Visualizzazione post con etichetta attore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attore. Mostra tutti i post

venerdì 13 novembre 2015

La legge del mercato: un nuovo film dalla Francia riflette sulla crisi del lavoro





In Italia è uscito con il titolo La legge del mercato, il titolo anglofono è The measure of a man e quello internazionale recita A simple man: tutti titoli adatti per descrivere, in poche parole, quello che sarà il contenuto dell'ultimo lavoro di Stèphane Brizé grazie al quale Vincent Lindon ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile all'ultima edizione del festival di Cannes. Lindon è qui Thierry Taugordeau, un uomo sulla cinquantina, sposato e con un figlio disabile. L'attore presta il suo volto e il suo sguardo ad una persona che procede per inerzia, che ha perso il lavoro presso un'impresa in cui ha svolto l'attività per venticinque anni, ha poi frequentato molti corsi di formazione, ma non riesce a ricollocarsi nel mondo professionale. Fino a che, un giorno finalmente, trova un impiego come addetto alla sicurezza in un supermercato. Accetta, anche se si tratta di fare un passo indietro di carriera, ma il problema non sarà questo: il vero problema si porrà nel momento in cui Thierry dovrà denunciare i suoi stessi colleghi oppure le persone che non hanno abbastanza denaro per pagare i prodotti che vorrebbero acquistare.

Lo spettatore entra lentamente nella vita del protagonista e nella società capitalistica: la quotidianità di Thierry si va a scontrare con la crisi economica che colpisce, in maniera indistinta, giovani e meno giovani, professionisti e operai. Una lentezza quasi agonizzante che si allinea alla freddezza delle inquadrature, delle luci e dei paesaggi, tipici di quelle aree metropolitane in cui la povertà si sta divulgando, portando via sogni, sicurezze e voglia di vivere.

Grigio è il volto di Thierry, grigi i volti delle altre persone, tutti attori non professionisti per ricreare sullo schermo la verosomiglianza delle situazioni che si vogliono denunciare; i luoghi fisici sono spesso strade in cui l'uomo cerca un lavoro, le agenzia di collocamento, il supermercato, tutti “non-luoghi” come li definisce Marc Augè, ovvero luoghi di transito dove gli individui camminano, si spostano in cerca di qualcosa oppure dove trascinano la propria esistenza senza creare legami affettivi profondi. Nemmeno in famiglia, Thierry può garantire la propria presenza, o per lo meno una presenza serena: prima perchè è rimasto senza sostentamento e poi perchè si trova a dover affrontare un dilemma etico molto grave.

Il dilemma è, ovviamente, posto anche al pubblico: cosa faremmo al posto di Thierry di fronte a una persona povera che ruba la merce al supermercato? Come dire a un nostro collega che verrà lincenziato, quando sappiamo bene cosa significhi rimanere senza un posto?

L'empatia e l'dentificazione sono meccanismi che dovrebbero scattare grazie all'Arte cinematografica: e forse il regista ha usato il proprio mezzo per far riflettere sulla tragedia che molti, troppi stanno vivendo sulla priopria pelle, anche se i proclama dei governi raccontano una storia molto diversa. Nel film viene rappresentata la solidarietà tra poveri e la guerra tra poveri e, al di sopra di tutti, il Mercato, il Denaro, le nuove divinità a cui siamo costretti ad immolarci anche a scapito della nostra dignità: le telecamere sono appostate ovunque, spiano e registrano ogni parola e ogni movimento, estensione di un Potere occulto, strisciante e imperante. Niente più tempo libero, svaghi, giochi: tutto è ridotto alla sfida, all'eliminazione, alla concorrenza. Perchè in questo tipo di società non c'è più spazio per le relazioni dirette, per i sentimenti e neanche per la salute. Una persona è davvero soltanto considerata come “capitale umano”, per citare un film di Paolo Virzì, e non c'è bisogno di scomodare teorie marxiste o di ricordare Chaplin: basta guardarsi intorno.

Il finale della pellicola rimane aperto perchè siamo nel pieno della crisi, perchè ancora non è migliorato nulla e, perchè, forse nessuno di noi ha la risposta giusta alla domanda: sarei vittima o carnefice?




martedì 31 marzo 2015

Chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari




L’Unione Camere Penali Italiane (Ucpi) e l’Osservatorio Carcere Ucpi denunciano “l’assoluta assenza d’informazione rispetto alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg), prevista per oggi, 31 marzo 2015. Mancano solo pochi giorni e molte Regioni – si legge in una nota dei penalisti – non hanno ancora individuato o attrezzato le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) e non è stata rivalutata la pericolosità sociale degli internati, al fine di determinare la loro futura destinazione”. Lo scorso 16 marzo l’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali ha visitato l’Opg di Montelupo Fiorentino e nella nota divulgata si legge: “... Vengano commissariate le Asl inadempienti e punita la responsabilità di coloro che non hanno reso possibile nei tempi programmati, nonostante i numerosi rinvii, l’applicazione concreta della riforma”.

Capiremo, quindi, quale sarà la decisione del governo e ne daremo notizia.





Intanto l'Associazione per i Diritti Umani vi propone il video dell'incontro con Gigi Gherzi: l'attore ha letto e recitato alcuni brani tratti dal suo nuovo libro intitolato Atlante della città fragile.

Un testo composto dalle storie di tante persone diverse per età, estrazione, professione, ma accomunate tutte da quella fragilità mentale che può colpire chiunque, per molti motivi. Una fragilità spesso condannata, punita, peggiorata da pratiche mediche inadeguate o dall'insensibilità di tanti.

Ringraziamo Gigi Gherzi per questo regalo.








Vi ricordiamo che i nostri video sono diponibili anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani e che organizziamo incontri con gli autori anche nelle scuole medie/superiori e in università. Se interessati, scrivete a: peridirittiumani@gmail.com
 





venerdì 13 febbraio 2015

Preferirei di no: quei professori che si opposero a Mussolini






Il Teatro Arsenale di Milano presenta, dal 17 febbraio al 1 marzo, lo spettacolo “Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini”. Per la regia di Riccardo Mini, con Giovanni di Piano, Mario Ficarazzo, Lorena Nocera e Francesco Oliva.

Il testo è tratto dal libro di Giorgio Boatti, edito da Einaudi, e racconta dei dodici professori universitari che, nel 1931, non accettarono di giurare fedeltà al Partito fascista con la conseguenza di perdere la cattedra in tutte le accademie del Regno.


Diversi per età, carattere, estrazione, gli intellettuali che dissero NO al duce con il loro diniego impartirono agli italiani di ieri una lezione valida ancora oggi: quella di non piegarsi ai totalitarismi, al pensiero imposto e al ricatto. Una scelta etica rigorosa, valida per ripristinare il senso della cultura, della politica e il valore della libera coscienza.



Ai nostri lettori è dedicata una promozione speciale: il biglietto a 15 euro anziché 22.



Teatro Arsenale

Via Cesare Correnti, 11 (MM Duomo, Sant'Ambrogio)

02 – 8321999

www.teatroarsenale.it

domenica 8 febbraio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con il Centro Asteria

PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:
LA FRAGILITA' nella SOCIETA' CONTEMPORANEA



Alla presenza di GIGI GHERZI (attore, scrittore e regista teatrale)



DOMENICA 15 FEBBRAIO



ORE 16.30

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



Milano 12/01/2015 - L’Associazione per i Diritti Umani presenta il secondo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.



In questo incontro dal titolo “La fragilità nella società contemporanea” si affronta il tema della fragilità: della sensibilità non accolta nella società omologata in cui vigono le leggi del mercato, dell'arrivismo e dell'individualismo. Non c'è spazio per le persone sensibili, per i non allineati, per gli affetti profondi. Si approfondiranno questi e molti altri temi attraverso il romanzo ATLANTE DELLA CITTA' FRAGILE, edito da Sensibili alle foglie, di Gianluigi (Gigi) Gherzi. Sarà presente l'autore che ci parlerà anche dello spettacolo teatrale tratto dal volume.





IL LIBRO:

Riprendi a viaggiare!”, si dice il protagonista. Dove? Nelle strade della tua città! A far che? A dare voce a un malessere, a un brusio che suona confuso, indistinto. Viaggiare per incontrare vite, ascoltarle, sentirle prendere forma all’interno del cuore della città. Vite fragili, dappertutto. Personaggi straordinari e quotidiani insieme: una giovane professoressa precaria che incontra il giovane principe somaro, un’adolescente bellissimo in fuga dallo specchio e dai rituali dell’apparenza, un manager potentissimo e delocalizzato che cerca di ricordare rogge e canali, una giovane pubblicitaria con l’amore per le parole, che ne vorrebbe inventare tante ma non sa se sopravviverà ai tirocini e agli stage. Vite che tessono un altro disegno, mappa, atlante della città, percorsi che portano a un luogo straordinario, il parco del più grande ex ospedale psichiatrico della città, dove tra alberi, panchine, musei degli orrori, appaiono infermieri specializzati nello scassinare porte da troppo tempo chiuse, segretarie innamorate della bellezza e dei giovani spettinati, receptionist in guerra coi mondi ambigui e spietati della prestazione e della performance, un ragazzo tornado bloccatosi di colpo che riprende a camminare. Tutti accompagnati e benedetti dall’antichissimo Zio Jodok. Poesia, canto lirico, storia autobiografica, pericolose avventure, strazi sottili, confessioni e canzoni per una vita che rinasce. Ogni giorno. Nell’attenzione alla “fragilità”, che è misura necessaria e preziosa del vivere.





L' AUTORE:

Scrittore, attore e regista teatrale, vincitore dei premi teatrali “Scenario” e “ETI Stregagatto”, ha firmato testi e regie per alcuni dei più importanti gruppi di teatro di ricerca italiani. Ha più volte portato l’esperienza del teatro e della scrittura all’interno di carceri, centri sociali autogestiti, scuole e comunità. Insegna teatro e scrittura e cura progetti di ricerca e spettacolo sul tema dell’incontro tra migranti e realtà italiana. Nel 2011 fonda il progetto “Teatro degli Incontri” a Milano. Per queste edizioni ha pubblicato, con Giovanni Giacopuzzi, Tuani, nel 2004; Pacha della strada, nel 2008.







domenica 1 febbraio 2015

La fragilità nell 'epoca contemporanea


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con il Centro Asteria

PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:
LA FRAGILITA' nella SOCIETA' CONTEMPORANEA



Alla presenza di GIGI GHERZI (attore, scrittore e regista teatrale)



DOMENICA 15 FEBBRAIO



ORE 16.30

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



Milano 12/01/2015 - L’Associazione per i Diritti Umani presenta il secondo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.



In questo incontro dal titolo “La fragilità nella società contemporanea” si affronta il tema della fragilità: della sensibilità non accolta nella società omologata in cui vigono le leggi del mercato, dell'arrivismo e dell'individualismo. Non c'è spazio per le persone sensibili, per i non allineati, per gli affetti profondi. Si approfondiranno questi e molti altri temi attraverso il romanzo ATLANTE DELLA CITTA' FRAGILE, edito da Sensibili alle foglie, di Gianluigi (Gigi) Gherzi. Sarà presente l'autore che ci parlerà anche dello spettacolo teatrale tratto dal volume.

 


IL LIBRO:

Riprendi a viaggiare!”, si dice il protagonista. Dove? Nelle strade della tua città! A far che? A dare voce a un malessere, a un brusio che suona confuso, indistinto. Viaggiare per incontrare vite, ascoltarle, sentirle prendere forma all’interno del cuore della città. Vite fragili, dappertutto. Personaggi straordinari e quotidiani insieme: una giovane professoressa precaria che incontra il giovane principe somaro, un’adolescente bellissimo in fuga dallo specchio e dai rituali dell’apparenza, un manager potentissimo e delocalizzato che cerca di ricordare rogge e canali, una giovane pubblicitaria con l’amore per le parole, che ne vorrebbe inventare tante ma non sa se sopravviverà ai tirocini e agli stage. Vite che tessono un altro disegno, mappa, atlante della città, percorsi che portano a un luogo straordinario, il parco del più grande ex ospedale psichiatrico della città, dove tra alberi, panchine, musei degli orrori, appaiono infermieri specializzati nello scassinare porte da troppo tempo chiuse, segretarie innamorate della bellezza e dei giovani spettinati, receptionist in guerra coi mondi ambigui e spietati della prestazione e della performance, un ragazzo tornado bloccatosi di colpo che riprende a camminare. Tutti accompagnati e benedetti dall’antichissimo Zio Jodok. Poesia, canto lirico, storia autobiografica, pericolose avventure, strazi sottili, confessioni e canzoni per una vita che rinasce. Ogni giorno. Nell’attenzione alla “fragilità”, che è misura necessaria e preziosa del vivere.





L' AUTORE:

Scrittore, attore e regista teatrale, vincitore dei premi teatrali “Scenario” e “ETI Stregagatto”, ha firmato testi e regie per alcuni dei più importanti gruppi di teatro di ricerca italiani. Ha più volte portato l’esperienza del teatro e della scrittura all’interno di carceri, centri sociali autogestiti, scuole e comunità. Insegna teatro e scrittura e cura progetti di ricerca e spettacolo sul tema dell’incontro tra migranti e realtà italiana. Nel 2011 fonda il progetto “Teatro degli Incontri” a Milano. Per queste edizioni ha pubblicato, con Giovanni Giacopuzzi, Tuani, nel 2004; Pacha della strada, nel 2008.







venerdì 4 aprile 2014

Dallas Buyers Club: film e lotta civile



Notte degli Oscar 2014: vince come migliore attore Matthew McConaughey che, per la parte, ha perso una ventina di chili e che imperversa su tutti i giornali e in tutte le trasmissioni televisive, anche italiane.

L'attore, che ha portato sulle proprie spalle e sul proprio corpo emaciato e fragile, il film Dallas Buyers Club di Jean- Marc Vallée in questo periodo nelle sale cinematografiche, nella pellicola è Ron Woodroof, uno che vive ogni giorno all'insegna della libertà assoluta, tra sesso, droga e alcol. Siamo nei mirabolanti anni'80 quando tutto sembrava possibile, anche sfidare la morte. Invece la vita di Ron implode il giorno in cui scopre di aver contratto il virus dell'HIV: inizia un calvario fatto di medicinali inutili fino alla decisione di andare in Messico per tentare una cura che potrebbe funzionare. Ma i farmaci del Paese sudamericano non sono legalizzati negli Stati Uniti, per cui Ron prende un'altra decisione: li importa e li vende a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Il corpo di McConaughey, dicevamo, porta le tracce di un decadimento fisico che, nel film, i bigotti legano ad una deriva morale, ma che rappresenta la trasformazione, quasi ascetica, di un uomo che lotta tenacemente per la propria esistenza e per quella degli altri.

Lotta contro l'odioso pregiudizio nei confronti della comunità omo e transessuale (bello anche il personaggio del trans Rayon che si trova del tutto agli antipodi con Ron, ma condivide con lui la voglia di vivere) e lotta contro il pregiudizio legato ai malati di Aids (una malattia venerea, per cui “doppiamente degradante” ), lotta soprattutto per quel sacrosanto diritto di tentare ogni strada per guadagnare un giorno in più.

Dal punto di vista cinematografico la sceneggiatura può risultare scontata o troppo sentimentale e il regista canadese affida tutto il peso del significato di questa storia alla carica emotiva del protagonista, ma resta il fatto importante che un film, girato a low budget e in soli 25 giorni, faccia riflettere su un tema di grande attualità.

Attraverso le vicende dei suoi protagonisti - pensiamo alla dottoressa Eva che fa da mediatrice tra la comunità scientifica e i malati – vengono anche denunciati gli interessi economici delle case farmaceutiche dei Paesi capitalistici. Tutto questo grazie alla parabola di un uomo che ha il coraggio di cambiare e di capire: lui, eterosessuale e omofobico, diventerà portavoce di etero, gay e transgender, per affermare il diritto alla scelta: scelta di cura, scelta di vita o non vita, scelta di amare.

lunedì 24 marzo 2014

Giornata in memoria delle vittime di mafia




Dal 1996 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova per continuare a cercare una giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

In questa giornata così importante abbiamo rivolto alcune domande a Giulio Cavalli, attore e scrittore, in scena con il suo spettacolo teatrale – tratto dal saggio omonimo – Nomi, cognomi e infami.  
 

Ringraziamo molto Giulio Cavalli per la sua disponibilità



Un libro, uno spettacolo teatrale: da cosa nascono questi due progetti? E quanto è importante far conoscere nomi e cognomi dei collusi con le mafie?
Nascono da un’esigenza di fondo: evitare le speculazione sulle storie personali del narratore e tornare sulle storie, sui personaggi (che in questo caso sono persone in carne e ossa che hanno lottato al fronte). Il libro nasce ormai qualche non fa per provare a mettere ordine in ciò che mi stava accadendo e spostare i riflettori sugli eroi moderni del nostro tempo da Borsellino a Don Peppe Diana e molti altri. Lo spettacolo, come spesso succede, ha invece un’altra vita e altri tempi e nel corso del tempo si è reinventato completamente diventando una sorta di “teatrogiornale” che parte dalla memoria e cerca di arrivare al contemporaneo. Tenere vive le storie del passato declinandole nel presente con l’arma bianca potentissima del sorriso.

Da anni si occupa di questo argomento e dimostra che le mafie sono infiltrate ovunque, anche nel Nord Italia, e questo rovescia lo stereotipo sul meridione...

Fortunatamente la consapevolezza sta maturando e ora non c’è più spazio per banali negazionismi. A Milano come in molte altre città del nord abbiamo dovuto sopportare importanti figure politiche e istituzionali che si sono permesse di non vedere (e pretendere che non si vedesse) il problema delle mafie finendo per alimentarle. Negli ultimi anni su questo abbiamo fatto dei grandi passi in avanti e spero che presto si possa arrivare a decidere che chi nega è semplicemente un imbecille oppure un colluso. Mi rincuora il fatto che frequentando spesso le scuole mi renda conto come le nuove generazioni non risentano più molto dello stereotipo mafia = sud.
   
Può anticiparci alcune storie da lei raccontate?
 
Da Peppino Impastato al generale Dalla Chiesa e all'Avv. Ambrosoli, lo scempio di rifiuti interrati in Campania e poi quello che succederà in quei giorni. Lo spettacolo è “mobile” e si avvale di un canovaccio a disposizione dell’improvvisazione quotidiana. Non ne esistono mai due uguali. Anzi a volte le repliche sono molto dissimili.
Parlare di mafia, lottare contro la criminalità organizzata, fare campagne di sensibilizzazione: anche questo vuol dire "fare politica"? E qual è la responsabilità di ogni cittadino?
C’è l’articolo 4 della Costituzione. E’ un comandamento bellissimo e pieno di speranza: "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
L’articolo dice che l’indifferenza è incostituzionale.


670 persone vivono sotto scorta, in Italia, e lei è una tra loro: quando è cominciato questo suo percorso? Come si svolge la sua quotidianità?
Non credo sia il caso di coltivare questa bulimia di racconti di scortati: faccio tranquillamente il mio lavoro con uno Stato che mi protegge. Piuttosto che parlare delle scorte di attori o scrittori sarebbe il caso di domandarsi in che condizioni vivano i testimoni di giustizia. Potremmo finalmente liberarci della superficialità e del voyeurismo che hanno fatto scivolare l’antimafia in un “Grande Fratello”.









mercoledì 26 giugno 2013

Il tempo dalla mia parte: il primo libro di Mohamed Ba



L'attore, autore teatrale e musicista, Mohamed Ba ha deciso di narrare anche con la parola scritta e lo fa con il suo primo libro intitolato “Il tempo dalla mia parte”, pubblicato dalla casa editrice San Paolo, in cui racconta l'odissea di un popolo alla disperata ricerca di un tamburo. La siccità non lascia tregua: nessuna goccia di pioggia ammorbidisce il terreno secco della mitica Jolof, terra africana densa di racconti e incrocio di popoli e il giovane Amed si vede affidare una missione importante: dovrà partire per l'Occidente alla ricerca del tamburo magico, capace di invocare la pioggia e interrompere l'arsura. Ma Amed non è il primo a partire: un gruppo di giovani ha tentato l'impresa e non ha mai fatto ritorno. Tra Francia e Italia, tra momenti spassosi e altri di intensa drammaticità, questa vicenda si legherà a doppio filo ai problemi della convivenza tra popoli diversi, fino a costituire una vera e propria fiaba di riconciliazione. 


In occasione dell'uscita del libro, abbiamo rivolto alcune domande a Mohamed Ba:

Spesso, nelle favole o nei racconti mitologici, ci sono elementi simbolici: cosa rappresenta, in questa storia, la ricerca del tamburo perduto?


L'Africa, ancora prima dell'islamizzazione e dell'evangelizzazione, ha sempre avuto un rapporto morganatico con la natura. L'uomo considera se stesso come una perla la cui importanza avrà senso solo considerando l'intera collana, cioè la comunità sospesa tra il mondo visibile che siamo noi ed il mondo invisibile, quello degli Antenati che non sono sotto la terra ma circumnavigano attorno e ci curano. L'unico modo che abbiamo per entrare in contatto con loro è il tamburo. Nel mio romanzo, il tamburo rappresenta più di uno strumento musicale, ma diventa quel battito che farà ballare l'umano che c'è in ciascuno di noi, dovunque provenga. Ricercare il tamburo è più o meno l'analisi del terreno sul quale si vuole costruire un ponte per superare le divisioni secolari tra Nord e Sud del mondo.

Possiamo considerare questo testo come un testo anche sul tema dell'importanza della Memoria?


Tanti sono i figli d'Africa che sanno poco o nulla della loro storia. Quel poco che ne masticano passa attraverso i libri di testo scritti da altri e la conseguenza e la cancellazione progressiva dei valori morali tradizionali. Le frontiere e le lingue postcoloniali ci hanno divisi. Fratelli di ieri si massacrano oggi, la narrazione sotto l'albero - illuminati dal fallo e cullati dalla kora - si fa sempre di meno e gli anziani, una volta sacri, oggi si sentono quasi inutili. Credo che un popolo senza memoria è come una zebra senza strisce.

Lei vive da anni a Milano: è vero che, nonostante il passare del tempo, è sempre presente il sentimento della nostalgia per chi ha lasciato il proprio Paese d'origine?


Io vivo e lavoro in Italia da quattordici anni quindi posso affermare di essermi gradevolmente "italianizzato". Tuttavia, mi muovo con la consapevolezza che il tronco d'albero in acqua ci può stare per secoli ma non diventa mai un coccodrillo. Sono tra coloro che hanno lasciato tutto sulla strada della speranza senza dimenticare nulla.

Si tratta di una favola dedicata ai giovani e anche agli adulti? Ci può, infine, anticipare il significato del titolo scelto per il libro: "Il tempo dalla mia parte"?

Il romanzo parla ai giovani ma anche ai meno giovani. Parla della necessità di aprire nuovi orizzonti, perlustrare nuovi mondi per evolversi. La drammatica situazione economica del sud del mondo si scontra con l'intrappolamento sociale di cui soffre il nord. Il migrante di oggi si allontana dai suoi affetti e dai suoi effetti, convinto di potersi realizzare dall'altra parte della barriera. Crede possibile una decolonizzazione dell'immaginario ma si ritrova tra due fuochi incrociati: la sua comunità che è spesso remissiva e il pensiero dominante che lo vuole invisibile nelle città. Il migrante di oggi rifiuta di essere solo braccia ma cerca di far capire una valenza culturale e sociale che alberga in lui e che l'uomo di strada ignora. Il migrante cerca di dare un senso al suo stare in questo Paese, investe ed accetta di dare al tempo, il tempo di produrre il suo effetto. Non si nasconde, va verso l'altro con la convinzione che chi non conosca sia semplicemente un libro che aspetta di essere letto e non vuole privarsi di quella lettura. Il problema è che l'albero non più alto di te, non ti potrà mai dare l'ombra di cui hai bisogno. Quindi, con il tempo, il migrante si ritroverà nelle mani un patrimonio storico-culturale di un valore inestimabile di cui il popolo italiano avrà avuto poca cura. Speriamo che ci pensi lui, a valorizzarlo.