"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
A questo link potete trovare un video
di Malala Yousafzai la giovane attivista pakistana, vincitrice del
Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l'affermazione
dei diritti civili e per il diritto all'istruzione — bandito da un
editto dei talebani — delle donne della città di Mingora, nella
valle dello Swat.
In
questa sua dichiarazione Malala parla anche di femminismo.
La
Corte Costituzionale
italiana nella giornata del 25
giugno si è espressa
dichiarando illegittimo l’art.
3 comma 1 del decreto
legislativo del 2002 in materia di servizio civile con cui si
limitava l'accesso al servizio ai soli cittadini italiani.
La
vicenda a favore dell’inclusione dei giovani stranieri residenti in
Italia aveva preso avvio oltre tre anni fa quando un giovane
pakistano si era visto rifiutare la partecipazione al servizio civile
per mancanza del requisito della cittadinanza italiana. Sollevata la
questione di fronte al Tribunale di Milano e alla Corte d’Appello
di Milano, il giudizio è poi proseguito e la Corte di Cassazione, a
Sezioni Unite, ha posto la questione di costituzionalità della norma
per contrasto con il principio di uguaglianza.
Dopo
la recente sentenza
119/15, con cui la
Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del decreto
legislativo 77/02
(articolo 3, comma 1), tutti i giovani stranieri regolarmente
soggiornanti hanno diritto di accedere alle selezioni per il servizio
civile. Nel testo si legge: "L’esclusione dei cittadini
stranieri dalla possibilità di prestare il servizio civile
nazionale, impedendo loro di concorrere a realizzare progetti di
utilità sociale e, di conseguenza, di sviluppare il valore del
servizio a favore del bene comune, comporta dunque un’ingiustificata
limitazione al pieno sviluppo della persona e all’integrazione
nella comunità di accoglienza".
Piazza
Carrara 17.1, ang. Via G. da Cermenate, 2 – Milano (MM2 Romolo)
In occasione della Giornata internazionale del disabile la curatrice del progetto “DIVERSO DA CHI? Per una nuova cultura del rispetto” , Eva Schwarzwald, esperta in educazione ai media, introdurrà la proiezione di alcuni cortometraggi adatti alle scuole e alle famiglie.
Quindici racconti sulla disabilità, sui sentimenti e sul rispetto della vita delle persone con bisogni speciali, una guida per gli insegnanti ed attività didattiche complementari compongono il DVD, offrendo la possibilità, attraverso i film, di imparare, capire e combattere gli stereotipi sulla disabilità.
Agli insegnanti che prenotano la propria partecipazione alla serata verrà consegnato in omaggio una copia del dvd per la loro scuola!
Per informazioni e prenotazioni: peridirittiumani@gmail.com
“ Vorrei
fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e
a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia
sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più
solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che
ancora ci sono nel mondo...Ognuno, secondo le proprie possibilità e
responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a
tante ingiustizie sociali. Non è la cultura dell'egoismo,
dell'individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che
costruisce e porta a un mondo più abitabile, ma la cultura della
solidarietà; vedere nell'altro non un concorrente o un numero, ma un
fratello...Desidero incoraggiare gli sforzi che la società
brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo,
anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la
fame e la miseria. Nessuno sforzo di 'pacificazione' sarà duraturo,
se non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora,
che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se
stessa”.
Queste
alcune frasi pronunciate da Papa Francesco durante la sua visita alla
favela di Varginha, a Rio de Janiero.
Il
pontefice è tornato in Italia. La Confederation cup è terminata e,
per un po', si spegneranno i riflettori sul Brasile in attesa dei
Mondiali di calcio e delle Olimpiadi.
I
brasiliani - pochi mediamente ricchi e tanti poveri - torneranno alla
loro quotidianità, quella gente che è scesa in piazza per
protestare contro un'economia capitalistica escludente e contro quei
governanti che risolvono i problemi sociali solo in maniera
superficiale, come era scritto su uno dei tanti striscioni che
sfilavano durante le manifestazioni e che recitava: “Un Paese muto
è un Paese che non cambia”, quelle persone che sulla spiaggia di
Copacabana ascoltava e applaudiva le parole di Bergoglio quando
faceva appello alla solidarietà.
Il
presidente operaio Lula prima e Dilma Roussef poi si sono trovati a
dover gestire una situazione economica disastrosa, eredità del
precedente governo neoliberale di Fernando Enrique Cardoso. Lula si
vide costretto a riadattare la sua politica in base alle richieste
delle multinazionali e dei latifondisti e la Roussef ha continuato il
suo operato avvicinandosi alla bancada
ruralista - proprietaria
della terra per la quale sono stati assassinati molti contadini e
leaders sociali - e alla chiesa evangelica (e ricordiamo che la
Commissione dei diritti umani è stata affidata ad un pastore
evangelico, omofobo e razzista di cui abbiamo parlato in un
precedente articolo). Per non parlare della persecuzione nei
confronti del Movemento Sem Terra.
Il
popolo brasiliano si è stancato: è sceso nelle piazze di tutte le
città per dire “basta” all'aumento del costo del biglietto de
mezzi pubblici; alle tremende condizoni di lavoro degli operai
impegnati nella costruzione di impanti sportivi faraonici; al
progetto del treno ad alta velocità, che dovrebbe collegare ventidue
quartieri di Fortaleza, ma che comporta la sparizione dei barrios,
costringendo
le persone ad abbandonare le propie case; alla privatizzazione
merchandising sportivo da parte della Fifa che spazzerà via i
piccoli veditori ambulanti.
La
rabbia è esplosa, l'esasperazione è al limite. Le parole di Papa
Francesco sono arrivate al cuore degli abitanti delle periferie
brasiliane e di tutto il mondo, ma devono arrivare alle orecchie di
chi ha il potere di avviare il cambiamento e promuovere
l'uguaglianza.
Lacrime,
balli, brindisi e bandiere arcobaleno: centinaia di attivisti e di
cittadini comuni si sono riversate nelle strade di Los Angeles,
Washington, San Francisco per festeggiare la decisione della Corte
Suprema degli Stati Uniti che ha dichiarato anticostituzionale il
Defence of Marriage Act (DOMA), firmato nel 1996, da Bill Clinton:
anticostituzionale perchè viola il quinto emendamento della Carta,
emendamento che difende le libertà civili e il principio di
uguaglianza tra tutti i cittadini.
“L'amore
è amore. La sentenza di oggi sul Doma è un passo storico verso la
parità nei matrimoni”, con queste parole il Presidente Barak Obama
ha commentato la sentenza. D' ora in avanti, infatti, le coppie dello
stesso sesso, sposate legalmente, avranno gli stessi diritti
riconosciuti alle coppie etero: potranno godere della copertura
sanitaria, di detrazioni fiscali per il compgano o la compagna a
carico e del diritto all'eredità.
Contrari
a questa decisione si sono dichiarati i vescovi statunitensi che -
attraverso il loro portavoce, Timothy Dolan, hanno dichiarato: “Un
giorno tragico per la Nazione e per il matrimonio perchè la Corte
Suprema ha sbagliato” - e un esiguo gruppo di repubblicani, ma
cinque giudici (contro quattro) hanno stabilito che, negando i
diritti agli omosessuali sposati il governo federale “li tratta in
modo meno rispettoso rispetto agli eterosessuali”.
Un'importante
vittoria è stata anche ottenuta dalla “Proposition 8”, il
referendum che, nel 2008, vietò i matrimoni gay in California: fatto
rielvante perchè l'importanza economica della California si riflette
anche sulla sua possibilità di influenzare i cambiamenti sociali
americani.
E in
Italia cosa succede?
Accade
che sabato scorso, 29 giugno, anche Milano si è colorata con le
tinte dell'arcobaleno. Il capoluogo lombardo ha, infatti, ospitato il
Gay Pride, organizzato dal Coordinamento Arcobaleno delle
associazioni Lgbt di Milano con il patrocinio dell'Amministrazione
comunale che ha voluto gemellare il Milano Pride 2013 con il Minsk
Pride - che si terrà in ottobre nella capitale bielorussa - per
sostenere le comunità omosessuali anche in quei Paesi dove subiscono
ancora gravi discriminazioni.
Pierfrancesco Majorino
In
occasione della parata, l'assessore alle Politiche sociali,
Pierfrancesco Majorino, ha annunciato la nascita della “Casa
dei diritti”.
Dopo
l'istituzione del registro delle unioni civili (che conta più di
1300 iscritti) e l'apertura della casella di posta elettronica
antidiscriminazioni@comune.milano.it,
la Casa dei diritti sarà un luogo che, dall'autunno, ospiterà
associazioni e che metterà in atto attività di prevenzione e
contrasto alla discriminazione di identità di genere e orientamento
sessuale.
Si snoda
tra le sale di Palazzo Reale, a Milano, ed è ancora possibile
visitarla, fino al 2 giugno: si tratta di una mostra, ricca e ben
organizzata, dal titolo “The Desire for Fredoom. Arte in Europa dal
1945”.
A cura
di Monika Flacke, Henry Meyric Hughes e Ulrike Schmiegelt, realizzata
su iniziativa del Consiglio d'Europa e finanziata dalla Commissione
europea, l'esposizione presenta più di 200 opere di 94 artisti
contemporanei provenienti da 27 diversi Paesi: Albania, Azerbaijan,
Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia,
Germania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Norvegia, Paesi
Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia,
Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina e Ungheria.
Il
progetto nasce con l'obiettivo di superare la concezione di un'Europa
del dopoguerra divisa tra due blocchi di potere contrapposti, come
durante la Guerra Fredda, assumendo, invece, l'idea che le parti
affondino le loro radici comuni nell'illuminismo e che, quindi,
possano condividerne gli stessi valori, quali: la libertà, la
giustizia e l'uguaglianza.
In
particolare, le domande che la mostra sollecita allo spettatore sono:
Come viene concepita e difesa, oggi, l'idea di libertà? Cosa
significa “libertà” in Europa dopo il 1945?
Il
percorso è suddiviso in 12 capitoli tematici. Apre il “Tribunale
della ragione” in nome della quale sono stati commessi, nel corso
della Storia, le peggiori violazioni dei diritti umani; ispirandosi
all'omonima opera di Joseph Beuys, la seconda sezione si intitola “La
rivoluzione siamo noi” e si interroga sulle utopie moderne e
contemporanee; “Viaggio nel Paese delle meraviglie” racconta la
capacità dell'Arte di rovesciare paradigmi e costringe lo spettatore
a riflettere sulla propria coscienza storica; in “Terrore e
tenebre” si affronta il tema della tortura che, ancora oggi, nega i
valori della solidarietà e della fratellanza; si prosegue, poi, con
il “Realismo della politica” in cui gli artisti dimostrano quanto
spesso la politica non sia capace di risolvere problemi e conflitti
all'interno della società civile;
la
sezione “Libertà sotto assedio” riprende l'analisi delle
violazioni dei diritti umani in nome della sicurezza; in “99 Cent”
le opere mettono duramente in discussione il capitalismo e il
consumismo; in “Cent'anni” gli artisti sperano in un rinnovato
rispetto per l'ambiente e per le risorse che esso ci regala; a questa
sezione è collegata la successiva, dal titolo “Mondi di vita” in
cui l'abitazione non è solo riparo, ma può diventare anche canale
di comunicazione con l'esterno; “L'altro luogo” può essere una
scelta nuova di vita, un orizzonte diverso da quello imposto;
“Esperienza di sé e del limite” pone lo spettatore di fronte ai
quesiti: “Che tipo di persona voglio essere?” e “Quale
relazione vorrei impostare con gli altri?”; e, infine, “Il mondo
nella testa” conferma il fatto che le nostre scelte e i nostri
comportamenti siano determinati, innanzitutto, dal Pensiero.
La
struttura del progetto espositivo è circolare, senza linearità
cronologica, perchè – in fondo – si tratta di argomenti
universali e le riflessioni dovrebbero riguardare tutti, al di là
dei confini e delle epoche. Una proposta culturale molto ampia con
dipinti, fotografie, video, installazioni che vedono protagonisti
artisti di fama internazionale, quali, per citarne alcuni: Christo,
Damien Hirst, Lucio Fontana, Yinka Shonibare, Boris Mikhailov,
Alberto Giacometti, Jannis Kounellis, Yves Klein. Un mappa
geopolitica attraverso l' Arte, uno stimolo per la mente, un buon
inizio, per chi fosse interessato a questi argomenti, per continuare
ad approfondire anche grazie alle numerose citazioni, notizie e
racconti che si possono ascoltare con le audioguide.
Per
la prima volta, l'Associazione per
i Diritti Umani
è in collaborazione con un'altra realtà culturale: il Festival di
Letteratura di Milano (5-9 giugno 2013) che porta la letteratura tra
la gente e a costo zero. Un Festival che, come la nostra associazione, nasce dal basso e organizza eventi a partecipazione
popolare.
GIOVEDI’
6 GIUGNO 2013
ore
18.30
presso
SPAZIO
LIGERA Milano
Via
Padova,133 (MM Loreto, bus 56) Milano
La
neo costituita Associazione per i Diritti Umani presenta il suo primo
evento in collaborazione con il
Festival della Letteratura di Milano (5-9
giugno 2013 a Milano) dal titolo: “Rete
scuole senza permesso:
accoglienza, uguaglianza e giustizia sociale”
Aprirà
gli interventi Alessandra Montesanto, Vicepresidente
dell'Associazione per
i Diritti Umani che
farà una breve presentazione del Festival di Letteratura e delle
attività dell'associazione; seguirà un'introduzione a cura di Fabio
Mantegazza, uno dei fondatori della Rete Scuole Senza Permesso;
proiezione del video IO
SONO a
cura della
Scuola Popolare di Italiano per Stranieri di Rogoredo;
approfondimento sempre con Fabio Mantegazza sulle attività della
Rete.
Seguirà
un reading spettacolo con musica
“Anche
se manca l’aria”
, a
cura dei Cani di Trifola. Battista Oprandi, Dario Durizzi, Giovanni
Barcella. Alberto Zanini chitarra. Andrea Martinella contrabbasso.
Massimo Signori percussioni. Battista Oprandi chitarra e voce. Øyvind
Svendsen Corno, melodica e Tromba. “Anche se manca l’aria” è
un canzoniere civile che rivendica la propria autenticità (“lo
spaccio musica e non mi importa degli ascolti telecomandati da sirene
radiofoniche … “)
RETE
SCUOLE SENZA PERMESSO: è
il nome che ha voluto darsi una rete di scuole di italiano per
immigrati milanesi, nata nella primavera 2005, per dichiarare la
propria identificazione con i senza diritti. Le scuole aderenti, pur
diverse fra loro, condividono la quotidiana esperienza a diretto
contatto con gli immigrati di cui vengono a conoscere le motivazioni
all’emigrazione, le condizioni abitative, di lavoro e i progetti di
vita, grazie a una relazione di scambievole crescita umana, culturale
e politica.
Per
il programma e il calendario del Festival di Letteratura di Milano: www.festivaletteraturamilano.it
L' Unione Europea (UE) si fonda sui valori della dignità umana, della
libertà, della democrazia e dell'uguaglianza; sullo Stato di diritto
e sulla difesa dei diritti umani, compresi quelli delle persone
appartenenti a una minoranza.
E
proprio il 2013 sarà l'anno dei cittadini: verrà posto l'accento
sui diritti di cui godono, nell'Unione, tutti coloro che hanno la
cittadinanza. O almeno questa è la promessa.
Perchè
istituire un “anno europeo per i cittadini”? Perchè, come si
legge nei documenti ufficiali, se i cittadini sono consapevoli dei
propri diritti e li esercitano, ne beneficiano in quanto individui,
ma ne traggono vantaggio anche le società, l'economia e l'Unione
stessa.
I
diritti dei cittadini europei sono enunciati nella seconda parte del
Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea e sanciti nel capo V
della Carta dei diritti fondamentali dell'UE e riguardano, ad
esempio: il diritto di circolare e di soggiornare liberamente
all'interno dell'UE e il diritto di non subire discriminazioni sulla
base della nazionalità; il diritto di voto e di candidarsi - per
ogni cittadino dell'UE che risieda in un altro Paese dell'Unione -
alle elezioni comunali o del Parlamento europeo alle stesse
condizioni dei cittadini di tale Paese; diritto di presentare alla
Commissione una proposta legislativa.
Interessante
anche ricordare una decisione – entrata in vigore nel 2007, ma
valida fino alla fine del 2013 – che istituisce il programma
“Diritti fondamentali e cittadinanza” nell'ambito del programma
più generale dal titolo “Diritti fondamentali e giustizia”.
Tale
programma promuove – sostenendo le azioni intraprese dalla
Commissione europea, dagli Stati membri dell’Unione europea (UE) e
dalle organizzazioni non governative - lo sviluppo di una società
europea fondata sul rispetto dei diritti fondamentali quali
riconosciuti nell’articolo 6 del trattato sull’Unione
europea, compresi i diritti derivati dalla cittadinanza dell’Unione.
A tal
fine il programma persegue i seguenti obiettivi:
rafforzare
la società civile e incoraggiare un dialogo aperto, trasparente e
regolare con essa riguardo ai diritti fondamentali;
combattere
il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo;
promuovere
una migliore intesa interconfessionale e multiculturale;
promuovere
una maggiore tolleranza in tutta l’Unione europea;
migliorare
i contatti, lo scambio di informazioni e la creazione di reti tra le
autorità giudiziarie e amministrative e le professioni giuridiche;
sostenere la formazione
giudiziaria per migliorare la comprensione reciproca tra le autorità
e i professionisti in questione.
Inoltre, gli obiettivi
specificidel programma sono:
promuovere
i diritti fondamentali e informare i cittadini dell’Unione dei
loro diritti, compresi quelli che derivano dalla cittadinanza
dell’Unione;
incoraggiare
i cittadini dell’UE a partecipare attivamente alla vita
democratica dell’Unione;
esaminare
il rispetto dei diritti fondamentali nell’Unione europea e negli
Stati membri, nell’applicazione del diritto dell'Unione;
sostenere
le organizzazioni non governative e gli altri operatori della
società civile per rafforzare la loro capacità di partecipare
attivamente alla promozione dei diritti fondamentali, dello stato di
diritto e della democrazia;
creare strutture adeguate al
fine di promuovere il dialogo interconfessionale e multiculturale a
livello di Unione europea.
Un programma ricco di iniziative e
buoni propositi che possono fare da guida, se effettivamente
applicati, anche al resto del mondo.