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lunedì 14 dicembre 2015

A Perfect day: la strana normalità nel dopoguerra balcanico






A dieci anni dall'uscita del bel lavoro intitolato I lunedì al sole, torna nelle sale italiane l'ultimo film del regista spagnolo Fernando Leòn De Aranoa: A Perfect day, presentato alla Quinzaine des Rèalisateurs al 68mo Festival di Cannes.

Torniamo nella No men's land (per citare un'altra bellissima pellicola di Danis Tanovic) della terra balcanica, nel 1995. Siamo agli inizi degli accordi di pace, ma la situazione è ancora complessa. Ecco, allora, l'importanza dell'attività dei cooperanti volontari, chiamati per bonificare il territorio, dopo lo scempio di una guerra.

Il gruppo protagonista del racconto è composto dal capo della spedizione – il burbero e romantico Mambrù – dall' idealista Sophie, dalla spregiudicata Katya, dal disancantato B. Insomma, un campionario di tipi umani, con un bel bagaglio di virtù e debolezze. La loro missione consiste nel rimuovere, da un pozzo, il cadavere di un uomo che inquina l'acqua destinata ai sopravvissuti del luogo: vecchi, donne e bambini. Per portare a termine l'obiettivo sarebbe necessario trovare una corda. Tutto qui? Sì, ma l'impresa non sarà così facile.  

Aranoa si affida ad un ritmo lento, a scene dilatate e a dialoghi sferzanti per raccontare una vicenda comune, quasi banale che, proprio nella sua banalità, fa emergere prepotentemente l'assurdità dei conflitti e delle loro conseguenze. I nostri “eroi” alla ricerca della corda, infatti, si imbattono in una burocrazia a dir poco infernale, in un girone dantesco da cui emergono personaggi grotteschi, burattini e burattinai accecati da un senso del dovere privo di qualsiasi ragionamento, dove leggi e cavilli sono le uniche àncore di salvezza in un mondo saltato in aria, anche dal punto di vista etico.

Non è espressamente un film di denuncia o antimilitarista, ma è una storia che passa dal registro della commedia e delle piccole cose, per far riflettere su temi più universali: i personaggi sono ben caratterizzati, forse anche troppo, ma rimangono interessanti le relazioni che si vengono a creare tra loro e che pongono agli spettatori alcune domande: “Cosa avrei fatto io, al posto suo?”, ad esempio. Il meccanismo di proiezione o di identificazione è importante, al cinema, soprattutto quando si lavora con una materia esplosiva come quella di una guerra, che sia quella di ieri o quelle di oggi; così come è importante il tema della Memoria perchè, come dimostra la stessa sceneggiatura, la Storia tende a ripetersi e quasi mai nei suoi aspetti migliori.


Protagonista del film risulta essere anche la colonna sonora. Lou Reed, i Velvet Undergroud, Marilyn Manson, sottolineano le scene drammatiche ambientate in Spagna, ma che ricordano i paesaggi desolati e severi dei Balcani e riportano il pensiero agli argomenti più seri: l'operatività contorta dell'ONU, le difficoltà continue delle operazioni umanitarie, la devastazione di una guerra, che permane anche a distanza di anni. E allora concediamoci un sorriso (seppur amaro), suggerisce il regista, tanto fuori piove e, comunque, bisogna continuare a lavorare.

venerdì 25 settembre 2015

Guida sanitaria per espatriati


Con piacere vi informiamo che il progetto Siscos - Guida sanitaria per espatriati - è disponibile online, con un sito web aggiornato e facilmente navigabile. Lo scopo è quello di fornire alcune semplici norme di comportamento per i tanti problemi sanitari che tutti gli operatori delle ONG convenzionate con SISCOS possono dover affrontare nelle missioni all’estero.
“Siamo convinti che partendo dalla prevenzione sanitaria si possa contribuire alla sicurezza degli operatori delle Ong” – ha sottolineato Cinzia Giudici, Presidente della Siscos, in occasione della presentazione della Guida alla conferenza “La sicurezza è una cosa seria”, organizzata dalle tre reti ONG alla Farnesina con la presenza del Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni. E’ per questo che la Guida consente di raggiungere i migliori siti internazionali che approfondiscono il tema della protezione del personale impegnato in missioni in paesi tropicali e non, offrendo aggiornamenti costanti
sulle emergenze sanitarie inatto.

La Guida ospita inoltre il dossier “
Suggerimenti per la gestione dei rischi e la sicurezza degli operatori delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale”, predisposto dalle reti di Ong Aoi, Cini, Link2007 in collaborazione con l’Unità di Crisi del MAECI, con informazioni e suggerimenti utili a fornire una visione d’insieme delle problematiche relative alla sicurezza in contesti potenzialmente pericolosi.


Il sito della guida sanitaria è visitabile al link http://guidasanitaria.siscos.org, oppure raggiungibile dal portale Siscos www.siscos.org

domenica 23 agosto 2015

Yemen: Onu lancia l’allarme sulla crisi umanitaria in corso nel Paese



Il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e coordinatore per gli aiuti umanitari, Stephen O’Brien, ha lanciato l’allarme sulla situazione umanitaria in Yemen e Gibuti. Il responsabile Onu si è recato questa settimana in Yemen per una missione della durata di cinque giorni, nel corso della quale ha visitato le città di Sana’a, Amran e Aden. “Le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno fornito assistenza a circa sette milioni di persone dall’inizio della crisi in Yemen”, ha detto O’Brien, il quale ha lanciato l’allarme sulla carenza di fondi da destinare agli aiuti. In Yemen 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Tuttavia, solo il 18 per cento del Piano umanitario è stato finanziato.

In oltre quattro mesi di conflitto, la situazione in Yemen è degenerata rapidamente in emergenza umanitaria. Sotto i colpi di un raid aereo ogni dieci minuti, il 60 per cento della popolazione (16 milioni di persone) necessita di assistenza internazionale, 330 mila sono gli sfollati interni, 12 milioni gli individui a rischio insicurezza alimentare. La Cooperazione italiana si è attivata con un contributo volontario di 500 mila euro al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) per il sostegno alle attività di protezione e prima assistenza. L’organizzazione è una delle poche che continuano a operare nel Paese, con un totale di circa 230 operatori negli uffici di Sana’a, Taiz, Sa’ada e Aden (dove è stato aperto di recente un ospedale attrezzato per operazioni di chirurgia). A questi si aggiunte il sostegno logistico dalla delegazione di Gibuti, mentre è imminente l'apertura di un analogo centro in Oman.

Il contributo italiano risponde al piano annuale del Cicr per lo Yemen per attività di protezione ed assistenza alle persone colpite dal conflitto, in stretto contatto con la Mezzaluna rossa yemenita. In ambito sanitario, viene fornito sostegno per le cure mediche d'urgenza attraverso l'invio di team chirurgici e la fornitura di medicine ed equipaggiamenti ai centri ospedalieri. A causa dei danni alle infrastrutture provocati dai raid aerei, le attività del Cicr si concentrano anche sul ripristino delle condutture idriche danneggiate. Continua, infine, la distribuzioni di beni essenziali e cibo.

sabato 18 luglio 2015

Buone notizie da Addis Abeba


(da Rete Ong)


I rappresentanti dell'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), del Coordinamento Italiano Networks Internazionali (CINI) e di Link 2007 Cooperazione in Rete, presenti nella delegazione italiana alla terza conferenza sui finanziamenti per lo sviluppo in corso ad Addis Abeba, valutano positivamente gli impegni enunciati ieri nella capitale etiopica dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
E' intanto da registrare come una buona notizia che l'Italia sia una delle poche nazioni ad essere rappresentata nell'assise internazionale dal capo del governo. Si accoglie con soddisfazione l'impegno ad aumentare in modo significativo le risorse destinate all'aiuto allo sviluppo fin dalla prossima legge di stabilità. L'obiettivo, ha detto Renzi, è fare sì che al prossimo vertice "G7" previsto in Italia nel 2017 il nostro paese non sia più all'ultimo posto per ciò che concerne la percentuale del Prodotto Interno Lordo destinata alla cooperazione internazionale.
Non possiamo poi che condividere l'affermazione fatta dal presidente del consiglio circa l'impegno morale, non negoziabile, di soccorrere e salvare i migranti in arrivo sulle nostre coste. Così come fondamentale saranno i progetti volti a costruire ponti tra le comunità migranti e i paesi di provenienza.
La Conferenza di Addis Abeba conferma l'ampiezza e la difficoltà delle sfide dei prossimi anni. Il nostro paese può e deve avere un ruolo di primo piano

Addis Abeba, 15 luglio 2015


L'ACCORDO DI ADDIS ABEBA:
RESPONSABILITA’ CONDIVISE E EQUITA’ FISCALE

La Terza Conferenza internazionale sul "Finanziamento per lo sviluppo" è stata chiamata a rispondere in modo chiaro ad alcune domande cruciali, quali: come verrà finanziata l’agenda “post 2015”?; quali impegni concreti da parte dei paesi più ricchi e dell’Unione Europea?; quali impegni da parte dei paesi partner e in particolare (ma non solo) africani?; quale ruolo per il settore privato nelle strategie globali di lotta alla povertà?
Paolo Dieci, presidente di Link2007, Cooperazione in Rete, che ha partecipato ai lavori della Conferenza, ne ha tratto alcune considerazioni interessanti.
La novità principale di Addis Abeba rispetto a Monterrey e Doha risiede nel maggiore accento posto sulle responsabilità condivise. E’ in questo quadro che si colloca l’enfasi posta sulla mobilitazione delle risorse domestiche, a partire da più efficienti ed equi sistemi fiscali. Così come in questa direzione va l’apertura al settore privato, dal quale si attendono investimenti a favore della crescita inclusiva e sostenibile. Al tempo stesso il “messaggio” di Addis Abeba è che l’aiuto pubblico allo sviluppo rimane uno strumento indispensabile nell’ottica dell’eliminazione della povertà assoluta entro i prossimi 15 anni.


Per un ulteriore approfondimento: Nino Sergi
http://www.onuitalia.com/2015/07/16/la-nuova-sfida-di-renzi-e-dellitalia-creare-occupazione-in-africa/




sabato 21 febbraio 2015

Sguardi mediterranei di donne


di Ivana Trevisani



Quando uno sguardo di donna scruta il mondo, sempre si posa sulla vita, anche se la realtà a cui guardare è quella belligerante dei conflitti armati e degli scontri esplosivi tra diversità rese irriducibili.

E' quanto ancora una volta si è realizzato a Milano lo scorso novembre, all'incontro promosso dall'Associazione Blimunde “Sguardi di donne sui fondamentalismi e i conflitti in medio-oriente”, nello scambio di riflessioni tra le donne al tavolo di relazione: la cooperante italiana Irene Viola, l'operatrice sociale libanese Tamara Keldani, la Tunisina Ouejdane Mejiri da anni in Italia, insegnante al Politecnico di Milano e la Siriana Souheir Katkhouda, da vent'anni in Italia presidente delle donne musulmane d'Italia.

Ognuna di loro, nonostante il titolo, ha scelto di parlarci delle pratiche di vita che le donne stanno comunque agendo nei luoghi associati ormai soltanto, nei media e nell'immaginario collettivo occidentali, ad azioni di morte.

Certo queste donne, da sempre attive nel politico sociale dei loro Paesi e in Italia, non hanno ingenuamente rimosso la questione della violenza dilagante, ma l'hanno riletta nel registro dell'articolazione piuttosto che in quello del giudizio sbrigativo.

Così Viola, con il video dell'agricoltrice libanese Elham, che mostra fiera i frutti della sua attività agraria di cui sottolinea la rilevanza per una possibile ripresa di vita di una società, un'economia e un ambiente devastati dalle guerre infinite che hanno attraversato il Libano, ci ha riportate alla straordinaria potenza delle donne per l'amore e la cura della terra, che genera vita ed è amore per il mondo. Ma Elham ha voluto anche non scivolare sul valore di rela zione tra donne che sanno comprendersi e camminare insieme, confermandone anzi energicamente la straordinaria rilevanza nel ribadire la portata, per lei vitale, dell'incontro con il lavoro della cooperante Viola, di quella cooperante, che le ha consentito di pensare, progettare e realizzare il suo proposito di nuova vita dopo le lacerazioni patite da lei e dalla gente nel suo Paese.

Keldani da parte sua, attraverso la restituzione di senso del lavoro sulla differenza sessuale, soprattutto nelle zone rurali del Libano, con la sua associazione Les Amis des Marionettes, ci ha rivelato come agendo attraverso il simbolico di giochi di ruolo, sia stato possibile radicare nei vissuti di ragazzi e ragazze partecipanti ai laboratori, il senso e il valore di tale differenza e la potenza dell'essere donna.

Keldani ha voluto inoltre sottolineare come, muovendo dalla consapevolezza guadagnata grazie al progetto dai dalle adolescenti coinvolti, abbiano potuto di rimbalzo consolidarsi anche nel quotidiano delle comunità, il riconoscimento concreto e non di semplice adesione convenzionale alla consuetudine, la convinta certezza che la donna è il pilastro della famiglia e che reggendo l'equilibrio della famiglia può contribuire all'equilibrio dell'intera società. Restando a tema, quanto alla piaga dei matrimoni precoci, indistintamente tutte tutti gli allievi delle scuole coinvolte dai laboratori, hanno saputo con grande lucidità e maturità indiividuare e indicare il danno sociale di una pratica che, non permettendo alla madre troppo precoce di sviluppare appieno il senso di sè, non le consente di educare con pienezza i figli, non potendo trasmettere loro il sentimento della propria identità. E poichè la questione dell'identità è un problema di non poco conto nel tessuto frammentato, lacerato, interrotto dell'attuale società libanese, ne consegue l'enorme portata del guadagno trasmesso per genealogia femminile di quel senso di identità e radicamento a sé che consente di eludere le spinte a derive identitarie rigidamente arroccate a qualsivoglia ideologia totalitaria.

A seguire, Katkhouda ci ha partecipato il suo impegno non solo nel “soccorso” e nell'accoglienza dei suoi, delle sue connazionali in fuga dalla Siria, ma anche e forse soprattutto, stante il sistema informativo del nostro Paese, nel persevante, instancabile lavoro di presenza-testimonianza in ogni occasione possibile, per ricordare a un pubblico disattento e male informato, la tragedia che nel suo paese d'origine sta continuando a consumarsi e a consumare le vite di un intero popolo. Kathouda, presidente delle donne musulmane in Italia, non ha dissertato su veli, arroccamenti o strumentalizzazioni religiose, ma ha detto di sé, di come sta nel mondo, ci ha testimoniato del suo infaticabile impegno ad aprire sempre più fessure nel silenzio che uccide, anche più delle armi, quello che continua a sentire come il suo popolo e ci ha restituito intera la sua potente autorevolezza.

Per concludere, Mejri nel suo intervento ha con forza sottolineato la realtà, pressochè ignorata dal sistema mediatico italiano, dell'agire positivo delle donne al centro del ritrovato protagonismo dell'intera società civile tunisina. E' stato soprattutto il protagonismo delle donne, ha voluto ribadire Mejri, a sostenere il processo di partecipazione sociale alle ultime tornate elettorali, le parlamentari prima e le presidenziali successivamente. Un impegno che ha consentito l'evoluzione politica di avvicendamento, da Ennhada, il precedente governo di cifra religiosa, al nuovo governo non religiosamente orientato. Non solo la presenza attiva delle donne, ma l'intero processo di alternanza che hanno saputo sostenere, sono stati solo sfiorati dal nostro sistema mediatico, forse troppo allineato alla “dittatura del pensiero occidentale”, parole di Mejri, senza troppi dubbi condivisibili.

Che la positività sia la cifra dell'agire delle donne non è certo sogno, ma costituente del reale, è tuttavia possibile riconoscerla solo se si apre lo sguardo, se oltre l’evidenza si accetta di entrare nel profondo delle vicende dove le donne si giocano, scoprendo da dove nascono e verso dove procedono.

Cogliere la forza e l'eccellenza femminile è possibile a patto di affinare la capacità di ascolto necessario e prepararsi a uno sguardo più attento, di aprire la disponibilità autentica “a guardarci l’una con l’altra, a restituirci vicendevolmente l’immagine della nostra eccellenza, a riconoscere la loro e la nostra”, per dirlo con le parole della filosofa Diana Sartori. E “saper fare da specchio all’altra, lì in quel che sta facendo lei, come noi” pur nelle diversità di eccellenza di donna, consente di riconoscere lei e noi stesse.

Per scostarsi dai luoghi comuni e dai pre-giudizi che le vogliono e vedono unicamente oscure donne schiacciate da guerre maschili e da veli inflitti, e che le rendono di fatto evanescenti, le donne dell'altra sponda del Mediterraneo in questo incontro, per dirsi e dirci di sè hanno scelto di eludere la contrapposizione e preferito offrirci la proposta di esperienze e pratiche concrete di vita. I frammenti di storie, vissute in proprio o incontrate in altre donne, dispiegati all'attenzione delle persone presenti, erano tutti con forza orientati a ribadire che, come già la filosofa Hanna Arendt sosteneva, non si è libere da una condizione data, ma si è libere nell'apertura di senso di quella condizione.

Le considerazioni esposte dalle relatrici, accompagnandone le narrazioni, hanno voluto ricordare come le potenti storie di donne offerte al nostro ascolto, più comuni di quanto si voglia o possa credere in Occidente, ci possono insegnare a spostare la prospettiva di lettura, a non concentrarsi sul dolore ma a proiettare uno sguardo diverso sulla tragedia, per trovarvi comunque la vita.

Coniugando le testimonianze dipanate dalle donne nel corso dell'incontro con le parole della riflessione di Sartori è plausibile concludere che in questa urgenza presente, quando la misura maschile mostra la sua incapacità a fare ordine, e quella femminile in questo passaggio si pone come ordinatrice di realtà e finalmente si pone la questione di quale è la misura in un mondo davvero comune”, si può ri-trovare la vita: nella parola, nello sguardo, nelle pratiche, nella misura di donna.

Ciascuna a partire da sé e tutte indistintamente, sempre usando le sue parole, hanno voluto e potuto ancora una volta ricordarci che “se noi donne non sapremo esporci al mondo come misura, il mondo non avrà misura.

domenica 28 dicembre 2014

Linee guida OCSE e cooperazione


Come integrare le Linee Guida OCSE nella cooperazione allo sviluppo italiana?

In breve, l’OCSE e le Nazioni Unite hanno sancito che, al fine di rispettare i diritti umani (ma riteniamo che ciò valga anche per le clausole ambientali, la responsabilità sociale, i diritti del lavoro, il contrasto alla corruzione) ogni impresa deve fare tre cose:
Adottare un documento di policy che includa un impegno formale a rispettare tali diritti e standard internazionali;
Metter in atto un sistema di processi interni (di dimensione e sofisticazione adeguata all’attività dell’impresa) che garantiscano che l’impresa rispetta tali diritti e standard;
Prevedere o prendere parte agli opportuni meccanismi rimediali.I regolamenti attuativi della Legge 125/2014 dovrebbero quindi richiedere a tutte le imprese che vogliono partecipare ai programmi della cooperazione allo sviluppo italiana di preparare due tipi di rapporti di pubblico accesso che dimostrino l’applicazione delle Linee Guida OCSE. Il primo, da pubblicare prima della decisione di eleggibilità al finanziamento dell’iniziativa di cooperazione allo sviluppo, dovrebbe includere:
Un documento di policy in cui l’impresa si impegna a rispettare i diritti umani e del lavoro, le clausole ambientali e a contrastare ogni forma di corruzione;
Una descrizione dei processi interni che garantiranno che l’impresa rispetterà tali diritti e impegni nel lavoro svolto per la cooperazione allo sviluppo;
Una descrizione degli opportuni meccanismi rimediali che l’impresa attiverà, o a cui l’impresa parteciperà.Il secondo tipo di rapporti, da pubblicare a intervalli regolari o alla fine dell’attività, dovrebbe includere:
Una descrizione di come hanno funzionato o non, durante il lavoro, i processi interni dedicati a fare in modo che l’impresa garantisse il rispetto dei diritti umani e degli altri impegni assunti (con una schema standard);
Una descrizione di come hanno funzionato o non gli opportuni meccanismi rimediali che l’impresa ha attivato, o cui ha partecipato (con una schema standard).
Migliori pratiche in altri paesi
Un esempio utile a livello Europeo è offerto dal Governo olandese. Lo “Strumento Commercio e Industria” (OS bedrijfsleveninstrumentarium) è un’iniziativa che garantisce sussidi alle imprese olandesi che conducono attività che contribuiscono allo sviluppo del settore privato nei paesi in via di sviluppo. Lo Strumento richiede esplicitamente che le imprese partecipanti debbano seguire procedure di due diligence basate sulle Linee Guida OCSE.
Altri esempi sono offerti dalla giurisdizione statunitense, come il Dodd Frank Act e la disciplina sugli investitori in Birmania. Una parte del Dodd Frank Act richiede a tutte le imprese che usano minerali provenienti dalla Repubblica Democratico del Congo di preparare un rapporto che descriva le procedure di due diligence che sono messe in atto per assicurare che l’approvvigionamento di queste materie prime non contribuisca al conflitto nel paese. Gli Stati Uniti richiedono anche a tutti coloro che investono almeno $500,000 in Birmania (o che investono nel settore estrattivo Birmano) di preparare un rapporto che descriva le procedure di due diligence che sono messe in atto per assicurare che queste investimenti non abbiano impatti negativi sui diritti umani. Entrambi questi requisiti sulla Repubblica Democratico del Congo e sulla Birmania si basano sui Principi Guida delle Nazioni Unite come modello per la due diligence.

domenica 21 dicembre 2014

Slogan e immigrazione


18 DICEMBRE. GIORNATA DEL MiIGRANTE
GLI SLOGAN NON AIUTANO A CAPIRE E GOVERNARE LA COMPLESSITA’ DEI FENOMENI MIGRATORI

COMUNICATO
delle ONG di sviluppo e umanitarie di Link 2007-Cooperazione in Rete



La mobilità umana esiste da sempre e, in un mondo globalizzato e connesso, è destinata ad assumere dimensioni sempre più ampie. Negare questa realtà o banalizzarla, riducendola a slogan riduttivi, semplificativi, basati su chiusure e paure, non aiuta le nostre società ad affrontare e governare l’insieme delle migrazioni. Esse infatti non potranno essere fermate né dagli slogan né dalle paure. Come è accaduto, in particolare in Italia, continueranno ad essere affrontate con politiche emergenziali e di corta visione, se non viene assunta una decisa volontà politica di governarle guardandole per quello che sono: inevitabili, inarrestabili, problematiche e al tempo stesso necessarie e fonte di opportunità. Solo conoscendone e affrontandone la complessità, le migrazioni umane possono essere governate.

La rete di Ong “LINK 2007” ha diffuso, lo scorso ottobre, un approfondito
documento
che evidenzia tale complessità, con le problematicità ma anche le opportunità che possono prodursi. Il documento spazia dai fattori che causano le migrazioni ai dati sulla popolazione mondiale in rapida crescita e su quella europea in progressiva diminuzione, alle politiche internazionali ed europee finora adottate, ai differenti interessi degli Stati e dei migranti e alle opportunità che potrebbero derivarne per entrambi, al possibile ruolo degli immigrati nello sviluppo sia dei paesi di accoglienza che di quelli di origine, al decisivo ruolo della cooperazione internazionale allo sviluppo, ai fruttuosi partenariati territoriali che possono essere stabiliti tra territori e comunità nei due paesi di accoglienza e di origine.

Quest’anno, la giornata del migrante è stata preceduta dal Consiglio europeo del 12 dicembre 2014 in cui i ministri degli esteri e della cooperazione internazionale hanno definito, per la prima volta e con lungimiranza, un cammino per massimizzare l’impatto positivo delle migrazioni anche sullo sviluppo dei paesi più poveri. L’Unione Europea intende gestire al meglio i flussi migratori e la presenza dei migranti in Europa e, con lo strumento della cooperazione allo sviluppo, si propone di apportare un contributo significativo per far fronte all’instabilità economica e politica e affrontare temi quali le violazioni dei diritti umani, la fragilità, i conflitti, la vulnerabilità dell’ambiente, la disoccupazione e la povertà estrema che causano spesso l’emigrazione. Si tratta di un segnale importante, ancora limitato ma di significativa valenza politica, anche perché va decisamente nel senso di una maggiore coerenza tra le politiche europee: relazioni internazionali, migrazioni, diritti umani, ambiente, cooperazione allo sviluppo, percependo le migrazioni in modo positivo e come opportunità.

sabato 13 dicembre 2014

Fare il servizio civile con i migranti




Sono stati pubblicati i bandi regionali per la selezione di 5.504 volontari in dieci regioni italiane che saranno coinvolti in progetti di servizio civile nazionale nell’ambito di Garanzia giovani, piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile.
Possono partecipare giovani italiani e stranieri che abbiano i seguenti requisiti:
  • età compresa tra 18 e 28 anni
  • regolare residenza in Italia
  • essere registrati al programma Garanzia giovani
  • essere disoccupati o inoccupati e non essere inseriti in un corso di istruzione – secondaria superiore o universitaria – o formazione
Può iscriversi anche chi ha già svolto servizio civile, se rientra nei criteri indicati. La domanda va presentata entro le ore 14.00 del 15 dicembre 2014 all’ente che realizza il progetto prescelto, secondo le modalità specificate nel bando regionale di riferimento. È possibile candidarsi ad un solo progetto.
I giovani selezionati avranno la possibilità di svolgere attività di volontariato per un periodo di un anno all’interno di amministrazioni pubbliche, associazioni non governative, e onlus che operano nei settori dell’assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, ricevendo un rimborso mensile di 433,80 euro.
Per chi desidera fare esperienza nell’aiuto ai migranti, nell’intercultura e nella cooperazione internazionale di seguito i progetti di servizio civile a cui è possibile candidarsi a Roma e provincia.
ConErmes di C.E.S.C. – Project punta a migliorare la frequenza scolastica di minori rom e sinti nei municipi IV, V, VI di Roma. I volontari affiancheranno gli operatori dell’associazione nei contatti con le famiglie e gli insegnanti, nel servizio di accompagnamento dei bambini a scuola, nelle attività di sostegno scolastico, nella realizzazione di laboratori creativi e centri estivi per i piccoli.
Rete Bianca e Bernie è il progetto promosso da Cesv e Centro Astalli per favorire l’integrazione di migranti e profughi a Roma e Rieti attraverso azioni di prima accoglienza, orientamento a diritti e servizi, apprendimento della lingua italiana, formazione professionale. Sono previsti interventi mirati per i migranti forzati in ragione della loro particolare condizione e attività volte a diffondere tra i cittadini del Lazio una cultura dell’accoglienza e della diversità intesa come valore.
Altro progetto rivolto a migranti e profughi, ma con sede ad Anzio, è Vita, promosso dalla Provincia religiosa ss. apostoli Pietro e Paolo opera don Orione. I candidati selezionati svolgeranno attività di volontariato nel centro di accoglienza della parrocchia Sacro Cuore, partecipando a iniziative finalizzate all’inclusione sociale e all’integrazione.
La mediazione culturale nei consultori familiari e Per una comunicazione interculturale del territorio sono i progetti presentati dalla ASL Roma B per potenziare l’accoglienza dei migranti, informarli sui servizi del territorio e combattere l’isolamento.
Con L’Europa nei giovani AFSAI punta a sensibilizzare i giovani sulle opportunità offerte in ambito europeo, promuovendo all’interno delle scuole del municipio XII e dei municipi adiacenti esperienze di mobilità internazionale.
Sono incentrati sui temi della solidarietà internazionale e della cittadinanza interculturale i progetti promossi da FOCSIV a Roma attraverso percorsi di formazione e sensibilizzazione che coinvolgano italiani e migranti per diffondere una maggiore consapevolezza del divario esistente tra nord e sud del mondo – causa delle migrazioni – e promuovere coesione sociale in zone a rischio di marginalità.


sabato 26 luglio 2014

Una vera e propria riforma sulla cooperazione internazionale

Vi proponiamo il comunicato ufficiale delle reti di ONG (ASSOCIAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI DI COOPERAZIONE E SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE) e LINK 
Che si tratti di una vera riforma e che siano state introdotte importanti innovazioni rispetto alla precedente legge del 1987, ventisette anni fa, nessuno può metterlo in dubbio. Il testo approvato ieri alla Camera dei Deputati è il risultato di un intenso e sistematico lavoro iniziato circa tre anni fa, riprendendo il cammino interrotto negli anni precedenti, che ha visto un’ampia partecipazione e approfonditi confronto fra le diverse parti: il Parlamento, i partiti politici e il Governo, le reti delle Ong di cooperazione e solidarietà internazionale, il Forum del Terzo Settore, le Regioni e le Autonomie locali, ministeri e istituzioni coinvolti, il sistema cooperativo, le associazioni di impresa, le università e la ricerca, esperti nazionali e internazionali.


Le reti delle ONG hanno assicurato il massimo impegno, costituendo un gruppo di lavoro che ha mantenuto una costante interlocuzione con la politica e con gli atri soggetti della cooperazione internazionale. Ponendoci con un’unica voce, abbiamo presentato e motivato proposte e suggerimenti per migliorare i testi proposti, fino all’ultimo disegno di legge governativo del 24 gennaio 2014 e per tutto il suo esame in sede parlamentare.

Le richieste presentate dalle ONG nel percorso parlamentare

Si chiedeva, in particolare, di:
- superare il concetto di APS, aiuto pubblico allo sviluppo, adottando l’espressione CPS, cooperazione pubblica allo sviluppo; mettendo fine all’ormai limitato concetto donatore-ricevente per puntare sul rapporto di cooperazione e partenariato, dall’azione per sradicare la povertà, allo sviluppo sostenibile, ai diritti umani, alla pace.
- esprimere nel primo articolo della legge i principi fondanti e le finalità, quale indispensabile riferimento per l’Italia e tutti i soggetti della cooperazione,
- dare ampio riconoscimento ai vari soggetti della cooperazione allo sviluppo, nazionali e territoriali, pubblici e privati, non profit e profit, con le loro specificità e competenze, pur rimanendo la dimensione non profit emblematica e insostituibile per i valori che comunica,
- definire il chiaro riferimento politico, nella figura di un viceministro con pienezza di deleghe, all’interno di un “ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale”, quest’ultima intesa come parte qualificante della politica estera italiana,
- confermare il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, quale luogo di indirizzo politico, di programmazione con visione triennale, di coerenza delle politiche governative con le finalità della cooperazione allo sviluppo,
- rafforzare i poteri di indirizzo e controllo del Parlamento,
- definire una funzione politico-diplomatica e non più gestionale per la DGCS, Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo,
- attribuire reale autonomia organizzativa, regolamentare, contabile, patrimoniale e di bilancio dell’Agenzia esecutiva, competente, snella e efficiente, organizzata sulla base di criteri di efficacia, economicità, trasparenza e con un organico qualificato e proporzionale alle risorse da gestire e ai ruoli da svolgere, selezionato e qualificato,
- definire con chiarezza la responsabilità e l’attribuzione di competenze degli organi decisionali,
- assicurare unitarietà, trasparenza e pubblicità agli stanziamenti annuali complessivi attinenti alla cooperazione allo sviluppo, fissando che gli stanziamenti stabiliti non possano subire riduzioni e che le risorse non impegnate nell’esercizio siano riportate per intero all’esercizio successivo, al fine di poter garantire il rispetto degli impegni assunti nelle sedi internazionali e con i paesi partner,
- riportare l’Italia in linea con gli impegni e gli obiettivi assunti a livello europeo e internazionale, gradualmente, ma entro un periodo certo e definito,
- definire e formalizzare, rendendola regolare e sistematica, la partecipazione dei soggetti pubblici e privati, non profit e profit, alla definizione delle strategie, le linee di indirizzo, la programmazione, le forme di intervento, la valutazione dell’efficacia,
- riconoscere il valore delle organizzazioni della società civile ed in particolare il bagaglio storico, di conoscenze e esperienze, accumulato dalle Ong specializzate, valutandone la reale professionalità, qualità ed efficienza, rimuovendo barriere fiscali e normative che non facilitano il loro lavoro, valorizzando il volontariato internazionale, promuovendo attività di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica,
- stabilire per i soggetti profit criteri di valutazione basati sull’adesione agli standard di responsabilità sociale in materia di investimenti internazionali, il rispetto delle clausole sociali e ambientali e delle norme internazionali sui diritti umani e sul lavoro dignitoso, la verifica dell’osservanza di tali standard e clausole.

Richieste sostanzialmente recepite nella legge. Ora il regolamento:

Già il testo approvato dal Senato il 25 giugno scorso aveva recepito molte delle richieste delle Ong, del Forum del Terzo Settore e della società civile. Quello approvato ieri dalla Camera le ha ulteriormente accolte. Non tutto è stato incorporato nel modo da noi auspicato e rimane sospeso il giudizio sull’esclusività del rapporto con la Cassa depositi e prestiti introdotta con un emendamento dell’ultimo minuto, perché necessita approfondimento. Ma il nostro giudizio complessivo sulla nuova legge, pur rimanendo un testo mediato tra differenti posizioni politiche, è certamente positivo.

La prossima tappa è il regolamento attuativo. Importante quanto la legge. Le Ong, con gli altri soggetti interessati, seguiranno la sua definizione nei sei mesi successivi all’entrata in vigore della legge.




sabato 17 maggio 2014

Svelate. Marocco: {f. pl.} femminile plurale



L'associazione Ridim (Rete Italiana Donne Immigrate), all'interno del progetto “Voci femminili dal Mediterraneo”, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla cooperazione internazionale del Comune di Padova, organizza questa mostra fotografica per smontare lo stereotipo occidentale che considera le donne musulmane come sottomesse, senza possibilità di studiare e chiuse in casa.



All’interno della mostra il 20 maggio alle ore 18:00 è prevista anche la presentazione del libro “Il risveglio della democrazia. La Tunisia dall’indipendenza alla transizione”, di Leila El Houssi (coordinatrice del Master Mediterranean Studies all’Università di Firenze dove è anche ricercatrice nel Forum per i problemi della Pace e della Guerra)



Quando e dove: dal 13 maggio al 2 giugno 2014, nella Piazza Agorà del Centro Culturale Altinate/S. Gaetano, Padova; da martedì a domenica dalle 10:00 alle 19:00. Inaugurazione: martedì 13 maggio, ore 18:00



Qui un’anteprima di alcune foto e storie:


Ma a proposito di donne, c'è ancora molto da fare: Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la dottoressa di ventisette anni sudanese condannata per apostasia in quanto cristiana e per questo condannata alla pena capitale, avrà un altro processo. Antonella Napoli, presidente di Italians For Darfur, si fa portavoce degli avvocati e dichiara che la nuova sentenza non prevede la pena di morte. Il pronunciamento definitivo della Corte suprema avverrà fra poche settimane.

Meriam è nata da padre musulmano. La religione islamica si tramanda, di diritto, per linea paterna e, invece, la donna ha sposato un uomo cristiano e ha scelto di continuare il suo percorso in questa direzione. Numerosi gli appelli della comunità internazionale che si sono aggiunti a quelli dell'organizzazione Italians For Darfur e del quotidiano Avvenire. Un primo traguardo è stato raggiunto, ora si attende la sentenza e la liberazione di Meriam, che si trova in prigione con il suo primo figlio di un anno e mezzo e incinta di otto mesi.










giovedì 20 febbraio 2014

Concerto e viaggio nella cultura Rom





Santino Spinelli e Alexian Group: Concerto e viaggio nella cultura Rom




Venerdì 21 febbraio ore 21 - Teatro del Lido di Ostia

SANTINO SPINELLI E ALEXIAN GROUP in concerto


con Alexian Santino Spinelli fisarmonica e canto
Antonio Ranieri
percussioni, Giulia Spinelli violoncello, Evedise Spinelli arpa celtica e canto,

Dino Tonelli tromba, Matteo Bisbano tastiera



INGRESSO LIBERO A SOTTOSCRIZIONE



La campagna di informazione ‘Romaidentity - Il mio nome è Rom’ presenta il concerto del musicista e compositore Rom Santino Spinelli con l’Alexian Group, che si terrà Venerdì 21 febbraio alle ore 21 al Teatro del Lido di Ostia (Via delle Sirene 66, Lido di Ostia) nell’ambito della rassegna Dialog Festival, con ingresso libero a sottoscrizione. All’evento interverranno giovani attivisti Rom che frequentano i corsi di formazione promossi dalla campagna Romaidentity e rappresentanti delle associazione partner del progetto: Ricerca e Cooperazione, Ass. Stampa Romana e Affabulazione.

Il concerto è un percorso musicale e canoro in lingua romaní che offre un viaggio ideale attraverso la storia e la cultura Rom. Si tratta di un percorso artistico suggestivo, una vera e propria carovana esistenziale e culturale che fissa momenti importanti di un lungo viaggio. I Rom provengono dall’India e attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino sono arrivati in Europa. I Rom Abruzzesi sono cittadini Italiani e rappresentano il primo gruppo arrivato in Italia oltre sei secoli fa, dalle coste greche. Nella musica di Santino Spinelli – in arte Alexian - si rintracciano le diverse tradizioni musicali romanès, gli intrecci del passato e ghi echi di una cultura millenaria ma la sua proposta artistica è un percorso originale, di grande impatto emotivo.

Alexian Santino Spinelli è un Rom italiano appartenente alla comunità romanès di più antico insediamento in Italia. Musicista, compositore, saggista e poeta. La sua poesia “Auschwitz” è incisa sul monumento che si trova davanti al Parlamento tedesco a Berlino dedicato al genocidio dei Rom e Sinti. Insegna Lingue e processi interculturali – Lingua e Cultura Romanì – all’ Università di Chieti. E’ stato insignito di numerosi premi fra cui: “Ethnoworld Award 2003″ dall’ Università Bocconi di Milano, il “Premio Pigro 2003 alla carriera” nell’ambito del festival nazionale dedicato ad Ivan Graziani e il Premio Flaiano per l’ opera Teatrale “Duj furatte Mulò”, il Premio Historium “Mecenate della cultura”.

La campagna “ROMAIDENTITY- Il mio nome è Rom” è parte del progetto Conflicts, mass media and rights: A raising awareness campaign on Roma culture and identity. E’ promossa dalla ong Ricerca e Cooperazione insieme a Associazione Stampa Romana, Associazione Rom Sinti@Politica, Università La Sapienza, Affabulazione e altre associazioni e istituzioni di Romania e Spagna. Attraverso iniziative di ricerca, formazione, sensibilizzazione ed educazione interculturale il progetto vuole aumentare la conoscenza e la disponibilità all’accoglienza e all’integrazione della popolazione Rom in Europa.



Ufficio Stampa Ludovica Jona – l.jona@ongrc.org – 338 8786870

Rossella Barrucci - rossellabarrucci@gmail.com – 342 0777138

promozione@teatrodellido.it : 06 5646962



giovedì 13 giugno 2013

Giornata mondiale contro il lavoro minorile




Su Agipress si racconta una storia. E' quella di Edwin Medina, nato a Nueva Esperanza - uno dei quartieri più disagiati della città di Lima, in Perù - in cui i bambini sono costretti a lavorare con turni massacranti per sostenere la famiglia e, spesso, sono soggetti a vari tipi di violenza. Questi bambini lavorano e certo non hanno la possibilità di studiare.
Anche Medina ha fatto parte di loro e, nel 2004, diventato grande, decide di creare un'associazione per aiutare i bimbi in difficoltà: l'associazione, in un primo momento, organizza attività ludiche per allontare i minori dalla strada, o ricreative (laboratori di cucina e di riciclaggio) e, oggi, ha istituito anche una scuola pubblica materna ed elementare. Nel percorso di studio è previsto affrontare, oltre alle materie di base, anche i temi del microcredito, della responsabilità ma, soprattutto, grazie alle lezioni, i bambini e i ragazzi riconquistano la fiducia in se stessi e negli altri.
Questo è un esempio di riscatto, ma nel mondo sono più di 215 milioni le bambine e i bambini impegnati in tutti i settori produttivi, con una grave violazione del diritto allo studio, alla salute, al gioco.
In Italia, in particolare, secondo i dati ISTAT i bambini sfruttati sarebbero circa 144.000, tra i 7 e i 14 anni, ma la CGIL sostiene che siano molto di più e che si possa arrivare a conteggiarne almeno 400.000, con la più alta percentuale del meridione dove la povertà è, troppo spesso, assoluta e non permette ai più giovani di conseguire condizioni di vita accettabili.
In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che quest'anno è stata celebrata ieri - 12 giugno 2013 - Cesvi, Cooperazione italiana e il Ministero degli Affari Esteri hanno organizzato un convegno per rilanciare l'attenzione sull'argomento e ribadire l'urgenza di affermare il diritto all'educazione, combattendo anche la prostituzione, la schiavitù e il reclutamento dei bambini-soldato. Il Cesvi, inoltre, aderisce alla campagna intitolata “Stop child Labour - School is the best place to work” per sottolineare il fatto che i minori scolarizzati riescono, in futuro, ad ottenere un reddito sufficiente per un'esistenza dignitosa.
Importante, infine, citare il 5° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia 2011-2012, stilato da Acra, Gruppo di lavoro per la Convezione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in cui, tra le varie e importanti tematiche affrontate, si parla anche dell'ascolto del minore in ambito giudiziario; del diritto del fanciullo a non essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli o degradanti; dei minori privi di un ambiente familiare e dei figli di persone detenute.
Abbiamo citato solo alcuni eventi e una parte del materiale a disposizione per denunicare e sollecitare una presa di coscienza riguardo allo sfruttamento del lavoro minorile, alle sue cause e alle sue conseguenze: continueremo a parlarne perchè non basta dedicare una sola giornata alla riflessione per poi spegnere i riflettori e il pensiero.