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mercoledì 2 dicembre 2015

Il posto giusto: NO al razzismo






Cari amici, vi invitiamo a partecipare numerosi a questa bellissima iniziativa:

Il 1 dicembre 1955 su un autobus dell'Alabama una donna ha cambiato la storia dei diritti civili. A 60 anni dal no al razzismo di Rosa Parks, il Comune di Milano la ricorda con un tram storico che partirà il 3 dicembre
dalle 17,15 alle 21,00 - ogni 30 minuti -  dalle fermate di via Cantù e Porta Genova. 

L'iniziativa è organizzata in collaborazione con ATM e con l’Associazione Città Mondo e grazie all'Associazione Il razzismo é una brutta storia e l'Associazione Mondadori: un percorso artistico su un tram storico in giro per la città. 


Un attore condurrà il pubblico in un percorso di riscoperta del tema della lotta per i diritti civili, e durante questo viaggio, gli spettatori avranno la possibilità di rivivere la forza del rifiuto di Rosa Parks, che verrà rimesso in scena dagli attori presenti sul tram. 
L’episodio sarà trasposto teatralmente ai giorni nostri: sono passati sessant’anni dalla denuncia di Rosa, ma certe violenze fanno ancora parte della vita di tutti i giorni. Un percussionista scandirà il ritmo della performance evocando con i tamburi atmosfere tribali africane e una cantante soul farà da cornice con le sue note alla lettura di alcuni passi del nuovo romanzo di Harper Lee.

Gli interpreti in scena sono Michel Koffi Fadonougbo, Betty Gilmore, Stephane Ngono e Andrea Panigatti; Riccardo Mallus firma la regia.

Radio Popolare, media partner dell’evento, condurrà una diretta dal tram offrendo momenti di approfondimento con il pubblico e garantendo la diffusione radiofonica della manifestazione.

La partecipazione è gratuita previa prenotazione obbligatoria – indicando nome, orario prescelto e numero di partecipanti (max 4) – alla mail:  rosaparks.milano@gmail.com

lunedì 11 maggio 2015

Il nostro sangue è buono solo per le guerre”: i Falasha denunciano il razzismo






di Monica Macchi


La scorsa domenica a Tel Aviv c’è stata una imponente manifestazione (10.000 persone secondo la stampa israeliana, 3000 secondo la polizia) per protestare contro i maltrattamenti inflitti dalla polizia a un soldato di origine etiope: il bilancio è stato di una cinquantina di poliziotti feriti e una trentina di manifestanti arrestati…e importanti strascichi politici. Infatti il Presidente Reuven Rivlin ha ammesso che “i manifestanti hanno rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana” e ha dovuto riconoscere “gli errori del governo nel modo in cui tratta gli israeliani neri” e le numerose difficoltà di integrazione dei falasha, una delle dieci tribù perdute del regno di Israele (la cui “ebraicità” è stata riconosciuta solo nel 1975). Non solo: pochi giorni dopo l’Università Tafnit Holon ha sospeso un insegnante che, durante un dibattito con gli studenti ha detto: “Gli etiopi si dimenticano da dove vengono: meglio se se ne tornano in Etiopia. Stanno diventando insolenti: pochi anni fa non avrebbero osato neppure aprir bocca! Non capiscono che sono diversi da noi e lo devono accettare”.



Dopo le tre diverse Aliah (ritorno nella terra promessa d’Israele in uno Stato che nega il diritto al ritorno dei Palestinesi…) dell’Operazione Mosè del 1985 (organizzato sotto la supervisione del Mossad), dell’Operazione Salomone del 1991 e dell’Operazione Ali di Rondini del 2010, Israele ha formalmente messo fine a questa politica il 28 agosto 2013 con un comunicato ufficiale del delegato dell'Agenzia Ebraica in Etiopia, Asher Sejum con l’impegno di riorientare le risorse finanziarie per migliorare le condizioni di vita dei Falasha già presenti in Israele e di esaminare caso per caso “ricongiungimenti familiari e questioni umanitarie specifiche”. Si calcola che attualmente ci siano circa 130.000 ebrei di origine etiope che, nonostante beneficino de iure della piena cittadinanza israeliana soffrono di bassi livelli di istruzione, alti livelli di disoccupazione (quasi il 60% delle famiglie dipendono dall'assistenza sociale e vivono al di sotto della soglia di povertà), proporzione di detenuti superiore alla media. Inoltre negli anni 2000, per ottenere il diritto di emigrare in Israele, le donne hanno dovuto sottoporsi a iniezioni di Depo-Provera, un contraccettivo che provoca sterilità “temporanea” con obbligo di ripetere il trattamento in Israele e così il tasso di natalità nella comunità Falasha è sceso del 50% negli ultimi dieci anni ...



Giusto due settimane fa è uscito in inglese “How The World Turned White” (pubblicato in ebraico l’anno scorso vincendo il premio Ramat Gan come miglior opera prima) di Dalia Betolin-Sherman che racconta il viaggio della sua famiglia sotto il regno di Haile Selassie da Ambover, (un villaggio ebraico nel nord dell'Etiopia) verso il Sudan e da lì in Israele.



 
 
 

giovedì 18 luglio 2013

USA: un passo indietro per i diritti civili



Cinque giudici conservatori contro quattro progressisti: la Corte Suprema americana ha abolito la sezione del “Voting rights Act” secondo la quale nove Stati del sud - Alabama, Alaska, Arizona, Georgia, Louisiana, Mississipi, South Carolina, Texas e Virginia, con un passato di discriminazioni accertate - sono obbligati a chiedere un'autorizzazione per modificare i propri sistemi elettorali.
Il “Voting rights Act” - la storica legge promossa da Martin Luther King Jr. e approvata nel 1965 dopo lunghe battaglie anche sanguinose - ha permesso, da allora, il diritto di voto a molte generazioni di cittadini neri ed anche ai rappresentanti di altre minoranze, quali: i nativi americani, gli asiatici e gli ispanici.
I giudici conservatori hanno affermato che, rispetto al 1965, la società è cambiata e così sono cambiate anche le condizioni di valutazione usate per determinare quali Stati abbiano bisogno del controllo, da parte del governo centrale, sulle modifiche riguardanti il diritto di voto, controllo inserito nella sezione 5 del “Voting rights Act” proprio per impedire pratiche discriminatorie e razziste nei confronti di alcune categorie di cittadini.
John G. Roberts, Presidente della Corte suprema, ha scritto: “ Nel 1965, gli Stati potevano essere divisi in due gruppi. Quelli con una storia recente di bassa registrazione e affluenza al voto e quelli senza queste caratteristiche...Oggi la nazione non è più divisa su quei criteri, eppure il “Voting rights Act” continua a sopravvivere”. Ruth Bader Ginsburg, esponente dei progressisti, ha replicato: “ La Corte,oggi, abolisce una norma che si è dimostrata adatta a bloccare le discriminazioni di un tempo”.
E' bene ricordare,inoltre, che prima delle elezioni presidenziali del 2012, in diversi Stati “repubblicani” sono state introdotte norme per limitare o rendere più arduo l'accesso alle urne per le persone più svantaggiate, come ad esempio: limitazioni degli orari di apertura dei seggi, l'obbligo di munirsi del documento di identità o l'impossibilità di registrarsi nelle liste elettorali il giorno stesso delle votazioni.
Il Presidente, Barak Obama, dopo aver espresso la sua profonda delusione per il passo indietro nei diritti civili, ha parlato di “un brutto colpo per la democrazia” e ha chiesto al Congresso “di varare una legislazione che assicuri che ogni americano abbia un accesso uguale alle urne”.

venerdì 5 luglio 2013

L' apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano



Mentre sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici più significativi del '900: l'apartheid e le sue conseguenze, ieri come oggi.
Rise and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life” (“Ascesa e declino dell'Apartheid: fotografia e burocrazia della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e culturale ricco, complesso, emozionante.
Frutto di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico - attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d'arte - un'analisi profonda della nascita dell'apartheid, della lotta per debellarla e delle sue conseguenze. 


Apartheid” è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere” (heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale, la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani dei bianchi. Dopo la vittoria dell'Afrikaner National Party, nel 1948, l'apartheid impone una serie di programmi legislativi che incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche sulle strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere ogni aspetto dell'esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni, al tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall'istruzione al turismo. Il sistema dell'apartheid è, quindi, diventato sempre più spietato nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici, arivando a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
Il lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni '50, dell'Afrapix Collective, degli anni '80 e del Bang Bang Club; le opere di fotografi sudafricani all'avanguardia, quali ad esempio, Eli Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter, Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso Sekgale e Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e approfondiscono il tema, facendo dell'immagine uno strumento di critica politica e sociale.
La mostra è ideata dall'ICP International Center of Photography di New York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di Monaco; per l'Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d' Arte Contemporanea, fino al 15 settembre. E, per l'occasione, non potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha bisogno di presentazioni.


La mostra “Rise and Fall of Aparheid” proseguirà al PAC fino a domenica 15 settembre 2013, con i seguenti orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle 9.30 alle 22.30 (lunedì chiuso). L’esposizione sarà aperta anche a Ferragosto, dalle 9.30 alle 22.30
Il biglietto d’ingresso ha un costo di 8 euro (6,50 euro il ridotto). Per ulteriori informazioni: 02/88446359-360.