Visualizzazione post con etichetta minoranze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta minoranze. Mostra tutti i post

mercoledì 4 novembre 2015

Convivere oltre la paura: nuovi cittadini di un'Italia plurale

 
 
lunedì 16 novembre ore 17:00 -- Sala del Mappamondo - Camera dei Deputati
 
 
Vivere una sola vita,  in una sola città, in un solo Paese, in un solo universo
vivere in un solo mondo, è prigione.
Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà;
conoscere una sola logica è prigione.[Ndjock Ngana poeta camerunense, vive a Roma, dove lavora come operatore interculturale]
 
Cari amici,
sono lieto di invitarvi all’incontro “Convivere oltre la paura: nuovi cittadini per un’Italia plurale” in occasione del quale sarà presentato il libro «Multiculturalismo. Una piccola introduzione» di Domenico Melidoro (Center for Ethics and Global Politics, LUISS).
 
L’incontro si terrà lunedì 16 novembre alle ore 17:00 presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, con ingresso in Piazza Montecitorio 1.
Interverranno, oltre a me e all’autore, anche Sebastiano Maffettone (professore ordinario di Filosofia Politica presso la LUISS Guido Carli, dove dirige il Center for Ethics and Global Politics) e Gabriella Sanna (responsabile del Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma). 
 
Ci interrogheremo sulla possibilità di realizzare la convivenza pacifica di culture differenti all'interno della stessa comunità.
In che modo le istituzioni devono rapportarsi alla diversità culturale e religiosa? L’immigrazione è solo un problema di ordine pubblico oppure una questione ineludibile con la quale fare i conti? E inoltre, eventi drammatici come l’attentato contro il periodico Charlie Hebdo devono indurci a ripensare le politiche di integrazione delle minoranze?
Sono temi sui quali si gioca il futuro del nostro Paese,  un’Italia che, dopo la recente approvazione alla Camera della nuova legge sulla cittadinanza, si riconosce finalmente plurale e multiculturale.
 
Vi preghiamo di confermare la Vostra presenza entro venerdì 13 novembre a: silvia.demarchi@camera.it
Entrata da Piazza Montecitorio 1, sarà necessario esibire il documento di identità. Per gli uomini è obbligatorio l’uso della giacca.

martedì 29 settembre 2015

L' arresto del politico kurdo Abdullah Demirbas aumenta le tensioni nel sud-est della Turchia



Dal 4 settembre nel Sudest della Turchia si sono riaccese tensioni che sembravano sopite: c'è il coprifuoco a Cizîra Botan (Cizre), e ci sono cecchini sui minareti e altre alte torri della città. Diversi altri villaggi nelle regioni kurde della Turchia sono stati tagliati fuori dal mondo esterno da parte delle forze di sicurezza turche. Questa situazione riguarda anche il quartiere centrale di Sur a Diyarbakir, la capitale non ufficiale del Kurdistan turco. Inoltre, il governo turco ha deciso di arrestare rappresentanti e politici kurdi eletti, tra i quali il popolare ex sindaco di Diyarbakir Abdullah Demirbas, per aver partecipato alle campagne contro gli arresti di giovani kurdi. Demirbas era già stato imprigionato per diversi anni una prima volta, perché aveva sostenuto l'uso della lingua kurda.

Nella sua posizione di sindaco Demirbas aveva mostrato un forte impegno nei confronti dei diritti delle minoranze. Andando decisamente contro la volontà di Erdogan, aveva deciso di far restaurare una chiesa armena e una chiesa siro-ortodossa. Aveva anche visitato Israele, dove aveva cercato di ristabilire i contatti con gli Ebrei che un tempo vivevano a Diyarbakir e nelle regioni kurde. Nel 2007, è stato sollevato dal suo incarico per la prima volta, perché aveva tenuto pubblicamente un discorso in lingua kurda. Dopo la sua rielezione nel 2009, le autorità turche avevano "trovato" nuove accuse contro di lui. Due mesi dopo il suo insediamento, è stato condannato a due anni di carcere per "crimini linguistici". A causa della sua salute cagionevole, è stato rilasciato presto. Anche questa volta però si trova in cattive condizioni di salute - e sua figlia Ezgi Demirbas è particolarmente preoccupata: "La salute di mio padre si sta deteriorando. Da ieri sera (14 settembre), i medici e l'avvocato che è presente in ospedale segnalano che la sua condizione sta peggiorando".

Le già fortissime tensioni degli ultimi giorni nel Sudest della Turchia, con l'arresto di Abdullah Demirbas si sono ulteriormente inasprite. I sostenitori del partito islamico al governo AKP e del partito nazionalista MHP stanno cercando di denunciare l'opposizione kurda democratica - mentre è proprio questa opposizione che da settimane chiede la fine delle violenze tra il PKK kurdo e l'esercito turco. Così il co-presidente del pro-kurdo Partito Democratico del Popolo (HDP) ed ex presidente dell'Associazione per i diritti umani di Diyarbakir, Selahattin Demirtas, ha chiesto ufficialmente sia al PKK kurdo sia al governo turco di fermare la violenza e di riprendere i negoziati di pace. La detenzione dei rappresentanti dell'opposizione democratica non farà altro che aumentare le tensioni. L'arresto di Demirbas in qualche modo colpisce direttamente anche gli Assiri / Aramei / Caldei, Yezidi e gli Armeni che ancora vivono nel sud-est della Turchia. Mentre Demirbas si batte per la tolleranza e la convivenza pacifica, da anni il governo dell'AKP cerca di propagandare una ideologia islamista fra i Kurdi principalmente musulmani sunniti. Questa ideologia rappresenta un grande pericolo per queste minoranze e per i milioni di Aleviti che vivono in Turchia.

Vedi anche in
gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150828it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150806it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html | www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html | www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html
in www:
http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi | http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan

venerdì 14 agosto 2015

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto)



Attivisti indigeni per l'ambiente rischiano la vita - Un nuovo rapporto documenta le sempre maggiori minacce in tutto il mondo.
(da Associazione per i popoli minacciati)


In occasione della Giornata internazionale dei Popoli indigeni (9 agosto), l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) pubblica un nuovo rapporto sulla situazione degli attivisti indigeni. Per gli attivisti indigeni di tutto il mondo chiedere il rispetto dei propri diritti o protestare per la salvaguardia delle proprie terre significa rischiare la vita. In molti paesi del mondo, alzare la voce a favore delle popolazioni indigene comporta la concreta probabilità di diventare vittima di assassinii di Stato, di arresti arbitrari, di essere condannati a lunghe pene detentive ingiustificate, di subire torture o importanti limitazioni della propria libertà di movimento e di parola.

Il nuovo rapporto pubblicato dall'APM mette in evidenza le pratiche adottate da governi e multinazionali per assicurarsi profitti economici senza riguardo delle comunità indigene e delle loro terre. Solamente sull'isola di Mindanao (Filippine) tra ottobre 2014 e giugno 2015 sono stati uccisi 23 leader indigeni impegnati a salvaguardare la loro terra dallo sfruttamento selvaggio imposto da progetti minerari. A Mindanao come altrove nel mondo, gli assassini, che siano sono semplici criminali, paramilitari o forze dell'ordine statali, restano impuniti.

Il rapporto analizza la situazione di dieci paesi in Asia, Centroamerica, Sudamerica e nella federazione Russa e mostra le metodologie violente e senza scrupoli messe in campo da latifondisti, governi e multinazionali per realizzare enormi progetti per lo sfruttamento di risorse naturali quali petrolio, gas, minerali, legname, ma anche di costruzione di dighe o di traffico di droga a scapito della vita non solo dei singoli attivisti ma di intere comunità indigene.

I membri delle comunità indigene sono attivisti per l'ambiente particolarmente motivati, proprio perché la loro sopravvivenza come comunità dipende perlopiù da un ambiente intatto, pulito e sano. La loro agricoltura sostenibile e i fortissimi legami con la propria terra tradizionale da cui traggono sia il senso identitario sia di appartenenza comunitaria dipendono proprio dal rispetto per la natura e l'ambiente. La realizzazione di mega-progetti sulla loro terra implica la distruzione dell'ambiente, l'avvelenamento dei terreni e troppo spesso la messa in fuga o la deportazione delle comunità indigene che ci vivono. Per loro ciò significa cadere nel baratro della povertà estrema, malattia, la perdita dei legami comunitari e delle proprie radici culturali.

La politica ambientale delle nazioni industrializzate sembra limitarsi all'organizzazione e alla partecipazione di vertici per il clima e giornate per la terra, nel proclamare compiaciuti sempre nuovi obiettivi da raggiungere per la salvaguardia del clima, ma di fatto non va molto oltre. Non solo non si impegna a proteggere la vita degli attivisti indigeni, le prime vittime e le maggiormente colpite dalla distruzione ambientale a livello mondiale, ma non pare nemmeno interessata ad ascoltare la loro voce.

Scarica il report [solo in tedesco] in:


https://www.gfbv.de/fileadmin/redaktion/Reporte_Memoranden/2015/Menschenrechtsreport_Nr._77_Indigene_Umweltaktivisten.compressed.pdf

Vedi anche in:



gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/2014/140909it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2014/140801it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2013/130806it.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/brasil-tras.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/global-it.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/dekade-it.html
in www:
http://en.wikipedia.org/wiki/Indigenous_peoples

mercoledì 8 aprile 2015

Giornata Internazionale dei rom e sinti: l'Associazione 21 luglio presenta il primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia

Ripetuti sgomberi forzati, politiche che violano i diritti umani, soprattutto dei bambini, e nuovi “campi nomadi” in fase di progettazione a fronte di finanziamenti superiori ai 20 milioni di euro. Tra annunci e proclami sul superamento dei “campi”, a cui tardano a seguire fatti concreti, tra speranze e contraddizioni, la condizione di rom e sinti in Italia continua ad essere caratterizzata da politiche discriminatorie e segregative, basate su un approccio emergenziale, che relegano tali comunità ai margini della società e alimentano nei loro confronti i germi dell’antiziganismo, del razzismo e degli stereotipi negativi. È il quadro che emerge dal primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, che l’Associazione 21 luglio presenterà l’8 aprile 2015 alle ore 12.30 – presso la sede dei csv del Lazio, in via Liberiana 17, a Roma –, in occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti. Il rapporto, che nella mattinata sarà consegnato alla Presidente della Camera Laura Boldrini che riceverà un gruppo di donne rom accompagnate da una delegazione dell’Associazione 21 luglio, mette in evidenza come, nonostante i richiami degli organismi internazionali e il rischio di apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, nel nostro Paese la pratica degli sgomberi forzati, soprattutto nelle città di Roma e Milano, risulta ben lungi dall’essere accantonata. Inoltre, in molte città italiane, da nord a sud, si continuano a costruire e a progettare nuovi “campi nomadi” e a far confluire ingenti finanziamenti pubblici all’interno di un sistema – quello dei “campi” – che produce esclusione sociale e gravi violazioni dei diritti umani, in particolare dei minori, dal diritto all’istruzione al diritto a un alloggio adeguato, dal diritto alla salute al diritto al gioco. Dal rapporto, inoltre, emerge come tra le politiche discriminatorie nei confronti di rom e sinti e la presenza, nel nostro Paese, di un radicato antiziganismo, nella maggior parte dei casi dovuto a discorsi d’odio pronunciati da esponenti politici, vi sia un nesso imprescindibile. Il rapporto dell’Associazione 21 luglio, infine, opera un focus sulla situazione nella Capitale, considerata la “cartina di tornasole” di ciò che accade nel Paese. Emblematico, a tal proposito, è il “gioco dell’oca” degli sgomberi romani che spingono le comunità rom da un punto all’altro della città senza ottenere alcun risultato se non la violazione dei diritti umani e lo sperpero del denaro pubblico. Il presidente del Parlamento ha anche ricordato l’uccisione di più di 500mila rom ad opera della Germania nazista, “in alcuni Paesi oltre l’80 per cento della popolazione rom fu sterminata”, ha affermato, aggiungendo: “Dobbiamo insegnare ai nostri figli cosa è stato Porrajmos”, la shoah rom. “Finché il razzismo contro i rom non sarà affrontato in maniera efficace – ha concluso Shulz – la discriminazione persisterà e le politiche sociali non saranno un successo come dovrebbero”.

venerdì 22 agosto 2014

Corso di formazione per attivisti rom e sinti



Ci è pervenuta questa comunicazione che pubblichiamo con piacere. Può interessare soprattutto chi vive a Roma.



Dopo l’esperienza di successo della prima edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti, conclusasi lo scorso aprile con un’azione urbana di sensibilizzazione davanti al Colosseo, a Roma, ideata dagli stessi partecipanti, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) aprono le iscrizioni alla seconda edizione del Corso e invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56 ore, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica. Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La
discriminazione;
3) La
comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
4) L’
attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
5) Il
campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
6) L’
advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
7) La creazione di una
organizzazione/associazione rom;
8) Il diritto a un
alloggio adeguato;
9) Il
genere.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Nel mese di settembre 2014 i candidati selezionati parteciperanno a un primo incontro di formazione, dove verrà verificata la loro motivazione e verrà fatta un’ulteriore selezione. Tra i partecipanti a questo incontro verranno selezionati 12 corsisti che proseguiranno il percorso formativo.
Gli incontri formativi in totale saranno 4, strutturati su due giornate (un weekend al mese), da settembre a dicembre 2014 e si terranno tutti a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la
cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli
strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di
violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di
mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una
rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.

Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
L’Associazione 21 luglio e l’ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato -
Clicca QUI;
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.

Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 agosto 2014. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome. Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 7922222, entro le ore 12 del 31 agosto 2014.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.


sabato 5 aprile 2014

Iniziativa a Roma: antidiscriminazione verso Rom e Sinti





Unar, Arci Solidarietà e Campagna Romaidentity per la 43° Giornata mondiale dei Rom e dei Sinti a Roma



Lezioni, incontri e concerti contro le discriminazioni



8 Aprile 2014



14.30 - Teatro della Scuola IC Messina – Via Giuseppe Messina, 49 (Metro Cinecittà)

16.30 - Campidoglio presso la Sala della Piccola Protomoteca

20.30 - CAE - Città dell’AltraEconomia - Largo Dino Frisullo (Testaccio)




La giornata di sensibilizzazione è organizzata in collaborazione a: Romaonlus, Coop Ermes, Federarte Rom



Lezioni, incontri e concerti contro le discriminazioni: Sono le attività organizzate da Unar in collaborazione con la Campagna "Romaidentity - Il mio nome e' Rom", Arci Solidarietà e le associazioni Romaonlus, Coop. Ermes e Federarte Rom, per la 43° Giornata mondiale dei Rom e dei Sinti a Roma.

L'8 aprile si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, istituita in ricordo dell'8 aprile del 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall'ONU nel 1979. L'Ufficio Nazionale Anti- discriminazioni Razziali del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Unar) in collaborazione con il mondo dell'associazionismo e con i Rom stessi, vuole commemorare questa data promuovendo una maggiore conoscenza della cultura rom e sinta in Italia e delle problematiche di esclusione e discriminazione che limitano la loro integrazione. Varie iniziative si svolgeranno nell'arco della giornata all'interno della città di Roma per favorire la conoscenza e il confronto tra Rom e non Rom.



Lezioni nelle scuole - Si parte alle ore 14.30 presso il Teatro della Scuola IC Messina – Via Giuseppe Messina, 49 (Metro Cinecittà). Il Dirigente Scolastico, insieme alle associazioni Romà Onlus e FederArteRom, racconta i successi raggiunti in questi ultimi anni a favore dell'integrazione e della scolarizzazione di giovani studenti rom.



Incontri - Si prosegue alle ore 16.30 con la celebrazione ufficiale della Giornata in Campidoglio presso la Sala della Piccola Protomoteca. Alla presenza di esponenti e consiglieri della Giunta Regionale e Comunale, con l'apertura dei lavori da parte dell'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Rita Cutini e del Direttore Generale dell'UNAR Marco De Giorgi, sono previsti gli interventi di Santino Spinelli (FederArte Rom), Valerio Tursi (presidente Arci solidarietà onlus), Natascia Palmieri (Campagna “Conflicts, Mass media and Rights”), Salvo Di Maggio (ERMES Cooperativa Sociale Onlus), Mirko Grga (insediamento Rom di via Salviati), Ion Bambalau (rappresentante comunità Rom Via Candoni), Graziano Halilovic (Ass. Romà onlus). Durante la tavola rotonda l'artista e cantautore Alexian Santino Spinelli eseguirà alcuni brani del repertorio Rom. E' prevista la partecipazione di numerose associazioni impegnate nell'integrazione delle comunità Rom in Europa. Modera l'incontro Pietro Vulpiani (Unar).



Concerti- I festeggiamenti si protrarranno alle ore 20.30, presso gli spazi del CAE - Città dell'AltraEconomia - Largo Dino Frisullo, - con uno concerto/spettacolo di musica e parola che rievoca le vicende del popolo Rom fino a giungere al Congresso Mondiale del 1971 e ai giorni d'oggi. Sul palco si alterneranno l'Alexian Santino Spinelli Group, Gypsyliana - Officina Nomade, Marian Serban, Albert Florian Mihai, Ion Stanescu, Isak Tanasache, Marius e Antonio Honciu, Adriano Bono e Reggae Circus



Ufficio Stampa

Ludovica Jonal.jona@ongrc.org – 338 8786870

Rossella Barrucci - rossellabarrucci@gmail.com

342 0777138



www.romaidentity.org

https://www.facebook.com/ILMIONOMEEROM?ref=hl

lunedì 23 settembre 2013

Lo sgombero forzato dei rom



Carabinieri, polizia di Stato, Polizia municipale: circa 70 agenti di Roma Capitale hanno preso parte, nei giorni scorsi, allo sgombero forzato del campo abusivo di Via Salviati.
L'azione ha fatto seguito all'ordinanza del sindaco Marino n. 184 del 5 agosto con la quale si disponeva “il trasferimento immediato di persone e cose dall'insediamento abusivo di nomadi sito in Via Salviati al ricollocamento presso il villaggio della solidarietà di Castel Romano”; secondo il Campidoglio, lo sgombero si è reso necessario a causa delle condizioni igienico-sanitarie del campo sulla Collatina che risultano estremamente precarie per la mancanza di acqua, luce e servizi.
Cinque famiglie rom avevano accettato il trasferimento e l'assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà, Rita Cutini, aveva dichiarato che “ogni persona poi deciderà se aderire o meno alle alternative proposte”, aggiungendo: “ La volontà dell'assessorato di individuare e promuovere percorsi di inclusione e integrazione c'è tutta. Il rispetto delle regole è tuttavia la premessa indispensabile per costruire insieme alle famiglie rom dei percorsi veri di inserimento, basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco”.
Di diverso avviso sono i rappresentanti di Amnesty Internazional, Associazione 21 luglio e Centro europeo per i Diritti dei rom (Errc) che hanno sostenuto che lo sgombero ” Non rispetta standard e garanzie procedurali, ponendosi in continuità con le ripetute violazioni dei diritti umani perpretarti già dalla precedente amministrazione capitolina”. Dopo l'ordinanza del sindaco Marino, la comunità rom aveva scritto, in una lettera aperta, di non voler continuare a vivere in un ghetto e aveva lanciato un appello per richiedere un dialogo diretto con i membri delle istituzioni, ma - secondo i dati raccolti dalle tre organizzazioni - gli incontri non possono essere considerati come “genuine consultazioni”, se si prendono in considerazione le modalità, le tempistiche e il numero dei partecipanti.
Amnesty, Associazione 21 luglio e Errc hanno concluso che: “ ...I villaggi della solidarietà del Comune di Roma non possono essere ritenuti un'alternativa alloggiativa adeguata, essendo stato comprovato come condurre la propria vita all'interno di detti insediamenti compromette la fruizione di diritti imprescindibili sociali ed economici e condiziona fortemente la vita dei suoi abitanti, spesso anche in dispregio dei diritti umani”.






Riportiamo il comunicato stampa, diffuso dall'Associazone 21 luglio

Roma, 12 settembre 2013 ,

Anche l'attore Moni Ovadia, il giornalista Gad Lerner e il presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato Luigi Manconi hanno reagito alla notizia del primo sgombero forzato di un insediamento rom nella Capitale condotto dalla nuova giunta guidata da Ignazio Marino. Lo sgombero era già stato condannato e definito "una grave violazione dei diritti umani” da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC).

«Le ragioni e le modalità dello sgombero del campo rom di Via Salviati a Roma avvenuto questa mattina ci preoccupano - scrivono Ovadia, Lerner e Manconi -. Secondo Amnesty International, l'Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, l'operazione è stata effettuata senza rispettare
"gli standard e le garanzie procedurali previsti dalla normativa internazionale". Noi pensiamo che la valutazione di tre associazioni così autorevoli non possa essere ignorata. Tanto meno da parte di una amministrazione come quella guidata dal sindaco Ignazio Marino che ha la nostra simpatia e il nostro sostegno. Anche per questa ragione chiediamo che si trovi una soluzione, la più urgente possibile e quella che maggiormente tuteli la salute e rispetti i diritti fondamentali delle persone sgomberate. E chiediamo che immediatamente si riprenda il confronto con una rappresentanza dei nuclei familiari interessati. Ciò al fine di predisporre dei seri percorsi di integrazione che rispondano alla Strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea che sottolinea la necessità di superamento del modello "campo".

mercoledì 28 agosto 2013

Il lato amaro del the

Il lato amaro del the


Questa storia ci è stata segnalata da Giulia Doriguzzi, che ringraziamo


L'India è il paese multiculturale per eccellenza: con i suoi 1 miliardo e 270 milioni di abitanti racchiude all'interno del suo vasto territorio un vero e proprio crogiolo di popoli con lingue, culture, religioni e tradizioni completamente diverse l'una dall'altra. L'8% della variegata popolazione indiana è costituita dai cosiddetti adivasi, i discendenti delle antiche popolazioni tribali che abitavano l'India più di 3.000 anni fa. Sebbene racchiusi sotto un'unica etichetta linguistica, gli adivasi non costituiscono affatto una realtà culturalmente ed etnicamente omogenea: sono suddivisi in circa 450 gruppi, sparsi su tutto il territorio indiano, ognuno dei quali possiede una sua specifica identità ed è caratterizzato da particolari usi e costumi. Sono popoli che hanno sempre vissuto in stretta simbiosi con la natura, per la quale nutrono un profondo rispetto e da cui ricavano tutto il necessario per sopravvivere.
L'Assam è uno stato situato nell'estremo Nord-Est dell'India che, assieme al vicino Arunachal Pradesh, ospita il 7,5% di tutta la popolazione adivasi indiana. Dal momento che i due stati si trovano in una posizione geograficamente isolata rispetto al resto del paese, gli adivasi originari dell'Assam sono riusciti a mantenere abbastanza intatta la propria cultura. Tuttavia, una parte degli adivasi che vive in questo territorio è costituita da tribù provenienti da diverse zone dell'India, che si sono stabilite in Assam a partire dalla seconda metà dell'800. La storia di questi popoli è strettamente connessa a quella dell'industria indiana del té.

L'Assam, grazie alle caratteristiche del suo territorio e alle sue condizioni climatiche, costituisce una zona ideale per la coltivazione del té, che viene prodotto principalmente nella grande pianura alluvionale del fiume Brahmaputra. Con le sue numerosissime piantagioni, l'Assam produce oggi il 65% di tutto il té prodotto in India.
La Camelia Assamica è la pianta di té tipica dell'Assam. Anche prima che venissero create le grandi piantagioni, questa pianta cresceva già spontaneamente in diverse zone della stato. In natura la pianta può raggiungere i 20 metri di altezza ma, quando viene coltivata, si fa in modo che non cresca più di un metro e mezzo, in modo da rendere più agevole la raccolta. Quando la pianta inizia a germogliare, le sue foglie sono pronte per essere raccolte. A seconda della frequenza con cui una pianta germoglia, la raccolta può venire effettuata diverse volte in un anno. L'operazione dura circa 15 giorni e viene svolta interamente a mano, quasi esclusivamente dalle donne. Vengono raccolte in media da 2.000 a 3.000 foglie di té, che vengono subito portate nelle fabbriche accanto alle piantagioni per essere lavorate. A seconda della qualità di té che si desidera ottenere, le fasi che compongono il processo di lavorazione risultano differenti. Il famoso Té Assam è una qualità di té nero dal gusto forte e deciso, la cui lavorazione richiede diverse fasi. Le foglie vengono fatte essiccare e, mentre sono ancora morbide, vengono arrotolate su loro stesse. In seguito vengono essiccate per una seconda volta e poi macerate. Infine vengono sottoposte ad un processo di fermentazione, che verrà poi fermato attraverso un'ultima essiccazione, mediante la somministrazione di calore. Seppur in minor quantità, in Assam vengono anche prodotti té verdi e té bianchi, ottenuti senza sottoporre le foglie ad alcun processo di fermentazione.

La massiccia coltivazione del té nei territori dell'Assam fu avviata dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali, una delle più potenti compagnie commerciali europee, nel tentativo di sottrarre alla Cina il monopolio mondiale sulla produzione del té. La Compagnia arrivò in Assam nel 1826 e, nel 1837, rese operativa la prima piantagione di té. Dal 1850 l'industria del té vide una rapidissima espansione, con un enorme aumento della produzione. Vaste aree furono disboscate per creare nuove piantagioni e, ai primi del '900, l'Assam divenne la principale regione produttrice di té al mondo.
Per poter coltivare tutte queste piantagioni era necessario l'impiego di un grandissimo numero di persone. Poiché in Assam non c'era sufficiente forza lavoro da poter sfruttare, gli inglesi cominciarono a reclutare adivasi provenienti da diverse regioni dell'India. Questi erano tutte persone i cui territori erano stati utilizzati dai colonizzatori per la costruzione di fabbriche, la creazione di piantagioni, lo sfruttamento di risorse naturali. Per portare avanti il processo di industrializzazione del paese gli inglesi si appropriarono indebitamente delle terre degli adivasi, privandoli della loro unica fonte di sostentamento e condannandoli ad una vita di povertà. Per gli inglesi non fu difficile reclutare forza lavoro fra i membri di queste tribù, incapaci di adattarsi ad una società a cui non appartenevano e di trovare nuovi mezzi di sussistenza. In molti casi, tuttavia, i reclutamenti avvennero con l'uso dell'inganno e della violenza. Gli adivasi erano analfabeti e gli inglesi riuscirono facilmente a far loro firmare contratti di lavoro che prevedevano terribili condizioni di sfruttamento. Oltre alle frodi e ai reclutamenti forzati, vi furono anche diversi casi di rapimenti e di costrizione tramite tortura. Gli adivasi furono privati di ogni diritto e costretti a lavorare nei campi in condizioni di semi-schiavitù, senza nessuna possibilità di opporsi. All'inizio del '900, il numero di adivasi strappati con la forza alle loro terre raggiunse le 110.000 persone.
Solo nel 1951, dopo che l'India ottenne l'indipendenza, il governo emise il Plantation Labour Act, una raccolta di leggi che tutelavano gli interessi degli adivasi impiegati nelle piantagioni di té. Nonostante questo, la scarsità dei controlli favorisce ancora oggi il proliferare di violazioni legislative di ogni genere da parte dei proprietari terrieri e, di conseguenza, le condizioni dei lavoratori sono lungi dall'essere regolamentate in maniera equa. Gli adivasi lavorano tutto il giorno nelle piantagioni, ricevendo paghe irrisorie, appena sufficienti a consentir loro di sopravvivere. Perciò, lontani dalle loro terre originarie, senza possibilità di farvi ritorno e senza l'istruzione necessaria per trovare un lavoro migliore, il più delle volte gli adivasi sono costretti ad accettare una vita di povertà estrema, senza intravedere alcuna possibilità di cambiamento.

Ma le persone che più di ogni altra pagano le conseguenze di questa situazione sono i bambini. I loro genitori sono impegnati tutto il giorno nelle piantagioni e, pertanto, anche i bambini più piccoli sono, per la maggior parte del tempo, abbandonati a loro stessi. Molti si ammalano di malattie comuni e facilmente curabili, che vengono però trascurate a causa della difficoltà di accesso ai servizi sanitari e, aggravandosi, possono portare anche alla morte. I genitori, inoltre, spesso non possiedono un'adeguata educazione sanitaria e non conoscono le principali norme di igiene e di prevenzione delle malattie.
I bambini non hanno la possibilità di frequentare la scuola: senza un'istruzione, non potranno far altro che rimanere a lavorare nelle piantagioni come i loro genitori.
E' difficile immaginare che una bevanda dolce come il té possa avere un lato tanto amaro...!

La Fondazione Fratelli Dimenticati Onlus, nel 1999, ha aiutato i Salesiani a costruire una scuola nel villaggio di Rangajan, nell'Assam orientale, in modo da dare ai bambini la possibilità di ricevere quell'istruzione che i loro genitori non hanno mai potuto avere. La scuola accoglie 631 studenti provenienti dai 31 villaggi circostanti, e il loro numero è in continuo aumento. La scuola di Rangajan costituisce per tutti i bambini adivasi della zona l'unica opportunità per imparare a leggere e a scrivere, l'unica speranza di cambiare la propria vita.
Recentemente è stato inoltre avviato un progetto di sostegno alimentare per poter garantire ai bambini dei pasti giornalieri, in modo da scongiurare il pericolo della malnutrizione. I periodi più critici sono i mesi di agosto, settembre e ottobre, in cui la disponibilità di cibo è più scarsa. In questo periodo, i piccoli adivasi arrivano a scuola fisicamente spossati, pieni di mal di testa e con una fame costante.


Per informazioni sul sostegno a distanza: http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza

giovedì 4 luglio 2013

Il Brasile e le sue contraddizioni



Brasile-Spagna: 3-0. Con questo risultato il Paese sudamericano ha vinto la Confederations Cup e la Presidentessa, Dilma Roussef, ha telefonato al ct Felipe Scolari per congratularsi. Mentre nello stadio si esultava, fuori si protestava.
Dopo le manifestazioni di piazza contro gli sprechi, la corruzione e l'inefficienza dei servizi, la Roussef crolla nei sondaggi, passando dal 57% al 30% a fine giugno, anche dopo aver proposto un referendum popolare per capire quali siano le riforme necessarie e prioritarie per il Paese. Referendum che i manifestanti hanno accolto con scetticismo. “Siamo stanchi di questi politici che non fanno altro che promesse”, “Il governo è stato destabilizzato dalla forza delle persone che hanno deciso di reagire. Adesso, con un gesto disperato, propongono una rivoluzione politica” oppure “Il governo non può essere sempre l'unico che paga. Così le compagnie private fanno profitti che restano segreti per legge”: queste alcune dichiarazioni di uomini, donne, giovani e meno giovani, che rispondono alla convocazione del referendum che dovrebbe ripristinare i diritti civili e sociali.
E, intanto, in uno dei Paesi per i quali si parla di “economia emergente”, cosa succede sul fronte dei diritti umani?
Anche durante lo scorso mese di marzo le piazze si sono riempite di persone, ancora per protesta. Una protesta contro l'elezione di Marco Feliciano come Presidente della Commissione per i Diritti Umani e Minoranze.
Deputato del Partido Social Cristiano, Feliciano si è fatto conoscere per le sue dichiarazioni omofobe e razziste: ha più volte, infatti, qualificato le lotte per i diritti della comunità Lgbt come “attivismo di satana” e sostenuto che “un negro è un negro e non può cambiare”. La sua elezione è stata sostenuta dalla bancada evangelica che, cercando di colpire la laicità dello Stato, ha condizonato la stessa vita politica contestando, ad esempio, la Roussef sul tema dell'aborto durante la campagna elettorale.
Il Movimento nazionale brasiliano per i diritti umani ha minacciato di portare il caso davanti all'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) e all'ONU, così come le istituzioni religiose progressiste si sono dette contrarie alla nomina del pastore evangelista: ma Feliciano è ancora al suo posto e le vittime di discriminazione continuano ad essere afrodiscendenti, indios e contadini senza terra.
Ma non è finita qui: secondo le ultime notizie, si legge che, proprio in questi giorni, sia stata installata un'altra commissione che riguarda i diritti umani: la Commissione Verità, che dovrebbe far luce sulle violazioni avvenute tra il 1946 e il 1988.
Sette commissari e quattordici tecnici dovranno appurare i fatti che riguardano le violenze commesse sia da parte dello Stato sia da parte dei gruppi di guerriglia che lottarono contro la dittatura, gruppi di cui fece parte la stessa Dilma Roussef.
Due anni di tempo per ascoltare testimonianze, raccogliere materiale, convocare gli accusati: le indagini, in particolare, si focalizzeranno sul periodo tra il 1964 e il 1985 quando al potere salì la giunta militare, dopo il celebre golpe appoggiato dagli Stai Uniti: 21 anni di repressione e 475 persone desaparecidos ufficialmente. Ma sono state molte di più.
La Commissione non ospita risentimento, odio e nemmeno perdono. E' appena il contrario dell'oblio”, ha dichiarato in lacrime la Presidentessa. Mentre i responsabili delle violenze e delle violazione dei diritti umani continueranno a godere dell'amnistia approvata nel 1979.

giovedì 27 giugno 2013

Le vittime sono ancora i bambini



Mercoledì 26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia.
E' quella dei tarahumara, una popolazione indigena che risiede in Messico, chiamati così dagli Spagnoli: loro si definiscono “raràmuri” che significa “pianta adatta per la corsa”, perchè la corsa è da loro molto seguita. Si contano tra i 50.000 e i 70.000 tarahumara, alcuni di loro sono transumanti, altri stanziali: vivono nelle grotte tra le montagne o in piccole capanne di legno o pietra, coltivano mais e fagioli e si dedicano all'allevamento.
Dal punto di vista religioso, i “dottori” o le “guide spirituali” praticano la magia bianca e la magia nera e lo sciamano è il guardiano che deve sovraintendere alla comunità, facendo da tramite tra gli uomini e gli astri. Il “Male” è spesso identificato con l'uomo bianco che approfitta della persone, che non rispetta la Natura, che vuole impossessarsi delle ricchezze senza condividerle. Tutto questo è frutto della colonizzazione, irrispettosa e violenta.
Secondo la tradizione tarahumara, Dio creò i raràmuri, mentre il diavolo gli chacabochi e la leggenda vuole che i raràmuri furono sconfitti, in una sfida, dai chacabochi per cui Dio si arrabbiò e condannò i raràmuri alla povertà. I raràmuri, ancora oggi, vivono nelle foreste, tra i monti, nella miseria e, spesso, i bambini fanno uso di sostanze stupefacenti ma, cosa ancor più grave, vengono sfruttati dai narcotrafficanti.
La droga arricchisce le grandi organizzazioni criminali e alimenta un commercio illegale basato sul sangue, sulla violenza e sugli abusi proprio dei più deboli. In Messico (come in molti altri Paesi del centro e sud America) il problema del narcotraffico è aumentato in maniera esponenziale: dopo l'egemonia della Colombia negli anni '90, i “cartelli” messicani hanno preso il sopravvento, favoriti dalla coltivazione in loco e dal traffico della droga sintetizzata e destinata agli Stati Uniti e all' Europa.
Tra le numerose zone impervie, all'interno del Messico, vi è la Sierra Tarahumara, una catena montuosa situata nel nord-ovest del Paese, un'area molto isolata e difficile da raggiungere e, proprio qui, vivono i raràmuri. A peggiorare la situazione, nell'ultimo anno, una terribile siccità ha colpito la sierra, esponendo gli indigeni al rischio di malnutrizione se non addirittura, alla fame: problema ulteriore che si è andato ad aggiungere, come dicevamo, all'indigenza e all'analfebetismo. Proprio a causa di questa debolezza economica e sociale, i raràmuri (e, in particolare, i bambini e gli adolescenti) sono preda dei narcotrafficanti che - con le minacce o con la promessa di denaro - li arruolano negli eserciti del crimine.
La Fondazione Fratelli dimenticati ha, quindi, deciso di aprire, nei villaggi, numerosi centri in cui i bambini e i ragazzi possano frequentare la scuola e, quindi, essere inseriti in percorsi di prevenzione e di reinserimento, attraverso l'educazione all'amore, al rispetto dell'Altro e della vita, alla cooperazione: ai valori positivi. Per offrire questa opportunità ai giovani, la Fondazione ristruttura vecchi edifici, acquista lavabi, materassi e anche librerie; ha dovuto, nel corso del tempo, sistemare anche le cisterne per la raccolta dell'acqua, costruire le tettoie per i sebatoi del gas e garantire assistenza sanitaria: i progetti, infatti, si articolano in attività che si pongono l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione da tutti i punti di vista: quello pratico e quello cuturale. Perchè si deve partire proprio dalla cultura, per cambiare mentalità e stile di vita. E ricominciare a credere, onestamente, nel futuro.

La Fondazione Fratelli Dimenticati Onlus, per poter continuare a realizzare tutto questo, vi chiede un contributo per il sostegno a distanza; un sostegno che serve ad abbattere i costi di gestione dei vari progetti: http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/

Per effettuare le offerte:

Paypal, con versamento in conto corrente postale n. 11482353, con bonifico bancario (fiscalmente deducibili), oppure direttamente presso le filiali de “I fratelli dimenticati”


mercoledì 22 maggio 2013

Se dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana

Dal giugno 2012 al marzo 2013, i volontari dell'associazione Naga (Associazione volontaria di Assisetnza Socio-Sanitaria e per i Diritti di cittadini stranieri, rom e sinti) hanno analizzato gli articoli realtivi ai cittadini rom e sinti pubblicati su nove testate giornalistiche italiane: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, il Sole 24 ore, Il Giornale, Libero Quotidiano, La Padania, La Prealpina, Leggo, edizione di Milano.
Uno dei risultati emersi è che sia molto diffusa la pratica di inserire i rom in articoli che parlano di fatti negativi. Vengono, infatti, associati a criminalità e degrado anche i cittadini rom che compiono atti che non costituiscono reato (ad esempio, lavarsi ad una fontana) oppure che sono del tutto neutri (passare per un luogo o camminare). Ormai è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo: lo stereotipo è talmente radicato che ha raggiunto un livello ontologico. Natascia Curto, una delle volontarie che ha curato la ricerca ha scritto, nel rapporto intitolato Se dico rom...Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana (che vede l'introduzione di federico Faloppa): “Abbiamo analizzato gli articoli per descrivere alcuni dei meccanismi attraverso i quali questo processo avviene e per capire quale sia il nesso tra rappresentazione negativa e discriminazione...Spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette. Inoltre, un'altra modalità riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa è quella di creare una separazione, un noi e un loro, i “cittadini” e i rom: due gruppi diversi...che non si intersecano e il cui benessere è alternativo”. O stiamo bene noi, quindi, oppure stanno bene loro.
Dall'analisi quantitativa, effettuata da Cristina Ferloni e Fanny Gerli, emerge che nel 30% degli articoli sono presenti dichiarazioni che si possono considerare discriminatorie. Hanno detto affermato le volontarie: “ La maggior frequenza di articoli che parlano di rom è riconducibile alle testate nazionali, con una significativa prevalenza per il Corriere della Sera e La Repubblica, seguiti da Libero nella sua edizione milanese. Le dichiarazioni discriminatorie analizzate rimandano in prevalenza a racconti di intolleranza sociale e discriminazione (37,2%), seguti da quelli che fanno emergere una differenziazione tra un “noi” e un “loro” (32,3%)”.
Il trattamento che la stampa fa dei rom ha l'effetto di creare, nell'opinione pubblica, un'idea negativa di queste persone, rinforzando le barriere che impediscono la piena fruizione dei diritti civili e sociali da parte dei rom. Ma la stampa, di contro, può essere anche veicolo di conoscenza e di avvicinamento. Cinzia Colombo, Presidente del Naga, ha chiesto ai singoli giornalisti, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di rispettare e applicare le linee-guida per l'applicazione della Carta di Roma; di dar voce ai cittadini rom e sinti e ascoltarli come fonti; e, infine, di firmare l'appello dal titolo “I media rispettino il popolo rom”, lanciato dai giornalisti contro il razzismo.
Ogni singolo cittadino, infine, nella quotidianità, quando parla con gli amici, nei discorsi in famiglia, ha l'occasione di confermare o contrastare gli stereotipi e i pregiudizi che circolano sui rom e sinti: è importante avviare un lavoro culturale, capillare e costante.


martedì 23 aprile 2013

Rapporto nazionale sugli alunni con cittadinanza non italiana: anno scolastico 2011 – 2012




Gli alunni con cittadinanza non italiana costituiscono una realtà ormai strutturale nel nostro Paese. Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) e la Fondazione Ismu hanno presentato, a marzo, i dati del rapporto “Alunni con cittadinanza non italiana. Approfondimenti e analisi. A.s. 2011/2012 “, un rapporto corredato di tabelle e mappe ragionate che permettono di delineare il fenomeno nel dettaglio.
Nella presentazione del volume - curata da Giovanna Boda, Direzione Generale per lo Studente, e da Vincenzo Cesareo, Fondazione Ismu - si legge che: “Nel complesso, sono risultate poco più di quattrocento le scuole con una percentuale di alunni stranieri del 50% e oltre. Esse costituiscono il segmento più critico e di maggiore complessità, in particolare se collocate in contesti di disagio sociale. Questo tipo di scuole sarà anche al centro di una ricerca-azione nazionale, che avrà inizio nei prossimi mesi, in collaborazione con il Ministero dell'interno (Fondo europeo di integrazione - Fei), con l'obiettivo di realizzare interventi formativi per gli operatori impegnati nelle realtà più difficili e azioni di sistema con le famiglie, le associazioni, gli enti locali”.
Riportiamo alcuni dati che emergono dal rapporto. Nell'anno scolastico preso in considerazione, gli alunni stranieri nati in Italia rappresentano il 44,2% sul totale degli alunni con cittadinanza non italiana: il loro numero è cresciuto nelle scuole primarie ed è raddoppiato in quelle secondarie di primo e di secondo grado.
E questo è molto importante, soprattutto nell'ottica di una urgente riforma della normativa sull'acquisizione della cittadinanza.
Le province italiane con il maggior numero di scuole con almeno il 50% di alunni stranieri sono: Milano, Torino, Brescia e la regione con più alunni stranieri, in valori assoluti, è la Lombardia.
Quanto alle principali nazionalità, si legge: “ Rumeni, albanesi e marocchini si confermano come i gruppi più numerosi e distribuiti su tutto il territorio azionale, anche nelle aree più periferiche e nelle province minori. Dietro ad esse, i cinesi presentano una discreta diffusione nel Centro e nel Nord Italia. Vi sono, poi, alcune provenienze (Moldova in Veneto; Filippine a Milano e Roma; Ecuador a Genova e Milano; Ucraina in Campania; Tunisia nelle aree di Trapani e Ragusa) che sono concentrate in alcune grandi città o in alcune province storiche di immigrazione”.
Il rapporto propone anche un focus dedicato agli alunni rom, sinti e caminanti (quasi la metà dei quali è di cittadinanza italiana) e che si confermano, per il sesto anno consecutivo, il gruppo nazionale più numeroso nelle scuole italiane. Contro i pregiudizi e gli stereotipi comuni.

lunedì 18 febbraio 2013

I Rom si raccontano


Che nell'agenda politica e in campagna elettorale non siano presenti i diritti umani è abbastanza evidente: ancor di più si evita di parlare dei Rom, dei Sinti o di altre minoranze se non con toni allarmistici.
Nel mese di gennaio, secondo un monitoraggio effettuato da Casa della carità di Milano, si sono registrati sui media italiani almeno 51 episodi di incitamento al razzismo e 155 casi di informazione scorretta. Informazione scorretta perchè, nonostante i pregiudizi ancora diffusi sui Rom, molte famiglie appartenenti a questa etnia hanno fatto il possibile per uscire dalla situazione di povertà e di esclusione. Molti di loro, infatti, oggi possiedono una casa e un lavoro e mandano regolarmente i figli a scuola.
Solo attraverso una conoscenza diretta e approfondita si superano i pregiudizi ( e le paure ad essi legate) sulle persone, sui popoli, sulle situazioni: per questo motivo, Casa della carità ha organizzato, per martedì 19 febbraio alle ore 18.00 presso l'Auditorium, l'incontro dal titolo: “Essere cittadini oltre ogni discriminazione. I Rom si raccontano”. All'incontro parteciperanno le famiglie rom seguite dalla Fondazione Romanì Italia e dal Centro Ambrosiano di Solidarietà e con loro dialogheranno Don Virginio Colmegna, presidente di Casa della carità, Marco Aime – antropologo dell'Università degli Studi di Genova e autore del libro “La macchia della razza” – e Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì Italia.


La Fondazione Romanì Italia promuove, inoltre, la “Campagna Tre Erre” (3R): Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
Con il contributo di privati, istituzioni, enti pubblici, aziende e istituti di ricerca, la campagna si pone l'obiettivo di far accettare l'identità e la diversità di tutte le minoranze, senza più costringerle a nascondersi.
Il progetto, infatti, vuole dare una risposta ragionata alla rappresentazione sociale negativa che si abbatte sui bambini e i giovani rom, con questa campagna di comunicazione progettata - con la partecipazione attiva di professionisti rom della comunicazione - per il riconoscimento pieno dei diritti di rom e sinti: solo così queste persone potranno intraprendere percorsi positivi, sull'esempio di quelli già imboccati dai partecipanti alla serata del 19 febbraio.