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giovedì 23 luglio 2015

Sit in di solidarietà alle famiglie rom sgomberate


Donne e bambini, anziani e malati. Sotto il sole, a quasi 40 gradi, senz'acqua. Sono trascore più di due ore e l'Assessore Danese non ha ancora ricevuto le famiglie rom sgomberate. L'incontro era previsto per le ore 12 ma dall'Assessorato ancora nessun segnale. La tensione sta montando e tra le persone si registrano i primi malori.

Lo rendono noto Associazione 21 luglio e Popica Onlus che da questa mattina stanno partecipando a un sit in davanti all’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma, assieme alle famiglie rom sgomberate due giorni fa dall’insediamento informale di Val d’Ala, le famiglie a rischio sgombero nei centri di via San Cipirello, via Torre Morena e via Toraldo, nonché cittadini che hanno voluto mostrare la loro solidarietà.

Cinquantanove sgomberi forzati dall’inizio dell’anno, con una decisa impennata dopo l’annuncio del Giubileo Straordinario da parte di Papa Francesco, assenza di una strategia concreta per il superamento del “sistema campi”, nonostante i continui proclami, e promesse non mantenute.

Così Associazione 21 luglio e Popica Onlus descrivono lo stato dell’arte della politica sui rom dell’Amministrazione capitolina.

Lo sgombero forzato di Val d’Ala, che ha coinvolto le medesime persone sgomberate esattamente un anno fa dallo stesso insediamento in seguito a un’operazione dal costo complessiva di oltre 168 mila euro, si configura in violazione degli standard internazionali in materia di sgomberi previsti dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Lo sgombero improvviso, peraltro, ha mandato all’aria le consultazioni e il dialogo che lo stesso Assessorato aveva iniziato a intavolare con le famiglie, nella speranza che il caso Val d’Ala potesse diventare un modello virtuoso per affrontare la questione degli insediamenti informali a Roma. Nella giornata di ieri, anche Amnesty International Italia ha espresso forte preoccupazione sull’ennesimo sgombero forzato realizzato dall’inizio dell’anno nella Capitale.

Nel 2015, infatti, sono stati 59 gli sgomberi forzati a Roma, una cifra che ha già ampiamente superato i 34 totali realizzati nell’intero 2014. Il loro numero – sottolineano Associazione 21 luglio e Popica Onlus – ha subito una netta impennata dal 13 marzo in poi, giorno dell’annuncio del Giubileo Straordinario. Fino ad allora, gli sgomberi erano stati sette. Allo stesso modo, denunciano le due associazioni, non si intravvede nessun passo significativo, nell’azione dell’Amministrazione, verso il superamento del “sistema campi” nella Capitale, sul quale si sono alimentati gli affari di oro emersi dall’inchiesta su Mafia Capitale.

«Chiediamo all’assessore Danese di produrre finalmente un piano sociale credibile e sostenibile per il superamento dei “campi”», afferma l’Associazione 21 luglio.

Secondo l’Associazione 21 luglio, la questione rom a Roma è intimamente legata a quella della illegalità istituzionale che ha il suo fulcro nell’Ufficio Rom, Sinti e Caminanti presente all’interno dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale. È dall’azzeramento di tale Ufficio che occorre ripartire per una politica diversa.

Non possiamo dimenticare come il primo a dirigere quindici anni fa l’“Ufficio Nomadi” di Roma fu Luigi Lusi, oggi in carcere con la condanna di essersi appropriato di 25 milioni di euro, continua l’Associazione. Poi, sotto l’Amministrazione Veltroni fu la volta del suo capo-gabinetto Luca Odevaine a condizionare fortemente le scelte dell’Ufficio. Anche lui è oggi in carcere per corruzione aggravata nell’inchiesta denominata “Mondo di Mezzo”. Quando il governo della città passò al sindaco Alemanno fu la volta del soggetto attuatore del Piano Nomadi, Angelo Scozzafava, a commissariare l’Ufficio prendendolo nelle sue mani. Oggi sul suo capo pende l’accusa di associazione mafiosa e corruzione aggravata. Nel dicembre 2014 la responsabile dell’”Ufficio Nomadi”, nel frattempo diventato “Ufficio Rom, Sinti e Caminanti”, Emanuela Salvatori, è stata arrestata per corruzione aggravata. Il suo posto è stato preso da Ivana Bigari, il cui nome, secondo la stampa, sembrerebbe nella lista dei dirigenti che per il prefetto Gabrielli dovrebbero essere rimossi perché troppo vicini al sistema di stampo mafioso ideato da Buzzi e Carminati.

«Chiediamo oggi con forza la chiusura di questo Ufficio e la rimozione della dirigente che lo coordina», è la richiesta urgente al sindaco Marino da parte di Associazione 21 luglio e Popica Onlus».

«Chiediamo inoltre – proseguono le due organizzazioni - una moratoria sugli sgomberi forzati da oggi e per tutta la durata del Giubileo indetto da papa Francesco. In assenza di risposte adeguate a tali richieste continueremo a considerare le politiche di Roma Capitale nei confronti dei rom costose, lesive dei diritti umani, discriminatorie e offensive nei confronti della cittadinanza che vive in maniera più o meno diretta le problematiche legate alla vicinanza ad insediamenti formali e informali.

Sul rischio sgombero delle famiglie rom che attualmente vivono nei centri di via San Cipirello, via Torre Morena e via Toraldo, infine, si esprime così Popica Onlus: «La chiusura dei centri in cui abitano famiglie che da tempo avevano intrapreso percorsi abitativi degni segna un passo indietro inaccettabile. L'Amministrazione, che da un lato persegue solo a parole la politica della chiusura dei campi, dall'altro costringe decine di nuclei a tornarci, dopo che da questo mondo si erano allontanati autonomamente recuperando spazi in disuso».

«A Roma – conclude Popica Onlus - il problema abitativo sta esplodendo per tutti e il Comune di Roma, dopo aver banchettato per anni con Mafia Capitale, oggi non solo non risolve il problema ma continua a generarne di nuovi».

mercoledì 17 giugno 2015

La denuncia dell'Associazione 21 luglio: Rom, campi e ipocrisie


Era il 1 ottobre 2014. In una conferenza stampa mattutina presso la sede del Cesv, a Roma, e in un convegno pomeridiano tenuto nella sala Rosi dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, l’Associazione 21 luglio presentava il rapporto “Terminal Barbuta”.

Il rapporto, oltre a denunciare le violazioni dei diritti umani nei confronti dei circa 600 rom residenti nel “villaggio attrezzato” La Barbuta – giudicato discriminatorio e segregante da una storica ordinanza del Tribunale Civile di Roma che ha condannato il Comune di Roma solo pochi giorni fa – portava allo scoperto un progetto per la costruzione di un nuovo “campo rom” in zona La Barbuta presentato il 27 gennaio 2014 (in una convocazione congiunta di alcune Commissioni di Roma Capitale presieduta dalla presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale Erica Battaglia), da un'ATI composta dalla multinazionale Leroy Merlin Italia, dalla Comunità Capodarco di Roma e dalla ditta Stradaioli.

Il progetto prevedeva l’abbattimento dell’attuale “campo” La Barbuta, costruito nel 2012 al costo di 10 milioni di euro, per lasciare così spazio alle attività commerciali della multinazionale del bricolage.

In cambio dell’investimento, Leroy Merlin Italia avrebbe ricevuto la concessione gratuita del terreno per 99 anni. La ditta Stradaioli e la Comunità Capodarco di Roma – di quest’ultima è presidente Augusto Battaglia, ex deputato e padre di Erica Battaglia - avrebbero invece ricevuto rispettivamente 11,5 milioni di euro per la costruzione del nuovo “villaggio” e 597.285 euro annui per 15 anni per la gestione dello stesso.

Un progetto che, secondo quanto sta emergendo dalle intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, avrebbe subito ingolosito il numero uno della cooperativa 29 giugno, ora in carcere, Salvatore Buzzi.

«Ho visto una cosa enorme, sono stato a un incontro con Leroy Merlin», racconta Buzzi al collaboratore Carlo Guarany in data 17 settembre.

«10 milioni sul sociale, sui nomadi o sugli immigrati o sugli asili nido o su quel cazzo che vuoi tu. Sono disposti a fare un’associazione temporanea di imprese. Leroy Merlin, costruttori e noi, che gestiremmo la quota dei 10 milioni», spiega Buzzi al collaboratore Sandro Coltellacci.

Il pomeriggio del 1 ottobre 2014, al convegno dell’Associazione 21 luglio, avrebbe dovuto partecipare anche l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Rita Cutini, ufficialmente invitata dall’Associazione 21 luglio. Pur svolgendosi il convegno in Assessorato, l’Assessore purtroppo non si presentò.

Dalle intercettazioni, come riporta il quotidiano Il Giornale, emerge che Buzzi avrebbe ricevuto la richiesta da parte dei dirigenti di Leroy Merlin di «stoppare” la partecipazione dell’assessore Cutini a una conferenza stampa di un’associazione contraria al progetto. Secondo quanto riportato dalla stampa, Buzzi avrebbe quindi contattato Mattia Stella, collaboratore del sindaco Ignazio Marino, chiedendogli di fermarla.

«Vedo un attimo di intercettà, tanto quella chi ce parla…Ok, ciao, ciao», dice Stella intercettato.

Poco più di un mese dopo, il 4 novembre 2014, di fronte all’avanzamento del progetto, l’Associazione 21 luglio lanciava una campagna sul web invitando utenti e cittadini a mobilitarsi per convincere Leroy Merlin Italia a fare un passo indietro e a ritirare il progetto.

Leroy Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!” è il titolo dell’appello che migliaia di cittadini hanno inviato via email ai dirigenti di Leroy Merlin, con in copia il sindaco Ignazio Marino.

A seguito del “mail bombing” e della mobilitazione della società civile, i dirigenti di Leroy Merlin Italia intraprendevano un dialogo sereno e costruttivo con l’Associazione 21 luglio che si concludeva con una nota congiunta nella quale la multinazionale si rendeva disponibile a valutare eventuali modifiche e «realizzare opere di pubblica utilità, nell’ambito di tale progetto, finalizzate, tra l’altro, a cercare soluzioni costruttive ed alternative alla situazione attuale in cui versano i beneficiari finali di tali opere, nel rispetto di tutte le norme di Legge e degli standard internazionali sui Diritti Umani».

Con questa nota l’Associazione 21 luglio concludeva con soddisfazione la propria campagna.

Nella nota congiunta, peraltro, si faceva riferimento a una dichiarazione rilasciata in diretta tv ad Announo da Marino il quale, rispondendo a una domanda precisa della conduttrice Giulia Innocenzi, aveva escluso categoricamente l’ipotesi del nuovo campo.

Dalle intercettazioni pubblicate stamane dalla stampa emerge invece che al sindaco il progetto piaceva «molto, moltissimo…Proprio tanto, tanto».

Di seguito l’intercettazione tra Salvatore Buzzi e Silvia Decina, capo segreteria del sindaco, la quale avrebbe ricevuto da Lionello Cosentino, allora segretario del Pd romano, la documentazione del “Progetto Leroy Merlin” (Secondo quanto emerge dalle intercettazioni Cosentino avrebbe assicurato a Buzzi l’interessamento diretto del sindaco sulla questione).

Buzzi: ProntoDecina: Salvatore?
B: Sì
D: Salvatore ciao, sono Silvia Decina, il capo segreteria di Ignazio Marino
B: Buongiorno Silvia
D: Ciao
B: Eccomi, buongiorno a te
D: Senti, ti volevo dire questo, che Lionello, mh…
B: Si
D: Mi ha dato tutta la documentazione per Ignazio
B: Sì
D: Sulla questione…Leroy Merlin. Adesso Ignazio l’ha vista e sta facendo convocare una riunione di staff per…te lo volevo dire intanto
B: Ok
D: Ok?
B: Ti ringrazio molto
D: E appena…
B: Gli è piaciuta al sindaco?
D: Molto, moltissimo, appunto…Proprio tanto, tanto…
B: E infatti ho pensato, invece di darlo all’assessore, ho fatto: guarda, ne parlo a lui, infatti
D: Però ha chiesto che la seguissimo noi qui direttamente dal gabinetto, perché se inizia a passare per tutti gli assessorati non ne usciamo vivi con questo

B: Ah, guarda, te ne prego, te ne prego Silvia
D: Eh, no, no, no, per questo ti volevo dire, cioè, ha preferito che la prendessimo noi qui, così almeno velocizziamo il tutto, insomma. Quindi appena adesso io ho novità, ti dico.

Alla luce di tutto ciò, trovano oggi una spiegazione le minacce ricevute dal presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla il 16 luglio 2014 nel corso di una conferenza stampa di presentazione del rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”. «Se parli ancora del campo La Barbuta ti mando in coma», le parole rivolte a Stasolla da un “capo” del campo La Barbuta…

lunedì 15 giugno 2015

Meglio tardi che mai ! Il commento del Naga sulla situazione alla Stazione Centrale di Milano



Da un anno e mezzo ogni giorno arrivano cittadini stranieri alla Stazione Centrale di Milano.
Da un anno e mezzo vengono forniti loro un’assistenza di base e beni di prima necessità al mezzanino della Stazione Centrale.
Da un anno e mezzo le persone che arrivano ricevono assistenza sanitaria dalle associazioni di volontariato perché, da un anno e mezzo, la Regione si rifiuta di aprire un presidio sanitario, nonostante gli appelli delle associazioni e del Comune.

In un giorno è cambiato tutto: la situazione in Stazione Centrale diventa la prima notizia su tutti i media, la Regione apre un presidio sanitario, oggi anche l’appello del Papa”, dichiara Luca Cusani, presidente del Naga.

Un’emergenza può essere definita come una circostanza imprevista che richiede un intervento immediato. Questa certo non lo è dato che dura da quasi due anni. Però rimane l’esigenza di un intervento immediato, ma anche duraturo e organizzato nel tempo. Il fenomeno non è destinato a fermarsi, dato che non sono destinate a fermarsi le motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese: guerre, fame, instabilità, paura e la legittima forte volontà di un futuro migliore”, prosegue il presidente del Naga.

Pensavamo che il riconoscimento di diritti fondamentali come quello alle cure o sentimenti di umanità e accoglienza verso persone che, per fortuna, riescono ad arrivare nel nostro Paese senza morire in mare, fossero sufficienti per un’attivazione politica, sociale e umanitaria. Invece ci son voluti dei casi di scabbia - malattia, per fortuna, curabilissima - la visita dell'Assessore Regionale alla salute, che non si era mai visto prima alla Stazione e, poi, anche la visita del cardinale Angelo Bagnasco, per smuovere qualcosa. Meglio tardi che mai”, conclude il presidente del Naga.
Il Naga continuerà a portare assistenza attraverso la sua unità mobile e ad informare i cittadini stranieri che avrà, ancora, il privilegio d’incontrare.

sabato 9 maggio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)









DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO


Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.


CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitàrio, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






mercoledì 6 maggio 2015

L'Associazione per i Diritti umani presenta:





SABATO 9 MAGGIO:

la campagna #MAIPIUCIE con il regista del doc "Sospesi nel limbo", Matteo Calore. Nell'ambito del Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina. ORE 15.00 presso Festival Center (casello di Porta Venezia, Milano)



DOMENICA 10 maggio:

Accoglienza a Milano. Profughi e rifugiati. Con l'Assessore Majorino, Caterina Sarfatti e il regista L. Ahmine. ORE 17.30 presso Centro Asteria (Piazza Carrara 17.1, Milano)

domenica 3 maggio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)












DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO

  
   
Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.

 

CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitàrio, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






giovedì 30 aprile 2015

Migranti e accoglienza a Milano


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)











DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO

 
Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.


CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitario, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






mercoledì 4 febbraio 2015

La dignità degli homeless



 
Un concorso e una mostra fotografica: "Ri-Scatti", è l' esposizione aperta al pubblico fino al 15 febbraio al PAC di Milano. 95 fotografie, selezionate tra numerosi scatti realizzati in due mesi da 11 uomini e due donne senza fissa dimora.  
Il progetto nasce da un'idea di
Federica Balestrieri giornalista Tg1 Rai e volontaria dell'Associazione Terza Settimana: iniziato lo scorso marzo 2014, ha offerto ai tredici homeless, selezionati dagli assistenti sociali del Centro Aiuto Stazione Centrale, la possibilità di partecipare ad un corso di formazione professionale della durata di due mesi, per apprendere l'utilizzo del linguaggio fotografico.
Il vincitore della competizione è
Dino Luciano Bertoli, senzatetto italo-argentino ospitato nel centro di accoglienza di via Saponaro gestito da Fratelli di San Francesco ed è stato premiato con una borsa lavoro della durata di sei mesi rinnovabili sino ad un anno per lavorare presso l'agenzia fotografica SGP di Stefano Guindani. Le foto esposte documentano la quotidianità di queste persone che hanno perso tutto: il lavoro, la famiglia, la casa, ma mai la dignità. Come trascorrono la giornata? dove dormono? dove si prendeono cura del proprio corpo? Ma le immagini portano lo spettatore a interrograsi sul loro Passato e sul loro Futuro, su quali siano le aspettative o i loro sogni...


Tra i promotori dell'iniziativa ci sono il
Centro Aiuto del Comune di Milano, l'Assessorato alle Politiche Sociali e quello Cultura, oltre alla SGP Stefano Guindani Photo ed Echo Photo Agency, e con il contributo di Tod's.


Le foto esposte saranno poi in vendita e il ricavato andrà all'
Associazione Terza Settimana e al Centro Aiuto Stazione Centrale che si occupano di senza fissa dimora e povertà. - See more at: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2015/02/ri-scatti-una-mostra-sugli-homeless-al-pac#ad-image

giovedì 11 dicembre 2014

Maledetto amore mio: l'incontro con Pierfrancesco Majorino scrittore



L'Associazione per i Diritti Umani ha incontrato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, ma in questo caso anche autore del romanzo intitolato Maledetto amore mio, Laurana edizioni.

E' stata l'occasione per parlare di periferie, diritto alla casa, servizi al cittadino, immigrazione, ma anche dei temi cari a Majorino scrittore: il rispetto per la diversità, l'amore come solidarietà e il rapporto tra padri e figli.

 

 
 
 


L'incontro si è svolto presso Spazio Tadini, lo scorso 18 novembre.

Tutti i nostri video, anche quelli della manifestazione "D(i)ritti al centro", sono pubblicati anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani. Potete consultarli e condividerli citando, ovviamente, la fonte.
 
 
 
Se apprezzate il nostro lavoro e volete aiutarci, potete fare una piccola donazione, anche di due euro: in alto a destra sulla homepage trovate la scritta “Sostienici”. Cliccate e potrete fare la vostra donazione con Paypall o bonifico. Facile e sicurissimo. GRAZIE!

domenica 16 novembre 2014




Associazione per i Diritti Umani

PRESENTA



D(i)RITTI AL CENTRO
AMORE E SOLIDARIETA' IN PERIFERIA

Incontro con Pierfrancesco Majorino

sul suo ultimo romanzo “MALEDETTO AMORE MIO”



MARTEDI' 18 NOVEMBRE

ore 19.00

presso

SPAZIO TADINI

Via Jommelli, 24 (MM Piola, Loreto - Milano)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il nono appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, disabilità.

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri

In questo incontro Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali presso il Comune di Milano, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo intitolato “MALEDETTO AMORE MIO”: si parlerà di città e di cittadini, italiani e stranieri, di relazioni sociali, di diritti e di molto altro.

L'appuntamento è per martedì 18 novembre, alle ore 19.00, presso Spazio Tadini in Via Jommelli, 24 (MM Piola, Loreto – Milano).










IL LIBRO: Chi è davvero Markus, un omone di due metri che un giorno decide di volare giù dal balcone? Che relazione aveva con lui Lisa, anziana donna che vive nello stesso stabile? Perché è così importante ogni oggetto che si trova nell’appartamento dell’uomo?Siamo a Milano. Lo scenario è quello di un palazzo popolare in cui si intrecciano le vicende di una miriade di personaggi. Su tutti il vecchio Ivo e il giovane Little Boy. Una miriade di personaggi che ruotano attorno a un segreto che deve essere svelato, che riguarda i vivi come i morti, e di cui qualcuno ha la chiave.Mentre da tutt’altra parte sta Erika, la figlia di Lisa, che non vuole più avere niente a che fare con la madre. E di cui non si sa chi sia davvero il padre .Con una scrittura chirurgica Majorino tesse una grande storia sociale del nostro tempo.



PIERFRANCESCO MAJORINO, è nato a Milano dove vive e lavora. Fin da ragazzo si occupa di politica all’interno dei Ds, di cui è stato segretario cittadino e responsabile del coordinamento milanese. Dal 1994 al 1998 è presidente nazionale dell’Unione degli Studenti e della Rete Studentesca. Nel 1998 viene nominato consigliere delegato dall’allora Ministro alla solidarietà sociale, Livia Turco, con l’incarico di occuparsi di politiche giovanili.

Nel 2006 entra a far parte del Consiglio comunale nella lista dell'Ulivo. Nel 2008 è stato eletto capogruppo del Partito Democratico. Durante l’amministrazione Moratti è tra coloro che ha proposto l’istituzione della Commissione Antimafia, il registro delle Unioni civili per le coppie di fatto, l’aumento delle abitazioni sociali all’interno del Piano di Governo del Territorio, l’istituzione del fondo anticrisi come misura contro il precariato e la povertà. Si è occupato di tematiche legate all'immigrazione. Ha collaborato con istituti di ricerca sociale. Nel maggio 2011 è stato eletto per la seconda volta nelle liste del Pd come consigliere comunale. Scrive romanzi, testi teatrali, reportage.

martedì 11 novembre 2014

Via Corelli, non più CIE. (E un'intervista a Pierfrancesco Majorino e Caterima Sarfatti)




E' terminata, finalmente, la polemica sulla riapertura del Cie di Via Corelli ed è terminata con una buona notizia: non più un Cie, ma una struttura di accoglienza composta da 5 aree con 155 posti in camere da quattro letti, servizi sanitari e docce, mensa, un'area riservata ai bambini e una sala medica. Nell'edificio sono presnti cartelli in lingua araba, inglese, francese, tigrigno e italiano in cui viene spiegato come fare richiesta del permesso di soggiorno e gli ospiti possono avvalersi della consulenza di mediatori, assistenti legali e psicologi.

Dal 28 ottobre 2014 sono entrate le prime famiglie composte da profughi siriani. La struttura è stata messa a dispoizione del Comune di Milano, dopo la firma dell'accordo, lo scorso 14 ottobre in prefettura, tra l'amministrazione cittadina e l'ente gestore, la Gepsa S.A. Ad accogliere i profughi in transito nel capoluogo lombardo c'erano l'Associazione Acuarinto (soggetto gestore con Gepsa) e alcuni collaboratori con la Croce Rossa Italiana. “Oggi è un giorno che ricorderemo”, ha affermato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali: “ l'ex Cie di Via Corelli ha riaperto con la nuova funzione di centro temporaneo di accoglienza e assistenza per chi non vuole rimanere nel nostro Paese, ma dalla nostra città passa ogni giorno. E' un posto in più che si unisce alle strutture già attive da un anno, attraverso cui sono passate sino ad oggi circa 48mila persone, di cui 11mila bambini”. Majorino ha continuato, insieme a Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e Protezione civile: “ Da tempo chiedevamo al Governo un cambio di funzione per quella struttura e un luogo per accogliere le centinaia di profughi che ogni giorno arrivano alla Stazione Centrale. Dopo una trattativa durata mesi, è arrivato il via libera”.



L'Associazione per i Diritti Umani ha realizzato, prima dell'estate, un'intervista sul tema a Pierfrancesco Majorino e a Caterina Sarfatti che vi vogliamo riproporre in questa occasione.









Quante sono ad oggi, in percentuale, le persone che hanno richiesto asilo a Milano e quante sono riuscite a trovare una sistemazione? Qual è la percentuale tra uomini, donne e bambini?




Majorino: Stiamo parlando di dati complessi, comunque l'impressione che abbiamo è che stiamo parlando dello 0,1%, cioè 13-14 persone su 14500 che si fermano qui. Tutti se ne vogliono andare. In prospettiva la percentuale potrebbe modificarsi leggermente se si intensificasse la presenza degli eritrei. A differenza dei siriani - che se ne vogliono andare via tutti - gli eritrei potrebbero richiedere l'asilo qui, ma queste sono nostre supposizioni.



Per quello che riguarda la composizione di genere e generazionale, le cose cambiano molto tra siriani ed eritrei: i siriani hanno circa il 36% composto da bambini e ragazzini, gli eritrei invece sono in grande maggioranza maschi e non ci sono minori.





Dott.ssa Sarfatti, nel libro si è occupata della parte normativa: ci può spiegare, da questo punto di vista, come Milano può dare accoglienza?




Sarfatti: Milano può fare quello che sta facendo perchè, essendo una realtà locale, dal punto di vista normativo, purtroppo, può fare poco: in questo momento stiamo registrando in modo totalmente informale le persone, ma questa registrazione non ha alcun tipo di valore legale perchè la gestione dei flussi è del Paese ospitante o di transito, fin quando l'immigrazione è di competenza nazionale.



Una delle proposte che noi avanziamo nel gestire Milano come Lampedusa è quella di riconoscere alle città europee un ruolo che loro già esercitano de facto nell'accoglienza, ma anche nella gestione dei flussi perchè ormai le grandi metropoli sono punti nodali per il passaggio dei migranti e per l'integrazione.



Come città abbiamo richiesto di procedere a delle ipotesi normative che possano dare protezione a queste persone: l'idea più forte è la direttiva n. 55 del 2001 dell'UE che, se fosse applicata (cosa mai successa), potrebbe dare protezione immediata e temporanea ai profughi provenienti dalla Siria in tutti i 28 Paesi Membri. Oppure, come ultima spiaggia, potrebbe esserci l'applicazione dell'articolo 20 del Testo Unico: è un dispositivo nazionale che potrebbe dare protezione legale e rendere regolari queste persone per 6 mesi rinnovabili tramite un permesso temporaneo. Il governo italiano lo aveva applicato nel 2011 nel caso dei cittadini provenienti dalla Tunisia e aveva avuto una serie di complicanze a livello politico europeo, ma almeno era servito a proteggerli.

 

Che cosa si potrebbe fare di più e cosa possiamo fare noi cittadini milanesi?




Majorino: Per quello che riguarda l'azione dei cittadini, quello che si può fare concretamente è sostenere il percorso di accoglienza, partecipando da volontari, portando vestiti o materiale igienico-sanitario oppure, banalmente, parlarne.



Questo flusso di migranti in transito definisce una nuova categoria nelle politiche riguardanti la migrazione, una categoria che è stata rimossa perchè l'Europa e l'Italia si sono concentrate sulla problematica dell'arrivo e dell'accoglienza stabile e strutturale o del respingimento. Noi oggi, invece, stiamo intercettando una tipologia inedita che deriva dal fatto che la migrazione non è influenzata - come si dice spesso - da quel che succede “al di là” del Mediterraneo, ma da quello che succede “al di qua”: cioè, i Paesi in crisi della vecchia Europa non sono più attrattivi per i migranti, ma dai Paesi in crisi i migranti devono passare. Questo svela l'inappropriatezza delle norme e delle regole che accompagnano i processi di regolarizzazione e integrazione in Europa e,quindi, chiama anche la necessità di azioni differenti oppure chiama il fatto che le poche norme esistenti e utili vengano effettivamente utilizzate.



I cittadini possono parlare di tutto questo e togliere dal cono d'ombra i profughi in transito dai nostri Paesi che rischiano - proprio perchè l'invisibilità si accompagna con l'assenza di scelte politiche - di non essere accompagnati nel loro itinerario di speranza.




Sarfatti: C'è un principio normativo che verrebbe incontro alla situazione che descriveva Pierfrancesco e che è stato proposto dall'Italia all'ultimo Consiglio europeo del giugno scorso, ma che non è stato accettato: si tratta del principio del “mutuo riconoscimento”, quello per cui se io vengo riconosciuto come rifugiato in uno dei Paesi Membri, ho lo stesso identico trattamento in tutti gli altri Paesi Membri. Invece oggi succede che, se vengo riconosciuto come rifugiato, posso transitare regolarmente e fare il turista, ma non sono riconosciuto come cittadino comunitario: non posso lavorare, accedere al sistema sanitario, etc.


Nel dossier sono raccolte molte voci: potete anticiparci, ad esempio, quella di Titty Cherasien o di Christopher Hein?




Sarfatti: Titty Cherasien racconta del suo legame emotivo, oltre che biografico, con la Siria e con i luoghi da cui proviene parte della sua famiglia. Christopher Hein, come Direttore del Consiglio italiano per i Rifugiati, fa un ragionamento più complessivo su quali siano i problemi e le sfide dell'asilo e dell'accoglienza in Italia.