mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio, festa dei lavoratori: cosa si festeggia?




Picchetti, scioperi, blocchi, manifestazioni: per chiedere lavoro, per chiedere tutela.
Questa è l'Italia, oggi.
Un esempio per tutti: i centri logistici intorno a Milano sono in tumulto; Ikea, Esselunga, la società di spedizioni TNT, Coop sono solo alcune aziende in cui i lavoratori si stanno battendo per vedere affermati i propri diritti.
Come riporta Antonello Mangano nella sua inchiesta per Terrelibere.org intitolata “Cosa succede dentro Ikea? La denuncia dei lavoratori migranti”, del 27 marzo scorso (ma la protesta in alcuni poli dell'azienda svedese e in altre è ancora in corso), una delle più imponenti manifestazioni, da parte dei lavoratori, è stata organizzata anche a Piacenza, dove è situato il grande magazzino Ikea che serve i mercati di Svizzera, Italia e Mediterraneo orientale. Qui lavorano persone che vengono dall'Egitto, dal Pakistan e dall'Albania, ma non sono assunti direttamente: il loro operato è in subappalto ed è gestito da cooperative che, cambiando continuamente nome, riescono ad evadere il pagamento dei contributi pensionistici. Ma non è soltanto un problema di pensione: i lavoratori denunciano di essere sottopagati (7,90 euro lordi), di lavorare in condizioni ambientali inaccettabili, di essere sottoposti a turni massacranti. E non mancano episodi di venato razzismo.
Mohamed Arafat, leader degli scioperi alla TNT, ha affermato: “Noi siamo stranieri di passaggio, ma lottiamo anche per gli italiani” e gli immigrati - che come gli italiani devono mantenere le famiglie, pagare l'affitto della propria casa, mandare i figli a scuola - hanno avuto la solidarietà da parte dei centri sociali, da piccoli sindacati indipendenti, da studenti e attivisti. Il caso TNT è andato a buon fine come Ikea che ha reintegrato otto lavoratori.

Anche il Cinema, qualche volta, può testimoniare la realtà. Lo scorso novembre è stato presentato al Festival di Torino il nuovo lavoro di Ken Loach, da sempre attento ai diritti civili e, in particolare, al diritto al lavoro. Il film, dal titolo in italiano La parte degli angeli, è ambientato a Glasgow e narra di tre teppisti condannati a svolgere lavori socialmente utili per avviare un percorso di riscatto, anche umano. Il genere e lo stile sono quelli propri della commedia, ma - come spesso accade nel cinema del grande vecchio britannico - si tratta di una commedia sarcastica e graffiante che fa riflettere sulla crisi economica (nel passato come nel presente) e sulle conseguenze che condizionano scelte e comportamenti.
Al suo arrivo a Torino, Loach è stato accolto da un gruppo di manifestanti che hanno srotolato uno striscione con scritto: “Vogliamo il pane, ma anche le rose” , in riferimento ad uno dei più celebri film del regista Bread and roses, a sua volta tratto da una citazione di Rosa Luxenburg. E, da parte sua, il cineasta ha rifiutato il Premio Gran Torino, perchè: “ I premi sono importanti, il rispetto del lavoro ancor di più. Mi dispiace per il festival, ma più che i festival sono importanti le persone, i lavoratori che hanno un salario da fame. Questo, e l'esternalizzazione, sono il vero problema”.
Ken Loach ha incontrato anche alcuni lavoratori precari della cooperativa Rear, addetti al Museo del Cinema: tra questi Federico Altieri, licenziato per aver indossato una maglietta con scritto “Adesso sospendeteci tutti” dopo che aveva visto una collega licenziata anche lei dopo 11 anni per aver protestato contro condizioni pessime di lavoro. Loach,a questo proposito, ha affermato: “La mia generazione, negli anni '60, parlava di crisi del capitalismo e pensava a una rivoluzione immediata, che poi non c'è stata. Questo però è il momento giusto: dobbiamo organizzarci perchè stanno scardinando quegli elementi che rendono una società civile. Nel mio Paese si toglie il sostegno ai disabili, gli ospedali sono sovraffollati e in mano a multinazionali, i ragazzi sono costretti a stare a casa: sono stati distrutti gli standard della vita civile. Ora serve un modello economico. E' urgente trovarlo”.
Federico e i suoi colleghi hanno ricordato che guadagnavano 5,16 euro all'ora.



Ken Loach