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giovedì 7 gennaio 2016

Nuovo sito

Carissimi lettori,
 
è online il nuovo sito:

 
 
 
Seguiteci, ogni giorno, ci siamo sempre !!!
 
E, se vi va, fate passaparola!
 
Grazie.

giovedì 31 dicembre 2015

Un anno: Islam, Medioriente e Occidente

Per ricordare, simbolicamente, quello che è accaduto durante il 2015 nel mondo, l'Associazione per i Diritti Umani ripubblica, per voi, il video di un incontro organizzato nel gennaio scorso.

I temi: rapporto Occidente e Medioriente, Islam e politica, terrorismo, il genocidio della popolazione siriana, le migrazioni e molto altro.
Ma soprattutto il nostro pensiero va a Padre Paolo Dall'Oglio e a tutti coloro che sono stati rapiti e di cui non si hanno notizie.

Ringraziamo il giornalista Shady Hamadi e il Prof. Camille Eid




domenica 20 dicembre 2015

Migrazioni: dall'attualità alla graphic novel

Presso il museo Mudec di Milano, l'Associazione per i Diritti umani ha approfondito il tema delle migrazioni con gli interventi di Edda Pando (attivista e membro di Todo Cambia), Veronica Tedeschi (giurista) e Monica Macchi che ha illustrato il contenuto della graphic novel intitolata "Se ti chiami Mohamed".
Informazioni utili da fonti attendibili, approfondimento sui termini corretti da usare, definizioni giuridiche in tema di migrazioni e molto altro...nel video dell'incontro che, speriamo, possa essere utile anche a scopo didattico.


Tutti i video degli incontri pubblici organizzati da noi, sono disponibili sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani e sul canale di Alessandra Montesanto.


Ecco a voi il video!



sabato 19 dicembre 2015

Giornata di Azione Globale contro il razzismo e per i diritti delle e dei migranti, rifugiate/i e sfollate/i

 
BASTA MURI APRIAMO LE PORTE
Pace, democrazia, giustizia sociale e dignità per tutte e tutti!
 
 
Non è un destino cieco e inevitabile quello che decide dove passa la frontiera fra chi è salvata/o e chi è sommerso, fra chi può esercitare i propri diritti umani e chi no.
L'Europa afferma di doversi armare per difendere i valori di libertà e democrazia, ma questi valori sono un privilegio solo per i/le cittadini/e europei/e. Si finge che siano di tutte/i, ma non è così. Ad esempio la libertà di movimento è esclusivamente per le cittadine e i cittadini dell’Europa mentre tutte le altre e tutti gli altri si scontrano con muri sempre più alti. Per giustificare questa disparità di trattamento ci vogliono convincere che chi è fuori è un po' meno umana/o, meno civilizzata/o e più pericolosa/o, quindi con meno diritti di chi è dentro la cittadella del privilegio.
E chi perde la vita nel viaggio è meno importante di chi muore in una città europea.
Per noi più di 26 mila morti, dal 2000 ad oggi, alle frontiere di mare e di terra sono inaccettabili. 
Vogliamo smantellare il razzismo istituzionale che è alla base di questa Europa, vogliamo far sentire le voci delle migliaia di persone ferme davanti ai muri che si stanno moltiplicando alle frontiere europee (e non solo).  Chiediamo con loro pace, democrazia, giustizia sociale e dignità per tutte e tutti.  Per questo saremo in piazza insieme il 19 dicembre.
Sabato 19 dicembre 2015
Dalle 14.30 alle 18.30
Piazza San Carlo (MM San Babila) MILANO

evento FB: BASTA MURI, APRIAMO LE PORTE! 
 
Coordinamento per la Giornata di azione globale per i diritti delle/dei migranti, rifugiate/i e sfollate/i – Milano

martedì 1 dicembre 2015

America latina: i diritti negati



Chi cerca, trova.


di Mayra Landaverde



Da alcuni mesi la Rete Milano Senza Frontiere organizza un presidio in piazza Scala, in centro. Da maggio e fino al 18 dicembre, Giornata Internazionale del Migrante. Arriviamo, allestiamo la piazza con delle foto e delle maschere, con dei cartelli. Poi ognuno di noi prende una foto di uno dei tantissimi ragazzi dispersi nel Mediterraneo e giriamo in circolo. Vi ricorda qualcosa? 



Negli anni della dittatura in Argentina un gruppo di mamme ha deciso di fare la stessa cosa.



Allora era vietato qualsiasi tipo di manifestazione e le persone non potevano sostare davanti alla Plaza de Mayo, per cui la polizia ha chiesto loro di “girare”. Dal 30 aprile 1977 lo fanno, con le foto dei loro figli e nipoti desaparecidos. Vogliono sapere dove sono.



Cosi come le madres, esiste anche un’associazione di nonne: Asociacion Civil Abuelas de Plaza de Mayo e s’incaricano di cercare i bambini che sono stati sequestrati durante la dittatura e restituirli alle loro vere famiglie.



Dal 1977 al 2015 hanno recuperato 118 nipoti.



Sono state candidate al Nobel per la pace in diverse occasioni. Nel 2011 hanno ricevuto il premio Felix Houphouet-Boigny dall’UNESCO per il loro grande lavoro.



Anche noi vogliamo sapere dove sono le migliaia di desaparecidos del Mediterraneo. Lo vogliono sapere le madri tunisine e algerine che ci hanno affidato le foto dei loro cari.
 
 
 




E continueremo a cercarli insieme ai loro parenti.



Dall’altra parte del mondo in Latinoamerica ci sono altre madri che cercano i loro figli dispersi nel loro transito per il Messico. Tutti col sogno di arrivare negli Stati Uniti per avere una vita migliore e un futuro da offrire alle proprie famiglie. Purtroppo sono pochissimi quelli che arrivano alla frontiera nord. Prima devono attraversare tutto il Messico.  



A piedi o sopra il tetto dei treni. Scappando dalla polizia migratoria, dai militari e dai narcotrafficanti. E’ una delle rotte più pericolose che esistano.



Per le donne particolarmente.



Più del 70% delle donne migranti vengono violentate una o più volte durante il viaggio.



Ogni anno entrano clandestinamente in Messico 45,000 donne centroamericane.



La violenza sessuale è considerata “normale” , parte del viaggio, moneta di scambio. Lo si sa, i trafficanti chiedono soldi ma anche sesso in cambio di far passare le frontiere.

Per questo motivo tante donne prima di iniziare il viaggio prendono l’iniezione anti-Messico che non è altro che un anticoncezionale di lunga durata. Il Depo Provera è un contraccettivo ormonale in forma liquida che si somministra tramite iniezione ogni 12 settimane. Ma l’iniezione non le salva sicuramente dalla violenza e dai traumi che può subire una donna vittima dei trafficanti o degli stessi funzionari pubblici come gli agenti della polizia o i militari. Tante altre sono sequestrate e vendute per meno di 300 dollari per finire nella prostituzione. La CNDH ( Comision Nacional de Derechos Humanos) registrò, fra il 2009 e il 2011,più di 20 mila sequestri.Il Movimento Migrante Mesoamericano organizza da 11 anni la Caravana de Madres Centroamericanas de migrantes desaparecidos en su tránsito por México.
Lunedì 30 Novembre parte l’undicesima Carovana Migrante da Tenosique cittadina del sud messicano. Percorreranno più di 4 mila km cercando città per città i loro, i nostri desaparecidos.Dal 2004 la Carovana ha trovato 200 di questi figli. E’ questa la forza che spinge tutte queste madri: la speranza di ritrovare le figlie, i figli. Vivi. Siano madri argentine, tunisine o centroamericane. Tutte li cercano e noi dovremmo cercarli insieme a loro. Smettiamo di essere spettatori silenti.
 
 
Sono loro le madri è vero, ma siamo tutti figli di questo mondo.


venerdì 27 novembre 2015

Migrazioni: dall’attualità alla graphic novel







martedì 1 dicembre ore 17,30
Migrazioni: dall’attualità alla graphic novel
con Chiarastella Campanelli, Edda Pando, Alessandra Montesanto
a cura di Associazione per i Diritti Umani
www.peridirittiumani.com

Presentazione del libro di Jérôme Riullier “Se ti chiami Mohamed”, edizioni Il Sirente. Ispirandosi al giornalismo investigativo, Jérôme Riullier racconta di vite precarie, di frequenti umiliazioni, di una complessa tessitura di rapporti che i tanti Mohamed hanno mantenuto con il paese d’origine e con quello d’accoglienza. Racconti autentici, lontani dai cliché, di grande forza emotiva, che abbracciano vari temi, dalla ricerca identitaria all’integrazione, dall’esclusione sociale al razzismo, proponendo dubbi e interrogativi che coinvolgono oggi più che mai ogni cittadino europeo. “Se ti chiami Mohamed” ha ottenuto nel 2012 il dBD Award per il miglior fumetto reportage.
Chiarastella Campanelli, responsabile della casa editrice Il Sirente, spiegherà la scelta di tradurre e pubblicare questo testo che affronta i temi descritti attraverso la forma letteraria della graphic novel. Edda Pando, responsabile dell’associazione Arci Todo Cambia e attivista, si occuperà degli  aspetti più politici e giuridici legati ai temi delle migrazioni.


Introduce e coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’Associazione per i Diritti Umani.

Hate crimes in Europe: il caso di Meisy


Il caso di Meisy

di Cinzia D'Ambrosi




Meisy e' carina, esile, ha un sorriso affettuoso e a vederla e' difficile immaginare che combatte una forte depressione clinica. Meisy abita ad Atene, ha aperto un bar con suo marito greco, hanno un figlio e tutto sembra perfetto. In realta' dovrebbe esserlo se non che Meisy viene dall'Etiopia e questo sembra essere un ostacolo per una vita felice.

Meisy e' quotidianamente alle prese con un razzismo palese, confessa che ci sono dei giorni in cui non riesce ad uscire di casa ma altri dove cerca di combattere, anche se queste giornate diminuiscono col tempo.

La depressione e' subentrata a seguito di un'episodio in cui Meisy è stata per essere picchiata da alcuni membri della Golden Dawn, partito d'estrema destra. Era appena scesa da un treno - alle prese con la sua quotidianita' - quando una donna la ferma, le blocca il passo. Meisy, sprovveduta, pensa che la donna abbia bisogno di qualcosa e le offre assistenza, ma la donna diventa sempre piu' aggressiva, la tiene per un braccio e non la lascia andare ne' le spiega la ragione di quella presa.

Solo quando la donna prende il suo cellulare e dice di aver preso una persona di colore e di venire alla stazione al piu' presto per picchiarla, Meisy intende la natura di cio' che le stava accadendo. La donna aveva chiamato dei membri della Golden Dawn. Meisy chiama la polizia, ma questa non arriva. Chiama suo marito che corre subito alla stazione della polizia e chiede ai poliziotti di andare con lui alla stazione con urgenza. Quando arriva, trova Meisy sconvolta, ma la donna era gia' scappata. La polizia trovera' la donna, ma non e' stata condannata.

Meisy subisce abusi verbali quasi tutti i giorni, ma da quando ha aperto il caffe' il razzismo e' diventato qualcosa del collettivo. Il caffe' e' in una zona dove vivono molte persone di origine africana e il luogo e' stato il soggetto di petizioni da residenti per farlo chiudere. La polizia invade il caffe' frequentemente per motivi diversi: dal controllo dei registri, al fermo addirittura per i clienti. Il giorno di apertura del bar, è addirittura passato il controllo comunale per il cibo anche se non aveva nemmeno iniziato ad operare. Le accuse dei residenti sono state continue ed infondate: ad esempio, per la musica fantasma, un mercato nascosto di droghe oppure con il pretesto che i gruppi che si formano fuori o dentro il locale fosse un problema di sicurezza! La stessa persona che ha abusato verbalmente Meisy in piu' di una occasione ha creato questa petizione.

Il caso di Meisy non e' unico.


 
Meisy nel suo locale in Ameriki Square, Atene. Foto di Cinzia D'Ambrosi



The case of Meisy




Meisy is pretty, slightly-built, an infectious smile and looking at her it is hardly possible to imagine that she is fighting a clinical depression. Meisy lives in Athens, has opened a coffee shop with her Greek husband, with whom she has a child and all seems perfect. Yet, Meisy is from Ethiopia and this is an obstacle for any happiness in her life.

Meisy is on a daily basis fighting against racism in many forms, verbal or discriminatory. There are days in which Meisy finds it hard to leave her home when bouts of depression take her over. These days seem to become more frequent with time.

She became clinically depressed following a pretty bad incident in which she risked being beaten up by members of the Golden Dawn. Meisy had just got off from a train when a woman approached her and held her tightly shouting at her to stay put. At first, Meisy thought that the woman was looking for some assistance, but Meisy was soon able to understand from the woman's conversation on her mobile asking that she was held so that members of the Golden Dawn could come to beat her up. The woman call was about her holding a black woman at the station and to come over quickly. Meisy called her husband on her phone after her repeated attempts with the police that never arrived. Her husband frantically went to the police station and demanded that they would go with him to help Meisy. When they finally arrived Meisy was left in shock whilst the woman had run away. She was later found by the police but but never charged.

Meisy is subjected to verbal abuse almost everyday, however since she opened her coffee shop racism has become more collective. The coffee shop is in an area where many people foreign nationals are of African origins and thus has served a lot this communities. Thus, it has been the subject for many police incursions, stop and searches even to customers, fines for loud music (although Meisy does not even have a music system in the coffee shop). They have been disparate requests to look at their audits, and the food certificates for hygiene (even before they even opened the kitchen). The levels of abuse that Meisy has had to go through is hard to believe. She has fought back in many ways including talking to media about her situation. Unfortunately it has not received as much attention as she wished. Recently and this has hit her hard, residents in the buildings around the coffee shop have signed a petition for it to close naming the congregation of people in the coffee shop being an issue of security! The person that has started this petition is a woman who has verbally abused Meisy in more than one occasion.

The case of Meisy is not unique.




 

giovedì 12 novembre 2015

Hate crimes in Europe: il caso della morte di Pavlos Fyssas

di Cinzia D'ambrosi


Il caso della morte di Pavlos Fyssas

Questo breve articolo presenta il caso della morte di Pavlos Fyssas avvenuta il 17 Settembre 2013 e le ragioni per cui il suo processo attuale e' importante non solo per la Grecia, ma per l'intera Europa. La morte di Pavlos Fyssas, a causa di un fatto di razzismo, ha dell' implicazioni molto profonde perche' tocca le fondamenta del sistema giudiziario a cui noi, in quanto cittadini ed individui, facciamo riferimento.

Pavlos Fyssas, 34enne attivista della sinistra e musicista hip-hop, e' stato accoltellato a morte da alcuni membri della Golden Dawn (partito dell'estrema destra) nel distretto di Keratsini ad Atene. Era con degli amici in un caffe' a guardare una partita di calcio, quando uno di questi ha fatto un' osservazione contro il Golden Dawn che purtroppo fu sentita da un membro proprio di quel partito che sedeva al tavolo accanto. Costui si è subito messo in contatto tramite cellulare con dei membri della Golden Dawn che in breve tempo, numerosi e con la polizia DIAS in motocicletta hanno circondato il caffe'. Pavlos stava cercando di aiutare i suoi amici a lasciare la scena quando è stato attaccato.

Per la prima volta e' in corso un processo d'omicidio contro i membri della Golden Dawn. Sin dal suo inizio ci sono state molte controversie, tra cui il fatto che il processo si stia svolgendo nella piu' grande prigione della nazione, Korydallos, in periferia d' Atene ed in una zona che ha molte affiliazioni di destra. Tutti i testimoni, inclusi il padre di Pavlos Fyssas ed i suoi avvocati, sono stati intimiditi ed anche attaccati. Ottenere un giudizio giusto e quindi ottenere una vittoria contro il razzismo e' d'importanza notevole cosi' come poter incoraggiare altre vittime a farsi venire avanti e denuniciare. Perdere il processo vorrebbe dire ristabilire il potere delle destre sul sistema giudiziario.




Didascalia:

Il processo e' controversialmente in corso nel Korydallos, la piu' grande prigione della Grecia. Foto di Cinzia D'Ambrosi.






The Case of Pavlos Fyssas death

This brief article is an introduction to the case of Pavlos Fyssas death on the 17th Septmber 2013 and why its current trial is very important not just for Greece but for Europe. Pavlos Fyssas death following a racist incidence has profound implications because it touches the foundations of the Justice System which we, as individuals and societies, rely on. It is also an example of courage.

Pavlos Fyssas, a 34-year-old left-wing activist and hip-hop artist, was stabbed to death by Golden Dawn supporters in the Keratsini district of Athens. He was with friends in a coffee shop and one of his friends made a remark against the Golden Dawn. It was overheard by someone on a nearby table, who called by cell phone members of the Golden Dawn and DIAS motorbike police. Soon the coffee shop was surrounded by numerous Golden Dawn members. Pavlos was trying to help his friends to escape when he was knifed and died at the scene. The trial against the perpetrators, members of the Golden Dawn is the first of the kind. The trial is being controversially held in the country's biggest jail, Korydallos prison and in an area known for far right affiliation. All the witnesses, including the father of Pavlos Fyssas, the boy who was killed have been intimidated at the start of the trial. Reaching a just verdict is a victory over racism and an encouragement for the many victims to come forward. Losing will only re-initiate the discourse of government and far right affiliations, and overall a defeat on our Justice System.




mercoledì 11 novembre 2015

La bolla di Ventimiglia. Una protesta per i migranti, una protesta sociale





La Bolla di Ventimiglia è la graphic novel con cui Emanuele Giacopetti racconta la lotta portata avanti da un gruppo di migranti poche settimane fa, dando vita al presidio No Borders. Parole, ma soprattutto immagini, che descrivono con disarmante chiarezza quello che è successo e che continua a accadere al confine tra Francia e Italia: migranti che per la prima volta hanno rivendicato con determinatezza il diritto di passare; la reazione delle forze dell’ordine francesi e italiane; il presidio nato sugli scogli, dove alcuni migranti si sono rifugiati per sfuggire alle cariche delle forze dell’ordine; la solidarietà di molte persone.
Oggi il colore della nostra pelle è il miglior passaporto sulla piazza, ma – ammonisce Giacopetti – i confini della ‘Fortezza Europa’ sono mutevoli, come le sue regole”.



L'Associazione per I Diritti umani ha intervistato per voi Emanuele Giacopetti e lo ringrazia molto per queste parole.



Prima di tutto parliamo del presidio permanente “No borders”



Il presidio non esiste più', o meglio: quello che era il presidio sugli scogli e' stato sgomberato dalla polizia il 30 settembre, sulla pagina fb del presidio (tutt'ora attiva) si possono vedere le foto dell'operazione. Il 4 ottobre invece il corteo chiamato in solidarietà al presidio e' stato bloccato dalle forze dell'ordine nella piazza della stazione di XXmiglia, il corteo non si e' svolto e dopo 6 ore di stallo la polizia ha deciso di caricare i manifestanti che si organizzavano per andarsene rincorrendoli per le strade della citta' e ferendone molti. Nonostante questo gli attivisti, i migranti e i solidali con quell'esperienza continuano a vedersi e ad organizzare iniziative.      



La bolla di Ventimiglia” nasce da una vostra partecipazione diretta alle proteste: puoi fare alcune riflessioni su ciò che sta accadendo, dato che hai vissuto la situazione dall'interno?



Penso che ci siano vari livelli di viversi da dentro "la Bolla" e solo chi ha vissuto l'esperienza nel suo pieno (non io) abbia la reale visione dall'interno delle cose. Comunque: penso che l'esperienza di ventimiglia sia stata ed e' un'anomalia non solo rispetto a quest'europa e alle leggi che ne regolano i confini ma anche e soprattutto un'anomalia rispetto al dibattito che la questione profughi ha suscitato nel paese. Mi spiego: la destra, nel suo senso più' esteso, che ha molto lavorato e guadagnato dalla vicenda, ha impostato il discorso sul binomio respingere/accogliere facendo di un discorso complesso una semplificazione che ha portato anche chi non condivide quelle posizioni ad opporvicisi in un modo in fondo funzionale a questo sistema. Per molti un centro d'accoglienza e' la risposta umana al problema, , mentre in pochi lo leggono come uno strumento che limita il diritto a migrare di chi e' costretto a farlo. Basti pensare anche alla distinzione fra Profugo con diritto di asilo e migrante economico che e' stata sdoganata tranquillamente anche fra chi si dice in difesa dei diritti dei migranti. Ecco, "la Bolla" e' stata un'anomalia a tutto questo, portando la discussione nel luogo delle contraddizioni del sistema Europa e diventando allo stesso tempo protesta e risposta materiale alla necessita' di migrare.



Quali sono le politiche italiane sbagliate e quali quelle possibili in tema di accoglienza



Ci sarebbe molto da dire, col rischio di semplificare parlo solo dei principi: oggi l'immigrazione e' vissuta come un'invasione o nel migliore dei casi come un male da tollerare e mai come quello che e', un fenomeno inevitabile che se ben affrontato diventa risorsa. Nel momento che il migrante viene considerato persona nel pieno dei suoi diritti a prescindere dai documenti, noi rivendichiamo universalmente tutti quei diritti che oggi nell'era della "distrazione di massa" ci vediamo togliere. In questo momento nel nostro paese le strutture istituzionali costringono migliaia di vite ad un'esistenza in stallo che non può' produrre altro che degrado e sappiamo molto bene che il degrado e' un ottimo carburante per il consenso di chi ci governa o aspira a farlo.

Altra cosa, l'Italia dovrebbe innanzitutto interrompere le sue politiche estere ed economiche che generano le migrazioni disperate a cui assistiamo,solo due esempi: guardiamo cosa combina in Nigeria l'eni o quali sono i rapporti che il governo turco, nostro amico, ha con l'isis o con chi invece gli si oppone come il popolo curdo.



Cosa può fare la società civile?



Partecipare, nel senso più' fisico possibile. E' un momento in cui la nostra partecipazione seppur individuale puo' fare la differenza sull'esistenza di spazi democratici che oggi vediamo chiudersi. A Ventimiglia il 4 ottobre il diritto a manifestare e' stato negato e la verita' e' che nonostante la solidarietà' enorme espressa ovunque, la presenza fisica dei soli attivisti e dei migranti che non hanno ceduto alle intimidazioni dei giorni precedenti, ha reso possibile per le istituìzioni chiudere in maniera violenta un'esperienza scomoda. Su come e quando partecipare invece, il metodo della "bolla" e' replicabile e funziona ovunque: si creano degli spazi di discussione con chi sente o condivide il problema e insieme si decide "che fare", di questi tempi, questo e' già' rivoluzionario.



Alla luce delle disposizione europee, quale potrebbe essere il futuro per i migranti e i rifugiati?



Non bello,le cosiddette quote dei rifugiati divise fra i paesi membri sono solo uno specchietto per le allodole e riguardano solo una minima parte dei reali numeri di persone che continuano e continueranno a migrare. Penso che l'Europa nei fatti stia lasciando le cose come stanno, c'e' troppo da perdere ad intervenire e troppo da guadagnare a non farlo, già' si possono vedere i progetti dei nuovi centri per migranti in costruzione su tutti i confini: questa e' la stabilizzazione dell'emergenza non la sua soluzione.



Perchè la scelta di trattare questi temi con attraverso una graphic novel?



I tempi del fumetto sono sulla carta incompatibili con il tempo della notizia o ancora meno del contenuto web, eppure con Graphic-News il tentativo e' proprio quello di utilizzare i vari linguaggi della notizia disegnata per creare informazione che e' allo stesso tempo racconto, approfondimento e notizia nel senso stesso del termine. Per restituire o almeno provarci, un'esperienza come quella della "bolla", avere più' livelli a disposizione e' necessario.




Clicca qui per leggere “La bolla di Ventimiglia”:
 
 
 
 
 


mercoledì 4 novembre 2015

Convivere oltre la paura: nuovi cittadini di un'Italia plurale

 
 
lunedì 16 novembre ore 17:00 -- Sala del Mappamondo - Camera dei Deputati
 
 
Vivere una sola vita,  in una sola città, in un solo Paese, in un solo universo
vivere in un solo mondo, è prigione.
Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà;
conoscere una sola logica è prigione.[Ndjock Ngana poeta camerunense, vive a Roma, dove lavora come operatore interculturale]
 
Cari amici,
sono lieto di invitarvi all’incontro “Convivere oltre la paura: nuovi cittadini per un’Italia plurale” in occasione del quale sarà presentato il libro «Multiculturalismo. Una piccola introduzione» di Domenico Melidoro (Center for Ethics and Global Politics, LUISS).
 
L’incontro si terrà lunedì 16 novembre alle ore 17:00 presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, con ingresso in Piazza Montecitorio 1.
Interverranno, oltre a me e all’autore, anche Sebastiano Maffettone (professore ordinario di Filosofia Politica presso la LUISS Guido Carli, dove dirige il Center for Ethics and Global Politics) e Gabriella Sanna (responsabile del Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma). 
 
Ci interrogheremo sulla possibilità di realizzare la convivenza pacifica di culture differenti all'interno della stessa comunità.
In che modo le istituzioni devono rapportarsi alla diversità culturale e religiosa? L’immigrazione è solo un problema di ordine pubblico oppure una questione ineludibile con la quale fare i conti? E inoltre, eventi drammatici come l’attentato contro il periodico Charlie Hebdo devono indurci a ripensare le politiche di integrazione delle minoranze?
Sono temi sui quali si gioca il futuro del nostro Paese,  un’Italia che, dopo la recente approvazione alla Camera della nuova legge sulla cittadinanza, si riconosce finalmente plurale e multiculturale.
 
Vi preghiamo di confermare la Vostra presenza entro venerdì 13 novembre a: silvia.demarchi@camera.it
Entrata da Piazza Montecitorio 1, sarà necessario esibire il documento di identità. Per gli uomini è obbligatorio l’uso della giacca.

Dossier sull'immigrazione





L’utilità di un Rapporto statistico appare evidente per la comprensione di un fenomeno complesso quale quello dell’immigrazione, una realtà che in Italia è andata acquistando una dimensione crescente nel corso degli ultimi decenni.
È questo l’ambito in cui è specializzato il Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, che dal 2004 cura e pubblica l'omonima ricerca Dossier Statistico Immigrazione. Il Rapporto annuale, in precedenza realizzato per organizzazioni ecclesiali, nel 2013 e nel 2014 è stato curato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri/Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.
Il Dossier offre un’analisi organica delle migrazioni imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i flussi migratori e la presenza di immigrati e rifugiati in Italia; il mondo del lavoro; i diversi livelli di inserimento sociale; i contesti regionali.
I redattori del Rapporto sono strutturati in una redazione nazionale e in referenti regionali che operano a titolo personale o come rappresentanti di organizzazioni locali. Il loro impegno consiste nell’unire al rigore scientifico e all'analisi socio-statistica, la semplicità espositiva al fine di soddisfare le esigenze di tutti i lettori, dai funzionari pubblici agli operatori sociali, dagli studenti ai ricercatori, dagli stessi immigrati ai cittadini di altri paesi interessati a conoscere la situazione italiana.
Il sito, attraverso schede sintetiche, presenta lo stato dell’immigrazione rilevato anno per anno e offre una visione d’insieme delle numerose pubblicazioni monografiche apparse nelle Edizioni IDOS ed eventualmente disponibili su richiesta.
Ampio risalto è dedicato anche ad altri Rapporti annuali: l’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, promosso da Caritas di Roma, CCIAA e Provincia di Roma; Il Lazio nel Mondo. Immigrazione ed emigrazione promosso dalla Regione Lazio; i Rapporti dell'European Migration Network (dal 2004 a marzo 2014). Nel periodo 2006-2012, IDOS ha anche curato e pubblicato per la Fondazione Migrantes il Rapporto Italiani nel Mondo.



Qui trovate la scheda di sintesi: http://dossierimmigrazione.it/comunicati.php?tipo=schede&qc=143


Per ulteriori informazioni: http://dossierimmigrazione.it/

Bambini siriani orfani detenuti illegalmente nelle prigioni a Kos




Una nostra lettrice, che ringraziamo molto, ci ha segnalato il seguente appello per i bambini siriani orfani, detenuti illegalmente nelle prigioni dell'isola greca di Kos e gli articoli di approfondimento che potete leggere cliccando sui link a seguire.


The Greek Ambassador to the UK

Stop putting unattended children into prison in squalid conditions without access to clean water and food. The Prison cells are like medieval dungeons with excrement on the floor. This is a totally unacceptable situation.

Why is this important?


The treatment of the children in this way contravenes article 37 of the United Nations charter for children. This treatment will result in long term physical, psychological and emotional damage to the children. It is not how a westernised nation should behave.




Per approfondire ancora l'argomento, eccovi due link importanti (e una petizione):

 

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/refugee-crisis-orphans-locked-up-in-medieval-prisons-alongside-adult-criminals-on-greek-island-of-a6694521.html



sabato 31 ottobre 2015


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





Associazione per i Diritti Umani




PRESENTA



La resistenza attiva di un immigrato



Presentazione del documentario: “SEXY SHOPPING”

di Adam Selo e Antonio Benedetto





giovedì 5 NOVEMBRE, ore 19

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1 (ang Via G. da Cermenate, 2 MM ROMOLO) MILANO





L’Associazione per i Diritti Umani organizza l'incontro nell'ambito della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.



Presentazione del documentario “SEXY SHOPPING” di Adam Selo e Antonio Benedetto alla presenza dei registi e di Veronica Tedeschi, avvocato ed esperta del tema delle migrazioni.










martedì 13 ottobre 2015

L’ ISLAM NUDO: verso una “Umma dei consumatori”?

di Monica Macchi




Nel libro di Lorenzo Declich, L'Islam nudo (edito da Jouvence), l’Islam inserito nella globalizzazione si trova a convivere con le regole dell’economia di mercato che spingono per orientarlo verso fattori identitari. Si cercano di cancellare differenze inevitabilmente insite in un universo che conta più di 1 miliardo e 600.000 persone creando un nuovo immaginario in cui viene meno la tradizionale dimensione comunitaria a favore dell’individualismo capitalista. Dall’etichettatura halal, ai cosmetici, alle app islamiche con gli orari delle preghiere o le parti del Corano da leggere durante il Ramadan, fino alla finanza islamica e all’architettura (interessante la parte sulla Mecca dove è stato costruito il secondo grattacielo più alto al mondo o sulle “meraviglie” di Dubai) l’identità islamica viene ridefinita in una individualizzazione dell’esperienza religiosa. Ma mentre la guerra fredda era caratterizzata dalla lontananza dicotomica “noi/loro” separati addirittura da una “cortina di ferro”, la separazione tra mondo islamico e non-islamico segue linee più complesse. Tradizionalmente la cultura islamica distingue tra dar al-Islam (i territori che sono sottoposti all'imperio politico e giuridico dell'Islam), e dar al-harb (tutti gli altri). Ma già da tempo le migrazioni, e in misura minore, le conversioni hanno fatto venir meno questa dicotomia ed è stata proposta la categoria intermedia di dar al-amn, cioè un territorio in cui i musulmani, si ritrovano ad essere minoranza. E se da un punto di vista teologico-giuridico si stanno rivisitando le fonti scritte per restare fedeli alla propria coscienza religiosa in un contesto legislativo laico (è stata creata la categoria di “islam europeo” di cui Tariq Ramadan è considerato il più autorevole esperto, ancora più ascoltato e considerato controverso in quanto nipote di Hasan al Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani in Egitto. Per chi volesse approfondire queste tematiche ecco il link al sito personale di Ramadan in costante aggiornamento http://www.tariqramadan.com/) da un punto di vista economico vivere l’Islam in una terra non islamica va a cambiare gli stili di vita dei singoli musulmani ma anche dei convertiti che spesso non hanno un profondo background religioso. Ecco quindi che i musulmani diventano il target dell’emergente mercato borghese globale che da un lato corrode la dimensione religiosa mistificandola in sterili e pericolosi stereotipi che identificano arabi-musulmani-terroristi come fossero sinonimi, dall’altro li blandisce rendendoli docili consumatori facilmente manipolabili.


martedì 22 settembre 2015

Corso: CINEMA e DIRITTI


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con Arci Scuotivento di MONZA

presenta il corso di cinematografia:

CINEMA e DIRITTI



TEMI

Un corso di cinema – declinato in vari modi: tecniche, generi, approfondimenti tematici, etc. - riguarda la capacità di leggere un film come se fosse un testo scritto. La domanda principale è : “Da quali elementi è costituito un film?”. Il Cinema può essere usato come momento di approfondimento per alcune materie di studio e di argomenti di grande attualità (Storia, Intercultura, Geografia/Geopolitica, Filosofia, Sociologia) .

Il linguaggio cinematografico è, infatti, caratterizzato da un codice , come un testo letterario, che va decifrato per coglierne i significati profondi, i messaggi diretti e indiretti in modo che, chi guarda e ascolta un'opera filmica (come un'altra opera d'ARTE) sia consapevole del contenuto della stessa.

Ecco, quindi, che proponiamo un corso che coniuga l'aspetto tecnico con il contenuto. Verranno analizzati cortometraggi, documentari sui temi dei diritti umani, verranno analizzati spezzondi di film che hanno segnato la Cinematografia per una riflessione partecipata sugli argomenti trattati e sulle tecniche di comunicazione degli stessi.

Siamo – soprattutto i giovani- costantemente bombardati da immagini e dal linguaggio dei mass-media che è composto da immagini, appunto, suoni, parole. Pensiamo alla tv, al computer con Internet, al Cinema, ai videogames...In questa giungla di sollecitazioni è necessario saper scegliere il prodotto utile alla crescita, alla giusta e corretta informazione, alla buona conoscenza di sé e di ciò che accade intorno a noi.



FINALITA’ e OBIETTIVI

La finalità principale è quella di dare agli utenti tutti gli strumenti per decodificare il linguaggio delle immagini, da cui siamo costantemente stimolati. Ogni prodotto audiovisivo, infatti, è veicolo di comunicazione di un messaggio: ma di quali messaggi ? E come tali messaggi vengono comunicati ?

Come già detto, i percorsi si pongono gli obiettivi di insegnare a scegliere, tra i vari messaggi,quelli positivi; di stabilire quale sia un buon prodotto filmico; di “difendersi” dalle informazioni, opinioni e altro che pilotano le nostre scelte all’interno della società contemporanea, società dell’immagine e non del contenuto.

METODOLOGIA

Il progetto prevede 4 incontri in cui l’esperto parlerà, con lezioni frontali, delle tecniche cinematografiche di base ( a cui potranno seguire approfondimenti). Ogni lezione sarà accompagnata dalla visione guidata di spezzoni tratti dai film più importanti della cinematografia mondiale, passata e recente. Analisi critica degli spezzoni insieme ai partecipanti.

Alla fine del percorso, si lavorerà insieme sulla decodifica di un cortometraggio. Verranno consegnate dispense sui termini tecnici più usati.



DURATA e COSTI

4 incontri di 90 minuti ciascuno

Quota per partecipante: 60 euro



DATE e ORARI



venerdì 30 ottobre, ore 21.00

venerdì 6 novembre, ore 21.00

venerdì 13 novembre, ore 21.00

venerdì 20 novembre, ore 21.00






Il corso verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti e si terrà presso Arci Scuotivento, Via Monte Grappa 4B, Monza
 

Per prenotazioni, scrivere a : peridirittiumani@gmail.com
 


ESPERTO

Alessandra Montesanto, critico cinematografico, formatrice presso vari istituti scolastici, cultore della materia presso l’Università di Urbino, autrice del volume “Visioni urbane – Cinema tra viaggi e architetture”, Arcipelago edizioni. Curatrice del volume “Immigrazione e Mass-media. Per una corretta informazione” Arcipelago Edizioni





martedì 18 agosto 2015

Kos, l’ultima frontiera del grande esodo


di R. Demopoulos   (da Il manifesto.it)



Estin­tori «spa­rati» sui migranti, per lo più siriani e afgani. Man­ga­nelli sguai­nati senza tanti com­pli­menti. Scene di puro panico intorno allo sta­dio, tra­sfor­mato in cen­tro d’identificazione.

A Kos (isola di 30 mila abi­tanti con­cen­trati nella capi­tale) ieri è esplosa la vio­lenza covata da set­ti­mane. La mic­cia era stata inne­scata da un epi­so­dio acca­duto il giorno prima davanti al com­mis­sa­riato di poli­zia: un paki­stano minac­ciato e schiaf­feg­giato da un agente, subito sospeso. Ma la pres­sione ora è tale da far dire al sin­daco di Coo, Gior­gos Kyri­tsis, che «se non ver­ranno presi subito rimedi effi­caci, la situa­zione sfug­girà di mano e scor­rerà il san­gue». A mag­gior ragione, sull’onda delle cari­che allo sta­dio si è mate­ria­liz­zato il «rischio di una strage» (sem­pre parole del sin­daco) nel porto dove ormai sono ammas­sate non meno di 7 mila fra donne, uomini e bam­bini sbar­cati nell’isola. Inu­tili gli appelli lan­ciati verso Atene, per altro senza risorse, che ha invo­cato l’intervento dell’Ue.
Sta di fatto che l’Unhcr, agen­zia delle Nazioni Unite, defi­ni­sce dram­ma­tica la situa­zione: scorte di acqua e medi­ci­nali insuf­fi­cienti; acco­glienza ormai ai minimi ter­mini; richie­denti asilo bal­zati al più 750% rispetto ad un anno fa. Con­ferma To Vima online: con un ritmo di 6– 800 arrivi al giorno, le auto­rità locali non sono più in grado di reg­gere l’emergenza. Di qui la richie­sta di schie­rare le forze spe­ciali, prov­ve­dendo anche al tra­sfe­ri­mento della mag­gio­ranza dei migranti pre­senti. Ma ci sono due pro­blemi ora insor­mon­ta­bili: da una parte l’identificazione, visto ciò che è acca­duto ieri intorno allo sta­dio e dall’altra il pat­tu­glia­mento delle coste, a 23 chi­lo­me­tri dalla Tur­chia, dove i migranti arri­vano a bordo di pic­coli gommoni.

E la ten­sione cre­sce di giorno in giorno, al punto che si ripe­tono anche le risse fra gli stessi migranti. Soprav­vi­vono in tenda nei giar­dini pub­blici, nelle piaz­zette e ovun­que tro­vino riparo alter­na­tivo alla spiag­gia dove met­tono piede. Ieri era stato pre­di­spo­sto il tra­sfe­ri­mento allo sta­dio per pro­ce­dere con l’identificazione, ma circa 1.500 migranti accal­cati sono diven­tati inge­sti­bili. Di qui gli scon­tri, le man­ga­nel­late e gli estin­tori usati come «armi» nei con­fronti della folla. Insomma, Kos è dav­vero una bomba ad oro­lo­ge­ria già pronta a defla­gare con effetti impre­ve­di­bili. Il Dode­can­neso, del resto, si è rapi­da­mente tra­sfor­mato nella rotta d’accesso all’Europa. Da sabato scorso, il flusso dei migranti ha assunto dimen­sioni più che straor­di­na­rie: la guar­dia costiera greca ha dovuto inter­ve­nire a soc­cor­rere quasi 1.500 pro­fu­ghi a largo delle isole di Aga­tho­nisi, Lesbos, Samos, Chios e Kos. E da lunedì quella che già era un’emergenza si è tra­sfor­mata in una cata­strofe uma­ni­ta­ria, che potrebbe dila­gare in un’ecatombe in assenza dell’indispensabile «governo» del fenomeno.

Kos, dun­que, com’è stata Lam­pe­dusa in Ita­lia e com’è diven­tata Calais con l’Eurotunnel tappa dell’esodo verso la Gran Bre­ta­gna. E di nuovo si ascol­tano rac­conti iden­tici: migranti che pagano il «biglietto» della mafia turca che orga­nizza l’attraversamento del brac­cio di mare fino al Dode­can­neso. Gente che scappa dalla guerra civile che dila­nia la Siria e altri che si sono «incam­mi­nati» dall’Afghanistan, sce­gliendo l’itinerario via mare alter­na­tivo ai Bal­cani.
Nelle gior­nate dram­ma­ti­che, si segnala anche la vacanza in barca di una fami­glia ita­liana che di notte inter­viene per soc­cor­rere i migranti. Car­lotta Dazzi, marito e due figli si pro­di­gano senza sosta. Lei è abi­tuata, da volon­ta­ria, ai migranti che affol­lano il mez­za­nino della sta­zione di Milano Centrale.

Nell’ultimo week end, invece, con il resto della fami­glia ha garan­tito l’approdo ad una cin­quan­tina di pro­fu­ghi. Erano sugli sco­gli, senza distin­guere la spiag­gia dal mare. Sono state le urla ter­ro­riz­zate dei bam­bini a sve­gliare Car­lotta e la fami­glia che dor­mi­vano nella baia di Ormos Vathi. Gra­zie al loro aiuto, i migranti hanno potuto rag­giun­gere Pse­ri­mos e rifo­cil­larsi prima di capire dov’erano sbar­cati, rispetto a Kos che era la loro mèta.

«Sem­pre sabato, oltre ai siriani che abbiamo soc­corso, abbiamo visto una tren­tina di altri pro­fu­ghi che imma­gino fos­sero a bordo di altri gom­moni» rac­conta Car­lotta, «C’era chi aveva per­corso a piedi sen­tieri nell’isola per mezza gior­nata, prima di riu­scire ad orien­tarsi. Le loro testi­mo­nianze par­lano di un “viag­gio” comin­ciato a Bodrum, in Tur­chia. E rac­con­tano di aver dovuto pagare alla mafia turca 1.300 dol­lari a per­sona. È la cifra che si spende per un’intera vacanza in Grecia…».

venerdì 14 agosto 2015

Basta alle morti in mare, migrare è un diritto


 

Ieri, 13 agosto dalle 18,30 alle 19,30, come tutti i giovedì a Milano, il gruppo “Nuovi desaparecidos”, con altre associazioni, si è riunito Piazza della Scala per dire "basta alle morti in mare, che migrare è un diritto, che la politica deve liberare le frontiere e che l'umanità è una sola". “Dimensioni diverse” ci ha inviato il testo seguente:

E' uno scandalo … è colpa dei migranti?

Leggere i giornali, ascoltare le dichiarazioni, i dibattiti … tutto è ridotto a numeri, ad una questione economica: la crisi, il lavoro, la casa, …

Nessuno o quasi spiega le responsabilità delle politiche economiche e di dominio che hanno gli Stati e le multinazionali nell'aver depredato e nel depredare le ricchezze naturali, nell'aver pagato e nel pagare despoti, regimi e inscenato guerre per avere il potere.

è colpa dei migranti?

Nessuno o quasi parla di responsabilità di una esistenza fondata sull'esasperato consumismo che brucia milioni di tonnellate di rifiuti e che oggi ancora il governo italiano decide di costruire altri 12 inceneritori (che oltre a bruciare risorse genera danni all'ambiente e alla salute) ponendo un limite alla raccolta differenziata che oltre a recuperare ricchezza genera maggiore occupazione.

è colpa dei migranti?

Nessuno o quasi dice che la disoccupazione sta crescendo in tutta Europa (oltre 28 milioni i disoccupati) e che continuerà a crescere poiché le nuove tecnologie, l'automazione, non solo assorbono lavoro ma sviluppano una produzione sempre più elevata.

è colpa dei migranti?

Nessuno a quasi lamenta e denuncia l'enorme, l'assurda e profondamente ingiusta, disparità tra i possessori di ricchezza: Credit Suisse Group il 50 per cento della ricchezza è posseduto dall'un per cento della popolazione mondiale.

è colpa dei migranti?

Nessuno o quasi accusa la speculazione finanziaria che per 2 punti di tasso di una moneta "brucia" sui mercati quasi 300 miliardi. Mentre paesi indebitati per le politiche di "aggiustamenti strutturali", fanno morite di fame milioni di persone

è colpa dei migranti?

Nessuno o quasi denuncia le speculazioni abitative: decine di migliaia sono gli appartamenti sfitti della proprietà privata, ma anche pubblica, mentre la lista dei richiedenti casa rimane insoddisfatta e i più disgraziati subiscono la violenza degli sfratti. … mentre in Italia si spendono ancora quasi 30 miliardi di euro ogni anno per i suoi armamenti.

è colpa dei migranti?

Nessuno o quasi denuncia: le Nazioni Unite hanno chiesto ai paesi ricchi di stanziare lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo in finanziamenti per lo sviluppo del terzo mondo. Il Governo italiano ha stanziato soltanto lo 0,16%.

è colpa dei migranti?
 
Alla conclusione del presidio, è stato letto uno scritto di Antonio Gramsci del 1917: Gli indifferenti
 
INDIFFERENTI
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.

Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.
Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.

Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci - Indifferenti 11 febbraio 1917