martedì 18 novembre 2014

Due giorni, una notte: ritornano i fratelli Dardenne con il loro cinema sociale




Un cinema lucido e senza orpelli, quello Luc e Jean Pierre Dardenne che con il nuovo film, da pochi giorni nelle sale cinematografiche italiane, affrontano come sempre un tema di grande attualità: in questo caso, si parla della perdita del lavoro.

Due giorni, una notte: questo il titolo della pellicola presentata all'ultima edizione del festival di Cannes senza un premio, ma con applausi scroscianti.

Regia asciutta, colonna sonora ridotta al minimo, dialoghi precisi e ficcanti per raccontare la storia di Sandra. Sandra (una brava e convincente Marion Cotillard, già premio Oscar) ha un obiettivo preciso: convincere i suoi colleghi a rinunciare a un bonus di mille euro in cambio di un voto per il licenziamento di un collega. Sandra farà di tutto per evitare la votazione e l'incasso del “premio” da parte dei colleghi perchè teme di perdere il proprio posto in fabbrica. La donna, in questa sua battaglia individuale che diventa sociale e collettiva, avrà al suo fianco il marito, una figura maschile finalmente positiva, un uomo amorevole e comprensivo che non si tira indietro anche quando la moglie decide di tentare di far accettare la proposta ai colleghi, proprio in quel lasso di tempo che dà il titolo al film: in due giorni e una notte.

La denuncia dei registi belgi è rivolta a quel sistema lavorativo europeo che si fa sempre più ricattatorio e a quei padroni che, con cinismo e freddezza, attuano ricatti nei confronti dei loro dipendenti arrivando, come in questo caso, a fomentare una guerra tra poveri.

Apparentemente le sceneggiature dei film dei Dardenne sono scarne e di semplice lettura, ma non è affatto così: basta osservare con attenzione gli sguardi della protagonista, ad esempio, per capire la complessità del suo personaggio. E' vero che risulta facile la dicotomia tra “buoni” e “cattivi”, ma andando oltre si svelano i meccanismi di scelte politiche e finanziarie furbe e distruttive, almeno per quelle fasce della popolazione che sono sempre più svantaggiate e che stanno sempre più a cuore agli autori del film.

Il lavoro che dovrebbe essere una base solida per l'identità di una persona adulta, che dovrebbe dare autostima e riconoscimento, sicurezza e stabilità si trasforma - sullo schermo, ma purtroppo, nella realtà - in paura, destabilizzazione psicologica, diffidenza verso gli altri (che si trovano nella stessa condizione di chi prova questi sentimenti), malattia del corpo e dell'anima. E, ancora una volta, i Dardenne scandaglaindo le conseguenze di tutto questo, pongono agli spettatori una questione morale: alla quale nessuno può sottrarsi.