si registra – anche grazie a numerosi interventi legislativi – una netta tendenza alla diminuzione delle presenze, fino ad arrivare ai 58.092 detenuti di oggi. Ci sono però ancora 8.631 detenuti in eccedenza rispetto ai posti previsti (sovraffollamento del 17%).


Il decreto votato dalla Camera interviene su diversi aspetti della questione carcere. Ad esempio, il decreto inserisce nell’ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) il nuovo art. 35-ter, con il quale si introducono rimedi risarcitori per i detenuti reclusi in “condizioni inumane”. In particolare:

1) Sconti di pena: è previsto un abbuono di 1 giorno ogni 10 passati in celle sovraffollate, se la pena è ancora da espiare.

2) Rimborso in denaro: spetta un rimborso di 8 euro per ogni giornata in cui si è subito il pregiudizio per i casi in cui:

la pena sia stata già scontata (la richiesta, in questo caso, va fatta entro 6 mesi dalla fine della detenzione);

il residuo di pena da espiare non permette l’attuazione integrale della citata detrazione percentuale (perché, ad esempio, sono più numerosi i giorni da “abbuonare” a titolo di risarcimento che quelli effettivi residui da scontare);

il periodo detentivo trascorso in violazione dell’art. 3 CEDU sia stato inferiore a 15 giorni;

il pregiudizio di cui all’art. 3 CEDU sia stato subito in custodia cautelare non computabile nella determinazione della pena.

La competenza per l’adozione di tali provvedimenti è in capo al magistrato di sorveglianza, che procede su istanza del detenuto (o del difensore munito di procura speciale). Da qui al 2016 per i risarcimenti saranno disponibili 20,3 milioni di euro.

Inoltre, viene modificato l’articolo 275 del codice di procedura penale, sui criteri di scelta delle misure cautelari, in modo da limitare il ricorso alla custodia cautelare in carcere. In presenza di una prospettata sospensione condizionale della pena, il nuovo testo del comma 2-bis conferma la norma, ma specifica che a non poter essere applicata è la misura della custodia cautelare “in carcere o quella degli arresti domiciliari”, volendo con tale specificazione far sì che risultino escluse dall’ambito applicativo della nuova disposizione la custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri e la custodia cautelare in luogo di cura.

Viene poi stabilito il divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3 anni. In altri termini, se il giudice ritiene che all`esito del giudizio la pena irrogata non sarà superiore ai 3 anni, per esigenze cautelari potrà applicare solo gli arresti domiciliari. La norma non vale però per i delitti ad elevata pericolosità sociale (tra cui associazione mafiosa e terrorismo, omicidio, incendio doloso boschivo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e maltrattamenti in famiglia) e in mancanza di un luogo idoneo per i domiciliari (un’abitazione o altro luogo di privata dimora ovvero un luogo pubblico di cura e assistenza o una casa famiglia protetta).

Vengono introdotte norme di favore per i minori estese anche agli under 25 (art. 5): le norme di favore previste dal diritto minorile sui provvedimenti restrittivi si estendono a chi non ha ancora 25 anni (anziché 21 come oggi). In sostanza, se un ragazzo deve espiare la pena dopo aver compiuto i 18 anni ma per un reato commesso da minorenne, l’esecuzione di pene detentive e alternative o misure cautelari sarà disciplinata dal procedimento minorile e affidata al personale dei servizi minorili fino ai 25 anni. Sempre che il giudice, pur tenendo conto delle finalità rieducative, non lo ritenga socialmente pericoloso.

Più magistrati di sorveglianza, maggiore efficienza del personale dell'amministrazione penitenziaria e controlli sull'edilizia penitenziaria: questi sono altri articoli previsti nel nuovo testo. Tutto ciò, in ragione delle particolari esigenze che caratterizzano l’attuale situazione carceraria.




martedì 20 maggio 2014

Yvonnes: storia di emarginazione e di umanità



Yvonnes è il titolo di una serie costruita intorno a persone e luoghi reali, un racconto immaginato che attinge però dal loro vissuto. Vincenzo, appena uscito dal carcere, cerca sua figlia. Questa ricerca gli farà conoscere diverse realtà non profit, dove incontrerà storie di difficoltà, ma anche di determinazione e allegria. La regia di Yvonnes è di Tommaso Perfetti.



Abbiamo rivolto alcune domande a Giulia la Marca che ha preso parte al progetto e che ringraziamo molto per avercelo segnalato.






Quando nasce e come si sviluppa questo progetto?


Il progetto nasce da un'idea di EneceFilm, un gruppo di filmaker, per partecipare al concorso “Are You Series?” Indetto da Milano Film Festival. La storia si sviluppa e prende il via grazie all'incontro con Vincenzo Vito Iorio, ex detenuto e attore, che ha deciso di partecipare al progetto e di condividere con noi la sua esperienza di vita e la sua storia.

Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di Camilla Finazzi, operatrice di A&I onlus, cooperativa che si occupa del reinserimento sociale di adulti in dismissione dagli istituti di pena.


La sceneggiatura lascia spazio all'intuizione degli spettatori: non è tutto detto, tutto spiegato...


Si tratta di una puntata pilota. Il progetto prevede la realizzazione di una serie di 10 puntate in cui viene approfondita e svelata piano piano la vita di Vincenzo, le sue difficoltà quotidiane nel confronto con la vita fuori dal carcere, e il suo incontro, dapprima casuale, con diverse realtà che si occupano di cooperazione ed emarginazione. Sarà poi un colpo di scena a essere decisivo…


Una ricerca, un'aspettativa, un tempo sospeso: quali i temi principali che avete voluto affrontare con questo lavoro?


Il bando di concorso ruota intorno al mondo del no-profit. Noi, attraverso i meccanismi del racconto di detection, abbiamo cercato di costruire una narrazione che mostrasse questa realtà sia dalla parte degli operatori che da quella dell’utenza. Da un lato, quindi, l’impegno e la dedizione, dall’altro la storia di Vincenzo e della sua volontà di rimettersi in gioco.



Un uomo solo che deve affrontare una realtà per lui nuova e sconosciuta e Yvonnes: la ragazza è un ricordo, un ideale (il protagonista dice che gli assomiglia molto...)?


Yvonnes è la figlia di Vincenzo, con cui lui ha perso i contatti una volta entrato in carcere. L'esperienza carceraria spesso mette alla prova anche i rapporti familiari dei detenuti. La ricerca della figlia diventa inoltre un espediente narrativo per la sceneggiatura della serie, un filo rosso che intreccia le storie di diversi personaggi che Vincenzo incontrerà e che pian piano gli sveleranno un mondo ricco di diversità, di difficoltà ed emarginazione, ma anche di gioia e umanità.




martedì 4 febbraio 2014

Il punto di Antigone sulla situazione carceri



Il 28 gennaio scorso si è svolto a Milano un incontro, presso l'Urban Center, in cui si è discusso ancora del problema del sovraffollamento delle carceri italiane e, in particolare della situazione dei detenuti negli istituti penitenziari della Lombardia.

Siamo una Regione molto particolare dal punto di vista carcerario” ha affermato Valeria Verdolini, presidente lombardo dell'Associazione Antigone “ con ben 19 diversi istituti detentivi. Un fenomeno di grandi dimensioni, quindi, ma al quale è possibile approcciarsi in maniera costruttiva grazie alla rete esistente a livello locale e che unisce le strutture di volontariato, le associazioni, le istituzioni”.

Antigone monitora periodicamente le carceri e racconta ciò che vede. Nel IX e ultimo rapporto dell'associazione sulle condizioni di detenzione, intitolato “Senza dignità”, i dati riferiscono che le regioni italiane più affollate sono la Liguria, la Puglia e il Veneto; al 31 ottobre 2012 i 66.685 detenuti sono in maggioranza uomini e italiani; le donne rappresentano il 4,2% della popolazione carceraria e il 35,6% è rappresentato dagli stranieri. Le nazionalità più presenti sono quella marocchina, romena, tunisina, albanese e nigeriana. Nel report si ricorda che: “Con una sentenza del 28 aprile 2011 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato incompatibile con la Direttiva rimpatri l'articolo 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto Legislativo n. 286/1998, che prevedeva la detenzione in caso di mancata ottemperanza all'ordine del Questore di allontanarsi dal territorio italiano. Dopo una iniziale incertezza, si è di fatto proceduto per decreto legge alla modifica di questo reato, escludendo il ricorso al carcere. Ad oggi, però, la percentuale degli stranieri tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando era del 36,7%”.

La ricerca riporta un dato inquietante: quello relativo agli atti di autolesionismo o ai tentati suicidi; a questo si aggiunge il fatto che il 70% dei detenuti è malato e che le patologie più comuni sono i disturbi psichici, le malattie dell'apparato digerente e le malattie infettive e parassitarie.

Qualche passo avanti è stato fatto, nella tutela dei diritti dei detenuti, con il piano di riorganizzazione avviato a livello ministeriale che ha ridotto il numero di ore che il detenuto deve trascorrere chiuso in cella, a favore di una maggiore possibilità di movimento all'interno della struttura: “Altre iniziative necessarie sono quelle miranti ad ampliare l'offerta di attività formative e ricreative” ha sostenuto Alessandra Naldi, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Milano e ha aggiunto: “In questo Bollate è diventata un vero e proprio modello per la sua capacità di sfruttare le risorse del territorio; Opera, invece, deve ancora completare questo processo di apertura verso l'esterno”. Diversa la situazione a San Vittore perchè, ha sottolineato sempre il Garante, sono evidenti i problemi igienici e “la popolazione presenta emergenze di carattere sociale, con molti stranieri privi di permesso di soggiorno e detenuti affetti da problemi di salute mentale e di tossicodipendenza”.

Da Milano a Roma: a Rebibbia Antigone, in due anni di attività, ha effettuato 1.149 colloqui e, tra i diritti negati, quelli che più pesano sulle condizioni dei detenuti riguardano la lontananza dai propri affetti e il diritto alla salute.

Infine, un grande ostacolo al miglioramento delle condizioni di vita negli istituti carcerari è costituito dalla mancanza di fondi: “ Assistiamo a un estremo impoverimento del sistema penitenziario”, ha affermato Daniela Ronco, coordinatrice dell'Osservatorio Nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone, "mancano i fondi per qualunque tipo di attività all'interno del carcere, per il lavoro, per lo studio e per tutti gli altri progetti che potrebbero rendere meno afflittiva la vita nelle strutture detentive”.