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venerdì 13 novembre 2015

La legge del mercato: un nuovo film dalla Francia riflette sulla crisi del lavoro





In Italia è uscito con il titolo La legge del mercato, il titolo anglofono è The measure of a man e quello internazionale recita A simple man: tutti titoli adatti per descrivere, in poche parole, quello che sarà il contenuto dell'ultimo lavoro di Stèphane Brizé grazie al quale Vincent Lindon ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile all'ultima edizione del festival di Cannes. Lindon è qui Thierry Taugordeau, un uomo sulla cinquantina, sposato e con un figlio disabile. L'attore presta il suo volto e il suo sguardo ad una persona che procede per inerzia, che ha perso il lavoro presso un'impresa in cui ha svolto l'attività per venticinque anni, ha poi frequentato molti corsi di formazione, ma non riesce a ricollocarsi nel mondo professionale. Fino a che, un giorno finalmente, trova un impiego come addetto alla sicurezza in un supermercato. Accetta, anche se si tratta di fare un passo indietro di carriera, ma il problema non sarà questo: il vero problema si porrà nel momento in cui Thierry dovrà denunciare i suoi stessi colleghi oppure le persone che non hanno abbastanza denaro per pagare i prodotti che vorrebbero acquistare.

Lo spettatore entra lentamente nella vita del protagonista e nella società capitalistica: la quotidianità di Thierry si va a scontrare con la crisi economica che colpisce, in maniera indistinta, giovani e meno giovani, professionisti e operai. Una lentezza quasi agonizzante che si allinea alla freddezza delle inquadrature, delle luci e dei paesaggi, tipici di quelle aree metropolitane in cui la povertà si sta divulgando, portando via sogni, sicurezze e voglia di vivere.

Grigio è il volto di Thierry, grigi i volti delle altre persone, tutti attori non professionisti per ricreare sullo schermo la verosomiglianza delle situazioni che si vogliono denunciare; i luoghi fisici sono spesso strade in cui l'uomo cerca un lavoro, le agenzia di collocamento, il supermercato, tutti “non-luoghi” come li definisce Marc Augè, ovvero luoghi di transito dove gli individui camminano, si spostano in cerca di qualcosa oppure dove trascinano la propria esistenza senza creare legami affettivi profondi. Nemmeno in famiglia, Thierry può garantire la propria presenza, o per lo meno una presenza serena: prima perchè è rimasto senza sostentamento e poi perchè si trova a dover affrontare un dilemma etico molto grave.

Il dilemma è, ovviamente, posto anche al pubblico: cosa faremmo al posto di Thierry di fronte a una persona povera che ruba la merce al supermercato? Come dire a un nostro collega che verrà lincenziato, quando sappiamo bene cosa significhi rimanere senza un posto?

L'empatia e l'dentificazione sono meccanismi che dovrebbero scattare grazie all'Arte cinematografica: e forse il regista ha usato il proprio mezzo per far riflettere sulla tragedia che molti, troppi stanno vivendo sulla priopria pelle, anche se i proclama dei governi raccontano una storia molto diversa. Nel film viene rappresentata la solidarietà tra poveri e la guerra tra poveri e, al di sopra di tutti, il Mercato, il Denaro, le nuove divinità a cui siamo costretti ad immolarci anche a scapito della nostra dignità: le telecamere sono appostate ovunque, spiano e registrano ogni parola e ogni movimento, estensione di un Potere occulto, strisciante e imperante. Niente più tempo libero, svaghi, giochi: tutto è ridotto alla sfida, all'eliminazione, alla concorrenza. Perchè in questo tipo di società non c'è più spazio per le relazioni dirette, per i sentimenti e neanche per la salute. Una persona è davvero soltanto considerata come “capitale umano”, per citare un film di Paolo Virzì, e non c'è bisogno di scomodare teorie marxiste o di ricordare Chaplin: basta guardarsi intorno.

Il finale della pellicola rimane aperto perchè siamo nel pieno della crisi, perchè ancora non è migliorato nulla e, perchè, forse nessuno di noi ha la risposta giusta alla domanda: sarei vittima o carnefice?




martedì 10 novembre 2015

Promozione teatrale per i nostri lettori





PROMO PERIDIRITTIUMANI.COM

Biglietti a € 12 (anziché € 18) sulle repliche dal 19 al 30 novembre 2015

Prenota online utilizzando il codice promo D1RC01






dal 18 novembre al 14 dicembre 2015

PRIMA NAZIONALE

MILANO – TEATRO i



C’Ѐ UN DIRITTO DELL’UOMO ALLA CODARDIA

omaggio a Heiner Müller   
 
 



regia Renzo Martinelli

dramaturg Francesca Garollatesti di Francesco Alberici, Stefano Cordella,

Héléna Rumyantseva, Giulia Tollis
con Liliana Benini, Cristina Cappelli, Daniele Crasti,

Marco De Francesca, Giulia Mancini, Mauro Sole

produzione Teatro i – TO PLAYcon il sostegno di Regione Lombardia / NEXT

si ringrazia Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi




Qual è il rapporto tra individuo e storia? In che modo il singolo individuo è condizionato da una storia a cui non ha in effetti partecipato? Cosa si intende per memoria individuale e collettiva? Perché, da sempre, l’uomo è al contempo terrorizzato e attratto dalla catastrofe, dall’orrore, dall’osceno? Quale responsabilità nasce da una scelta individuale che diventa intimamente e innegabilmente politica?



Heiner Müller, uno dei drammaturghi più taglienti e visionari del novecento, ha detto spesso che le sue opere sono come un iceberg o un ippopotamo in cui la parte invisibile, sommersa, è più importante della parte visibile (dall’introduzione di Jean Jourdheuil a Teatro IV edizione Ubulibri). Germania 3. Spettri sull’uomo morto, l’ultimo testo di Müller, concluso a pochi mesi dalla morte, è stato dunque studiato e analizzato da un gruppo di quattro drammaturghi (Francesco Alberici, Stefano Cordella, Héléna Rumyantseva, Giulia Tollis) guidati dalla dramaturg Francesca Garolla. Un’opera teatrale irrealizzabile, magmatica, profondamente tedesca e intrisa della storia del Novecento, eppure attualissima nei temi e nei conflitti che racconta; il risultato è un testo autonomo ma che strutturalmente rispetta l’originale del drammaturgo tedesco.  

 



Lo spettacolo è la prima tappa del progetto TO PLAY. To play come giocare, affrontare e ripensare un’opera teatrale irrealizzabile, magmatica, profondamente tedesca e intrisa della storia del novecento, eppure attualissima nei temi e nei conflitti che racconta.

Il progetto TO PLAY proseguirà nelle prossime stagioni in un nuovo e aperto confronto con giovani professionisti, tra alta formazione, ricerca e realizzazione spettacolare, una commistione di esperienze e linguaggi differenti.




PROMO PERIDIRITTIUMANI.COM

Biglietti a € 12 (anziché € 18) sulle repliche dal 19 al 30 novembre 2015

Prenota online utilizzando il codice promo D1RC01


Gli under 26 hanno diritto alla riduzione a € 11,50, mentre se si organizzano gruppi di studenti (dai 10 in su) possiamo fare ulteriori riduzioni a € 9,00 cad.




lunedì 9 novembre 2015

Sarà un Paese: l'alfabeto dei diritti

 
 





Sulle tracce dell’eroe fenicio Cadmo, cui il mito attribuisce l’introduzione in Grecia dell’alfabeto, Nicola, trentenne incerto sul futuro, e il fratello Elia, dieci anni, intraprendono un viaggio in Italia alla ricerca di un nuovo linguaggio, per ridare alle cose il loro giusto nome. In questo peregrinare, fatto di volti e luoghi, realtà dolorose e memorie storiche, la strada diventa percorso di formazione e insieme di esplorazione immaginaria. Nicola Campiotti, giovane figlio d'arte, riflette sul nostro Paese e vede nelle giovani generazioni la speranza per il futuro.



Il film Sarà un Paese è stato sostenuto dall'UNICEF e presentato lo scorso anno in occasione della 25mo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, avvenuta il 20 novembre 1989. La giornata mondiale dei diritti dell'Infanzia e dell'adolescenza cade il 20 novembre di ogni anno.

 




L'Associazione per i Diritti umani ha rivolto alcune domande a Nicola Campiotti e lo ringrazia.



La narrazione segue un alfabeto dei diritti: quali sono quelli dell'infanzia maggiormente negati nel nostro Paese?


Il film è una sorta di mappa di quelli che, secondo me, sono i temi imprescindibili per un Paese civile e il filo che unisce questo percorso sono gli occhi di un bambino perchè il problema non è solo quello di delineare i diritti dell'infanzia, ma di rendersi conto che tutti i diritti devono essere rispettosi, anche dei bambini. Ad esempio, nel film si parla dell'aria che respiriamo, delle regole che ci diamo come comunità, del paesaggio che attraversiamo...Questo mondo si appresta ad essere delle nuove generazioni, per questo è importante il punto di vista di un bambino. L'episodio del'inquinamento è, infatti, il racconto di un bimbo ad altri coetanei.


Un altro argomento trattato è quello che riguarda la sicurezza sul lavoro...


Per quanto riguarda le morti bianche, l'Italia, purtroppo, ha il primato europeo. Nel film si racconta la storia di un ragazzo delle Marche che lavorava in una fabbrica dove un macchinario era stato manomesso, il dispositivo di sicurezza era stato tolto affinchè producesse più pezzi e, quindi, facesse un maggior profitto con tutte le conseguenze del caso.


E poi: i migranti e i loro figli che fanno fatica ad integrarsi...

 

L'Italia ha una legislazionemolto dura nel legittimare la cittadinanza ai figli di seconda generazione. Ho affrontato anche i temi dell' integrazione, della multiculturalità e della possibilità di immaginare un Paese che sia veramente il frutto di esperienze diverse, dal punto di vista culturale o religioso.

C'è una bella scena, ad esempio, di puro documentario in cui un ragazzino di 15 anni, nato in Egitto ma trasferitosi in Italia, dice a sua madre di sentirsi più romano che egiziano. In un'altra parte del film, invece, si racconta di un persorso di integrazione multireligioso e si dimostra che esponenti di Chiese differenti, in un Paese civile, potrebbero convivere.


Come ha sviluppato il soggetto del film dato che affronta, come abbiamo visto, molti argomenti?


Il film è un'esperienza umana e professionale molto lunga, durata tre anni e mezzo, con un girato di circa 150 ore.

La troupe è composta da sei persone e il motivo che sottende al film è una duplice esperienza: da una parte alcuni miei amici partivano per lavorare all'estero (per la difficoltà di farlo in Italia) e, parallelamente, ho due fratellini che mi costringevano a pormi delle domande.

Il film è dedicato a coloro che sono costretti a lasciare questo Paese e a chi lo sta per vivere.

domenica 1 novembre 2015

Immigrati, brava gente: una promozione teatrale per voi


 
 
PER TUTTI I LETTORI DI www.peridirittiumani.com

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AVRAI DIRITTO AD UNO SCONTO SUL PREZZO DEL BIGLIETTO: 16 EURO ANZICHE’ 20 EURO

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DAL 5 AL 22 NOVEMBRE 2015

IMMIGRATI BRAVA GENTE
scritto e diretto da Bernardino De Bernardis con Bernardino De Bernardis, Angela Ruggiero, Ruddy Almada, Simonetta Milone, Francesca Di Meglio, Matteo Fasanella, Elena Verde, Antonio Coppola, Giuseppe De Bernardis


Una “commedia sulle paure sociali”, alimentata da una napoletanità energica e fantasiosa che mostra, attraverso piccole e continue deflagrazioni comiche, la poesia del quotidiano.

Cosa succederebbe ad una famiglia napoletana, animata da continue beghe interne, se piombasse in casa un immigrato?
Tra battibecchi, siparietti e tranche de vie, lo scoprono la famiglia Croccolo ed il capofamiglia Salvatore, che incontrerà Omar e sceglierà di accoglierlo, dargli un lavoro e un’opportunità, sfidando le paure imperanti e la diffidenza che nel nostro tempo annida ovunque. 
>>> vai al sito
Teatro Martinitt - gestione La Bilancia Produzioni
via Pitteri 58 - 20134 Milano
tel. 02 36.58.00.10 - info@teatromartinitt.it
 
ORARIO BIGLIETTERIA
Lun dalle ore 17.30 alle 20
da Mar a Sab dalle ore 10 alle 20
Dom dalle ore 14 alle 20
ORARIO SPETTACOLI
giovedì e venerdì ore 21
sabato ore 1
7.30 e 21 - domenica ore 18
Ufficio Promozione - Viviana Gagliardi
tel. 02 36.58.00.11 -Mail: promozione@teatromartinitt.it
Ufficio Stampa - Federica Zanini
Cell. 347 41.68.599 - f.zanini@yahoo.it
 
 

sabato 31 ottobre 2015


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





Associazione per i Diritti Umani




PRESENTA



La resistenza attiva di un immigrato



Presentazione del documentario: “SEXY SHOPPING”

di Adam Selo e Antonio Benedetto





giovedì 5 NOVEMBRE, ore 19

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1 (ang Via G. da Cermenate, 2 MM ROMOLO) MILANO





L’Associazione per i Diritti Umani organizza l'incontro nell'ambito della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.



Presentazione del documentario “SEXY SHOPPING” di Adam Selo e Antonio Benedetto alla presenza dei registi e di Veronica Tedeschi, avvocato ed esperta del tema delle migrazioni.










domenica 25 ottobre 2015

Un cortometraggio per parlare del tumore al seno




L’idea di Segni, nasce dalla voglia di raccontare delle storie di dolore nella fase di“rinascita”. Protagoniste del delicato racconto sono tre donne (Donatella Gimigliano, Monica Periccioli e Arianna Stabile), una narratrice e un’artista del mondo della musica.

La narratrice (Rita Dalla Chiesa), è colei che raccoglie la testimonianza di tre donne coraggiose, che hanno affrontato la violenza psicofisica del tumore al seno, il tutto con le musiche e le incursioni della cantante (Fiordaliso). Attraverso i loro racconti, in chiave di conversazione/confessione, scopriamo quello che le donne raramente dicono: il percorso che hanno dovuto affrontare (o che stanno affrontando), spesso da sole, per superare la dirompente violenza che il cancro esercita sul loro corpo, sulla loro mente e sulla loro vita. Cinque i punti cardine: combattere il male per riappropriarsi del proprio corpo e dell'equilibrio psichico, dei rapporti interpersonali (che spesso vengono meno), col resto della società e col mondo del lavoro. Riappropriarsi anche dei piccoli gesti quotidiani che fanno parte del mondo femminile, come truccarsi, scegliere un bel vestito per uscire, sistemarsi i capelli. Riprendere consapevolezza della propria femminilità, della bellezza che fa parte di ogni donna. Il simbolo che accompagna le nostre quattro protagoniste nei loro racconti è il fiore di camomilla. La camomilla rappresenta la forza e il coraggio nei momenti difficili, ma viene anche utilizzata in natura con un nobile scopo: travasandola accanto a piante malate, ha il potere di rinvigorirle.
Il cortometraggio si chiude con un'immagine allegra e serena: le donne protagoniste e la narratrice stringono in mano ognuna dei mazzolini di camomilla, e decidono di offrirli a noi, come gesto di forza e solidarietà per chiunque ne avesse bisogno.

Per un'anticipazione del corto:




venerdì 16 ottobre 2015

Donne arabe e prostituzione: il film MUCH LOVED rompe il tabù








Noha, Soukaina, Randa e Halima: nomi di donne, di donne marocchine. Cala la notte e loro iniziano a lavorare: nell'oscurità possono confondersi con le ombre di una vita clandestina, quella delle prostitute. Le quattro giovani donne, infatti – belle e spregiudicate – hanno scelto di fare il mestiere più antico del mondo per essere o sentirsi libere. Forse.

Una scelta che, in fondo, non è mai una vera decisione libera, neanche per le donne occidentali. E' una scelta, purtroppo, spesso obbligata, accettata con la violenza o per disperazione. Nel caso delle protagoniste del film Much loved – film del regista di origini tunisine Nabil Ayouch, vincitore della Palma d'oro all'ultimo festival di Cannes e nelle sale italiane in questo periodola scelta è apparentemente libera: i moralisti potrebbero dire: “Sì, ma potevano decidere di fare un altro mestiere” e potrebbe essere vero; ma esasperate da una società patriarcale e maschilista, spesso molestate verbalmente e fisicamente, soggette alle prese di posizione, culturali o religiose, da parte di persone altre, queste ragazze passano alla provocazione più grande: vendere il proprio corpo. Quel corpo spesso maltrattato, usato, imprigionato, qui diventa di “proprietà” solo dell'individuo, della donna. E qui sta l'originalità di questa storia, perchè si tratta di un racconto di una forma di emancipazione (i temi hanno già fatto del back ground culturale e sociale dell'Occidente) in un Paese magrebino. E' l'occasione per mostrare il comportamento abbietto degli uomini: viscidi clienti o poliziotti corrotti, da cui emerge un tratto dell'intera società poco edificante. “Mentono tutte, puttane e sante. Le nostre sono come la carne sui questi piatti. Morte”, afferma un cliente saudita e questa frase fa intuire anche quanto il linguaggio, femminile e maschile, sia crudo e diretto: gesti e parole non fanno sconti nel denunciare un aspetto nascosto e misero dietro alle luci sfavillanti della bellissima Marrakesh. La città, infatti, si mostra come le sue prostitute: affascinate, profumata e capace di regalare sogni e piacere, ma dietro al bel vestito si cela la malinconia.      


Sulla carta il Marocco ha una Costitituzione che vieta, nel nuovo diritto di famiglia, le nozze forzate , la poligamia e impedisce il matrimonio fino al compimento dei 18 anni: sulla carta, perchè nelle zone rurali e nei villaggi, la situazione culturale è ancora molto arretrata e vigono le leggi della tradizione, che penalizzano le donne, le ragazze e le bambine.

Noha, Soukaina, Randa e Halima sono costrette anche a strisciare per raccogliere il denaro gettato per terra dai clienti; sono state ripudiate dalle famiglie; vivono la solitudine e l'impotenza di chi è entrato in un circolo chiuso da cui è impossibile uscire. Solo loro quattro e, unite, finiranno per costituire una piccola famiglia perchè condividono la mancanza di amore.

Il film è stato censurato in Marocco, ma ha diviso ugualmente l'opinione pubblica. Il regista, per un certo periodo, ha dovuto vivere sotto scorta. Noi non vogliamo condizionare gli spettatori per cui ci limitiamo a consigliarne la visione per continuare il dibattito sul tema.
 
 
 
 

mercoledì 14 ottobre 2015


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con Arci Scuotivento di MONZA

presenta il corso di cinematografia:

CINEMA e DIRITTI



TEMI

Un corso di cinema – declinato in vari modi: tecniche, generi, approfondimenti tematici, etc. - riguarda la capacità di leggere un film come se fosse un testo scritto. La domanda principale è : “Da quali elementi è costituito un film?”. Il Cinema può essere usato come momento di approfondimento per alcune materie di studio e di argomenti di grande attualità (Storia, Intercultura, Geografia/Geopolitica, Filosofia, Sociologia) .

Il linguaggio cinematografico è, infatti, caratterizzato da un codice , come un testo letterario, che va decifrato per coglierne i significati profondi, i messaggi diretti e indiretti in modo che, chi guarda e ascolta un'opera filmica (come un'altra opera d'ARTE) sia consapevole del contenuto della stessa.

Ecco, quindi, che proponiamo un corso che coniuga l'aspetto tecnico con il contenuto. Verranno analizzati cortometraggi, documentari sui temi dei diritti umani, verranno analizzati spezzondi di film che hanno segnato la Cinematografia per una riflessione partecipata sugli argomenti trattati e sulle tecniche di comunicazione degli stessi.

Siamo – soprattutto i giovani- costantemente bombardati da immagini e dal linguaggio dei mass-media che è composto da immagini, appunto, suoni, parole. Pensiamo alla tv, al computer con Internet, al Cinema, ai videogames...In questa giungla di sollecitazioni è necessario saper scegliere il prodotto utile alla crescita, alla giusta e corretta informazione, alla buona conoscenza di sé e di ciò che accade intorno a noi.



FINALITA’ e OBIETTIVI

La finalità principale è quella di dare agli utenti tutti gli strumenti per decodificare il linguaggio delle immagini, da cui siamo costantemente stimolati. Ogni prodotto audiovisivo, infatti, è veicolo di comunicazione di un messaggio: ma di quali messaggi ? E come tali messaggi vengono comunicati ?

Come già detto, i percorsi si pongono gli obiettivi di insegnare a scegliere, tra i vari messaggi,quelli positivi; di stabilire quale sia un buon prodotto filmico; di “difendersi” dalle informazioni, opinioni e altro che pilotano le nostre scelte all’interno della società contemporanea, società dell’immagine e non del contenuto.

METODOLOGIA

Il progetto prevede 4 incontri in cui l’esperto parlerà, con lezioni frontali, delle tecniche cinematografiche di base ( a cui potranno seguire approfondimenti). Ogni lezione sarà accompagnata dalla visione guidata di spezzoni tratti dai film più importanti della cinematografia mondiale, passata e recente. Analisi critica degli spezzoni insieme ai partecipanti.

Alla fine del percorso, si lavorerà insieme sulla decodifica di un cortometraggio. Verranno consegnate dispense sui termini tecnici più usati.



DURATA e COSTI

4 incontri di 90 minuti ciascuno

Quota per partecipante: 60 euro



DATE e ORARI



venerdì 30 ottobre, ore 21.00

venerdì 6 novembre, ore 21.00

venerdì 13 novembre, ore 21.00

venerdì 20 novembre, ore 21.00






Il corso verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti e si terrà presso Arci Scuotivento, Via Monte Grappa 4B a Monza



ESPERTO

Alessandra Montesanto, critico cinematografico, formatrice presso vari istituti scolastici, cultore della materia presso l’Università di Urbino, autrice del volume “Visioni urbane – Cinema tra viaggi e architetture”, Arcipelago edizioni. Curatrice del volume “Immigrazione e Mass-media. Per una corretta informazione” Arcipelago Edizioni

giovedì 30 luglio 2015

E' arrivata mia figlia: una madre e una figlia per il diritto alla dignità



Val e Jessica: una madre e una figlia nel Brasile di oggi. Val è una donna di mezza età, da tanti anni è al servizio come domestica presso una famiglia, in una villa di San Paolo. Ha cresciuto i figli di Bàrbara e di Carlos e Fabinho, il ragazzo adolescente, la considera la sua “seconda mamma”. Jessica arriva a scompaginare la ritmica e monotona quotidianità di Val, un giorno, all'improvviso: dopo un'infanzia trascorsa con il padre e la nonna, vuole trascorrere a San Paolo un po' di tempo per poter accedere al test di ingresso in università. Val non ha altra alternativa che quella di farla soggiornare nella sua stanza – stretta e soffocante – mentre cerca un alloggio per entrambe. Ma la convivenza tra i componenti della famiglia ricca e le due donne non è facile. Da qui prende l'avvio la trama del film intitolato E' arrivata mia figlia, di Anna Muyleart, vincitore del Premio speciale della Giuria al Sundance Festival e del Premio del pubblico al Festival di Berlino 2015.

I personaggi, ben caratterizzati, formano il puzzle della società brasiliana delle metropoli: Bàrbara, la moglie ambiziosa e consapevole di sé e del proprio ruolo sociale, Carlos il marito depresso, privo di spina dorsale, del tutto steso sulla propria ricchezza ereditata, i due figli poco più che bambini poco maturi e molto viziati. E, tra loro, spicca anzi giganteggia la figura di Val: una donna, una madre per tutti. Affettuosa, rispettosa delle regole, accudente: solido punto di riferimento, ma sempre al proprio posto, mai sopra le righe, quasi un oggetto da arredamento utile, ma non indispensabile (se non per Fabinho e per la sua fragile psicologia).  

Jessica, appartiene a un'altra generazione e cova rancore per quella madre che le ha sempre inviato i soldi per il mantenimento, ma che le è stata lontana. La ragazza non sopporta le imposizioni di una differenza di classe ancora evidente, nonostante i piccoli gesti ipocriti; non accetta le avances di un uomo scontento e annoiato; non tollera la rassegnazione della propria genitrice. E allora si butta in piscina con i figli dei “padroni”, mangia il gelato di Fabinho, chiede sfacciatamente di poter studiare nella stanza degli ospiti, si rivolge apertamente ed esprime le proprie opinioni. Piccoli/grandi gesti di rivolta, che operano una rivoluzione: una rivoluzione raccontata con maestria dalla regista brasiliana. La macchina da presa segue con calma ogni movimento dei personaggi, spesso rimane ferma, entra negli ambienti della villa e al di fuori, proprio per far cogliere agli spettatori quelle piccole sfumature che creano – come i muri e le pareti – le barriere tra ricchi e poveri, tra chi sta in cima e chi sta alla base della gerarchia anche culturale. Ma col tempo, Jessica impara a capire, le scelte obbligate della madre e la madre impara a riconoscere l'importanza della libertà e della dignità grazie alla figlia. E allora entra anche lei nella piscina, ride e telefona alla ragazza per dirglielo. In seguito madre e figlia troveranno una piccola, semplice casa tutta per loro...e Val si sentirà chiamare, finalmente, “mamma”.

domenica 5 luglio 2015

Volevo essere color cioccolato: il teatro parla di discriminazione

 
 

 

 
di Alessia Lucconi



Anche quest’anno, lo Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro per il ciclo “L’acqua, la terra e le relazioni tra gli uomini”, ci ha regalato un invito a teatro davvero speciale: il 17 e 18 giugno è infatti andato in scena il monologo di Giulia Calligaro “Volevo essere color cioccolato“, con Valentina Picello nel ruolo di attrice protagonista, per la regia Charlie Owens.       




Una Indio con la pelle bianca e i capelli rossi che si scontra con la discriminazione dei suoi simili, in un contesto dove la conversione delle coltivazioni per la produzione di foglie di coca porta a violenze e scontri in seno al suo villaggio.



La fuga dalle sue origini le farà intraprendere un percorso in cui crescita interiore, realizzazione negli studi e conoscenza dell’amore, la aiuterà a ritrovarsi e a regalare una speranza alla sua gente.



L’opera, che se focalizzata solo sulla figura della protagonista e sui musicisti ne guadagnerebbe molto, nasce dal reportage giornalistico di Giulia Calligaro sulla situazione attuale del Perù e sulla ripresa della coltivazione del cacao, che sta riqualificando questa terra e la sta allontanando sempre più dall’immagine di paese legato al narcotraffico.
Anche se con qualche momento di incertezza l’attrice giuda lo spettatore con la passione di chi ama recitare e lo conduce in un luogo di solitudine e natura, intriso di dispiaceri e coraggio, di sventure e salvezze e dalla storia emergono evidenti l'importanza della determinazione e la saggezza, elementi indispensabili per non soccombere alle difficoltà della vita; in particolar modo l'autrice esprime le sue riflessioni con frasi d'impatto che emotivamente restano impresse per la loro profonda verità.



E’ da lodare anche la gratuità dell’evento, che anche questa volta ha reso l’esperienza del teatro alla portata di tutti.



domenica 3 maggio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)












DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO

  
   
Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.

 

CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitàrio, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






martedì 16 dicembre 2014

Incontro sul carcere di Opera: detenuti, letteratura e dignità



Cari amici,

oggi vi proponiamo il video dell'incontro che l'Associazione per i Diritti Umani ha realizzato, presso il Centro Asteria, sul documentario Levarsi la cispa dagli occhi. Abbiamo avuto occasione di fare molte riflessioni con i registi, Cristina Maurelli e Carlo Concina, e con alcuni detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera. Ha partecipato all'iniziativa anche Margherita Lazzati del progetto "Leggere LiberaMente".


Il documentario racconta lo svolgimento del progetto “Leggere Libera Mente”, che si svolge all'interno del carcere di massima sicurezza di Opera.

Muri, sbarre, chiavi. Il carcere è un posto di frontiera. Ma lettura e scrittura possono aiutare a ritrovare un senso, a dare voce a giorni sempre uguali.

Le poesie dei detenuti, i loro scritti, le loro pagine preferite ci accompagnano in un viaggio all'interno del carcere alla ricerca del significato della parola LIBERTA'.





Proponiamo anche una proiezione del documentario per le scuole (terze medie e superiori), sempre alla presenza dei registi al costo simbolico di due euro a partecipante. Per informazioni: peridirittiumani@gmail.com


 

Tutto il nostro materiale video è disponibile anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani.


Se apprezzate il nostro lavoro, potete aiutarci a continuare a farlo con una piccola donazione tramite Paypall (in alto a destra sul sito). Grazie!

domenica 7 dicembre 2014

Vite al centro: donne, lavoro, diritti


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





giovedì 11 dicembre 2014

ore 19.00

Presso: Centro Asteria, Piazza Carrara, 17.1 (Ang. Via G. da Cermenate, 2, MM Romolo)





la presentazione del documentario:


VITE AL CENTRO”

 


Il documentario di Nicola Zambelli e Fabio Ferrero fa parte del programma della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!” organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani di Milano.



Sarà presente NICOLA ZAMBELLI



Il DOCUMENTARIO:

Alice e Beatrice, due amiche, entrambe lavoratrici dipendenti in un centro commerciale, attraversano un momento cruciale della loro vita: una è in procinto di mettere al mondo un figlio e di entrare in maternità, l’altra di sposarsi ed è alla ricerca di un nuovo lavoro. Le loro storie assomigliano a quelle di molti coetanei, che coltivano i propri sogni tra le difficoltà e le speranze di un futuro incerto, strettamente connesso alle trasformazioni in atto e al complicato momento storico.

Nel mondo del commercio il modello “7 giorni su 7 - 24 ore su 24” si è definitivamente affermato in seguito alla liberalizzazione totale degli orari di apertura dei negozi introdotta con il decreto “Salva Italia”.
I nuovi contratti di lavoro non prevedono piu’ la distinzione tra giorni lavorativi e festivi e, alterando l'equilibrio tra tempo di vita e di lavoro, impongono ritmi sempre più frenetici.
La maggior parte degli impiegati nella grande distribuzione sono donne con un’età media di 35 anni. Molte di loro sono anche madri che reggono il peso della famiglia e dell‘economia domestica, in un Paese in cui la spesa per il welfare diminuisce anno dopo anno.
Il documentario VITE AL CENTRO nasce dal bisogno di mostrare la trasformazione del mondo familiare partendo da una riflessione sul lavoro femminile nei centri commerciali, presenza costante nelle periferie urbane (di Brescia così come di tutta Italia) e risorsa occupazionale per i giovani in cerca di impiego in un momento di grande crisi.






giovedì 30 ottobre 2014

Detenuti e letteratura: presentazione del documentario "Levarsi la cispa dagli occhi"




L'Associazione per i Diritti Umani presenta il documentario



LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI



Alla presenza dei registi e dei rappresentanti del progetto “Leggere Libera Mente”



VENERDI', 31 ottobre



alle ore 19.00



Presso il centro Asteria, Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. da Cermenate, 2 (MM Romolo, Famagosta, Milano)




Andare oltre le mura di un carcere, cercare libertà anche rinchiusi, ritrovare il senso della vita e del futuro con l'immaginazione: tutto questo e molto di più è Levarsi la cispa dagli occhi, un documentario che racconta l'esperienza di un progetto formativo: quello che ha visto portare nell'istituto di pena di Opera, la lettura e la scrittura creativa come possibilità di rideinizione di sé, come espressione dei propri sentimenti, come auto-narrazione e uso della fantasia. Perchè il carcere deve e può essere un percorso riabilitativo. Levarsi la cispa dagli occhi è stato realizzato da Carlo Concina e Cristina Maurelli e il titolo del film riguarda tutti noi, noi che stiamo fuori: è un invito a levarsi i paraocchi e a superare i pregiudizi nei confronti di chi ha sbagliato, sta scondando la pena per l'errore commesso, ma può essere recuperaro e restituito alla società.





lunedì 24 febbraio 2014

Per la cittadinanza a Mohamed Ba



Il 26 febbraio, in collaborazione con l’associazione Asnada e con il patrocinio della Fondazione Cariplo, verrà proiettato il film Va’ Pensiero del regista Dagmawi Yimer presso il Cinema Anteo di Milano (ore 21,00) per voltare pagina e rilanciare la petizione che chiede il conferimento della cittadinanza a Mohamed Ba. Firmala anche tu ora, aiutaci a raggiungere quota mille, manca pochissimo.
http://www.change.org/it/petizioni/al-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-cittadinanza-per-mohamed-ba-vittima-di-attentato-razzista.



L'Associazione per i Diritti Umani sostiene questa richiesta importantissima.

E, nell'occasione, certi di farvi cosa gradita,ripubblichiamo i due incontri che la nostra associazione ha realizzato proprio con Mohamed Ba nei mesi scorsi, ringraziandolo ancora tantissimo per questi momenti di riflessione così ricchi e interessanti.







Vi ricordiamo che il materiale video di tutti i nostri incontri è disponibile anche sul canale YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani.


mercoledì 16 ottobre 2013

Nuove opportunità per registi africani. Al festival del film di Locarno

Per la prossima edizione del film di Locarno - che si terrà dal 6 al 16 agosto 2014 - la sezione “Open Doors” tornerà a dedicarsi all'Africa subsahariana.
Con il sostegno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (Svizzera), Open Doors mira a sostenere e mettere in luce registi e film di paesi del Sud e dell’Est del mondo dal fragile cinema indipendente, coinvolgendo ogni anno una regione diversa. La prossima edizione tornerà a dedicarsi all'Africa subsahariana, già protagonista nel 2012 con i paesi francofoni.
L’edizione 2014 sarà dedicata ai seguenti paesi, che non hanno partecipato nel 2012:
Angola, Botswana, Capo Verde, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Kenya, Lesotho, Liberia, Malawi, Mozambico, Namibia, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Sierra Leone, Somalia, Sud Africa, Sudan del Sud, Sudan, Swaziland, Tanzania, Uganda, Zambia, Zimbabwe.
Il Festival selezionerà fra le candidature ricevute una dozzina di progetti che parteciperanno all’edizione 2014 di Open Doors. Il laboratorio di coproduzione (9-12 agosto) ha lo scopo di mettere in contatto i registi e produttori finalisti con potenziali partner, al fine di favorire il sostegno necessario al finanziamento dei progetti.
Viene confermata la formula introdotta nel 2013, in cui oltre a permettere ai registi e produttori selezionati di incontrare possibili partner, l'iniziativa propone degli atelier per gli addetti ai lavori legati alle problematiche dell’industria cinematografica, con incontri individuali e panel sulla formazione e l’informazione. A conclusione di questi quattro giorni verranno premiati i migliori progetti. Il premio Open Doors, del valore di 50’000 CHF (ca. 40'000 EUR), è finanziato dall’iniziativa Open Doors in collaborazione con la Città di Bellinzona e il fondo svizzero di sostegno alla produzione Visions Sud Est, anch’esso sostenuto dalla DSC. Due ulteriori premi saranno offerti rispettivamente dal CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée) e da ARTE.
Oltre a queste iniziative per i professionisti, la sezione si compone anche di una parte dedicata al pubblico del Festival, gli Open Doors Screenings, che presentano una selezione di film rappresentativi della cinematografia dei paesi coinvolti.



L'edizione 2014 di Open Doors è a cura di Ananda Scepka. Laureata in filosofia e storia all'Università Sorbona di Parigi, Ananda Scepka collabora con il Festival dal 2009. La sezione si avvale inoltre per questa edizione del contributo di Alex Moussa Sawadogo, esperto di cinema africano e direttore del festival Afrikamera a Berlino.

Le iscrizioni per l’edizione 2014 sono aperte da oggi sul sito www.opendoors.pardo.ch e sono riservate ai progetti provenienti dai 25 paesi sopra elencati.