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domenica 15 marzo 2015

Gli ORIZZONTI dei migranti




Esce tra pochissimo, per la casa editrice Carthusia, la versione cartacea del progetto Orizzonti di Paola Formica, legato anche ad una mostra bellissima. Il lavoro verrà presentato alla prossima fiera del libro per ragazzi di Bologna.
Vi riproponiamo l'intervista che abbiamo fatto all'autrice, ringraziandola.







Perchè la scelta di questo soggetto?


Era appena avvenuto il drammatico naufragio del barcone proveniente dalla Libia, stracolmo di profughi provenienti da diversi stati africani, dove hanno perso la vita più di 300 persone.

Mi ha davvero sconvolto. Si è scritto e raccontato molto a proposito. Ho pensato che il Silent Book Contest fosse l’opportunità giusta per raccontare la storia di chi è costretto a lasciare alle spalle una parte di sè, raccontarla una volta in più, senza le parole stavolta, per toccare con le sole immagini altre corde.





Come si è sviluppato il progetto grafico? Per realizzarlo, si è ispirata anche alle immagini che scorrono sullo schermo televisivo?


Il progetto l’ho subito avuto chiaro in testa; l’ho poi buttato giù di getto, uno storyboard veloce a matita e le tavole definitive tutte in digitale. Mi hanno suggerito alcuni spunti, per esempio, la scena della barca in mare di notte o il film Terraferma; altre immagini, i volti delle persone, l’espressione dei loro occhi, i mezzi di trasporto stracolmi, viste più e più volte attraverso i media, li ho fissi in mente, indelebili … Il lavoro completo è durato circa due mesi.


Tavole colorate e disegni dal tratto netto: come si può raccontare una storia emozionante senza le parole?


E’ una sfida che si può affrontare essendo emozionati di raccontare qualcosa che può emozionare. “Sentendo” davvero quello che si sta per visualizzare. Forse è così che si riesce a dare alle sole immagini la forza che di solito hanno le parole.


E' un lavoro che si rivolge agli adulti e anche ai più giovani: qual è il messaggio che ha voluto mandare con questo suo lavoro?

E’ un messaggio di apertura, un invito ad ampliare lo sguardo, ad andare oltre al proprio orizzonte e guardare verso l’orizzonte degli altri, visto da altri punti di vista: come limite, punto d’arrivo, miraggio, incognita, incanto di colori, speranza.




martedì 3 giugno 2014

World Press Photo 2014





Dedichiamo questo articolo a Andy Rocchelli ucciso in un agguato in Ucraina



John Stanmeyer


Le vittime del Rana Plaza, l'edificio di industria tessile crollato alla periferia di Dacca in Bangladesh; il narcotraffico in Messico che ha causato in pochi anni più di 60.000 omicidi; l'escalation di violenza nella guerra tra islamici e cristiani in Centrafrica; la violenza domestica in Ohio; ma anche l'attività di Arcobaleno Sunrise, l'Ong che dà rifugio ai gay, alle lesbiche e ai transgender nella Repubblica Democratica del Congo oppure la scuola per giovani ipovedenti a Rio de Janeiro.

Questi alcuni dei temi affrontati dai reporter che hanno partecipato al prestigioso concorso World Press Photo. Sono stati premiati 53 fotografi di 25 nazionalità diverse: Argentina, Australia, Azerbaijan, Bangladesh, Bulgaria, Cina, Repubblica Ceca, El Salvador, Finlandia, Germania, Iran, Italia, Giordania, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti.

Un vero e proprio atlante storico e geopolitico composto da immagini che restituiscono agli spettatori emozioni profonde e riflessioni sulla stretta attualità. Per l'edizione 2014 lo scatto vincitore del primo premio è stato quello del fotoreporter statunitense John Stanmeyer con la foto intitolata “Signal” che mostra alcuni migranti, sulla spiaggia di Gibuti, che cercano, nella notte africana, il segnale del cellulare per poter mettersi in contato con i propri cari. Il piccolo Stato di Gibuti è, infatti, terra di transito per coloro che si spostano dalla Somalia, dall'Eritrea e dall'Etiopia con la speranza di arrivare in Europa e in Medio Oriente. L'immagine - che è stata scattata per il National Geographic e che ha vinto anche il primo premio nella categoria “Contemporary Issues” - è stata così commentata da Jillian Edelstein, membro della giuria: “ E' una foto collegata a tante altre storie; apre la discussione sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell'emigrazione della povertà, della disperazione, dell'alienazione e dell'umanità. Si tratta di un'immagine molto sofisticata, potentemente sfumata. E' così sottilmente realizzata e in modo così poetico, sebbene sia piena di significato, da trasmettere questioni di grande gravità e preoccupazione nel mondo di oggi”.

Presenti e premiati anche fotografi italiani. Alessandro Penso, 35 anni romano, ha vinto il premio nella sezione “General News” con uno scatto che racconta le condizioni dei rifugiati siriani in una scuola trasformata in un centro di prima accoglienza a Sofia, in Bulgaria, tra l'altro una delle nazioni più povere d'Europa. Questo per dimostrare che la solidarietà supera ogni barriera, anche quella economica se c'è la volontà di farlo. Gianluca Panella ha vinto il primo riconoscimento per la sezione “Storie” con il suo reportage sui ripetuti black-out della corrente elettrica a Gaza, causati dal blocco delle forniture di diesel imposto da Israele nello scorso dicembre.

Insomma, il World Press Photo si conferma come un documento fondamentale per parlare di politica estera e per commentare gli avvenimenti rilevanti che attraversano e segnano il nostro tempo.



Gli scatti sono esposti presso la Galleria Carla Sozzani, in Corso Como 10 a Milano fino all'8 giugno 2014. Poi la mostra proseguirà nel resto d'Italia.

giovedì 24 ottobre 2013

Le foto di Mauro Prandelli: per continuare a riflettere sul tema delle migrazioni


Dal 17 al 20 ottobre 2013 si è tenuto, a Lodi, il Festival della fotografia etica: “etica” una parola, un aggettivo che indicano un comportamento oppure una scelta. Una parola, un aggettivo ormai in disuso.
Le immagini delle numerose esposizioni che hanno arricchito il programma della manifestazione (www.festivaldellafotografiaetica.it) hanno aperto squarci sul mondo e sull'attualità, ma soprattutto nella mente e nelle coscienze di chi le ha potute vedere. Interessantissima, ad esempio, la mostra intitolata “Battle to death” di Fabio Bucciarelli, vincitore del World Report Award (e di altri premi prestigiosi internazionali) con il suo sguardo attento e critico sulla Siria; ricordiamo anche la mostra organizzata dal CESVI “Libya-Off the Wall”; così come “Trieste: storie a parte” sul disagio mentale di Carlo Gianfierro.

L'Associazione per i Diritti Umani ha visitato il festival e ha voluto registrare, per voi, l'incontro di presentazione di un'altra mostra molto importante: EVROS PORTA ORIENTALE d'EUROPA. Un muro contro l'immigrazione, del fotografo Mauro Prandelli.
Un fiume, l'Evros, che separa la Grecia dalla Turchia: è diventato una delle vie preferenziali per l'immigrazione verso l'Europa cosiddetta "ricca" e, nel 2012, Frontex, forza militare formata e sostenuta dall'Unione Europea, ha dato via al progetto "Poseidon" teso a controllare il flusso migratorio.
Il fotografo Mauro Prandelli è stato sull'Evros, ha conosciuto e ritratto alcuni migranti, ha riportato, nelle sue immagini, paure, difficoltà, sogni e speranze.
E in questo video racconta quegli incontri e il suo lavoro.

Ringraziamo tantissimo Mauro Prandelli per averci permesso di condividere con i nostri lettori questo utile approfondimento (www.mauroprandelli.com)





(Potete visionare il filmato e scoprire gli altri nostri video anche sul canale dedicato YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani)

venerdì 21 giugno 2013

World press photo: quando la fotografia si fa testimonianza




52 fotografi provenienti da 32 Paesi diversi: anche per l'edizione 2013 il World Press Photo - il più prestigioso concorso di fotogirnalismo mondiale - si conferma come un importante momento culturale. Un atlante di Storia e di Geopolitica realizzato dalla creatività, dalla sensibilità e dal coraggio di autori che, attraverso il linguaggio universale della fotografia, tesimoniano il Presente.
Diverse le categorie del concorso: Spot news, Notizie generali, Storie di attualità, Vita quotidiana, Ritratti in presa diretta, Ritratti in posa, Natura e Sport, per raccontare un mondo lacerato e, allo stesso tempo, bellissimo.
Il premio “Foto dell'anno” è stato assegnato allo svedese Paul Hansen per il suo scatto intitolato “Gaza Burial” in cui viene ripresa la cerimonia funebre di Suhaib e Muhammad Hijazi, di due e di quattro anni, uccisi durante l'operazione “Pilastro di Difesa” a Gaza, lo scorso novembre, a causa di un missile israeliano che ha distrutto la loro abitazione. Un gruppo di uomini trasporta, a spalla, i corpi dei due fratellini uccisi, avvolti in lenzuola bianche, mentre si dirige verso la moschea. Mayu Mohanna, uno dei membri della giuria, ha dichiarato che: “La forza della foto sta nel modo in cui mostra il contrasto tra rabbia e dolore degli adulti da una parte, innocenza dei bambini dall'altra”.
Molti riconoscimenti sono andati alle fotografie relative alla Siria. Javier Manzano ha vinto con “Siege of Aleppo”, così come la stessa città è lo scenario dello scatto di un bambino ferito nell'immagine di Sebastiano Tomada; un italiano, Fabio Bucciarelli, è arrivato al secondo posto nella sezione Spot News-Storie con “Battle to death” in cui inquadra un combattente dell'Esercito siriano libero mentre si posiziona durante gli scontri contro le forze governative, nel distretto di Suleiman Halabi. E, infine, Rodrigo Abd che, nella sua foto intitolata “Aida”, mostra il pianto di una donna che si copre,in parte, il volto con la mano: un viso lesionato e che piange perchè l'esercito siriano ha, di nuovo, distrutto una casa e ucciso. Ha ucciso il marito e i figli della donna ritratta.
Ancora una protagonista femminile nel lavoro dell'americano Micah Albert: una donna keniota mentre legge un libro recuperato nella discarica di Dandora; e poi, il cielo riflesso in una pozza di petrolio dove galleggia il cadavere di un soldato del Sudan Armed Forces, nello scatto di Dominic Nahr.
Ma, dopo tutto questo, si respira anche aria di speranza: la bellezza della Natura nelle movenze dei Pinguini Imperatori mentre attraversano il mare ghiacciato.








sabato 18 maggio 2013

Uno sguardo sull'apartheid: le fotografie di Pino Ninfa

Dal 2 al 15 maggio è stata allestita, nel foyer dello Spazio Oberdan a Milano, la mostra Round about township del fotografo Pino Ninfa, promossa dalla Provincia. Luoghi storici e periferie urbane delle due grandi città del Sudafrica: Città del Capo e Johannesburg. Qui esiste ancora l'apartheid, ma si possono trovare anche segni di grande solidarietà e di dignità profonda.
Pino Ninfa ha tenuto anche un workshop con i ragazzi che vivono nelle township e le immagini sono state raccolte in pannelli che hanno arricchito l'esposizione milanese.


Riportamo le parole del fotografo e alcune sue immagini

 
 In che forme è ancora presente l'apartheid in Sudafrica?

L’apatheid è presente in molte forme.
In quelle zone bianche del Sudafrica che non hanno accettato la fine dell’apartheid e anche una apartheid al contrario dove i neri, che hanno una posizione di un certo rilievo (nella polizia per esempio), la esercitano con una certa discriminazione verso i bianchi.
Io ho vissuto un esperienza di questo genere: sono stato fermato con tentativo di arresto solo perchè fotografavo un cartello in prossimità di una stazione.
Non c'era nessun divieto,ma anche se vi fosse stato i modi e i metodo usati erano quelli di chi vuol fare pagare a qualcuno per i torti subiti in passato o per il colore della pelle.Per fortuna non tutti la pensano così.


Com'è stata la sua esperienza con i ragazzi che vivono nelle township? Ci può raccontare la storia di qualcuno di loro?

Nascono tutti in condizioni di estrema povertà.
Cercano di fare tanti piccoli lavoretti per vivere, un po' come dappertutto: scaricano, portano in giro volantini, e in rari casi, fanno i commessi. Pochi vanno a scuola.
Edward, però, che ha frequentato il corso che ho tenuto con loro, ha cercato col tempo di di mettere via i soldi per acquistare una macchina fotografica e per cercare di realizzare il suo sogno: quello di diventare fotografo. Adesso inizia a girare e a proporsi.

Quali interventi sarebbero necessari per migliorare le condizioni della loro vita?

Innanzitutto una ridistribuzione delle ricchezze.
Inoltre, bisogna avere senso civile per dare un aiuto concreto, cercando di capire bene con chi si ha che fare (le persone da aiutare),studiandone le abitudini, i bisogni, e i motivi della loro emarginazione.
Di solito le township sono abitate da persone che arrivano da fuori, senza reddito,senza nulla,quindi per migliorare le loro condizioni di vita basta qualsiasi cosa, a cominciare dalle priorità: il cibo e il lavoro. Bisogna, in questo caso, anche insegnare loro il modo di potersi proporre quando si va alla ricerca di lavoro o si vuole mostrare la propria competenza.

La fotografia, oggi, riesce a coniugare l'aspetto poetico con la documentazione della realtà?

Secondo me sì. Per quanto mi riguarda una fotografia che non riesce a toccare anche i ritmi del cuore e della poesia, manca di una parte importante.
Documentare la realtà è anche raccontarla e un racconto senza poesia molto spesso perde subito di interesse.

Quanto, il suo lavoro, è ispirato all'arte pittorica?

Sono un appassionato di arte in genere. La pittura per me è stato uno strumento importante per avvicinarmi in profondità alle cose della vita. Che sia la luce, il ritratto,la forma in genere. Con l’arte si incontra spesso il lato nascosto delle cose e lo si esplora.
La pittura mi ha fornito questa possibilità.