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mercoledì 9 settembre 2015

Monica Priore si racconta: la malattia, lo sport, la vita









Monica Priore: all’età di 11 anni comincia ad avvicinarsi al mondo sportivo entrando a far parte di una squadra di pallavolo. La sua militanza nella squadra cessa quando nessun medico vuole prendersi la responsabilità di rilasciarle il certificato di idoneità medica di cui necessita. Decide allora di cambiare sport ed inizia a praticare nuoto. Nel febbraio 2004 partecipa al suo primo campionato regionale aggiudicandosi una medaglia di bronzo. Il 23 Aprile 2007 ha ricevuto la targa del CONI di Brindisi la “Forza dello Sport”.

Monica Priore racconta la sua storia nel libro intitolato “Il mio mare ha l'acqua dolce”, edito da Mondadori e l'Associazione per i Diritti Umani l'ha intervistata per voi. 



“Ero una bambina con i riccioli, volevo costruire castelli di sabbia in spiaggia con mio fratello e i miei cugini, ma ho dovuto cambiare programma. Siamo tornati in città e le vacanze le abbiamo passate nel reparto di Diabetologia per adulti. Avevo braccia lunghe e magre, livide dal gomito in giù: mi facevano un buco ogni due ore. Ora le mie braccia sono remi: sento la forza che irradiano, sento i muscoli tendersi, le spalle ruotare, le mani irrigidirsi nell'impatto con l'acqua. A ogni spinta avanzo, a ogni spinta mi allontano dalla Monica che ha sofferto, che si è sentita in colpa per essersi ammalata, che si è sentita vittima. Toccare riva è il mio riscatto, la mia conquista. Poche bracciate ancora e sono libera: libera dalla mia rabbia, libera dall'idea di me come malata. Libera di essere solo Monica, la fondista, la prima donna diabetica di tipo 1 in Europa ad avere attraversato a nuoto lo stretto di Messina." Se Monica Priore avesse dato retta ai medici, oggi non sarebbe più sana e nemmeno più felice. Impugnando la diagnosi di diabete di tipo 1, la medicina ufficiale la obbligava a una specie di vita a ostacoli: dieta ferrea, tanta insulina, orari rigidi e una blanda attività fisica per scongiurare il rischio di crisi ipoglicemiche. Un vero inferno. Ma Monica ha sempre sentito nel profondo della sua anima che, se avesse imparato a gestire la sua malattia, avrebbe potuto condurre una vita quasi normale”.

Quando si è ammalata aveva cinque anni e, forse, i ricordi non sono vividi, ma cosa le hanno raccontato i suoi familiari di quel primo periodo ?


Del primo periodo effettivamente ricordo poco, ero piccola avevo 5 anni, i miei raccontano che non feci una piega quando gli infermieri cominciarono a bucarmi, per i prelievi e per le iniezioni di insulina, piangevo solo quando le braccine erano oramai livide e non reggevo più il dolore. Mi chiedevo perché fosse accaduta quella cosa a me e spesso sfogavo la mia rabbia con la mamma dicendole che era colpa sua se avevo il diabete, mortificandola ulteriormente.


Che sentimenti prova quando pensa alla sua infanzia e adolescenza ?


I sentimenti sono diversi, ma quello più forte è la tristezza, perché se all'epoca fossi stata la persona che sono oggi, avrei vissuto meglio quei periodi ed avrei sofferto meno.


Che cosa le avevano detto i medici, all'inizio, riguardo al suo futuro?


I medici non parlavano mai del futuro, ma solo del presente, perché le conoscenze sul diabete mellito di tipo 1 erano poche, e credo che neanche loro sapessero con esattezza come sarebbe potuta essere la mia vita.

In che modo ha deciso di gestire la malattia?

Ho deciso di gestire la malattia con lo sport, non piangendomi a dosso e dando sempre il massimo delle mie potenzialità in ogni circostanza. Il diabete è un ostacolo in più, ma la vita è sempre vita, magari la si guarda da una prospettiva diversa, ma sempre vita è.


Che donna è, oggi?


Oggi sono Monica, una donna tenace, testarda e un po guerriera, non so come sarei stata senza il diabete, ma so che è merito suo se oggi sono più forte.
   

martedì 1 settembre 2015

Turchia / Siria: Ankara viola il diritto umanitario?




Gravi accuse alla Turchia: istituzioni turche avrebbero consegnato sei Kurdi siriani alle milizie islamiche del Fronte Al Nusra



L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto al governo turco di prendere posizione sulle gravi accuse secondo cui le autorità turche avrebbero consegnato sei Kurdi feriti alle milizie islamiche del fonte al Nusra. Contemporaneamente l'APM si è rivolta al Comitato Internazionale della Croce Rossa affinché cerchi i sei Kurdi scomparsi e scopra se davvero la Turchia ha violato in modo così eclatante il diritto umanitario dei popoli.

Il Consiglio esecutivo del cantone siriano di Afrin, abitato in maggioranza da Kurdi, ha pubblicato ieri 27 agosto una dichiarazione nella quale accusa le autorità turche di aver consegnato ancora lo scorso 25 luglio 2015 sei combattenti delle unità di difesa civile kurde (YPG) alle milizie islamiche del Fronte al-Nusra, affiliata siriana di al-Qaeda. I sei combattenti kurdi sarebbero stati feriti in battaglia contro le milizie dell'IS e si sarebbero trovati in Turchia per le cure mediche.

L'APM chiede al governo di Ankara di comunicare immediatamente dove si trovano attualmente i sei uomini scomparsi. Secondo le accuse, Ahmad Sherko, Omer Qadir, Reber Sheikho, Ahmad Helum, Jamal Ahmad e Bashir Mohammad sarebbero stati consegnati ai miliziani di al-Nusra da uomini delle forze di sicurezza turche nelle vicinanze del valico di Bab al-Hawa. Il valico di confine di Bab al-Hawa unisce la provincia turca di Hatay alla provincia siriana di Idlib e da luglio 2012 è controllato dalle milizie del fronte al-Nusra e da altre milizie islamiche sostenute dal governo turco contro il regime di Damasco.

Le unità di difesa civile (YPG) operanti nella Siria settentrionale sono composte perlopiù da Kurdi e grazie agli immensi sacrifici della popolazione civile sono le uniche unità che, indipendentemente dall'appartenenza etnica e religiosa, riescono ancora a difendere con successo la popolazione civile dal radicalismo dell'IS.

Afrin, Kobane e Cezire sono le tre enclave a maggioranza kurda della Siria che nel 2012 si sono dichiarate autonome rispetto sia al regime di Damasco sia all'opposizione di stampo islamico. Afrin si trova nella parte più nordoccidentale della Siria ed è costantemente sotto la minaccia e l'assedio di diversi gruppi armati di stampo radical-islamico. Si stima che Afrin abbia circa 700.000 abitanti, di cui molti sono profughi kurdi e arabi provenienti da Aleppo.

Vedi anche in
gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150806it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html | www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html | www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html
in www:
http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi | http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan


lunedì 24 agosto 2015

Ecco perché una semplice zanzariera può salvare molte vite






Fratelli Dimenticati insegna ai bambini come utilizzare le zanzariere per la prevenzione della malaria in India.



Cosa succede se ti punge una zanzara? Per noi, in Italia, è solo un gran fastidio! Ma in alcuni paesi, tra cui l'India, può essere un grave problema. È con questo concetto che Fratelli Dimenticati ha scelto di far riflettere su un tema che ci tocca, soprattutto durante il periodo estivo.


I rimedi contro le punture degli insetti in Italia sono davvero molti: dagli spray anti-zanzare alle pomate, le soluzioni per evitare le punture sono pressoché infinite. Ma in India? Secondo i dati forniti da
Fratelli Dimenticati, l’India è uno dei 106 paesi al mondo in cui la malaria rappresenta un grave problema, si stima che circa il 70% della popolazione sia a rischio di contrarre la malattia. La principale causa di diffusione è la puntura della zanzara anofele, le altre sono legate alla sua riproduzione: le piogge copiose creano delle pozze d'acqua che diventa stagnante, l’igiene è scarsa, in molti luoghi non esistono i bagni e tantomeno un adeguato sistema fognario. Per fare un paragone, si pensi che in Italia, le punture di zanzara non sono più pericolose dagli anni '70, mentre in India, ancora oggi, basta una puntura per mettere in serio pericolo la vita di una persona e in taluni casi a portarla alla morte.


La zanzara anofele morde principalmente nel cuore della notte e all'alba, momento in cui si è già in un sonno profondo e non ci si può difendere. Ammalarsi di malaria in India significa avere delle conseguenze fisiche e psicologiche, spesso i bambini devono stare a casa da scuola per 2 settimane e prima di poter affrontare l'apprendimento scolastico con mente lucida hanno bisogno di circa un mese. Ma il problema si fa ancora più grave se la malaria colpisce un adulto, o peggio il capofamiglia, in questo caso può accadere di restare senza salario, c'è il pericolo di contrarre debiti, sia per le medicine che semplicemente per comprare del cibo. Inoltre le persone che si ammalano spesso non hanno la possibilità di curarsi, non solo per la mancanza di ospedali o ricoveri nelle vicinanze, ma anche perché non esistono mezzi adeguati per spostarsi su lunghe distanze e non ci sono strade di comunicazione adeguate per il soccorso.                  



La soluzione proposta da Fratelli Dimenticati è la zanzariera: un semplice oggetto, per noi molto conosciuto, ma poco utilizzato in India per questioni economiche o di ignoranza. La fondazione ha scelto di parlare ai bambini, trasmettendo loro un forte segnale che potesse contribuire a salvare le loro vite e quelle delle loro famiglie. Ha distribuito quante più zanzariere da letto possibile ai bambini nelle scuole, anche nelle zone rurali e più povere, insegnando loro come utilizzarle affinché al loro ritorno a casa potessero illustrarne l'utilità anche in famiglia. I bambini sono stati invitati a riflettere sulle conseguenze che la malattia potrebbe avere e si sono mostrati entusiasti di portare il nuovo messaggio alle loro famiglie. Sono così divenuti veicolo di informazioni essenziali al fine della prevenzione della malaria.


Fratelli Dimenticati si batte da diversi anni per l'aiuto alle popolazioni povere e dal 2012, con il progetto
“Malaria, No Grazie!”, è riuscita consegnare 5585 zanzariere da letto ad altrettanti bambini e alle loro famiglie, in 58 missioni negli Stati del Jharkhand, Chattisgarh, Punjab, Assam e Meghalaya. Le zanzariere sono state acquistate da produttori locali, in questo modo si è contribuito allo sviluppo economico dell'area.






Per informazioni:

Marta Perin


cell. 348.240.66.56



Elisa Sisto

elisa.sisto@mocainteractive.com

tel. 0422.174.35.74

martedì 11 agosto 2015

Welfare tra immigrazione e sostenibilità




 

(dal sito della Fondazione Ismu)

Il fact sheet, di Veronica Merotta, analizza percezioni e tendenze di un sistema di welfare italiano in trasformazione, che sempre più si deve confrontare con una presenza di immigrati strutturale e consolidata. La pubblicazione si apre con la descrizione dei timori percepiti dai cittadini rispetto alla sostenibilità futura del sistema di Welfare. Successivamente l’attenzione si sposta su quello che nei sistemi di welfare è considerato il pilastro principale, ovvero quello pensionistico, il quale viene letto attraverso l’analisi delle voci di spesa pubblica destinate al welfare e attraverso le previsioni demografiche nel Paese e infine si propone una riflessione sugli scenari futuri e sul “ruolo” dell’immigrazione nel welfare.
Nella terza ed ultima parte vengono descritte le condizioni di salute della popolazione straniera, vengono riportate informazioni relative ai servizi di cura e al loro utilizzo da parte della popolazione immigrata e infine, vengono rielaborate alcune analisi sulla percezione di salute, ponendo a confronto italiani e stranieri.


Vai al report

mercoledì 22 luglio 2015

Nave di MSF non autorizzata a sbarcare 700 persone in Sicilia a causa dell’incapacità di accoglienza



La nave di MSF per la ricerca e soccorso Bourbon Argos sta ora navigando a nord della costa siciliana, in direzione Reggio Calabria, con 700 persone a bordo, dove dovrebbe approdare sabato mattina. Nonostante lunghe discussioni con le autorità italiane e gli sforzi compiuti dalla guardia costiera italiana, a causa dell’incapacità del sistema d’accoglienza, la Bourbon Argos non è stata autorizzata a far sbarcare in Sicilia le 700 persone a bordo.

Mercoledì 15 luglio, durante 6 diverse operazioni di salvataggio, la nave di MSF ha tratto in salvo 678 persone. A bordo persone provenienti da Bangladesh, Costa d’Avorio, Eritrea, Gambia, Guinea,Libia, Mali, Nigeria, Senegal e Somalia, tra le principali nazionalità.

L’équipe di MSF è stata impegnata 24 ore al giorno per fornire assistenza a chi aveva bisogno di cure mediche. La nave è sovraffollata e le persone a bordo sono sistemate sul ponte in uno spazio molto limitato” dichiara Alexander Buchmann, coordinatore per MSF della Bourbon Argos. “Nelle ultime 24 ore questa situazione ha provocato tensioni tra la persone e potrebbe causare gravi problemi di sicurezza a bordo della nave”.

Nonostante la buona coordinazione tra la guardia costiera italiana e gli sforzi del Centro di Ricerca e soccorso marittimo (MRCC), le autorità italiane non hanno autorizzato lo sbarco delle persone a bordo della Bourbon Argos in nessuno porto siciliano a causa dell’incapacità del sistema d’accoglienza. Giovedì sera, le autorità italiane hanno autorizzato lo sbarco di 150 persone su 700 nel porto di Trapani. Tuttavia, MSF ha deciso di non procedere con uno sbarco parziale perché una simile operazione, in una situazione di tale sovraffollamento, avrebbe posto seri rischi per la sicurezza. La situazione a bordo era molto tesa e molte delle persone hanno espresso la loro preoccupazione e paura di essere “riportati in Libia”.

Soltanto 7 pazienti che necessitavano di urgenti cure mediche sono stati sbarcati insieme alle loro famiglie. Tra i casi più seri: una donna adulta, trasferita dalla nave della guardia costiera italiana, soffriva di ipotensione e forti dolori addominali, e aveva bisogno di un ricovero urgente; e un bambino di 12 mesi con polmonite, febbre e difficoltà respiratorie a cui MSF ha fornito un trattamento antibiotico, ma che necessitava di un ricovero urgente per ulteriori accertamenti e cure.

Per due giorni, abbiamo cercato di capire dove ci sarebbe stato permesso di sbarcare, attraverso un coordinamento continuo con la Guardia Costiera italiana, cercando di mantenere un livello accettabile di sicurezza a bordo”, aggiunge Alexander Buchmann. “Questo ha causato gravi rischi per la sicurezza a bordo della nave, obbligando 700 persone in difficoltà a trascorrere due notti intere sul ponte della nave in condizioni molto difficili”.


Venerdì mattina, dopo lunghe trattative, la Bourbon Argos è stata diretta a Messina. Tale decisione è stata poi modificata alcune ore dopo e la destinazione finale è ora Reggio Calabria. La nave sta navigando lungo la costa settentrionale della Sicilia - in modo da mantenere un contatto visivo con la terraferma e non alimentare paure tra i migranti a bordo. L’arrivo è previsto sabato mattina presto.

La mancanza di preparazione del sistema di accoglienza italiano sta avendo conseguenze molto concrete che stiamo sperimentando in prima persona”, dichiara Loris de Filippi, Presidente di MSF Italia. “Basta un minimo problema logistico che il sistema collassa. Siamo ancora a luglio, e gli arrivi non si fermeranno molto presto. Il Ministero dell’Interno dovrebbe autorizzare lo sbarco nei porti siciliani più vicini al fine di facilitare le operazioni di sbarco e permettere alle navi di tornare il prima possibile nella zona di ricerca e soccorso

L'Ufficio Stampa di Medici Senza Frontiere



mercoledì 6 maggio 2015

Curarsi (non) è permesso: I risultati dell'indagine sull'accesso alle cure per i cittadini stranieri irregolari negli ospedali milanesi.


“Prevedendo il pieno accesso alle cure anche per i cittadini stranieri irregolari, la normativa italiana è avanzata ed includente”: inizia così la dichiarazione degli operatori del Naga a seguito della loro ultima indagine che riguarda la salute di tutti i cittadini, italiani e stranieri.
Il diritto alla salute viene protetto, come ricorda la Corte Costituzionale, “come ambito inviolabile della dignità umana”.
Tra gennaio 2014 e febbraio 2015 i volontari del Naga ne hanno verificato l'effettiva applicazione negli ospedali milanesi, con un'indagine qualitativa, raccogliendo documentazione  le testimonianze.
Gessi non tolti, controlli diagnostici e ricoveri non effettuati, farmaci salvavita non forniti, esenzioni non applicate, pazienti cronici respinti, mancata erogazione del codice Straniero Temporaneamente Presente (STP) che permette l'accesso alle cure, ai farmaci e agli esami diagnostici. Sono questi alcuni dei 155 casi dei quali abbiamo raccolto la documentazione clinica e che dimostrano che a Milano e nei paesi limitrofi, ogni anno, cittadini stranieri irregolari affetti da patologie anche gravi non ricevono assistenza sanitaria adeguata” afferma il Dott. Fabrizio Signorelli, direttore sanitario del Naga.
Dalla nostra indagine emerge che in 80 dei 155 casi di pazienti non adeguatamente assistiti si tratta di patologie gravi come il diabete mellito, fratture ossee, casi di tumore o gravi patologie cardiache. Si tratta di persone giovani (età media 43 anni), prevalentemente di sesso maschile (76%), provenienti principalmente dai paesi del nord Africa, centro America, sud est Asiatico, Romania. Il 20% dei pazienti che non ha ricevuto assistenza è cittadino comunitario. I casi si distribuiscono equamente in tutti gli ospedali di Milano e dei paesi limitrofi e si rilevano prassi estremamente variabili, a discrezione dei singoli ospedali o anche dei singoli operatori” prosegue il direttore sanitario.
Riteniamo che tutto ciò sia, in parte , frutto di una mancanza di conoscenza della normativa da parte degli operatori sanitari e amministrativi, di difficoltà burocratiche e linguistiche e di un'abitudine diffusa a demandare alle associazione di volontariato. Ma crediamo che ciò derivi anche da una chiara volontà politica regionale di non rendere pienamente godibile il diritto alle cure per tutti nella nostra città” conclude Signorelli.
Affinché le cure siano garantite a tutti, senza discriminazione alcuna, è necessario un chiaro cambio di rotta politico. Al di là di ogni interpretazione del fenomeno migratorio, crediamo che debba essere garantito a tutti il pieno godimento del diritto alla salute. Non solo per rispettare la legge, ma soprattutto per una questione di civiltà, equità e giustizia; crediamo, infatti, che sia inammissibile che una fetta di popolazione che vive sul nostro territorio venga esclusa dal godimento di un diritto fondamentale” afferma Luca Cusani presidente del Naga.
In attesa di un cambio di approccio strutturale e di vedere la legge pienamente applicata, sottoponiamo alcune raccomandazioni che potrebbero migliorare notevolmente la situazione attuale: rendere concretamente possibile per i pazienti stranieri irregolari l’iscrizione agli ambulatori dei medici di medicina generale; utilizzare il codice ENI, riconosciuto a livello nazionale, per i cittadini dell’Unione Europea indigenti privi di assistenza sanitaria; permettere anche agli ospedali privati convenzionati di prescrivere farmaci ed esami su ricettario regionale per i pazienti stranieri irregolari e attuare una campagna di informazione e formazione rivolta a chi opera nella sanità” prosegue Cusani. "Come Naga continueremo a denunciare ogni forma di discriminazione e a colmare temporaneamente le lacune del sistema sanitario: curiamo, senza chiedere il permesso”.




Scarica tutto il report, i casi esemplari, l'abstract, l'abstract in inglese.

martedì 31 marzo 2015

Chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari




L’Unione Camere Penali Italiane (Ucpi) e l’Osservatorio Carcere Ucpi denunciano “l’assoluta assenza d’informazione rispetto alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg), prevista per oggi, 31 marzo 2015. Mancano solo pochi giorni e molte Regioni – si legge in una nota dei penalisti – non hanno ancora individuato o attrezzato le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) e non è stata rivalutata la pericolosità sociale degli internati, al fine di determinare la loro futura destinazione”. Lo scorso 16 marzo l’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali ha visitato l’Opg di Montelupo Fiorentino e nella nota divulgata si legge: “... Vengano commissariate le Asl inadempienti e punita la responsabilità di coloro che non hanno reso possibile nei tempi programmati, nonostante i numerosi rinvii, l’applicazione concreta della riforma”.

Capiremo, quindi, quale sarà la decisione del governo e ne daremo notizia.





Intanto l'Associazione per i Diritti Umani vi propone il video dell'incontro con Gigi Gherzi: l'attore ha letto e recitato alcuni brani tratti dal suo nuovo libro intitolato Atlante della città fragile.

Un testo composto dalle storie di tante persone diverse per età, estrazione, professione, ma accomunate tutte da quella fragilità mentale che può colpire chiunque, per molti motivi. Una fragilità spesso condannata, punita, peggiorata da pratiche mediche inadeguate o dall'insensibilità di tanti.

Ringraziamo Gigi Gherzi per questo regalo.








Vi ricordiamo che i nostri video sono diponibili anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani e che organizziamo incontri con gli autori anche nelle scuole medie/superiori e in università. Se interessati, scrivete a: peridirittiumani@gmail.com