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martedì 24 giugno 2014

Segregare,concentrare,allontanare






Rom e Sinti si trovano ai margini della società” ha affermato Papa Francesco, lo scorso 5 giugno in occasione di un incontro con i propomotori episcopali e i direttori nazionali della pastorale per i Rom. Ed è la prima volta che che un pontefice individua nella mancanza di alloggio una delle cause principali dello stato di discriminazione e di segregazione in cui vivono le comunità Rom e Sinte in Italia: il Papa ha anche sollecitato le istituzioni locali e nazionali ad impegnarsi nel processo di inclusione di ali comuità nel tessuto sociale. Ma, alla luce dell'ultimo rapporto silato dall'Associazione 21 luglio, la strada è ancora lunga.

Il rapporto si intitola “Campi nomadi s.p.a.” (www.21luglio.org) e in esso si individua un vero e proprio sistema, quello dei “campi” nel quale operano 35 enti, pubblici e privati, con l'impego di oltre 400 persone. Enti e personale che usufruiscono dei finanziamenti comunali per gestire, soltanto a Roma, otto “villaggi della solidarietà” che di solidale hanno ben poco.

Le comunità rom e sinte sono vittime di sgomberi continui (con le relative conseguenze di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) oppure fruitori di un sistema abitativo disagiato e parallelo, riservato loro solo su una base etnica; l'Amminsitrazione di Roma Capitale che eroga finanziamenti pari a 16 milioni di euro; e poi il terzo settore riceve i contributi per erogare alcuni servizi di base all'interno degli insediamenti.

Questo vero e proprio “sistema s.p.a.” comporta una continua violazione dei diritti umani, ma anche un notevole dispendio economico per lo Stato che, come si legge nelle conclusioni del rapporto scritte dal Presidente dell'Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, finisce per alimentare tre tipi di miseria:


- la misera assistenza dei “campi nomadi”, alla quale ci si abitua e per la qale negli anni, che la subisce ne risulta assuefatto


- la miseria di forme contrattuali e compensi attribuiti agli operatori sociali che lavorano nei “campi nomadi” ai quali, in tempi di crisi, è difficile se non impossibile rinunciare


- la miseria morale di quei rappresentanti istituzionali che negli ultimi anni hanno costruito la propria fortuna politica giustificando, in nome dell”emergenza nomadi”, un così alto dispendio economico a discapito della promozione di reali percorsi di inclusione sociale.


Nel rapporto viene proposta un'alternativa possibile ai “campi”: un progetto di autorecupero che darebbe alloggio a 22 famiglie tra cui: una rom, una di rifugiati, una di immigrati e altre di italiani poveri. Un progetto, codificato dalla Legge Regionale n. 55 del 1998, che partirebbe dall'individuazione di un edificio dismesso tra i numerosi sparsi sul territorio. Non solo nell'area di Roma, ma questa potrebbe essere un'iniziativa valida per tutta l'Italia con la speranza di iniziare a superare l'ostilità o il disprezzo nei confronti delle popolazioni rom e sinte.

martedì 8 aprile 2014

43ma Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti


 

In occasione della 43ma Giornata Internazionale contro le discriminazioni nei confronti dei Rom e dei Sinti proponiamo alcune considerazioni tratte dal rapporto redatto, lo scorso dicembre, dall'Associazione 21 luglio dal titolo Figli dei “campi”. Libro bianco sulla condizione dell'infanzia rom in emergenza abitativa (Per scaricare il documento completo potete andare sul sito www.21luglio.org).                             

La sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2011 aveva dichiarato illegittima la cosiddetta “emergenza nomadi”, in vigore dal maggio 2008. L'attuazione delle misure emergenziali, infatti, era iniziata con un censimento delle comunità rom e sinte negli insediamenti formali e informali di diverse città italiane, un censimento che aveva assunto le fattezze di una schedatura su base etnica.

Come evidenziato da molte organizzazioni internazionali e dalle ONG (Amnesty International, tra le tante) l'”emergenza nomadi” in vigore nel periodo 2008-2012 ha aggravato la discriminazione delle comunità rom e sinte perchè si è continuato a concentrare queste comunità in spazi chiusi e spesso caratterizzati da condizioni di vita incompatibili con gli standard internazionali sul diritto ad un alloggio adeguato e con il godimento effettivo di altri diritti di base, quali: il diritto alla salute, all'istruzione e al gioco, nel caso dei minori.

Nel rapporto stilato dall'Associazione 21 luglio vengono descritte le condizioni di vita dei bambini e dei giovani - e delle loro famiglie – all'interno degli insediamenti formali e informali, utilizzando come fonte di rifermento ad esempio La Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza e la Carta Sociale Europea (riveduta).

Secondo l'indagine, le soluzioni abitative proposte ai rom e ai sinti si basano su un presupposto erroneo, ovvero che ci si stia rivolgendo a popolazioni nomadi: questo comporta che gli alloggi siano ubicati in spazi isolati e sovraffollati, che non offrono nessuna seria prospettiva di inclusione sociale e in cui le persone vivono in una situazione di segregazione. A questo si aggiungono gli sgomberi forzati che consistono nella rimozione degli individui dalle loro abitazioni contro la loro volontà, senza il rispetto di garanzie come, ad esempio, la predisposizione di alloggi alternativi e un giusto preavviso.

Questa precarietà abitativa comporta ripercussioni gravi sullo stato di salute dei rom e dei sinti e sui diritti dei minori. La collocazione degli insediamenti in aree insalubri e spesso lontane dai servizi sanitari espone le persone che vi abitano a situazioni nocive per la loro salute, situazioni causate anche dalla mancanza di servizi igienici, impianti fognari, connessione all'acqua potabile e all'elettricità. Le patologie più frequenti, soprattutto nei più giovani, sono denominate “patologie da ghetto” e sono: malattie infettive, patologie da stress, disturbi del sonno. Per quanto riguarda il tema della salute, inoltre, è emersa anche la difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale legata alla mancanza della residenza anagrafica e ai motivi economici e questo comporta l'impossibilità, per i bambini rom e sinti, di usufruire delle cure necessarie in caso di malattia.

Altro argomento importante, preso in esame nel rapporto, riguarda il diritto all'istruzione. L' istruzione costituisce un diritto fondamentale anche in relazione ad altri, primo fra tutti il diritto al lavoro. Il rapporto ha evidenziato che l'abbandono scolastico e la discontinuità scolastica sono frequenti in tutte le città italiane e le ragioni sono molteplici: la condizione di precarietà abitativa che costringe le famiglie a spostarsi da un'area all'altra, ma anche l'esistenza di stereotipi e pregiudizi negativi radicati nell'immaginario collettivo.

Anche il diritto al gioco è importante: l'esiguità degli spazi vitali nelle unità abitative rende molto difficile le attività di gioco al chiuso. I bambini e i ragazzi, quindi, si ritrovano a svolgere le attività ludiche all'aperto e, come detto, spesso in zone insalubri e insicure. E questo impedisce la possibilità di svolgere attività ricreative, artistiche e culturali, utili allo sviluppo educativo, cognitivo e relazionale dei minori.

L'ultima parte del libro bianco prende in considerazione un altro aspetto delicato: il diritto alla famiglia e, in particolare, il diritto di non essere separati dai propri genitori se non nel caso in cui l'autorità competente decida che sia strettamente necessario nell'esclusivo interesse del minore. Secondo la normativa internazionale, infatti, la separazione dei figli dai propri genitori (e la loro collocazione in strutture socio-sanitarie assistenziali o in altri nuclei familiari) dovrebbe costituire un rimedio estremo e non dovrebbe essere deciso solamente in base alle condizioni socio-economiche dei genitori. Invece, il trend inquietante che emerge dalla ricerca è che in Italia i minori rom sono dichiarati adottabili molto più spesso rispetto ai loro coetanei non rom: questo per il pregiudizio, ancora diffuso, secondo il quale i rom, in quanto tali, sarebbero incapaci di prendersi cura dei propri figli. Ma solo la conoscenza diretta e approfondita di persone, popoli e culture può scardinare, almeno in parte, stereotipi e pregiudizi. E tutte le indagini e le attività culturali che vanno in questa direzione possono essere d'aiuto.
 
 

mercoledì 19 marzo 2014

Il rapporto "Senza luce" dell'Associazione 21 luglio

L'Associazione 21 luglio ha redatto l'ultimo rapporto dal titolo “ Senza luce” in cui dichiara che l'approccio della Giunta Marino nei confronti dei rom e sinti è stato caratterizzato, ancora una volta, da politiche emergenziali, misure segregative e discriminatorie, da una mancanza di strategia e da spreco di ingenti risorse pubbliche. Se, da un lato, l’Amministrazione capitolina ha espresso a più riprese la volontà di attuare anche a Roma la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, dall’altro gli interventi realizzati vanno nella direzione opposta rispetto a quanto sancito dal documento adottato dall’Italia in sede europea nel 2012.

L’attuale Amministrazione ha condotto, infatti, 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». Da un monitoraggio anche della terminologia, si è notato che i membri delle istituzioni hanno continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».

Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello. Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.

Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom. Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un'accoglienza di 6 mesi presso il "Best House Rom", una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l'assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato. L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un'abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro. «Dall'insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta "questione rom", che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l'inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.


Vi aspettiamo questa sera alle ore 20.30,al Cineteatro S. Maria Beltrade di Milano, per la presentazione del documentario CONTAINER 158, nell'ambito di Sguardialtrove filmfestival.





lunedì 28 ottobre 2013

Fari puntati sui Rom



E' di qualche settimana fa la notizia del caso di Leonarda Dibrani: la quindicenne rom, espulsa dalla Francia, per essere rimandata in Kosovo, suo Paese d'origine. La ragazza è stata prelevata dalla polizia durante una gita scolastica a Parigi.
Leonarda viveva da cinque anni in un centro di accoglienza per richiedenti asilo politico, a Levier ai confini con la Svizzera, dove frequentava la scuola pubblica, mentre al resto della sua famiglia - i genitori e altri cinque figli - era già stata notificata l'espulsione. Il Presidente francese, Francois Hollande, aveva dichiarato: “Se Leonarda ne farà richiesta, le sarà garantita accoglienza in Francia, ma per lei sola”. Immediata la risposta da parte dell'interessata: “ Non tornerei in Francia da sola, non abbandonerò la mia famiglia. Non sono la sola ad andare a scuola, ci sono anche i miei fratelli e le mie sorelle”, quattro nati in Italia e la più piccola nata in Francia, secondo le dichiarazioni del padre.

Le conclusioni dell'inchiesta amministrativa ordinata dal Ministro dell'Interno, Manuel Valls, a proposito dell'espulsione confermano che sia stata: “conforme alle regole in vigore”.
Altro caso che ha visto i riflettori puntati sul popolo Rom, un caso diverso da quello precedente: una bambina bionda e dagli occhi chiari è stata trovata in un campo a Larissa, nella Grecia del nord, durante una perquisizione da parte delle forze dell'ordine.
Un uomo e una donna sono stati accusati per rapimento perchè il test del DNA ha provato che “Maria” (questo il nome dato alla bambina) non è figlia loro. I due hanno affermato di averla ricevuta in affidamento da una donna in stato di indigenza. Pare che la madre biologica di “Maria” sia stata trovata in Bulgaria e che abbia affidato la piccola ai due estranei proprio a causa della povertà.
Questi due fatti di cronaca hanno riacceso il dibattito sulle politiche da adottare nei confronti dell'etnia romanì: rom e sinti. E hanno contribuito a riaffermare alcuni stereotipi negativi, primo fra tutti quello che vede i Rom come “rapitori di bambini”. Soprattutto durante le numerose trasmissioni televisive in cui ospiti e opinionisti (!) prendono la parola, alcuni sottolineano che non si debba generalizzare, ma - continuando a discutere in maniera superficiale e poco corretta di questo argomento - il messaggio infarcito di pregiudizi continua a passare.
Come scritto dall'Associazione 21 Luglio in un suo ultimo rapporto, uno studio del 2008 dell'Università di Verona ha mostrato come dal 1986 al 2007, in Italia, nessun caso di presunto "rapimento" di bambini non rom da parte di rom e sinti si sia concluso con una condanna per sequestro o sottrazione di persona.
Nessun bimbo
gagiò, dunque, è stato mai trovato nelle mani delle comunità rom e sinte in quell'arco di tempo. Ma se fosse vero il contrario? Se fossero le istituzioni a sottrarre i bambini rom alle proprie famiglie affidandoli in adozione alle famiglie della società maggioritaria?
Questa è la provocazione che si pone come base di discussione per un convegno che l'Associazione romana ha organizzato per il 29 ottobre e di cui vi diamo comunicazione.


Martedì 29 ottobre alle ore 17, a Roma, presso la sede della Regione Lazio (Sala Tirreno, via Rosa Raimondi Garibaldi 7, Palazzina C), l'Associazione 21 luglio organizza il convegno “Mia madre era rom”, nel corso del quale sarà presentato l'omonimo rapporto dell'Associazione, che analizza in maniera scientifica la situazione dei minori rom, a Roma e nel Lazio, che oggi non vivono più presso le proprie famiglie.

Dalla ricerca, realizzata in collaborazione con la
Facoltà di Antropologia culturale dell’Università di Verona, emergono dati allarmanti, che mettono in risalto un flusso sistematico e istituzionalizzato di minori dalle famiglie rom a quelle non rom in attesa di adozione, "giustificato" dalle precarie condizioni abitative alle quali le comunità rom e sinte nel Lazio sono costrette dalle poliitche locali in atto.

Il rapporto, in particolare, si sofferma sulla presenza dei minori rom nelle storie che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha affrontato dal 2006 al 2012.


Interventi di:
Angela TULLIO CATALDO, autrice della ricerca – Associazione 21 luglio

Rita VISINI, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio

Melita CAVALLO, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma

Edoardo TRULLI, Vice Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali della Regione Lazio

Vito SAVASTA, Mediatore sociale

domenica 7 aprile 2013

Giornata Internazionale dei rom e dei sinti


Oggi, domenica 7 aprile 2013, l'Associazione 21 luglio organizza, a Roma, due momenti importanti di riflessione sulla situazione delle comunità rom e sinti in Italia. E domani, una delegazione di giovani rom sarà ricevuta dalla Presidente della Camera, on. Laura Boldrini.
Abbiamo rivolto alcune domande al Presidente dell'Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla.

Qual è la situazione attuale della comunità rom in Italia?

In Italia sono stati censiti circa 170.000-180.000 rom, un numero molto esiguo se si pensa ad altri Paesi: basti pensare che in Spagna ci sono 800.000 rom e in Romania 2 milioni e mezzo. In Italia circa 1/5 di essi vive in insediamenti, quindi dobbiamo pensare che la maggioranza dei rom vive all'interno di abitazioni convenzionali.
I problemi riguardano, soprattutto, i rom che vivono negli insediamenti, nei cosiddetti “campi nomadi”, proprio a causa di una politica fortemente discriminatoria e segregativa che ha consentito, a partire dagli anni '90, l'inizio della costruzione dei “campi nomadi” e che, di fatto, ha avviato un processo di razzismo istituzionale, costringendo queste persone a vivere a parte, nei margini della città.

Qual è la differenza tra rom e sinti? E da cosa nasce il razzismo nei loro confronti?

Il razzismo ha radici molto antiche, ma nasce da una parola: da quando rom e sinti sono stati chiamati - dalle istituzioni e da media - “nomadi”. “Nomadi” sono persone che non vogliono vivere nei campi, persone diverse, che si muovono continuamente per sfuggire alla giustizia o al controllo istituzionale.
In Italia ci sono rom e sinti, due comunità diverse, che sono arrivate con migrazione diverse: ci sono i rom venuti nel nostro Paese dal '5000-'600 attraverso un percorso migratorio che li ha visti presenti prima in Germania e poi nel Nord Europa; e ci sono i sinti, arrivati qui negli anni '70-'80 dall'Est Europa, dalla Turchia, dalla Grecia, passando per i Paesi balcanici.

Di cosa parla il documentario “Campo sosta” che sarà una delle vostre iniziative per la Giornata Internazionale dei rom e dei sinti?

E' un lavoro di Stefano Liberti e Enrico Parenti - già autori di Mare chiuso - che racconta ciò che avviene in uno dei villaggi attrezzati della capitale. Villaggi in cui si è realizzata la discriminazione perchè sono spazi lontani dalle città, videosorvegliati, recintati e dove, su base etnica, vengono collocate le persone. Si tratta, quindi, di un racconto fatto dal di dentro, ascoltando e stando insieme ai ragazzi del villaggio di Salone - il più grande di Roma e d'Europa - per capire come i giovani vivono questa esperienza fortemente segregativa e ghettizzante.

Quali sono le richieste e le aspettative di ragazzi rom che incontreranno l'on. Laura Boldrini?

L'incontro avrà un duplice scopo: da una parte, raccontare la realtà rom nel nostro Paese. Questi ragazzi - che sono rappresentativi di diverse realtà rom - le racconteranno le proprie esperienze di vita per far comprendere al Presidente della Camera quella che è la situazione che vivono sulla propria pelle.
La richiesta formale, come associazione, sarà quella del riconoscimento della minoranza rom, così come quella di prendersi in carico lo status giuridico dei cittadini rom che sono, di fatto, apolidi: senza, appunto, cittadinanza e riconoscimento.

giovedì 31 gennaio 2013

Breve cronaca della situazione dei ROM: nomadi per necessità

Nel luglio dello scorso anno, a Roma, la giunta Alemanno aveva chiesto prima lo sgombero dei rom dall'ex cartiera di via Salaria, poi la loro espulsione. E Sveva Belviso, vicesindaco, il 4 gennaio di quest'anno ha dichiarato: " Chiederò al Prefetto il decreto di espulsione per 319 di loro con l'allontanamento coatto. Non è una forma di cattiveria, ma bisogna capire che così non si può andare avanti, non possiamo permettercelo".
Di contro, l'Associazione 21 luglio - che svolge attività di ricerca sulle condizioni degli insediamenti rom in Italia, con particolare attenzione ai diritti dell'infanzia - ha verificato che, tra le persone soggette al decreto di espulsione vi siano: una donna in stato di gravidanza, una coppia giovanissima e una persona invalida al 50% e ha dichiarato: " Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città".
Ma la questione non riguarda solo un'amministrazione di destra: anche a Desio, il sindaco di centrosinistra, Roberto Corti, ha firmato un'ordinanza per vietare l'uso di camper, roulottes e tende nei parcheggi e nelle aree periferiche. Un'ordinanza che è diventata esecutiva perchè alcuni cittadini avevano lamentato la presenza di rifiuti.
Ma, per fortuna, una voce fuori dal coro c'è. Tommaso Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche e anche medico, il 29 dicembre 2012 ha messo a disposizione la sua seconda casa a una famiglia rom.
Dopo aver percorso tutte le strade istituzionali - Protezione civile, Prefettura, Provincia - ha valutato che ci fosse un'emergenza umanitaria per le cinque persone, tra cui una donna incinta e un'altra tumorale, costrette a vivere per strada, al gelo. Il sindaco ha spiegato di aver preso la decisione da privato cittadino e da medico.
Dal 5 gennaio la famiglia rom è stata presa in carico dall'attivista Laura Mazzola in attesa che sia pronta una roulotte messa a disposizione da un benefattore. Per gli altri rom - una ventina - presenti sul territorio, Corvatta e la sua amministrazione stanno cercando una soluzione definitiva, dicendo: "Basta con ipocrisie e stupido razzismo".
 Intanto gli esponenti dell'associazione Rom e Sinti di Milano hanno espresso rabbia e disappunto perchè, per il secondo anno consecutivo nella Giornata della Memoria, la giunta si è dimenticata lo sterminio perpetrato contro di loro dai nazisti che li hanno accomunati agli ebrei e che hanno attuato lo sterminio su base razziale, dando il via all'orrore dell'Olocausto.

Quest'articolo è solo un anticipo sul tema: nel prossimo week end verrà pubblicato un approfondimento a cura del NAGA, associazione di volontariato che si occupa, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario, dei rom e dei sinti (e non solo).