Visualizzazione post con etichetta Commissione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Commissione. Mostra tutti i post

domenica 6 settembre 2015

Due interventi di Barbara Spinelli a Bruxelles: no impronte ai minori migranti per l' identicazione e ritardi dei fondi alla Grecia per i migranti


BARBARA SPINELLI: “ALLARMANTE LA RISPOSTA DEL COMMISSARIO AVRAMOPOULOS SULL’USO DELLA FORZA NEL PRELIEVO DELLE IMPRONTE PER L’IDENTIFICAZIONE DI MINORI”

Bruxelles, 3 settembre 2015

Il commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha risposto a nome della Commissione all’interrogazione depositata il 13 maggio 2015 dall’eurodeputata Barbara Spinelli, congiuntamente ai colleghi Elly Schlein, Laura Ferrara, Ignazio Corrao, Eleonora Forenza e Curzio Maltese. Nell’interrogazione si chiedevano chiarimenti sulle violenze subite da numerosi richiedenti asilo nei centri di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa e Pozzallo. Fonti diverse e concordanti avevano infatti documentato l’uso illegittimo della forza per costringere i migranti, anche minori, all’identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali. Un comportamento in palese violazione delle salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Vari cittadini stranieri, anche minori, dichiararono di aver subito percosse con manganelli elettrici.

«La risposta della Commissione è allarmante», ha dichiarato Barbara Spinelli. «Pur preannunciando l’intenzione di intraprendere le azioni necessarie per indagare su tutti i casi in cui vi siano elementi che indichino l'adozione di misure illegali da parte delle autorità nazionali, la Commissione mantiene la più grande ambiguità sull'uso della violenza, anche sui minori. In effetti, nella risposta, la Commissione evidenzia che "eventuali misure coercitive adottate dagli Stati membri devono essere proporzionate, giustificate e rispettose della dignità e dell'integrità fisica della persona interessata” e che "ai bambini di età inferiore ai 14 anni non devono essere rilevate le impronte digitali”: destando con ciò il sospetto che l'uso di misure coercitive sia da considerarsi legittimo, se applicato a minori dai 14 ai 18 anni».

«La Commissione fa riferimento ai propri orientamenti, pubblicati nel maggio 2015, in materia di rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale. In tali orientamenti, la Commissione propone – al paragrafo 7 – che "gli Stati membri possano considerare che non sia mai opportuno utilizzare la coercizione per costringere la rilevazione delle impronte digitali di alcune persone vulnerabili, come minori o donne in stato di gravidanza. Se un certo grado di coercizione viene utilizzato per persone vulnerabili, occorre garantire che la procedura utilizzata sia specificamente adattata a tali persone».

MATERIALI:

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-007777/2015

alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Laura Ferrara (EFDD) e Ignazio Corrao (EFDD)

Oggetto:Uso illegale della forza nei centri di accoglienza di Pozzallo e Lampedusa, Italia, per l'acquisizione delle impronte digitali dei migranti, comprese quelle dei minori, a fini di identificazione

Dal 28 aprile 2015 70 minori non accompagnati sono stati rinchiusi per oltre due settimane in un Centro di primo soccorso e accoglienza (CPSA ) sull'isola italiana di Lampedusa. Dal 25 aprile 2015 113 siriani e palestinesi sono stati detenuti per una settimana in un CPSA a Pozzallo, Sicilia. Varie fonti e documenti attestano l'uso illegale della forza al CPSA di Pozzallo per il rilevamento delle impronte digitali dei migranti – comprese quelle dei minori – a fini di identificazione, in violazione delle norme di salvaguardia sancite dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Inoltre, i cittadini stranieri detenuti al CPSA di Pozzallo, compresi i minori, hanno dichiarato di essere stati colpiti con dispositivi tipo Taser.

Intende la Commissione far luce su questi recenti avvenimenti e valutare se ciò che accade a Lampedusa e al CPSA di Pozzallo costituisca una violazione dell'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, degli articoli 3 e 5, paragrafo 4, della CEDU, degli articoli 14, lettera b), 17 e 19 della direttiva sull'accoglienza (2003/9/CE) e dell'articolo 8 del regolamento (CE) n. 2725/2000 (regolamento" Eurodac")?

Intende altresì la Commissione chiarire quali misure pensa di adottare per impedire la detenzione di bambini migranti, vietata dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo?

Risposta della Commissione

Risposta di Dimitris Avramopoulos

a nome della Commissione

(1.9.2015)

La Commissione non è a conoscenza dei presunti fatti citati dall'onorevole parlamentare, né di alcun elemento di prova di questo tipo. La Commissione intraprenderà le azioni necessarie per indagare su tutti i casi in cui vi siano elementi che indichino l'adozione di misure illegali da parte delle autorità nazionali.

Nell'ambito del pacchetto di misure introdotte nell'agenda europea sulla migrazione nel maggio 2015, la Commissione ha proposto degli orientamenti per gli Stati membri in materia di rilevamento delle impronte digitali ai migranti irregolari e ai richiedenti protezione internazionale[1]. Tali orientamenti prevedono un approccio comune basato sulle migliori prassi in materia di rilevamento delle impronte digitali, conformemente al regolamento Eurodac e al diritto dell'UE. Le eventuali misure coercitive adottate dagli Stati membri devono essere proporzionate, giustificate e rispettose della dignità e dell'integrità fisica della persona interessata. Inoltre, ai bambini di età inferiore ai 14 anni non devono essere rilevate le impronte digitali.

La Commissione sostiene pienamente i diritti dei bambini, come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, compreso il diritto alla libertà. Il diritto dell'UE pone dei limiti precisi alla detenzione amministrativa per i bambini, che dovrebbe essere utilizzata solo in ultima istanza, ove si ritenga impossibile applicare in maniera efficace misure meno coercitive. Ciò è stabilito all'articolo 11 della direttiva 2013/33/UE sulle condizioni di accoglienza, che si applica a decorrere dal 20 luglio 2015.
 
BARBARA SPINELLI: SCANDALOSO RITARDO NEL VERSAMENTO DEI FONDI PER LA MIGRAZIONE ALLA GRECIA
Barbara Spinelli ha indirizzato una lettera – firmata da 55 eurodeputati - a Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, Dimitris Avramopoulos, Commissario per Migrazione, affari interni e cittadinanza e Christos Stylianides, Commissario per Aiuti umanitari e gestione delle crisi.
 
Il testo:
Caro Presidente,
Cari Commissari,

sono numerosi i paesi bisognosi di solidarietà nell’Unione, davanti al forte afflusso di migranti e richiedenti asilo, ma la Grecia – da anni in profonda crisi recessiva –  fatica più di ogni altro e in misura intollerabile nella gestione dell’accoglienza dei profughi: 160.000 tra gennaio e metà agosto 2015. L’incremento rispetto al 2014 è del 750%. Migliaia di migranti sono bloccati sul confine tra Grecia e Macedonia, violentemente respinti dalle autorità di Skopje.
Il direttore europeo dell’Unhcr descrive la situazione dei migranti in Europa come “la peggiore” che abbia visto in trent’anni di esperienza umanitaria. Papa Francesco ha equiparato i respingimenti dei migranti ad atti di guerra.
La Commissione europea ha deciso nell’agosto 2015 uno stanziamento di fondi speciali per assistere i Paesi in maggiore difficoltà, sulla base dell’articolo 79 dei trattati. Per il 2014-2020, la Grecia dovrebbe ricevere 260 milioni di euro dal Fondo per la migrazione, integrazione e asilo, e 195 milioni di euro dal Fondo di sicurezza interna [1].
Sembra tuttavia che i primi versamenti tardino a venire, come ammesso il 17 agosto dal Commissario Avramopoulos [2] in un’intervista a “Repubblica”.
Chiediamo:
  • La Commissione è cosciente della gravità di ogni ritardo nei versamenti, vista la drammatica situazione di abbandono in cui versano i rifugiati nelle isole greche?
  • La Commissione ritiene sufficienti le cifre stanziate, di fronte ad aumenti così ingenti dei flussi migratori?
  • Come sarà organizzata la ricollocazione di 16.000 richiedenti asilo dalla Grecia in altri Paesi dell’Unione, decisa dal Consiglio europeo il 25-26 giugno?


lunedì 25 maggio 2015

Un’agenda deludente, che non dà risposte alla necessità di mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei profughi



Pubblichiamo di seguito il comunicato dell'Arci riguardante l'agenda europea in tema di migrazioni.




Esprimiamo delusione e amarezza per i contenuti dell’Agenda europea sulle migrazioni presentata oggi dalla Commissione europea.

Ancora una volta al centro non si colloca la salvaguardia della vita dei migranti, attraverso la messa in atto di operazioni di ricerca e salvataggio in mare e l’apertura di vie di ingresso legali, che è anche l’unica risposta efficace alla tratta degli esseri umani che si dice di voler combattere.

Si triplicano invece le capacità e i mezzi delle operazioni Triton e Poseidon dell’agenzia Frontex per il 2015 e il 2016, finalizzate alla sicurezza delle frontiere e non alla ricerca e al salvataggio dei naufraghi, e non se ne amplia il raggio di azione.



Si stabilisce in 20mila il numero di posti per i rifugiati da distribuire nei diversi paesi europei. Una cifra ridicola, se rapportata ai trecentomila arrivati l’anno passato alle frontiere europee.

Si stabiliscono le percentuali di profughi che i vari paesi Ue devono accogliere, ma senza prevedere la possibilità di successivi motivati spostamenti (per esempio per ricongiungimenti familiari) e consentire la libertà di circolazione che va considerato un diritto inalienabile di ogni essere umano. Il sistema delle quote va quindi accompagnato dall’abolizione del Regolamento Dublino e dall’introduzione dello status di rifugiato europeo.



Si parla di collaborazione con i paesi di partenza o di transito, presentandola come una possibilità per salvare vite umane eliminando le cause che spingono a migrare, ma in realtà l’intento è quello di esternalizzare le frontiere. Questo in molti casi significa bloccare le persone in paesi in cui i diritti umani sono sistematicamente violati.

Infine ci sembra estremamente pericoloso il tentativo, sostenuto dalla Commissione, di ottenere l’avvallo del consiglio di sicurezza dell’Onu ad intervenire anche militarmente in Libia per distruggere o sequestrare i barconi prima che partano, distruggere i depositi di carburante e le strutture di attracco. Il sospetto è che si usi il problema dei trafficanti per ottenere il via libera ad un intervento militare in un paese che è oggi un’autentica polveriera, col rischio di innescare una situazione esplosiva in tutta la regione. E d’altra parte qualsiasi ipotesi di bloccare i flussi via mare, attraverso il massiccio dispiegamento già in atto di navi militari, appare velleitario e incurante della necessità di mettere al primo posto la vita delle persone.

 



lunedì 23 marzo 2015

A Bruxelles si parla di immigrazione




Bruxelles: la scorsa settimana si è riunito il Consiglio dei Ministri degli Esteri e ha trattato anche del tema dell'immigrazione. Ecco la lettera inviata da Federica Mogherini (Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza) e Dimitris Avramopoulos (Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza) a riguardo.





In view of the Foreign Affairs Council of 16 March, the High Representative for Foreign Affairs and Security Policy and Vice-President of the European Commission, Federica Mogherini and Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Dimitris Avramopoulos, addressed a letter to EU Foreign Ministers calling for action on “the increasing migratory pressure” on Europe.
 
 
 

martedì 17 marzo 2015

La campagna per rendere i profughi VISIBILI


Ogni 4 secondi, una persona è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20.000 persone al giorno). Se contiamo tutti insieme gli oltre 51,2 milioni di profughi nel mondo, il risultato è una nazione sterminata, la 26° per popolazione, tra Sud Africa e Corea del Sud. Sono più di quanti ne abbia generati la Seconda guerra mondiale e tra questi, 33,3 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all’estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo.

Numeri che racchiudono in uno spaventoso niente le vite di milioni di uomini, donne, bambini costretti a lasciarsi tutto alle spalle a causa di guerre e violenze a cui non hanno contribuito ad alcun titolo.
You save lives è la campagna lanciata oggi dall’Unione Europea e Oxfam per fare il punto, attraverso il nuovo rapporto I Paesi degli invisibili: 51 milioni di persone in fuga dai conflitti, sulle tre principali crisi umanitarie del momento che si consumano in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Una piattaforma digitale raccoglierà inoltre storie e testimonianze di chi è dovuto partire dalla propria terra alla disperata ricerca di un rifugio: donne, uomini, vecchi e bambini costretti a salvarsi la vita nella disperazione della fuga, privi di ripari, coperte, vestiti, cibo e acqua, come di sicurezza e protezione, di lavoro, istruzione e denaro per sopravvivere. Tutti senza un presente e a maggior ragione senza un futuro.

L’Europa non può rimanere indifferente di fronte all’immane tragedia che questo esodo dei nostri tempi rappresenta – ha detto Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia – In Siria, da quando la guerra civile è iniziata 4 anni fa, si contano 11,4 milioni di profughi, vale a dire metà della popolazione; in Sud Sudan, uno dei paesi più poveri del mondo, in poco più di un anno di conflitti, siamo già a 2 milioni; mentre la guerra in Repubblica Centrafricana ne ha provocati 860.000. You save lives si propone di informare i cittadini europei, aggiungendo ai numeri la vita vera di queste genti: ‘rendere visibili’ i bisogni di chi non ha più niente, la fragilità di un quotidiano privo di normalità e prospettive, la disperazione che spinge molti di loro ad attraversare il Mediterraneo in cerca di un futuro nel nostro continente.”

C’è una ragione in più perché i cittadini europei devono conoscere meglio un tema come questo. Sono loro, infatti, la fonte principale degli aiuti che l’Europa invia ai rifugiati. Due esempi: nel 2013 la Commissione Europea ha destinato quasi 550 milioni di euro al sostegno di rifugiati e profughi in 33 Paesi. A tale sforzo si aggiunge il contributo di organizzazioni come la nostra, che integrano i fondi pubblici con denaro proveniente da privati e aziende. Queste donazioni, grandi o piccole che siano, permettono di alleviare le sofferenze di coloro che hanno perso tutto, aiutandoli a ritrovare speranza.

Purtroppo il numero di rifugiati e profughi continuerà a crescere ogni giorno, se non si pone fine alla violenza – ha concluso Sansone – È essenziale pervenire a una soluzione politica dei conflitti che sia sostenibile e inclusiva. Tuttavia, anche se questi conflitti terminassero domani, il livello dell’emergenza umanitaria resterebbe altissimo, e continuerebbe a necessitare di sostegno per molti anni ancora.”

La solidarietà europea può fare la differenza tra la vita e la morte, e queste vittime rendono testimonianza dell’impatto che l’aiuto umanitario può avere sulla loro condizione. La Commissione Europea, per mezzo del suo Dipartimento per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile (ECHO), soccorre ogni anno oltre 120 milioni di vittime di conflitti e disastri. Attraverso la propria sede centrale di Bruxelles e una rete mondiale di sedi locali, ECHO fornisce assistenza ai soggetti più vulnerabili in base ai loro bisogni umanitari. Per maggiori informazioni visitare il sito web di ECHO.
(da oxfamitalia.org)





L'Associazione per i Diritti Umani ha realizzato per voi il video seguente in cui Oxfam parla dei profughi e dei rifugiati in Libano:









venerdì 26 settembre 2014

Commissione in Senato sui Diritti Umani


Commissione in Senato sui Diritti Umani

Nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale, la Commissione Diritti umani, mercoledì 24 settembre, ha esaminato e approvato il rapporto sui Centri di identificazione ed espulsione in Italia.



Potete leggere il rapporto cliccando su questo link:




sabato 6 luglio 2013

La voce e il futuro del popolo egiziano


(Reuters/Salem)
Una piazza Tahrir gremita di persone e di bandiere. Fuochi d'artificio, grida di gioia e braccia alzate al cielo: dopo Mubarak, la voce del popolo si è alzata anche per la deposizione di Mohamed Morsi, a distanza di un anno dal suo insediamento.
Il Ministro della Difesa e capo dei militari, Abdel Fattah el Sissi ha dichiarato: “ Le forze armate hanno provato in tutti i modi a promuovere la riconciliazione nazionale negli ultimi mesi e, a novembre, hanno chiesto il dialogo nazionale, ma il presidente Mohamed Morsi ha respinto la richiesta”; e Mohamoud Badr, portavoce del movimento dei Ribelli Tanarod, ha aggiunto: “L'Egitto è la patria di tutti, nessuno escluso. Continuiamo la nostra rivoluzione per pane, libertà e dignità umana”.
Il presidente eletto, dunque, è stato deposto: la Costituzione è sospesa ed è stato nominato “presidente ad interim” il giudice della Corte Costituzionale, Adli Mansour.
Una Costituzione che va rivista anche e soprattutto in tema di diritti umani; una costituzione da cui è stato escluso il divieto di discriminazione per genere e razza e che non tutela le minoranze religiose. Nell'Egitto di Morsi, ad esempio, la comunità musulmana sciita e i cristiani copti hanno vissuto in un clima di violenza e di paura costanti.
Non è stata abolita la tortura né si è smesso di sottoporre imputati civili ai processi della corte marziale, pratica, questa, contraria al diritto internazionale.
Brutte notizie anche per quanto riguarda il diritto di espressione: sono stati messi in atto processi e minacce nei confronti dei blogger, considerati “blasfemi” e si è tentato di mettere a tacere e di impedire l'operato di molti rappresentanti delle Oragnizzazioni non governative.
Infine, mentre le piazze egiziane esultano, non sono mancati incidenti e violenze. Da domenica scorsa si sono registrate 39 vittime causate dagli scontri tra oppositori e difensori della presidenza e Human Rights Watch, in un comunicato, denuncia che “almeno” 91 donne sono state molestate sessualmente se non stuprate in piazza Tahrir, complici la folla e la confusione.


(Reuters/Waguih)

giovedì 4 luglio 2013

Il Brasile e le sue contraddizioni



Brasile-Spagna: 3-0. Con questo risultato il Paese sudamericano ha vinto la Confederations Cup e la Presidentessa, Dilma Roussef, ha telefonato al ct Felipe Scolari per congratularsi. Mentre nello stadio si esultava, fuori si protestava.
Dopo le manifestazioni di piazza contro gli sprechi, la corruzione e l'inefficienza dei servizi, la Roussef crolla nei sondaggi, passando dal 57% al 30% a fine giugno, anche dopo aver proposto un referendum popolare per capire quali siano le riforme necessarie e prioritarie per il Paese. Referendum che i manifestanti hanno accolto con scetticismo. “Siamo stanchi di questi politici che non fanno altro che promesse”, “Il governo è stato destabilizzato dalla forza delle persone che hanno deciso di reagire. Adesso, con un gesto disperato, propongono una rivoluzione politica” oppure “Il governo non può essere sempre l'unico che paga. Così le compagnie private fanno profitti che restano segreti per legge”: queste alcune dichiarazioni di uomini, donne, giovani e meno giovani, che rispondono alla convocazione del referendum che dovrebbe ripristinare i diritti civili e sociali.
E, intanto, in uno dei Paesi per i quali si parla di “economia emergente”, cosa succede sul fronte dei diritti umani?
Anche durante lo scorso mese di marzo le piazze si sono riempite di persone, ancora per protesta. Una protesta contro l'elezione di Marco Feliciano come Presidente della Commissione per i Diritti Umani e Minoranze.
Deputato del Partido Social Cristiano, Feliciano si è fatto conoscere per le sue dichiarazioni omofobe e razziste: ha più volte, infatti, qualificato le lotte per i diritti della comunità Lgbt come “attivismo di satana” e sostenuto che “un negro è un negro e non può cambiare”. La sua elezione è stata sostenuta dalla bancada evangelica che, cercando di colpire la laicità dello Stato, ha condizonato la stessa vita politica contestando, ad esempio, la Roussef sul tema dell'aborto durante la campagna elettorale.
Il Movimento nazionale brasiliano per i diritti umani ha minacciato di portare il caso davanti all'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) e all'ONU, così come le istituzioni religiose progressiste si sono dette contrarie alla nomina del pastore evangelista: ma Feliciano è ancora al suo posto e le vittime di discriminazione continuano ad essere afrodiscendenti, indios e contadini senza terra.
Ma non è finita qui: secondo le ultime notizie, si legge che, proprio in questi giorni, sia stata installata un'altra commissione che riguarda i diritti umani: la Commissione Verità, che dovrebbe far luce sulle violazioni avvenute tra il 1946 e il 1988.
Sette commissari e quattordici tecnici dovranno appurare i fatti che riguardano le violenze commesse sia da parte dello Stato sia da parte dei gruppi di guerriglia che lottarono contro la dittatura, gruppi di cui fece parte la stessa Dilma Roussef.
Due anni di tempo per ascoltare testimonianze, raccogliere materiale, convocare gli accusati: le indagini, in particolare, si focalizzeranno sul periodo tra il 1964 e il 1985 quando al potere salì la giunta militare, dopo il celebre golpe appoggiato dagli Stai Uniti: 21 anni di repressione e 475 persone desaparecidos ufficialmente. Ma sono state molte di più.
La Commissione non ospita risentimento, odio e nemmeno perdono. E' appena il contrario dell'oblio”, ha dichiarato in lacrime la Presidentessa. Mentre i responsabili delle violenze e delle violazione dei diritti umani continueranno a godere dell'amnistia approvata nel 1979.

giovedì 24 gennaio 2013

Terremoto de L'Aquila: calamità e giustizia

946 pagine compongono le motivazioni della sentenza di primo grado con cui sono stati condannati a sei anni di carcere -  per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi - gli scienziati e i tecnici che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi, il 31 marzo 2009, pochi giorni prima del sisma nel capoluogo abruzzese.
La sentenza è dovuta al fatto che i tecnici e gli scienziati "si prestarono a un'operazione mediatica che 'disinnescò', in una parte della popolazione, la paura del terremoto e la indusse ad abbandonare le misure di precauzione individuale seguite per tradizione familiare in occasione di scosse significative". I partecipanti alla riunione della Commissione sono stati condannati per aver ceduto alle pressioni della Protezione Civile e del potere politico. 
Il Pm  Fabio Picuti, infatti, nella requisitoria finale ha inserito, come categoria giuridica, il concetto di "analisi del rischio", rischio prodotto da tre fattori: pericolosità, vulnerabilità e esposizione, sostenendo che, in questo caso, si fosse verificato un difetto di tale analisi. 
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha ribattuto, sostendendo che: " Si è focalizzata  l'attenzione sulla previsione a brevissimo termine, nonostante l'acclarata impossibilità di prevedere l'accadimento di una forte scossa sismica in temi di ora, luogo e intensità".
Ricordiamo, infine, le responsabilità legate ai materiali edilizi scadenti e il cinismo di chi ha visto, in quella tragedia, qualche possibilità di lucro. 
Intanto il terremoto del 6 aprile 2009 ha fatto 309 vittime e i loro parenti chiedono giustizia, così come ne hanno diritto tutti gli sfollati della città fantasma.