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venerdì 25 dicembre 2015

Quel pranzo di Natale nel carcere di Opera



Nella Casa di reclusione di Opera, lo scorso 23 dicembre, si è tenuto un pranzo molto speciale: uno chef stellato ha cucinato varie prelibatezze per i detenuti e i loro familiari.

Anche se apprezziamo il gesto professionale e umano dello chef e delle altre persone famose coinvolte nell'iniziativa intitola "L'ALTrA cucina... per un pranzo d'amore",
 
non vogliamo citarle perchè a noi interessa altro: interessa sottolineare i motivi che stanno alla base di questa scelta illuminata, da parte del Direttore dell'istituto di pena, e le conseguenze positive. La giornata è poi proseguita con un concero di Edoardo Bennato, preso il teatro dell'istituto. Tornando al motivo della bella iniziativa: immaginiamo che sia stato quello di offrire ai reclusi un momento diverso dalla quotidianità, uno spazio per riabbracciare i cari, stare in compagnia e riflettere, tutti insieme, sul senso vero e profondo della nascita di Gesù: un uomo che ha incarnato i peccati degli altri uomini, che ha pagato per tutti, ma che poi è tornato alla vita. Le conseguenze: la gioia di tutte le persone, libere e non, che si sono ritrovate insieme a condividere il pane, simbolo di pace. Ma non è tutto: a servire il pranzo sono state le vittime di alcuni reati commessi dai detenuti. Una decisione meritevole, un esempio grande di capacità di perdono. Si deve andare avanti, cercando di mettersi nei panni dell'Altro, anche quando l'errore è stato enorme. Ci vuole tempo, tanto tempo per capire, perdonare. Ci vuole tempo, tanto tempo anche per riscattarsi.

Il dono più bello? La presenza dei bambini che, con il loro chiasso, le loro domande, il loro entusiasmo hanno ridato la voglia di continuare a stare dentro e ad aspettare fuori, con la fiducia nel sapere che non è poi tutto sprecato.


L'iniziativa è stata replicata in altre quattro carceri per le detenute e i detenuti e i loro familiari.

martedì 16 dicembre 2014

Incontro sul carcere di Opera: detenuti, letteratura e dignità



Cari amici,

oggi vi proponiamo il video dell'incontro che l'Associazione per i Diritti Umani ha realizzato, presso il Centro Asteria, sul documentario Levarsi la cispa dagli occhi. Abbiamo avuto occasione di fare molte riflessioni con i registi, Cristina Maurelli e Carlo Concina, e con alcuni detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera. Ha partecipato all'iniziativa anche Margherita Lazzati del progetto "Leggere LiberaMente".


Il documentario racconta lo svolgimento del progetto “Leggere Libera Mente”, che si svolge all'interno del carcere di massima sicurezza di Opera.

Muri, sbarre, chiavi. Il carcere è un posto di frontiera. Ma lettura e scrittura possono aiutare a ritrovare un senso, a dare voce a giorni sempre uguali.

Le poesie dei detenuti, i loro scritti, le loro pagine preferite ci accompagnano in un viaggio all'interno del carcere alla ricerca del significato della parola LIBERTA'.





Proponiamo anche una proiezione del documentario per le scuole (terze medie e superiori), sempre alla presenza dei registi al costo simbolico di due euro a partecipante. Per informazioni: peridirittiumani@gmail.com


 

Tutto il nostro materiale video è disponibile anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani.


Se apprezzate il nostro lavoro, potete aiutarci a continuare a farlo con una piccola donazione tramite Paypall (in alto a destra sul sito). Grazie!

lunedì 8 dicembre 2014

Quando Beethoven si fa contemporaneo





7 dicembre 2014: inizia, alle 18.00 a Milano, la prima della Scala che apre la stagione artistica con il Fidelio di Ludwig Van Beethoven.

Fuori dall'edificio del Piermarini gli scontri si fanno accesi: esponenti dei centri sociali e di associazioni per il diritto alla casa montano la sommossa. Alla base delle proteste dei manifestanti, infatti, i temi caldi dell'attualità: il jobs act e la casa per tutti. La polizia è dovuta intervenire, contusioni e ferite da entrambe le parti.

Questo, appunto, fuori.

Ma la novità è quello che accaduto dentro il tempio della musica e della cultura meneghino.

Il maestro Daniel Barenboim ha diretto in maniera eccellente l'unica opera del compositore tedesco, meritandosi 12 minuti di applausi, da loggione e platea, e tanti fiori colorati sul palco.

Vogliamo soffermarci, innanzitutto, sul testo del libretto - scritto da Joseph Sonnleithner, Stephan von Breuning e Georg Friedrich Treitschke - che dal 1803 fa ancora riflettere.

Si basa su un fatto realmente accaduto nel periodo del “Terrore” francese, quando l'autore del romanzo da cui l'opera è tratta accusa pubblicamente il tribunale rivoluzionario di Tours.

Primo atto: l'azione si svolge nella Siviglia del XVII secolo. Don Pizarro è il governatore di una prigione in cui ha fatto imprigionare Florestan, appunto accusatore dei soprusi del potere. La moglie di Florestan, Leonora, si traveste da uomo e prende il nome di Fidelio per entrare nel carcere e capire dove sia rinchiuso l'amato marito. Per fare questo, si fa apprezzare da Rocco il carceriere e conosce la figlia di questi, Marzelline, che si innamora proprio di Fidelio. Ma Fidelio/Leonore decide di ingannare Rocco e Marzelline pur di entrare nei sotterranei della prigione e salvare il marito.

Atto secondo: Pizzarro ordina a Rocco di scavare la fossa a Florestan perchè è intenzionato a ucciderlo, prima che arrivi il Ministro in città. Rocco chiede aiuto proprio a Fidelio che, suo malgrado, accetta la terribile situazione: scende negli inferi, si rende conto in che situazione sopravvivono i detenuti, cerca di portare conforto e, intanto scava la fossa. Ma arriva il Ministro, esempio di equità, che ascolta il resoconto dei fatti e libera i protagonsiti e gli altri incarcerati.
 
 

Questa è, brevemente, la trama dell'opera: un testo antico che risulta molto attuale per i temi trattati: i valori della giustizia e della libertà, l'arroganza dei potenti e la speranza affidata al senso di umanità e di pietas, affidati alle donne. E poi l'amore, quell'amore non egoistico, ma che unisce un uomo e una donna, un marito e una moglie, ma che poi si fa amore per tutti.

Ma interessantissima ed efficace è stata anche la messa in scena della regista Debora Warner, e dei suoi collaboratori, che ha trasposto in chiave contemporanea il senso dell'opera: attori con costumi moderni, scenografie attuali, una comunicazione non verbale (gesti ed espressioni) tipiche dell'oggi e anche un bacio tra due donne, su quel palco sacro, come può esserlo quello della Scala di Milano, per andare dritto alla mente e al cuore anche degli spettatori più giovani: perchè proprio a loro bisogna parlare e insegnare che l'Arte è grande quando fa commuovere e apre squarci sul nostro mondo e su ciò che accade intorno a noi.





Tanti i riferimenti alla pittura e anche al cinema classico: ad esempio, alcuni quadri ricordano Metroplis di Friz Lang; la luce nella scena corale del finale, di taglio, riporta alla mente la luce salvifica del Caravaggio. E proprio la luce - che alcuni prigionieri, di colore, non possono vedere perchè bendati - viene poi ritrovata da tutti, grazie alla presa di coscienza dei propri diritti.

giovedì 30 ottobre 2014

Detenuti e letteratura: presentazione del documentario "Levarsi la cispa dagli occhi"




L'Associazione per i Diritti Umani presenta il documentario



LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI



Alla presenza dei registi e dei rappresentanti del progetto “Leggere Libera Mente”



VENERDI', 31 ottobre



alle ore 19.00



Presso il centro Asteria, Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. da Cermenate, 2 (MM Romolo, Famagosta, Milano)




Andare oltre le mura di un carcere, cercare libertà anche rinchiusi, ritrovare il senso della vita e del futuro con l'immaginazione: tutto questo e molto di più è Levarsi la cispa dagli occhi, un documentario che racconta l'esperienza di un progetto formativo: quello che ha visto portare nell'istituto di pena di Opera, la lettura e la scrittura creativa come possibilità di rideinizione di sé, come espressione dei propri sentimenti, come auto-narrazione e uso della fantasia. Perchè il carcere deve e può essere un percorso riabilitativo. Levarsi la cispa dagli occhi è stato realizzato da Carlo Concina e Cristina Maurelli e il titolo del film riguarda tutti noi, noi che stiamo fuori: è un invito a levarsi i paraocchi e a superare i pregiudizi nei confronti di chi ha sbagliato, sta scondando la pena per l'errore commesso, ma può essere recuperaro e restituito alla società.





mercoledì 21 maggio 2014

I frutti del carcere

Ci è pervenuta questa comunicazione che riteniamo interessante. Se sarete a Milano...

La Cordata, i Cittadini Solari X Milano, A&I e il Comitato X Milano zona 1 sono felici di invitarvi alla 2a edizione de I FRUTTI DEL CARCERE, la mostra mercato delle produzioni carcerarie. Anche quest'anno la manifestazione si svolgerà nel giardino de La Cordata in via San Vittore 49 dalle 10 alle 19 del 24 maggio. Saranno presenti 26 espositori con prodotti che spaziano dal cibo all'abbigliamento, dall'artigianato artistico ai servizi per le aziende.
Programma della giornata: alla mattina la tavola rotonda "Dare lavoro ai detenuti: tra opportunità economica e impegno sociale"; nel pomeriggio "A che punto siamo?", intervista pubblica a rappresentanti delle istituzioni sulla situazione legislativa e le misure per l'inclusione sociale.
Durante tutta la giornata funzionerà un servizio di
caffetteria e buffet a cura di "In_Opera" cooperativa sociale.

Un grazie particolare al Trio Amadei; nel primo pomeriggio ci offrirà un intermezzo musicale con gli strumenti della Liuteria del carcere di Opera.
Il nostro
ringraziamento va infine al Consiglio di Zona 1 per il patrocinio e il contributo che hanno concesso alla manifestazione.
Aiutateci a diffondere questa iniziativa inoltrando questa email ai vostri amici e invitandoli tutti tramite Facebook e Google+.
 
Grazie e arrivederci al 24 maggio!
Il comitato organizzatore de I Frutti del Carcere
 
In caso di pioggia la manifestazione si svolgerà all'interno de La Cordata. Bus 50, 58, 68, 74, - Tram 16, 19 - MM1 Conciliazione, MM2 Sant'Ambrogio - Bikemi via San Vittore ang. via Morozzo Della Rocca

martedì 4 febbraio 2014

Il punto di Antigone sulla situazione carceri



Il 28 gennaio scorso si è svolto a Milano un incontro, presso l'Urban Center, in cui si è discusso ancora del problema del sovraffollamento delle carceri italiane e, in particolare della situazione dei detenuti negli istituti penitenziari della Lombardia.

Siamo una Regione molto particolare dal punto di vista carcerario” ha affermato Valeria Verdolini, presidente lombardo dell'Associazione Antigone “ con ben 19 diversi istituti detentivi. Un fenomeno di grandi dimensioni, quindi, ma al quale è possibile approcciarsi in maniera costruttiva grazie alla rete esistente a livello locale e che unisce le strutture di volontariato, le associazioni, le istituzioni”.

Antigone monitora periodicamente le carceri e racconta ciò che vede. Nel IX e ultimo rapporto dell'associazione sulle condizioni di detenzione, intitolato “Senza dignità”, i dati riferiscono che le regioni italiane più affollate sono la Liguria, la Puglia e il Veneto; al 31 ottobre 2012 i 66.685 detenuti sono in maggioranza uomini e italiani; le donne rappresentano il 4,2% della popolazione carceraria e il 35,6% è rappresentato dagli stranieri. Le nazionalità più presenti sono quella marocchina, romena, tunisina, albanese e nigeriana. Nel report si ricorda che: “Con una sentenza del 28 aprile 2011 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato incompatibile con la Direttiva rimpatri l'articolo 14, commi 5 ter e 5 quater, del Decreto Legislativo n. 286/1998, che prevedeva la detenzione in caso di mancata ottemperanza all'ordine del Questore di allontanarsi dal territorio italiano. Dopo una iniziale incertezza, si è di fatto proceduto per decreto legge alla modifica di questo reato, escludendo il ricorso al carcere. Ad oggi, però, la percentuale degli stranieri tra i detenuti è scesa di poco rispetto al dicembre del 2010, quando era del 36,7%”.

La ricerca riporta un dato inquietante: quello relativo agli atti di autolesionismo o ai tentati suicidi; a questo si aggiunge il fatto che il 70% dei detenuti è malato e che le patologie più comuni sono i disturbi psichici, le malattie dell'apparato digerente e le malattie infettive e parassitarie.

Qualche passo avanti è stato fatto, nella tutela dei diritti dei detenuti, con il piano di riorganizzazione avviato a livello ministeriale che ha ridotto il numero di ore che il detenuto deve trascorrere chiuso in cella, a favore di una maggiore possibilità di movimento all'interno della struttura: “Altre iniziative necessarie sono quelle miranti ad ampliare l'offerta di attività formative e ricreative” ha sostenuto Alessandra Naldi, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Milano e ha aggiunto: “In questo Bollate è diventata un vero e proprio modello per la sua capacità di sfruttare le risorse del territorio; Opera, invece, deve ancora completare questo processo di apertura verso l'esterno”. Diversa la situazione a San Vittore perchè, ha sottolineato sempre il Garante, sono evidenti i problemi igienici e “la popolazione presenta emergenze di carattere sociale, con molti stranieri privi di permesso di soggiorno e detenuti affetti da problemi di salute mentale e di tossicodipendenza”.

Da Milano a Roma: a Rebibbia Antigone, in due anni di attività, ha effettuato 1.149 colloqui e, tra i diritti negati, quelli che più pesano sulle condizioni dei detenuti riguardano la lontananza dai propri affetti e il diritto alla salute.

Infine, un grande ostacolo al miglioramento delle condizioni di vita negli istituti carcerari è costituito dalla mancanza di fondi: “ Assistiamo a un estremo impoverimento del sistema penitenziario”, ha affermato Daniela Ronco, coordinatrice dell'Osservatorio Nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone, "mancano i fondi per qualunque tipo di attività all'interno del carcere, per il lavoro, per lo studio e per tutti gli altri progetti che potrebbero rendere meno afflittiva la vita nelle strutture detentive”.



giovedì 19 dicembre 2013

I detenuti incontrano i cittadini


 

Mentre il Consiglio dei Ministri dà via libera al decreto sulle carceri (di cui parleremo nei prossimi giorni), noi diamo voce anche ai detenuti. L'Associazione per i Diritti Umani, ha partecipato ad un' importante iniziativa per capire meglio come si vive, o meglio si sopravvive, negli istituti penitenziari italiani.
Come si fa a muoversi, per mesi o per anni, in una cella di pochi metri quadri? Fino a ventuno ore al giorno e con cinque persone accanto...Come si fa a far trascorrere un tempo infinito senza avere nulla da fare? Come è possibile salvaguardare la propria dignità?
Queste e molte altre domande hanno dato vita all'incontro che si è tenuto, a fine novembre, presso l'Urban Center di Milano, incontro al quale hanno partecipato
Davide Dutto, fotografo - coautore con Michele Marziani del libro "Il gambero nero" (Edizioni Cibele) e promotore dell'associazione "Sapori reclusi" che, partendo dal comune bisogno
dell'uomo di nutrirsi, vuole riunire uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più, con il resto della società - e Giorgia Gay, antropologa, giornalista ed autrice dell'e-book ... e per casa una cella - I detenuti e lo spazio: tattiche di reazione e domesticazione, una ricerca sulla percezione e l'utilizzo dello spazio in una comunità ristretta.
La serata ha visto la partecipazione significativa,di due detenuti del carcere di Bollate e di Opera che hanno raccontato la loro esperienza, ma hanno posto l'accento anche sulle difficoltà di coloro che si trovano ancora nelle strutture penitenziarie e di coloro che sono usciti, ma che fanno fatica a reintegrarsi nella società.
Al dibattito sono intervenuti, infine, anche Emilio Caravatti e Lorenzo Consales, docenti a contratto del Politecnico di Milano che hanno raccontato la loro esperienza di interazione tra studenti di architettura e persone detenute sulla riprogettazione degli spazi del carcere.



L'Associazione per i Diritti Umani vi propone il video dei momenti più interessanti. (Vi ricordiamo che potete vedere il materiale filmato della nostra associazione anche sul canale dedicato Youtube)