martedì 21 ottobre 2014

Il diritto all'affettività, in carcere




Nel nostro Paese dicono che la persona umana conserva pienamente, anche nella condizione di detenzione, il suo diritto inalienabile alla manifestaizone della propria personalità nell'affettività. Eppure io - condannato alla cosiddetta “Pena di Morte Viva” (l'ergastolo ostativo) - e la mia compagna sono ventitrè anni che sognamo l'amore senza poterlo fare. Lei, anche dopo tanti anni, è ancora l'amore che avevo sempre atteso. Mi ricordo ancora le sue prime parole, i suoi primi sorrisi e i suoi primi baci. Da molti anni viviamo giorni smarriti, perduti e disperati”: queste le parole inziali di una lunga lettera che Carmelo Musumeci, detenuto presso l'istitituto di pena di Padova, ha inviato al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per chiedere una maggiore attenzione, da parte della politica, nei confronti anche dell'aspetto affettivo-sessuale di chi è recluso.

Sappiamo quanto nelle carceri italiane siano carenti le risorse sanitarie e manchi un adeguato controllo dell'igiene. Siamo stati sanzionati anche per il sovraffollamento, ma è necessario prendere in considerazione anche le condizioni psicologiche dei detenuti: stanno scontando, giustamente, la loro pena, ma le istituzioni non possono evitare di garantire alcuni diritti fondamentali, tra cui quello alla sessualità. Scrive ancora Musumeci: “ In carcere gli affetti e le relazioni, il rapporto stesso di un individuo con le persone amate, con la propria vitalità e con i desideri, viene sepolto. Di fronte all'impossibilità di coltivare i sentimenti, se non in forme frammentarie ed episodiche (i colloqui, le lettere, le telefonate dalla sezione) spesso i detenuti e le detenute cancellano l'idea di potersi sentire ancora vivi e vive nel cuore...”: questa lettera/appello è stata accolta anche dall'associazione Antigone e inserita sulla piattaforma Change.org/amoretralesbarre.

Al di là delle ipocrisie o di una mentalità vendicativa, chi ha sbagliato resta fuori dalla società civile, ma la sua dignità di persona va comunque rispettata.