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venerdì 16 ottobre 2015

La crisi dell'attività agricola nelle opere di Moira Ricci



Un progetto intitolato “Capitale terreno” racchiude due mostre interessanti dell'artista Moira Ricci, nata nella campagna maremmana e da sempre fedele alla cultura della (sua) terra. Moira Ricci è presente a Milano – presso lo Spazio Oberdan, fino al 18 ottobre 2015 – con due lavori: Da buio a buio e Dove il cielo è più vicino in cui, attraverso fotografie, video, installazioni, raccoglie narrazioni, racconti popolari, testimonianze di un mondo, quello contadino, in via di estinzione. La sua arte fa riflettere sulle nuove forme di economia, sulla fine della tradizione, sulla crisi contemporanea, attraverso metafore e suggestioni che affondano le radici nel Passato e nell'attualità.



Abbiamo rivolto alcune domande a Moira Ricci e la ringraziamo.






Qual è il filo conduttore tra la civiltà contadina e la contemporaneità?



Ogni civiltà nasce contadina. Mi sembra che l'economia mondiale, basata su un capitalismo che pensa solo ai consumi, non sia più in grado di preservare non solo la libertà degli individui e il loro benessere, ma anche la salute del pianeta stesso. Sarebbe prezioso recuperare un po' della consapevolezza contadina per ritrovare un equilibrio tra gli uomini e il mondo che abitano.



Quanto è importante il recupero della Memoria per porre le basi di un futuro di uguaglianza e di giustizia (anche nella redistribuzione dei prodotti della terra)?



Penso che sia fondamentale tener conto della memoria. Se si conoscesse bene la storia, non si continuerebbe a sbagliare.



Quale sarà il futuro dell'attività agricola in Italia?



Purtroppo io ho una visione pessimistica per l'imminente futuro. Adesso siamo dentro al passaggio da un'era all'altra e l'impatto con il cambiamento è stato forte. Credo che sarà un periodo lunghissimo e molto doloroso. Anche l'agricoltura in questo momento è in piena crisi grazie alle leggi sempre più stupide da parte dei governi e delle multinazionali e grazie al quasi totale disinteresse sull'argomento da parte dei mezzi d'informazione.




Ci può anticipare una leggenda che ha raccolto durante le ricerche che ha effettuato per il suo lavoro?

 

Quelle che ho conosciuto durante le ricerche sono “l'uomo-cavallo” che aveva una metà del corpo somigliante ad un equino e “la donna col foco al culo” (scusate il termine ma la chiamavano così), una signora che, a seguito dell'incendio alla sua casa nella collina vicino a casa mia, è scesa di corsa giù verso il mare tutta infuocata. Era diventata un personaggio pauroso per i bambini della zona degli anni '50-'60 perchè gli adulti usavano questa storia per intimorirli. Le storie di cui parlo invece in mostra sono le uniche quattro che conoscevo fin da piccola.

venerdì 14 agosto 2015

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto)



Attivisti indigeni per l'ambiente rischiano la vita - Un nuovo rapporto documenta le sempre maggiori minacce in tutto il mondo.
(da Associazione per i popoli minacciati)


In occasione della Giornata internazionale dei Popoli indigeni (9 agosto), l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) pubblica un nuovo rapporto sulla situazione degli attivisti indigeni. Per gli attivisti indigeni di tutto il mondo chiedere il rispetto dei propri diritti o protestare per la salvaguardia delle proprie terre significa rischiare la vita. In molti paesi del mondo, alzare la voce a favore delle popolazioni indigene comporta la concreta probabilità di diventare vittima di assassinii di Stato, di arresti arbitrari, di essere condannati a lunghe pene detentive ingiustificate, di subire torture o importanti limitazioni della propria libertà di movimento e di parola.

Il nuovo rapporto pubblicato dall'APM mette in evidenza le pratiche adottate da governi e multinazionali per assicurarsi profitti economici senza riguardo delle comunità indigene e delle loro terre. Solamente sull'isola di Mindanao (Filippine) tra ottobre 2014 e giugno 2015 sono stati uccisi 23 leader indigeni impegnati a salvaguardare la loro terra dallo sfruttamento selvaggio imposto da progetti minerari. A Mindanao come altrove nel mondo, gli assassini, che siano sono semplici criminali, paramilitari o forze dell'ordine statali, restano impuniti.

Il rapporto analizza la situazione di dieci paesi in Asia, Centroamerica, Sudamerica e nella federazione Russa e mostra le metodologie violente e senza scrupoli messe in campo da latifondisti, governi e multinazionali per realizzare enormi progetti per lo sfruttamento di risorse naturali quali petrolio, gas, minerali, legname, ma anche di costruzione di dighe o di traffico di droga a scapito della vita non solo dei singoli attivisti ma di intere comunità indigene.

I membri delle comunità indigene sono attivisti per l'ambiente particolarmente motivati, proprio perché la loro sopravvivenza come comunità dipende perlopiù da un ambiente intatto, pulito e sano. La loro agricoltura sostenibile e i fortissimi legami con la propria terra tradizionale da cui traggono sia il senso identitario sia di appartenenza comunitaria dipendono proprio dal rispetto per la natura e l'ambiente. La realizzazione di mega-progetti sulla loro terra implica la distruzione dell'ambiente, l'avvelenamento dei terreni e troppo spesso la messa in fuga o la deportazione delle comunità indigene che ci vivono. Per loro ciò significa cadere nel baratro della povertà estrema, malattia, la perdita dei legami comunitari e delle proprie radici culturali.

La politica ambientale delle nazioni industrializzate sembra limitarsi all'organizzazione e alla partecipazione di vertici per il clima e giornate per la terra, nel proclamare compiaciuti sempre nuovi obiettivi da raggiungere per la salvaguardia del clima, ma di fatto non va molto oltre. Non solo non si impegna a proteggere la vita degli attivisti indigeni, le prime vittime e le maggiormente colpite dalla distruzione ambientale a livello mondiale, ma non pare nemmeno interessata ad ascoltare la loro voce.

Scarica il report [solo in tedesco] in:


https://www.gfbv.de/fileadmin/redaktion/Reporte_Memoranden/2015/Menschenrechtsreport_Nr._77_Indigene_Umweltaktivisten.compressed.pdf

Vedi anche in:



gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/2014/140909it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2014/140801it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2013/130806it.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/brasil-tras.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/global-it.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/dekade-it.html
in www:
http://en.wikipedia.org/wiki/Indigenous_peoples

sabato 30 maggio 2015

Una rubrica: STAY HUMAN - AFRICA


Cari lettori,

come alcuni di voi hanno già avuto modo di scoprire, oggi abbiamo aperto, sul sito www.peridirittiumani.com, una rubrica dal titolo STAY HUMAN – AFRICA. La rubrica è tenuta da Veronica Tedeschi, una brava e giovane laureata in Giurisprudenza a Milano e con un Master conseguito presso l'Università Sapienza di Roma sulla "Tutela internazionale dei diritti umani".

Ogni quindici giorni, di sabato, troverete un articolo sul continente africano. I Paesi africani sono tra i più colpiti al mondo da problemi climatici, dittature, guerre civili; dall'Africa fugge la maggior parte dei migranti che cercano asilo e protezione in Occidente e in Europa, in particolare. L'Africa ha in sé ricchezze territoriali e umane da salvaguardare. Abbiamo molto da imparare e molto da fare per salvare le nazioni africane e i loro popoli. Ecco perchè abbiamo accettato volentieri questa collaborazione e siamo sicuri che sarà molto interessante e farà molto piacere anche a voi.

sabato 12 luglio 2014

Quel premio ad un cittadino-eroe



Si chiamava Michele Liguori e aveva 59 anni. Era l'unico vigile urbano della sezione ambientale di Acerra ed è deceduto, a gennaio scorso, per un raro tumore al fegato, lasciando la moglie e il figlio. Ma non è solo il racconto di un destino, purtroppo, condiviso da molti. Michele Liguori aveva deciso di dire “NO” alla camorra: per tredici anni ha lavorato e vissuto tra i rifiuti tossici della “terra dei fuochi”, ma continuava a denunciare, continuava imperterrito a chiedere bonifiche di terreni marci. 


Dopo la sua morte, i familiari continuano la sua battaglia per un'Italia sana, per una regione salubre, per la tutela della salute e della vita di altre persone. Ma chiedono anche giustizia per quel marito, padre, uomo e cittadino che ha svolto il proprio dovere professionale, civico e civile per il Bene comune.

Il primo tentativo della famiglia di vedere riconosciuta la malattia professionale è stato liquidato con una nota dell'Inail in cui si leggono poche parole e nessuna spiegazione: “La morte non è riconducibile all'evento”: probabilmente, riconoscere al Sig. Liguori la morte per cause ambientali significherebbe aprire la strada a migliaia di altre richieste di indennizzo. Ma la Signora Maria e il figlio Emiliano non si arrendono: stanno preparando una battaglia legale durissima che si combatterà con documenti e analisi su tutto il territorio colpito dalle efflusioni di sostanze tossiche e che è volta a dimostrare il collegamento tra queste sostanze – riversate nelle discariche abusive dal clan dei Casalesi, come ha accertato la Giustizia – e i numerosi casi di tumore che colpiscono la popolazione. Il caso di Michele Liguori è e sarà emblematico.

Ecco che, quindi, la giuria dell'ultima edizione del Premio Ambrosoli (un premio indetto in memoria dell' Avvocato Giorgio Ambrosoli ammazzato nel 1979 per volontà del banchiere Michele Sindona) ha deciso di assegnare proprio a Michele Liguori il primo riconoscimento.


Durante la cerimonia, che si è tenuta a Milano alla fine di giugno, sono stati dichiarati come vincitori quelle persone o gruppi di persone - in particolare della pubblica amministrazione e delle imprese - che su tutto il territorio nazionale si siano contraddistinti per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di contesti ambientali o di situazioni specifiche, che generavano pressioni verso condotte illegali.

Vogliamo terminare riportando alcune parole di una lettera che l'avvocato Ambrosoli scrisse alla moglie qualche anno prima di morire e che riteniamo fondamentali: “Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto...Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa”...E noi vorremmo ricominciare da qui.