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domenica 10 maggio 2015

Alle madri di ieri e di oggi



Non vogliamo cavalcare la retorica della “Festa della mamma”, ma vogliamo solo rendere omaggio a tutte le madri che hanno perso i figli. Le cause, purtroppo, possono essere tante: malattie, incidenti, errori...In particolare dedichiamo la poesia di Erri De Luca (ne “In nome della madre” edito da Feltrinelli) a tutte le donne che hanno i figli dispersi e che non sanno più nulla di loro. I desaperacidos delle dittature sudamericane, quelli del Messico di oggi e quelli nel Mediterraneo di sempre, alle studentesse rapite in Nigeria, a tutti quelli nelle prigioni perché dissidenti...e va il nostro pensiero.




Canto di Mirìam/Maria


Di chi è questo figlio perfetto,

chiederanno frugandolo in viso,

di chi è questo seme sospetto,

la paternità del suo sorriso?



E' Solamente mio, è Solamente mio,

di nessun'altra carne, è Solamente mio.

E' Solamente mio, è Solamente mio,

finchè dura la notte è Solamente mio.



Chi è questo figlio cometa?

Chi è questo mio clandestino?

Spillato di fonte segreta,

venuto al travaso del vino?



E' Solamente mio, è Solamente mio,

il suo nome stanotte è Solamente mio.

E' Solamente mio, è Solamente mio.

Domani avrà altro nome, adesso è Solamente mio.


venerdì 2 gennaio 2015

Violenza contro le donne: Chiamarlo amore non si può




Un incontro importante e serio: una raccolta di racconti sulla violenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici: Fulvia Degl'Innocenti, Elena Peduzzi e Chiara Segre, edito dalla casa editrice MammeOnline. Il titolo del libro: Chiamarlo amore non si può.

Un'occasione per riflettere sulla violenza fisica e psicologica, sui motivi che inducono troppe donne a subirla; per riflettere anche su come si è arrivati al femminicidio e sul perchè gli uomini si comportano così nei confronti di chi li ama e li aveva scelti come compagni di vita.

Ringraziamo le autrici e il Bistrò del tempo ritrovato per aver accolto l'iniziativa organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani nell'ambito della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!”.


 
 
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mercoledì 10 settembre 2014

Si può essere felici anche se si è speciali




Essere genitore di un figlio affetto dalla sindrome di Down ed essere felici: sembra un messaggio positivo, eppure in Francia questa verità è stata censurata. O meglio, è stato censurato un filmato, dal titolo Dear future mom, in cui alcuni ragazzi con questa particolarità cromosomica raccontano a una futura mamma di un bimbo down che suo figlio potrà studiare, lavorare e abbracciarla...Insomma, potrà condurre un'esistenza soddisfacente.

Il Consiglio superiore per l'audiovisivo (Csa), il massimo organo di sorveglianza francese del settore, lo scorso 26 luglio è intervenuto contro i canali televisivi che hanno messo in onda il documentario con la seguente motivazione: “ Il filmato, benchè diffuso a titolo gratuito, non può essere guardato come un messaggio di interesse generale. Indirizzandosi a una futura madre, sembra avere una finalità ambigua e può non suscitare un'adesione spontanea e consensuale”. Il filmato – premiato a Cannes e diffuso anche dall'Onu – è stato ideato in Italia e realizzato da Coordown, il coordinamento di circa ottanta associazioni impegnate nella valorizzazione delle persone affette dalla sindrome, e ha ricevuto il sostegano anche da parte degli Stati Uniti.

Elisa Orlandini, medico del comitato Coordown, ha affermato: “ La campagna, diffusa anche da associazioni laiche, non ha nessun intento antiabortista. Non siamo contrari alla diagnosi prenatale. Anzi, crediamo debba essere sempre più accurata proprio perchè le persone abbiano la possibilità di fare una scelta più libera possibile”.

Se il filmato, come spesso accade, suscita tante polemiche, resta la domanda della mamma protagonista, Martina: “Loro proteggono soltanto i genitori che hanno fatto altre scelte. Ma perchè non ci permettono di dire che noi stiamo bene?”.



 

domenica 20 ottobre 2013

Lea Garofalo: un'eroina contemporanea



E' Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,
una cerimonia laica per la testimone di giustizia, ammazzata brutalmente il 24 novembre 2009 dal suo ex compagno e boss mafioso, Carlo Cosco.
Il corpo della donna fu ritrovato in un campo vicino a Monza, a novembre dello scorso anno e la figlia, Denise - ora in un luogo sconosciuto perchè soggetta ad un regime di protezione - ha voluto che il funerale fosse celebrato nella città di Milano perchè è qui che Lea si era rifatta una vita, scappando da Petilia Policastro (in provincia di Crotone) dove la sua famiglia gestiva gli affari della 'ndrangeta.
Le parole e le note delle canzoni di Vinicio Capossela, di Rino Gaetano, di Vasco Rossi; le bandiere colorate con il volto di questa eroina contemporanea; i cartelli che inneggiano alla giustizia e alla legalità: questi simboli e segnali di riconoscenza hanno abbracciato la salma della donna insieme a tantissime persone, di tutte le età, che hanno voluto darle l'ultimo saluto. E poi le letture, impressionanti, che restano come testamento morale e come mònito per tutti, come quella pagina di diario, datata 18 agosto 1992, in cui Lea scriveva: “ Non ho mai avuto affetto e amore da nessuno. Sono nata nella sfotuna e ci morirò. Oggi però ho la speranza per andare avanti e si chiama Denise. Avrà tutto quello che non ho mai avuto nella vita”.

Durante il funerale, che si è svolto ieri, sabato 19 ottobre 2013 in Piazza Beccaria, sono stati distribuiti dei segnalibri perchè, ha spiegato il sacerdote fondatore di Libera: “ Vogliamo riaffermare il potere dei segni contro i segni del potere. Il segnalibro riafferma l'importanza della cultura contro la mentalità mafiosa”. Il sacerdote, alla fine dell'incontro e con le lacrime agli occhi, ha gridato: “ Non basta parlare di verità, dobbiamo cercarla...Abbiamo tanto dolore dentro perchè non ce l'abbiamo fatta a salvarla” , ma sabato abbiamo preso tutti un impegno che è quello di non lasciare mai sola Denise e di ripartire per cercare di riaffermare non solo la verità, ma per combattere la “mafiosità” che, a volte, è anche dentro di noi, e troppo spesso si trova intorno a noi.
La voce di Denise rieccheggia nella piazza, una voce spezzata dal pianto che dice: “ Per me,oggi, è un giorno molto difficile, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è solo per il mio bene e non smetterò mai di ringraziarti”.