lunedì 4 novembre 2013

Quando il gioco del calcio è scuola di vita



Si chiama Afronapoli, l'associazione sportiva dilettantistica nata nell'ottobre del 2009 con l'obiettivo di favorire la convivenza tra napoletani e immigrati e di combattere le discriminazioni.
L'iniziativa parte da Antonio Gargiulo, Sow Hamath e Watt Samba Babaly che hanno selezionato i calciatori che provengono da molti Paesi africani - Senegal, Costa d'Avorio, Nigeria, Capo Verde, Niger, Tunisia - ma anche da altre aree del mondo, come Asia , America latina ed Est Europa. Molti di loro abitano nelle zone più disagiate della città partenopea e nella parte più popolare del centro storico: vivono, infatti, nei quartiri Stella, Sanità, Materdei, Arenaccia.
Una squadra che rispetta le diversità: tutti i giocatori hanno nazionalità diverse, alcuni hanno un lavoro e altri no, molti fanno ancora fatica a parlare italiano; spesso sono rifugiati politici, altri sono ragazzi nati e cresciuti in Italia e appartengono alla cosiddetta “seconda generazione” , o meglio sono i “nuovi italiani”.
Nel testo di presentazione della squadra si legge che lo sport è un potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale e che, il campo di calcio in particolare, è il luogo in cui l'interazione sembra essere riuscita in molti casi (e questo dovrebbe essere di sempio per le partire di campionato e per le gare internazionali, purtroppo ancora rovinate da cori e insulti dal sapore razzista). L'AfroNapoli United, invece, vuole attenersi al principio secondo il quale lo sport deve essere, oltra a una disciplina per il fisico, anche un veicolo di valori etici e sociali.
La scorsa estate, per la prima volta, il team dei giocatori stranieri ha partecipato ad un campionato di Fgci e ed è iscritto alla Terza categoria, che partirà a novembre, grazie al fatto che le modifiche al regolamento della Federazione hanno reso più agevole l'accesso ai giocatori migranti. Parlando dei risultati della “sua” squadra, Gargiulo ha affermato: “Il bilancio è più che positivo. Abbiamo dato l'opportunità di giocare a pallone a decine di ragazzi. Abbiamo unito persone con esperienze completamente diverse tra loro, che ora si frequentano anche fuori dal campo. Con tutti suoi difetti il calcio è uno strumento straordinario per abbattere le barriere, prima di tutto quelle comunicative. Ci riesce quasi sempre e lo fa molto in fretta”.
Interessante, infine, anche sottolineare che il ritiro estivo della squadra è stato fatto a Chiaiano, sul primo terreno agricolo sequestrato alla camorra nel napoletano, in una zona infestata dai veleni e dai rifiuti tossici: “Questo è il territorio di chi vive qua e anche di chi qui è arrivato”, ha continuato Gargiulo, “Dobbiamo averlo a cuore e sensibilizzare l'opinione pubblica sulla battaglia contro la criminalità organizzata e per la difesa dell'ambiente. Senza una coscienza sociale non c'è vera integrazione”.